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Ucraina, Meloni: “Se non molliamo, Putin dovrà...

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Ucraina, Meloni: “Se non molliamo, Putin dovrà trattare”

"Non ho condiviso parole Macron e gliel'ho detto, occhio ai toni"

Giorgia Meloni

"Se non molliamo, costringiamo Putin a trattare". La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ribadisce la necessità di continuare a sostenere l'Ucraina, che da oltre 2 anni fronteggia la Russia di Vladimir Putin nel conflitto innescato dall'invasione ordinata da Mosca.

"Quello che Putin aveva in testa era una guerra lampo che gli avrebbe consentito di invadere l'Ucraina in qualche giorno. E se questo fosse accaduto, temo che non si sarebbe fermato. Chi cerca di aiutare l'Ucraina allontana la guerra rispetto alla possibilità che arrivi nel cuore d'Europa", dice Meloni rispondendo alle domande di Fuori dal coro.

Putin "lo abbiamo fermato lì. E, secondo me, se non molliamo lo costringiamo anche a sedersi a un tavolo delle trattative per cercare una pace giusta, che è ovviamente l'obiettivo che abbiamo. Perché non è che ci divertiamo nell'attuale contesto. L'importante è che noi sappiamo qual è l'obiettivo che vogliamo".

"Rispetto al tema dei rischi di una guerra mondiale - prosegue la premier -, io rispedisco al mittente l'idea secondo cui chi cerca di aiutare l'Ucraina vuole la guerra e, quasi quasi, i russi che l'hanno invasa sono quelli che vogliono la pace. Bisogna fare mezzo passo indietro: Putin ha invaso l'Ucraina dichiarando che vuole riportare la Russia alla sua grandezza di un tempo, che vuole ripristinare i confini storici della Russia. I confini storici della Russia ragionevolmente incorporano Ucraina, Moldova, Georgia, i Baltici, una parte della Finlandia, volendo anche la Polonia. Quando c'è stato il ritiro rovinoso da parte dell'Occidente dall'Afghanistan ed è stato dato un segnale oggettivamente di debolezza, Putin ha deciso che quello era il momento di tentare".

"Non ho condiviso le parole di Macron e gliel'ho detto, occhio ai toni"

"Penso che converrà con me che in due anni di guerra, quando stavo all'opposizione e dopo al governo, lei non m'ha mai sentito utilizzare questi toni, proprio perché io penso che sulle cose serie si debba reagire in modo serio. Non ho condiviso per esempio le parole di Macron, l'ho detto anche a lui: non le condivido e sono convinta che si debba fare attenzione ai toni che si usano". "Io penso che si debba essere muscolari nei fatti e non negli atteggiamenti" aggiunge.

"Però - puntualizza la premier - questo non vuol dire che non si debba fare ciò che è giusto fare e, se posso permettermi, bisogna pure stare attenti a come certe cose vengono vendute, tra virgolette. Io arrivo da un Consiglio europeo dove si parlava di protezione civile e mi ritrovo su diversi quotidiani il fatto che noi staremmo preparando l'Europa alla guerra". Questo "perché c'era un passaggio che diceva che bisogna mettere in cooperazione la risposta alla crisi, ma si parlava di protezione civile, cioè risposta alle crisi, si intendeva le alluvioni, le calamità naturali, tant'è che io ho difeso la Protezione civile italiana dicendo anche 'attenzione a mettere in cooperazione che non significhi, diciamo così, limitare le eccellenze degli stati nazionali, no?' Per cui bisogna pure fare attenzione a come certe cose si vendono, perché se ci mettiamo pure noi a fare la propaganda, come i russi, oggettivamente abbiamo un problema".

