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Tra Forum e Radio, Turchese Baracchi svela i segreti del...

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Tra Forum e Radio, Turchese Baracchi svela i segreti del suo successo e la nuova avventura con J&T Show

E’ stata per anni uno dei volti quotidiani di Forum, il celebre programma Mediaset condotto nelle ultime stagioni da Barbara Palombelli. Parliamo della scrittrice e conduttrice Turchese Baracchi, attualmente in onda su Radio Cusano Campus con il suo format storico Turchesando e la novità J&T Show, dove ha al suo fianco l’amica Jessica Selassiè. Un’esperienza, frutto della sua lunga carriera, di cui ci ha parlato in questa intervista.

Intervista a cura di Roberto Mallò

Turchese, in questo periodo è impegnata con diversi progetti…

“Sì, innanzitutto c’è Turchesando, un format che mi segue ovunque io vada. E’ una trasmissione radiofonica, condotta in precedenza sul web. Da lì, mi ha sempre seguito in vari emittenti radiofoniche, fino ad arrivare ad oggi, su Radio Cusano Campus. Una realtà splendida, piena di gente volenterosa, in gamba e capace. L’editore Stefano Bandecchi ci crede e investe energie e soldi nei giovani. Sono molto contenta perché Turchesando, si può dire, è una delle trasmissioni di punta della radio, che è una radio nazionale”.

Spesso le interviste che si svolgono all’interno di Turchesando anche una grossa risonanza mediatica e vengono riprese da vari blog e siti…

“Esattamente. Sono sempre tutti attenti e con le orecchie dritte quando c’è un’intervista su Turchesando. In qualche modo riesco a mettere a mio agio gli ospiti, che vengono, si confessano e fanno, in mia compagnia, quella che amo definire una chiacchierata rilassata. Sono, infatti, dell’idea che ci debba essere un’armonia, uno scambio allegro, divertente, frizzante e, a volte, profondo ed intenso. Tutti elementi che non devono mancare quando si fa una chiacchierata con qualcuno. Alla fine, Turchesando non è una fredda e mera intervista, ma uno scambio tra amici come se fossero in un bar o sul divano di casa. Il pubblico che ci segue è super partecipativo, così come i giornali. Ad esempio, è venuta ospite da me Taylor Mega, che ha fatto delle dichiarazioni molto forti, che puntualmente sono state riprese. Forte di ciò, Turchesando continua ad andare in onda tutti i sabati e le domeniche dalle 13 alle 14 con ospiti eccezionali, che sono anche nella maggior parte dei casi dei miei grandi amici”.

Sceglie personalmente gli ospiti di Turchesando? In basi a quali caratteristiche?

“Li scelgo tenendo conto di alcuni criteri, ma anche in base al momento in cui l’ospitata viene realizzata. Se c’è un argomento caldo cerco di chiamare i protagonisti diretti o indiretti legati allo stesso per poterne parlare insieme. Capita anche di alzarmi una mattina con un argomento che mi frulla per la testa e penso a chi chiamare. Infine, ogni tanto do l’opportunità a degli amici che devono promuovere qualcosa, che sia un libro, un disco, un singolo, un film, uno spettacolo teatrale e così via. E pure questo mi fa piacere. Perché credo che ci debba essere sinergia, un aiutarsi reciprocamente”.

Turchesando ha dunque fortemente la sua impronta?

“Sicuramente a Turchesando faccio tutto io; scelgo gli ospiti, faccio la scaletta. Anche se, sinceramente, vado molto a braccio, non mi preparo quasi nulla. Prendo giusto delle informazioni su alcuni dettagli della vita degli ospiti che si susseguono nelle varie puntate che possono sfuggirmi o che posso non sapere. In generale, però, mi piace la spontaneità che si viene a creare con gli ospiti, insieme allo scambio umano e alla fiducia. Le persone vengono da me con piacere perché sanno che non gli farò mai un’imboscata. Se mi chiedono di non parlare di un argomento, non li farò mai trovare di fronte al fatto compiuto. Non voglio approfittare di una diretta, con i microfoni aperti, per fare una domanda scomoda. Questo non l’ho mai fatto e credo che ripaghi. Le domande non vengono mai concordate in precedenza, ma mi faccio lo scrupolo di chiedere ai miei ospiti se c’è qualcosa di cui non vogliono parlare. E se me lo espongono, non tratto quell’argomento”.

