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Esteri

Israele-Hamas, due ostaggi liberati a Rafah:...

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Israele-Hamas, due ostaggi liberati a Rafah: “Importante vittoria ma accordo necessario”

L'analisi del quotidiano Haaretz mentre continuano le proteste dei familiari dei rapiti

Uno degli ostaggi liberati, Louis Har (Afp)

Un'importante vittoria morale per Israele, oltre che un enorme successo operativo. Ma anche un test per Hamas, che provvederà così ad affinare la sorveglianza sugli ostaggi in modo da evitare che si ripeta. Tanto che l'unica strada, per riportare a casa gli ostaggi ancora nella Striscia di Gaza, resta quella di un accordo. Così il quotidiano Haaretz descrive l'operazione militare congiunta dello Shin Bet e della polizia che ha portato al salvataggio di due ostaggi con doppia cittadinanza israeliana e argentina rapiti dal Kibbutz Nir Yitzhak e trattenuti nel campo profughi densamente popolato di al-Shabura a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza.

Continuano le proteste dei familiari degli ostaggi

Un risultato notevole, ottenuto dopo lunghi preparativi di intelligence ed eseguita da diverse unità d'élite, con una notevole assunzione di rischi politici e professionali da parte di chi ha approvato l'operazione. ''E' il tipo di buona notizia che la popolazione israeliana aspettava da tempo'', scrive il quotidiano mentre per le strade di Tel Aviv continuano le proteste delle famiglie degli ostaggi. Allo stesso tempo, il quotidiano sottolinea che ''sarà difficile ripetere questo successo nonostante la pressione che l'esercito esercita su Hamas, che certamente trarrà insegnamento dall'esperienza individuando i punti deboli del salvataggio che potrà sfruttare''. I miliziani, quindi, chiederanno a chi detiene gli ostaggi israeliani di essere più vigili.

Benjamin Netanyahu: "Non perderemo nessuna occasione per riportare a casa i nostri rapiti"

E' la seconda volta, dall'inizio della guerra, che i militari israeliani riescono a liberare ostaggi vivi. Prima di loro, a fine ottobre, l'esercito aveva tratto in salvo Ori Megidish, una soldatessa prelevata dalla base militare di Nahal Oz. Nelle scorse ore a tornare liberi sono stati Fernando Marman, 61 anni, e Louis Har, 70, trovati in buone condizioni, come ha spiegato il portavoce dell'Idf Daniel Hagari, e hanno potuto riabbracciare i loro cari. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso su 'X': ''Non perderemo nessuna occasione per riportare a casa i nostri rapiti''. Quindi ''avanti con la massima pressione militare'', ha aggiunto Netanyahu, ma nella Striscia di Gaza ci sono ancora 134 ostaggi oltre a trenta ritenuti non vivi. Sono tenuti sotto stretta sorveglianza, per cui sarà difficile liberare gli altri ostaggi, scrive Haaretz. Ci potranno quindi essere ''altri successi occasionali simili a quello di questa settimana'', aggiunge il giornale. Ma alla fine, se davvero si vogliono liberare gli ostaggi, ''Israele dovrà raggiungere un accordo''.

Il direttore della Cia William Burns domani al Cairo

Grande attesa, quindi, per l'arrivo domani al Cairo del direttore della Cia William Burns. Grazie a lui dovrebbero riprendere i negoziati indiretti con Hamas, anche con la collaborazione dei funzionari dell'intelligence dell'Egitto e del Qatar. Con attenzione al fatto che l'Egitto ha minacciato di sospendere il trattato di pace con Israele se davvero invade Rafah, dove si sono rifugiati milioni di sfollati palestinesi proprio dopo aver seguito gli ordini di evacuazione provenienti da Tel Aviv. La necessità di un accordo sugli ostaggi si rende necessario anche alla luce del fatto che finora le operazioni di salvataggio nella maggior parte dei casi non hanno avuto successo a causa della difficoltà di garantire che la vita degli ostaggi non fosse messa a rischio. Haaretz spiega che purtroppo ci sono stati diversi casi in cui Hamas ha ucciso i suoi prigionieri per paura che l'Idf fosse vicino a liberarli.

Tra i soldati israeliani è comunque sempre più forte, nelle ultime settimane, questo sentimento e impegno per ottenere il rilascio degli ostaggi. Oltre alla necessità di sconfiggere Hamas, le truppe hanno più volte espresso il desiderio di liberare gli ostaggi e la disponibilità a rischiare la propria vita per farlo. E lo dimostra anche l'ultima operazione di salvataggio. Per liberare i due ostaggi argentini, scrivono i media israeliani, i militari hanno scortato gli ostaggi con i loro corpi.

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Esteri

Ucraina, Russia attacca con nuova ondata di droni

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Le forze di Mosca colpiscono la regione di Zaporizhzhia. Kiev: "Uccisi 810 soldati russi"

Un drone russo

L'Ucraina si difende dalla nuova ondata di attacchi con droni portata dalla Russia. La contraerea di Kiev ha rivendicato l'abbattimento di 16 dei 18 droni lanciati la scorsa notte dai russi contro diverse località. Gli attacchi sono stati diretti contro "Poltava, Kiev, Khmelnytskyi, Mykolaiv, Kirovohrad, Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia, e la regione di Kherson", ha riferito l'aviazione ucraina su Telegram, citata da Ukrinform.

