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Salute e Benessere

Più attività fisica a scuola e risveglio muscoli in prima...

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Più attività fisica a scuola e risveglio muscoli in prima ora: la proposta del pediatra

Farnetani e l'appello nella Giornata mondiale dell'attività fisica: "La sedentarietà si combatte fra i banchi e in famiglia, sì a weekend in bici e al parco"

Bimbi in palestra - 123RF

Weekend in bicicletta, più parchi pubblici e meno computer e cellulari. Ma soprattutto più sport a scuola. "È scontato che si debba incrementare costantemente il movimento e combattere la sedentarietà e l'eccessiva dipendenza di bambini e ragazzi dai supporti elettronici. Io continuo a consigliare di frequentare maggiormente i parchi pubblici. Il sabato le famiglie potrebbero andare in bicicletta, piuttosto che restare in casa. Sono piccole cose di facile attuazione. Però colgo l'occasione" offerta dalla Giornata mondiale dell'attività fisica, che si celebra oggi, sabato 6 aprile, "per accendere i riflettori su un settore assolutamente negletto e chiedere di implementare maggiormente l'attività fisica nelle scuole". Come? "A cominciare da una prima ora di 'risveglio muscolare'". E' la proposta del pediatra Italo Farnetani, che rilancia il monito sull'importanza di garantire ai giovanissimi italiani una vita attiva fin dai primi anni di scuola.

"E' vero che c'è l'ora di educazione motoria - evidenzia l'esperto all'Adnkronos Salute - però soprattutto nelle scuole secondarie, e in particolare alle superiori, viene praticata poco e modo discontinuo. Non avendo poi la possibilità di effettuare la doccia dopo l'esercizio fisico intenso", né in diversi casi le attrezzature, "l'attività è anche limitata. La mia proposta è che, all'arrivo a scuola, soprattutto durante la prima ora di lezione quando ancora l'organismo non è arrivato completamente ai ritmi normali di apprendimento - cosa che avviene dopo le 10.30 - sarebbe bene concentrare le lezioni di educazione fisica. Sarebbe un ottimo risveglio muscolare e permetterebbe di praticare attività fisica quando lo studente è più riposato", garantendone un'attivazione anche mentale.

Il vantaggio, conclude il professore ordinario di pediatria dell'Università Ludes-United Campus of Malta, "è anche didattico perché l'apprendimento, soprattutto quello legato alla memoria a breve termine, inizia dopo le 10 e nelle prime due ore, soprattutto in quella iniziale, l'attività cognitiva non è al suo massimo. Sarebbe quindi opportuno concentrare qui le lezioni di educazione motoria, invece di far fare subito compiti in classe o spiegare le lezioni quando ancora il cervello è parzialmente 'addormentato'. Meglio dunque partire - conclude - con un risveglio del corpo e della mente".

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Salute e Benessere

Se la pillola non va giù, da alcol a zero acqua gli errori...

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Corsini (Statale Milano) li passa in rassegna e illustra i pericoli: "Sbagliando modalità di assunzione si rischia di minare la terapia"

(Fotogramma)

No, non basta un poco di zucchero e la pillola va giù, come cantava Mary Poppins, l'indimenticata tata magica nel film cult della Disney. "Non voglio fare del male a un personaggio che mi riporta all'infanzia, ma facciamo già colazioni molto ricche di zuccheri e, con tutto quello che mangiamo, se evitiamo di consumarne ancora è meglio. Al di là di qualche presenza di fruttosio o altro fra gli eccipienti del principio attivo del farmaco che ne favorisce l'assorbimento, io lo zucchero lo eviterei. Un po' di acqua è sufficiente", sorride Alberto Corsini, professore ordinario di farmacologia, università degli Studi di Milano. Una battuta, la sua, ma introduce un tema molto serio: sono tanti gli errori che le persone alle prese con capsule e compresse commettono. Il più frequente in assoluto? Mandar giù la pillola senz'acqua, spiega l'esperto all'Adnkronos Salute.

"E' vero, abbiamo delle formulazioni orosolubili che permettono una somministrazione senza l'utilizzo di acqua - premette il farmacologo - Ma pensiamo ai pazienti cronici, con pressione elevata, colesterolo alto, diabete: la maggior parte delle terapie prevede farmaci che richiedono l'assunzione con acqua. Perché altrimenti non li assorbiamo". E "non basta un dito di acqua - avverte - ci vuole un bicchiere pieno, che vuol dire 150-200 ml, per favorire la solubilizzazione e il trasferimento a livello gastrointestinale, dove poi avviene l'assorbimento vero e proprio. Ci sono tantissimi studi ormai da 40-50 anni, che hanno evidenziato che se prendo la stessa aspirina, un antibiotico, qualunque farmaco con poca acqua, piuttosto che con un bicchiere pieno, ne assorbo meno della metà. Quindi ho già un fallimento terapeutico. Prima ancora di iniziare la cura, sto sbagliando".

