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Milano, anziana sparita 2 mesi fa: il corpo ritrovato in un...

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Milano, anziana sparita 2 mesi fa: il corpo ritrovato in un canale di scolo a Bollate

Accanto al cadavere anche la borsa con i documenti. Sarà l'autopsia a chiarire le cause della morte

Polizia mortuaria - immagine di repertorio - Fotogramma

E' stato ritrovato questa mattina in una canale a Bollate, nel Milanese, il corpo di Rita Trevisan Zara, l'anziana di 86 anni sparita lo scorso 4 febbraio mentre dalla sua casa a Baranzate andava a trovare una parente. Addosso la donna porta gli stessi vestiti del giorno della scomparsa. E' stata trovata anche la borsa, con all'interno il portafogli e i documenti dell'anziana.

A notare il corpo in un canale di scolo vicino a via Milano sono stati alcuni residenti, che hanno allertato il 112. Sarà l'autopsia a chiarire le cause della morte.

La donna potrebbe essere caduta nel canale, pieno di rovi, a poca distanza da dove è stata ritrovata. Un punto di passaggio per la 86enne, che lo scorso 4 febbraio - come confermato anche dalle immagini di alcune telecamere poste lungo il percorso - era uscita da casa sua a Baranzate per andare a trovare una parente residente a Bollate.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

Esteri

Biennale Arte, Bolivia: “Noi presenti per mettere in...

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La Russia non partecipa, a Mosca è vivo l'incubo di una mostra del dissenso

Biennale Arte, Bolivia:

La Russia non espone alla 60/a Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, come già alla Mostra precedente, inaugurata due mesi dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina. Ma il padiglione aperto nel 1914 su progetto di Aleksei Shchusev, architetto dello zar poi alla corte di Stalin, non è rimasto chiuso, come lo era stato nel 2022, dopo che il curatore Raimundas Malasauskas e gli artisti Aleksandra Sukhareva e Kirill Savchenkov si erano dimessi in segno di protesta per "questa guerra politicamente e umanamente intollerabile".

Lo spazio restaurato di recente come "macchina teatrale per l'arte contemporanea", nelle intenzioni dello studio Kasa (Kovaleva&Sato Architecs) che ne ha curato l'opera, è stato ceduto alla Bolivia. La presenza del Paese sudamericano ai Giardini della Biennale "mette, per una volta, in discussione gerarchie che sembravano immutabili. Ci è consentito adesso di far sentire la nostra voce accanto a quelle nazioni che da sempre sono rappresentati su questo palco", spiegano i curatori della progetto "Qhip Nayra Uñtasis Sarnaqapxañani" (Andiamo avanti guardando al futuro passato) allestito per l'Esposizione Internazionale d'Arte che sarà aperta al pubblico da sabato al 24 novembre, nel "cuore" del luogo in cui hanno progettato e costruito i loro Padiglioni i Paesi che per primi hanno partecipato alla manifestazione, la grande maggioranza dei quali occidentali.

"La Russia che ci ha trattato come Paese amico e non come estraneo", si sottolinea, con riferimento al titolo scelto dal curatore della 60/a Esposizione, Adriano Pedrosa, "Foreigners Everywhere. Stranieri Ovunque". La partecipazione della Bolivia a questa Biennale "è l'occasione perfetta per celebrare la nostra diversità, la nostra plurinazionalità, in vista del bicentenario della fondazione del nostro Stato". Molti i russi presenti all'inaugurazione.

La Russia "ha creduto nell'importanza, nella qualità e nel contenuto del nostro progetto", precisano i curatori. Ma la decisione è stata sofferta. Lo scorso autunno, apprende l'Adnkronos, personalità del mondo dell'arte in Russia avevano indagato informalmente, con i loro contatti in Italia, nel tentativo di individuare un possibile progetto adeguato ai tempi con cui partecipare alla 60/a Esposizione.

Una situazione di zugzwang, ha riassunto con immagine scacchistica - posizione in cui qualsiasi mossa porta uno svantaggio - e una serie di eufemismi il quotidiano russo Kommersant: assegnare il padiglione "ad artisti contemporanei con posizione spesso non contemporanea in Russia", opzione pericolosa sia per i responsabili del progetto che per gli stessi partecipanti considerato il rischio di "estremismo" alle porte di ogni espressione, o ad artisti patriottici che avrebbero moltiplicato le critiche all'estero e creato terreno fertile per una ritorsione. Perché a Mosca, a leggere il quotidiano russo, sembra riemerso l'incubo associato alla Biennale del 1977 in cui ai padiglioni nazionali era stata affiancata l'arte del dissenso oltrecortina.

