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Sostenibilità

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Restrizioni alle emissioni dei mezzi pesanti, ok di Consiglio e Parlamento Ue

Pronto il piano: gli hdv dovranno ridurre le emissioni di Co2 del 90% entro il 2040

Tir su strada - Canva

Dopo la proposta della Commissione, Consiglio Ue e Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo provvisorio per limitare le emissioni inquinanti dei mezzi pesanti.

L’obiettivo è ridurre ulteriormente le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti su strada e introdurre nuovi obiettivi per il 2030, il 2035 e il 2040 in linea con l’obiettivo comunitario di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Parallelamente, la proposta mira ad aumentare il numero di veicoli a emissioni zero (Zev) nella flotta di veicoli pesanti presenti in Ue, cercando di conciliare gli aspetti economici con quelli ambientali. Il provvedimento va nella direzione giusta secondo l’organizzazione ambientalista Transport and Environment, secondo cui, entro il 2030 il 30% dei camion venduti saranno a emissioni zero, e questa percentuale salirà al 75% entro il 2040. Risultati che, spiega l’organizzazione, saranno raggiunti proprio grazie a questo regolamento che “dà ai produttori europei di camion la sicurezza di pianificare le emissioni zero e di competere con i produttori stranieri di camion elettrici”.

“I produttori europei hanno ora un percorso chiaro per aumentare la produzione di mezzi elettrici e a idrogeno ed essere pronti a sfidare Tesla e i suoi rivali cinesi”, ha dichiarato il direttore della piattaforma Fedor Unterlohner in un comunicato. Una conciliazione fondamentale in un contesto geopolitico quanto mai incerto e dopo il crollo della vendita di auto elettriche in Germania.

A chi si rivolge il regolamento

Con l’accordo provvisorio raggiunto le scorse settimane, Parlamento e Consiglio prevedono di ampliare il campo di applicazione del regolamento in modo da sottoporvi quasi tutti i nuovi veicoli pesanti con emissioni di Co2 certificate. Oltre ai mezzi più propriamente detti “pesanti”, sono compresi i camion più piccoli, gli autobus urbani, i pullman e i rimorchi.

Inoltre, la Commissione dovrà valutare se far rientrare nell’ambito delle restrizioni anche gli autocarri più piccoli (sotto le cinque tonnellate).

Le esenzioni

L’accordo provvisorio prevede di estendere il campo di applicazione del regolamento ai veicoli professionali come i camion per la raccolta dei rifiuti o le betoniere in una fase successiva (2035). Invece, un’esenzione dagli obiettivi di riduzione della CO2 stabiliti nel regolamento si applicherà a:

- Costruttori di piccoli volumi e veicoli utilizzati per l’estrazione mineraria, la silvicoltura e l’agricoltura;

- Veicoli per l’uso da parte delle forze armate e dei vigili del fuoco;

- Veicoli per la protezione civile, l’ordine pubblico e l’assistenza medica.

Nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni

Il Consiglio e il Parlamento Ue hanno mantenuto gli obiettivi fissati dalla Commissione nella sua proposta. La riduzione delle emissioni richiesta dal provvedimento cambia a seconda dei mezzi. I camion oltre le 7,5 tonnellate, dovranno emettere quantità di Co2 inferiori:

- del 45% entro il 2030;

- del 65% entro il 2035;

- del 90% entro il 2040.

Si ricorda che in base al regolamento già esistente e operativo, questi dovranno già ridurre le proprie emissioni di Co2 del 15% entro il 2025.

I co-legislatori hanno convenuto di fissare gli obiettivi per i rimorchi al 7,5% e per i semirimorchi al 10% a partire dal 2030.

I due organi hanno anche inserito nel provvedimento la definizione di “e-trailer” per portare chiarezza giuridica e adattare il regolamento esistente agli sviluppi tecnologici che hanno portato a implementare i rimorchi elettrici. Parlamento e Consiglio hanno tenuto conto del potenziale che gli e-trailer hanno per contribuire a ridurre le emissioni di CO2 dei rimorchi.

L’emendamento proposto introduce un obiettivo del 100% a emissioni zero per gli autobus urbani entro il 2035, fissando al contempo un obiettivo intermedio del 90% per questa categoria entro il 2030. Sono esclusi da questo obiettivo gli autobus inter-urbani.

Secondo i progetti dell’Ue, la mobilità pubblica deve assumere un ruolo sempre più importante negli spostamenti dei cittadini europei. Su questo fronte l’Italia deve fare molti passi in avanti a partire da una distribuzione più capillare e affidabile del trasporto pubblico nelle periferie. L’Italia, infatti, è risultato il Paese europeo con il maggior numero di macchine per abitanti, con inevitabili conseguenze anche sulla qualità dell’aria che si respira lungo lo stivale.

Non solo riduzione dei consumi

Parlamento e Consiglio Ue concordano sul fatto che per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici comunitari occorre anche ridurre i mezzi che circolano sulle strade europee.