E su Radio Cusano Campus è partito di recente J&T Show, il programma che conduce con Jessica Selassiè.

“Proprio così. Da me, ho avuto varie volte ospiti, a Turchesando, le principesse Selassiè. E’ nata così una bellissima sinergia che mi ha portato a proporre all’editore, al direttore e a tutti i miei collaboratori l’idea di poter fare un altro programma, insieme a Jessica. Mi hanno detto subito sì con entusiasmo e dallo scorso 24 gennaio, tutti i martedì dalle 18.30 alle 19.30 in diretta in radiovisione sul canale del digitale terrestre televisivo Cusano Italia, è partito appunto J&T Show. Un titolo che, letto con la e normale invece di quella commerciale, rimanda al jet, perché il programma è pronto a spiccare il volo, a decollare. E’ questo il doppio significato che abbiamo voluto dargli, perché J&T in realtà nasce come Jessica e Turchese”.

Com’è strutturata questa nuova proposta radiofonica?

“Ci sono tre momenti importanti all’interno della trasmissione. Parliamo di perle d’amore, un segmento dove è richiesta la partecipazione attiva del pubblico, visto che è chiamato a mandarci dei vocali di circa 15 secondi ed i più accattivanti vengono mandati in onda. Non manca nemmeno il momento gossip, come quello legato a Harry e Meghan sul loro presunto divorzio, a cui segue quello fashion. Di volta in volta, man mano che le puntate andranno avanti, ci saranno delle grandissimesorprese, oltre ai collegamenti con degli ospiti. Inoltre, lasceremo frasi importanti ai nostri amici in ascolto”.

Siete entusiaste lei e Jessica di questa trasmissione?

“C’è allegria, positività e voglia di fare. E, per quanto mi riguarda, ci sono dei futuri progetti televisivi in fase di partenza. Ma ne riparleremo più avanti, quando ci sarà un po’ più di concretezza. Inoltre, un po’ di scaramanzia non fa mai male”.

J&T Show segna il debutto in radio di Jessica Selassiè. E’ diventata una sorta di tutor per lei? Le sta dando tanti consigli, immagino…

“Proprio così. E sono contenta perché a me gratifica dare una mano alle persone. Cerco sempre di dare delle occasioni a chi vale. L’ho fatto tante volte, anche se in rari casi ho ricevuto poi un po’ di gratitudine, che purtroppo non fa parte di questo mondo. Tuttavia, di Jessica sono molto contenta perché credo che sia una ragazza davvero per bene, oltre che simpatica. Quando serve, inoltre, è spregiudicata, nel senso che dice quello che pensa senza filtri, ma in modo carino ed elegante. Le sto dando, ovviamente, dei consigli, ma abbiamo cominciato a divertirci insieme già dalla registrazione dei promo. Ed è una bella cosa, perché quando ti diverti tu per prima poi trasmetti agli altri la serenità e l’armonia a chi ti ascolta. Parlando di Jessica, è davvero amatissima. Ha un esercito di fan meravigliosi, perché ognuno ha davvero quelli che si merita. In base a come sei, i fan ti rispecchiano. Questa è una grandissima verità”.

Che tipo di feedback hai da parte di chi ti segue?

“Sono felicissima perché, per me, la stima e l’affetto delle persone che mi seguono sono davvero la più grande soddisfazione. Fin da tempi di Forum, devo dire, le persone mi trasmettono un affetto, una stima, una costanza incredibile, commovente. Nonostante ci siano dei rapporti solo virtuali tramite i social, con persone che non ho mai visto dal vivo, noto che in tanti mi seguono da anni. E li posso definire, veramente, quasi amici. E questo mi fa stare veramente bene, mi riempie il cuore”.

Quando è nata la sua passione per la radio? C’è sempre stata o è arrivata in un momento preciso della sua vita?

