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Sostenibilità

L’UE verso la certificazione della rimozione di CO2

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L’Unione Europea ha presentato un piano per certificare l’eliminazione della CO2 dall’atmosfera, lasciando però che alcuni dettagli chiave vengano definiti in seguito, tra cui il modo in cui queste eliminazioni verranno conteggiate. Le rimozioni includono il carbonio trattenuto nei terreni e nelle foreste, e la CO2 rimossa da alcune nuove tecnologie come le CCS (Carbon Capture and Storage). L’UE si è impegnata a ridurre le proprie emissioni nette di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, e a raggiungere le emissioni “nette zero” entro il 2050. 

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Sostenibilità

La Thailandia chiusa in casa per colpa dell’inquinamento

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(Adnkronos) – L’inquinamento atmosferico a Bangkok e nelle province thailandesi limitrofe ha superato i livelli di sicurezza, spingendo le autorità a invitare la popolazione a rimanere in casa. Secondo IQAir, una piattaforma di monitoraggio della qualità dell’aria, la concentrazione di pericolose micro-particelle sospese nell’aria, note come PM2,5, ha raggiunto nella capitale un livello 14 volte superiore a quello raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), rendendo quella thailandese la sesta aria peggiore al mondo. 

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Sostenibilità

Le farfalle del Regno Unito stanno scomparendo

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(Adnkronos) – La distribuzione nel Regno Unito di 58 specie autoctone di farfalle è diminuita del 42%. La sorte di quelle che si trovano solo in habitat particolari, come le zone umide o i prati calcarei, è stata anche peggiore, con un calo della distribuzione del 68%. E’ quanto emerge da un report della Butterfly Conservation “State of the UK’s Butterflies 2022”, che si basa su quasi 23 milioni di registrazioni di farfalle. Gli scienziati hanno dichiarato che è necessario un “gigantesco cambio di passo” per invertire quello che hanno descritto come un “disastroso declino delle popolazioni di insetti”. 

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Sostenibilità

I puma della California a rischio per colpa del traffico

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(Adnkronos) – I puma muoiono investiti sulle autostrade californiane, al ritmo di fino due esemplari a settimana, per un totale di circa 70 all’anno, un numero che potrebbe superare i livelli riproduttivi dei grandi felini e provocare un graduale declino della loro popolazione. E’ quanto emerge da uno studio della University of California. Altro elemento critico l’effetto dell’espansione urbana crescente, che isola il loro habitat in territori frastagliati. La conseguenza è una limitazione degli accoppiamenti tra individui di popolazione diverse, che riduce il loro patrimonio genetico. 

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Sostenibilità

Legno-energia, otto punti per una filiera sostenibile

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(Adnkronos) – Contrastare la crisi climatica producendo calore con risorse rinnovabili, a filiera corta e neutrali dal punto di vista delle emissioni di CO2. Sono i concetti alla base dell’utilizzo della biomassa forestale nella filiera legno-energia su cui fa il punto Pefc Italia (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), associazione senza fini di lucro che promuove la gestione forestale sostenibile attraverso la certificazione.  

“Quello dell’utilizzo delle biomasse forestali è un tema molto dibattuto e sul quale è necessario fare chiarezza, soprattutto in un momento storico in cui si fa sempre più necessaria la ricerca di fonti energetiche alternative e soprattutto rinnovabili – spiega Antonio Brunori, segretario generale Pefc Italia – L’impiego di biomasse legnose per la produzione di energia è importante per il raggiungimento dei target europei sulle energie rinnovabili e non deve essere vista solo come alternativa più economica, visto il crescente costo delle fonti energetiche non rinnovabili. Tuttavia bisogna tenere a mente alcuni fattori per far sì che il processo di utilizzo delle biomasse sia sostenibile. Anzitutto, nonostante le foreste siano in aumento e una gestione oculata della risorsa non vada a intaccare il patrimonio boschivo, bisogna considerare che è una risorsa finita. Anche per questo è necessario che il legname utilizzato sia certificato, cosa che consente di contrastare tagli boschivi non conformi alla legislazione vigente nel Paese di origine e di conseguenza la deforestazione. Inoltre, il legno è un combustibile complesso e come tale va trattato, attraverso impianti che siano in grado di rispettare requisiti di efficienza e di corretto dimensionamento. Un utilizzo efficiente e sostenibile della risorsa è in grado di portare ricchezza alle aree interne del Paese, contrastando il rischio di abbandono colturale delle foreste italiane e fenomeni di spopolamento”.  

