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Cronaca

Tumori gastrointestinali, ok da Aifa a nuove indicazioni immunoterapico

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La terapia immuno-oncologica cambia la pratica clinica nel trattamento dei tumori gastrointestinali. L’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha approvato la rimborsabilità di nivolumab, farmaco immunoterapico, in combinazione con la chemioterapia come trattamento di prima linea nell’adenocarcinoma dello stomaco, della giunzione gastro-esofagea e dell’esofago in pazienti Her2 negativi e PD-L1 con punteggio positivo combinato (CPS) ≥ 5. Nello studio registrativo CheckMate-649, la sopravvivenza globale mediana con l’immuno-chemioterapia ha raggiunto 14,4 mesi rispetto a 11,1 mesi con la sola chemioterapia nei pazienti che esprimevano PD-L1 con Cps≥ 5. Inoltre, il 13% dei pazienti trattati con il regime a base di immunoterapia ha raggiunto la risposta completa, cioè la scomparsa radiologica di tutti i segni di malattia. Aifa ha anche dato il via libera alla rimborsabilità della duplice immunoterapia, nivolumab più ipilimumab, nel tumore del colon-retto metastatico ad elevata instabilità dei microsatelliti o deficit di riparazione del mismatch, dopo una precedente chemioterapia a base di fluoropirimidine. I cambiamenti sostanziali nella cura delle neoplasie gastrointestinali sono stati illustrati oggi, a Roma, in una conferenza stampa promossa da Bristol Myers Squibb.  

“I tumori gastrointestinali sono neoplasie frequenti nei Paesi occidentali, in particolare il carcinoma del colon-retto, che fa registrare ogni anno in Italia quasi 44mila nuovi casi – afferma Ferdinando De Vita, direttore del dipartimento Medicina di precisione e professore di oncologia medica all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli -. È inferiore l’incidenza del cancro dello stomaco e dell’esofago, per cui si stimano, rispettivamente, 14.500 e 2400 nuove diagnosi ogni anno nel nostro Paese. Diversa anche la sopravvivenza a 5 anni, pari al 65% nel colon-retto, al 32% nello stomaco e solo al 22% nelle donne e al 13% negli uomini nell’esofago. Queste differenze sono riconducibili anche alla disponibilità in Italia di efficaci programmi di screening per il cancro del colon-retto, che consentono di individuare e rimuovere i polipi adenomatosi, che costituiscono la più comune lesione preneoplastica prima della loro trasformazione”.  

Gli stili di vita scorretti “rappresentano i principali fattori di rischio – continua De Vita -. Svolgono un ruolo centrale nello sviluppo dei tumori del colon-retto e dello stomaco il consumo eccessivo di carni rosse, insaccati, farine e zuccheri raffinate, l’obesità, la sedentarietà, l’abitudine tabagica e l’abuso di alcol. L’obesità e la malattia da reflusso gastroesofageo sono i fattori di rischio preponderanti per l’adenocarcinoma dell’esofago, divenuta la più frequente forma neoplastica a carico dell’esofago nei Paesi occidentali. Invece l’abuso di alcol e l’abitudine al fumo di sigaretta e al consumo di bevande e cibi molto caldi sono strettamente connessi alla forma squamosa”.  

Secondo Stefano Cascinu, direttore del dipartimento Oncologia Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e professore di Oncologia medica all’Università Vita-Salute San Raffaele, “l’adenocarcinoma gastrico rappresenta il 95% dei casi di tumore dello stomaco”. “Purtroppo, solo il 7% è individuato in fase iniziale – ancora Cascinu -. Gli adenocarcinomi gastroesofagei (stomaco, giunzione gastro-esofagea e esofago), in fase avanzata o metastatica, ricevono lo stesso trattamento sistemico con la chemioterapia e per oltre 20 anni non ci sono stati progressi e i benefici sono stati limitati, specie nelle forme Her2 negative. Oggi, grazie all’approvazione di Aifa, possiamo finalmente offrire ai pazienti un’opzione efficace, costituita dall’immunoterapia con nivolumab in combinazione con la chemioterapia che, come evidenziato nello studio CheckMate -649, è in grado di migliorare in modo significativo sia la sopravvivenza globale che quella libera da progressione. Quest’ultima si è dimostrata essere, nella popolazione che esprime PD-L1 CPS ≥ 5,di 8,1 mesi rispetto ai 6,1 mesi con il trattamento standard. Il 60% dei pazienti trattati con la combinazione ha ottenuto una risposta obiettiva rispetto al 45% con la sola chemioterapia. Nel 13% dei pazienti abbiamo osservato risposte complete. Un risultato molto importante in cui ci aspettiamo di vedere i benefici dell’immunoterapia anche nel lungo termine. A questi vantaggi si aggiunge una buona qualità di vita”.  

