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Cronaca

Covid, ancora minacce alla famiglia di Bassetti:...

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Covid, ancora minacce alla famiglia di Bassetti: “Voglio sgozzare tua moglie”

L'infettivologo: "Pubblicherò sempre i post con i nomi, cognomi e foto, così oltre le denunce penali verrano messi al pubblico ludibrio"

Matteo Bassetti - Fotogramma

Ancora minacce oggi ,22 gennaio, sui social contro la famiglia dell'infettivologo Matteo Bassetti, tra i medici in prima linea durante la pandemia di Covid. "Voglio sgozzare sua moglie con una bottiglia". E' il messaggio postato su X da Bassetti per denunciare il caso e l'utente.

"Purtroppo di questi messaggi ne arrivano ogni giorno - commenta all'Adnkronos Salute il direttore di Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova - Continuo ad essere oggetto di minacce e insulti. E non so neanche bene il perché. Avevo detto che non avrei mai più parlato dell'argomento no-vax, ma nella realtà sono più interessati gli altri ad attaccarmi. Quando riceverò minacce di questo tipo - avverte Bassetti - pubblicherò sempre i post con i nomi, cognomi e foto. Così, oltre le denunce penali, verranno messi al pubblico ludibrio".

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

Cronaca

Roma, apertura in ritardo metro C nella tratta fra San...

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Lo comunica Atac

La metro C (Fotogramma)

"Per un precedente problema agli impianti di telecomunicazione, attualmente risolto, il tratto urbano della linea metro C da San Giovanni a Giardinetti apre con oltre un’ora di ritardo". Lo comunica Atac.

"Le procedure di sicurezza in caso di marcia autonoma impongono una verifica dettagliata delle condizioni di tracciato che sono in corso e per questo Atac sta gestendo temporaneamente il servizio tra San Giovanni e Giardinetti con bus sostitutivi", spiega Atac.

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Cronaca

Smog, scienziati: “Aumentano ricoveri, non c’è...

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Dai risultati di due maxi studi Usa "indicazioni preziose per nuovi standard sulla qualità dell'aria"

(Fotogramma)

Lo smog aumenta il pericolo di finire in ospedale per problemi al cuore e ai polmoni. Secondo due ampi studi americani pubblicati su 'Bmj', l'esposizione a breve e lungo termine all'inquinamento atmosferico da polveri fini Pm2,5 è associata a un maggior rischio di ricovero per gravi malattie cardiache e respiratorie. Non solo: letti nel loro insieme, i risultati dei due lavori indicano che "non esiste una soglia" di inquinanti che si possa considerare "sicura per la salute di cuore e polmoni".

Nel 2021 l'Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato le linee guida sulla qualità dell'aria, raccomandando che i livelli medi annuali di particolato Pm2,5 non dovrebbero superare i 5 microgrammi per metro cubo (μg/m3) e che le concentrazioni medie di Pm2,5 nelle 24 ore non dovrebbero superare i 15 μg/m3 per più di 3-4 giorni all'anno.

Smog e aumento dei ricoveri: c'è correlazione

Nel primo studio, i ricercatori hanno collegato i livelli medi giornalieri di Pm2,5 ai codici postali di residenza di quasi 60 milioni di adulti statunitensi over 65 dal 2000 al 2016, quindi, attraverso dati Medicare hanno monitorato i ricoveri in ospedale di questa popolazione su una media di 8 anni. Correggendo l'analisi, tenendo conto di fattori economici, sanitari e sociali, gli autori hanno osservato che l'esposizione media al Pm2,5 nell'arco di 3 anni era associata a un aumento delle probabilità di un primo ricovero per 7 tipi di patologie cardiovascolari: cardiopatia ischemica, malattia cerebrovascolare, insufficienza cardiaca, cardiomiopatia, aritmia, cardiopatia valvolare, aneurismi dell'aorta toracica e dell'aorta addominale.

Rispetto a esposizioni al Pm2,5 pari o inferiori a 5 μg/m3, esposizioni comprese tra 9 e 10 μg/m3 erano collegate a un +29% del rischio di ricovero per patologie cardiovascolari. Su scala assoluta, le probabilità di ospedalizzazione sono aumentate dal 2,59% con esposizioni pari o inferiori a 5 μg/m3 al 3,35% con esposizioni di 9-10 μg/m3. "Ciò significa che, se riuscissimo a ridurre i livelli di Pm2,5 annuale sotto a 5 µg/m3, potremmo evitare il 23% dei ricoveri per malattie cardiovascolari", calcolano gli scienziati. Con l'adesione alle linee guida Oms si potrebbero dunque ottenere "benefici sostanziali", ma "i risultati - avvertono i ricercatori - suggeriscono che non esiste una soglia" di smog "sicura per l'effetto cronico del Pm2,5 sulla salute cardiovascolare generale". I danni cardiovascolari sono persistiti per almeno 3 anni dopo l'esposizione al Pm2,5 e la suscettibilità variava in base a età, istruzione, accesso ai servizi sanitari e deprivazione dell'area di residenza.

