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Adolescenti italiani si sentono poco compresi da adulti, al primo posto mettono famiglia e amici

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Fondazione Con il Sud e Demopolis illustrano un'indagine sui teenager, cosa pensano e vogliono

Presentata oggi l'indagine Con il Sud e Demopolis sugli adoescenti italiani.

Chi sono oggi gli adolescenti italiani? Per rispondere alla domanda arriva l’indagine di Con i Bambini e Demopolis sul punto di vista degli teenager e quello degli adulti, con l’ascolto diretto di ragazze e ragazzi tra 14 e 17 anni e interviste a genitori, insegnanti ed educatori. La presentazione odierna di “Come Stai?” è stata anche l’occasione per il lancio del Bando da 30 milioni di euro per il benessere psicologico e sociale degli adolescenti promosso da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Ma vediamo a cosa credono, cosa pensano e come si sentono i giovanissimi nel contesto attuale, difficile e faticoso anche per gli adulti: secondo quanto hanno affermato credono nella famiglia (90%) e nell’amicizia (86%) e proprio i rapporti con gli amici (64%) e il tempo libero (53%) sono il perno della loro soddisfazione, assai più delle relazioni familiari (52%) e della vita scolastica (35%). Al confronto con il mondo adulto ragazze e ragazzi prediligono quello coi pari, ma non sono troppo critici sulle figure adulte che li circondano: poco più di un quarto degli adolescenti ne lamenta la distrazione. Al contrario, più di un adulto su due si rimprovera proprio di essere distratto (52). Su un dato, grandi e piccoli pressoché concordano: “gli adulti non capiscono i ragazzi”. Lo pensa il 54% degli adolescenti e il 45% dei genitori.

Sono solo alcuni dei dati emersi dalle indagini multi-target promosse dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e realizzate dall’Istituto Demopolis in percorsi di ascolto parallelo e comparativo di un campione nazionale di adolescenti (1.080 intervistati fra i 14 e i 17 anni) e di un campione della popolazione italiana maggiorenne (2.820 interviste), integrato con un focus demoscopico su un triplice target di genitori con figli tra i 6 e il 17 anni (800), insegnanti (260), educatori e rappresentanti del Terzo Settore (298).

Le ragioni di molte incomprensioni sono solo all’apparenza contingenti: è una faccenda di periodo storico (troppo diverso l’attuale da quello in cui i genitori furono adolescenti); la variabile “internet e social” è misteriosa per i non “nativi digitali” e allarga le distanze di pensiero fra le generazioni. Su questi elementi c’è piena convergenza. Ma gli adulti, intervistati da Demopolis per Con i Bambini, sottovalutano quanto i ragazzi non si sentano compresi nei desideri, nelle passioni e nei sentimenti.

Agli adolescenti invece è chiaro quanto si pensi al loro futuro e apprezzano le premure del mondo adulto in quest’ottica (52%). Ma, per i grandi, si tratta in realtà di una ragione d’ansia, di preoccupazione: quasi 7 adulti su 10 esprimono paura per il futuro lavorativo dei giovani e le loro difficoltà di orientamento. Del resto, mentre l’ottimismo dei figli vacilla ma resiste, il 65% dei genitori è pessimista tout court sul futuro degli adolescenti. Anche per questa ragione, il mondo adulto si dichiara prevalentemente inadeguato per far fronte al disagio crescente dei ragazzi (48%).

“Dopo la pandemia, un’esperienza non vissuta, a loro tempo, da genitori né nonni, abbiamo voluto ascoltare direttamente gli adolescenti -spiega Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini- per impegnarci a capire come stanno dopo questo lungo periodo di difficoltà, per conoscere il loro punto di vista su sé stessi e il rapporto con il mondo adulto. Da questa doppia indagine emerge uno spaccato diverso e parallelo, con i giovani più ottimisti e molto attenti alla dimensione relazionale della loro vita, dunque preoccupati dagli effetti della pandemia, e gli adulti molto più distratti, per loro stessa ammissione, ma consapevoli che occorre prestare ascolto alle giovani generazioni.

L’attenzione alle sofferenze, ai rischi, alle attese che sono emersi e l’ascolto diretto dei ragazzi e delle ragazze stessi -aggiunge Rossi-Doria – è anche alla base del nuovo bando annunciato oggi da Con i Bambini dedicato al benessere psicologico e sociale degli adolescenti: mette a disposizione 30 milioni di euro nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Un tema, quello del benessere psicologico, emerso da una attenta campagna di audizioni che ha compreso anche un gruppo di ascolto ristretto di under18 che, per la prima volta, Con i Bambini ha utilizzato per elaborare un bando rivolto proprio a loro.

’L’attenzione per i vissuti e i pensieri degli adolescenti è al centro di questa prima indagine Con i Bambini-Demopolis che chiede al campione di oltre mille adolescenti informazioni cruciali sulla loro vita in un momento in cui oltre un terzo dei genitori (36%) dichiara di aver notato la tendenza dei figli ad evitare con scuse varie la scuola, le uscite o altre occasioni di socialità, con un forte incremento dell’ansia e della depressione. La risposta va costruita da tutta la comunità educante, con un’azione di competente prossimità e sostenendo un nuovo protagonismo dei ragazzi, che comunque mostrano ottimismo”.

Il Bando scade il 20 settembre ’23 e ha l’obiettivo di promuovere il benessere psicologico e sociale di ragazzi e ragazze, a fronte della diffusione di situazioni di disagio psicologico, soprattutto in contesti di marginalità sociale. L’approccio consiste nella sperimentazione di modelli di intervento comunitari, integrati e sistemici per la prevenzione e la cura della salute psicologica di ragazze e ragazzi.

Dalla prima indagine Con i Bambini – Demopolis emerge dall’ascolto diretto di ragazze e ragazzi tra 14 e 17 anni un segmento adolescenziale piuttosto bonario nel valutare le precedenti generazioni. Per il 40%, agli adulti si rimprovera per lo più che non si mettono in discussione (38%), i continui paragoni con i tempi passati (37%), la troppa importanza data ai voti scolastici (33%). Ma il 52% apprezza quanto stia a cuore il futuro degli adolescenti.

“In molti casi è la difficoltà di dialogo uno dei punti più controversi del rapporto tra genitori e adolescenti italiani -precisa il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento- dei propri problemi, gli under 18, parlano con gli amici e sono convinti che gli adulti non comprendano le loro idee e passioni, i desideri e i sentimenti. Ancora più complesso appare il dialogo a scuola: appena il 3% dei giovanissimi intervistati, se avesse un problema, ne parlerebbe con un insegnante. In modo del tutto inedito – conclude Pietro Vento – le due indagini demoscopiche incrociano lo sguardo del mondo adulto con quello degli adolescenti, offrendo indicazioni di grande interesse su quanto, nel confronto fra generazioni, possa e debba essere migliorato”.