Attentato a Mosca, "Putin può accusare chi vuole, ma è stato rivendicato da Isis'"

"Come sappiamo l'attentato" a Mosca "è stato rivendicato e quindi si può dare la colpa a chi si vuole, quando si fa propaganda, ma c'è qualcuno che ha dichiarato: 'siamo stati noi' e del resto le modalità sono quelle che noi conosciamo, non vedo come un attentato del genere potrebbe aiutare l'Ucraina o l'Occidente. E penso che anche noi dobbiamo fare attenzione a una certa propaganda perché anche rispetto al tema guerra mondiale, rischi eccetera, una cosa che io continuo a rispedire al mittente è l'idea secondo la quale chi cerca di aiutare l'Ucraina vuole la guerra e quasi quasi i russi che l'hanno invasa sono quelli che vogliono la pace".

Migranti, "vedo risultati ma parte magistratura rema contro"

"Quando lo scorso anno gli sbarchi aumentavano, diciamo così, in modo considerevole, io ho detto di preferire risultati strutturali a immediati ma effimeri, anche se nel breve termine avrei dovuto pagare un prezzo, perché quei risultati arrivassero anche in termini magari di consenso" dice la premier. "Però poi quei risultati piano piano arrivano: rispetto allo stesso periodo dello scorso anno gli sbarchi diminuiscono del 60%, particolarmente dalla Tunisia, il che dimostra che la strategia che l'Italia ha portato in Europa e sulla quale ha convinto l'Europa nonostante l'opposizione della sinistra italiana e in alcuni casi anche Europea, sta dando i suoi frutti".

"La rotta, per esempio, dalla Turchia è totalmente stata azzerata. Ora, vuol dire che abbiamo risolto il problema? No. Vuol dire che il lavoro che stiamo facendo intanto in Europa, nella quale il dibattito passa da 'ridistribuiamo gli immigrati che arrivano illegalmente da noi' a 'fermiamoli' mi pare un cambio di rotta non secondario. L'Italia - afferma ancora Meloni - è stata protagonista di una serie di iniziative innovative sulle quali piano piano abbiamo portato dietro anche gli altri paesi europei: il memorandum con la Tunisia, il memorandum con l'Egitto, l'accordo con l'Albania che si sta tentando di smontare da parte di chi non la pensa come noi in tutti i modi. Per cui ci sono delle cose molto importanti che stanno accadendo e sulle quali noi facciamo scuola".

Governo, "senza consenso degli italiani lascio ma oggi il Paese è messo meglio"

"Non deludere i cittadini è la mia unica motivazione per fare la vita che faccio. Certe volte le cose vanno come vorresti, certe volte non vanno come vorresti, certe volte per ottenere un risultato che altri potrebbero ottenere facilmente tu devi combattere dieci volte tanto. Continuo a fare tutto quello che posso fare perché le persone che hanno riposto le loro speranze in me si possano dire 'non ho sbagliato'. Non avrei potuto lavorare di più, forse avrei potuto lavorare meglio non lo so, ma io non avrei potuto lavorare di più nell'ultimo anno e mezzo e vorrei essere giudicata alla fine di questo percorso perché non mi piacciono le soluzioni che sembrano delle soluzioni e non lo sono. Le risposte serie hanno bisogno anche di tempo per essere costruite, ma su tutto quello che io ho promesso, non c'è niente su cui non abbia lavorato per dare agli italiani le risposte che sono convinta servano".

"Dopodiché, chiaramente, in un anno e mezzo non è che puoi risolvere la stratificazione di qualche anno o qualche decennio, però obiettivamente l'Italia secondo me oggi è messa meglio di quanto non fosse messa un anno e mezzo fa e questo mi mette in pace con la mia coscienza. Non so se ci siano delle persone che si aspettavano qualcosa di meglio, però una cosa: gli italiani non dovranno mai chiedermi di fare un passo indietro. Io questa vita la faccio per loro, questo lavoro lo faccio per loro e quindi, quando non dovessi più avere il loro consenso, sarò ben contenta di farmi da parte".

