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Salute e Benessere

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Salute: 30mila incidenti l’anno sulla neve, ortopedici ‘ecco come prevenirli’

MONTAGNE INNEVATE E SPORT INVERNALI, SCIATORI ED IMPIANTI DI RISALITA IN VALSESIA E VAL DI GRESSONEY, NELLA FOTO SCI E SNOWBOARD (Marco Dona / Fotogramma, PASSO SALATI - 2012-02-06) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate - FOTOGRAMMA

Tavole da snowboard e sci sempre più tecnologici pronti a scendere sulle piste 'bianche': la stagione sciistica è appena iniziata e gli appassionati si preparano a weekend e vacanze sulla neve. Ma "attenzione ad arrivare sulle piste senza un’adeguata preparazione atletica, il rischio di distorsioni, fratture, lussazioni e traumi è dietro l’angolo", avvertono gli ortopedici. Ogni anno, infatti, in Italia si registrano oltre 30mila incidenti sulle piste e, di questi, 1.500 richiedono un ricovero ospedaliero (5%). Incidenti che, come confermano i dati, coinvolgono più gli uomini (55,4%) che le donne (44,5%) e nel 50% dei casi accadono entro i 30 anni di età, mentre i due terzi entro i 40 anni. E se ben il 65% degli infortuni avviene in condizioni di buona visibilità, quindi non imputabile a maltempo, il 10% circa è dovuto a scontri con altri sciatori.

"La tipologia di incidenti e le lesioni osservate negli ultimi anni - spiega Alberto Momoli, presidente della Società italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot), e direttore di Ortopedia e Traumatologia all'ospedale San Bortolo di Vicenza - hanno evidenziato sempre di più l’importanza di un’adeguata preparazione fisica nell’affrontare le giornate sugli sci. Snowboard e sci sono sport estremamente piacevoli, in ambienti altamente suggestivi, ma non devono essere presi alla leggera. Per evitare cadute, quindi, è bene allenarsi per tempo. L'ideale sarebbe già dopo l'estate: in palestra, almeno 2 volte la settimana, o con un preparatore esperto per potenziare i muscoli, allenare la flessibilità muscolare ed esercitare la sensibilità al gesto sportivo. Guai però al 'fai da te'".

"Gli infortuni più frequenti - aggiunge Alberto Momoli - riguardano gli arti inferiori, soprattutto distorsioni del ginocchio, con associate lesioni legamentose, che rappresentano uno dei traumi più frequenti conseguenti all'attività sciistica. Poi ci sono fratture di gambe, tibia, perone e ginocchia, a causa di una maggiore sollecitazione di queste articolazioni. Inoltre, sono aumentati i traumi da scontro sulle piste".

Sempre secondo i dati del Sistema nazionale di sorveglianza sugli incidenti in montagna (Simon), coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss), nel 32,6% dei casi l’intervento di soccorso sulle piste è effettuato in seguito a distorsioni, seguono poi le contusioni (26%), le fratture (14%), le ferite (9%) e le lussazioni (8%). I traumi riguardano nella maggior parte dei casi gli arti inferiori (53,4%), mentre quelli superiori sono interessati nel 15,3% dei casi e la zona del cranio e della faccia nel 13,4%. "Evidenze scientifiche - sottolinea Simone Ripanti, segretario Siot e dirigente medico ortopedico presso l'Azienda ospedaliera San Giovanni di Roma - dimostrano come il casco sia un mezzo di prevenzione molto efficace nel ridurre il rischio di trauma cranico. Pur nel pieno rispetto delle abitudini personali, ma sempre con prudenza e buon senso, sarebbe, quindi, buona prassi che il casco fosse utilizzato da tutti gli sciatori non solo dai giovanissimi”.

Anche per gli over 65 la stagione sciistica può essere affrontata con serenità e divertimento, ma con maggiore attenzione ad una serie di regole e comportamenti atti a prevenire incidenti che in questa fascia di età possono essere più seri. "Anche per i meno giovani - precisa Ripanti - l’attività sciistica è indicata, porta benefici a tutta la muscolatura, non solo quella degli arti inferiori; migliora l’equilibrio, mantiene una buona coordinazione motoria e incrementa tutta l’attività propriocettiva del nostro corpo che, con l’avanzare dell’età, tende a ridursi. Questi benefici possono essere ottenuti con un’adeguata preparazione fisica precedente l’inizio dell’attività fisica, controlli medici specifici (fare attenzione al cambiamento di clima e l’altitudine), rendersi conto dei propri limiti fisici e atletici non superandoli mai".

