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Cultura

Arriva “La ragazza dagli occhi d’oro”, ultimo saggio di Pietro Citati presentato oggi a Roma in omaggio al critico scomparso

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Chi è “La ragazza dagli occhi d’oro”, da cui prende il titolo il saggio postumo di Pietro Citati, appena edito da Adelphi e presentato oggi a Roma? Per saperlo occorre leggere questo volume densissimo, che procede verso le profondità più remote della letteratura attraverso successivi testi brevi, passando in rassegna numerosi grandi letterati di ogni tempo: da Plinio il Giovane e Manganelli, da Goethe a Dickens e a Balzac, che scrisse proprio una breve romanzo intitolato nello stesso modo, in cui racconta la storia di una potente società segreta, formata da “uomini abbastanza onesti da non tradirsi mai tra loro -come afferma lo scrittore francese- abbastanza diplomatici da dissimulare i legami sacri che li univano, abbastanza forti da mettersi al di sopra di tutte le leggi”. 

Memore dell’amico editore del suo stesso libro, Citati ce lo descrive subito, nel primo capitolo, e sembra un gioco premonitore di scatole cinesi. “Probabilmente Roberto Calasso aveva più caro quest’ultimo libro, ‘Il libro di tutti i libri’, rispetto agli altri precedenti, perché vi fondeva i suoi talenti molteplici. Erano passati molti anni da quando aveva composto ‘La rovina di Kasch’, ‘Le nozze di Cadmo e Armonia’, ‘Ka’, ‘Il rosa Tiepolo’, ‘La Folie Baudelaire’, ‘Il Cacciatore Celeste’. Ormai, come tutti noi, era diventato un vecchio scrittore, un anziano saggista della mitologia, della religione e della parola”. Un grande critico che ricorda un grande autore e saggista, come lui.  

“Il suo libro -prosegue poi Citati su Calasso- è un’incessante omissione, una rottura, un fremito, un percorso avanti e indietro attraverso Sir Thomas Browne, Tiepolo e Baudelaire. Tutto il lato pauroso e tremendo dell’Antico Testamento (che finora Calasso aveva trascurato) viene improvvisamente alla luce; e a volte immaginiamo un artista di metà Ottocento come Gérard de Nerval, o uno scrittore che frequenti per abitudine il mondo degli astri. Subito, appena espresso, il pensiero di Calasso si dichiara manchevole, errato e insufficiente, e ricorda tutto quello di cui ha discorso – la follia della letteratura, delle Ninfe e degli dèi e, di scorcio, persino la mitologia cinese e quella mesopotamica. La Torah, tema essenziale, viene continuamente celata”. 

Nato a Firenze il 20 febbraio 1930, Citati è scomparso il 28 luglio scorso a Roccamare (in Toscana): per ricordalo l’appuntamento è alla Casa delle Letterature, alle 18, dove -in omaggio al grande autore Premio Strega- intervengono autori di primo piano del panorama letterario e culturale italiano: gli scrittori Giorgio Montefoschi ed Elisabetta Rasy, il filologo Piero Boitani e la poetessa e traduttrice Rosita Copioli. 

Una specialità di Citati erano proprio le biografie dei grandi scrittori in forma narrativa; per due di queste aveva ottenuto prestigiosi premi: il Viareggio nel 1970 con il suo “Goethe” (Mondadori, 1970; Adelphi, 1990) e lo Strega nel 1984 con “Tolstoj” (Longanesi, 1983; Adelphi, 1996).  

Dal 1954 al 1959 ha insegnato italiano nelle scuole professionali di Frascati e della periferia di Roma. Negli anni Sessanta scrive per il quotidiano Il Giorno. Dal 1973 al 1988 è critico letterario del Corriere della Sera; dal 1988 al 2011 de La Repubblica; dal 2011 al giugno 2017 scrive recensioni letterarie per il Corriere della Sera. Il 28 luglio 2017 riprende a pubblicare su La Repubblica. (Rossella Guadagnini) 

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Cultura

Lo sceicco di Dubai a Bari per l’ultima giornata di AmbientArti

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(Adnkronos) – Un ospite d’eccezione per la terza e ultima giornata degli appuntamenti di AmbientArti, il primo Festival ecologico pugliese che si sta svolgendo nella sede della Biblioteca De Gemmis, nel Borgo Antico di Bari.  