Il ministro della Cultura a Mosca ha comunicato agli organizzatori che il Paese non parteciperà alla 60/a Esposizione internazionale d'arte, ha quindi reso noto la Biennale in un comunicato dello scorso febbraio in cui si ricorda "che la chiusura del Padiglione della Russia alla 59/a Esposizione d'Arte 2022 è stata decisa dal Commissario e dal Curatore" nominati dallo stesso ministro e che "tutti i Paesi riconosciuti dalla Repubblica italiana possono in totale autonomia" richiedere di partecipare ufficialmente" alla Esposizione.

La scelta dell'Estado Plurinacional de Bolivia, secondo la dizione ufficiale introdotta con la nuova Costituzione del 2009, che a sua volta ha aperto il padiglione ad artisti di altri Paesi sudamericani, corona sviluppi significativi delle relazioni bilaterali. Il Presidente Luis Arce è atteso a Mosca nei prossimi mesi. La Russia è stata ammessa, al fianco della Cina, allo sfruttamento degli enormi giacimenti di litio sulle Ande. Entro il prossimo anno sarà aperto un reattore di ricerca fornito dalla Russia a una altitudine di più di 4mila metri.

Con l'astensione sulla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del febbraio dello scorso anno, per la fine immediata della guerra e il ritiro delle forze russe dal territorio ucraino, e a quella del marzo del 2022, per la fine immediata delle operazioni militari di Mosca in Ucraina, La Paz ha risposto positivamente alla ricerca di Mosca di alleati nel Sud Globale del mondo, costrutto artificiale, quando si parla di politica, da contrapporre, nelle intenzioni della Russia, all'Occidente collettivo che la retorica del Cremlino identifica con il nemico alle spalle dell'Ucraina.

Così, la Bolivia è stata catapultata dall'Artspace4rent affittato nel 2022 a Cannaregio a uno dei padiglioni più in vista dei Giardini, con l'apertura sulla Laguna voluta originariamente da Shchusev e ripristinata dal restauro di Kasa, così come anche il verde dell'intonaco esterno in sintonia con gli alberi che circondano l'edificio. La macchina teatrale dell'arte ha funzionato: il multinazionalismo che caratterizzava l'Unione sovietica nei suoi primi anni di vita, tornato in voga nel discorso di Putin per tenere a bada lo scontento delle periferie etniche del Paese, ha trovato nell'Estado Plurinacional la soluzione all'impasse.

L'Esposizione Internazionale d'Arte "Stranieri Ovunque. Foreigners Everywhere" curata da Adriano Pedrosa sarà aperta al pubblico da sabato 20 aprile a domenica 24 novembre 2024 ai Giardini e all'Arsenale.

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Ucraina, c’è un piano segreto della Russia?

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Per il Washington Post prevederebbe l'idea di "sfruttare vulnerabilità interne di Stati Uniti e altri avversari"

Casa distrutta a Mykolaiv in Ucraina (Fotogramma)

Poco più di un anno dopo l'inizio della guerra in Ucraina, la Russia, in un documento segreto del ministero degli Esteri, tratteggiava piani per indebolire gli Stati Uniti e gli altri avversari occidentali, usando proprio la guerra con Kiev per forgiare un nuovo ordine globale libero da quella che veniva definita la dominazione americana.

Il documento del 2023

"Dobbiamo continuare a modulare il nostro approccio alle relazioni con gli stati non amici - si legge nel documento datato 11 aprile 2023 che il Washington Post ha ottenuto da un servizio di intelligence europeo - è importante creare un meccanismo per trovare punti vulnerabili delle loro politiche estere e interne e puntare a sviluppare misure concrete per indebolire chi si oppone alla Russia".

Tra queste misure il documento, che è un addendum secretato del rapporto pubblico sulla "Visione della politica estera della Federazione russa", cita "un'offensiva attraverso campagne di informazioni" e altre azioni "nelle sfere militari, politiche, economiche, commerciali e di psicologia dell'informazione" contro la "coalizione dei Paesi non amici" guidata dagli Stati Uniti.

Il documento, quindi, fornisce una conferma e anche delle linee guida di quella che ormai molti dell'élite di Mosca considera una guerra ibrida contro l'Occidente, in cui la Russia cerca di sovvertire il sostegno occidentale all'Ucraina creano tensioni nelle politiche interne di Usa e Paesi europei, attraverso campagne di propaganda a sostegno di politiche isolazioniste ed estremiste. Come dimostrano documenti del Cremlino rivelati nelle scorse settimane sempre dal Post. Il nuovo documento offre una cornice più ampia, in cui si afferma che gli Stati Uniti guidano la coalizione dei "Paesi non amici" per indebolire la Russia considerata "una minaccia all'egemonia globale occidentale". In questo quadro, il risultato della guerra in Ucraina "determinerà a un livello maggiore le linee del nuovo ordine mondiale".

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Economia

Clima, 38mila miliardi di danni ogni anno fino al 2050: lo...