Covid e vaccino, "su effetti avversi il governo andrà in fondo"

Le persone che hanno avuto effetti avversi dal vaccino anti-Covid "è una materia sulla quale io mi sono confrontata col ministro Schillaci per chiedere che ci sia massima disponibilità da parte del governo per andare in fondo, capire e assumersi per lo Stato italiano le responsabilità che si deve assumere". A Mario Giordano, che sostiene che queste persone si sentano spesso abbandonate, "non devono sentirsi abbandonati secondo me" risponde la premier. "Il tema della commissione d'inchiesta è sicuramente un tema importante e sono contenta che anche quella stia andando avanti nonostante l'opposizione di quelli che ci spiegavano che loro avevano gestito benissimo la pandemia ma non vogliono che si possa approfondire su come si gestisce la pandemia che serve soprattutto a evitare e impedire che in un futuro, che speriamo non arrivi mai, si possano ripetere eventuali errori che dovessero esserci stati".

Controlli anti-terrorismo

Guardia alta sulla sicurezza contro il terrorismo dopo il 7 ottobre. "E' un fronte su cui il governo lavora con attenzione, particolarmente dopo gli attentati di Hamas contro Israele, noi abbiamo chiuso lo spazio Schengen con la Slovenia perché da là arriva la maggioranza degli immigrati illegali che arrivano da quelle aree. Dal 7 ottobre abbiamo espulso 47 persone sospettate di radicalismo, e negli anni precedenti erano più o meno quelli espulsi in un anno intero. Facciamo riunioni con l'intelligence, abbiamo rafforzato la sorveglianza degli obiettivi sensibili".

"Quello che è accaduto a Mosca è stato scioccante ma sono immagini che abbiamo già visto in altri contesti. Ero a Parigi quando ci fu l'attentato al Bataclan, anche quello rivendicato dall'Isis. Mi ha colpito molto la dinamica perché - osserva la presidente del Consiglio - immaginare che in una città blindata, in uno Stato che è coinvolto in un conflitto, quattro attentatori che entrano e uccidono decine di persone e si allontanano praticamente indisturbati, obiettivamente colpisce".

Liste d'attesa, "presto nuovo provvedimento"

"Stiamo lavorando su un altro provvedimento che arriverà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane che riguarda sempre le liste d'attesa, con un'attenzione particolare alle regioni che hanno un'alta mobilità passiva", ovvero con un alto numero di cittadini "che si devono trasferire" altrove per curarsi "e la regione tua paga l'altra regione. Stiamo lavorando specificamente su questo". Lo ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un'intervista a 'Fuori dal coro', in onda questa sera su Rete4.

La sanità, ha spiegato, "compete per buona parte quasi totalmente alle Regioni. Intanto la prima cosa che possiamo fare noi è, pur nella difficoltà economica che affrontiamo, metterci i soldi per affrontare i problemi, perché il tema è importante. E io voglio rivendicare che nonostante la situazione di bilancio abbastanza complessa, il Fondo Sanitario nel 2024 arriva al suo massimo storico. Noi ci abbiamo messo tre miliardi in più rispetto all'anno precedente e su che cosa ci siamo concentrati? Su quello che impatta di più sui cittadini - ha affermato Meloni - che sono le liste d'attesa e quindi stiamo utilizzando queste risorse per rinnovare il contratto degli operatori della sanità e chiaramente quindi per combattere anche la carenza di personale che c'è e per i progetti che sono specificamente destinati all'abbattimento delle liste d'attesa".

Sicurezza nelle città, "Parlamento approvi presto disegno di legge del governo"

"Abbiamo varato un pacchetto sicurezza attualmente all'approvazione del Parlamento con norme molto efficaci contro i borseggi, contro l'accattonaggio dei minori e chi manda i minori a fare accattonaggio, contro le truffe agli anziani. Speriamo che il Parlamento corra nell'approvazione" auspica la premier, parlando del tema sicurezza nelle città. "Dobbiamo combattere una situazione che è stratificata nel corso degli anni, dei decenni - aggiunge -. Nel 2023 noi abbiamo assunto circa 15.000 nuovi agenti delle forze dell'ordine, stiamo rinnovando il loro contratto anche per dire loro grazie per il lavoro che fanno in condizioni di estrema difficoltà in un'Italia nella quale si è più bravi a contestarne il lavoro piuttosto che a riconoscerne i sacrifici".

