Entra in contatto con noi

Tv & Gossip

UN POSTO AL SOLE, trame della puntata del 12/04/2022 EP5922

Pubblicato

il

L’arrivo a Napoli del fratello di Riccardo riapre una ferita che non si era mai chiusa del tutto e spinge il medico a un duro confronto con Virginia. Bianca deve portare a termine la nuova difficile sfida proposta dal suo misterioso interlocutore. Guido deve, in qualche modo, porre rimedio all’invito fatto a Michele.

La sua passione per il giornalismo lo spinge non solo a diventare giornalista ma anche a fondare una sua testata giornalistica: è così che nel 2020 nasce Sbircia la Notizia Magazine, della quale è editore e direttore responsabile.

Cronaca

È morta la cantante-attrice Irene Cara a 63 anni

Pubblicato

il

Irene Cara, la cantante-attrice nota per aver interpretato e cantato le title track dei film degli anni ’80 Fame e Flashdance , è morta. Aveva 63 anni. Secondo una dichiarazione rilasciata sabato 26 novembre la causa della morte è al momento sconosciuta. “È con profonda tristezza e a nome della sua famiglia che annuncio la morte di Irene Cara. Si è spenta nella sua casa in Florida. La causa del decesso è al momento sconosciuta e sarà resa nota quando saranno disponibili le informazioni“, ha twittato il suo agente, Judith Moose, dall’account ufficiale della cantante.

La newyorkese “era una figura di grande talento, la cui eredità vivrà attraverso i suoi film e la sua musica”, ha scritto il suo agente.

La carriera di Irene Cara e i suoi successi

Irene Cara, nata il 18 marzo 1959 nel Bronx, è nota soprattutto per il suo ruolo di protagonista nel film musicale Fame del 1980. L’attrice americana di origine portoricana e cubana interpretò il ruolo di Coco Hernandez e cantò l’omonimo titolo del film.

Il successo di Fame si ripercuote anche nell’industria musicale: Cara viene nominata ai Grammy Awards come Best New Artist e Best Female Pop Vocal Performance. L’LP di debutto di Cara, Anyone Can See, arriva nel 1982.

Il successo con Flashdance

L’anno successivo, nel 1983, Cara ottiene il suo più grande successo con “Flashdance… What a Feeling”. Il singolo è valso a Cara la seconda vittoria dell’Oscar per la Miglior Canzone Originale e un Grammy Award per la Miglior Performance Vocale Pop Femminile.

Nel decennio successivo, Cara ha continuato a recitare sia sullo schermo che sul palcoscenico. Ha anche fatto da corista per artisti come Lou Reed, Oleta Adams e Evelyn “Champagne” King.

Il ritiro dalla scena di Cara

Negli anni Duemila, Cara ha fatto qualche apparizione in concorsi canori e spettacoli dal vivo. “Ho una bella casa sulla spiaggia e la vita è bella”, ha detto a Songwriter Universe. “Vivo dei miei diritti d’autore e lavoro quando voglio… Guadagno di più non lavorando che lavorando”.

Cara è stata sposata con lo stuntman e regista Conrad Palmisano tra il 1986 e il 1991 e non ha avuto figli

In una dichiarazione successiva su Twitter, Moose ha rivelato che lei e Cara stavano lavorando a “progetti straordinari che avrebbero reso lei e i suoi fan incredibilmente felici”.

“Io e il suo manager li porteremo a termine”, ha detto. “Lei lo vorrebbe”.

Continua a leggere

Interviste

Intervista esclusiva a Vladimir Randazzo: «A me piace la limpidezza, la linearità e la semplicità»

Pubblicato

il

Nato a Ragusa il 6 Agosto 1994, Vladimir Randazzo è uno dei giovani attori italiani più interessanti e talentuosi del momento. Molti sicuramente legano il suo volto alla fiction televisiva di Rai Tre, “Un posto al sole”, in cui interpreta il ruolo di Nunzio Cammarota.

Randazzo, che ha sempre nutrito sin da piccolo la passione per la recitazione, ha cominciato piuttosto presto la sua carriera, prendendo parte a diverse serie tv e pellicole cinematografiche: “Il giovane Montalbano”, “A mano disarmata”, “Squadra Antimafia 8”.

Ma il primo amore di questo bell’attore siciliano resta sempre il teatro, da cui ha mosso i primi passi e che ha rappresentato un trampolino di lancio per il suo futuro.

Vladimir Randazzo ha completato la sua formazione frequentando l’Accademia di Arte Drammatica “Giusto Monaco” INDA di Siracusa, alla fine degli studi presso il Liceo Classico “Umberto I” di Ragusa.

