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Ucraina, la minaccia di Trump: “Europa faccia di più...

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Ucraina, la minaccia di Trump: “Europa faccia di più o stop armi Usa”

"Io ho buoni rapporti con Putin. Se gli Usa venissero attaccati, la Nato non sarebbe al nostro fianco"

Donald Trump

Niente aiuti e niente armi dagli Stati Uniti all'Ucraina, per la guerra con la Russia, se l'Europa non si impegnerà di più. E' la minaccia, nemmeno velata, che Donald Trump recapita a 6 mesi dalle elezioni presidenziali Usa 2024. Se dovesse tornare alla Casa Bianca da presidente, Trump non esiterebbe a modificare la posizione di Washington.

"Ho detto che non darò nulla" all'Ucraina "a meno che l'Europa non inizi a fare lo stesso, devono farsi avanti, l'Europa deve pagare", dice Trump in una lunga intervista a Time, a cui espone elementi del suo programma con ampio spazio alla politica estera. "Noi abbiamo dato così tanto di più delle nazioni europee. E' questo è molto ingiusto per noi. E se l'Europa non paga perché dovremmo farlo noi?", aggiunge.

Le critiche a Biden: "Io con Putin vado d'accordo"

Le domande sulla guerra sono un assist per criticare Joe Biden. "Credo che Biden abbia interagito in modo pessimo con Putin. Putin non sarebbe mai dovuto andare in Ucraina e nei 4 anni in cui ci sono stato io non è andato. Io vado molto d'accordo con Putin", dice Trump, convinto che Mosca dovrebbe liberare Evan Gerskovich, il giornalista del Wall Street Journal arrestato oltre un anno fa per spionaggio. "Il reporter dovrebbe essere liberato e sarà liberato. Non so se sarà rilasciato sotto Biden. Io otterrò la sua liberazione, sarà rilasciato. Putin lo libererà", dice.

I rapporti con la Nato: "Pagavamo solo noi"

L'intervista si sofferma ampiamente anche sui rapporti con il resto della Nato. "Io non voglio che niente di male succeda all'Europa, amo l'Europa, il popolo dell'Europa, ho una grande relazione con l'Europa. Ma si approfittano di noi sia per la Nato che per l'Ucraina. Noi abbiamo versato molti più miliardi di loro all'Ucraina. Non dovrebbe essere così, dovrebbe essere l'opposto", afferma.

Gli europei dovrebbero avere il peso maggiore degli aiuti a Kiev perché "sono molto più coinvolti, noi abbiamo un Oceano in mezzo. Loro no. E quando ho detto cose come queste, ho fatto un buona cosa perché sono recentemente arrivati miliardi di dollari", dice riferendosi alle criticatissime dichiarazioni da lui fatte nei mesi scorsi riguardo al fatto che, tornato alla Casa Bianca, non muoverebbe un dito per proteggere Paesi Nato che non sono a posto con le spese militari da un'eventuale aggressione della Russia.

Affermazioni che conferma punto per punto nell'intervista: "Quello che ho detto, l'ho detto con grande intenzione, perché voglio che loro paghino. L'ho detto per fare pressioni, 'guarda, se non paghi, te la vedi da solo", dice. Trump rivendica i risultati ottenuti da presidente con l'atteggiamento aggressivo nei confronti della Nato: minacciare "di lasciare l'Alleanza" è servito, dice, perché "miliardi di dollari sono arrivati, come per magia".

"Obama non ha mai detto niente del genere. Andava, teneva un discorso e se ne andava. Bush andava, parlava e se ne andava. Io sono andato, ho dato un'occhiata ai numeri e ho detto: aspettate un attimo, gli Usa pagano per la Nato. Stiamo pagando quasi per il 100% della Nato. Voglio che paghino i loro conti, tutto qua", ribadisce.

Trump e lo stop alle armi Usa per l'Ucraina: "Se Europa non paga..."

"Il problema che ho con la Nato... io non credo che la Nato verrebbe a difenderci se avessimo un problema", dice dimenticando che l'articolo 5, che si attiva per chiedere l'intervento dei membri dell'Alleanza, è stato utilizzato solo dopo l'attacco al World Trade Center nel 2001. "Li conosco tutti. E' una strada a senso unico. Voglio che paghino, ma credo che se venissimo attaccati la Nato non ci sarebbe. Molti paesi della Nato non ci sarebbero".