In occasione dell'avvio della stagione sciistica, la Siot lancia un vademecum per proteggersi dai rischi sulla neve: 1) Buona preparazione fisica: alcuni mesi prima delle vacanze in montagna è buona regola dedicarsi a un allenamento mirato per ridurre i rischi da infortunio; 2) Mai sottovalutare dolori e fastidi: prima di partire risolvere qualsiasi tipo di dolore, sono campanelli d'allarme che possono alterare il controllo sul movimento e favorire l'instabilità; 3) Fare esercizi di riscaldamento prima delle discese: ricordarsi dell'importanza dello stretching, utile soprattutto per le articolazioni; 4) Prudenza, buon senso e responsabilità: comprendere i propri limiti, mai esagerare, fermandosi se necessario; 5) Valutare attentamente le condizioni meteorologiche, visibilità e caratteristiche della neve: prima di ogni discesa è importante essere bene informati sulle previsioni meteo che in montagna cambiano repentinamente.

E ancora: 6) Prestare attenzione alla velocità: oggi sci e scarponi consentono di fare discese in pista anche ad elevata velocità che però deve essere adeguata alla propria preparazione tecnica e fisica, alle condizioni generali del tempo e delle piste; 7) Rispettare le più comuni regole degli impianti sciistici: conoscere e rispettare la segnaletica sulle piste, effettuando soste e sorpassi, senza pericolo per sé e per gli altri; 8) Evitare di appesantirsi con pranzi e colazioni: non saltare mai la prima colazione, orientandosi verso un pranzo più leggero ed equilibrato; 9) Procedere sempre in compagnia: evitare di restare isolati per poter avere la possibilità di aiuto in caso di necessità; 10) Utilizzare sempre il casco di protezione: l'utilizzo è raccomandato per adulti e bambini.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Morbillo, italiani creano database mondiale pubblico con...

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Morbillo, italiani creano database mondiale pubblico con dati aggiornati

L'universo del morbillo in un unico database pubblico e accessibile per conoscere l'andamento epidemiologico globale e le strategie messe in atto dai Paesi. E' il lavoro realizzato dall'epidemiologo Massimo Ciccozzi, responsabile dell'unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma, con Fabio Scarpa dell'Università di Sassari e Marta Giovannetti della Fundação Oswaldo Cruz di Minas Gerais (Brasile). Il lavoro è stato presentato su 'Infectious Disease Report'.

"Il nostro team ha sviluppato un database ad accesso aperto 24 ore su 24 per il monitoraggio globale del morbillo, facilitando la raccolta e l'analisi standardizzata dei dati - racconta Ciccozzi all'Adnkronos Salute - L'analisi dei casi di morbillo dal 2011 al 2023 rivela tendenze fluttuanti, con notevoli aumenti in Africa nel 2019 e nel 2023, indicando potenziali lacune nelle strategie di controllo. Utilizzando uno strumento di rilevamento automatizzato del segnale sviluppato dal team del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), abbiamo identificato 28 variazioni significative tra le regioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sottolineando l'importanza del monitoraggio continuo per rilevare tempestivamente i cambiamenti epidemiologici. Questi risultati - aggiunge - sottolineano la necessità di robusti sistemi di sorveglianza e di sforzi accelerati di vaccinazione per salvaguardare la salute pubblica".

"Questo database non solo rende i dati facilmente accessibili ai ricercatori e agli operatori sanitari, ma supporta anche l’analisi e il monitoraggio delle tendenze globali del morbillo. Aderisce al modello dell'Ecdc - prosegue Ciccozzi - per l'utilizzo del suo strumento di rilevamento automatico del segnale, facilitando l'identificazione precoce di anomalie o preoccupazioni nella diffusione del morbillo e consentendo tempestive misure preventive e di controllo in risposta ai cambiamenti del tasso di incidenza".

"La copertura vaccinale e le tendenze nelle varie regioni dell’Oms presentano scenari diversi. Il trend al ribasso in Africa è preoccupante, indicando una regressione dei programmi di vaccinazione e una crescente vulnerabilità alle epidemie. Sebbene i tassi di età di copertura nella regione del Mediterraneo orientale siano più elevati, la diminuzione della copertura della seconda dose di vaccino contro il morbillo nel corso degli anni evidenzia la necessità di ulteriori sforzi per garantire l’adozione dei programmi vaccinali", conclude.