Proprio per fare il punto sulle biomasse forestali, sul loro utilizzo e sulla loro valorizzazione, Pefc Italia ha realizzato un vademecum rispondendo a otto domande sul tema e indicando, allo stesso tempo, i fattori che per l’associazione sono vincolanti per l’uso sostenibile delle biomasse legnose.  

– Non si rischia di sovra-sfruttare le foreste? In Italia, la superficie forestale si estende su oltre 11 milioni di ettari, il 36% della superficie nazionale. Negli ultimi 10 anni le superfici boscate si sono estese su circa 587.000 ettari (+5% rispetto alla superficie totale). Si stima che in Italia la ripresa forestale annua, ovvero la quantità̀ di legname prelevato dai boschi mediante operazioni selvicolturali, sia compresa fra il 18% e il 30% dell’incremento, cioè la quantità̀ di legname prodotto dall’accrescimento del bosco in un anno. Valore senz’altro inferiore alla media europea dove il taglio si attesta intorno al 62-67% di quanto ricresce. Le foreste italiane, spiega Pefc Italia, sono quindi lontane da una condizione di sovra-sfruttamento mentre emerge un rischio di abbandono colturale, con fenomeni di spopolamento delle aree interne e di carente manutenzione del territorio. 

– Il legno è un materiale rinnovabile? Il legname è un materiale neutro nei confronti delle emissioni di anidride carbonica: quando viene bruciato o si decompone, nell’atmosfera viene rilasciata la stessa CO2 che il legno aveva precedentemente immagazzinato. Più nello specifico, spiega Pefc, tutti i combustibili legnosi, se impiegati con i giusti criteri, filiere corte, gestioni sostenibili e certificate delle risorse boschive, materiale adeguato e tecnologie efficienti, non immettono ulteriore carbonio in atmosfera, a differenza delle fonti fossili che emettono CO2 che era immagazzinata nel suolo da milioni di anni, garantendo un vantaggio climatico.  

– Quale legno dovrebbe essere utilizzato per produrre energia? Uno dei principi fondamentali per un utilizzo sostenibile della filiera legno-energia è l’uso a cascata del legno. Questo significa che il legno di qualità deve essere impiegato in primo luogo per creare prodotti per durevoli, come quelli utilizzati in edilizia o nel settore legno-arredo, mentre solo il materiale di qualità più bassa (ad esempio legname da triturazione, scarti delle segherie e delle lavorazioni successive, fine vita dei prodotti legnosi nel rispetto delle norme vigenti) dovrebbe avere scopi energetici. In questo modo si favoriscono prodotti a lunga durata (come il legno per uso strutturale) e il riuso e riciclo del legno, ottenendo uno stoccaggio di medio/lungo periodo del carbonio, rinviando la restituzione all’atmosfera. 

– Come riconoscere il legno sostenibile? Garanzia della sostenibilità dei combustibili legnosi è la presenza della certificazione di tracciabilità Pefc del legname utilizzato, che esclude provenienze controverse della materia prima e testimonia un impegno da parte dei produttori anche oltre gli obblighi normativi. Si tratta di una certificazione che arriva ‘a monte’ della filiera legno-energia, garantendo una tracciabilità certa sulla provenienza del legno e da una gestione forestale sostenibile. In Italia, nel 2021, gli ettari forestali gestiti in modo sostenibile secondo gli standard Pefc erano 892.609,63.  