I pazienti candidati “alla terapia con la combinazione nivolumab e chemioterapia, in base all’approvazione di Aifa – sottolinea Cascinu – sono circa il 60% del totale con malattia avanzata, una percentuale davvero importante. È quindi fondamentale identificare le persone che possono ricevere il trattamento di prima linea a base di nivolumab, che può cambiare la storia naturale della malattia”.  

“La presa in carico delle persone con tumore dello stomaco, in particolare nella fase avanzata della malattia, richiede un approccio multidisciplinare, che può migliorare anche la qualità di vita – evidenzia Claudia Santangelo, presidente di ‘Vivere senza stomaco’ -. La gastrectomia, l’intervento di rimozione dello stomaco, determina un’alterazione delle abitudini alimentari e può causare una significativa perdita di peso. Si impara a mangiare con nuovi ritmi, per far fronte alla carenza di elementi come vitamina B12, ferro, folina, e agli sbalzi glicemici. È fondamentale che siano offerti al paziente piani dietetici da parte del gruppo multidisciplinare. Inoltre, da tempo, eravamo in attesa di nuove terapie efficaci in prima linea nella malattia metastatica. Questa nuova opzione di trattamento rappresenta un passo avanti decisivo per i pazienti”.  

 

L’immunoterapia diventa un cardine anche nella cura del tumore del colon-retto. L’Aifa ha approvato nivolumab più ipilimumab per il trattamento della neoplasia metastatica con deficit di riparazione del mismatch (dMMR) o elevata instabilità dei microsatelliti (MSI-H), dopo una precedente chemioterapia a base di fluoropirimidine.  

“Il cancro del colon-retto metastatico è una malattia aggressiva a prognosi sfavorevole – sottolinea Sara Lonardi, direttore Oncologia 3 Istituto oncologico veneto Irccs di Padova -. La maggior parte dei pazienti non è eleggibile ad un intervento chirurgico potenzialmente curativo. La combinazione di nivolumab e ipilimumab è la prima opzione di trattamento basata su una duplice immunoterapia approvata nei tumori gastrointestinali, ed in particolare nel tumore colorettale già resistente a terapie standard. Nello studio CheckMate -142, la duplice immunoterapia ha dimostrato un miglioramento significativo del tasso di risposta obiettiva che ha raggiunto il 65%, con il 13% di risposte complete, ma ancor più rilevante, ha portato ad una sopravvivenza a 4 anni nel 70% dei pazienti, quando l’atteso, in un contesto simile di pazienti con malattia pretrattata, non selezionati molecolarmente che non hanno ricevuto immunoterapia, è del 25% ad un anno”.  

“Lo studio ha coinvolto pazienti con difetto di riparazione del mismatch o con elevata instabilità dei microsatelliti, il complesso di proteine preposto a ‘correggere’ gli errori di replicazione del Dna – conclude Lonardi -. Circa il 5% dei casi di tumore del colon-retto metastatico presenta questa caratteristica, che per anni sembrava ridurre la probabilità di trarre beneficio dalla chemioterapia tradizionale, ma che ora si trasforma in un certo senso in vantaggio, poiché seleziona un sottogruppo di pazienti molto responsivi all’immunoterapia ed in particolare a nivolumab ed ipilimumab. Non di minore importanza, il trattamento è ben tollerato e ha portato un miglioramento della qualità di vita dei pazienti”.  

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Anarchici, appello “Anni di Piombo”: “Forze politiche siano unite, serve solidarietà nazionale

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(Adnkronos) – “Ci sembra alquanto surreale assistere a quanto sta accadendo. Se non si manifesta una forte solidarietà Nazionale fra le forze politiche in questo momento quando ci dovrà essere? Dopo aver raggiunto un grande risultato con la cattura del latitante Matteo Messina Denaro ci aspettavamo un atteggiamento diverso da parte degli esponenti politici. Gli anni di piombo ci hanno lasciato delle ferite oggi ancora aperte che andrebbero rimarginate con una ricerca profonda di verità a cui sicuramente anche il Messina Denaro potrebbe contribuire”. Lo afferma all’Adnkronos Potito Perruggini, presidente di ‘Anni di Piombo- osservatorio nazionale per la verità storica’, intervendo sulle polemiche politiche sul 41bis e rivolgendo un appello “al Parlamento sull’intoccabilità del ’41 bis’”. 