I ragazzi si confrontano parecchio fra di loro. Più limitatamente, si raccontano agli adulti. Un terzo degli adolescenti dichiara di condividere spesso idee e pensieri, ma lo fa prevalentemente con gli amici: il 79% dei ragazzi predilige un dialogo fra coetanei. Così, le figure adulte si rivelano interlocutori solo per una minoranza. Quasi un terzo, il 31%, confessa invece di faticare a condividere le proprie idee: la paura è di essere incompresi e giudicati. Dei problemi si parla per lo più con gli amici, ai genitori si rivolge appena il 43% di chi ha un problema, con un dato che scende al 39% fra le ragazze. Solo il 3% ne parlerebbe con un insegnante. Coi grandi la principale incomprensione è contingente: per il 62% di loro gli adulti non capiscono quanto differente sia la contemporaneità; né comprendono idee (46%), quotidianità online (41%), desideri, passioni, priorità (37%) e sentimenti (36%).

L’impronta del triennio pandemico è un dato distintivo degli under 18 intervistati. Sebbene il Covid sia un ricordo opportunamente sbiadito, resta l’esito delle limitazioni pandemiche, che si rivela soprattutto nella centralità attribuita oggi dai ragazzi alla dimensione relazionale, nel bene e nel male. Nei mesi del lockdown agli adolescenti è mancata la libertà di stare con i coetanei (74%), la possibilità di vivere spazi di socialità (54%) e praticare attività sportive (50%). Assai meno è mancata la scuola (24%). Sui banchi scolastici, però, qualcosa è cambiato; e non solo perché le tecnologie sono più usate (56%). I ragazzi segnalano maggiore difficoltà di socializzazione (35%), l’aumentato stress dei docenti (34%) e la maggiore timidezza di alcuni compagni (33%).

Anche in virtù di un’esperienza collettiva inedita come la pandemia, lo sguardo degli adolescenti sul futuro rivela indici di complessità: un quinto non riesce a definirlo. Pessimista è il 12%; indifferente il 16%. Il 53% guarda al proprio futuro con ottimismo. Le cose importanti della vita sono la famiglia (90%) e l’amicizia (86%); confidano nelle passioni personali (72%) e nell’amore (71%). Di contro, poco più della metà degli intervistati considera il lavoro fra le cose che contano, 10 punti sotto l’aspirazione a ‘carriera e successo’. Accanto alla centralità delle relazioni amicali, è questa una delle più evidenti mutazioni nel pantheon valoriale delle nuove generazioni: il 44% cita soldi e ricchezza, il 26% la bellezza fisica. Agli ultimi posti, invece, l’impegno politico.

Il rapporto con i pari è la principale dimensione di soddisfazione per le nuove generazioni (64%), insieme alla gestione del tempo libero (53%), più ampiamente citati rispetto alle relazioni familiari (52%), alla vita scolastica (35%) e sentimentale (25%). Per i tre quarti dei teenager il tempo libero è dedicato ad amici e musica, contrappunto costante della vita giovanile, in compagnia e in solitudine. Il tutto accanto alle attività online, ormai una circostanza ordinaria della quotidianità.

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65ª Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale: un cartellone ai vertici del panorama musicale europeo

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65ª Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale

Monreale (Pa), 22 settembre 2023. Dal 14 al 22 ottobre il Duomo ospiterà i nove concerti della prestigiosa manifestazione, promossa e organizzata da Regione Siciliana -Assessorato Turismo Sport e Spettacolo nell’ambito delle “Celebrazioni belliniane”, con la collaborazione di Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, Fondazione Teatro Massimo di Palermo e Arcidiocesi di Monreale, in sinergia con il Comune.

Il ricco programma artistico, ideato da Gianna Fratta, sarà animato da orchestre, ensemble, direttori e solisti di chiara fama, del calibro di Ton Koopman, Sergej Krylov, Mario Brunello, Pretty Yende. Tra le formazioni, oltre alle orchestre delle due fondazioni palermitane, spiccano Amsterdam Baroque Orchestra, Academy of Ancient Music di Cambridge, La Cetra Barockorchester & Vokalensemble Basel (Basilea, Svizzera), Lithuanian Chamber Orchestra, I Solisti Filarmonici Italiani, Accademia dell’Annunciata.

Nel maestoso Duomo ‘aureo’, tempestato di mosaici inestimabili, anche le note del pentagramma brillano più fulgide, per diffondere tra le navate e negli animi un profondo messaggio spirituale. Dimensione musiva e musicale si compenetrano da sempre sotto la volta del Cristo Pantocratore. Il suo sguardo benedicente accoglie anche quest’anno la Settimana Internazionale di Musica Sacra, che con la forza del suo carisma ha attraversato indenne momenti critici della storia recente, ultimo dei quali la temibile pandemia da Covid. Il genius loci della città, fin dagli albori della sua nascita, per volontà di Guglielmo II, epigone della dinastia normanna, è votato alla bellezza e alla spiritualità, humus fertile per il radicamento della rassegna, fra le più antiche d’Europa. Quello che si configura come un vero e proprio festival è, da quest’anno, direttamente promosso e organizzato da Regione Siciliana-Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo, che l’ha inserito nell’ambito delle “Celebrazioni belliniane”, sostenendo in tal modo due manifestazioni fra le più rilevanti del panorama musicale non solo italiano: il Bellini International Context e la “Settimana”. Si valorizza così la strategia di promozione del turismo attraverso i grandi eventi culturali, con una vettorialità che lega la Sicilia orientale a quella occidentale.

Dal 14 al 22 ottobre 2023, nel Duomo di Monreale si svolgerà dunque la 65ª edizione, a titolarità diretta dell’Assessorato regionale al ramo in collaborazione con Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, Fondazione Teatro Massimo di Palermo e Arcidiocesi di Monreale, in sinergia con il Comune.

«Con l’emozione di sempre – ha sottolineato l’assessore regionale del Turismo, sport e spettacolo Elvira Amata – ci accingiamo a partecipare alla 65ª edizione della Settimana internazionale di Musica sacra che, con il suo ricco programma artistico, attirerà anche quest’anno migliaia di turisti nel suggestivo Duomo di Monreale. Un’iniziativa di grande spessore musicale che rappresenta indubbiamente uno dei fiori all’occhiello delle politiche culturali della Regione e che è nota e apprezzata a livello nazionale per la sua unicità. Sono certa che registreremo ulteriori successi che contribuiranno a rafforzare questa rassegna di grande prestigio».

Il programma artistico è stato ideato da Gianna Fratta, rinomata direttrice d’orchestra e operatrice culturale, che ha fatto confluire in cartellone orchestre, ensemble, direttori e solisti di chiara fama, del calibro di Ton Koopman, Sergej Krylov, Mario Brunello, Pretty Yende. Tra le formazioni orchestrali, oltre a quelle delle due fondazioni palermitane, spiccano Amsterdam Baroque Orchestra, Academy of Ancient Music di Cambridge, La Cetra Barockorchester & Vokalensemble Basel (Basilea, Svizzera), Lithuanian Chamber Orchestra, I Solisti Filarmonici Italiani, Accademia dell’Annunciata.

Un intenso calendario di nove giornate, all’interno del quale si alterneranno a ritmo serrato altrettanti concerti sinfonico-corali e da camera, che attireranno residenti e turisti, la cui presenza in ottobre è ancora numerosa e può essere ulteriormente destagionalizzata grazie a significative iniziative.

Palcoscenico unico e solenne sarà il Duomo, che con la sua imponente, magnetica magnificenza conferisce immenso prestigio alla Settimana, ormai proiettata verso l’internazionalità.