– Quali sono gli impianti più adatti per valorizzare le biomasse legnose? Per quanto riguarda gli impianti, Pefc sostiene l’importanza dell’utilizzo di generatori efficienti di ultima generazione e della realizzazione di impianti a cogenerazione di taglia inferiore ad 1 MWelettrico e di impianti di teleriscaldamento collettivo alimentati da biomasse legnose locali, di dimensione adeguata al territorio di approvvigionamento. Gli impianti devono essere dimensionati in funzione degli scarti di lavorazione dell’industria del legno locale e dell’estensione e della tipologia del patrimonio forestale limitrofo alla struttura (raggio di 70 km), così da avere disponibilità di legname di ‘prossimità’ proporzionato al fabbisogno termico, evitando trasporti eccessivi e il ricorso all’uso di materia prima proveniente da importazione da lunga distanza. 

– I biocombustibili e le caldaie devono essere di qualità? Per Pefc, i biocombustibili utilizzati negli impianti a biomassa devono essere certificati e distinti in classi di qualità in base alle normative tecniche internazionali applicabili (serie ISO 17225). L’utilizzo di combustibili legnosi ben stagionati e con certificazione di qualità consente di garantire le ottimali performance del generatore e anche di ridurre le emissioni nocive. Il problema dell’emissione di polveri sottili riferito all’uso di biomasse legnose, può essere inoltre contenuto anche in ambito domestico, ammodernando gli impianti casalinghi o introducendo stufe e caldaie ad alto rendimento e a basse emissioni: molte regioni hanno progetti di sostegno per l’acquisto di stufe con controllo della fiamma e lo sviluppo di filiere certificate della legna da ardere.  

– Il legno è una risorsa infinita? Il legno è una risorsa rinnovabile, ma non infinita. Per questo bisogna considerare che ciò che i territori possono sostenibilmente produrre rappresenta il limite fisico ed ecologico della disponibilità energetica locale, e non dovrebbe essere oltrepassato.  

– In che modo l’uso delle biomasse favorisce le comunità locali? La creazione di filiere sostenibili e locali è cruciale, secondo Pefc Italia, poiché comporta benefici socio-economici e ambientali, in modo particolare per territori interni e zone montane. Attraverso lo sviluppo di filiere locali, le comunità possono creare nuovi posti di lavoro, elevando il potere d’acquisto, rimanendo al passo con il resto del Paese e contribuendo a prevenire lo spopolamento. Un approvvigionamento energetico più sicuro e sostenibile comporta anche la riduzione di emissioni climalteranti, fattore chiave nelle comunità energetiche. 

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Sostenibilità

Tessile, in arrivo responsabilità estesa del produttore

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(Adnkronos) – Per la filiera del tessile è in arrivo un provvedimento che istituisce la responsabilità estesa del produttore, con l’obiettivo di promuovere la sostenibilità dei prodotti e la riduzione degli impatti sull’ambiente. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di concerto con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha infatti predisposto uno schema di decreto che, in coerenza con la ‘Strategia nazionale per l’Economia circolare’, introduce alcune importanti novità per la filiera dei prodotti tessili di abbigliamento, calzature, accessori, pelletteria e tessili per la casa. Sul testo è stata avviata una consultazione degli stakeholder principali, che terminerà il 3 marzo. 

“Nel tessile – spiega il ministro Gilberto Pichetto – l’Italia esprime da sempre una straordinaria eccellenza, fatta di piccole e medie imprese di altissima qualità: è il motivo per cui abbiamo il dovere di costruire, con il contributo irrinunciabile di chi opera in questo mondo, un sistema che valorizzi l’eco-innovazione e ci aiuti ad affermare la centralità di chi produce nel rispetto della legge e dell’ambiente, fermando quegli smaltimenti incontrollati di rifiuti tessili che nascondono una filiera dell’illegalità a danno dell’imprenditoria onesta”.  