“Vengo da una famiglia di spettacolo. Mio nonno era un produttore cinematografico della commedia all’italiana. Senza dubbio, il senso dello spettacolo e l’amore per il pubblico ce li ho sempre avuti dentro. Poi, un giorno, ho fatto per caso il provino per andare a fare l’opinionista a Forum. Una cosa che ho fatto, più che altro, per imparare a scrivere. Volevo toccare con mano quello che succedeva in uno studio televisivo per imparare a sviluppare meglio dei format miei. La scrittura, infatti, è una mia passione, visto che ho scritto un libro, dei teen drama. Comunque sia, è proprio grazie a Forum che è scoppiato il mio amore per la televisione. E, dopo i sette anni come opinionista di punta nel tribunale di Canale 5, ho cominciato in radio con delle puntate che mi ha fatto fare Maurizio Costanzo su Radio Rai1 con L’uomo nella notte. E lì è cresciuto ancora di più l’amore folgorante per la radio e la televisione. Appena è stato possibile, ho cominciato a fare la mia piccola trasmissione televisiva sul web, sul divano di casa mia, che era seguitissima. Avevo 150mila connessi all’epoca in cui gli algoritmi di Facebook funzionavano ancora in un certo modo. Prima ancora dell’avvento di Instagram. Era il mio programma televisivo fai da te. I social sono un mezzo davvero democratico, perché il periodo non avevo opportunità di avere uno spazio televisivo tutto mio. Sicuramente facevo l’ospite, come capita tutt’ora, visto che vado tranquillamente sia alla Rai, sia a Mediaset per fare l’opinionista”.

A proposito dei programmi televisivi a cui ha preso parte, quali ricorda maggiormente?

“Ho fatto per diversi anni Mattino Cinque. C’è stato poi, su Rete 4, Ieri oggi italiani, dove ero l’unica opinionista di studio al fianco di Roberto Olla e Rita Dalla Chiesa. Un programma scritto e ideato da Maurizio Costanzo. Attualmente, vado spesso da Eleonora Daniele, su Rai1, a Storie Italiane. Diciamo che tra la tv e la radio, sicuramente, ho trovato la mia dimensione. Ogni tanto mi butto nella scrittura e, quando ho voglia di socializzazione, organizzo degli eventi nel casale che ha mia mamma a Roma e che si chiama Casale Saraceni”. 

Quando si pensa a lei è impossibile non ricordare Forum, visto che era ed è tutt’oggi un volto popolarissimo della trasmissione.

“Sì, ed è sempre un piacere continuare ad andarci come ospite.Ancora oggi mi fermano per Forum. Nonostante i miei due anni e mezzo a Mattino Cinque, le mie ospitate su Rai1, tutti mi ricordano lì con affetto me e dicono che manco. Per me, Forum è sempre casa e famiglia. C’è una squadra pazzesca di autori, truccatori, parrucchieri. Inoltre, voglio un bene incredibile a Barbara Palombelli, che stimo profondamente. E’ una professionista veramente di livello. Ed è una persona profondamente umana. Molto di più rispetto a tantissime persone che sembrano maggiormente dolci, amabili. Barbara sta lì, sembra tutta d’un pezzo per via del suo apparente atteggiamento distaccato, ma invece non è per niente così. E’ una persona che se deve aiutare aiuta, se deve consolare consola. Le voglio davvero molto bene. Ha l’animo grande ed una professionalità davvero unica”.

Importante nel suo percorso è stato anche Maurizio Costanzo, che ha nominato più volte…

“Senza dubbio. Costanzo è stato un punto di riferimento, un vero consigliere. Conosceva mio nonno, con cui aveva lavorato, e mio papà. Mi sono laureata con lui. Indubbiamente, è una persona che, come Barbara Palombelli, stimo profondamente. Ho avuto la fortuna di vivere certi momenti con lui; ho potuto ‘rubare’ dal suo immenso cervello degli insegnamenti che mi porterò sempre avanti”.

Si è prefissata qualche sogno o obiettivo da raggiungere nella sua carriera?

