Da “Un posto al sole” a “La Sposa”, intervista esclusiva ad Antonella Prisco


Antonella Prisco nasce a Nola, ad una manciata di chilometri da Napoli, nel 1982. Cresce nella tranquilla provincia campana seguendo un proficuo percorso di studio e cullando senza sosta un sogno nel cassetto: diventare attrice. Una volta laureatasi in Sociologia all’Università di Salerno, si trova ad affrontare una difficile scelta: chiudere una volta per tutte quel cassetto o lasciare che i suoi sogni prendano il volo. Inizia quindi a formarsi in ambito teatrale con una moltitudine di autori.

Lo studio, da ora in poi, andrà sempre nella direzione attoriale. Esordisce nel 2005 nella fiction “Orgoglio”, al fianco di Elena Sofia Ricci, dove interpreta due stagioni. Nel 2015 la grande occasione che la porterà quotidianamente sugli schermi di milioni di italiani: le viene affidato il ruolo di Mariella Altieri nella celeberrima soap opera “Un posto al sole”. Un ruolo che cresce nel corso delle stagioni e si fa sempre più centrale, confermando anno dopo anno Antonella nel cuore delle complesse vicende umane di Palazzo Palladini. Ma la parabola di Antonella non sembra volersi fermare: è di quest’anno il suo ruolo nei panni di Nunzia, co-protagonista della miniserie tv “La Sposa”. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei, su passato, presente e futuro.

Il tuo percorso di formazione ti ha portata ad ottenere una laurea in sociologia, ma non hai indugiato nella scelta di seguire la decisamente più rischiosa carriera di attrice. Quali sono stati i tuoi primissimi passi a riguardo? Come li hai vissuti?

“Era una strada incerta e sconosciuta quella che ho seguito e in quel momento avevo l’impressione che gli studi universitari mi distraessero dall’obiettivo: essere un’attrice. Poi ho capito che è stato un valore aggiunto, poter parlare di tutto, con tutti e non avere una formazione esclusivamente da attrice mi ha completata e dato ulteriori strumenti per fare al meglio il mio lavoro.”

Sempre rimanendo alle radici della tua carriera, raccontaci un po’ meglio quell’aneddoto che riguarda te e Alberto Sordi in visita all’Università di Salerno per la sua laurea honoris causa. Si raccontano molte storielle a riguardo e vorremmo sapere da te com’è davvero andata.

“Ero all’università e come al solito non pensavo ai corsi da seguire ma al mio sogno da inseguire. Seppi che quel giorno gli avrebbero conferito la laurea ad Honorem e spiai la security per capire dove lo avrebbero portato dopo… dovevo incontrarlo. Dopo ore di appostamento nascosta in un’ala dell’uni pensai che avessero cambiato destinazione e sconfortata chiamai l’ascensore… ma quando si aprì me lo trovai di fronte… ci ero riuscita… e ho capito che per fare questo lavoro ci vuole tanta tanta determinazione e pazienza… saper aspettare a volte non è star fermi…”

Cosa ha rappresentato per te nel 2005 l’esordio in una fiction TV ambiziosa come “L’orgoglio” al fianco di grandi figure della tv italiana come Elena Sofia Ricci, Daniele Pecci e Paolo Ferrari?

“È stata la prima esperienza che mi ha fatto capire cosa significasse stare su un set, quali i ritmi di lavoro. La persona che ho conosciuto in quell’occasione e con la quale ha avuto l’onore di confrontarmi è stato Paolo Ferrari… umano, straordinario, non lo dimenticherò mai.”

Quanto c’è della donna Antonella Prisco nel personaggio di Mariella Altieri?

“C’è tanto… Mariella mi ha cambiato la vita… è cresciuta dentro di me, dando voce tal volta in maniera ironica ma tanto vera a delle mie paure, incertezze che nella vita vera forse non avrei mai avuto il coraggio di dire ad alta voce.”

Cosa significa per un’attrice, sia a livello personale che professionale, essere legati per così tanto tempo ad un ruolo, come è successo a te con Mariella? Con il passare del tempo la sfida diventa sempre più difficile o subentrano certi automatismi per cui diventa tutto più immediato?

“Gli automatismi “buoni” cioè quelli che ti fanno fare bene il tuo lavoro sul set e tenere ritmo mi piacciono. Gli automatismi che riguardano il personaggio preferisco scansarli… non vorrei mai che il mio personaggio si adagiasse, cerco sempre di dare il meglio, di trovare un’evoluzione come accade nella vita reale a tutti… non bisogna mai fermarsi ma crescere e confrontarsi… in questo gli scrittori di Upas mi aiutano tanto, sono uno stimolo continuo.”

Quant’è importante, in un ruolo così protratto nel tempo come è il tuo caso con Mariella, riuscire a creare un solido rapporto umano con l’interprete della sua storica controparte amorosa nella serie, il comandante dei vigili Guido del Bue interpretato da Germano Bellavia? Quanto conta il dietro le quinte?