LA RACCOLTA – Il regime di responsabilità estesa prevede – spiega il Mase – che il produttore si faccia carico “del finanziamento e della organizzazione della raccolta, dell’avvio a preparazione per il riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti derivanti dai prodotti tessili”. Il produttore potrà adempiere agli obblighi mediante la costituzione di un sistema di gestione “in forma collettiva o individuale”. Lo stesso produttore assicura idonei mezzi finanziari e organizzativi per realizzare una “capillare rete di raccolta dei rifiuti tessili sul tutto il territorio nazionale”, attraverso i sistemi di gestione e in accordo con gli Enti d’ambito, così come “lo sviluppo di sistemi di raccolta selettivi per incrementare la qualità delle frazioni tessili”. Il versamento di un “contributo ambientale”, “non dovrà superare i costi necessari per fornire il servizio di gestione dei rifiuti in modo efficiente e dovrà favorire l’innovazione orientata verso modelli di economia circolare”.  

LA PROGETTAZIONE – Tra gli obiettivi centrali del decreto c’è la sostenibilità del prodotto, nonché “una progettazione degli stessi e dei loro componenti volta a ridurre gli impatti ambientali e la generazione dei rifiuti”. Per questo, è chiesto al produttore di sviluppare, produrre, commercializzare prodotti “adatti al riutilizzo e alla riparazione, contenenti materiali riciclati, tecnicamente durevoli e facilmente riparabili”, internalizzando “i principi e i modelli economici improntati alla circolarità”.  

Quali misure di “eco-progettazione”, sono citate l’impiego di fibre tessili e materiali naturali biocompatibili, l’eliminazione di componenti e sostanze pericolose anche con riferimento alle microplastiche rilasciate nell’ambiente, la riduzione di difetti di qualità che portino il consumatore a disfarsene, ma anche l’impiego di tecniche di mischia delle fibre e di tessuti che favoriscano adattabilità a usi multipli e riparabilità.  

Nel testo si fa inoltre riferimento alla ricerca, allo sviluppo e all’utilizzo di tecnologie avanzate per la cernita di fibre provenienti dal trattamento dei rifiuti e per il riciclaggio, così come a un sistema di “etichettatura digitale” che descriva caratteristiche e composizione fibrosa, indicando parti non tessili di origine animale.  

CENTRO DI COORDINAMENTO – Per raggiungere gli obiettivi fissati e per garantire il necessario coordinamento dell’attività di raccolta differenziata, viene inoltre istituito il Corit, Centro di Coordinamento per il Riciclo dei Tessili, costituito da tutti i sistemi individuali e collettivi di gestione riconosciuti dal ministero. 

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Sostenibilità

Il Portogallo a gennaio fa il pieno di rinnovabili

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(Adnkronos) – Le fonti rinnovabili hanno fornito l’88% del fabbisogno energetico del Portogallo di gennaio, grazie alle forti piogge e a condizioni favorevoli di vento e sole che hanno permesso di ridurre drasticamente l’uso delle centrali a gas. E’ quanto emerge dalle dichiarazioni della REN, la compagnia nazionale leader del settore energetico. Il Paese mira a generare l’80% del suo consumo annuale di elettricità annuo da fonti rinnovabili entro il 2026, livello che nel 2022 già si attestava al 60%, una delle percentuali più alte d’Europa. 

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Sostenibilità

Buone notizie per le farfalle monarca californiane

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(Adnkronos) – La popolazione di farfalle monarca californiana è in risalita per il secondo anno consecutivo, dopo un precipitoso calo subito nel 2020. Quest’anno se ne sono contate più di 330mila, il numero più alto degli ultimi sei anni. Un sospiro di sollievo per i ricercatori, dopo che nel 2020 il loro numero era andato a picco con meno di 2mila esemplari. Ma la popolazione rimane ancora molto al di sotto dei numeri degli anni ’80, quando le farfalle monarca erano milioni. I principali motivi di questa riduzione sono legati alla perdita di habitat, all’uso intensivo dei pesticidi, e al cambiamento climatico. 