L'assorbimento di un farmaco è un punto molto critico, evidenzia Corsini. Nel 'galateo' del farmaco orale va aggiunto che "va assunto in posizione eretta", cercando almeno di mettersi seduti, in posizione verticale e non sdraiati. "Perché questo favorisce per gravità il trasferimento dalla bocca allo stomaco. Il passaggio nell'esofago è di circa 2-3 minuti. Nel giro di 10 minuti, stando in quella posizione, il farmaco raggiunge lo stomaco dove può avere luogo l'assorbimento. Questo passaggio è facilitato dall'acqua, che aumenta il peso". Di esempi, assicura l'esperto, ce ne sono tanti. "Pensiamo ai farmaci bifosfonati per l'osteoporosi negli anziani, che sono scarsamente assorbibili: bisogna aiutarli assumendoli con un'acqua con pochissimi sali. Non si può prendere il farmaco con un caffè, un tè, un succo, perché sennò se ne assorbe pochissimo. E non è scherzo, perché il paziente rischia fratture".

Un altro elemento importante è quando si indica che il farmaco va preso in presenza di cibo. "Questo significa che bisogna mangiare un pasto - dice Corsini - Quando infatti il farmaco viene studiato per capire se è importante o meno assumerlo vicino o lontano dai pasti, lo si valuta con la cosiddetta 'continental breakfast'. Vuol dire con una certa quota di grassi, di latte, di zuccheri, eccetera. Quindi il paziente deve mangiare. Non basta un biscottino la mattina. Queste informazioni sono anche scritte nei foglietti illustrativi, ma un aiuto in questo lo può dare il farmacista", ricordando le giuste modalità di assunzione quando dispensa il farmaco al paziente. C'è poi il capitolo integratori: "Se una persona vuole consumare vitamine, piuttosto che sali, magnesio, calcio, è bene farlo lontano dai medicinali. Facciamo l'esempio dei farmaci per la tiroide (in Lombardia sono 700mila le persone che ricevono questi farmaci di terapia sostitutiva perché magari ipotiroidei). Se si prendono con degli integratori se ne assorbe la metà. Il consiglio è dunque aspettare almeno due ore prima di prendere gli integratori".

Un messaggio è poi per chi, terrorizzato dall'affogarsi con le pillole, le mastica: "A parte il fatto che credo siano poche quelle con un buon sapore, occorre sapere che la saliva ha un pH diverso da quello gastrointestinale - dice Corsini - Esempio: i farmaci inibitori di pompa protonica", usatissimi per ulcere, gastriti e reflusso, "hanno bisogno di essere in un ambiente acido per essere attivati. Se si masticano in bocca, alla fine si perdono". Insomma, se si indica che un farmaco va assunto in un certo modo, "è perché è stato studiato in quelle condizioni. Un primo aspetto che si valuta è il tipo di somministrazione. E quindi l'assunzione non deve essere fatta 'ad personam', ma seguendo quelle che sono le istruzioni".

L'elenco degli errori più comuni include la scelta di accompagnare le pillole col latte. Anche qui l'insidia è dietro l'angolo, perché "molti farmaci, alcuni antibiotici e altre molecole, 'precipitano' con il calcio, con i latticini. E quindi, ancora una volta, si ha un fallimento terapeutico", avverte il farmacologo. Se "non vogliamo farci del male", continua, evitiamo ovviamente di far scendere giù la pillola con bevande alcoliche. "L'alcol solubilizza la molecola in modo diverso e non va per niente bene. L'assunzione del farmaco deve essere rispettata". Gli esempi sono infiniti: "Per alcune molecole il succo d'arancia potrebbe portare a precipitazioni, potrebbe portare alla chelazione - elenca Corsini - Facciamo l'esempio di alcuni antibiotici, i chinoloni, piuttosto che i bifosfonati". Si rischia dunque di "perdere una grossa quota di successo delle terapie per questi errori banalissimi".

Un accenno a parte merita il succo di pompelmo: "Si era visto, ormai diversi anni fa, che l'assunzione di notevoli quantità di pompelmo poteva inibire il metabolismo, l'eliminazione del farmaco, e questo portava a un aumento delle concentrazioni fino a effetti tossici. Prima si era visto con alcuni antipertensivi, quindi con cadute dei livelli pressori, poi con un effetto antiaritmico maggiore, maggiori problemi di tollerabilità dei farmaci per il colesterolo. Tanto che in ospedale, nelle diete o negli studi clinici, il pompelmo è stato bandito. Ma questo non vuol dire che io non devo consumare un bicchiere di succo di pompelmo al giorno. Le cose vanno contestualizzate: il pompelmo è un potente inibitore del metabolismo dei farmaci se si arriva a consumarne un litro al giorno. Quindi berne un bicchiere al mattino e poi prendere un farmaco alla sera non è drammatico, salvo rarissime eccezioni, come alcune statine".