“Bene ha fatto Giovanni Impastato a scrivere alla giovane figlia di Messina Denaro sollecitandola a intervenire per rompere il cordone ombelicale della sua famiglia con la mafia delle stragi e, non è escluso, con settori deviati delle Istituzioni – continua – E invece cosa accade? Assistiamo alle processioni di parlamentari al capezzale di un pluripregiudicato che abusa di una protesta simbolica di gandhiana memoria per continuare nella minaccia allo Stato italiano”. 

“Vogliamo tentare, una volta per tutte a dimostrare di essere una Nazione compatta che tutela esclusivamente la sicurezza dei propri cittadini, senza spregiudicati doppi scopi ambigui ma premiati con ‘legion d’onore’?”, si chiede Perruggini.  

“Gli anarchici stanno minacciando lo Stato apertamente e Cospito è stato portato al 41 bis perché anche dal carcere riusciva a gestire il branco, è un manipolatore così perverso che li sta manovrando facendo pressione su di loro con il suo ‘sacrificio’ fino alla morte per la causa. Praticamente fa il kamikaze – continua Perruggini – È un terrorista e deve essere tenuto in vita per rispetto alla vita che dobbiamo dimostrare ai nostri figli, ma nulla di più”. 

“La domanda che ci poniamo è come possano alcuni parlamentari essere caduti nella trappola e si siano fatti manipolare da questo criminale? Speriamo che in questo caso a pensar male non ci indoviniamo! – prosegue – Il gruppetto di giovani occupanti la Sapienza, ma con tutta probabilità anche molti occupanti gli scranni del Parlamento, poco sanno del pur recente passato degli ‘Anni di piombo’ e delle dimostrate influenze straniere”.  

“Ancora oggi, una sparuta minoranza tenta di condizionare la libertà dell’intera Nazione definendo ‘assassini’ le nostre principali autorità, a cui va la nostra incondizionata solidarietà. A chi giova tutto questo? Non vogliamo si ripeta mai più nulla di tutto questo! Oltre alle migliaia di vittime innocenti la vittima principale fu la Nazione Italia – conclude – É giunto il momento di schierarsi uniti inequivocabilmente con chiarezza pro o contro la Nazione, pro o contro gli italiani. Nel 30esimo anniversario delle stragi di mafia di Milano, Firenze, Roma del 1993, non sono più sufficienti azioni simboliche servono gesti concreti. Facciamo appello a tutte le forze politiche affinché al più presto il Parlamento deliberi una mozione che impegni il governo all’intoccabilità del ’41 bis’ voluto fortemente dall’amatissimo Giovanni Falcone”. 

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Omicidio in viale del Sommergibile, i residenti ‘ci siamo abituati’

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(Adnkronos) – In quel viale del Sommergibile, a Ostia, dove il 48enne Fabrizio Vallo è stato ucciso con cinque colpi di pistola esplosi da due uomini in fuga, questa mattina è tutto come sempre: non una transenna, se non quelle arancioni sbilenche su impalcature da decenni senza l’ombra di operai, gente a passeggio con il cane, altri in fila nella farmacia di fronte. E i residenti del palazzo al 29a sotto al quale è stato consumato l’agguato, entrano ed escono con l’aria serafica di un qualsiasi giorno. “E’ una cosa frequente qui, siamo abituati” dice all’Adnkronos un ragazzo. 

D’altronde, a un soffio da lì, il clan di Ostia ammazzò i rivali Giovanni Galleoni detto ‘Baficchio’ e Francesco Antonini detto ‘Sorcanera’ nel silenzio tombale del quadrante di litorale noto come Nuova Ostia. Tapparelle abbassate in fretta e in furia e bocche cucite: sono passati tredici anni da quel 22 novembre 2011. Questa mattina i residenti del palazzo hanno risposto ugualmente così: “Non c’ero”, “Non ho sentito nulla”, “Non sono di qui, sono ospite da alcuni amici”. I cinque proiettili che hanno centrato Vallo alla testa e all’addome sono stati esplosi poco dopo le 23.  