È lo sceicco di Dubai H.E. Mohammed Sheik Bin Murjeen, presidente dell’Emirates Travellers Festival, che domani mattina a partire dalle 9.30 aprirà i lavori della Tavola rotonda “Fast Pitch Deck for all global opportunities”. L’evento è stato organizzato dall’emittente televisiva Telebari, con il sostegno della Regione Puglia, ed è un’opportunità per approfondire temi di natura ambientale come la Green-Economy, attraverso i diversi linguaggi della comunicazione contemporanea: dalla politica all’arte, passando attraverso la scienza, fino ad arrivare alla musica e al cinema. 

“L’Italia e la Puglia sono felici di promuovere l’amicizia tra i nostri popoli – ha dichiarato la direttrice di Telebari, Maddalena Mazzitelli – Insieme possiamo creare nuove collaborazioni. La mia azienda Telebari opera in Italia da 50 anni, ha seguito da vicino l’incredibile crescita di Dubai ed è onorata di dare il benvenuto a H.E. Awad Mohammed Sheik Bin Mujreen, presidente dell’Emirates Travellers Festival”. 

“La gentilezza e la bellezza dei nostri popoli – ha proseguito l’organizzatrice di AmbientArti – potranno dare speranza ai giovani imprenditori, per l’economia e la crescita sostenibile. Possiamo imparare da Voi viceversa. Potremo collaborare l’un l’altro per lo sviluppo globale. Insieme possiamo trasmettere il nostro messaggio positivo di amicizia in tutto il mondo promuovendo insieme la nostra storia, la cultura e la prosperità”.  

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Cultura

Un esempio di dignità e integrità morale, Liliana Segre raccontata da Cecchi Paone

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(Adnkronos) – Un esempio di “dignità” e “integrità morale in un Paese che non si può dimenticare della Shoah”. Sono questi gli aspetti più forti della testimonianza di Liliana Segre messi in evidenza dal giornalista e divulgatore Alessandro Cecchi Paone nel suo saggio ‘Liliana Segre. Umanità, speranza e coraggio’ pubblicato da Armando Curcio Editore. Cecchi Paone racconta ai ragazzi l’importanza della Memoria attraverso il ritratto che dedica alla Segre nelle pagine del suo libro. “La memoria – afferma – serve a preservare tutti, soprattutto i giovanissimi, dalla ripetizione di queste esperienze spaventose”.  

“L’indifferenza – ricorda invece Segre – è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo”. L’opera sulla senatrice a vita rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di sensibilizzazione delle nuove generazioni che Cecchi Paone condivide con la casa editrice di Armando Curcio. Un percorso che si realizza nella serie ‘Eroi del nostro tempo’ che nasce con un obiettivo ambizioso: quello di raccontare i personaggi che oggi riescono a ispirare, motivare e accompagnare nella crescita le giovani generazioni.  

Spaziando dallo sport alla cultura, passando per la religione, la ricerca e la fantasia, le biografie che vengono presentate puntano a portare alla luce i motivi educativi, psicologici ed emozionali che legano i giovani di oggi ai loro eroi. Per la cultura e per la storia, la Segre rappresenta a pieno gli intenti della serie: la sua biografia è testimonianza di un passato buio che sembra sempre più lontano rispetto alle nuove generazioni ma che, invece, deve rimanere un ricordo vivido, come monito per il futuro. Una storia di umanità, speranza e coraggio, veicolo di un messaggio determinante per i giovani lettori: è necessario combattere sempre contro le ingiustizie e la sopraffazione. 

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Cultura

“L’essenza del fascismo”, Altaforte riporta in libreria Giorgio Locchi

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(Adnkronos) – Le edizioni Altaforte riportano in libreria uno dei grandi classici della storiografia non conforme, “L’Essenza del Fascismo”, di Giorgio Locchi, arricchito da un ulteriore testo di Locchi e da due saggi di Philippe Baillet e Adriano Scianca.  

Pubblicato originariamente nel 1981, il saggio di Locchi intendeva smorzare gli entusiasmi della destra successivi alla “Intervista sul fascismo” di Renzo De Felice, spiegando che il grande storico reatino aveva sì avuto il merito di accostarsi al fascismo senza preconcetti, ma al contempo non aveva compreso alcuni degli aspetti cruciali della sua visione del mondo. Locchi – che ne L’Essenza del Fascismo spiega peraltro le ragioni della sua rottura con la Nouvelle droite di Alain de Benoist, di cui era stato maestro – propone invece una lettura originale, “che – si spiega – inquadra i fascismi nell’ambito di un più vasto e profondo movimento spirituale chiamato sovrumanismo. Una lettura densa di riferimenti filosofici, che più di 40 anni dopo non ha perso nulla della sua acutezza, ed è stata anzi confermata da alcune delle più recenti ricerche sul fascismo. Breve, ma estremamente denso, “L’Essenza del Fascismo” è quindi ancora oggi una bussola imprescindibile per comprendere uno dei momenti più discussi della storia moderna, ma anche per riscoprire uno dei punti più alti toccati dalla riflessione ideologica del mondo non conforme dal 1945 a oggi”. 