In particolare, i veicoli pesanti sono responsabili di oltre il 25% delle emissioni di gas a effetto serra derivanti dal trasporto su strada nell’Ue. Gli standard sulle emissioni di Co2 per alcuni mezzi pesanti sono stati fissati per la prima volta nel 2019 prevedendo una revisione del regolamento entro il 2022.

L’accordo provvisorio delle scorse settimane prevede di sostituire gradualmente lo spostamento di merci e persone su strada con spostamenti più efficienti e sostenibili, come i treni, la navigazione interna o il trasporto marittimo e il trasporto pubblico in generale.

Questo richiede lo sviluppo di infrastrutture e servizi integrati, che consentano una comunicazione più efficace tra i vari sistemi di trasporto, oltre a incentivi economici e normativi per rendere più competitivi i trasporti alternativi.

Secondo uno studio della Commissione europea, se il 30% del trasporto merci su strada a lunga distanza fosse trasferito ad altre modalità di trasporto entro il 2030, le emissioni di CO2 potrebbero essere ridotte di circa il 60 milioni di tonnellate all’anno.

Clausola di revisione

Parlamento e Consiglio hanno previsto di inserire una clausola di revisione in base alla quale la Commissione Ue valuterà i primi risultati raggiunti con il regolamento nel 2027. La Commissione dovrà anche valutare la possibilità di sviluppare una metodologia comune per la valutazione e la comunicazione delle emissioni di CO2 dell’intero ciclo di vita dei nuovi Hdv (heavy-duty vehicles) e produrre una valutazione del ruolo di un fattore di correzione del carbonio (Ccf) nella transizione verso la mobilità a emissioni zero nel settore dei mezzi pesanti.

Passi successivi

Il regolamento sulle emissioni dei mezzi inquinanti non è definitivo. L’accordo provvisorio sarà presentato ai rappresentanti degli Stati membri in seno al Consiglio (Coreper) e alla commissione per l’ambiente del Parlamento per l’approvazione. Se approvato, il testo dovrà quindi essere formalmente adottato da Consiglio e Parlamento Ue, prima che possa essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue ed entrare in vigore dopo 20 giorni.

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Sostenibilità

Scoperto un metodo sostenibile per la separazione delle...

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Foto di cottonbro

Al centro di un’aspra contesa tra poteri pubblici e privati, le terre rare rappresentano una materia prima essenziale per le produzioni ad alto valore aggiunto. Prima di poter essere impiegate, però, devono essere sottoposte a una serie di trattamenti chimici che hanno un profondo impatto sull’ambiente. Gli esperti dell’Eth di Zurigo propongono una soluzione incentrata sui tetratiometallati, piccole molecole inorganiche, che renderebbero sostenibile il processo di separazione. Per ora, questo metodo è applicabile al solo europio, ma i risultati, comparsi su “Nature Communications”, sono promettenti.

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Sostenibilità

Rapporto Ecomafia, 97,2 reati ambientali al giorno nel 2023

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Il dossier di Legambiente

 - (Fotolia)

Aumentano i reati ambientali nel 2023 e salgono a 35.487, registrando +15,6% rispetto al 2022, con una media di 97,2 reati al giorno, 4 ogni ora. Illeciti che si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno e in particolare in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria dove si concentra il 43,5% degli illeciti penali, +3,8% rispetto al 2022. Tutto il mercato illegale nella Penisola è valso nel 2023 ben 8,8 miliardi. A tracciare un quadro di sintesi è il nuovo report di Legambiente 'Ecomafia 2024. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia', nel 30esimo anno dalla sua prima pubblicazione, e i cui dati sono stati presentati oggi a Roma.

Ciclo illegale del cemento in testa

Nel 2023 in Italia - spiega Legambiente - aumenta anche il numero delle persone denunciate (34.481, +30,6%), così come quello degli arresti (319, +43% rispetto al 2022) e quello dei sequestri (7.152, +19%). Tra gli illeciti, nella Penisola continua a salire la pressione del ciclo illegale del cemento (13.008 reati, +6,5%), che si conferma sempre al primo posto tra i reati ambientali; ma si registra soprattutto l’impennata degli illeciti penali nel ciclo dei rifiuti, 9.309, + 66,1% che salgono al secondo posto. Al terzo posto con 6.581 reati la filiera degli illeciti contro gli animali (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti); seguita dagli incendi dolosi, colposi e generici con 3.691 illeciti. Crescono anche i numeri dell’aggressione al patrimonio culturale (642 i furti alle opere d’arte, +58,9% rispetto al 2022) e degli illeciti nelle filiere agroalimentari (45.067 illeciti amministrativi, + 9,1% rispetto al 2022), a cominciare dal caporalato. Sono inoltre 378 i clan mafiosi censiti