PROGRAMMA

L’impaginazione del programma è concepita per sfogliare tout court il repertorio della musica d’ispirazione sacra, non solo liturgica.

Inaugurazione sontuosa e pregnante con il Requiem tedesco di Johannes Brahms, che vedrà in primo piano due pluripremiate compagini, l’Orchestra Sinfonica Siciliana e il Coro del Teatro Massimo di Palermo. Sul podio Giacomo Sagripanti, voci soliste il soprano Pretty Yende e il baritono Artur Rucinski, maestro del coro Salvatore Punturo. Scritto sotto la spinta emozionale della morte della madre e completato nel 1868, il Requiem fu concepito da Brahms appunto per l’esecuzione concertistica, non per la liturgia. La tensione accumulata nella partitura si stempera nell’ultimo episodio, Feierlich, dove si afferma un rasserenante clima di pace che dà della morte una visione cristiana, quasi beata, con la ripresa del verso dell’Apocalisse: “Felici coloro che muoiono nel Signore” (sabato 14 ottobre).

Atteso ritorno è quello dell’olandese Ton Koopman, organista, clavicembalista e direttore d’orchestra, che in quest’ultima veste sarà alla guida della Amsterdam Baroque Orchestra, in uno ‘studio’ monotematico dedicato a Franz Joseph Haydn attraverso quattro emblematiche Sinfonie: la n. 83 in sol maggiore “La Poule”, la n. 86 in re maggiore, la n. 85 in si bemolle maggiore “La Reine”, la n. 82 in do maggiore “L’Ours” (domenica 15 ottobre).

“New Worlds: South America” è il titolo del percorso proposto dall’Academy of Ancient Music con Richard Gowers direttore e al clavicembalo. Un viaggio alla scoperta delle sonorità e della spiritualità dei “nuovi mondi” sudamericani. Un’antologia di musiche sacre che associa, per affinità econsonanze, Bernando Pasquini con Domenico Zipoli, gesuita di stanza a Buenos Aires, Alessandro Scarlatti con lo spagnolo Diego Sánchez de Cáseda, Giovanni Gabrieli, Giovanni Pierluigi da Palestrina o Biagio Marini con il boliviano Roque Jacinto de Chavarría (lunedì 16 ottobre).

Uno spiegamento di quasi duecento giovani e giovanissimi talenti verrà alla ribalta nella serata che vedrà alternarsi diverse formazioni, a partire da due Cori di Voci Bianche, quello della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, istruito da Riccardo Scilipoti, e quello della Fondazione Teatro Massimo, preparato da Salvatore Punturo. Il Massimo schiera ancora la Cantoria guidata da Giuseppe Ricotta, nonché la Massimo Kids Orchestra e la Massimo Youth Orchestra. Dirige Michele De Luca, all’organo Giovan Battista Vaglica. Vasta la scelta dei brani: Gabriel Fauré (Cantique de Jean Racine, Ave Maria, Ave Verum), Frode Fjellheim (Dona nobispacem), John Rutter (Whatsweeter music), Marcel Dupré (Cortège et Litanie). E ancora gli stessi Giuseppe Ricotta con Contemporary Mass n. 1 Anima Mundi e Veni SancteSpiritus, e Riccardo Scilipoti con Luce e Gloria, scritto appositamente per questa 65ª edizione (martedì 17 ottobre).

I Solisti Filarmonici Italiani, interverranno con Federico Guglielmo maestro concertatore al violino e Nurie Chung violino solista. Con una prova di autentica versatilità stilistica affronteranno Giuseppe Tartini (Il trillo del diavolo), John Corigliano (Vienna. The Monastery da The Red Violin), John Tavener (Tears of the Angels), Camille Saint-Saëns(Danse macabre), ArvoPärt (Cantus in Memoriam Benjamin Britten), Luigi Boccherini (Ciaccona), Niccolò Paganini (“Le Streghe”), Christoph Willibald Gluck (Melodia, elaborazione violinistica di Fritz Kreisler dall’opera Orfeo e Euridice). Una ridda di titoli, tra Paradiso e Inferi, che dal Trillo di Tartini conduce fino alla Danza degli Spiriti beati (mercoledì 18
ottobre).

Il russo Sergej Krylov, nella doppia veste di direttore e violino solista, si esibirà con la Lithuanian Chamber Orchestra in una virtuostica esplorazione nel tempo e nello spazio, dal barocco mitteleuropeo di Johann Sebastian Bach (Concerto per violino e archi in la minore BWV 1041) al romantico afflato scandinavo di Edvard Grieg (Holberg Suite op.40) fino ad alcuni pezzi di Pablo de Sarasate con la sua tavolozza iberica(giovedì 19 ottobre).

Un altro capolavoro bachiano, assimilabile alle Passioni, è la Messa in si minore BWV 232 che vedrà impegnati La Cetra Barockorchester & Vokalensemble Basel, diretti da Andrea Marcon, solisti vocali Gunta Smirnova (soprano I), Anna Piroli (soprano II), Carlos Mena (controtenore), Jakob Pilgram (tenore), Tobias Berndt (basso). La monumentale partitura Messa si distingue per la ricchezza di forme e stili, con fughe, passacaglie e un contrappunto estremamente elaborato (venerdì 20 ottobre).

Mario Brunello, direttore e violoncello solista, suonerà con l’Accademia dell’Annunciata nella soirée “Concerto Italiano”, titolo preso in prestito ancora dal catalogo di Bach, su cui ruota l’intera locandina. Nota è del resto la predilezione del Kantor di Eisenach per i compositori del Belpaese. A creazioni originali come il Terzo Brandeburghese, si alterneranno trascrizioni di concerti di Antonio Vivaldi e Alessandro Marcello. Al contrario il Concerto Italiano scritto da Bach per clavicembalo, verrà presentato nella trascrizione per violoncello piccolo, archi e basso continuo, effettuata ai giorni nostri da Riccardo Doni (sabato 21 ottobre).

Gran finale con l’Orchestra Sinfonica Siciliana ed Emanuele Andrizzi sul podio. Due i brani. Come il Requiem tedesco inaugurale, composto da Brahms per la morte della madre, così la Berceuse élégiaque venne scritta nel 1911 da Ferruccio Busoni in memoria della genitrice nel 1911. Fu poi trascritta per orchestra da camera da John Adams nel 1989. Pezzo forte della serata sarà la Sinfonia n. 9 in re minore di Anton Bruckner, incompiuta per la scomparsa del compositore. Venne eseguita postuma a Vienna l’11 febbraio 1903, direttore Ferdinand Löwe che aveva revisionato i primi tre movimenti. Sul modello delle ultime creazioni di Schubert e Beethoven, al quale si richiama anche nella scelta della tonalità di re minore, Bruckner disegna un possente lavoro sinfonico pervaso di grandi valori etici e ispirato alla fervente dedica “al Buon Dio” (domenica 22 ottobre).

I concerti avranno inizio alle ore 21. Ingresso libero fino ad esaurimento di posti.