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Cultura

Lo Stato acquista lettera di Leopardi al cugino Giuseppe

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(Adnkronos) – “Caro Peppino, Veramente le amicizie o non si dovrebbero mai stringere, o strette che fossero non si dovrebbero mai rompere. Sono però ben certo e bene persuaso che la colpa in ciò non sia stata vostra”. Così scriveva Giacomo Leopardi, spedita da Recanati il 29 agosto 1823, al cugino, il marchese Giuseppe Melchiorri a Roma. Ora questa lettera autografa a carattere privato è stata acquisita dallo Stato e consegnata alla Biblioteca Nazionale di Napoli.  

Il Ministero della Cultura ha esercitato il diritto di prelazione assicurandosi l’autografo ed impedendo che venisse venduto a privati. La lettera va così ad arricchire ancor di più il prezioso fondo Leopardiano della Biblioteca Nazionale di Napoli, che custodisce in originale l’opera di Leopardi ed oltre il 90% delle corrispondenze inviate da parenti ed amici allo stesso poeta.  

Nella lettera al cugino Giuseppe Melchiorri si cita la rottura con Pietro Visconti, con cui nel 1824 avrebbe fondato le “Memorie romane di antichità e belle arti”, la morte di Papa Pio VII e il successivo conclave. La lettera è stata acquistata ripiegata e imbraghettata nel primo volume dell’Epistolario di Leopardi, edito da Le Monnier a Firenze nel 1883, edizione in cui la lettera non risulta, quasi a riempire la lacuna. 

Con il cugino, Giacomo Leopardi intrattenne una corrispondenza pervasa di accenti di affettività simili a quelli riservati al fratello Carlo. I due cugini erano infatti quasi coetanei e grazie alla confidenza acquisita nel corso della frequentazione, durante i soggiorni romani di Giacomo, si confidarono opinioni e giudizi. La voglia di condividere dispiaceri e inquietudini, opinioni e giudizi, speranze e delusioni traspare dalla lettera del 29 agosto 1823 che si apre con un riferimento allo screzio tra Melchiorri e Visconti ed un bel commento sull’importanza dell’amicizia.  

Melchiorri era molto vicino a Leopardi in quegli anni e divise con lui l’amore per gli studi filologici. Nella lettera si trova riferimento, infatti, agli “stamponi” che attengono il lavoro di Leopardi “Annotazioni sopra la Cronica d’Eusebio” e si riporta la discussione tra i due cugini sulla collezione dei classici latini edita da Pomba, editore torinese, tra il 1818 e il 1835, dal titolo “Collectio Latinorum scriptorum cum notis”. 

“La Biblioteca Nazionale di Napoli -dichiara la direttrice Maria Iannotti – orgogliosa di essere custode dell’eredità del poeta più amato dagli italiani, è da tempo impegnata, sostenuta dalla Direzione Generale Biblioteche del Ministero della Cultura, diretta da Paola Passarelli, in un costante e paziente sforzo di ricognizione per integrare ulteriormente anche il nucleo delle lettere scritte, invece, dallo stesso Leopardi ed indirizzate a letterati, familiari ed amici, delle quali spesso si sono perse le tracce, compromesse dall’avvicendamento degli eredi”. 

“L’epistolario leopardiano si rivela di fondamentale importanza per una maggiore comprensione della personalità e del pensiero di Leopardi – continua Maria Iannotti – svelando aspetti artistici, poetici e personali legati a specifici luoghi e momenti storici. Le testimonianze autografe delle lettere permettono di accertare e confermare fatti, già noti in letteratura e citati nelle copie pubblicate. Si ringrazia la Direzione Generale Biblioteche del Ministero della Cultura , che con il suo intervento ha permesso dal 2018 ad oggi l’acquisizione di ben 6 lettere leopardiane di particolare interesse bibliografico e storico e questa non è da meno”. 