"Negli ultimi 16 mesi - prosegue la presidente del Consiglio - con questo governo sono stati liberati oltre 110 stabili occupati e quasi mille alloggi popolari in un anno. Il pacchetto sicurezza prevede una serie di cose sulle occupazioni abusive, la più importante della quale è sempre una battaglia che abbiamo fatto, e cioè il fatto che la polizia di fronte ad alcuni casi particolari, per esempio il caso in cui ti occupano una casa ed è la tua unica abitazione, la polizia interviene per lo sgombero prima di chiedere la convalida del giudice".

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Politica

Autonomia, alla Camera botte e sedie che volano: rissa e...

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Dalla 'X' del deputato della Lega Furgiuele al 'presente' del collega di Fratelli d'Italia Padovani, passando per una maxi rissa in Aula di cui si parlerà ancora a lungo

Un momento della giornata a Montecitorio

Dalla 'X' del deputato della Lega Furgiuele al 'presente' del collega di Fratelli d'Italia Padovani, passando per una maxi rissa in Aula di cui si parlerà ancora a lungo. A Montecitorio succede di tutto, in quella che può senza dubbio essere considerata la giornata più tesa da quando è iniziata la legislatura. Alla Camera si discute il disegno di legge sull'autonomia, fortemente voluto dalla Lega e dal suo ministro Roberto Calderoli (presente in Aula durante i lavori) e avversato con la medesima intensità dalle opposizioni. Le avvisaglie sul fatto che non sarebbe stata una seduta come le altre si erano avute nel pomeriggio durante la commemorazione di Silvio Berlusconi a un anno dalla scomparsa, con Forza Italia adirata per il duro discorso di Riccardo Ricciardi (M5S) al punto da abbandonare l'Aula. Ma è durante il dibattito sull ddl Calderoli che si scatena la bagarre.

Opposizioni sventolano tricolore e cantano Inno Mameli e Bella ciao

I deputati dell'opposizione, da Pd a M5S e Avs, si alzano dai banchi e iniziano a sventolare bandiere tricolore, intonando l'Inno di Mameli come atto di protesta contro l'autonomia differenziata: "Difendiamo l'unità del nostro Paese". "Un bel momento di patriottismo, grazie", commenta ironicamente il presidente leghista della Camera, Lorenzo Fontana. Ma oltre all'inno italiano, dagli scranni del Pd parte un altro coro: è 'Bella ciao', la canzone dei partigiani (VIDEO). Il deputato della Lega Domenico Furgiuele non ci sta e con le braccia disegna una 'X' imitando il generale Vannacci nello spot per le europee ormai divenuto celebre. In Aula scoppia il parapiglia. "Ha fatto il simbolo della X Mas!", la denuncia che arriva dal Pd. Furgiuele viene espulso dall'Aula e Fontana annuncia un'istruttoria con i questori per fare luce sul caso. "Ma quale X Mas, il mio era solo un 'no' a Bella ciao... Come a X Factor", si giustifica Furgiuele parlando con i cronisti in Transatlantico.

Donno (M5S) finisce in infermeria

L'esponente calabrese del Carroccio non fa nemmeno in tempo a finire di parlare che dall'emiciclo giungono nuove urla. "Che succede?", "Hanno espulso Donno dei 5 Stelle", le voci che si rincorrono nel corridoio dei passi perduti. Medici e operatori sanitari fanno il loro ingresso in Aula: si vede anche una barella e una carrozzina, sulla quale uscirà, dopo pochi minuti, Leonardo Donno con la faccia stravolta, condotto in infermeria dai camici bianchi. Il deputato di Avs Marco Grimaldi si avvicina ai giornalisti e racconta la sua versione dei fatti: "Un deputato della Lega gli ha dato due pugni in testa". Le primissime indiscrezioni parlano di un coinvolgimento nella rissa del deputato della Lega Igori Iezzi; viene fatto anche il nome dell'esponente di Fratelli d'Italia Federico Mollicone. "E' squadrismo", attaccano all'unisono Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra.