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Milano, ‘exploit’ scarlattina tra i bimbi ma...

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Nel 2023 quasi triplicati i casi della malattia da streptococco A. Il professor Zuccotti: "Dopo il vertice in Regione alzata la sorveglianza con tamponi rapidi"

Un bambino visitato dal pediatra

La malattia infettiva più segnalata a Milano e dintorni? E' la scarlattina, che nel 2023 ha segnato quota 4.875 infezioni censite dall'Ats della Città metropolitana: un numero quasi 3 volte più alto rispetto al 2019 (quando i casi erano stati 1.681), quindi rispetto a un anno pre-Covid. In alcuni casi il batterio responsabile, lo Streptococco beta emolitico di gruppo A, è stato in grado di svuotare intere classi di asili, inondare le chat dei genitori di comunicazioni su tamponi positivi, intasare i telefoni dei pediatri di famiglia. L'exploit della scarlattina, fotografato dal resoconto 2023 di Ats Milano sulle malattie infettive della metropoli, è saltato all'occhio anche sul fronte ospedaliero.

"Quello che si è osservato in questi ultimi 2 anni è una ripresa e un incremento delle infezioni che poco si erano viste durante l'epoca Covid", spiega all'Adnkronos Salute Gian Vincenzo Zuccotti, preside della Facoltà di Medicina dell'università Statale di Milano e direttore Pediatria e Pronto soccorso pediatrico dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco, ospedale dei bimbi Vittore Buzzi.

"Come riportato nel report, in molti casi si è tornati ai livelli pre-Covid". Ma, nel 'borsino' dei patogeni che salgono e scendono, c'è anche la nota positiva delle gastroenteriti che sembrano avere ultimamente numeri più contenuti rispetto al passato, sempre per quanto riguarda l'osservatorio ospedaliero.

"Nel caso della scarlattina abbiamo assolutamente rilevato un incremento nel 2023 - continua Zuccotti - Tanto che è stato fatto anche un approfondimento in Regione Lombardia e in quel contesto si è deciso di aumentare la sorveglianza, non solo sulla scarlattina, ma anche sul tracciare i tamponi positivi, perché molte volte si può avere anche un'infezione steptococcica senza esantema".

Quello che è emerso, osserva Zuccotti, è che "l'infezione c'è e circola in maniera significativa. Per cui sono stati forniti sia nei pronto soccorso che ai pediatri di famiglia i tamponi rapidi, proprio per poter favorire un'attenta sorveglianza di questa infezione". In generale, ribadisce l'esperto, "c'è stato un incremento di tutto quello che non è circolato durante il Covid, compreso anche l'infezione streptococcica" che ha fatto parlare di sé anche all'estero, per esempio nel Regno Unito, Paese dal quale era partito un alert a fine 2022 sull'aumento delle forme invasive.

Quanto alla situazione sul territorio di Ats Milano, il report fotografa effettivamente il calo della scarlattina in fase di pandemia Covid (371 casi nel 2020, 103 nel 2021, 264 nel 2022), prima del rimbalzo del 2023. Questa, si legge nel report, si conferma la malattia più frequentemente segnalata nel corso dell'ultimo anno. I due terzi dei casi 2023 si sono concentrati nella prima metà dell'anno, coinvolgendo prevalentemente i bambini di età inferiore a 10 anni.

Nel complesso la stagione invernale dei virus non ha riservato altre sorprese, è il bilancio di Zuccotti, "a parte ancora l'infezione da virus respiratorio sinciziale (Rsv) che anche quest'anno è stata abbastanza intensa. Per il resto nel 2024, oltre a Rsv e streptococco, abbiamo avuto le varie forme influenzali. E devo dire che in passato avevamo avuto molti più problemi legati alle gastroenteriti". Mentre quest'anno "ci sono state, ma sono state molto contenute. Da quando ormai è iniziata la campagna di vaccinazione contro il rotavirus, devo dire che questo ha cambiato enormemente la storia. Ci sono altri virus che portano gastroenteriti, ma ovviamente il rotavirus era il prevalente, quindi la vaccinazione ha cambiato molto il quadro. Ma lo vediamo sia perché si ricoverano meno bambini con gastroenterite e sia perché non abbiamo, fortunatamente, tutte quelle infezioni nosocomiali che erano legate al rotavirus. Quindi questo è stato un altro bel successo". Quanto al Covid, quest'anno nei bambini "non ha avuto un impatto rilevante, ha pesato poco o nulla".