Vita privata

Non si sa molto della vita personale di Randazzo, che non ama molto essere al centro del gossip. Ci è finito comunque tempo fa, a causa del presunto flirt con la showgirl Patrizia Pellegrino. Attualmente l’attore vive a Roma. 

La nostra intervista

Nunzio Cammarota, il personaggio che interpreti nella fiction “Un posto al Sole” è piuttosto camaleontico: cosa ritrovi di te, del tuo carattere, in lui?

Durante lo studio della matrice di questo personaggio molte volte mi sono chiesto quali potessero essere i punti di forza che ci legassero. Non per usare scorciatoie nel costruire identità vicine alla mia, bensì per avere punti di partenza immaginari tramite cui realizzare le ragioni e i pensieri di Nunzio. Così facendo, come inevitabilmente avviene in un processo di mimesi, ho registrato dei punti in comune che trovano espressione in alcuni pregi e difetti che avvicinano la mia persona al personaggio di Nunzio. Senza dubbio la testardaggine -quella la possiedo senza mezze misure- la voglia di mettermi sempre in discussione e la limpidezza nel farlo senza vergognarmi. A volte anche l’incapacità di accettare con calma le scorrettezze e le prepotenze, finendo così per esagerare e strafare.

Ti sei trasferito dalla Sicilia a Roma per studiare recitazione e lavorare nel mondo dello spettacolo. Cosa ti manca di più di Ragusa e della tua terra di origine?

Credo che il tassello di cui più sento la mancanza sia la famiglia. Implicitamente, scegliendo questo mestiere e sperando che vada bene, accettiamo di allontanarci dai nostri affetti, dai familiari. A volte mi fermo a pensare a quanta energia spendiamo per rimanere al passo di questa vita frenetica che chiede sempre qualcosa in pegno. Realizzo che a volte non ci accorgiamo che stiamo vivendo tanto tempo lontano dai nostri genitori, dai familiari in genere. Purtroppo l’allontanamento coinvolge un po’ tutti e ferisce un po’ tutti. Anche chi non lo ammette. La città non mi manca poi così tanto, mi mancano le persone con cui l’ho vissuta. Mi manca la MIA PERSONALE città di Ragusa a cui sono legato da ricordi, sensazioni, odori, dolori e gioie. Ma sono felice di ciò che ho e so che, senza il supporto proprio di chi ci sta accanto anche da lontano, non saremmo arrivati dove siamo oggi. Ancora una volta la più grande risorsa che possiamo avere sono le persone che ci stanno accanto davvero.

Cosa provi quando reciti? Ti leghi emotivamente ai personaggi che interpreti, o riesci a mantenere un certo distacco?

Beh, qui affrontiamo una separazione, un istmo che da tempo immemore divide diverse scuole di pensiero sulla questione. La recitazione è un processo mimetico che coinvolge inevitabilmente il tuo personale background emotivo ed esperienziale. Lo si elabora poi e lo si plasma in realtà vissuta, che si chiami Nunzio o in un altro modo. Quindi penso che il distacco che si crea tramite tutto ciò sia poi quello che ci aiuta a tenere d’occhio il percorso, i segnali, la strada… a stare attenti, insomma, a non fare incidenti. Una specie di occhio esterno sempre vigile. Brecht allacciò molti suoi pensieri e dettami interpretativi alla teoria secondo la quale un attore debba estraniarsi dal ruolo e osservarlo quasi dall’esterno per, paradossalmente, aderirvi maggiormente. In ultima analisi è sempre necessario anche uno sforzo tecnico per restituire naturalezza e verità. Ecco perché servono buone scuole, buoni maestri e forza di volontà e cultura. Non ci si può improvvisare.

Essere attori oggi non è facile: bisogna essere pronti a studiare e reiventarsi continuamente. Quali sono i tuoi obiettivi professionali da qui ai prossimi cinque anni?

È un mestiere complicato, ostacolato ancor di più dai nuovi social media che hanno portato al successo persone che non capiscono che fare questo mestiere è cosa seria e che la notorietà non c’entra nulla, che fare l’attore è un lavoro normale che non è normale, che bisogna mandare un messaggio di cultura alla gente. So di avanzare pensieri forti e forse polemici, ma la verità è che la nostra categoria non è difesa da mura di cinta e che bisogna pretendere tanto impegno e tanta dedizione per poter dire di fare questo mestiere. Se penso a uno sviluppo plausibile da qui a cinque anni, non penso strettamente a qualcosa di personale ma auspicherei a una condizione di maggiore meritocrazia per il nostro settore. Basta con gli influencer.