Stimolanti come il caffè? "Dire a un italiano di non bere il caffè è impossibile - sorride - ma anche in questo caso, semplicemente è meglio farlo lontano dall'assunzione dei farmaci. La strategia ideale può essere prendere il proprio medicinale con un bel bicchiere d'acqua e poi dopo mezz'ora o un'ora fare colazione. Sono semplici suggerimenti che possono aiutare. L'ultima indicazione importante è che ci sono alcuni farmaci, i famosi vecchi anticoagulanti, per i quali occorre stare attenti a utilizzare la vitamina K, che si può trovare negli integratori, per esempio. Se dunque si assume il warfarin - e in Italia sono ancora 400mila i pazienti che lo prendono - l'integratore se proprio lo si vuole prendere va preso almeno due ore dopo. Chi consuma gli anticoagulanti deve stare poi attento ad utilizzare le verdure con foglie larghe, che sono ricche di vitamina K. Ovviamente si può fare un pasto con l'insalata, perché tutto va contestualizzato. I farmaci - conclude dunque Corsini - ci aiutano ma vanno rispettati. Perché se non li prendiamo secondo le indicazioni, il rischio è che non funzionino. E non si deve avere il timore di chiedere quali sono le regole corrette al farmacista, al medico o all'infermiere". Con buona pace di Mary Poppins.

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Maalox: l’efficace campagna contro le delusioni quotidiane

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La vita è piena di piccole delusioni: un caffè troppo amaro, una pizza bruciata, un pomeriggio di pioggia inaspettato. Per fortuna, c’è Maalox, il brand che ci aiuta ad affrontare questi momenti con un sorriso, attraverso lo slogan  ormai virale “Quando lo stomaco la prende male, puoi prendere Maalox”.

Una campagna originale e divertente

Nel 2023, Maalox ha lanciato una campagna pubblicitaria efficace e ironica che ha conquistato il pubblico fin da subito. In particolare, la campagna omnicanale si è affidata al meme “Un camion di Maalox” per aiutare i consumatori ad affrontare le delusioni quotidiane che possono causare bruciore di stomacoAl centro della campagna ci sono una serie di spot televisivi che mostrano diverse tipologie di persone alle prese con i piccoli imprevisti della vita: un appuntamento andato male, una partita del cuore persa e così via. Le pubblicità si concludono sempre con la stessa scena: il protagonista che sorride e prende un Maalox, come a dire “non importa cosa succede, posso sempre affrontare la situazione con un sorriso”.

Inutile dire che questa idea ha avuto un successo immediato, non solo attraverso i canali TV ma anche sui social media. Gli spot sono stati condivisi migliaia di volte e hanno generato tantissimi commenti positivi. Il pubblico ha apprezzato l’umorismo della campagna e il messaggio positivo che trasmetteva.

Il successo di Maalox grazie alla campagna

La campagna lanciata da Maalox rappresenta un perfetto connubio tra il mondo della televisione e quello dei social, che negli anni è diventato sempre più presente. La struttura degli spot, infatti, riprende lo stile tipico dei meme, ossia le vignette di scene divertenti che diventano subito virali sui diversi social network. In questo caso, è proprio l’ironia ad aver reso iconica la pubblicità di Maalox, che ha sfruttato a suo vantaggio le novità dell’era digitale, creando un vero tormentone. Dall’uscita della campagna, infatti, ‘prendere un Maalox’ è diventata anche un’espressione utilizzata, principalmente in ambiente sportivo, per evidenziare la sconfitta degli avversari.

Oltre a essere divertente e geniale, la campagna di Maalox ha voluto anche trasmettere un messaggio importante: la vita è piena di imprevisti, ma non per questo dobbiamo lasciarci scoraggiare. Con un po’ di positività e un pizzico di Maalox, possiamo affrontare qualsiasi situazione.

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Aneurisma dell’aorta, tecnica soft ‘made in...

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Aneurisma dell'aorta, tecnica soft 'made in Rimini'

Una tecnica 'made in Rimini' contro l'aneurisma dell'aorta. L'équipe di Chirurgia vascolare dell'ospedale Infermi, diretta da Salvatore Tarantini, ha messo a punto una metodica ibrida per il trattamento percutaneo endovascolare dell'aorta toracico-addominale. Una procedura mininvasiva presentata da Paolo Spath al 31esimo Congresso internazionale di angiologia che si è tenuto in giugno a Porto in Portogallo, dove il team romagnolo è stato premiato per il miglior studio 'rapid pace'. I risultati della tecnica, applicata a Rimini su oltre 100 pazienti nell'ultimo biennio, sono stati inoltre pubblicati sul 'Journal of Endovascular Therapy'.

Si tratta di una metodica è mutuata dal mondo della cardiologia, che i medici del presidio ospedaliero riminese dell'Ausl Romagna - spiega la stessa azienda - hanno avuto la capacità di pensare e applicare in modo sistematico al trattamento endovascolare degli aneurismi dell’aorta addominale e toracica (Evar/Tevar). Con questa tecnica si associano due dispositivi diversi (uno all'inizio e uno alla fine dell'intervento), ottenendo un'efficacia comparabile alla procedura standard, ma favorendo una procedura più semplice, meno costosa in termini di materiali, e sicura per il paziente che può tornare a casa il giorno dopo l'intervento di esclusione dell'aneurisma aortico, come ormai prassi nel reparto di Chirurgia vascolare di Rimini.

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