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Cronaca

Luis Suarez, tentativo fraudolento per ottenere la...

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Luis Suarez, tentativo fraudolento per ottenere la Cittadinanza Italiana

Luis Suarez ha sostenuto un esame fasullo per ottenere la Cittadinanza ed il passaggio alla Juventus.

Il calciatore attaccante del Barcellona e della nazionale uruguaiana, Luis Alberto Suarez Díaz, nato a Salto Oriental in Uruguay il 24 gennaio 1987, avrebbe sostenuto un finto esame per ottenere cittadinanza e passaggio alla Juventus.

Dall’inchiesta è emerso che gli argomenti discussi durante l’esame erano stati preventivamente concordati con il candidato e che il voto gli era stato attribuito ancor prima dell’esame“, ha affermato la Procura della Repubblica di Perugia.

L’indagine è nata per caso, come la maggior parte di queste. Siamo partiti, a febbraio 2020, a fare accertamenti sull’Università per Stranieri di Perugia per attività poco trasparenti. Ci siamo trovati in questa situazione in cui è stato chiesto, da parte di una squadra di Serie A, di far svolgere l’esame a Suarez. La Juventus era intenzionata a tesserare il giocatore e l’Università era disponibile nel far sostenere l’esame. I problemi sono sorti quando ci siamo trovati di fronte ad una persona che non aveva alcuna conoscenza dell’italiano. Formalmente è stato conseguito con un livello di conoscenza intermedio, ma abbiamo scoperto fosse tutto predeterminato. Non c’è stata alcuna pressione esterna, è stata iniziativa di chi lavora all’Università di Perugia che si sono lasciati ammaliare da un personaggio del genere“, ha affermato il Dott. Selvaggio Sarri, Colonnello della Guardia di Finanza che coordina le indagini sul caso Suarez.

Il calciatore avrebbe dunque imbrogliato, con la complicità dei suoi docenti all’Università per Stranieri.

Le intercettazioni

Non spiccica una parola, non coniuga i verbi e parla all’infinito” , avrebbe dichiarato un esaminatore.
Con uno stipendio di 10 milioni di euro a stagione, non puoi farglielo mancare, anche se non sa coniugare i verbi e parla all’infinito” .
Ma te pare che lo bocciamo” aggiunge con un non meglio identificato interlocutore. “Non dovrebbe, deve, passerà, perché con dieci milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1 (il livello della certificazione ), anche se non sa coniugare i verbi e parla all’infinito“.

In un’altra intercettazione:
Eh, allora, lui sta un po’ memorizzando le varie parti dell’esame e l’abbiamo instradato bene“.

Ed ancora:
Il discorso è che comunque……. sul verbale non ho problemi a metterci la firma perché in commissione ci sono io e mi assumerò la responsabilità dell’attribuzione del punteggio. Il mio timore qual è che poi tirando tirando, diamo il livello ed esce, i giornalisti fanno due domande in italiano e la persona va in crisi. Quindi un po’ di preoccupazione ce l’ho perché è una gatta da pelare come si fa si fa male“.

E dulcis in fundo:
Io lo faccio già preparare ma devo attendere l’anagrafica, quando una volta che si è inserito, io posso già metterci il voto. Mi dici tu che voto ci do e via”.
Brava, mettici il minimo”.
3, 3, 3, 3, 3”.

Poi l’indagato conclude:
Brava perfetto, metti tutti 3. E perché tanto ho sentito la rettrice ieri, la linea è quella”.

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Cronaca

Ambulatori e polimabulatori: “Sospendere nuovo...

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'Così 8mila strutture non possono fornire medicina del territorio equa e di qualità'

Ambulatori e polimabulatori:

"Il taglio sul tariffario così operato costituisce un vero e proprio danno alla salute di tutti i cittadini, già abbastanza gravata dalla pandemia da Covid-19, in quanto propone dei rimborsi al di sotto del costo degli stessi materiali. Per questo si è chiesta una sospensione di almeno 6 mesi dell'applicazione del nuovo nomenclatore tariffario, per poter verificare la correttezza dei tagli effettuati, al fine di non dover dare per deceduto il diritto alla salute, costituzionalmente tutelato dall'articolo 32". E' l'appello che arriva dall'Upa, l'Unione ambulatori e poliambulatori, che riunisce le principali sigle di settore delle strutture private e accreditate che erogano esami e prestazioni.