Nel secondo studio, gli scienziati hanno considerato le concentrazioni giornaliere di Pm2,5 a livello di contea e i dati relativi alle richieste mediche, per monitorare i ricoveri ospedalieri e gli accessi al pronto soccorso per cause naturali, malattie cardiovascolari e respiratorie di 50 milioni di adulti americani over 18 dal 2000 al 2016. Durante il periodo di osservazione, sono stati registrati oltre 10 milioni di ricoveri e 24 milioni di visite in pronto soccorso.

Gli autori hanno rilevato che l'esposizione a breve termine al Pm2,5, anche a concentrazioni inferiori a quelle fissate dall'Oms, era associata in modo statisticamente significativo a tassi di ricovero più elevati per cause naturali, patologie cardiovascolari e respiratorie, nonché ad accessi al pronto soccorso per cause naturali e malattia respiratoria.

Entrambi i gruppi di ricerca riconoscono diversi limiti nei loro studi, tra cui una possibile classificazione errata dell'esposizione alle polveri fini, e precisano che fattori non misurati potrebbero aver influenzato i risultati. I dati osservati potrebbero, inoltre, non essere applicabili a cittadini senza assicurazione medica, bambini e adolescenti, e a chi vive fuori dagli Stati Uniti. Ciò detto, per gli scienziati "i risultati offrono un importante contributo al dibattito sulla revisione dei limiti" ai livelli di smog, "delle linee guida e degli standard sulla qualità dell'aria". Complessivamente, concludono, "questi nuovi dati rappresentano un prezioso riferimento per futuri standard nazionali sull'inquinamento atmosferico".

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Cronaca

Smog ‘veleno’ per il cervello, più segni...

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Le persone che abitano in zone con livelli maggiori di Pm2,5 presentano più placche amiloidi spia di malattia

Milano (Fotogramma)

Lo smog potrebbe avvelenare anche il cervello. Scienziati statunitensi hanno scoperto che le persone più esposte all'inquinamento atmosferico da polveri Pm2,5 hanno una probabilità maggiore di presentare a livello cerebrale alte quantità di placche amiloidi 'spia' di Alzheimer. Lo studio - pubblicato su 'Neurology', rivista ufficiale delll'Accademia americana di neurologia - non dimostra che lo smog causa la malattia neurodegenerativa, ma indica un'associazione da approfondire, precisano i ricercatori. "Questi risultati aggiungono una prova al fatto che il particolato fine derivante dall'inquinamento atmosferico legato al traffico influenza la quantità di placche amiloidi nel cervello. Sono necessari ulteriori studi per indagare i meccanismi alla base di questo collegamento", afferma Anke Huels della Emory University di Atlanta, autore del lavoro.

Gli scienziati hanno esaminato il tessuto cerebrale di 224 persone di età media 76 anni, per la maggior parte residenti nell'area metropolitana di Atlanta, che hanno accettato di donare il cervello dopo la morte per contribuire alla ricerca sulle demenze. Per ognuno di loro, in base all'indirizzo di casa al momento del decesso, i ricercatori hanno analizzato l'esposizione allo smog da traffico: il livello medio di esposizione all'inquinamento atmosferico era di 1,32 microgrammi per metro cubo (μg/m3) nell'anno precedente alla morte e di 1,35 µg/m3 nei 3 anni precedenti. Gli autori hanno quindi confrontato l'esposizione allo smog con la presenza di segni cerebrali dell'Alzheimer, come le placche amiloidi e i grovigli di proteina tau. Hanno così osservato che le persone più esposte all'inquinamento atmosferico uno e 3 anni prima del decesso avevano maggiori probabilità di presentare livelli più elevati di placche amiloidi nel cervello. Più precisamente, chi nell'anno precedente alla morte era stato esposto a livelli di Pm2,5 superiori a 1 µg/m3 aveva una probabilità quasi doppia di presentare più placche amiloidi cerebrali, mentre i più esposti allo smog nei 3 anni prima di morire avevano una probabilità dell'87% superiore di presentare una quantità maggiore di placche.

Gli scienziati si sono anche chiesti se la variante genetica principale associata all'Alzheimer, Apoe e4, avesse qualche effetto sulla relazione tra smog e spie cerebrali della malattia. L'analisi ha mostrato una relazione più forte tra inquinamento atmosferico e segni di Alzheimer nel cervello delle persone senza la variante Apoe e4. "Ciò suggerisce - spiega Huels - che fattori ambientali come lo smog potrebbero contribuire all'Alzheimer nei pazienti in cui la malattia non può essere spiegata dalla genetica".

Due i limiti principali dello studio: da un lato l'esposizione all'inquinamento atmosferico è stato misurato solo in base all'indirizzo di residenza al momento del decesso, il che potrebbe aver portato a una classificazione errata dell'esposizione stessa; dall'altro le osservazioni hanno riguardato principalmente persone bianche con un alto livello di istruzione, pertanto i risultati potrebbero non essere rappresentativi di altre popolazioni. Anche da qui la necessità, rimarcata dagli autori, di andare più a fondo con nuove ricerche per far luce sul link smog-Alzheimer.

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