Interventi istituzionali

«Nei giorni scorsi – ha raccontato l’arcivescovo di Monreale Gualtiero Isacchi – mi sono casualmente imbattuto in una citazione, attribuita a Krzysztof Eugeniusz Penderecki, compositore e direttore d’orchestra polacco, in cui si legge: “La musica sacra mi ha offerto un’alternativa alle idee dominanti. I testi della grande tradizione religiosa sono un patrimonio letterario infinito, continua fonte di ispirazione, come la Bibbia o il Vangelo”. È questo il modo in cui attendiamo di vivere la prossima Settimana Internazionale di Musica Sacra all’interno della stupenda cornice della Cattedrale di Monreale: una alternativa alla cultura dominante in cui la bellezza non risponde ai canoni socio-culturali dettati dalla moda e dai social, ma, piuttosto, coincide con la dimensione alta ed universale del Sacro che nella composizione musicale diventa dono per ogni orecchio ed ogni cuore che si pone in ascolto».

«Con l’emozione di sempre – ha sottolineato l’assessore regionale del Turismo, sport e spettacolo Elvira Amata -ci accingiamo a partecipare alla 65ª edizione della Settimana internazionale di Musica sacra che, con il suo ricco programma artistico, attirerà anche quest’anno migliaia di turisti nel suggestivo Duomo di Monreale. Un’iniziativa di grande spessore musicale che rappresenta indubbiamente uno dei fiori all’occhiello delle politiche culturali della Regione e che è nota e apprezzata a livello nazionale per la sua unicità. Sono certa che registreremo ulteriori successi che contribuiranno a rafforzare questa rassegna di grande prestigio».

«La Settimana di Musica Sacra – ha osservato il sindaco di Monreale Alberto Arcidiacono – rappresenta nel suo genere un appuntamento di punta nello scenario nazionale ed internazionale, atteso con entusiasmo dagli appassionati di musica classica. Un biglietto da visita prestigioso che contribuisce ad arricchire l’ampia offerta turistica della nostra città, cornice ideale per una kermesse che anche quest’anno si annuncia di alto livello per la partecipazione di artisti di chiara fama e per la spiritualità che innerva l’offerta musicale. È un attrattore culturale che contribuisce a rilanciare, valorizzare e promuovere il territorio e l’insieme dei tesori che custodisce. Ad impreziosire la kermesse contribuisce in modo notevole la bellezza del Tempio che la accoglie, ovvero il Duomo, visione meravigliosa per ogni visitatore che resta incantato da un monumento tanto straordinario. Ringrazio la Regione che promuove direttamente la Settimana e l’ha inserita nel calendario degli eventi di grande rilievo turistico. Un ringraziamento va altresì all’Arcidiocesi di Monreale, alla Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana e al Teatro Massimo di Palermo, che hanno collaborato alla riuscita della manifestazione. Un’iniziativa da cui deriva tanto lustro alla città e alla quale l’amministrazione comunale aderisce con partecipe sinergia».

«Monreale – ha dichiarato il deputato regionale e presidente del Consiglio comunale Marco Intravaia – conferma il suo legame indissolubile con la Settimana Internazionale di Musica Sacra che, giunta alla sessantacinquesima edizione, stacca il tagliando come una delle più antiche e prestigiose d’Europa Abbiamo avviato già da tre anni un percorso di internazionalizzazione dei contenuti artistici della kermesse riportandola ai livelli degli anni d’oro e chiudendo definitivamente con una diaspora che aveva danneggiato la città e la rassegna stessa. La Regione crede nella Settimana che a partire da quest’anno è inserita nel calendario Grandi eventi; continuiamo a lavorare affinché diventi un appuntamento irrinunciabile per tutti gli appassionati del genere in Italia e all’estero. Ringrazio l’arcivescovo Gualtiero Isacchi e tutti gli enti coinvolti che hanno consentito la realizzazione di un cartellone di elevato pregio artistico».

«La Fondazione Teatro Massimo – ha detto il sovrintendente Marco Betta – partecipa anche quest’anno alla Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale, la prestigiosa manifestazione che rinnova da 65 anni il legame profondo tra musica e spiritualità. E lo fa, grazie alla Regione Siciliana, in un luogo di rara bellezza come il Duomo di Monreale, con due concerti dedicati: il primo, quello inaugurale, vedrà insieme il Coro del Teatro Massimo, diretto da Salvatore Punturo, e l’Orchestra Sinfonica Siciliana, diretta dal Maestro Giacomo Sagripanti. Con loro si esibiranno due stelle internazionali del canto come il soprano Pretty Yende e il baritono Artur Ruciński, impegnate in una pagina sinfonico corale di grande bellezza come Eindeutsches Requiem (Un Requiem tedesco) di Johannes Brahms. Il secondo concerto vedrà brillare le formazioni musicali giovanili del nostro Teatro, sapientemente guidate dal Maestro Michele De Luca, dal Maestro Salvatore Punturo e dal maestro Giuseppe Ricotta, più di 150 bambini e ragazzi che compongono la Kids, la Youth Orchestra, il Coro di Voci bianche e la Cantoria, vera linfa vitale di una istituzione che investe nella trasmissione dei saperi musicali e nel progresso civile e sociale».

«La Settimana di Musica Sacra di Monreale – hanno dichiarato congiuntamente il sovrintendente della FOSS Andrea Peria Giaconia e il presidente Gaetano Cuccio – costituisce da sempre un punto di riferimento essenziale nella progettualità culturale della Regione Siciliana e, in modo particolare, dell’Assessorato Regionale del Turismo e dello Spettacolo. Al tempo stesso la rassegna rappresenta per l’Orchestra Sinfonica Siciliana un appuntamento irrinunciabile, sempre segnato dalla partecipazione di un vasto pubblico di appassionati. Tutti i concerti della Settimana si svolgono sotto gli auspici del Arcivescovo di Monreale e nella meravigliosa cornice del Duomo arabo-normanno: considerando la qualità del repertorio proposto e il rilievo internazionale degli artisti e complessi coinvolti, la rassegna potrebbe dunque definirsi come una sapiente galleria di capolavori musicali che risuonano all’interno di un monumento fra i più importanti del mondo. In particolare, l’Orchestra Sinfonica Siciliana sarà protagonista, come di consueto, dei due appuntamenti di apertura e chiusura della Settimana, proponendo tra l’altro il proprio Coro di Voci Bianche insieme con quello della Fondazione Teatro Massimo, nel quadro di una sempre più intensa convergenza di progetti e sinergie culturali».

«Il cartellone della 65ª edizione della Settimana Internazionale di Musica di Sacra di Monreale – ha evidenziato la project manager delle Celebrazioni belliniane, Gianna Fratta – si contraddistingue per un programma composito che si dipana su nove giornate, avvolgendo di musica i mosaici del Duomo. All’intrinseco valore artistico della rassegna, quest’anno si aggiunge l’inserimento, insieme al Bellini International Context, nelle Celebrazioni belliniane, direttamente promosse dalla Regione Siciliana-Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo. Un legame sottile, eppure palpabile, lega in questo 2023 l’attività e la vocazione musicale della Sicilia Orientale e Occidentale. Un’importante conferma è la rafforzata collaborazione tra la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana e il Teatro Massimo di Palermo, che dà concretamente seguito alla sinergia fra istituzioni culturali di prestigio nella promozione dei grandi eventi, così come auspicato dalla Regione. Dalla collaborazione fra i due principali teatri palermitani, Politeama e Massimo, vede la luce il concerto inaugurale, in cui brilleranno anche due stelle della lirica, il soprano Pretty Yende e il baritono Artur Rucinski. Il prosieguo della Settimana sarà un dipanarsi di pagine che abbracciano il vasto repertorio della spiritualità sonora, capace di elevare l’anima dalla precarietà del transeunte verso l’imperituro del sacro. Un percorso accompagnato dalle più rinomate orchestre europee e artisti del calibro di Ton Koopman, Sergej Krylov, Mario Brunello. Tra le formazioni ospiti spiccano Amsterdam Baroque Orchestra, Academy of Ancient Music di Cambridge, La Cetra Barockorchester & Vokalensemble Basel, Lithuanian Chamber Orchestra, I Solisti Filarmonici Italiani. La Sicilia respira così un autunno musicale degno delle principali capitali europee della cultura».