Ieri si è tenuto al ministero della Salute un nuovo incontro proprio sul nuovo nomenclatore tariffario nazionale tra i rappresentati di Upa (il rappresentante regionale di Confapi Sanità e Salute Mariastella Giorlandino, il presidente di Anisap Valter Rufini, il presidente di FederLab Italia Gennaro Lamberti e il presidente di Fnob Vincenzo D'Anna. E del ministero (il capo di Gabinetto del ministro, Marco Mattei; il capo della segreteria politica del sottosegretario Marcello Gemmato, Ettore Ruggi d'Aragona; il capo della Segreteria tecnica del ministro della Salute, Mara Campitello).

"La mancanza di lungimiranza di chi ha fatto i conti - rimarca l'Upa - si denota anche dal fatto che non ci si è resi conto che questi tagli incidono negativamente anche per le strutture ospedaliere pubbliche, già colpite da deficit macroscopici, gravando ancor di più sulle tasche di noi italiani chiamati a risanare il debito pubblico. Tali tagli impediscono alla sanità privata, costituita da 8mila laboratori e poliambulatori presenti su tutto il territorio nazionale, di fornire una medicina del territorio equa e di qualità. La sanità privata convenzionata costituisce una risorsa capillare del territorio a tutela dei cittadini, poiché l'unica in grado quotidianamente di dare risposte diagnostiche ai cittadini anche a distanza di due ore, tempestività necessaria soprattutto per le patologie gravi. Purtroppo queste decisioni del ministero della Salute lasciano basiti e interdetti perché contrari alla tutela della sanità italiana. Per tale ragione richiederemo ad Agenas il parere espresso su tale nuovo nomenclatore tariffario".

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Cronaca

Quasi 50% adolescenti ha pensieri di suicidio, studio Cnr...

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Secondari l'abuso di alcol o di sostanze psicotrope. Pesa di più la sfera sociale

(Fotogramma)

Uno studio italiano svela il meccanismo che porta allo sviluppo di pensieri di suicidio in adolescenza, che tormentano almeno una volta nella vita quasi il 50% dei ragazzi, maggiormente le femmine. A fare chiarezza su un fenomeno che è esploso con la pandemia e il lockdown è uno studio condotto dal Gruppo multidisciplinare di ricerca mutamenti sociali, valutazione e metodi (Musa) dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Irpps), attraverso un approccio di ricerca di tipo psicosociale. Il lavoro ha ribaltato i cliché, dimostrando che i disagi psicologici che alimentano i pensieri suicidari "non costituiscono l'origine del problema, rintracciata, invece, in particolari dinamiche di interazione sociale e in specifiche caratteristiche sociodemografiche", spiegano i ricercatori che hanno verificato anche come l'abuso di alcol e l'uso di sostanze psicotrope risultano "secondari". Lo studio, pubblicato sulla rivista 'Scientific Reports' di 'Nature', fornisce risultati utili alla comprensione del problema e alla progettazione di interventi mirati a sostegno del benessere giovanile.

Lo studio si è basato sui dati di un'indagine quantitativa trasversale post-pandemica condotta dal gruppo a cavallo tra il 2021 e il 2022 attraverso la tecnica Capi (Computer Assisted Personal Interview) su un campione rappresentativo di 4.288 adolescenti italiani delle scuole pubbliche secondarie di secondo grado. Mentre la maggioranza degli studi sui pensieri suicidari condotti a livello mondiale analizza esclusivamente gli aspetti psicologici del fenomeno, la ricerca del gruppo Musa ha analizzato l'eziologia del pensiero tra gli adolescenti prendendo in esame simultaneamente una serie di fattori socio-demografici, psicologici e sociologici, per analizzarne la relativa influenza sul problema.