La domanda diretta: continuerà a fornire aiuti militari all'Ucraina? "Proverò ad aiutare l'Ucraina, ma l'Europa deve fare la sua parte. Non lo sta facendo. L'Europa non sta pagando quello deve".

Migranti, la promessa: deportazioni di massa

Sul fronte interno, l'ex presidente batte sul tasto dell'immigrazione e promette che, tornato alla Casa Bianca deporterà milioni di migranti, per reagire ai "15, forse 20 milioni, per quando sarà finito il mandato di Biden, arrivati in maggioranza da prigioni, ospedali psichiatrici". The Donald non esiterà ad usare le forze armate per il suo piano di deportazioni di massa.

"Dobbiamo avere sicurezza nel nostro Paese, usare qualsiasi cosa serva, ma credo che la Guardia Nazionale potrà svolgere questo lavoro" ha detto, affermando però che se non sarà sufficiente "userò i militari". Ed all'intervistatore che gli ricorda la legge, il Posse comitatus act, che impedisce di schierare militari Usa contro i civili, risponde: "Questi non sono civili - riferendosi ai migranti - sono persone che non sono legalmente nel nostro Paese. Questa è un'invasione, di dimensioni mai subite probabilmente da nessun altro Paese".

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Esteri

Padre Georg è il nuovo Nunzio apostolico in Lituania,...

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La nota del Vaticano sul monsignore. Il caso dell’ex segretario particolare di Ratzinger si trascinava da oltre un anno dopo che il Pontefice aveva deciso il suo allontanamento dal Vaticano rimandandolo in Germania, nella sua diocesi di Friburgo, senza un incarico

Padre Georg - Fotogramma

Il Papa ha nominato Nunzio Apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia mons. Georg Gänswein, Arcivescovo titolare di Urbisaglia, Prefetto emerito della Casa Pontificia. Lo fa sapere il Vaticano. Il caso dell’ex segretario particolare di Ratzinger si trascinava da oltre un anno dopo che il Pontefice aveva deciso il suo allontanamento dal Vaticano rimandandolo in Germania, nella sua diocesi di Friburgo, senza un incarico.

I rapporti tra Papa Francesco e padre Georg sono sempre stati problematici. Nel libro intervista El Sucesor, Bergoglio, parlando di don Georg, ha detto che “c’è stata una mancanza di nobiltà e di umanità” riferendosi all’avere deciso di pubblicare dopo la morte di Benedetto XVI un libro di memorie nel quale don Georg criticava Francesco .

“Mi hanno provocato un grande dolore: che il giorno del funerale venisse pubblicato un libro che mi ha messo sottosopra, raccontando cose che non sono vere, e’ molto triste. Mi ha fatto male che Benedetto sia stato usato”, disse Bergoglio nel libro intervista.

Dopo la decisione del Papa di allontanare don Georg - già da tempo congelato dal ruolo di prefetto della Casa Pontificia - dal Vaticano, l’ex segretario di Ratzinger, in un incontro con il pontefice, aveva fatto presente che per lui era umiliante non fare più nulla. Quindi, la decisione del Papa di usare misericordia nei confronti di padre Georg. Oggi la ufficializzazione della nomina come suo ambasciatore in Lituania.

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Esteri

Sudcorea, incendio in fabbrica: almeno 20 morti

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Fiamme in uno stabilimento per la produzione di batterie al litio nella città di Hwaseong

La fabbrica per la produzione di batterie al litio (Afp)

Almeno 20 persone sono morte in Corea del Sud a causa di un incendio scoppiato all'interno di una fabbrica per la produzione di batterie al litio. Lo scrive l'l'emittente pubblica Kbs.

L'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap spiega che i vigili del fuoco hanno tentato, senza riuscirci, di liberare dalle fiamme i lavoratori che erano rimasti intrappolati nell'incendio scoppiato nella fabbrica a più piani che si trova nella città di Hwaseong, a sud della capitale Seul.

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Attacco in Daghestan, uccisi 15 poliziotti e un prete:...