(di Paolo Martini) 

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Cultura

Giovedì premiazione concorso letterario ‘Salva la tua lingua locale’

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(Adnkronos) – Torna l’appuntamento con la cerimonia di premiazione di “Salva la tua lingua locale”, il concorso letterario dedicato ai dialetti e indetto dall’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) e Ali Lazio (Autonomie Locali Italiane), con il Centro Internazionale “Eugenio Montale” e E.I.P. “Scuola Strumento di Pace”; con l’edizione 2022 la manifestazione ha tagliato il traguardo dei primi dieci anni. L’appuntamento è per giovedì 26 gennaio, a partire dalle ore 9.30, nella sala della Protomoteca del Campidoglio. 

Nel corso della mattinata verranno premiati i vincitori delle sette categorie (Poesia Edita, Prosa Edita, Poesia Inedita, Prosa Inedita, Musica, Teatro Inedito e Fumetto) e si procederà alla consegna dei riconoscimenti del premio “Tullio De Mauro” (rivolto a lavori scientifici editi o inediti (saggi, tesi di laurea, studi su dialetti e/o lingue locali e dizionari).  

Le esibizioni e le premiazioni saranno precedute dai saluti istituzionali di: Antonino La Spina (presidente Unione Pro Loco d’Italia), Luca Abbruzzetti (Presidente ALI Lazio), Silvana Ferreri De Mauro (Comitato Garanti del Premio), Roberto Gualtieri (Sindaco di Roma), Antonio De Poli (Senatore), Carmela Pace (Presidente Unicef Italia), Bruno Manzi (Capo di Gabinetto Città Metropolitana Roma Capitale), Sandro Pappalardo (Consigliere Enit). La cerimonia ha il patrocinio della Città metropolitana di Roma Capitale e sarà condotta da Adriana Volpe. 

Il Presidente onorario del Premio è Giovanni Solimine. La Giuria generale è composta da: Rita Caprini, Franco Brevini, Patrizia Del Puente, Luigi Manzi, Plinio Perilli, Gianna Marcato, Giovanni Tesio, Tonino Tosto, Salvatore Trovato (Presidente). 

La Giuria del “Premio Tullio De Mauro” è così composta: Giovanni Ruffino, Salvatore Trovato, Luca Lorenzetti, Mari D’Agostino, Cristina Lavinio. 

La Giuria della sezione Musica include: Pasquale Menchise, Andrea Carpi, Rosario di Bella, Marco Rho, Matteo Persica, Paolo Portone, Elisa Tonelli, Luciano Francisci, Toni Cosenza (presidente sezione Musica). 

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Cultura

All’inaugurazione dello spazio restaurato e ristrutturato il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano

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(Adnkronos) – Le Reali Poste degli Uffizi tornano a nuova vita dopo un lungo restauro: accoglieranno presto un ristorante dedicato alla cucina italiana e una pasticceria. Lo spazio al piano terra del complesso vasariano, al termine di un delicato intervento architettonico avviato nel 2018, è pronto per la riapertura al pubblico: il bando per affidare il nuovo servizio partirà nelle prossime settimane. Il ristorante avrà un accesso autonomo affacciato sul piazzale e sarà aperto anche la sera.  

L’inaugurazione della conclusa ristrutturazione del progetto dei Nuovi Uffizi è avvenuta questa mattina da parte del direttore Eike Schmidt con la presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, del sindaco di Firenze, Dario Nardella, del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e della soprintendente ai beni architettonici, paesaggistici e ambientali per le Province di Firenze, Prato e Pistoia, Antonella Ranaldi. 

Grazie al lavoro della squadra di architetti e specialisti della Soprintendenza e delle Gallerie degli Uffizi, questo spazio suggestivo, al piano terreno dell’ala del museo situata alle spalle della Loggia dei Lanzi, nel giro di alcuni mesi accoglierà, come tutti i grandi musei del mondo, un ristorante. Il menu del ristorante degli Uffizi sarà interamente dedicato alla cucina toscana e italiana, praticata ai massimi livelli: i piatti toscani costituiranno il cuore della proposta, ma saranno offerte anche specialità culinarie da tutta la Penisola, con accenti sulle diverse regioni, e un’area sarà dedicata alla pasticceria.  

Le Reali Poste, in passato e fino al 2016 saltuariamente adibite a sede espositiva, manterranno comunque anche questa funzione. Vi sarà infatti sempre in mostra, a rotazione, un’opera selezionata dai depositi del museo. Il ristorante, che avrà un proprio accesso affacciato sul piazzale degli Uffizi, resterà aperto sia a pranzo che a cena: essendo parte integrante della Galleria, per entrare occorrerà il biglietto di giornata oppure l’abbonamento annuale. 