(di Silvia Mancinelli) 

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Parkinson, farmaci antidiabetici ritardano malattia di 6 anni: lo studio

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(Adnkronos) – I farmaci anti-diabete ritardano l’insorgenza del Parkinson. Una ricerca condotta su 8mila pazienti dal Centro Parkinson e parkinsonismi dell’Asst Gaetano Pini-Cto di Milano, con il contributo delle Fondazione Grigioni per il morbo di Parkinson, ha mostrato che questa patologia si manifesta mediamente 6 anni dopo nei pazienti che assumono farmaci contro il diabete. La ricerca, pubblicata sul ‘Journal of Neurology’, getta le basi per lo sviluppo di nuove terapie neuro-protettive. Si stima che in Italia le persone affette dal morbo di Parkinson siano circa 450mila, e in costante aumento (erano 230mila nel 1990). 

“Lo studio suggerisce una proprietà neuro-protettiva dei farmaci anti-diabetici e apre alla prospettiva di somministrare medicinali anti-diabete, come la metformina, che possono essere assunti anche da chi non è affetto da questa patologia, in persone predisposte a sviluppare la malattia di Parkinson con l’obiettivo di ritardarne l’insorgenza – osserva Gianni Pezzoli, primo autore della ricerca, presidente della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson e dell’Associazione italiana Parkinsoniani – I dati raccolti sono molto significativi e spingono a indagare non solo la capacità preventiva dei farmaci anti-diabetici ma anche il loro ruolo nel ridurre la progressione del Parkinson quando è già insorto”.  

La ricerca, basata su un’indagine su oltre 8.000 pazienti visitati al Centro Parkinson tra il 2010 e il 2019, ha fatto emergere che nei pazienti con diabete, che assumono farmaci per questa patologia, l’insorgenza del Parkinson avviene dopo i 66 anni, mentre nei non diabetici il Parkinson si manifesta intorno ai 60 anni.  

La ricerca è stata possibile grazie alla banca dati del Centro Parkinson e parkinsonismi dell’Asst Gaetano Pini-Cto di Milano in Regione Lombardia, in cui sono presenti oggi 37mila pazienti. La ricchezza e la qualità della casistica raccolta hanno consentito di estrarre i dati significativi sull’interazione tra diabete e Parkinson. “Questa pubblicazione getta le basi per l’avvio in futuro di studi clinici comparativi molto solidi in cui somministrare i medicinali anti-diabetici alle persone che presentano i fattori di rischio del Parkinson, come la presenza della malattia in famiglia, oppure sintomi antecedenti all’esordio del morbo come ‘l’agitazione notturna’, la riduzione dell’olfatto, e anche ‘segni’ ancora più generici come la stipsi e una lieve depressione”. afferma Ioannis Isaias, direttore del Centro Parkinson e parkinsonismi dell’Asst Gaetano Pini-Cto di Milano 

Lo studio è stato condotto su 8.120 pazienti parkinsoniani visitati al Centro Parkinson tra il 2010 e il 2019. “E’ stato osservato che i 413 pazienti con diabete, che assumevano farmaci per questa patologia, hanno manifestato il Parkinson mediamente dopo i 66 anni. Nelle 7.707 persone non diabetiche il morbo insorgeva invece poco dopo i 60 anni – rimarcano i ricercatori – I numeri suggeriscono pertanto un ruolo dei farmaci anti-diabetici nel ritardare l’insorgenza del Parkinson e sono in linea con altre pubblicazioni presenti in letteratura scientifica sulle capacità neuro-protettive, osservate su modelli animali, della metformina (farmaco che potrebbe essere assunto dai non diabetici)”. In tale senso lo studio del Centro Parkinson “è una solida base” per indagare con ulteriori ricerche le proprietà neuro-protettive dei farmaci antidiabetici (ad esempio quelli che in genere si definiscono ‘sostituti del glucagone’), “oltre che la loro capacità di ridurre la progressione naturale della malattia di Parkinson”, concludono gli scienziati.  

