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Intervista esclusiva ad Alessandra Masi: «Carrozze,...

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Intervista esclusiva ad Alessandra Masi: «Carrozze, cavalli, duchi… sono una romantica!»

Alessandra Masi, classe 1992, è una giovane e talentuosa attrice italiana nata a Massa di Somma, in provincia di Napoli. Alessandra è conosciuta principalmente per il suo ruolo di Chiara Petrone nella celebre soap opera “Un posto al sole”.

È attualmente impegnata in un progetto audace e personale: “La mia prima volta da sola“. Si tratta del primo monologo che segna una tappa importante nella sua carriera, dove Alessandra non è solo l’attrice protagonista ma indossa anche i cappelli di regista, autrice e produttrice, presentando una visione autenticamente sua.

L’ascesa artistica di Alessandra: dall’Accademia al palcoscenico londinese

Fin dall’adolescenza, Alessandra ha coltivato la passione per il teatro, salendo per la prima volta sul palco di un villaggio vacanze a soli 16 anni. Dopo essersi diplomata all’Accademia Internazionale di Teatro a Roma nel 2014, l’attrice ha trascorso un periodo di formazione a Londra frequentando un corso sulla tecnica Maisner, condotto da Trine Garrette, per poi tornare in Italia e dedicarsi al teatro e al cinema.

In questa fase ha continuato a studiare partecipando a seminari e laboratori come Analisi del testo e lavoro sensoriale di Michael Margotta e Osservatorio Mantica a cura di Chiara Guidi.

Chiara Petrone: il ruolo nella celebre soap opera ‘Un posto al sole'”

Nel 2015, Alessandra è entrata a far parte del cast di “Un posto al sole”, la popolare soap opera italiana, in onda dal 1996 su Rai 3, dove interpreta Chiara Petrone. Ambientata nella città di Napoli, la serie si concentra sulle vicende di un gruppo di personaggi che vivono e lavorano nel complesso residenziale di Palazzo Palladini. La trama si sviluppa intorno alle loro storie d’amore, conflitti familiari, amicizie, ambizioni professionali e questioni sociali, offrendo un ritratto realistico della vita quotidiana e delle dinamiche relazionali tra i personaggi.

Alessandra Masi ha partecipato anche al cortometraggio drammatico “Partenze” (2018), diretto da Nicolas Morganti Patrignani e a teatro ha lavorato con Eduardo Ricciardelli in BrigantesseBrigantesse narra la storia dei contadini e dei popolani meridionali che si ribellano all’oppressione organizzando bande armate per scacciare l’esercito piemontese. Alessandra è una delle quattro attrici che raccontano le vicissitudini di una vita dedita alla clandestinità, insieme ad Antonio Lubrano, Susy Pariante, Clara Morlino e Apollonia Bellino. Il dramma è un’opera a metà fra il melodramma e il teatro-canzone, dove la musica folk e la lingua napoletana coinvolgono il pubblico.

Il teatro dei burattini e l’arte itinerante

Ha lavorato anche come Burattinaia presso il Teatro San Carlino, Roma. Con Luigi Morra recita nello spettacolo itinerante Fuoco e nel 2019 entra nel cast del progetto Negri, spettacolo per bianchi, un cantiere itinerante e sperimentale che si sviluppa adattandosi ad ogni tappa, e arricchendosi di volta in volta di fatti legati al tema a seconda delle location.

Sebbene risieda attualmente a Roma, dove collabora con un’associazione culturale che organizza reading teatrali, Alessandra è legatissima alla sua città natale, Napoli. Siete pronti ad immergervi nel mondo di Alessandra? Abbiamo avuto il piacere di incontrarla in esclusiva e siamo entusiasti di condividere con voi questa emozionante intervista!

Alessandra, com’è stata la tua prima esperienza su un palcoscenico?

“La mia prima esperienza sul palco è stata intorno ai 16 anni, in un villaggio turistico nel Cilento. Facevamo serata cabaret con tanti schech divertenti, molto trash anche, e ricordo una energia fortissima e tante risate; facevo anche musical, ricordo il re Leone, Jesus CHrist Super star, blues brothers. Mi sono divertita tanto, pensavo poco, ero molto più istinto.”

Hai dato vita al personaggio di Chiara Petrone in “Un posto al sole”: cosa ti è piaciuto di lei e quali sono state le maggiori sfide nel portarlo sullo schermo? Quali sono le differenza tra di voi?