Nel 2018 il salone delle Reali Poste versava in condizioni di totale disuso e non era più adeguato a essere aperto al pubblico, sia per l’assenza di climatizzazione sia per le condizioni di insicurezza del lucernario che, al fine di scongiurare possibili infiltrazioni di acqua, era stato rivestito con un telo protettivo. Il restauro, oltre a provvedere alla messa in sicurezza e all’adeguamento funzionale dello spazio, ha liberato e riparato il lucernario e ha riportato alla luce le eleganti cromie originali: adesso è possibile ammirare la sottile, luminosa interpretazione che l’architetto Mariano Falcini (Campi Bisenzio, 10 maggio 1804 – Firenze, 11 novembre 1885) aveva ideato per questi ambienti, destinati ad una funzione prestigiosa e rappresentativa per Firenze Capitale, quella di Ufficio Centrale delle Poste.  

In una parte dell’area che un tempo ospitava l’antica Zecca medicea, Falcini decise di chiudere e ridefinire gli spazi aperti del cortile delle Carrozze per realizzare una vasta sala coperta da un leggero lucernario in ghisa, poggiante su esili colonne finemente decorate. Ne caratterizzò gli interni scandendoli verticalmente con due ordini di lesene decorate a stucco ed un ricco cornicione; partizioni immaginate per inquadrare ampie finestre, false aperture e specchiature ad intonaco. Una soluzione architettonica ordinata e simmetrica ma allo stesso tempo ricercata, che oggi rivive nella sua elegante semplicità e presto tornerà godibile da parte di tutti.  

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha dichiarato: “Uno dei maggiori musei statali nazionali ospiterà un luogo di ristoro in cui, chi lo vorrà, potrà completare la propria visita con l’eccellenza della cucina italiana. Il binomio tra cultura e buon cibo è ciò che ha reso grande l’Italia nel mondo ed è naturale che venga riproposto agli Uffizi, in un contesto di grande prestigio che viene così restituito alla comunità dopo anni di chiusura”. 

La soprintendente ai beni architettonici, paesaggistici e ambientali per le Province di Firenze, Prato e Pistoia, Antonella Ranaldi, ha osservato: “Uno spazio che sarà una sorpresa per i visitatori, particolarmente adatto ad ospitare le nuove funzioni con ristorante e bar, dotato di nuovi impianti. I lavori conclusi di restauro e recupero delle Reali Poste sono un ulteriore traguardo del vasto progetto dei Nuovi Uffizi realizzato congiuntamente dalla Soprintendenza con le Gallerie degli Uffizi. Un esempio virtuoso di collaborazione tra gli uffici del MiC, col risultato di rendere il complesso vasariano sempre più variegato e confortevole per i flussi importanti dei visitatori ma anche per i fiorentini che ne potranno godere scoprendo spazi inaspettati, ora restituiti alla collettività”. 

Ha affermato il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt: “Non sarà l’ennesimo ristorante in città, ma uno spazio pausa nel museo, per integrare la visita. Aperto anche di sera, questo diaframma tra gli Uffizi e l’esterno unirà i piaceri gastronomici alla raffinatezza dell’architettura ottocentesca delle Reali Poste. E proprio per ricordare l’unità italiana, a parte la scelta toscana saranno proposti piatti di varie regioni d’Italia, così come nel museo, secondo la concezione di Luigi Lanzi, si trovano i capolavori delle varie scuole regionali della Penisola”. 

CENNI STORICI SULLE REALI POSTE 

Gli Uffici Postali Centrali, funzionanti fino al 1917, furono realizzati ai tempi di Firenze Capitale, nel 1866, e collocati nel settore di ponente del complesso degli Uffizi, nell’area un tempo occupata dalla Zecca fiorentina, tra via Lambertesca e la Loggia dei Lanzi. Sull’esempio de Les Halles parigine e della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, l’architetto Mariano Falcini progettò una avanguardistica struttura in ghisa e cristallo per coprire la sala di distribuzione delle lettere dell’Ufficio Postale. Dopo la chiusura, si susseguirono alcune concessioni d’uso, fino all’allestimento dei laboratori di restauro e falegnameria a fianco del salone destinato ad area per le esposizioni temporanee. In tempi recenti questi ambienti sono stati utilizzati come deposito.  