Celebrazioni belliniane

Responsabile comunicazione Caterina Rita Andò caterina.ando@gmail.com +39 360212922

https://settimanamusicasacramonreale.it/

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Covid, varianti Eris e Pirola non provocano malattia più grave

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Anziani e fragili restano a rischio

Una dose di vaccino covid


Le nuove varianti del covid, in particolare Pirola e Eris, non sembrano provocare sintomi diversi da quelli già conosciuti: mal di gola e febbre, raffreddore e spossatezza, mal di testa e eventuale assenza di olfatto e gusto. L’aumento dei contagi legato alle mutazioni più recenti, quindi, non dovrebbe produrre una malattia più grave.

“Per ora non vi è assolutamente alcuna indicazione che l’infezione” con le nuove varianti di Sars-CoV-2 “possa causare malattie più gravi, o rendere i vaccini meno efficaci contro la malattia grave rispetto alle varianti precedentemente circolate”, dice Andrea Ammon, direttrice dell’Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in una conferenza stampa tenuta insieme al direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, Emer Cooke. “Tuttavia – puntualizza – le persone più anziane e quelle con patologie preesistenti corrono comunque un rischio più elevato di andare incontro a esiti gravi se vengono infettate” e colpite da Covid-19.

“A inizio settembre -riporta la direttrice dell’Ecdc – è stata segnalata una trasmissione di Sars-CoV-2 in crescita in più della metà dei Paesi dell’Ue/Spazio economico europeo. Fortunatamente il livello di malattie gravi e di morte era ancora relativamente basso. E’ importante riservare un’attenzione particolare al Covid-19 nelle fasce d’età più avanzate. E vediamo che 9 su 16 Paesi che riportano i conteggi dei casi divisi per età hanno visto aumentare i numeri negli over 80, e 12 su 16 hanno osservato una crescita nelle persone dai 65 anni in su” per più settimane. “I decessi Covid in termini assoluti rimangono bassi rispetto ai livelli riportati in precedenza durante la pandemia, tuttavia – ha aggiunto Ammon – 4 su 12 Paesi con dati specifici hanno segnalato di recente dei piccoli aumenti nei morti fra gli over 65”.

La crescita del contagio da Sars-CoV-2,continua la numero uno dell’Ecdc, “coincide anche con l’avvento e il predominio di un gruppo di sottovarianti Omicron denominate ‘XBB.1.5-like'”, varianti simili a Kraken, “portatrici della mutazione F456L. Inoltre ad agosto è stato rilevato sporadicamente un nuovo sottolignaggio Omicron, BA.2.86”, battezzato sui social Pirola, “all’interno dell’Ue/See e fuori. E sebbene siano stati confermati solo pochi casi a livello globale, possiamo sospettare, dal momento che questi casi sono abbastanza dispersi, che vi sia una trasmissione comunitaria a basso livello di questa variante in più Paesi. Si tratta di una variante abbastanza divergente da quelle attualmente in circolazione, il che potrebbe portare a un aumento delle reinfezioni”.

“I nostri modelli hanno mostrato che una campagna vaccinale anti-Covid con un’elevata adesione, rivolta a persone di età dai 60 anni in su, potrebbe prevenire circa il 21-32% di tutti i ricoveri correlati a Covid nell’Ue/Spazio economico europeo fino al 24 febbraio”, è la stima diffusa da Ammon.

“Covid-19, influenza e virus respiratorio sinciziale” Rsv “rimangono sfide significative per la salute pubblica. Insieme chiediamo a tutti i cittadini dell’Unione europea che appartengono alle categorie a rischio e sono candidabili alla vaccinazione: per favore, fate i vaccini che le autorità sanitarie pubbliche Ue rendono disponibili per voi”, l’appello lanciato da Cooke.

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Migranti, imprenditore Lampedusa: “Isola spot per politica”

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Lombardo ha incontrato Conte insieme a una delegazione di commercianti e pescatori. In un documento già inviato al Governo Meloni le richieste per salvare l'economia della più grande delle Pelagie

Cartelloni di protesta in piazza a Lampedusa

Fare di Lampedusa un porto franco o quantomeno prevedere una fiscalità di vantaggio con uno sgravio del 60 per cento delle imposte. L’impiego di navi in rada per intercettare i barchini carichi di migranti prima ancora che raggiungano le coste della più grande delle Pelagie e per consentire trasferimenti rapidi e il no assoluto a una tendopoli che rischierebbe di trasformare l’isola in un “grande campo profughi a cielo aperto”. Eccole le richieste che la delegazione di imprenditori e pescatori lampedusani ha consegnato al leader del M5s, Giuseppe Conte, volato ieri a Lampedusa dopo i giorni della grande emergenza. Un pacchetto di misure messe nero su bianco in un documento inviato anche al Governo Meloni. “Fare economia in un posto distante dal mondo in cui si consumano periodicamente tragedie non è facile, il nostro lavoro rischia di essere compromesso ogni giorno”, dice all’Adnkronos Giandamiano Lombardo, presidente di Federalberghi Isole Pelagie, ieri presente al faccia a faccia con l’ex premier.

Sulla piccola isola che nei giorni scorsi ha visto l’approdo di 7mila persone in sole 24 ore la stagione turistica si è chiusa anzitempo. “Abbiamo ricevuto disdette, quelle immagini ci hanno dato il colpo di grazia. Chi vorrebbe passare le proprie vacanze in un’isola invasa da gente disperata, in un posto in cui si consumano tragedie, in cui bimbi di appena 5 mesi muoiono in mare? – dice Lombardo -. Qui non si possono neppure fare investimenti a lungo termine perché le banche considerano Lampedusa un posto altamente a rischio. Persino il nostro patrimonio immobiliare si è deprezzato, per non parlare dell’incognita dei voli. Ogni anno le compagnie aree li prevedono in base all’andamento degli sbarchi. Il risultato? Quest’anno dopo la raffica di arrivi sono stati ridotti con i prezzi schizzati alle stelle”. A Lampedusa arrivano soprattutto italiani. E per la maggior parte con il passaparola. “Chi chiama chiede sempre: ‘Siamo sicuri di poter stare tranquilli’?”. Di stranieri neppure l’ombra. “Non sono neppure l’1 per cento nonostante le nostre spiagge siano le più belle del mondo. Il motivo? Pensano a Lampedusa come l’isola in cui vengono detenuti i migranti”.