“Chiara è un pezzo del mio cuore. La cosa che mi è piaciuta di più di lei è la stessa cosa che ha fatto si che fosse una sfida portare sullo schermo quelle emozioni, ovvero la sua grande fragilità e vulnerabilità. La prima grande differenza tra noi due è che Chiara è una ricca ereditiera, io no. E sono anche meno snob. Forse ahahah.”

Puoi spiegare ai nostri lettori come “La mia prima volta da sola”, il tuo primo monologo, affronta le complesse dinamiche del rapporto padre-figlia e il suo impatto sulla crescita e la consapevolezza personale?

“‘La mia prima volta da sola’ vuole raccontare un rapporto tra una figlia e un padre, che da unico, diventa universale. Un rapporto che porta con sé, come tutti i rapporti, ricordi di momenti belli e di momenti meno belli. Al centro c’è la crescita, la consapevolezza e il perdono di una donna verso ciò che è stato. Per la prima volta da sola, una donna al centro della scena si mette a nudo e, contestualmente, fuori dalla scena, per la prima volta da sola, Alessandra è attrice, regista, autrice e produttrice.”

Come ti prepari per un ruolo? Hai qualche particolare metodo o routine di studio del personaggio?

“Leggo e rileggo tutta la scena , il copione , il testo, e ogni volta trovo un dettaglio in più, prezioso al fine della messa in scena. Cerco delle assonanze con me e con le persone che incontro in giro , rifletto, ne parlo, eh si perché parlarne per me è fondamentale , quando i punti di vista si incontrano ed esci da una visione che è solo tua è importante e quindi hai molte più possibilità di lettura.”

C’è un genere cinematografico o teatrale in cui ti senti particolarmente a tuo agio o che vorresti esplorare maggiormente?

“Mi piacerebbe da sempre girare un film in costume. Ambientato nell’800. Carrozze, cavalli, duchi, conti, contesse, ventagli, duelli, amori nascosti, corpetti… eh si, sono una romantica!”

Se non fossi diventata un’attrice, quale altra professione avresti intrapreso?

“Sicuramente avrei scelto un lavoro che mi avrebbe permesso di essere sempre in giro per il mondo. Probabilmente sarei una Hotel tester!”

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera fino ad ora?

“Il momento in cui ho finito di fare il mio monologo per la prima volta. Ho scritto un testo mio che si chiama “LA MIA PRIMA VOLTA DA SOLA” . Mi sono molto emozionata, ho pensato a come sia bello lavorare con un qualcosa creato da te; tutto questo ha un so che di sacro, come una creatura tua che prende vita e viene messa a servizio del pubblico e del teatro; ha a che fare con te, con la tua storia, con un mondo interiore tuo, anche intimo, che diventa in qualche maniera universale.”

Oltre alla recitazione, quali sono le tue passioni e interessi nella vita privata?

“Mi piace molto ballare, uscire con i miei amici che sono la mia famiglia; andare a fare passeggiate in montagna ,andare a cavallo. Adoro il mare e fare snorkeling… Inoltre sono anche molto pigra, quindi trascorro volentieri del tempo a casa, in totale relax, per godermi un libro o un film.”

Come è il tuo legame con la città di Napoli? C’è qualche luogo particolare in cui ti piace tornare ogni volta che ne hai l’opportunità?

“Napoli è energetica, bomba ad orologeria, folle, esagerata, incasinata, e sicuramente viva. Non posso mai mancare da Di Matteo a prendere la frittatina di pasta. Mai!”

Cosa ti aspetti per il tuo futuro professionale?

“Di continuare a fare cose per il quale mi batte il cuore e sono felice. Semplice. ❤️”

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma.

Animato da un’indomabile passione per il giornalismo, Junior ha trasceso il semplice ruolo di giornalista per intraprendere l’avventura di fondare la sua propria testata, Sbircia la Notizia Magazine, nel 2020. Oltre ad essere l’editore, riveste anche il ruolo cruciale di direttore responsabile, incarnando una visione editoriale innovativa e guidando una squadra di talenti verso il vertice del giornalismo. La sua capacità di indirizzare il dibattito pubblico e di influenzare l’opinione è un testamento alla sua leadership e al suo acume nel campo dei media.

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Intervista esclusiva a Barbara Screti, uno dei nomi più...