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Pubblicato su Nature lo studio firmato da ricercatori del Potsdam Institute for Climate impacts Research

Terreno arido - FOTOGRAMMA

Anche se le emissioni di CO2 dovessero essere drasticamente ridotte a partire da oggi, l'economia mondiale è destinata a una riduzione del reddito del 19% fino al 2050 a causa dei cambiamenti climatici. In Italia il reddito medio si ridurrà del 15%, di più che in Francia (13%), ma meno che in Grecia (17%) e Spagna (18%). Complessivamente, i danni annuali globali sono stimati in 38mila miliardi di dollari. E' quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su 'Nature' firmato da tre ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impacts Research.

Questi danni - secondo lo studio - sono sei volte superiori ai costi di mitigazione necessari per limitare il riscaldamento globale a due gradi. Sulla base di dati empirici provenienti da oltre 1.600 regioni di tutto il mondo negli ultimi 40 anni, gli scienziati dell'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico (Pik) hanno valutato gli impatti futuri del cambiamento delle condizioni climatiche sulla crescita economica e sulla loro persistenza.

"Si prevedono forti riduzioni del reddito per la maggior parte delle regioni, tra cui il Nord America e l'Europa. L'Asia meridionale e l'Africa saranno le più colpite. Le riduzioni sono causate dall'impatto del cambiamento climatico su vari aspetti rilevanti per la crescita economica, come le rese agricole, la produttività del lavoro o le infrastrutture", afferma Maximilian Kotz, scienziato del Pik e primo autore dello studio. Complessivamente, i danni annuali globali sono stimati in 38mila miliardi di dollari, con una probabile forbice tra 19-59mila miliardi di dollari nel 2050. Questi danni derivano principalmente dall'aumento delle temperature, ma anche da cambiamenti nelle precipitazioni e nella variabilità delle temperature. La considerazione di altri fenomeni meteorologici estremi, come tempeste o incendi, potrebbe farli aumentare ulteriormente.

"La nostra analisi mostra che il cambiamento climatico causerà ingenti danni economici entro i prossimi 25 anni in quasi tutti i Paesi del mondo, anche in quelli altamente sviluppati come Germania, Francia e Stati Uniti - afferma Leonie Wenz, scienziata del Pik che ha guidato lo studio - Questi danni a breve termine sono il risultato delle nostre emissioni passate. Avremo bisogno di maggiori sforzi di adattamento se vogliamo evitare almeno alcuni di questi danni. E dobbiamo ridurre drasticamente e immediatamente le nostre emissioni: in caso contrario, le perdite economiche diventeranno ancora più ingenti nella seconda metà del secolo, fino a raggiungere il 60% in media globale entro il 2100. Questo dimostra chiaramente che proteggere il nostro clima è molto più conveniente che non farlo, e questo senza nemmeno considerare gli impatti non economici come la perdita di vite umane o di biodiversità".

Ad oggi, le proiezioni globali dei danni economici causati dai cambiamenti climatici si concentrano tipicamente sugli impatti nazionali delle temperature medie annuali su orizzonti temporali lunghi. Includendo le più recenti scoperte empiriche sull'impatto del clima sulla crescita economica in più di 1.600 regioni subnazionali in tutto il mondo negli ultimi 40 anni e concentrandosi sui prossimi 26 anni, i ricercatori sono stati in grado di proiettare i danni subnazionali derivanti dai cambiamenti di temperatura e di precipitazioni in modo molto dettagliato nel tempo e nello spazio, riducendo al contempo le grandi incertezze associate alle proiezioni a lungo termine. Gli scienziati hanno combinato modelli empirici con simulazioni climatiche all'avanguardia (Cmip-6). Inoltre, hanno valutato e tenuto conto della persistenza degli impatti climatici sull'economia in passato.

"Il nostro studio evidenzia la notevole iniquità degli impatti climatici: Troviamo danni quasi ovunque, ma i Paesi dei tropici saranno quelli che soffriranno di più perché sono già più caldi. Un ulteriore aumento della temperatura sarà quindi più dannoso in questi Paesi. Si prevede che i Paesi meno responsabili del cambiamento climatico subiranno una perdita di reddito del 60% superiore a quella dei Paesi a più alto reddito e del 40% superiore a quella dei Paesi a più alte emissioni. Sono anche quelli che hanno meno risorse per adattarsi ai suoi impatti. Spetta a noi decidere: un cambiamento strutturale verso un sistema di energia rinnovabile è necessario per la nostra sicurezza e ci farà risparmiare. Rimanere sulla strada che stiamo percorrendo porterà a conseguenze catastrofiche. La temperatura del pianeta può essere stabilizzata solo se smettiamo di bruciare petrolio, gas e carbone", afferma Anders Levermann, capo del dipartimento di ricerca Complexity Science del Potsdam Institute e coautore dello studio.

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