"Un primo dato emerso è che il 44,9% degli adolescenti italiani ha sperimentato almeno una volta il pensiero suicida (23,2%, una volta; 21,7% più di una volta), che riguarda pensieri di pianificazione del suicidio, desideri e preoccupazioni riguardo alla morte. I risultati - evidenziano gli scienziati - hanno confermato l'esistenza di un'associazione diretta tra il malessere psicologico e il pensiero suicida, chiarendo però come, ad esclusione di implicazioni psichiatriche, esso non determina ma è determinato dal deterioramento dell'interazione umana. La sfera sociale viene così a configurarsi come il principale oggetto di ricerca ai fini della comprensione e del trattamento del problema dei pensieri suicidi".

"Rispetto allo status socio-demografico, il pensiero suicida caratterizza maggiormente le ragazze (6 su 10, contro 4 ragazzi su 10), chi vive nelle aree settentrionali del Paese, chi ha una cittadinanza straniera, chi frequenta gli istituti tecnici, i non credenti e chi ha un background familiare economico basso - riporta lo studio - Come dimostrato dalle analisi matematiche effettuate, sono però specifiche caratteristiche dello status relazionale e dell'interazione sociale all'origine del fenomeno. Nello specifico, i pensieri suicidi scaturiscono da una compromissione della salute mentale caratterizzata da ansia, depressione, bassa autostima, felicità e soddisfazione, alta intensità di emozioni primarie negative e un atteggiamento negativo verso il futuro". Gli aspetti appena elencati sono però "sintomi della presenza di una stretta e insoddisfacente rete amicale, di relazioni qualitativamente scarse con pari e genitori, di problemi di rendimento scolastico, iperconnessione, insoddisfazione corporea e coinvolgimento come vittime nel bullismo e nel cyberbullismo", analizza il Cnr.

"Il fatto che le ragazze maturino pensieri suicidi più dei loro coetanei è motivato dall'influenza di norme sociali di genere e dalla pressione di modelli estetici che compromettono la soddisfazione corporea, l'autostima e il piano delle emozioni - commenta Antonio Tintori del Cnr-Irpps, responsabile dell'indagine - La maggiore frequenza del pensiero suicida tra gli adolescenti delle regioni settentrionali, gli intervistati stranieri e i non credenti, testimonia invece il ruolo cruciale dell'interazione sociale, che in Italia tende a essere più forte nelle regioni del Centro-Sud rispetto al Nord, mentre il rischio più elevato di comportamenti suicidari negli adolescenti con un background migratorio è spiegato non solo dalle sfide di acculturazione, ma anche spesso dalla presenza di condizioni socioeconomiche svantaggiate, che costituiscono parimenti un limite all'integrazione".

"Analogamente, il ruolo protettivo del credo religioso si connette allo spirito di comunità e alle reti sociali di sostegno caratterizzanti la partecipazione religiosa - prosegue Tintori - Relazioni sociali più rarefatte o formali, o percepite di minore intensità qualitativa, sono invece fattori determinanti il pensiero suicida come nel caso degli studenti liceali, che a parte nutrire più alte aspettative di rendimento scolastico stanno iniziando a sperimentare, ormai anche in Italia, modelli relazionali simili a quelli del Nord Europa, con genitori con un elevato status culturale meno presenti e che delegano maggiormente il loro accudimento a professionisti del settore".

Controllando contemporaneamente l'influenza diretta e indiretta di molteplici variabili, sia di natura sociologica che psicologica, l'approccio epistemologico interdisciplinare adottato ha inoltre permesso di "ridimensionare precedenti risultati scientifici, mostrando come fattori solitamente ritenuti influenti, come la tolleranza all'uso dell'alcol e delle sostanze psicotrope in generale, siano di fatto solo secondari nella spiegazione del fenomeno", avvertono i ricercatori.