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Alfredo Cospito dice no ad alimentazione forzata: “Non mi fermo”

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(Adnkronos) – Visita dei magistrati del tribunale di Sorveglianza di Milano all’anarchico Alfredo Cospito, dietro le sbarre di Opera e da oltre 100 giorni in sciopero della fame per protestare contro il 41 bis. Ieri, la presidente Giovanna Di Rosa e la giudice Ornella Anedda, si sono intrattenute con il detenuto e il difensore e attraverso i medici stanno cercando di mettere in atto ogni misura per tenere sotto controllo lo stato di salute dell’uomo che ribadisce l’intenzione di proseguire nell’azione non violenta e rifiutare dunque – qualora si arrivasse a condizioni estreme – l’alimentazione forzata. La lotta di Cospito è una lotta “perché venga cancellato il 41bis per tutti” perché “è uno strumento che toglie libertà fondamentali”. La sua è una protesta in cui “ognuno agisce per sé, dietro non c’é nessuna organizzazione”, ma una rete fluida, racconta chi ama definirsi un “anarchico nichilista”. Cospito non ha nessuna intenzione di fermarsi: è pronto ad andare avanti nella sua battaglia.  

LA DIFESA: “RAMMARICO PER PARERE PG TORINO” – La difesa di Cospito esprime intanto “stupore e rammarico in merito al parere inviato nella giornata di ieri dalla procura generale di Torino al ministro Nordio. Stupore perché nessuno meglio della procura è al corrente delle precisazioni fornite dalla Corte di Assise all’atto di riconoscere la sussumibilità di una porzione delle sigle Fai (Federazione anarchica informale) nella fattispecie incriminatrice p.e dall’art. 270 bis cp ( associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico)”. Lo afferma l’avvocato Flavio Rosi Albertini, difensore dell’anarchico. 

“Della differenza riconosciuta dalla Corte tra FAI associazione e FAI metodo e come sia stato accertato che non ogni fatto illegale commesso, rivendicato, attribuito, alla compagine anarchica, anche se rivendicato dall’acronimo FAI, sia espressione, sintomo, indicazione dell’esistenza e attualità di una associazione criminale – aggiunge il penalista – Rappresentando quest’ultimo presupposto ossia l’esistenza di una associazione in collegamento con il detenuto la condizione indispensabile per l’applicazione del 41 bis. Nel caso di specie assolutamente mancante. Rammarico, perché alla Procura era stata concessa una occasione unica per rivedere e rivalutare le proprie determinazioni, espresse anche nel recente passato allorché – prosegue l’avvocato Rossi Albertini – aveva insistito solo il 5 dicembre scorso nella richiesta di ergastolo ostativo per Alfredo Cospito, suscitando incredulità in ogni sobrio osservatore e la decisione della Corte di Assise di Appello di sollevare l’incidente di Costituzionalità. Richiesta di ergastolo e applicazione del 41 bis che rappresentano gli argomenti e le motivazioni delle numerosissime iniziative che stanno attraversando il territorio nazionale, nelle quali cresce la partecipazione tra gli altri di studenti e studentesse medi e universitari” afferma il penalista. 

Una richiesta al ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché la decisione su Alfredo Cospito avvenga “in tempi rapidissimi, qualunque essa sia”, dice ancora l’avvocato. 

“Le condizioni di Alfredo, il suo fisico provato, i quasi 110 giorni di digiuno, i 45 kilogrammi di dimagrimento non consentono più ritardi o attendismi di sorta” aggiunge il penalista. 

 

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Roby Facchinetti rapinato in casa, pistole puntate da tre ladri

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(Adnkronos) – Rapina nella villa di Roby Facchinetti a Bergamo. E’ successo nella tarda serata di domenica, quando il cantante dei Pooh, 78 anni, si trovava in casa con la moglie Giovanna Lorenzi e con il figlio Roberto. Ne dà notizia oggi il ‘Corriere della Sera’. 

A fare irruzione nella villa, a due passi dallo stadio dell’Atalanta, sono state almeno tre persone. I banditi, con passamontagna, guanti e abiti scuri, hanno puntato le pistole contro Facchinetti e famiglia, obbligandoli a consegnare loro gioielli, orologi e altri preziosi. Sulla violenta rapina indaga la Squadra mobile di Bergamo. Silenzio dalla voce e tastierista dei Pooh, a pochi giorni dalla reunion della band sul palco del festival di Sanremo. 