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Sostenibilità

Inquinamento e malattie mentali sono collegati?

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(Adnkronos) – L’esposizione a lungo termine a livelli di inquinamento atmosferico, anche relativamente bassi, potrebbe causare depressione e ansia, secondo uno studio che esplora il nesso tra la qualità dell’aria e i disturbi mentali. E’ quanto sostiene una ricerca che ha visto collaborare le università di Oxford e Pechino con l’Imperial College di Londra. Seguendo l’incidenza di depressione e ansia in quasi 500.000 adulti del Regno Unito per 11 anni, i ricercatori hanno scoperto che coloro che vivevano in aree con un inquinamento più elevato avevano maggiori probabilità di avere malattie mentali. 

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Sostenibilità, Piunti (Conou): “Puntare sui benefici dell’ economia circolare”

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(Adnkronos) – “Serve uno scatto culturale, che ci faccia guardare direttamente alla circolarità in un’ottica libera da dubbi e incertezze che ne minano la crescita. Il nuovo Circularity Gap Report 2023 sottolinea, addirittura, un passo indietro in termini di riciclo dei materiali prodotti a livello mondiale, segnando un calo dal 9 al 7% negli ultimi anni. Una tendenza allarmante che possiamo e dobbiamo invertire. Lo dimostra l’esperienza del Conou che – con il supporto di tutta la filiera – ha saputo chiudere perfettamente il ciclo di vita degli oli lubrificanti usati, garantendo al rifiuto una raccolta e una rigenerazione pressoché totali, a vantaggio di ambiente ed economia”. Così il Presidente Conou Riccardo Piunti in occasione di “Path to a just transition: innovation and international cooperation. Insieme per una transizione energetica ordinata”, V Forum della Sostenibilità, il think tank internazionale a cura di Fortune Italia, che intende stimolare il dibattito sui più attuali temi dell’ambiente e dell’economia tra istituzioni, imprese e associazioni alla luce del percorso di transizione ecologica mondiale.  

“La battaglia del clima si può ancora vincere, ma dobbiamo concentrarci su ciò che conta, ovvero sostenere i benefici dell’economia circolare promuovendo buone pratiche capaci di integrare innovazione tecnologica, attenzione spasmodica alla qualità nei suoi vari aspetti e approccio etico allo sviluppo”, aggiunge Piunti.   Nell’edizione 2023 del Forum della Sostenibilità, in programma il 2 e 3 febbraio presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, all’interno di un dibattito che interessa tanti temi – dalla mobilità all’agricoltura, dalla salute alla finanza fino al mondo dell’informazione e dei media – il Conou ha voluto portare la testimonianza di un’esperienza di filiera ormai storica, che garantisce all’Italia da quasi quarant’anni la corretta raccolta e gestione di un rifiuto pericoloso come l’olio minerale usato, trasformandolo in una preziosa risorsa: dal 1984 ad oggi sono stati raccolti 6,5 milioni di tonnellate di olio usato, di cui 5,7 milioni sono quelli che sono stati avviati a rigenerazione, consentendo così la produzione di 3,3 milioni di tonnellate di olio rigenerato e un risparmio sulle importazioni di petrolio di oltre 3 miliardi di euro.  

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Spreco di cibo, ogni settimana si gettano 524 grammi a testa

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(Adnkronos) – Meno spreco di cibo nelle case degli italiani: nella pattumiera finiscono 75 grammi di cibo a testa al giorno per un totale di 524,1 g settimanali ovvero il -12% rispetto all’indagine dello scorso anno. Nella classifica degli sprechi, in testa c’è la frutta. Il tutto per un valore di 6,48 miliardi di euro cui si aggiungono gli oltre 9 miliardi di euro dello spreco di filiera. Questa la fotografia del report ‘Il caso Italia’ 2023 di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, diffuso in occasione della decima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market e dell’Università di Bologna, su monitoraggio Ipsos.  