C’è un attore del passato che ti piace particolarmente, o al quale ti ispiri?

Gian Maria Volontè e il suo trasformismo eclettico. Senza elencarne i motivi reconditi, è stato probabilmente uno dei più grandi interpreti. Nutro inoltre una specie di ossessione per Sir. Anthony Hopkins che, per quanto mi riguarda, è un attore senza limiti fisici o mentali. Può arrivare ovunque.

Quanto conta, nella carriera, la fortuna?

Parecchio, la fortuna conta davvero tanto. Un po’ la creiamo, molta è quella che invece ci raggiunge. Come molta è quella che non ci assiste in altre cose.

Sei una persona ottimista? Come ti vedi tra venti anni?

Abbastanza ottimista con sprazzi di realismo. Lo trovo un modo sano per affrontare la vita. Vent’anni sono un po’ tanti. Ma spero di essere felice e circondato da persone che mi vogliono bene e a cui io voglio bene. C’è davvero ricchezza più grande di questa?

La più bella lezione di vita che hai imparato sul set?

Che il progetto vince sulle piccole necessità e velleità personali. Che siamo sempre a servizio di una storia che vive e respira grazie alla collaborazione di tanti componenti di una macchina.

Quale desiderio esprimi di fronte ad una stella cadente?

Conservare la passione di conoscere le diversità altrui, le culture altrui e le ragioni altrui. Viaggiare per imparare, mangiare e gioire di ciò che non conoscevo, ma che sto conoscendo. Il viaggio nel senso macroscopico del termine.

Agli occhi del pubblico sembri bello e impossibile. Chi è Vladimir, nella vita di tutti i giorni?

Impossibile no di sicuro (ride, ndr). A me piace la limpidezza, la linearità e la semplicità. Credo siano tre mie caratteristiche importanti. Adoro stare in gruppo e condividere tempo con gli altri, adoro fare sport (e anche mangiare). Tutto ciò che implica una connessione sociale con gli altri mi diverte molto e mi tranquillizza.

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma. Foto di Giuseppe D’Anna.

Continua a leggere

Attualità

Il creatore di Un Posto Al Sole, Wayne Mark Doyle, è deceduto

Pubblicato

il

Grave perdita per il cast della soap opera italiana Un Posto Al Sole: uno dei quattro ideatori, Wayne Mark Doyle, è venuto a mancare nel corso della terza settimana del mese di ottobre 2022.

Una perdita inaspettata

Wayne Doyle, di cui si conosce ben poco, è una delle menti che ha ideato la nota soap Opera Un Posto al Sole. Il padre di una delle serie maggiormente longeve e amate dal pubblico italiano, che da 26 anni non perde l’appuntamento serale su RAI Tre, ha sempre vissuto in maniera molto riservata, al punto tale che non è dato conoscere se lo sceneggiatore avesse figli o famiglia o altri parenti.
L’unica grande famiglia nota è quella della soap opera, che si stringe in un dolore definito dagli stessi attori e dai vari addetti ai lavori come impossibile da descrivere.

Un grande amore per Napoli

Wayne Doyle, seppur riservato, non ha mai nascosto il suo grande amore per la città di Napoli e proprio per tale motivo decise, circa 26 anni fa, di scegliere la città italiana come luogo nella quale si sarebbero poi sviluppate le diverse vicende dei protagonisti.

Una passione dell’autore era da ricercare nella realizzazione di trame molto lunghe con diversi colpi di scena, definiti come plot twist, ma anche con una profonda analisi delle ragioni che portavano i personaggi ad agire in un determinato modo.

Per l’autore, infatti, una linearità troppo articolata potrebbe portare lo spettatore ad annoiarsi e ad allontanarsi dal prodotto: proprio questo suo concetto ha caratterizzato alcuni dei personaggi della soap opera che si sono contraddistinti proprio per questa particolare caratteristica.

Inoltre l’autore ha sempre voluto aggiungere volti nuovi e rinnovare parte dei protagonisti, cercando di creare una trama che riuscisse a coinvolgerli complessivamente.
Ogni gruppo di attori, infatti, veniva inserito in una particolare saga, creando degli intrecci interessanti tra coloro che assumevano un ruolo di spicco e personaggi secondari.

Inoltre il team dei protagonisti è stato accuratamente scelto dallo stesso Doyle e dai suoi collaboratori, cercando sempre di dare vita a una squadra ben costruita in grado di garantire sempre un’ottima alchimia sul set.