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Il make-up per lei non ha segreti. Barbara Screti è infatti uno dei nomi più fiorenti e preparati del settore, che pian piano si sta facendo spazio nel mondo dei make-up artist, presenziando ad eventi cinematografici e di moda di rilevanza nazionale ed internazionale. Una passione innata in lei, alla quale si dedica fin da quando era una bambina, che è riuscita a trasformare in un lavoro che apprezza e ama in grado di darle tantissime soddisfazioni. Un’arte che ha deciso di tramandare anche ad altri, visto che di recente ha anche aperto la sua personale Accademia. Percorso del quale abbiamo parlato con Barbara Screti in questa intervista, nella quale ci ha confidato anche quali sono i suoi prossimi progetti e gli obiettivi futuri che vorrebbe raggiungere.

A cura di Roberto Mallò

Salve Barbara, quando nasce la sua passione per il make-up?

“Quando mi viene fatta questa domanda mi verrebbe d’istinto rispondere che è un qualcosa che è nato insieme a me; non riesco a ricordare un vero e proprio inizio. So che c’è sempre stata. Fin da piccola ho avuto pennelli e colori fra le mani. Ero affascinata da mia mamma, una bellissima donna molto curata che faceva uso di ogni tipologia di cosmetico, soprattutto i rossetti, che rappresentavano i miei giocattoli preferiti”.

So che ci sono dietro tanti anni di studio. Ad esempio, ha frequentato una scuola d’arte prima di quella estetica. Può riassumermi il suo percorso?

Ovviamente ce stato un percorso di studi lungo, che in realtà non è mai finito perché in questo mondo essere competenti e aggiornate sulle nuove tecniche che le mode le passerelle e i media propongoè fondamentale, per chi come me insegna. Sicuramente, c’è di base una sorta di predisposizione ereditata dalla mia famiglia, da parte di mamma. Mio zio e mio nonno dipingevano magistralmente, nonostante fossero autodidatti; inoltre, il mio bisnonno, che era napoletano, restaurava affreschi nelle chiese. Da ragazza quindi, spinta da questa passione, ho frequentato il liceo artistico, dove era iscritta anche mia sorella maggiore, mossa dalla stessa passione. Da lì, ho potuto sperimentare tecniche di pittura e far esplodere la mia creatività. Tutto questo, inevitabilmente, ha agevolato il lavoro di truccatore che svolgo adesso. Ho iniziato una serie di percorsi di studio che si sono rivelati fondamentali per la mia formazione ed evoluzione professionale. Per prima una scuola d’estetica durata tre anni, poi una nota Accademia Di Make-up Romana. Ci sono state, in seguito, una seconda Accademia ed una serie innumerevole di masterclass e corsi con truccatori internazionali per apprendere tecniche russe, ucraine,brasiliane e così via che continua tutt’ora. L’insegnamento, quindi,è stata una conseguenza; ho iniziato a lavorare come insegnante presso un ente di formazione professionale che mi ha contattata e con il tempo altre scuole, fino ad arrivare alla mia Accademia e al mio studio professionale di formazione privata aperto da qualche mese. Perché la formazione rappresenta ad oggi una fetta importante del mio lavoro”.

Ha lavorato ad eventi importanti come Sanremo, il Festival del cinema di Venezia, festival di Roma. Che emozione si prova? E soprattutto in che modo si è approcciata al lavoro in questi casi?

Da un po’ di anni lavoro per eventi importanti all’interno di un hospitality presente a Sanremo, al Festival del cinema di Venezia e alle Fashion Week nazionali e internazionali come Milano, Roma,Parigi, Dubai, e sui vari set cinematografici. Infatti, proprio in questi giorni, sono stata impegnata nella realizzazione di un teaser di un film che tratta di mafia, le cui riprese cominceranno quest’inverno. È sempre molto emozionante e stimolante prendere parte ad eventi di questo genere, non solo per l’evento fine a se stesso, ma perché hai la reale possibilità di intrecciare rapporti sia umani sia professionali, oltre che misurarti con colleghi, perché in questo lavoro, insieme alla bravura, sono importantissime le pubbliche relazioni”.

Ha un sogno professionale da raggiungere? Un obiettivo che si è posta?

“In realtà, tutto ciò che un truccatore può sognare di fare io l’ho fatto: film, cortometraggi, videoclip trasmissioni televisive,shooting, insegnamento, eventi, wedding ecc. È arrivato molto più di quello che solo potessi immaginare. Ovviamente, non mi sentirò mai arrivata perché la mia vita professionale è costantemente accompagnata da una fame di conoscenza che non si arresta mai. A questo aggiungo un’ambizione grandissima;quindi, è certo che ho progetti e obiettivi. Il mio sogno sarebbe quello di intrecciare rapporti professionali con i paesi arabi, dove sono già stata e nei quali c’è un vero culto del Make-up, ma ci sto lavorando per far sì che diventi realtà”.