I DETTAGLI TECNICI DELL’INTERVENTO 

Il salone era stato oggetto di un intervento di manutenzione straordinaria nella seconda metà degli anni Ottanta, che, per quanto riguarda le superfici ad intonaco e a stucco, si limitò ad applicare una nuova coloritura che riprendeva con toni più smorzati le cromie visibili; poiché questo recente intervento appariva ben conservato, il progetto definitivo non prevedeva di intervenire sul salone se non con una manutenzione della pavimentazioni in marmo e interventi puntuali sulla struttura in ghisa. Dalla consultazione delle immagini post alluvione, nelle quali erano ben evidenti coloriture differenti da quelle visibili dalle fotografie del cantiere del 1987, è stata promossa un’attenta campagna di saggi delle stratigrafie pittoriche sia degli intonaci che delle strutture in ghisa; così sono state ritrovate le coloriture originarie del salone. Alla luce di queste acquisizioni, oltre che degli esiti degli scavi stratigrafici, nella redazione del progetto esecutivo si è stabilito di includere un intervento complessivo sul restauro del salone. Il ritrovamento degli elementi a stucco, effettuato con microsabbiatura di precisione e rifinitura a bisturi, ha rivelato un ornato finemente lavorato; le eleganti colonne in ghisa, fino ad una quota percepibile a vista, sono state oggetto di pulitura chimica controllata, supportata dall’utilizzo di bisturi e raschietti, per ritrovare la superficie metallica; anche in questo caso, sono apparse raffinate decorazioni, parte delle quali incise. Sulla scorta delle immagini del cantiere del 1987, grazie all’utilizzo di software per il ritocco e la rielaborazione dell’immagine è stato poi possibile ricostruire il pregiato pavimento in seminato alla veneziana esistente prima della realizzazione della recente soluzione a marmi policromi: su tale acquisizione e sulla base delle informazioni provenienti dalle altre due fonti documentali è scaturito il progetto del nuovo, la cui soluzione in marmo di Carrara e marmo bardiglio si armonizza con il rinnovato carattere arioso e sobrio che ha acquisito il Salone. 

(di Paolo Martini) 

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Cultura

La ‘Grande Anima’ di Marcantonio illumina l’aeroporto di Fiumicino

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(Adnkronos) – Da oggi i passeggeri del Leonardo da Vinci potranno ammirare, nella cornice della piazza dell’area d’imbarco A, inaugurata alla presenza del Presidente Mattarella lo scorso maggio, l’opera – mai esposta al pubblico – dell’artista Marcantonio denominata “Grande Anima” presentata con una cerimonia alla presenza, tra gli altri, dell’Amministratore delegato di Aeroporti di Roma Marco Troncone, del Presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma e del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.  

Si tratta di un’opera di arte contemporanea, dal forte impatto visivo e che riproduce in dimensioni originali per una lunghezza di dodici metri e un peso totale di oltre settecento chilogrammi, lo scheletro di una balena, illuminato al suo interno da lampade provenienti da tutto il mondo. Le luci che illuminano l’imponente installazione ne costituiscono l’anima ancora accesa, al contempo rappresentando la nostra società: se l’animale vive, dipende anche da noi. È un invito a riflettere su come la natura sia nelle nostre mani e dipenda dalla nostra cura, ricordandoci come la bellezza del mondo sia fragile e strettamente legata ai comportamenti umani.  

Con l’installazione di “Grande Anima”, Aeroporti di Roma conferma ancora una volta il proprio impegno per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su temi ambientali come il risparmio dell’acqua e il recupero della plastica, prima causa di inquinamento dei mari, questa volta attraverso la cultura. L’attenzione all’ambiente ha portato il Leonardo da Vinci, uno dei pochi aeroporti al mondo, a dotarsi di una rete duale che consente di utilizzare l’acqua potabile solo per gli usi strettamente necessari e di ricorrere all’acqua industriale per tutte le altre necessità. Grazie a questi sistemi, più del 66% dell’acqua utilizzata in aeroporto è acqua non potabile e il risparmio di acqua potabile è pari a più di 1 milione di mc/anno, corrispondenti a quasi 500 piscine olimpioniche. Anche sul tema dei rifiuti Adr è da sempre in prima linea, promuovendo un’economia circolare basata sulla riduzione dell’utilizzo della plastica monouso e l’incremento della separazione e del riciclo coinvolgendo tutti gli operatori dello scalo. 