Considerando il grave impatto della pandemia di Covid sulla salute mentale degli adolescenti e la trasposizione dell'interazione sociale sempre più sul piano virtuale, lo studio evidenzia l'urgente bisogno di interventi mirati e contestualizzati. "I nostri risultati mostrano il ruolo centrale e cruciale della scuola nel sostegno del benessere relazionale giovanile - conclude Tintori - Interventi più esperti dovrebbero essere attivati urgentemente a partire dalle scuole primarie, con il coinvolgimento di insegnanti e genitori, in materia di iperconnessione, devianza e violenza relazionale, educazione emotiva, autostima e decostruzione di simbolismi e condizionamenti sociali che stereotipizzano e gerarchizzano l'ambiente vissuto, a partire dalle asimmetrie di genere, deteriorando sostanzialmente la qualità di vita dei giovani".

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Cronaca

Covid, Simit: “Fragili non protetti da vaccino a...

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Mastroianni: "Necessario intervenire precocemente"

Covid, Simit:

"Quasi 9mila morti da inizio anno: la vaccinazione e i trattamenti precoci sono fondamentali per ridurre ospedalizzazioni e decessi dovuti al Sars-CoV-2". Lo affermano gli specialisti della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), riuniti a Firenze per il XXII Congresso nazionale che si chiude oggi.

"Per evitare l'infezione innanzitutto i soggetti fragili dovrebbero vaccinarsi. Questo è il messaggio più importante - raccomanda Claudio Mastroianni, past president Simit - Se poi anche loro si infettano, perché purtroppo i vaccini in alcuni soggetti possono essere inefficaci, è necessario intervenire precocemente con dei trattamenti che noi abbiamo a disposizione. Abbiamo un farmaco antivirale a disposizione dei medici di medicina generale che può essere prescritto tranquillamente e ritirato nelle farmacie territoriali. Oltre a questa possibilità, c'è anche quella di effettuare delle terapie all'interno di ambulatori dedicati degli ospedali, sempre con antivirali o anche con anticorpi monoclonali, perché l'obiettivo più importante nel prevenire l'aggravamento della malattia è intervenire il più precocemente possibile".

Se l'efficacia neutralizzante in vitro della maggior parte degli anticorpi monoclonali di fronte al proliferare delle nuove sottovarianti Omicron è diminuita riducendone drasticamente l'efficacia - è stato sottolineato durante il congresso - resta l'eccezione di sotrovimab, che grazie al suo profilo è in grado di prevenire gli effetti più gravi della malattia. Sotrovimab, infatti, ha solo una modesta riduzione di efficacia neutralizzante verso le nuove sottovarianti di Omicron Eg.5.1 (Eris) e Xbb (Kraken). In secondo luogo, ha anche un'azione immunomodulante, per cui potenzia la risposta immunitaria anche nei pazienti immunocompromessi, a differenza degli altri monoclonali che hanno solo un effetto neutralizzante. Oltre ai dati virologici e al meccanismo d'azione, ci sono anche aspetti farmacocinetici che compensano la modesta riduzione di efficacia in vitro, in virtù dei quali recenti studi di real world evidence internazionali hanno dimostrato l'efficacia del farmaco anche nelle più recenti varianti Omicron, tanto che alcune linee guida europee come quelle inglesi lo raccomandano come alternativa all'antivirale orale laddove questo non possa essere utilizzato.

"Gli anticorpi monoclonali nella gestione dell'infezione da Sars-CoV-2 - conclude Mastroianni - sono stati una grande innovazione. Purtroppo l'attività di questi anticorpi è specifica per la proteina e quindi la variante che sta circolando in quel momento, e quindi parecchi anticorpi monoclonali che abbiamo utilizzato attualmente non sono efficaci. Abbiamo a disposizione, soprattutto per i dati di real life su grosse casistiche, un anticorpo monoclonale che è in grado comunque di mantenere una certa efficacia e di proteggere contro la malattia severa, l'ospedalizzazione e i decessi".

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