Quanto è importante l’estetica nella società odierna?

“L’aspetto estetico influisce notevolmente sul nostro benessere psicologico ed emotivo. L’impatto che la bellezza fisica ha sulla nostra vita è molto potente. Bellezza e benessere sono strettamente connessi, motivo per il quale il mercato del beauty è un mercato fiorente in continua ascesa. C’è una ricerca continua di migliorare la propria immagine, che molto spesso insieme ad altre doti, ovviamente, è complice di successo lavorativo. Una persona curata è sicuramente più rassicurante rispetto a chi appare trasandato e sciatto”.

A quali progetti si sta dedicando in questo periodo?

“In questo periodo, come detto in precedenza, ho finito di lavorare su un set cinematografico. Al tempo stesso, sono impegnatissima con eventi, matrimoni e, per concludere, con l’insegnamento, che è una costante: da poco, infatti, ho cominciato a fare formazione itinerante in tutta Italia”.

Chi è Barbara Screti nella vita di tutti i giorni? Quali sono i suoi hobby e le sue passioni?

“Barbara Screti è una donna solare, che non sta mai ferma, per ovvi motivi legati al mio lavoro. E’ una donna serena risoluta e gratificata. Gli innumerevoli impegni non lasciano molto spazio ai miei hobby, ma le mie grandi passioni, ossia make-up e viaggi,sono strettamente connesse. Il mio lavoro mi porta a viaggiare tanto; non riesco sempre a scindere le due cose per cui, quando sono in trasferta per lavoro, mi ritaglio dei momenti in cui, magari, posso godere delle bellezze che mi offre il posto in cui mi trovo”.

Ad oggi è soddisfatta del suo percorso professionale?

“Sono molto soddisfatta e, come ho detto precedentemente, quando raggiungo un obiettivo me ne pongo subito un altro; per me questo rappresenta uno stimolo grandissimo. Dico sempre alle mie allieve: ‘Se avessi la vostra età mangerei la vita a morsi’. Io vorrei avere soltanto 15 anni in meno per poter realizzare ancora tutto quello che voglio fare”.

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Interviste

Una bella chiacchierata per conoscere meglio Myriam Fecchi,...

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Oggi abbiamo l’opportunità di fare due chiacchiere con Myriam Fecchi, voce familiare di Isoradio Rai. Conosciuta per il suo stile unico e la sua capacità di connettersi con il pubblico, Myriam ci racconta il suo percorso, i suoi sogni e i suoi progetti futuri.

A cura di Saverio Cobalto per Massmedia Comunicazione

Quando hai iniziato ad appassionarti al tuo mestiere artistico?

“Avevo 14 anni ed ero attaccata dalla mattina alla sera all’ascolto della radio”.

Hai ancora un sogno segreto da realizzare?

“I miei sogni non finiscono mai. Quando riesco a raggiungere un obiettivo, mi rimetto in gioco e cerco altro. Oggi vorrei realizzare un talk per i giovani. Hanno bisogno di esprimersi, di raccontarsi in prima persona e non far parlare gli adulti per loro”.

Ci sono altri progetti a cui ti stai dedicando in questo periodo?

“Progetti oggi? Si, la radio prosegue anche d’estate, tra pochi giorni vi farò sapere dove potrete ascoltarmi”.

Chi sei nella vita di tutti i giorni?

“Nella vita di tutti i giorni sono una donna che lavora, single. Ho tanti amici; appena posso mi dedico allo sport e al mio cane Milo, un pastore tedesco di tre anni”.

Quali sono i tuoi hobby e le tue passioni?

“Hobby? Viaggiare. Passioni? La Musica”.

Che rapporto ha con i social e le persone che lo seguono?

“I Social sono molto faticosi. Beato chi riesce a mettere la propria vita 24 ore su 24. Vuol dire avere tempo ed io ne ho veramente poco per i social”.

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Attualità

Intervista esclusiva a Diego Di Flora, voce e cuore del...

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Diego Di Flora, appassionato organizzatore di eventi e fervente sostenitore dei diritti civili, è una figura centrale nel panorama dei Pride italiani. Con un’impegno incrollabile per la causa LGBTQI+ e una particolare attenzione alla qualità e al significato di ogni evento che dirige, Diego si dedica anima e corpo alla realizzazione del Napoli Pride. Quest’anno, oltre al suo ruolo a Napoli, affronta la sfida di dirigere anche il Pride di Noto, raddoppiando il suo impegno per la visibilità e la lotta per l’uguaglianza. La sua vita, animata dalla solidarietà fin da bambino, lo porta a essere non solo un organizzatore di eventi, ma un vero e proprio attivista per il cambiamento sociale.