Nelle ultime 24 ore l'esercito russo ha bombardato 263 volte l'oblast di Zaporizhzhia. Sono stati colpiti dieci insediamenti, una persona è morta e due sono rimaste ferite, riferisce su Telegram Ivan Fedorov, capo dell'amministrazione militare di questa regione, citato da Ukrinform. Il morto è un 61enne di Huliaypole. Nella stessa città sono rimasti feriti un uomo di 33 anni e una donna di 71. Entrambi sono ricoverati in ospedale.

Intanto, le forze russe avrebbero occupato il villaggio di Lastochkyne, a ovest di Avdiivka, la città da loro recentemente conquistata. Il cambiamento sul campo viene descritto da Ukrainska Pravda che cita gli analisti di DeeepState, il blogger militare ucraino Stanislav Buniatov e diverse fonti russe. Secondo Buniatov, gli ucraini si sono ritirati dal villaggio per proteggere le vie di rifornimento ed evitare perdite umane. Video del villaggio catturato sono stati pubblicati sui social russi.

L'esercito ucraino, infine, rivedica l'uccisione di 810 soldati russi nelle ultime 24 ore, portando il totale a 409.820 dall'inizio dell'invasione di due anni fa. Lo riferisce il consueto bollettino dello stato maggiore di Kiev, che riporta anche la distruzione di 8 tank, 16 veicoli corazzati e 29 sistemi d'artiglieria russi.

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Esteri

Petrolio raffinato in India e rivenduto in Usa, le tecniche...

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(Afp)

Petrolio raffinato in India e rivenduto agli Usa: è una delle tecniche con cui la Russia ha aggirato le sanzioni economiche che l'Occidente le ha imposto negli ultimi due anni. A quanto riporta il Messaggero, nonostante i limiti, lo scorso anno si è raggiunta la cifra record di 37 miliardi di dollari di vendite di greggio all'India, con entrate per Mosca pari a 320 miliardi di dollari. Uno dei problemi delle sanzioni - argomenta il quotidiano - è che non hanno potuto coprire i Paesi terzi, facendo sì che Stati come Turchia, Kazakistan e India potessero agire come intermediari, facendo transitare sul loro territorio le merci sanzionate da o verso la Russia.

Secondo un'analisi del Centro per la ricerca sull'energia e l'aria pulita, il flusso di pagamenti tra Russia e l'India è aumentato di oltre 13 volte rispetto al periodo prebellico. Questo enorme volume di spedizioni potrebbe coinvolgere la cosiddetta "flotta ombra" di petroliere di greggio, creata da Mosca per mascherare i commerci e la massimizzazione dei profitti. La compagnia di navigazione Windward stima che lo scorso anno questa "flotta" abbia raggiunto le 1.800 navi.

Anche altre sanzioni sono state aggirate dal Cremlino. Diversi canali bancari per trattare con la Russia sono infatti rimasti aperti in Occidente negli ultimi due anni. Le autorità europee sospettano che tramite questi o magari mascherandoli come pagamenti di prodotti farmaceutici, alimentari o energetici (come il gas, ancora venduto, seppur in quantità molto ridotte), si siano comprate strumentazioni militari e tecnologiche, il cui commercio con l'Ue è in teoria vietato. Tra questi, prodotti chimici e componenti elettroniche come i semiconduttori, utilizzati tanto nelle lavatrici quanto in alcuni missili. Transazioni fatte sfruttando anche le differenze tra le sanzioni occidentali, con alcuni Paesi che non si sono allineati del tutto a quanto deciso dalla comunità internazionale, come l'Ungheria. C'è poi da considerare che fino allo scorso gennaio le sanzioni non colpivano il settore dei diamanti, tra i più prolifici per Mosca.

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Esteri

Houthi attaccano petroliera americana Thorm Thor, Usa:...

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Nella notte nuovi raid anglo-americani contro sistemi missilistici, lanciatori e altri obiettivi dei guerriglieri in Yemen

Houthi  - Fotogramma

Attacco degli Houthi oggi 25 febbraio alla petroliera americana Torm Thor nel golfo di Aden. Ma la nave da guerra americana Uss Mason ha abbattuto il missile balistico anti nave, ha reso noto su X il Comando centrale americano (Centcom). La USS Mason e la MV Torm Thor non hanno riportato danni.

Nella notte un vasto attacco di Stati Uniti e Regno Unito era stato sferrato contro numerosi obiettivi Houthi in Yemen, riporta il New York Times citando fonti dell'amministrazione Usa, spiegando che gli attacchi hanno mirato a ridurre la capacità dei miliziani sostenuti dall’Iran di attaccare le navi lungo le rotte nel Mar Rosso.

Aerei da guerra americani e britannici hanno colpito sistemi missilistici, lanciatori e altri obiettivi, hanno detto i funzionari. Australia, Bahrein, Canada, Danimarca, Paesi Bassi e Nuova Zelanda hanno fornito supporto all'operazione, secondo una dichiarazione congiunta dei paesi coinvolti diffusa dal Dipartimento della Difesa.

Commentando l'operazione il capo del Pentagono, Lloyd Austin, ha spiegato che "i ribelli Houthi continueranno ad affrontare azioni di ritorsione per i loro attacchi alle navi nel Mar Rosso e nelle acque circostanti". "Gli Stati Uniti non esiteranno ad agire, se necessario, per difendere la vita e il libero flusso del commercio in uno dei corsi d'acqua più critici del mondo".

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