Intanto iniziano a circolare nelle chat dei parlamentari i primi video della rissa. Nelle immagini si vede Donno avvicinarsi a Calderoli con il tricolore: il ministro non gradisce l'omaggio e prima che il deputato M5S possa portare a termine la 'consegna' intervengono i commessi, pronti a braccare Donno. Scoppia la bagarre, attorno a Donno si crea la ressa nella quale spuntano, tra gli altri, Federico Mollicone e Gimmi Cangiano di Fratelli d'Italia, ma anche Stefano Candiani e Igor Iezzi della Lega (quest'ultimo proverà a colpire Donno più volte, come si vede nitidamente dai video). A un certo punto Donno cade per terra "come corpo morto cade", direbbe il Poeta.

Più tardi il parlamentare grillino denuncia di aver ricevuto "un pugno fortissimo allo sterno" così forte da perdere il respiro. Dopo "7-8 elettrocardiogrammi" e un antidolorifico, Donno ritorna in Transatlantico e fa i nomi dei quattro parlamentari che lo avrebbero picchiato: Iezzi e Candiani della Lega, Cangiano e Amich di Fratelli d'Italia. "Ho il referto, denuncerò chi mi ha aggredito. Questi squadristi non devono entrare più in Parlamento", giura il pentastellato, che incassa la solidarietà del leader Giuseppe Conte ("non passeranno"), mentre la segretaria del Pd Elly Schlein parla di "fatti gravissimi" ed evoca nientemeno che il delitto Matteotti, di cui ricorre il centenario. Nella rissa - dove solo volate parolacce, spintoni e cazzotti - a farne le spese è anche un assistente parlamentare, colpito al volto e portato a braccio in infermeria.

Nel frattempo il Transatlantico della Camera si trasforma in una enorme sala 'var': i deputati in capannello visionano le immagini della rissa sui loro cellulari, commentando a mezza bocca quanto accaduto. Il responso della 'moviola' per i parlamentari del centrodestra è chiaro: simulazione grillina. "Donno si è buttato a terra e ha fatto una sceneggiata", accusa Mollicone di Fdi, puntando il dito contro il "gesto irrispettoso e oltraggioso di Donno" nei confronti di Calderoli. Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari derubrica tutto a "dinamiche parlamentari".

Poco dopo, in una nota, il partito di Matteo Salvini prova a fare chiarezza: "E' il deputato Donno del M5S ad aver aggredito il ministro Calderoli. Il parapiglia generatosi è la conseguenza del comportamento fortemente provocatorio del deputato Donno. Il video dimostra come si sono svolti realmente i fatti". Tutte le persone chiamate in causa da Donno respingono con forza le accuse: "Una sceneggiata, non l'ho colpito" (Iezzi), "Mi sono avvicinato solo per riprendere la bandiera, ero lontano da Donno" (Cangiano), "Sono intervenuto nel parapiglia per sedare" (Amich), "Donno fa la vittima quando invece è l'istigatore, vergogna" (Candiani).

Volano sedie e stampelle

Per qualche minuto torna la quiete alla Camera e i lavori riprendono. Ma l'illusione di assistere a un dibattito normale dura poco. "Stefano Bertacco, presente...", dice al termine del suo intervento il deputato di Fratelli d'Italia Marco Padovani rendendo omaggio all'ex senatore di Fdi Stefano Bertacco scomparso nel 2020. "Il richiamo al 'presente'? Ma come si fa...", gridano increduli quelli del Pd. Ed è subito bagarre, ancora una volta. Il dem Nico Stumpo viene espulso dal presidente di turno, Sergio Costa, per aver lanciato una sedia. Fabio Petrella di Fdi denuncia di aver ricevuto due "stampellate" sul petto da Toni Ricciardi (Pd).