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In arrivo freddo polare dalla Russia, da quando: previsioni meteo

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(Adnkronos) – Dal caldo anomalo al freddo polare. In poche ore, alla fine del weekend, scenderemo dai 20°C degli ultimi giorni a temperature da pieno inverno. Antonio Sanò, fondatore de iLMeteo.it, conferma infatti l’illusione della primavera con le massime che hanno superato diffusamente i 15 gradi anche in Pianura Padana e raggiunto i 20 al Sud. Nei prossimi giorni avremo un ulteriore leggero aumento dei valori termici, ma da domenica sera tutto questo sembrerà un lontano ricordo. Da domenica un impulso polare dalla Scandinavia colpirà l’anticiclone delle Azzorre presente sull’Italia, minando la sua resistenza a iniziare dal Nord-est: in seguito il nocciolo gelido russo NìKola troverà la strada aperta per la sua irruzione artica, prevista da lunedì 6 febbraio.  

Con la nuova settimana le temperature scenderanno nei valori massimi di almeno 10 gradi e piomberemo di nuovo in pieno inverno, con venti di Burian o Buran, tipici delle steppe della pianura sarmatica ad ovest degli Urali. Al momento insiste, però, una netta dicotomia: abbiamo una rigida divisione in due tra lo scenario previsto dal modello meteorologico americano e lo scenario meteo europeo. I principali supercalcolatori che simulano il tempo previsto a media-lunga scadenza sono in totale disaccordo. Il supercalcolatore americano, con buone performance anche sul nostro continente, vede l’arrivo dell’aria gelida russa in estensione fino alla Francia con un coinvolgimento massivo dell’Italia e ripetute nevicate a bassa quota da Nord a Sud: una situazione estrema che farebbe dilagare l’inverno per molti giorni su tutta l’Italia.  

Il supercalcolatore europeo, tra l’altro da alcuni mesi con base a Bologna, prevede un’irruzione più veloce, meno estesa e con coinvolgimento principale della fascia adriatica. Il freddo sarebbe importante e diffuso ma con una traiettoria del nocciolo russo NìKola più orientale e più rapida. In sintesi, per la previsione a breve scadenza i modelli sono concordi nel vedere una fase di caldo anomalo fino al weekend: il tempo sarà bello quasi ovunque con qualche addensamento in più non escluso sulla fascia tirrenica. Poi da domenica sera tutto cambierà: dal quinto giorno di previsione, come detto, le strade dei modelli americano ed europeo si separeranno; è probabile che lo scenario meteo principale seguirà una via di mezzo tra quelli indicati dai due modelli, ma al momento dobbiamo continuare a calcolare e monitorare l’esatta traiettoria del freddo e le conseguenze attese sull’Italia per la prossima settimana.  

Oggi, venerdì 3 febbraio – Al nord: soleggiato salvo locali nebbie notturne. Al centro: sole disturbato a tratti da nubi marittime lungo le tirreniche. Al sud: soleggiato a tratti variabile tra Puglia e Calabria.  

Domani, sabato 4 febbraio – Al nord: soleggiato salvo locali nebbie notturne. Al centro: soleggiato salvo nubi in Toscana fino al mattino. Al sud: sole prevalente, a tratti instabile tra Calabria e Sicilia.  

Domenica 5 febbraio – Al nord: nubi in aumento. Al centro: peggiora dalla sera. Al sud: bel tempo e caldo per il periodo.  

Tendenza: arrivo di aria fredda dalla Russia, prossima settimana invernale.  

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Cospito, social ‘votano’ sì a 41 bis e no a visita parlamentari

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(Adnkronos) – Gli utenti dei social si esprimono in maniera molto compatta contro il mondo anarchico e le azioni violente di questi ultimi giorni, con un sentiment negativo dell’82,7%. E’ quanto emerge da una ricerca di SocialCom che, con l’ausilio della piattaforma Blogmeter, ha analizzato le conversazioni in rete degli ultimi giorni sul caso Alfredo Cospito. Tra gli utenti – rileva Socialcom – sembrano prevalere le istanze di chi vuole il carcere duro – il 41 bis – per terroristi e mafiosi, rispetto a quelle legate agli aspetti umanitari. 

Le polemiche politiche di questi giorni, seguite alla visita in carcere all’esponente anarchico da parte di alcuni parlamentari Pd e all’intervento alla Camera di Giovanni Donzelli, hanno infiammato il dibattito in rete.  