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Malattie rare, Ucb sostiene campagna creativa...

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Nella giornata mondiale l'iniziativa ideata da Eurordis e attiva fino al 3 marzo

Malattie rare, Ucb sostiene campagna creativa 'ColorUp4RARE'

In occasione della Giornata mondiale delle malattie rare che si celebra il 29 febbraio, Ucb Pharma ha deciso di supportare l'iniziativa 'ColorUp4RARE' ideata da Eurordis - Malattie rare Europa, associazione europea che ha istituito questa ricorrenza nel 2008, con l'obiettivo di sensibilizzare e dare maggiore visibilità a tutte le persone affette da malattie rare e alle loro famiglie. Giunta alla seconda edizione - spiega una nota - ColorUp4RARE, attiva fino al 3 marzo, è una campagna creativa che, attraverso il sito www.colopUp4RARE.com/it/, invita il pubblico a colorare un branco digitale di zebre, simbolo delle malattie rare, e a condividere i propri colori, tra i 5 proposti, a sostegno dei pazienti.

Sono circa 400 milioni le persone che in tutto il mondo soffrono di una delle circa 7mila malattie rare conosciute (ogni anno ne vengono scoperte di nuove). Secondo la rete Orphanet Italia, nel nostro Paese i malati rari sono circa 2 milioni, di cui il 70% sono pazienti in età pediatrica. In media, sono necessari 4,8 anni di attesa per ricevere una diagnosi corretta, per poi scoprire che nel 90% dei casi non esiste un trattamento approvato. Dietro questi numeri ci sono storie individuali molto diverse e quasi sempre altrettanto gravi. Per questo la campagna ColorUp4RARE vuole rafforzare la consapevolezza nella comunità medico-scientifica, nel mondo delle istituzioni e nell'opinione pubblica, della necessità di migliorare le condizioni per la ricerca e sviluppo di nuove opzioni diagnostiche e terapeutiche, per ottimizzare l'assistenza di questi pazienti. Oltre a Ucb Pharma, sostengono la campagna anche Alexion, Chiesi, Janssen-Cilag, Novartis, Takeda e Ravensburger.

Ucb Pharma è in grado di offrire soluzioni terapeutiche alle persone che vivono con alcune malattie rare, in ambito neurologico e immunologico, per le quali le attuali opzioni terapeutiche non sono in grado di rispondere alle necessità dei pazienti e delle loro famiglie. Si tratta della sindrome di Dravet e di Lennox-Gastaut (forme rare di epilessia), della miastenia gravis (malattia autoimmune), della narcolessia (patologia neurologica). Sono inoltre in corso studi clinici registrativi per una molecola nell'ambito di un’altra malattia rara, l'encefalopatia epilettica da deficit di Cdkl5. L'azienda, poi, sta investendo i propri sforzi nello sviluppo di un trattamento contro una malattia mitocondriale ultra-rara, il deficit da TK2 (timidina chinasi 2).

"Come sostenitori della campagna ColorUp4RARE - afferma Federico Chinni, amministratore delegato Ucb Pharma Italia - invitiamo tutti a colorare le zebre digitali, per puntare i riflettori sulle persone affette da malattie rare e farle uscire dal cono d'ombra nel quale talvolta sono confinate. La consapevolezza che molte di queste patologie sono spesso 'orfane', di interesse limitato per ricercatori e medici, quindi prive di una terapia adeguata, ci ha spinto ad intraprendere questo percorso che implica programmi di ricerca orientati alla personalizzazione delle terapie, attraverso l'identificazione delle caratteristiche genetiche dei pazienti, per rispondere alle loro specifiche esigenze".

"Siamo consapevoli - conclude Chinni - che l'assistenza alle persone affette da malattie rare debba essere migliorata, così come la loro qualità di vita. Per questo Ucb lavora a stretto contatto con tutti gli attori del sistema salute, al fine di creare collaborazioni e partnership con comunità di esperti, associazioni di medici e pazienti, e trovare soluzioni adeguate alle loro esigenze".

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