M5S, nodo capogruppo e segreteria. Conte: “C’è posto per tutti”


“Mettiamola così”, spiega un parlamentare 5 Stelle alla seconda legislatura. “Il nostro gruppo alla Camera è composto da 159 membri. I filo-contiani sono una cinquantina, poi c’è un altro gruppone – altri 50 deputati – che sta nel mezzo. E poi ci sono altri 50 circa che soffrono questo schiacciamento sul Pd, i peones. Ma l’ago della bilancia sono i ‘dimaiani’, sempre più trasversali: vedrete, risulteranno decisivi per l’elezione del prossimo capogruppo”. Archiviata la partita delle amministrative, che ha inferto nuove ferite al Movimento 5 Stelle e in particolare al suo ‘tessuto’ parlamentare, a Montecitorio già si fanno i conti in vista di quello che viene considerato uno dei crocevia della rifondazione targata Giuseppe Conte: l’elezione del nuovo presidente del gruppo M5S, che non è certo paragonabile a quella del Capo dello Stato, in programma a febbraio, ma comunque dirà molto sulla tenuta del gruppo grillino, alle prese con le tensioni interne e i soliti venti di scissione.  

Il tema è stato affrontato dallo stesso Conte in un incontro con il direttivo pentastellato alla Camera di qualche giorno fa: l’avvocato di Volturara Appula, raccontano, avrebbe chiesto di valutare la possibilità di far coincidere l’elezione del capogruppo al Senato con quella del capogruppo alla Camera, anticipando, in questo modo, la scadenza del mandato del presidente dei deputati Davide Crippa, prevista a dicembre. Crippa, a quanto apprende l’Adnkronos, avrebbe fatto intendere di non avere tutta questa fretta: tra le ipotesi al vaglio, infatti, ci sarebbe anche il rinvio della partita dei capigruppo a dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.  

Lo stato dei rapporti – non proprio idilliaci, volendo ricorrere a un eufemismo – tra il capogruppo uscente e l’ex premier è noto ai più dalle parti di Montecitorio. E non è un mistero che Conte abbia pensato a un suo fedelissimo per il posto di capogruppo: si parla dell’ex guardasigilli Alfonso Bonafede, che però non avrebbe i numeri, così come dell’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che viene data in pole anche per la vicepresidenza del M5S. “Giuseppe vuole chiudere in fretta la partita dei capigruppo per procedere con le altre nomine di peso nel Movimento”, spiega un deputato. Molte saranno le caselle da riempire nel futuro Consiglio nazionale, maxi-segreteria nella quale siedono tra gli altri, oltre al presidente e ai vicepresidenti del M5S, anche i capigruppo di Senato e Camera. “C’è posto per tutti”, va ripetendo Conte in queste ore a chi gli chiede delle prossime nomine. 

Oltre al Consiglio nazionale, l’organigramma pentastellato prevede una serie di Comitati: posti che Conte potrebbe utilizzare per placare malumori e appetiti interni, che si sono intensificati soprattutto dopo l’ultima Caporetto elettorale. Si va dal Comitato nazionale progetti al Comitato per la formazione e l’aggiornamento (la ‘scuola politica’, vecchio pallino dell’ex premier); dal Comitato per i rapporti europei e internazionali a quello per i rapporti territoriali. 

Ma prima di completare la ristrutturazione del Movimento, Conte dovrà superare lo scoglio dell’elezione del capogruppo: alla Camera, secondo lo statuto del gruppo M5S, è richiesta la maggioranza assoluta dei deputati grillini. E in questa partita i ‘non contiani’ potrebbero far pesare i loro voti, magari affossando nel segreto dell’urna il candidato (o la candidata) del giurista pugliese. C’è poi un’altra questione da sottovalutare e riguarda le rendicontazioni degli eletti, da tempo ferme al palo. Stando sempre allo statuto, “i componenti del gruppo che non sono in regola con le rendicontazioni, non possono accedere ad incarichi relativi al gruppo”. “Con questi chiari di luna – ironizza un 5 Stelle – i candidati per il direttivo si conteranno sulle dita di una mano…”.  

Per quanto riguarda il Senato, la strada per la rielezione del capogruppo uscente Ettore Licheri per ora appare in discesa, ma le fibrillazioni non mancano nemmeno a Palazzo Madama: a ‘insidiare’ il bis del senatore sardo potrebbe essere Maria Domenica Castellone, mentre diverse voci accreditano anche una candidatura dell’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. (di Antonio Atte) 

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