La seduta è tolta, non ci sono più le condizioni per proseguire: i lavori riprenderanno oggi alle 9.30. Dalla Presidenza della Camera vengono acquisiti i filmati della rissa "per accertare nella loro interezza i fatti e adottare ulteriori provvedimenti". All'uscita dall'emiciclo Tommaso Foti, capogruppo di Fdi, accusa apertamente Pd e M5S di voler rovinare il G7 di Meloni e guardando Schlein - seduta su uno dei divanetti in Transatlantico - fa un gesto eloquente con la mano: così non si fa. Cala il sipario sul fight club Montecitorio. Ma c'è chi giura che è solo il primo round.

(di Antonio Atte)

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Politica

G7 al via tra Ucraina, Gaza e Cina: verso accordo su asset...

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Sul tavolo anche l’Intelligenza artificiale, Africa e migrazioni. Meloni già a Borgo Egnazia

Al via oggi G7 in Puglia - (Fotogramma)

Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, la Cina sempre più assertiva dal punto di vista economico e militare, Africa e migrazioni, Intelligenza artificiale. C'è tutto questo e molto altro nell'agenda del 50mo vertice del G7 che si apre oggi, giovedì 13 giugno, e si conclude sabato 15 a Borgo Egnazia in Puglia. Ad accogliere i leader una Giorgia Meloni rafforzata dal successo alle elezioni europee, che ha invece fiaccato Emmanuel Macron ed Olaf Scholz, mentre Joe Biden - che ripartirà già venerdì sera - è in piena campagna elettorale, così come Rishi Sunak, che difficilmente sarà ancora premier dopo il 4 luglio.

Programma e chi partecipa

La giornata di oggi sarà dedicata all'Ucraina, presente il presidente Volodymyr Zelensky, che con il presidente americano firmerà un accordo bilaterale sulla sicurezza e terrà una conferenza stampa congiunta. Mentre continuano serrati i negoziati degli sherpa, sembra raggiunto l'accordo sull'utilizzo dei profitti derivanti dagli asset congelati russi: lo dicono gli americani e lo dicono i francesi. In un briefing con i giornalisti, il portavoce del consiglio di Sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha assicurato che al vertice "ci sarà qualche annuncio" sulla possibilità di usare quei soldi per continuare ad armare l'Ucraina e anche per la ricostruzione, "penso che ci sarà l'unanimità".

E fonti dell'Eliseo affermano: "C’è un accordo e questo è molto significativo". Ma restano da definire i dettagli tecnici e su questo si continua a lavorare: il nodo rimane quello di come garantire il prestito da 50 miliardi di dollari che gli Stati Uniti emetterebbero e per il quale dovrebbero usati i profitti dei beni congelati presso la società belga Euroclear.

Non solo: Kirby ha anticipato che "questa settimana annunceremo anche nuove sanzioni" contro la Russia e "azioni di controllo delle esportazioni di grande impatto". Nel mirino anche la Cina e la fornitura di tecnologia duale che Mosca usa nella guerra contro Kiev, secondo la bozza di dichiarazione circolata nelle ultime ore. E il 'dossier' cinese sarà sul tavolo anche per la questione della cosidetta 'sovraccapacità' dell'industria, delle accuse di distorsione del mercato e di concorrenza sleale, che Pechino contesta, come anche oggi, dopo che l'Ue ha deciso l'imposizione di dazi contro le sue auto elettriche.

Fonti: Biden e Zelensky firmeranno accordo sicurezza a margine vertice

Il presidente americano Joe Biden e il presidente ucraino Zelensky firmeranno un accordo bilaterale di sicurezza a margine del G7 , hanno riferito diverse fonti alla Cnn, secondo cui il patto dovrebbe fissare il percorso per una relazione di lungo termine sulla sicurezza tra Washington e Kiev, che potrebbe però essere annullato dalle future amministrazioni. L'accordo arriva al termine di mesi di negoziati tra Stati Uniti e Ucraina e dovrebbe impegnare Washington all'addestramento delle forze armate di Kiev, ad una maggiore cooperazione nella produzione di armi ed equipaggiamento militare, alla fornitura di assistenza militare e ad una maggiore condivisione di intelligence per un periodo di dieci anni.