“È un aspetto importantissimo: essere sereni sul set, trovare un appoggio, un confronto fa tanto nella resa del personaggio e della stessa storia. Voglio tanto bene a Germano, c’è rispetto e soprattutto tante risate…”

Raccontaci qualcosa di più riguardo alla tua esperienza del 2015 in “Alle falde del Kilimangiaro Summer Night” al fianco di Dario Vergassola e Camila Raznovich.

“È stato un intervento molto divertente, Dario ha un’ironia intelligente e sottile, di quelle che ti inchiodano. È sempre bello confrontarsi con professionisti come lui.”

Nel 2015 hai avuto occasione di partecipare alla Scuola di perfezionamento per attori del Teatro Stabile Mercadante diretta da Luca De Filippo, poco prima della sua prematura scomparsa. Cosa ricordi di quell’esperienza di studio con un grandissimo del teatro napoletano e italiano?

“È stata un’esperienza che mi ha dato tanto. Un giorno a lezione ho avuto l’onore di esibirmi di fronte a lui, non potevo crederci… le sue erano sempre parole di incoraggiamento, mai distaccato… manca…”

Com’è stato declinare il tuo talento interpretativo per una figura come la Nunzia della nuovissima miniserie TV “la Sposa” di Giacomo Campiotti, profondamente diversa per contesto e indole dalla Mariella di “Un posto al sole”?

“Un attore vive per questo, per confrontarsi con ruoli diversi, provarsi, sfidarsi… e quella di Nunzia è stata una sfida meravigliosa. La paura era tanta, ho dovuto fare i conti con un dialetto che non era il mio ma alla fine leggere e incontrare persone che mi dicono di essersi affezionate a Nunzia, non ha prezzo… Ringrazio Giacomo per l’occasione che mi ha dato.”

Una delle caratteristiche più interessanti del personaggio di Nunzia è la sua sostanziale inconsapevolezza della propria condizione. E’ assoggettata a delle dinamiche profondamente maschio centriche della società e del tempo che vive, eppure sembra abbia trovato da qualche parte le risorse per sopportare, resistere e anche ironizzarci sopra. Cosa ti è arrivato dal vestire i suoi panni, così complicati e complessi?

“Ho capito che solo una donna avrebbe mai potuto sopportare tanto… annullarsi, accettare una condizione così estrema… L’uomo è capace di prendersi cura di sé, di tutelarsi, la donna un po’ meno e lo ha dimostrato la storia. Vestire i suoi panni mi ha fatto capire quanto c’è ancora da fare per poter parlare di parità… e forse il cambiamento deve arrivare da noi donne perché siamo meno solidali tra di noi, proprio perché capaci di sopportare…”

Due anni fa sei diventata madre di Vincenzo. Cosa ha portato nel tuo bagaglio artistico di attrice un’esperienza così forte e totalizzante come quella della maternità?

“Avevo paura di diventare madre. Questo cambiamento così grande mi spaventava, avevo paura di “perdermi”. Invece è stato il contrario… come dicevo prima le sfide ci fanno crescere ed essere genitore è una gran bella sfida… ma l’amore che senti e quello che ti ritorna è una cosa che auguro di provare a tutti.”

Hai da pochi mesi terminato le repliche de “Lo zio del medico dei pazzi” per la regia di Gianfranco Gallo all’Augusteo di Napoli, e la tua carriera teatrale è disseminata di esperienze nel corso degli anni. Cosa cerchi e cosa riesce a darti il mondo del teatro rispetto a quello della TV?

“È un aspetto del mio lavoro che mi completa quello del teatro. Ci sono energie e sinergie diverse che entrano in gioco. Quello che in assoluto mi manca in questo momento, più che le relazioni che si instaurano sul palcoscenico con i colleghi, è il rapporto col pubblico. A teatro un attore fa l’amore con il suo pubblico, cerca di sedurlo, di tenerlo col fiato sospeso, di affascinarlo in qualche modo e quando alla fine arriva l’applauso e la corrispondenza di amori sensi si è stabilita… nessuno dei due dimenticherà più quella sera dove ci si è conosciuti e amati in qualche maniera.”

Se la te stessa adolescente potesse vedersi al futuro e avesse te davanti, donna adulta e attrice professionista con alle spalle il tuo intero percorso, credi che sarebbe soddisfatta?

“Quanto amo questa domanda!!! Io ci parlo spesso con la mia Anto 16enne… e le dico: hai visto, è stata dura, abbiamo pianto tanto, a volte abbiamo anche perso la speranza… ma alla fine le do una pacca sulla spalla e penso: siamo sulla strada giusta… non ti ho delusa e spero di continuare così…”

*Foto di Giuseppe D’Anna
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