Colpa anche della politica. “Il fenomeno migratorio è un problema epocale, che interessa tanti Stati e determina le politiche dei governi – dice Lombardo -. La nostra isola è lo spot che serve sia alla destra che alla sinistra, il brand ‘Lampedusa-immigrazione’ consente di vincere o perdere le elezioni. Così la guerra i partiti la conducono sulla nostra pelle. Lo ha dimostrato il Covid, quando con l’utilizzo delle navi quarantena l’accoglienza era dignitosa e civile, i migranti venivano recuperati in mare, condotti su navi attrezzate e poi trasferiti sulla terraferma. Non metterle a disposizione adesso significa voler mantenere l’emergenza su quest’isola”. Nei giorni dei maxi-sbarchi – 112 in un solo giorno – ancora una volta Lampedusa ha dato una lezione al mondo. Di umanità. “Tutti abbiamo dato una mano, c’era chi comprava il latte, chi l’acqua, chi cucinava per i migranti, chi portava vestiti e giocattoli per i bimbi – racconta -. Da sempre continuiamo ad accogliere ma chiediamo che la nostra isola non diventi un campo di battaglia, anche politica, o un centro di detenzione”.

Alla politica ormai i lampedusani credono poco. “Da trent’anni sentiamo promesse, ma di cambiamenti ne abbiamo visto pochi. Mai nessuno ha messo in campo un vero piano Marshall per l’isola, davanti a un’emergenza che va avanti da 30 anni non bastano un nuovo manto stradale o un deposito per lo stoccaggio dei carburanti”. All’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Mannino gli imprenditori chiederanno di farsi portavoce con il Governo per ottenere nell’immediato uno stop al pagamento delle tasse per il 2024 per “affrontare l’inverno con serenità, per non arrivare stremati all’inizio della prossima stagione. Rischiamo di non arrivarci. Occorre mettere subito in sicurezza l’economia dell’isola o il rischio è che Lampedusa muoia”, conclude.

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Medici esausti, per oltre 8 su 10 sempre più difficile lavorare nel Ssn

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Indagine Univadis Medscape: "Si guarda all’estero per nuove opportunità professionali"

Medico con viso tra le mani -

Stanchi, stressati e insoddisfatti. Oltre 8 medici su 10 considerano sempre più difficile lavorare nel Servizio sanitario nazionale: colpa di turni di lavoro lunghissimi, carenza di personale, scarsa sicurezza negli ospedali, compensi considerati troppo bassi. E per quanto i camici bianchi apprezzino ancora il loro lavoro solo il 60% sceglierebbe nuovamente questa professione ed è sempre più diffusa la tendenza a cercare opportunità lavorative all’estero, soprattutto tra i giovani medici. E’ il quadro che emerge dalla nuova indagine Univadis Medscape Italia, il portale di informazione per i professionisti della salute, svolta su un campione di 1.169 operatori sanitari impiegati a tempo pieno, ovvero che lavorano in media 44 ore settimanali e una media di 56 pazienti a settimana.

Il 57% del campione afferma che carico di lavoro è aumentato negli ospedali ma solo nel 27% dei casi è stato assunto nuovo personale all’interno della struttura. Inoltre, se la precedente indagine 2020, la burocrazia era considerata come l’ostacolo principale per i medici (ora viene citata solo dal 17% del campione), nel 2022 è la mancanza di personale ad affliggere chi lavora nel 35% dei casi. Il malessere è comunque peggiorato dal fatto che l’89% dei medici ritiene di non essere pagato abbastanza. “I medici italiani guadagnano in media 60.000 euro l’anno, ma esiste una grande differenza tra gli ospedalieri e chi opera soprattutto in ambulatorio, inclusi i medici di medicina generale: se per i primi si arriva in media a 56.000 euro l’anno, chi riceve pazienti in ambulatorio ne guadagna fino a 79.000 euro ben 23.000 euro in più”, spiega Daniela Ovadia, direttrice di Univadis Medscape Italia e autrice del report.

“Le donne – continua – poi sono una categoria che viene ulteriormente penalizzata: in media guadagnano circa 20.000 euro all’anno in meno dei colleghi uomini, con l’aggravante di pagare spesso anche il conto più salato in termini di equilibrio tra vita privata e professionale”. Lo scenario è quindi quello di un’insoddisfazione per la propria situazione economica, destinata a crescere anche in considerazione di ulteriori fattori. Da una parte, infatti, risultano scarse le opportunità di guadagno integrativo, inclusi bonus e incentivi ai quali solo un medico su due riesce ad aver accesso. Dall’altra, si è registrato un aumento dell’inflazione – per il 77% del campione il potere d’acquisto è diminuito rispetto al 2021, e per il 75% la situazione non migliorerà nei prossimi due anni – così come un aumento delle spese generali, incluse quelle relative alla sottoscrizione di contratti di assicurazione integrativa che il 73% dei medici dipendenti paga di tasca propria.

“La pandemia da Covid-19 – aggiunge Ovadia – ha portato a vari cambiamenti negli orari e nei salari, ma non è più la principale fonte di problemi all’interno degli ospedali. Le cause sono più strutturali e organizzative: c’è carenza di personale, bassa sicurezza per i medici, aumento delle aggressioni, diminuzione dei benefici, mentre gli stipendi restano sempre uguali. La conseguenza è che sempre più medici, soprattutto i più giovani, sono spinti ad andare a lavorare all’estero, verso Paesi come Svizzera e Inghilterra. Oppure, per ovviare alle difficoltà, si guarda alla sanità privata, un settore che attira sempre maggiore attenzione (per il 32% del campione), cosi come per la prima volta, abbiamo registrato una consistente percentuale di medici che pensa di mettersi in proprio (17%)”.

A compensare almeno in parte il sentiment negativo, rimane la centralità e l’importanza della relazione con i pazienti, che per il 31% del campione resta uno degli aspetti più gratificanti del proprio lavoro (nell’indagine 2020 il dato era del 33%). Altri motivi di soddisfazione personale sono la consapevolezza della propria bravura (26%), l’aver contribuito a rendere il mondo un posto migliore (12%) e l’orgoglio di essere medico (9%).

Inoltre, rispetto all’indagine del 2020, un aspetto degno di nota è quello relativo alla telemedicina: nel precedente report si era registrato scetticismo rispetto all’utilizzo dei nuovi strumenti digitali nell’ambito della salute, mentre adesso risulta in netta crescita chi utilizza strumenti di telemedicina (36%) e ne è soddisfatto (il 71% degli intervistati), tanto che il 20% prevede di estendere la telemedicina alla teleconsultazione (e il 38% ci sta pensando).

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Crescono i casi di lebbra nel mondo: +24% nel 2022

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Sono 174.087 le nuove infezioni segnalate l'anno scorso in aumento rispetto al dato precedente. Il 5,1% dei nuovi pazienti sono bambini

Un ospedale in India (Afp)

Aumentano i casi di lebbra nel mondo. Sono 174.087 le nuove infezioni segnalate nel 2022, in crescita del 23,8% rispetto al 2021 (140.594 casi). Il dato, emerso dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, preoccupa l’Aifo – Associazione italiana amici di Raoul Follereau, paladino dei diritti dei malati di lebbra, di cui ricorre quest’anno il 120esimo anniversario dalla nascita. “L’impegno di Aifo nel mondo si concentra sull’interruzione della trasmissione della lebbra”, ma la missione è anche quella di “prevenire le disabilità ed eliminare le discriminazioni nei confronti delle persone colpite”. Basta stigma, è il messaggio dell’associazione: “Dignità e inclusione affinché nessuno resti ai margini”.