La visita in carcere dei parlamentari Pd registra un sentiment prevalentemente negativo (90,68%). Tra gli utenti, che si esprimono in maniera molto compatta contro il mondo anarchico e le azioni violente di questi ultimi giorni (sentiment negativo: 82,7%), sembrano prevalere le istanze di chi vuole il carcere duro per terroristi e mafiosi, rispetto a quelle legate agli aspetti umanitari.  

Le discussioni sul tema provengono soprattutto dai commenti ai numerosi articoli rilanciati sui social dai principali quotidiani, dove un importante flusso di pubblicazioni sta coinvolgendo le tifoserie social dei rispettivi schieramenti politici – rileva Socialcom – Il volume complessivo delle conversazioni in rete risulta comunque essere inferiori ai temi mainstream di cui discutono gli italiani sui social, come ad esempio il Festival di Sanremo. Le pubblicazioni sulla kermesse canora nello stesso periodo hanno prodotto oltre 1,1 milioni di interazioni, il doppio rispetto a quello prodotte dalla vicenda Cospito.  

L’analisi qualitativa delle conversazioni ha mostrato dunque un’evidente polarizzazione delle discussioni in cui gli utenti identificano con gli schieramenti di provenienza, esprimendo un sentiment negativo nei confronti degli avversari. Ad esempio, il sentiment nei confronti di Donzelli è negativo al 67%, mentre quello verso il Pd è negativo al 72%. A riprova di ciò, è stata eseguita un’analisi qualitativo-quantitativa del post di Giovanni Donzelli su Facebook, che ha generato 4,9K like e oltre 3,4K commenti.  

Tra questi ad esempio l’85% condivide le dichiarazioni parlamentare, mentre il 75% accusa la sinistra di incoerenza alle posizioni sulla giustizia. Lo stesso trend si osserva anche sul post Facebook di Andrea Orlando, dove il parlamentare rilancia il proprio intervento in Aula. La pubblicazione ha generato 715 like e 151 commenti. Di questi, il 70% degli utenti ritiene che le parole di Donzelli siano state inopportune e lo accusa di arroganza. 

 

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Attacco hacker ad Acea

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(Adnkronos) – Attacco hacker ad Acea. A quanto apprende l’Adnkronos, l’azienda è stata colpita da un nuovo ransomware che si sta diffondendo negli ultimi tempi, il ‘Black Basta’.  

L’attacco, che è in corso da stamattina ed è stato “prontamente gestito – collaborando con le istituzioni preposte – anno sapere da Acea – non sta impattando sui servizi essenziali alla cittadinanza di distribuzione di acqua ed elettricità. I servizi It interni sono in corso di ripristino”. 

 

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Poleggi (Pro Vita): “Aprire uno spiraglio nel muro di fake news che girano intorno alla questione climatica”

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(Adnkronos) – “Pro Vita & Famiglia ha indetto questa conferenza stampa, Custodiamo l’ambiente custodendo l’uomo, perché bisogna aprire uno spiraglio nel muro di fake news che girano intorno alla questione climatica”, ha esordito così il membro del direttivo della Onlus, Francesca Romana Poleggi, che ha organizzato la conferenza stampa incentrata sul clima e sulla centralità dell’uomo per la salvaguardia dell’ambiente. 

“Noi vogliamo combattere l’inquinamento, è giusto custodire il Creato perché è la casa di tutti gli uomini. Non è vero, però, che l’uomo è il responsabile della prossima fine del mondo perché non è vero che è il responsabile dell’emissioni di Co2 e del riscaldamento globale – ha continuato evidenziando che l’uomo non può essere considerato la causa dell’inquinamento nel mondo -. Tutto questo lo dice la scienza, una scienza censurata dai poteri forti, dall’Onu e dall’Ue. Questi scienziati devono poter parlare e confrontarsi con i loro dati e non devono essere bollati come negazionisti”. 

“C’è bisogno di aprire un dibattito franco, serio e scientifico sulla questione del clima. Inoltre, bisogna che, dal punto di vista economico, politico e sociale, il nostro governo tuteli l’economica evitando gli sprechi di interventi in transizioni energetiche folli che non producono nessuno guadagno”, sottolinea il membro del direttivo di Pro Vita & Famiglia Onlus, Francesca Romana Poleggi, nel corso della conferenza stampa dal titolo ’Custodire l’ambiente custodendo l’uomo’, tenutasi presso la sala cristallo dell’hotel Nazionale a Roma.  