La nostra intervista esclusiva

Salve Diego, quali eventi e manifestazioni sono previsti quest’anno per il prossimo Napoli Pride?
“In ogni Pride metto tanto ‘cuore’. La città di Napoli ha da sempre accolto con molta inclusione la parata e negli ultimi anni lo show finale. Per questo sono molto fiero della mia Napoli che mi regala ogni anno un’onda d’amore che invade l’intera città. C’è purtroppo ancora molto da fare in Italia, soprattutto in questo periodo storico, dove bisogna a tutti i costi manifestare ai Pride per la tutela dei Diritti fondamentali per ognuno di noi.”

La scelta della madrina dell’evento è ricaduta su Malika Ayane. Per quale motivo?
“Non ho avuto alcun dubbio, le ho scritto un whatsapp e dopo pochi minuti mi ha detto che sarebbe stata onorata di essere la madrina. Malika è sempre stata accanto alla comunità lgbtqi+ ogni giorno della sua carriera. Con la sua presenza conferma ancora una volta la sua posizione, mettendoci la faccia e in questo caso anche la voce per la tutela dei diritti. Senza troppe pretese, senza troppi divismi. Lei è solo felice di essermi accanto in questa edizione del Napoli Pride.”

Quanto è importante al giorno d’oggi, anche in vista della situazione politica italiana, manifestare il proprio orgoglio gay?
“È fondamentale per tutti noi esserci. Fin quando vivremo in un Paese dove esistono diversità legislative tra i cittadini è nostro dovere manifestare. I diritti civili dovrebbero andare di pari passo con le persone. Con tutte le persone. Per questo bisogna manifestare ai Pride, per non perdere quei pochi diritti acquisiti e per avanzare verso una vera uguaglianza. La prima e più banale risposta sull’importanza di manifestare ai Pride ha a che fare con il semplice fatto che un diritto non è mai conquistato per sempre, e che comunque con la legge si può arrivare solo fino ad un certo punto. Il movimento Lgbtqi+ non riguarda solo diritti e libertà legislative, ma anche libertà sociali e culturali che spesso non vanno alla pari con la legge. Ma soprattutto ci tengo a invitare le persone, tutte ad esserci, non si scende in piazza solo per se’: in molte parti del mondo le persone lgbtqi+ sono punite, torturate e allontanate dalla loro comunità. In 72 Paesi essere omosessuali è un reato. E questo va cambiato. E mi piace pensare che da Napoli si possa dare lezioni di coerenza e di inclusione.”

In che modo si può sostenere il Napoli Pride?
“Si può essere parte attiva dell’organizzazione. Le associazioni Alfi le maree, Antinoo Arcigay Napoli, ATN Associazione Trans Napoli e Pride Vesuvio Rainbow che insieme formano il Comitato Napoli Pride cercano l’intervento di volontari, collaboratori ma soprattutto si può sostenerli con una donazione.”

È anche direttore artistico del pride di Noto. Come mai questo doppio ruolo?
“Ho accettato l’invito dell’Arcigay Siracusa e del Comune di Noto come una doppia sfida. Sarà massacrante perché a distanza di soli 30 giorni mi occuperò di due Pride, ma io amo le sfide. Noto è una città molto attenzionata a livello internazionale, turisti da tutto il mondo fanno a gara per arrivare a Noto, quindi per me sarà stimolante dirigere una serata all’insegna della musica in un posto incantevole. Il 27 luglio ci sarà la prima edizione del Noto Pride.”

Quando è nata la sua passione per l’organizzazione degli eventi?
“Un po’ di anni fa ormai. Ho sempre amato il mio lavoro e provo a farlo con tutta la passione che ho. Decido io cosa dirigere, non accetto tutto. Non mi interessa fare numero ma solo la qualità dell’evento. Anzi solitamente quando mi propongono dei lavori a cui non sono interessato giro i numeri dei miei colleghi.”

Quando ha deciso di fare virare questa sua attività anche per cause dal forte valore civile, in tutela dei diritti, come i Pride?
“Sono stato educato alla cultura della solidarietà. Fin da bambino ho sempre aiutato chi era in difficoltà, mi piaceva essere disponibile. Nel tempo ho capito che potevo unire questa mia sensibilità col lavoro. Non mi sono mai più fermato e finché potrò sarò sempre al fianco di chi lotta per i diritti, per le disuguaglianze, per una malattia etc.”

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