Secondo i nuovi dati, che si riferiscono al mese di gennaio 2023, gettiamo in media 524,1 grammi pro capite a settimana, ovvero circa 75 grammi di cibo al giorno e 27,253 kg annui: circa il 12% in meno rispetto alla medesima indagine del 2022 (595,3 grammi settimanali). Si spreca di più al Sud (+8% rispetto alla media nazionale) e nelle famiglie senza figli (+38%). 

“Vale complessivamente 6,48 miliardi di euro lo spreco del cibo solo nelle nostre case, alla luce dei dati di gennaio 2023 – spiega il fondatore Spreco Zero, l’agroeconomista Andrea Segrè – Una cifra che aumenta se teniamo conto anche del valore energetico del cibo sprecato: relativamente al 2022, vale 5,151 miliardi euro e porterebbe così il costo economico dello spreco alimentare domestico italiano a 11,63 miliardi di euro. Solo due anni fa, nel 2021, il valore energetico del cibo sprecato era di 1,945 miliardi di euro, l’impennata mondiale dei costi dell’energia ha comportato un aggravio di oltre il 150% (3,205 miliardi, a livello italiano), malgrado una lieve flessione nello spreco domestico nazionale”.  

Ma c’è un dato ulteriore da aggiungere, ed è quello relativo allo spreco di filiera, fra perdite in campo e sprechi nella catena dell’industria e della distribuzione del cibo. “Nel 2022 – aggiunge Luca Falasconi, coordinatore del Rapporto ‘Il caso Italia’ 2023 – sono andate sprecate nella filiera italiana oltre 4 milioni di tonnellate di cibo (per la precisione 4.240.340 tonnellate), per un valore complessivo e vertiginoso di 9.301.215.981 euro”. I dati di filiera sono una elaborazione del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna e di Last Minute Market da Borsa Merci Bologna 2023.  

Secondo l’indagine 2022 Waste Watcher ‘Il caso Italia’ 2023, dedicata come sempre allo spreco alimentare e alle abitudini di fruizione e gestione del cibo, tra gli alimenti più spesso sprecati svettano la frutta fresca (3,4 grammi al giorno) e il pane (2,3 g): in un anno poco più e poco meno di 1 kg pro capite. Nella top 5 anche insalata, verdure, aglio e cipolle. D’altra parte, rispetto a due anni fa e a parità di budget destinato alla spesa alimentare, quasi 1 italiano su 3 presta attenzione alla riduzione del consumo di carne (26%), e 4 italiani su 10 quando fanno la spesa ragionano sulla base di promozioni e offerte, ma anche sulla base della sostenibilità di produzione e consumo del cibo (27%). Ci si lascia fidelizzare più dal brand di prodotto delle location di acquisto (il 23% sceglie prodotti marchiati dalla distribuzione in cui fanno la spesa), che non dalle grandi marche, in calo del 10% nell’interesse dei consumatori. Stabile la soglia di acquisto online, piccolo aumento per il biologico (+14%), così come per gli acquisti nei negozi rionali (+14%).  

Su cosa si risparmia, dunque? Un italiano su 2 (47%) ha ridotto le spese per lo svago, e cerca di tagliare sui costi della bolletta di energia elettrica (46%) e gas (39%), ma anche sull’abbigliamento (42%). Il 18% dichiara di tagliare sulla spesa, l’extrema ratio riguarda i tagli alle cure personali (17%) e alla salute (11%). ‘Risparmio’ non è più la parola chiave nei comportamenti degli italiani, solo il 7% dichiara di metterla al primo posto nei comportamenti di acquisto: prevale piuttosto un approccio al cibo ‘pragmatico’, per 6 italiani su 10, e l’attenzione alla ‘qualità’ per il restante 32%. 

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