Biennale di Venezia: l’Uzbekistan espone il “Mahalla”, luogo di comunità e quartiere


Con un anno di ritardo a causa della pandemia dovuta al coronavirus, qualche settimana fa, esattamente sabato 22 maggio, è finalmente iniziata la 17ª edizione della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Quest’anno è segnata dalla straordinaria partecipazione dell’Uzbekistan, il primo Stato dell’Asia centrale a detenere una propria Bandiera.

Il Paese desidera far scoprire il concetto di “Mahalla“, un “luogo unico, uno stile di vita e un modo di comportarsi del popolo uzbeko” sottolinea Aziz Abdukhakimov, Ministro del Turismo, presente all’inaugurazione. “Oggi possiamo dire che stiamo riscoprendo l’Uzbekistan“.

Il Mahalla è “un fenomeno architettonico e sociale unico, uno stile di vita tradizionale in comunità e un mezzo di Governo locale“, specifica Saida Mirziyoyeva, Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione per lo Sviluppo dell’Arte e della Cultura, sotto il Ministero della Cultura della Repubblica dell’Uzbekistan. “Questa è la nostra storia e allo stesso tempo, è un aspetto cruciale della realtà urbana di oggi“.
Storicamente, la vita sociale uzbeka ha sempre ruotato attorno ai “Mahallas“, assumendo varie forme a seconda delle regioni e dei diversi climi del Paese. Inizialmente costruite intorno alle famiglie, sono i luoghi di ritrovo dei quartieri dove si svolgono matrimoni, funerali e tutti gli eventi significativi di una Società.

Ci sono attualmente 10.000 “Mahallas” in Uzbekistan, ciascuno con una popolazione media di circa 2.000.
Mescolando architettura urbana e vita comunitaria, i “Mahallas” sono luoghi dove “religioni, lingue, culture e nazionalità si mescolano“, spiega Aziz Abdukhakimov, che non nasconde l’ambizione del suo Paese di renderlo un punto di riferimento culturale in tutto il mondo.

Può essere utile per l’Europa, come esempio di come persone diverse possano vivere in totale pace e tranquillità“, aggiunge. Questa visione inclusiva sembra rispondere al tema di questa biennale, definito dall’architetto libanese Hashim Sarkis: “Come vivremo insieme?“.

Immersione in un quartiere 3D
Il 20 maggio è stata inaugurata all’Arsenale di Venezia la mostra “Mahalla: urban rural living” che immerge i visitatori in uno di questi straordinari spazi. Il cortile, tipico di questi complessi abitativi, vi è rappresentato come un’astrazione a grandezza naturale con tubi di acciaio gialli che prendono vita grazie a un’applicazione 3D. (Vedi foto articolo)

La struttura è completata da dodici fotografie di Bas Princen e da un sottofondo sonoro creato da Carlos Casas per portare a Venezia l’atmosfera sonora della vita quotidiana dei “Mahallas“.

L’ architettura non è nulla in sé e la vita ha bisogno di un ambiente costruito, di un riparo, di una cornice e queste case a corte ne sono un bell’esempio” spiega Christoph Gantenbein curatore della mostra.

Nel Mahalla, abbiamo imparato che la vita e l’architettura funzionano solo in simbiosi. Questa bellissima architettura è così legata a una forma di vita tradizionale“, sottolinea.

I “Mahallas”, minacciati

Con i cambiamenti negli stili di vita, la pressione economica e la mancanza di infrastrutture, i “Mahallas” rischiano, purtroppo, di scomparire. Questo progetto permette quindi di documentare questo aspetto della società uzbeka e persegue obiettivi educativi, come spiegato da Gayane Umerova, che ha fatto lavorare degli studenti nello sviluppo della mostra.

In fondo per noi era molto importante aprire le menti dei nostri studenti. Era solo una collaborazione, una sorta di scambio di energie” afferma il direttore esecutivo della fondazione per lo sviluppo delle Arti e della Cultura del Ministero della Cultura uzbeko.

Questi studenti saranno probabilmente in grado di creare straordinari progetti insieme in futuro e imparare gli uni dagli altri“, sottolinea.

Credo che questa sia una forte indicazione del metodo: imparare dal passato per costruire il presente e il futuro” specifica Roberto Cicutto, Presidente della Biennale.

Il progetto è bellissimo: questo tipo di architettura è una visione umana che parla davvero di convivenza, sia dal punto di vista dell’abitare che da quello della comunità. Mi sembra quindi che questo progetto si inserisca a pieno nei tempi in cui viviamo, esattamente nelle intenzioni della Biennale”.

Questa edizione della Biennale di Venezia, ospiterà 46 Paesi fino a domenica 21 novembre 2021.

Ma quando siamo usciti, stanchi e intontiti, dalla stazione di Venezia e abbiamo visto il Canal Grande e i palazzi marmorei che sfioravano l’acqua, quel gioiello di cultura che si dondolava sui canali, abbiamo improvvisamente compreso quanto forte e tenace è l’uomo e quanto meraviglioso è il suo spirito e si è destato in noi un tale amore per l’umanità, l’umanità con le sue pene e le sue epidemie e siamo penetrati ad occhi aperti dentro un sogno, perché Venezia è il sogno di ogni città.
(Abraham Yeshoua)

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