“’Grande Anima’ ci rammenta come sia indispensabile prendersi cura dell’ambiente – commenta l’amministratore delegato di Adr, Marco Troncone – e soprattutto come l’umanità e le altre specie siano strettamente interdipendenti. Oltre a ricordare a tutti noi, con questo grande impatto visivo, che ogni comportamento ha un impatto sul pianeta, ci consente anche di raccontare ai nostri passeggeri la piena integrazione della strategia Esg nel nostro business. Con questa opera proseguiamo, come miglior aeroporto d’Europa per la qualità da 5 anni, nel nostro percorso di costruzione dell’aeroporto del futuro: non solo ponte verso il mondo, ma luogo di riflessione, contaminazione e accrescimento, anche culturale. Proprio questa visione ci ha condotti ormai da tempo verso la definizione del Leonardo da Vinci come The Careport, parola che integra il concetto di cura nel cuore dell’aeroporto: vogliamo accogliere i nostri passeggeri in un mondo sostenibile, attento e genuinamente inclusivo”. 

“Sono entusiasta di presentare per la prima volta in assoluto questa mia opera in un contesto unico come quello aeroportuale. ‘Grande Anima’ – spiega l’artista Marcantonio – ci invita a riflettere sulla condizione dei nostri oceani e ancor più profondamente sulla vita e la morte, sul potenziale della cura, dell’attenzione e delle conseguenze dell’individualismo che genera il nostro stile di vita. Ma è forte la componente onirica, il sogno e la favola che questa visione suscita. Voglio creare bellezza, non denuncia, sogno e non retorica. In questo gioco indefinito e agrodolce tra rappresentazione drammatica e visione magica la balena vive, vola accesa di luci che appartengono al nostro mondo, alla nostra società: le luci siamo noi. Così nasce un gioco infinito di cause ed effetto, di colpe e meriti, in cui noi siamo fautori del destino della natura, e quindi di noi stessi”.  

L’iniziativa è sostenuta da One Ocean Foundation, fondazione noprofit che opera a livello internazionale con istituzioni, aziende e privati a favore della salvaguardia degli oceani; ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, la più estesa rete della società civile italiana, impegnata nella promozione dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu e Cultura Italiae, l’associazione che ha come scopo principale la diffusione e la promozione di progetti, azioni concrete e buone pratiche volte a sostenere il mondo della cultura al fine di stimolare, attraverso di esso, la crescita e lo sviluppo etico, sociale ed economico dei singoli e delle comunità nel loro complesso, migliorando le relazioni tra i popoli. Cultura Italiae, tra l’altro, ha anche curato la scelta dell’opera per i criteri di sostenibilità e sensibilizzazione sulle tematiche ambientali. Attraverso l’apposito QR code, in collaborazione con Chora Media, i viaggiatori potranno ascoltare, via podcast, il racconto “Grande Anima – La balena di Fiumicino”, che racconta la storia della balena grigia giunta nel 2021 a largo di Fiumicino dopo varie tappe, tra cui il golfo di Napoli ed Anzio.  

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Cultura

Troncone, ‘puntiamo a crescita aeroporto promuovendo cultura e arte’

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(Adnkronos) – “L’opera di Marcantonio è imponente ed ha un significato molto importante che è stato fatto proprio da Adr: la salvaguardia del pianeta. Con questa installazione lo abbiamo voluto ribadire perché il nostro aeroporto ha cura del territorio”. Così l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, nel corso del suo intervento durante la cerimonia di presentazione dell’opera di Marcantonio presso l’Aeroporto di Fiumicino dal nome “Grande Anima”.  

“La nostra strategia sta evolvendo su alcuni assi per far crescere l’aeroporto: investimenti sulla qualità; sulla tecnologia, sostenibilità e sicurezza; ed infine, sulla bellezza promuovendo arte. Stiamo investendo molto sulla cultura e ci stiamo arricchendo di opere d’arte”, ha concluso Troncone. 

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Cultura

Harry, duca di Sussex e principe dell’editoria con il suo “Spare – Il minore” realizza vendite da capogiro

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(Adnkronos) – E poi c’è chi dice che coi libri non ci si guadagna. Oggi Penguin Random House fornisce dati da capogiro, annunciando che -solo nella prima settimana- “Spare”, il memoir del principe Harry, duca di Sussex, ha totalizzato un record di vendite globali, con oltre 3,2 milioni di copie nei formati di carta, digitale e audio. 