Dal 2013 i nuovi casi di lebbra sono tendenzialmente in progressivo declino, anche se molto lento, ricorda l’Aifo. Negli ultimi 2 anni si è registrato tuttavia un netto aumento, dopo il calo del numero annuale dei nuovi casi, causato dalla pandemia di Covid-19 che ha rallentato le attività di sorveglianza epidemiologica e la capacità diagnostica dei centri di trattamento ambulatoriali. Il report 2022 conferma che i nuovi malati di lebbra si concentrano soprattutto in tre i Paesi: India (103.819), Brasile (19.635) e Indonesia (12.441). Da alcuni anni sono stati diagnosticati alcuni casi autoctoni in Florida, negli Usa, per il contatto con animali silvestri e in particolare con l’armadillo. Molto probabilmente, a seguire, questo ha innescato un aumento della trasmissione interumana. Il 5,1% dei nuovi pazienti sono bambini, con un incremento delle diagnosi tra i più piccoli pari al 14,6% rispetto al 2021.

Le strategie dell’Oms per l’eliminazione della malattia sono focalizzate sul sostegno ai servizi di trattamento, così da garantire una diagnosi precoce e migliorare la qualità delle cure. Continua infatti a crescere il numero di persone che presentano gravi disabilità già al momento della diagnosi (9.554 nel 2022, +12,8% rispetto al 2021 quando erano 8.469, più dei 7.198 nel 2020). Dal report risulta infine che diversi Paesi segnalano ancora discriminazioni nei confronti dei malati di lebbra, o hanno leggi che consentono discriminazioni basate sulla malattia. “Proprio per questo, e non da oggi, Aifo prevede un’importante attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni – sottolinea l’associazione – affinché le persone colpite non subiscano discriminazioni e siano incluse nelle comunità in cui vivono. Dal 2016 anche le strategie dell’Oms comprendono la riduzione dello stigma nei confronti delle persone colpite dalla lebbra”.

Nei progetti di controllo della lebbra, Aifo segue la Road Map 2021-2030 per il controllo delle malattie tropicali neglette, sviluppata dall’Oms e in linea con la strategia globale Towards zero leprosy 2021-2030. Gli obiettivi sono: la diminuzione significativa dei casi diagnosticati ogni anno, la riduzione delle persone che presentano disabilità gravi al momento della diagnosi, la diminuzione del numero di bambini colpiti. “Il cammino verso un mondo senza lebbra è lungo e presuppone diversi obiettivi da raggiungere attraverso un lavoro costante e collettivo – afferma Giovanni Gazzoli, medico Aifo esperto in malattie tropicali – E’ necessario interrompere la catena di trasmissione della malattia, prevenire le disabilità causate dalla malattia, promuovere e sostenere l’inclusione sociale delle persone colpite, eliminando le barriere politiche, sociali e culturali. Crediamo sia positivo il fatto che la lotta contro lo stigma legato alla lebbra rappresenti una priorità per l’Oms, come lo è da sempre stato per Aifo. Di contro, è evidente come il calo dei nuovi casi annuali è progressivo, ma ancora troppo lento rispetto a quanto previsto e, come atteso, in aumento dopo la pandemia da Covid-19”.

“L’impegno di Aifo nel mondo – dichiara il presidente dell’associazione, Antonio Lissoni – si concentra sull’interruzione della trasmissione della lebbra”, ma intende anche “prevenire le disabilità ed eliminare le discriminazioni nei confronti delle persone colpite, oltre il pregiudizio e lo stigma, promuovendo l’inclusione sociale per ridare dignità di persona a coloro a cui non è riconosciuta per una malattia”. Nei Paesi in cui è presente, in linea con gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile Sdg 2030, Aifo promuove un approccio multisettoriale che include riabilitazione fisica delle persone con disabilità, educazione sanitaria e informazione per la popolazione in generale, riabilitazione socioeconomica in favore delle persone colpite e delle loro famiglie.

Oggi – conclude l’associazione – la lebbra è ancora un problema sanitario importante in vari Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, dove persistono condizioni socioeconomiche precarie che favoriscono la trasmissione della malattia. In futuro si tratterà di promuovere azioni integrate con il controllo delle altre malattie tropicali neglette. “Aifo si mobilita ogni anno anche in Italia. Il prossimo 28 gennaio si celebrerà la 71esima Giornata mondiale dei malati di lebbra, e con sempre maggiore convinzione – assicura Lissoni – Aifo si spenderà per non abbassare i riflettori su questa malattia curabile, la cui catena di trasmissione nei Paesi più vulnerabili è ancora attiva e va interrotta subito”.

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Bronchiolite, pediatra Bambino Gesù: “Preoccupa, picco anticipato”

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Vittucci: "Con figli sotto i 6 mesi è utile che genitori, nonni e tata indossino mascherina se sono raffreddati"

Neonati in culla - Fotogramma

“Il virus respiratorio sinciziale preoccupa se preso nei primi mesi di vita perché può dare bronchioli importanti”. Lo sottolinea all’Adnkronos Salute, Anna Chiara Vittucci, specialista della Pediatria generale dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

Il virus respiratorio sinciziale (Rsv) “ha sempre preoccupato – chiarisce il medico – e con l’arrivo di Sars-CoV-2 ha modificato la stagionalità a cui eravamo abituati. In Italia di solito l’Rsv arrivava nella fascia novembre-marzo con picchi a gennaio, mentre abbiamo avuto recentemente picchi anticipati e questo ha modificato quello a cui eravamo abituati. Oggi con una risalita dei casi Covid dobbiamo ancora capire come andrà la stagione che vede anche la presenza dell’influenza. Prevenzione? La mascherina può aiutare, soprattutto se con figli sotto i 6 mesi può essere utile se indossata dai genitori, i nonni e la tata”.

“La pandemia Covid ha fatto capire ai genitori l’importanza del lavaggio delle mani – prosegue Vittucci -. Se un adulto è raffreddato o ha dei sintomi influenzali è bene che stia lontano dal piccolo oppure che si protegga con una mascherina”. Sul fronte terapie? “Al momento non ci sono terapie di supporto, ma non c’è un farmaco specifico. Aspettiamo – conclude – i vaccini che dovrebbero arrivare”.