Un messaggio d’addio che lascia diversi dubbi

Dopo il triste annuncio della scomparsa di Doyle, online sono state riportate diverse informazioni che, attualmente, non trovano alcuna conferma certa.

Un dato che però ha destato diversi dubbi sull’improvvisa morte dell’autore della soap opera italiana è da ricercare nella lettera, scritta dallo stesso Doyle, il quale sembra abbia voluto ringraziare i suoi affetti più cari come se sapesse che la sua ora fosse ormai prossima.

Nessuno dei contatti stretti dello sceneggiatore ha voluto comunque commentare questo particolare aspetto, che lascia diversi spazi a svariate interpretazioni ma che, ancora oggi, non trova alcuna conferma in merito alle cause della prematura scomparsa dell’uomo.

I messaggi sui social da parte della RAI e del cast di Un Posto Al Sole

A dare il triste annuncio della morte del padre di uno dei programmi divenuti simbolo di RAI Tre è stata proprio la rete televisiva che, sui suoi canali social, ha inserito un lungo post con tanto di ringraziamento rivolto a Doyle per il grande lavoro svolto nel corso di oltre vent’anni.

In particolar modo è stato elogiato il metodo di adattamento della soap opera australiana Neighbourns, da cui prende spunto Un Posto Al sole, e la capacità di distinguere i due prodotti grazie a Doyle, che ha voluto inserire le svariate dinamiche tipiche dei cittadini italiani e diversi riferimenti alla cultura napoletana.

A seguire i messaggi dei colleghi che hanno collaborato con lui nella realizzazione delle diverse stagioni della soap opera, allo sviluppo delle trame e caratterizzazione dei personaggi, nonché quelli da parte dei vari attori attualmente protagonisti e di coloro che sono usciti di scena sono stati molteplici.

Tutti questi hanno messo in risalto il fatto che lavorare con l’ideatore della soap fosse incredibilmente piacevole, sottolineando come Doyle fosse sempre molto attento a ogni dettaglio e di come volesse rendere la sua serie il più reale possibile, inserendo le debolezze dei personaggi e i problemi che si affrontano nel dover risolvere determinate situazioni, spesso improvvise.

Viene a mancare quindi una figura simbolo della RAI che, per oltre vent’anni, ha permesso al terzo canale della televisione di Stato di essere facilmente riconoscibile, nonché di aver creato un appuntamento al quale la popolazione italiane, sia giovane che adulta e di entrambi i sessi, difficilmente rinunciava, proprio per lo stile e semplicità della stessa.

Con te è iniziato questo viaggio incredibile e straordinario e per te continuerà. Grazie infinite da tutti noi, Wayne”, questo è il messaggio apparso sullo schermo prima della puntata di giovedì 20 Ottobre 2022.

Ci sono poche persone di cui posso dire con franchezza e senza tema di smentita che mi hanno “cambiato la vita”, e una di queste è senz’altro Wayne Doyle. Perché lui è il papà di Un Posto al Sole, è stato il mio primo Headwriter, una delle persone da cui ho imparato il mestiere ed è quindi molto difficile trovare le parole per commentare questa bruttissima notizia.
È bastato un attimo per riportarmi con la memoria a quel fantastico periodo in cui eravamo tutti così carichi di energie e di entusiasmo, alle nottate passate a escogitare storie, ai brainstorming in inglese che mi terrorizzavano data la mia scarsa dimestichezza con la lingua. Ricordo quel senso di sicurezza che ci trasmettevi quando entravi nella stanza, quella convinzione che qualsiasi problema ci fosse stato, con te, lo avremmo risolto. Ricordo quella tua solidità a cui si accompagnava la leggerezza di chi non ha bisogno di prendersi troppo sul serio per fa capire che fa davvero sul serio. Ricordo l’odore dei calamari che ordinavi sempre per pranzo, quando mangiavamo intorno al tavolo del brainstorming… e ricordo con un imbarazzato sorriso quella sera in cui, con la febbre a 40, restai ancorato alla sedia, immobile, deciso a resistere a tutti i costi perché ero nel mio mese di prova e avevo il terrore di fare una cattiva impressione. Non volevo mollare per dimostrare di essere affidabile, ma sembravo un pugile suonato, e fu allora che tu mi sorridesti tra il divertito e il preoccupato e mi dicesti: “Dario, don’t worry, go home…” Ciao Wayne e grazie di tutto.
”, è con queste parole che Dario Carraturo, story editor di Un posto al sole, ha raccontato il suo legame con Wayne.

Continua a leggere

Articoli recenti

Post popolari