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Cultura

A Pompei emerge il panificio-prigione

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Nel pavimento intagli per coordinare il movimento di asini e operai schiavizzati

Il panificio-prigione riemerso a Pompei

Scoperto a Pompei il panificio-prigione, dove persone ridotte in schiavitù e asini erano rinchiusi e sfruttati per macinare il grano necessario a produrre il pane. Era un ambiente angusto e senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con occhi bendati. Il ritrovamento sembra confermare il celebre racconto di Apuleio dal titolo "L'asino d'oro" contenuto nelle "Metamorfosi".

Per il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, "questa scoperta è un’ulteriore conferma del valore inestimabile dell’intero sito archeologico. Il Parco di Pompei continua a rivelare nuovi tesori che si aggiungono al patrimonio già ricchissimo della nostra Nazione. Queste nuove scoperte, frutto di scavi e di una ricerca scientifica continua e puntuale, confermano l’unicità di un luogo che tutto il mondo ci invidia”, si legge in una nota.

L'impianto è emerso nella Regio IX, insula 10, dove sono in corso scavi nell'ambito di un più ampio progetto di messa in sicurezza e manutenzione dei fronti che perimetrano l'area ancora non indagata della città antica di Pompei. L'annuncio è stato dato oggi dal direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel

Le indagini hanno restituito una casa in corso di ristrutturazione. Un'abitazione suddivisa - come spesso avviene - in un settore residenziale decorato con raffinati affreschi di IV stile, e un quartiere produttivo destinato in questo caso alla panificazione. In uno degli ambienti del panificio, erano già emerse nei mesi scorsi tre vittime, a conferma che nonostante la ristrutturazione in corso, la dimora fosse tutt’altro che disabitata.

La scoperta restituisce una 'fotografia/testimonianza' del lavoro massacrante a cui erano sottoposti uomini, donne e animali negli antichi mulini-panifici, del cui racconto abbiamo la fortuna di poter disporre di una fonte d'eccezione, lo scrittore Apuleio, vissuto nel II secolo d.C., che nelle Metamorfosi IX 11-13, racconta l'esperienza del protagonista, Lucio, trasformato in asino e venduto a un mugnaio, evidentemente sulla base di una conoscenza diretta di contesti simili.

Le nuove scoperte rendono possibile descrivere meglio anche il funzionamento pratico dell'impianto produttivo che, seppure in disuso al momento dell’eruzione, ci restituisce una conferma puntuale del quadro sconcertante dipinto da Apuleio.

Il settore produttivo messo in luce è privo di porte e comunicazioni con l'esterno; l'unica uscita dà sull'atrio; nemmeno la stalla possiede un accesso stradale come frequente in altri casi. "Si tratta, in altre parole, di uno spazio in cui dobbiamo immaginare la presenza di persone di status servile di cui il proprietario sentiva il bisogno di limitare la libertà di movimento - fa notare Gabriel Zuchtriegel, in un articolo scientifico a più mani pubblicato oggi sull'E-Journal degli scavi di Pompei - È il lato più sconvolgente della schiavitù antica, quello privo di rapporti di fiducia e promesse di manomissione, dove ci si riduceva alla bruta violenza, impressione che è pienamente confermata dalla chiusura delle poche finestre con grate di ferro".

La zona delle macine, ubicate nella parte meridionale dell'ambiente centrale, è adiacente alla stalla, caratterizzata dalla presenza di una lunga mangiatoia. Attorno alle macine si individua una serie di incavi semicircolari nelle lastre di basalto vulcanico. Data la forte resistenza del materiale, è verosimile che quelle che a prima vista potrebbero sembrare delle “impronte” siano in realtà intagli realizzati appositamente per evitare che gli animali da tiro scivolassero sulla pavimentazione e contemporaneamente tracciare un percorso, formando in tal modo un "solco circolare" (curva canalis) come lo descrive anche Apuleio.

"Le fonti iconografiche e letterarie, in particolare i rilievi della tomba di Eurysaces a Roma, suggeriscono che di norma una macina fosse movimentata da una coppia composta da un asino e uno schiavo. Quest'ultimo, oltre a spingere la mola, aveva il compito di incitare l’animale e monitorare il processo di macinatura, aggiungere del grano e prelevare la farina", spiega il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

L'usura dei vari intagli può essere ascritta agli infinti giri, sempre uguali, svolti secondo lo schema predisposto nella pavimentazione. Più che a un solco viene pertanto da pensare all’ingranaggio di un meccanismo di orologeria, concepito per sincronizzare il movimento intorno alle quattro macine concentrate in questa zona.