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Covid, Ecdc: “Circolerà con influenza e virus sinciziale”

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La direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie: "Pericolo di malattie e morti fra i più vulnerabili"

Tampone Covid (Fotogramma)

Durante l’autunno e l’inverno alle porte, “prevediamo una recrudescenza dell’influenza stagionale e del virus respiratorio sinciziale”. E’ il quadro prospettato da Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), in conferenza stampa con Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema. Al contempo, “osserviamo anche un aumento della trasmissione di Sars-CoV-2 nell’Ue/Spazio economico europeo e prevediamo che i virus” respiratori “co-circoleranno nei prossimi mesi”. Questa co-circolazione “metterà le persone vulnerabili a rischio di malattie gravi e di morte, con una maggiore pressione sull’assistenza sanitaria”. “E’ difficile prevedere con esattezza quando la circolazione dei virus respiratori aumenterà o raggiungerà il picco”, ha aggiunto Ammon. Quanto al rialzo dei casi Covid, “è probabilmente dovuto all’aumento dei viaggi e ai grandi raduni estivi – ha evidenziato la numero uno dell’Ecdc – e al calo dell’immunità dopo un lungo periodo di bassa circolazione del virus”. “I nostri modelli hanno mostrato che una campagna vaccinale anti-Covid con un’elevata adesione, rivolta a persone di età dai 60 anni in su, potrebbe prevenire circa il 21-32% di tutti i ricoveri correlati a Covid nell’Unione europea o nello spazio economico europeo fino al 24 febbraio”.

“Dobbiamo agire ora per ridurre al minimo l’impatto” dei virus respiratori che co-circoleranno nel prossimo autunno-inverno: Sars-CoV-2, influenza e virus respiratorio sinciziale Rsv. Servono “forti misure di sanità pubblica tra cui la vaccinazione contro Covid e influenza, l’utilizzo delle misure di protezione individuale, la sorveglianza e la segnalazione”. “Covid-19, influenza e Rsv rimangono sfide significative per la salute pubblica”, ha avvertito Cooke. Le persone che appartengono a categorie a rischio e sono vulnerabili dovrebbero vaccinarsi”, perché “la vaccinazione è il modo più efficace per prevenire le infezioni e proteggere da malattie gravi e ospedalizzazione”. “La co-somministrazione dei vaccini contro Covid e influenza è fattibile”, ha aggiunto la numero uno dell’Ema. “Gli Stati membri – conclude – prenderanno decisioni sulle loro campagne di vaccinazione nazionali in base alle condizioni epidemiologiche e alla disponibilità di vaccini nei loro Paesi”.

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“Io usato per giustificare spazio a no vax”, il post di Galli su Rai e caso Citro della Riva

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L'infettivologo: "Ignobile trappola, trattandosi di Rai Radio 1 sono stato meno prudente di quanto sarebbe stato necessario"

“Considero, per quanto mi riguarda, che si sia trattato di un’ignobile trappola, in cui sono stato usato per ‘giustificare’ lo spazio dato al no vax. Trattandosi di Rai Radio 1, il servizio pubblico, sono stato meno prudente di quanto sarebbe stato necessario”. Così su X l’infettivologo Massimo Galli torna sulla sua partecipazione alla trasmissione ‘Giù la maschera’ su Rai Radio 1, condotta da Marcello Foa, dove era ospite anche il medico Massimo Citro della Riva che ha parlato di cure non assicurate ai malati di Covid e di presunti pericoli dei vaccini.

“Da decenni, fin dai tempi in cui imperversavano i negatori di Hiv/Aids – ricorda Galli – ho sistematicamente rifiutato di confrontarmi pubblicamente con i sostenitori di posizioni antiscientifiche”.

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Covid e scuola, Vaia: “No al ritorno di mascherine e Dad”

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Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute: "Istituito tavolo tra ministeri. Contagi? Abbastanza contenuti"

“Bisogna evitare assolutamente il ritorno delle mascherine a scuola e della Dad” contro il Covid “per fare questo abbiamo istituito un tavolo interdisciplinare tra ministero della Salute, Istruzione e merito, Pubblica amministrazione e con il ministero del Lavoro per verificare insieme quali misure adottare per dare serenità ai ragazzi, al corpo docente e non docente e ai famigliari a casa”. Lo ha detto al Tg1 il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Francesco Vaia.

“Dai primi dati in nostro possesso – ha aggiunto Vaia – rileviamo un aumento abbastanza contenuto dei contagi da Covid-19, ben al di sotto sia in termini percentuali che assoluti di quanto alcuni temevano”.

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Fed lascia i tassi invariati: “Pronti ad alzarli se necessario”

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Non si esclude un possibile nuovo aumento entro l'anno

Il presidente della Fed, Jerome Powell  - Afp

Il Federal Open Market Committee (Fomc) della Federal Reserve (Fed) degli Stati Uniti lascia invariati i tassi nel range compreso tra il 5,25% e il 5,50%. Con questa decisione la Fed interrompe il percorso di inasprimento della politica monetaria dopo l’aumento di 25 punti base di luglio. Dall’inizio della sequenza iniziata nel marzo del 2022 ci sono stati undici aumenti, che ha portato il prezzo del denaro al livello più alto dal gennaio 2001.

La Fed non esclude tuttavia la possibilità di un ulteriore aumento dei tassi: i banchieri centrali infatti spostano l’attenzione su quanto a lungo manterranno i tassi alti e quando decideranno che sono stati compiuti progressi sufficienti nella lotta all’inflazione. La Fed prevede che l’economia statunitense crescerà del 2,1% quest’anno, in aumento rispetto all’1% previsto solo pochi mesi fa e ha migliorato le aspettative per quanto riguarda il mercato del lavoro e ora si aspettano che il tasso di disoccupazione scende al 3,8% nel 2023, in calo rispetto alla precedente previsione del 4,1%.

I banchieri centrali, invece, hanno leggermente rivisto al ribasso le loro aspettative di un rallentamento dell’inflazione quest’anno. E ora prevedono di mantenere i tassi più alti più a lungo, con le nuove proiezioni che mostrano meno tagli dei tassi nel 2024 e nel 2025 rispetto alle stime precedenti. “Gli indicatori recenti suggeriscono che l’attività economica si è espansa a un ritmo sostenuto”, si legge in una nota della Fed. “L’aumento dei posti di lavoro è rallentato negli ultimi mesi ma rimane forte, e il tasso di disoccupazione è rimasto basso. L’inflazione rimane elevata”. “Le condizioni creditizie più restrittive per le famiglie e le imprese – sottolinea la Fed – probabilmente peseranno sull’attività economica, sulle assunzioni e sull’inflazione. La portata di questi effetti rimane incerta”.

Ora, spiega il ‘Washington Post’, il dibattito interno alla Fed ruota attorno all’opportunità di mantenere i tassi stabili o continuare a spingerli verso l’alto entro la fine dell’anno. Molto dipenderà da come si evolverà l’economia nei prossimi mesi e se eventuali nuovi shock ostacoleranno l’attento esame del mondo post-covid da parte della Fed.

“La Fed è pronta ad alzare ulteriormente i tassi se appropriato”, ha quindi affermato il presidente della Fed, Jerome Powell nel corso della conferenza stampa al termine della riunione della Fomc, sottolineando che “la Fed farà tutto il necessario per raggiungere gli obiettivi del suo mandato che sono la stabilità dei prezzi e la massima occupazione”. L’economia statunitense “sta crescendo a un ritmo sostenuto e quest’anno il pil Usa dovrebbe crescere del 2,1%”.

Per il futuro l’obiettivo della Fed, sottolinea Powell, “è quella di fare delle valutazioni meeting per meeting” : “Vogliamo vedere i dati e vogliamo prove convincenti che ci indichino che l’inflazione si sta muovendo nella direzione auspicata”.

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