Secondo le fonti citate dall'emittente, si tratterebbe di un "accordo esecutivo", quindi qualcosa di meno formale rispetto a un trattato e non necessariamente vincolante per le future amministrazioni. Il testo, che non contiene indicazioni di cifre, sarà firmato in occasione del bilaterale che avranno domani pomeriggio Biden e Zelensky.

Presente anche Papa Francesco

Altro tema che la premier ha voluto inserire fortemente in agenda quello dell'Intelligenza artificiale, sessione nella quale interverrà il Papa, atteso in presenza in Puglia venerdì, primo Pontefice a partecipare a un vertice nella storia del G7. Obiettivo della presidenza è di proporre un approccio bilanciato e centrato sull’uomo, mantenendo alta l’attenzione sull’impatto dell’Ia sull’occupazione.

Premier Meloni già a Borgo Egnazia

La premier Giorgia Meloni è già in 'ritiro' da martedì a Borgo Egnazia, per concedersi un po' di relax con la figlia Ginevra dopo giorni intensi, ma soprattutto dove è intenta a dedicarsi allo studio dei dossier sul tavolo del summit. Un incontro, dove la presidente del Consiglio arriva forte di un risultato elettorale che l'ha vista primeggiare tra i governi europei. Una buona carta da calare già nel buon retiro pugliese, dove la premier - potenziale 'queenmaker' sul tavolo delle trattative europee, ufficialmente al via dalla cena informale del 17 giugno a Bruxelles - vedrà il Cancelliere Olaf Scholz e il presidente Emmanuel Macron, usciti con le 'ossa rotta' dalla urne, ma anche la spitzenkandidat Ursula Von der Leyen, che potrebbe invece finire per essere rafforzata dal voto europeo.

Sul tavolo di Meloni e gli sherpa - tra questi la coordinatrice del summit Elisabetta Belloni - il documento conclusivo del summit, circa 30 pagine da definire e limare, con vari 'XXX', spazi aperti da scrivere dopo aver chiuso un accordo con gli altri leader. Tra i nodi da scogliere e su cui più sono puntati i riflettori, il possibile accordo sulla questione degli asset russi congelati. Gli americani hanno proposto un prestito da 50 miliardi, che dovrebbe essere garantito con i proventi dei fondi russi congelati presso Euroclear, la società belga che detiene la maggior parte degli asset immobilizzati: il nodo adesso è trovare un meccanismo per legare gli impegni presi a livello di G7 con quelli a livello Ue, tenendo conto anche di una serie di questioni tecniche, come i dubbi sulla possibilità di garantire un prestito con asset congelati di sei mesi in sei mesi sulla base di una decisione del Consiglio europeo. L'auspicio è che attraverso "la burocrazia diplomatica" si riesca a trovare la quadra, un obiettivo che la presidente del Consiglio spera di centrare e che le garantirebbe un pieno successo del summit.

 

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G7, Meloni vicina ad accordo storico su asset Russia ma...

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Fonti dell'Italia precisano: "Nessuna richiesta di eliminare il punto sul diritto alla garanzia dell'interruzione di gravidanza"

Giorgia Meloni - (Fotogramma)

E' l'obiettivo dominus del G7 a guida italiana. Il traguardo da tagliare per far sì che il summit a Borgo Egnazia venga ricordato come un indubbio successo. E sembra di ora in ora più vicino. Fonti americane e fonti dell'Eliseo lasciano intendere che il prestito di 50 miliardi di dollari a Kiev sarebbe a un passo, l'uso degli asset russi congelati per aiutare l'Ucraina sempre più a portata di mano: "C'è un accordo" per renderlo possibile entro la fine del 2024.