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Ieri l'attacco simultaneo a una sinagoga, due chiese ortodosse e polizia a Derbent e Makhachkala. Il governatore della regione: "Uccisi sei attentatori". Isw: "Probabile ruolo Isis"

Uomini armati in strada in Daghestan

E' salito a 19 il numero delle persone che hanno perso la vita a causa del duplice attacco simultaneo sferrato ieri a Derbent e Makhachkala in Daghestan, nel Caucaso in Russia. Lo ha reso noto il Comitato investigativo russo su Telegram confermando che tra le vittime di contano quattro civili, tra cui un prete ortodosso, mentre gli altri 15 morti sono agenti di polizia. Sergei Melikov, governatore della regione del Daghestan, ha parlato su Telegram di ''giorno tragico per il Daghestan e per l'intero paese''. Inoltre ''sei uomini armati sono stati uccisi'', ha aggiunto il governatore spiegando che verranno condotte ''ulteriori indagini fino a quando non verranno individuati tutti i membri delle cellule dormienti''.

Le Forze armate russe hanno intanto concluso l'operazione antiterrorismo condotta nella regione uccidendo diverse persone, rende noto l'unità nazionale dell'antiterrorismo. "Dopo la neutralizzazione delle minacce alla vita e alla salute dei cittadini, è stato deciso di concludere l'operazione antiterrorismo in Daghestan'', ha affermato in una nota il Comitato nazionale antiterrorismo, secondo quanto riportano le agenzie di stampa russe.

Nelle scorse ore nella città di Derbent uomini armati hanno attaccato una sinagoga, sede di una comunità ebraica nella regione a maggioranza musulmana. L'agenzia statale russa Tass ha detto che gli aggressori hanno sparato anche contro due chiese ortodosse vicine, uccidendo un agente di polizia e un prete.

In una sparatoria separata avvenuta contemporaneamente, u n gruppo di uomini armato ha aperto il fuoco sulla polizia a Makhachkala, la capitale del Daghestan, a nord lungo la costa del Mar Caspio.

Isw: "Probabile ruolo Isis"

E' probabile che possano esserci i miliziani dello Stato Islamico (Isis) dietro il duplice attacco. Lo scrivono gli analisti dell'Isw, l'Istituto per lo studio della guerra, screditando l'ipotesi russa secondo cui ci sarebbero l'Ucraina e la Nato dietro gli attacchi. L'Isw cita piuttosto le crescenti tensioni tra Mosca e le minoranze musulmane del Caucaso che stanno aumentando i reclutamento da parte di gruppi estremisti.

L'Isw ha notato tra l'altro che dopo l'attacco la cellula russa dell'Is-K Al-Azaim Media ha pubblicato una nota in cui esprimeva gratitudine ai ''fratelli del Caucaso'' per aver dimostrato le loro capacità. Sebbene Al-Azaim non si sia assunto la responsabilità dell'azione, la citazione del Caucaso suggerisce che la responsabilità sia di 'Vilayat Caucasus', cellula dell'Isis attiva proprio nella regione russa. Da aprile l'organizzazione ha intensificato le richieste di reclutamento nel Caucaso settentrionale.

Gli analisti di Isw notano inoltre che le autorità russe hanno condotto una ''vaga operazione antiterroristica'' nel Caucaso settentrionale, ma hanno concentrato la loro risposta sull'accusa, infondata, all'Ucraina e alla Nato.

Patriarca Kirill "sotto choc"

“Sono profondamente scioccato dalla notizia degli attentati terroristici commessi a Derbent e Makhachkala, in seguito ai quali sono rimasti uccisi e feriti agenti di polizia e civili, nonché del brutale assassinio del prete ortodosso, l’arciprete Nikolai Kotelnikov, e dei dipendenti della tempio e della sinagoga”. Lo sottolinea in una nota il Patriarca di Mosca Kirill commentando quanto accaduto ieri.

“Vediamo che il nemico non rinuncia a tentare di distruggere la pace e l’armonia interreligiosa all’interno della nostra società, scegliendo deliberatamente luoghi sacri per i credenti come bersagli dei suoi attacchi - scrive il Patriarca -. Il suo indubbio obiettivo è accendere il fuoco dell’ostilità, seminare i semi dell’odio”.

Kirill esprime fiducia nel lavoro di indagine delle forze dell’ordine. Da qui l’invito a fare tutto il possibile per eliminare dalle società “la radicalizzazione della vita religiosa e ogni manifestazione di estremismo e di ostilità interetnica in qualsiasi forma, comprese quelle quotidiane, perché il presente e il futuro del nostro Paese dipendono in gran parte da questo”.

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