L'ambiente riaffiorato, con la sua testimonianza di dura vita quotidiana, integra il quadro raccontato nella mostra "L'altra Pompei: vite comuni all'ombra del Vesuvio" - che inaugurerà il 15 dicembre alla Palestra grande di Pompei - dedicata a quella miriade di individui spesso dimenticati dalle cronache storiche, come appunto gli schiavi, che costituivano la maggioranza della popolazione e il cui lavoro contribuiva in maniera importante all'economia, ma anche alla cultura e al tessuto sociale della civiltà romana.

"In ultima analisi - aggiunge il direttore Gabriel Zuchtriegel - sono spazi come questo che ci aiutano anche a capire perché c’era chi riteneva necessario cambiare quel mondo e perché negli stessi anni un membro di un piccolo gruppo religioso di nome Paolo, poi santificato, scrive che è meglio essere tutti servi, douloi che vuol dire schiavi, ma non di un padrone terrestre, bensì di uno celeste".

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Cultura

Restauro per statue in marmo e gruppi in bronzo...

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Intervento dal 3 marzo al 25 settembre finanziato dal Gruppo Bulgari tramite l'art bonus

La scultura marmorea che rappresenta il Mar Tirreno, fra le opere in restauro all'Altare della Patria

"Uno dei simboli della nazione, sia del Risorgimento che della Repubblica, ma anche un'opera d'arte da tutelare e valorizzare". Così Edith Gabrielli, direttrice generale del ViVe, il museo Vittoriano-palazzo Venezia, descrive l'Altare della Patria, dove dal 3 marzo partiranno i lavori di restauro delle statue in marmo che ornano le fontane e che rappresentano il Tirreno e l'Adriatico e dei gruppi in bronzo che raffigurano idealmente il Pensiero e l'Azione, nonché dei pennoni su cui sono issate le bandiere tricolori con le Vittorie Alate, con il ripristino delle finiture dorate, che è previsto termineranno il 25 settembre, tenendo anche conto delle interruzioni per le cerimonie istituzionali.

"Vogliamo aprire la strada alla piena valorizzazione del monumento e dei suoi artisti, anche in rapporto al cantiere per la costruzione della fermata di piazza Venezia della linea C della metropolitana, per cui metteremo a punto un protocollo d'intervento", anticipa Edith Gabrielli nella sala del Refettorio a palazzo Venezia, sottolineando: "Non deve esserci nessuna contrapposizione fra la conservazione e l'innovazione, obiettivo che si raggiunge soltanto con una piena e felice collaborazione fra pubblico e privato".

Privato che, in questo caso, si chiama Gruppo Bulgari autore di una donazione di 240.000 euro tramite l'art bonus. "Da bambino - racconta Jean-Christophe Babin, Amministratore delegato della maison - consideravo il Vittoriano, assieme al Colosseo, come il monumento simbolo di Roma. Oggi, a sessant'anni di distanza dalla mia prima visita alla Città Eterna, sono davvero emozionato nel contribuire al suo restauro. Roma ispira una dimensione gigantesca e il gruppo Bulgari deve tanto se non tutto a Roma, fonte continua di ispirazione, essendo la città più ricca d'arte al mondo. Ora vogliamo rendere a Roma quel che Roma ci ha donato".

La restauratrice Susanna Sarmati spiega che "finora, il Vittoriano è stato sempre concepito come monumento architettonico unico, subendo interventi di restauro anche invasivi. Ora, vogliamo mettere in risalto le singole opere d'arte, in marmo e in bronzo, che contiene". Al progetto di restauro, si aggiungerà poi anche un piano complessivo di adeguamento degli impianti - per il quale saranno stanziati 17 milioni di euro, 14 dal ministero della Cultura e 3 dal ministero della Difesa - anche nell'ottica di un ripensamento delle modalità della sua illuminazione.