“Soprattutto, non deve passare l’idea che l’uomo è il cancro del pianeta perché senza di esso il mondo non può essere salvato. Non si possono promuovere politiche pro-ambiente o pro-clima senza tutelare i diritti di tutti e della famiglia”, conclude. 

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Meritocrazia Italia propone varo di un testo unico sui social network

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(Adnkronos) – “È urgente un intervento legislativo in ambito d’utilizzo di Social network e pagine virtuali, il cui uso distorto sta creando una società di cattiveria senza valori. Il bene umano non ha più un peso sociale, assolutamente azzerato dal ricorso alla propria immagine come strumento di sopraffazione. Vive sotto occhi distratti un’intera generazione che, mortificata nella possibilità di realizzare i propri sogni e profondamente disillusa, trova rifugio nella finzione del mondo virtuale e ricerca affannosamente libertà di espressione nei social, guardando all’altro con diffidenza e accomodandosi nel conforto del proprio isolamento”. Lo afferma il presidente di Meritocrazia Italia, Walter Mauriello. 

“Sintomi non colti di un disagio che, nei casi più eclatanti, porta ai drammatici fatti di cronaca che vedono i giovani protagonisti di atti di violenza verso coetanei e anziani, di vandalismo, di crimini come rapine, concorso in atti persecutori, spaccio di sostanze stupefacenti – continua – Non stupisce più neppure la spavalderia con la quale gesti riprovevoli sono ripresi e diffusi in rete, a dar prova che la soglia della coscienza del disvalore è ormai varcata. Il fenomeno non ha confini e non vi sono aree del Paese esenti dal problema. Né pare realmente essere questione di classe sociale d’appartenenza o condizione economica”.  

“Le famiglie sono spesso distratte dalle difficoltà del quotidiano e non ascoltano – aggiunge Mauriello – La scuola avrebbe bisogno di riconquistare credibilità, per tornare a contribuire alla crescita personale, oltre ogni inutile indottrinamento nozionistico, con revisione dei piani didattici, riadeguamento infrastrutturale e propensione all’osservazione e all’ascolto”. In questo senso, Meritocrazia Italia “insiste da sempre sulla necessità anche di introdurre la figura stabile dello psicologo in ogni Istituto scolastico”. 

“La mancanza di dialogo e di educazione al sacrificio lascia spazio all’attecchire di modelli negativi, enfatizzati dalla televisione e da social media, che somministrano quotidianamente e continuativamente pillole di una realtà in cui si può essere eroi se si offende, si attacca, si prevarica, si supera lo stato emozionale e si metabolizzano l’odio e la violenza – osserva il presidente di Meritocrazia Italia, Walter Mauriello – Certa che uno Stato che non presta attenzione ai giovani è uno Stato senza futuro, Meritocrazia ha avanzato “la propria proposta di composizione di un testo unico sui Social network, volto ad arginare lo strapotere dei gestori e di riportarne l’impegno a maggiore responsabilità”. 

“Occorre un intervento di regolazione immediato, mirato a: imporre alle piattaforme digitali di dotarsi delle misure tecniche idonee a filtrare contenuti illeciti e a raccogliere efficacemente e tempestivamente le relative segnalazioni, con previsione di un sistema di responsabilità anche risarcitoria nei confronti degli utenti danneggiati; affidare agli operatori di settore migliori e più chiare linee di indirizzo sulla definizione dei contenuti illeciti – prosegue – favorire la leale collaborazione tra gestori delle piattaforme e autorità giudiziarie e amministrative; predisporre una formazione scolastica adeguata sull’utilizzo dei social; implementare le ipotesi di reato per le offese sui social e munire ogni cittadino di un account da scrivere sul documento di identità; consentire l’utilizzo e la visione di programmi per i minori di anni 16 solo per tempi limitati, non più di un’ora giornaliera”. “Essenziale è convocare subito un tavolo di lavoro presso il ministero dell’Interno – conclude – per discutere del problema e porre in essere azioni per studiare il fenomeno e arginare atti di degrado sociale che danneggiano tanto le vittime quanto gli autori, contribuendo a innalzare una barriera alla crescita culturale del Paese”.  

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