Negli Stati Uniti, Random House ha registrato vendite per 1,6 milioni di copie nei diversi formati. Nel Regno Unito, Transworld riporta vendite per 800mila copie, mentre Penguin Random Canada ne ha registrate 215mila. In Australia poi ha infranto ogni record di vendita nella prima settimana di uscita, con 64mila copie vendute. In Italia “Spare – Il minore”, pubblicato da Mondadori, ad oggi ha una tiratura complessiva di 500mila copie e nella prima settimana dall’uscita ha venduto quasi 100mila copie, fra hardcover e ebook. 

Pubblicato in contemporanea mondiale da Penguin Random House il 10 gennaio scorso, il memoir è diventato “un bestseller istantaneo al primo posto nelle classifiche di vendita in numerosi paesi, tra cui: Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Brasile, Danimarca, Cile, Colombia, e Perù”. Il volume è stato tradotto in 16 lingue e sono previste edizioni in ulteriori 10. Nel giorno della sua uscita, il 10 gennaio scorso, “Spare” è diventato il libro non-fiction più venduto nella data di uscita nella storia di Penguin Random House, il più grande editore al mondo di libri ‘trade’. Per fortuna lui era solo “il piano B”. 

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Libri, libertà? E’ chiudersi in una cantina: la ‘radiomagia’ di Valerio Aiolli

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(Adnkronos) – “Quando avevamo aperto gli occhi sulla realtà, la realtà era risultata già occupata”. Può darsi che sia sempre così, che ogni generazione sia costretta ad avanzare a fatica nello spazio presidiato dalle precedenti, ma il gruppo di adolescenti di cui Valerio Aiolli (autore tra gli altri di ‘Nero Ananas’, candidato al Premio Strega nel 2019) racconta le avventure nel suo nuovo romanzo ‘Radio Magia’, in uscita il 20 gennaio per Minimum fax, sembra particolarmente annichilito dagli eventi: l’onda libertaria del Sessantotto li ha colti che erano ancora bambini, quella beffarda del Settantasette – con i colori degli indiani metropolitani e le barricate della violenza politica – presuppone per farne parte un ribellismo che non appartiene loro per carattere, prima ancora che per scelta. Rimangono allora solo il calcio e qualche piccolo atto di teppismo per accompagnarli verso una maturità che stenta anche solo a profilarsi all’orizzonte? No, il modo di far sentire la propria voce esiste, basta cogliere al volo l’opportunità che in quei mesi si sta materializzando qua e là in tutta Italia: basta mettere su una radio libera. 

“Già il fatto che all’epoca le si chiamassero così, anziché radio private, la dice lunga sull’idea di spazio collettivo che rappresentavano”, racconta lo scrittore fiorentino all’Adnkronos. “Non occorreva una particolare competenza tecnica, o potenza economica, o esperienza musicale per fondarne una. Era sufficiente trovare una sede. O almeno, la banda di scombinati di cui racconto le gesta era convinta che fosse sufficiente. La sede in questione è nella cantina di Caputo, il personaggio centrale della storia, che si pone come guida degli amici, il loro general manager, in modo naturale, grazie a un carisma fondato tanto sul suo talento organizzativo quanto sulle sue fragilità. Nonché su un’innata capacità di convincere i coetanei anche delle cose più improbabili”. 

“Il romanzo descrive anche il passaggio delicato, e universale, tra l’età in cui è l’immaginazione a prevalere e quella, più adulta, dove è la realtà con le sue durezze a farla da padrona”.  

Nelle stanze buie e affumicate di quella cantina di Caputo – anticipa Aiolli – succederanno cose che trasporteranno i ragazzi da un piccolo mondo, ritenuto grande, a un grande mondo in cui ci si sente piccoli”. Lo sguardo dell’autore coglie in profondità, senza nostalgia ma con ironia e asciutta commozione, le abitudini e i riti di passaggio di una parte degli adolescenti degli anni Settanta, la parte che non partecipò direttamente alla lotta politica e che per questo è rimasta a lungo poco rappresentata dai giornali, dal cinema e anche dalla letteratura. 

“Fondando la loro radio – racconta lo scrittore – Caputo, Toppa, Caio, il Gipo e gli altri aspiranti disc jockey tentarono per la prima volta di dire al mondo: ‘Ci siamo anche noi’. In che misura ci riuscirono, lo scoprirà chi legge il libro. Ma anche solo per il fatto di averci provato, si ritrovarono a guardare la realtà con occhi più consapevoli rispetto a quelli con cui erano entrati in quella cantina. E forse, chissà – conclude – un po’ di quella radiomagia gli sarà rimasta addosso”. 

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