Il cantiere di lavoro sarà visitabile - a piccoli gruppi, su prenotazione - anche dai cittadini romani e dai turisti, che potranno salire sui ponteggi per osservare 'dal vivo' i restauratori all'opera durante la visita guidata; video-documentari a cadenza settimanale faranno da 'diario del restauro', pubblicati sul sito del ViVe, per consentire di informarsi sullo stato d'avanzamento dei lavori.

(di Enzo Bonaiuto)

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Cultura

Nati il 29 febbraio, speciali o sfortunati? Ecco gli...

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Da Papa Paolo III e Gioachino Rossini al coreografo Mancini e il motociclista Goi, ecco i 'nati bisesti'

Torta di compleanno -

Alcuni si sentono 'speciali', quasi appartenenti a una élite, altri sfortunati per essere nati in anno 'bisesto' che la superstizione vuole sia 'funesto', ma sono tanti gli 'orfani di compleanno', i nati il 29 febbraio, anche ribattezzati 'leapers' perché nel mondo anglosassone l'anno bisestile viene chiamato leap year, anno del salto: le stime parlano di 4-5 milioni di persone, nel mondo, che compiono gli anni in questo giorno. In Italia tra i nomi più famosi del passato si ricordano in particolare il compositore Gioachino Rossini, nato a Pesaro il 29 febbraio 1792, ma anche Papa Paolo III, nato nel 1468.

Diversi gli sportivi accomunati dal giorno di nascita; dal fantino italiano Mauro Matteucci, classe 1956, all'ex calciatrice Monica Placchi e all'ex calciatore Marco Sinigaglia, entrambi nati nel 1968, al pilota motociclistico Ivan Goi e all'ex tennista Andrea Stoppini, tutti e due classe 1980. E ancora, nel mondo dello spettacolo e della cultura: il danzatore e coreografo Giorgio Mancini, l'attrice e regista Antonella Ponziani, la giornalista Rai Elisabetta Caporale (tutti e tre classe 1964, compiono oggi 60 anni) e la showgirl, modella e attrice Sylvie Lubamba (1972).

Non sappiamo come ognuno dei leapers abbia deciso nella vita di festeggiare il proprio compleanno, ma se avesse voluto farlo solo quando il calendario segna 29 febbraio, Rossini oggi avrebbe appena 56 anni, come ironizza il Rossini Opera Festival di Pesaro che su Instagram scrive: "Tanti auguri Gioachino per i tuoi 56 anni! Ma come 56, non sono 232? Forse il maestro avrebbe apprezzato questa ironia sulla sua data di nascita, sicuramente gli sarebbe piaciuto invecchiare con questo ritmo più lento: compiendo gli anni solo ogni 4!".

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Cultura

Mostre: ricycling e rifiuti per pezzi unici da indossare, a...

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Ludovica Cirillo espone negli spazi di via Girolamo Savonarola

a Roma la mostra  'Precious Waste: a transformation journey', pezzi unici da indossare

Riciclo e 'ricreazione' di rifiuti soprattutto elettronici (auricolari, cavi elettrici e tastiere di computer in disuso), ispirazione progettuale per pezzi unici (bijoux) grazie a materiale inutilizzato che si trasforma in opera d'arte. E' il concept di 'Precious Waste: a transformation journey' che vede in programma da domani fino al 2 marzo (via Girolamo Savonarola) una mostra e un workshop firmato dalla griffe ByLUDO, fondato da Ludovica Cirillo per Anthea Studio

Inaugurata a Tokyo lo scorso novembre alla Jinny Street Gallery, la mostra ripropone per la prima volta a Roma una retrospettiva delle collezioni di design ByLUDO, pezzi unici riconfigurati in oggetti da indossare. In 'Precious Waste', ogni collezione sarà presentata come materiale inutilizzato, rielaborato come gioiello artistico e come reinterpretazione fotografica. Grazie alla progressione di queste tre fasi, il visitatore che attraversa il nuovo spazio di Anthea Studio potrà visualizzare tutti i componenti e la loro trasformazione, dimostrando le possibilità creative e le espressioni artistiche del riuso.

Per la prima volta ByLudo creerà un Recycling Workshop (2 marzo dalle 11 alle 13) dove i partecipanti potranno imparare e personalizzare due creazioni di ByLudo, scoprire la storia e l'evoluzione del brand e come usare i materiali di riciclo tecnologico.

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