Campania al primo posto

A livello regionale la Campania si conferma al primo posto della classifica con più illeciti ambientali, 4.952 reati, pari al 14% del totale nazionale, seguita da Sicilia (che sale di una posizione rispetto al 2022, con 3.922 reati, +35% rispetto al 2022), Puglia (scesa al terzo posto, con 3.643 illeciti penali, +19,2%) e Calabria (2.912 reati, +31,4%). La Toscana sale dal settimo al quinto posto, seguita dal Lazio. Passa dal quindicesimo al settimo posto la Sardegna. Tra le regioni del Nord, la Lombardia è sempre prima. A livello provinciale, Napoli torna al primo posto, a quota con 1.494 reati, seguita da Avellino (in forte crescita con 1.203 reati, pari al +72,9%) e Bari. Roma scende al quarto posto, con 867 illeciti penali, seguita da Salerno, Palermo, Foggia e Cosenza. La prima provincia del Nord è quella di Venezia, con 662 reati, che si colloca al nono posto ed entra nella classifica delle prime venti province per illegalità ambientale.

Continua l’applicazione della legge 68/2015 sugli ecoreati che nel 2023 ha superato la quota 600, anche se registra un lieve calo rispetto all’anno precedente quando era stata contestata 637 volte. Un calo dovuto al calo dei controlli, passati da 1.559 a 1.405. Il delitto di inquinamento ambientale resta nel 2023 quello più contestato, 111 volte, portando a ben 210 denunce e 21 arresti. Altro dato riguarda i comuni commissariati che sono attualmente 19.

I dati sull'abusivismo

La pressione dell’illegalità resta alta anche sul tema abusivismo edilizio. La conferma arriva anche dai dati ribaditi nella Relazione del 2024 sugli indicatori del Bes (Benessere equo e sostenibile). Soprattutto al Sud, dove si concentra il 48,8% delle nuove costruzioni abusive.

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Sostenibilità

Clima 2023, temperature minime mai così alte

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I dati del report Snpa

Siccità - (Fotolia)

Temperature minime da record nel 2023 che si piazza al secondo posto invece per i valori medi annuali. Secondo i dati del report Snpa 'Il clima in Italia nel 2023', non sono mai state così alte in Italia le temperature minime giornaliere: +1,20 °C l’anomalia registrata nel 2023. Mentre salgono i valori di quelle più basse, lo scorso anno risulta il secondo, con un’anomalia di +1,14 °C, per temperature medie rispetto al valore climatologico del periodo 1991-2020, dopo il record di +1,23 °C del 2022. Il 2023, poi, è il decimo anno consecutivo con anomalia positiva rispetto alla media.

Ottobre rovente, ondate di calore intense durante l'estate

Ottobre è stato il mese relativamente più caldo: con +3,27 °C sopra il valore climatologico ha segnato il punto più alto della propria serie mensile dal 1961. Marcate anomalie superiori a +2 °C si sono registrate anche a luglio e settembre. In estate, l’Italia è stata investita da intense onde di calore, con le temperature di 48,2 °C registrate il 24 luglio a Jerzu e Lotzorai, nella Sardegna sud-orientale, massimo assoluto mai registrato in Sardegna, inferiore di 0,6 °C al record europeo di 48,8°C registrato a Siracusa l’11 agosto 2021.

Mare caldo

Analogamente alla temperatura dell’aria, la temperatura superficiale dei mari italiani nel 2023 si colloca al secondo posto della serie storica, con un’anomalia di +0,9 °C rispetto alla media climatologica 1991-2020.

2023 anno segnato dalle alluvioni

Sul fronte delle precipitazioni, dopo il grave deficit del 2022 (-22%), il dato annuale in Italia nel 2023 risulta quasi nella media con un -4% rispetto al periodo 1991-2020. Con una prevalenza di anomalie negative mensili durante l’anno, persistenti da luglio a dicembre al Sud e Isole, i mesi più secchi sono stati febbraio (-56%) e settembre (-51%), mentre i mesi più piovosi maggio (+143%) e giugno (+77%). Particolarmente disastrose sono state le alluvioni che hanno colpito l’Italia centrale, ricorda Snpa con riferimento in particolari agli eventi di maggio in Emilia-Romagna e novembre in Toscana. "Le precipitazioni eccezionali in Emilia-Romagna e Toscana, come quelle particolarmente scarse in Sicilia e in parte della Calabria ionica, sono emblematiche di un’estremizzazione del clima mediterraneo", sottolinea Spna.

Ancora condizioni di siccità e severità idrica

Allo stesso tempo, siccità e i conseguenti problemi di severità idrica hanno continuato a interessare l’Italia nel corso del 2023, sebbene in maniera differenziata rispetto alla situazione critica riscontrata nel 2022. Infatti, dopo il minimo storico di risorsa idrica registrato nel 2022, cioè 67 miliardi di metri cubi, circa la metà del valore medio del trentennio climatologico 1991-2020, la disponibilità di risorsa idrica naturale è in ripresa nel nostro Paese nel 2023, stimata in 112,4 miliardi di metri cubi. L’Italia risulta comunque nel 2023 ancora in condizioni di siccità e severità idrica, avendo una disponibilità di risorsa idrica inferiore del 16% rispetto al valore medio 1991-2020.

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