Gli sherpa sono al lavoro, gli italiani -capitanati da Elisabetta Belloni - incassano i complimenti dei francesi per la capacità di mediare, di cercare soluzioni, di arrivare a una sintesi. Perché il nodo da sbrogliare è tutt'altro che semplice, legato a una serie di incognite sul fondo di solidarietà proposto dagli americani per tendere la mano all'Ucraina.

Si lavora per superare gli scogli tecnici, perché il problema delle garanzie continua a gettare ombre sull'intesa. A cominciare dal rischio che i tassi possano scendere generando minori extraprofitti; per non parlare di un cambio nell'amministrazione americana, con l'incognita Trump che aleggia nell'aria. La possibilità che prima o poi si arrivi a un accordo di pace, inoltre, porterebbe con sé paradossalmente un problema: uno stop alle sanzioni con il prestito ancora in piedi. Intanto non passa inosservata la fuga in avanti dell'Eliseo. Che, da fonti italiane che lavorano al dossier, viene letta come "un segno di debolezza", in un momento particolarmente delicato per il Presidente francese Emmanuel Macron. Anche se, viene fatto notare con una certa amarezza, "il G7 non dovrebbe essere utilizzato per fare campagna elettorale, tanto più in mezzo a due guerre".

La grana aborto e la precisazione

Alla vigilia del summit, a Borgo Egnazia scoppia una nuova grana. Mentre gli sherpa lavorano alle conclusioni, rimbalzano indiscrezioni circa l'elimazione, nella bozza, di un passaggio volto a rimarcare l'importanza di garantire "un accesso effettivo e sicuro all'aborto", tra i punti inseriti nel vertice di Hiroshima. Alcuni Stati, tra i quali la Francia, avrebbero chiesto di 'rafforzare' il concetto, rendendolo più incisivo. Una richiesta che avrebbe generato un impasse, tanto da spingere la presidenza del G7 a guida italiana a precisare che "nessuno Stato ha chiesto di eliminare il riferimento alle questioni relative all’aborto dalla bozza delle conclusioni del vertice G7, così come riportato da alcuni organi di stampa in una fase in cui le dinamiche negoziali sono ancora in corso. Tutto quello che entrerà nel documento conclusivo - si puntualizza - sarà un punto di caduta finale frutto di un negoziato fra i membri G7". Vale a dire che la questione è ancora aperta, la quadra da trovare.

A Borgo Egnazia, dove la premier è arrivata lunedì in compagnia della figlia Ginevra, fervono i preparativi per l'arrivo dei leader: alle 10.30 il summit avrà inizio con la tradizionale foto di famiglia, poi si parte con le sessioni di lavoro. Nel piccolo borgo, dove il cerimoniale continua a lavorare incessantemente, sono arrivate anche le bici elettriche, per consentire ai Grandi o alle loro consorti di muoversi pedalando tra i vicoli di pietra bianca. Apprezzando le bellezze italiane ma anche l'eccellenza della cucina made in Italy; per loro, uno chef di eccezione: Massimo Bottura ha studiato per il summit un 'tour d'Italia' gastronomico, con specialità di tutti i nostri territori.

Per le first ladies, nonché per il first husband Heiko von der Leyen, un programma che va dalla visita al Museo archeologico di Borgo Egnazia, fuori dalle mura di cinta dell'antica città di Egnathia, alla visita ad Alberobello, tra i vicoli punteggiati dai trulli. Per loro due giorni di svago e bellezza, mentre i partner saranno alle prese con dossier annosi, questioni complesse da dirimere. Non da ultima, per gli europei al vertice, il sodoku dei nuovi equilibri Ue, dopo una tornata elettorale che ha letteralmente travolto l'Europa a trazione franco-tedesca. Perché a Borgo Egnazia, per forza di cose, si parlerà anche di questo, mentre c'è chi, al lavoro sui dossier, trova anche lo spazio per una battuta: "Meloni? E' di ottimo umore, non vede l'ora di vedere Macron...".

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