“Sogno di avere, prima o poi, un mio bellissimo programma televisivo da condurre. Mi piacerebbe avere un talk show o un approfondimento. Ho scritto tanti format, vediamo. Sicuramente, bisogna bussare alle porte e non rimanere a casa. Altrimenti non succede niente. E sono del parere che chi merita forse riesce. Se si rimane chiusi a casa vanno avanti soltanto le persone che cercano scorciatoie. Che ci sono anche quando esci di casa, ma chi la dura la vince. In qualche modo, le qualità di una persona, probabilmente, riescono ad uscire fuori. Infine, vorrei scrivere un altro libro. Del primo che ho scritto – Il manuale della conquista certa. Non esistono uomini inconquistabili – mi hanno proposto di farci una serie, ma chissà. La prefazione è stata scritta da Maurizio Costanzo.

Insomma, si muove su vari campi…

“Mi piace la comunicazione a tutti i livelli; chi lo sa, magari in futuro potrei pure fare un singolo, visto che amo cantare sotto la doccia, in chiave dance. Sarebbe anche questa una bella esperienza da raccontare”.

Chi è Turchese Baracchi nella vita di tutti i giorni? Che cosa fa quando ha un po’ di tempo libero per sé?

“Ritengo di essere molto simile alla Turchese che si vede in tv e in radio; amo lo sport, prendermi cura di me stessa con la palestra e le lunghe passeggiate. Adoro viaggiare. Sono della bilancia, ragione per cui mi ritengo un animale socievole e sociale. Pur avendo pochi amici veri, ho tantissimi conoscenti con i quali mi piace trascorrere il tempo sia davanti al camino, sia ai grandi eventi. Mi piace approfondire sempre di più le idee che mi passano per la testa; sono sempre in fermento”.

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Giornalista e fondatore dell’agenzia Massmedia Comunicazione, è il motore dietro gran parte delle nostre interviste. Con un occhio per i dettagli e un talento nel porre le domande giuste, contribuisce significativamente al nostro contenuto.

Attualità

Intervista esclusiva a Francesca Bergesio, Miss Italia...

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Incontrare Francesca Bergesio è stato come assistere all’aurora di una nuova era nel mondo della bellezza e della cultura. Giovane, carismatica e sorprendentemente matura, Francesca incarna una sinfonia di qualità che trascendono il mero concetto di bellezza esteriore. Vincitrice del titolo di Miss Italia 2023, questa diciannovenne piemontese si è distinta non solo per la sua eleganza innata, ma anche per la sua intelligenza acuta e un’insaziabile sete di conoscenza.

In una conversazione esclusiva con noi di Sbircia la Notizia Magazine, Francesca ci ha aperto le porte del suo mondo, un mondo dove il fascino dello spettacolo e la rigorosità della scienza si intrecciano in un abbraccio armonioso. Con una passione ardente per la medicina e un animo artistico che si esprime attraverso la recitazione, Francesca ci racconta del suo percorso, delle sue aspirazioni e dei suoi sogni.

Ci immergeremo in un viaggio intrigante attraverso le sue sfide, conquiste e aspirazioni: un viaggio che sfida gli stereotipi e ci invita a riscoprire il vero significato di bellezza, talento e determinazione. Per il terzo anno consecutivo, siamo entusiasti della nostra collaborazione con Miss Italia ed ecco cosa ci ha raccontato Francesca, una Miss che non ha paura di sognare e di lavorare sodo per rendere quei sogni realtà.

Ciao Francesca, benvenuta su Sbircia la Notizia Magazine! Nell’ambito dello spettacolo, come pensi di poter fondere l’approccio scientifico e razionale, tipico della medicina, con la creatività e l’espressività dell’arte?

“La mia visione è che in ogni campo, compreso quello dello spettacolo, sia cruciale unire un pensiero razionale e scientifico con un elemento di creatività e arte. Nell’affrontare situazioni e nel compiere azioni, dobbiamo usare la mente per riflettere e pensare in modo analitico, ma è altrettanto importante impreziosire queste azioni con un tocco di creatività, per dare vita a qualcosa di veramente unico e magico.”

Qual è stato il momento decisivo che ti ha spinto verso la medicina, in particolare verso la cardiochirurgia?

“La passione per la medicina è nata in me fin da piccolissima e contrariamente a quanto molti potrebbero pensare, non ho medici in famiglia. Questo sogno mi ha accompagnato per tutta la vita, resistendo a qualsiasi altra influenza esterna. Dopo aver concluso il liceo classico, ho deciso con fermezza di perseguire questa strada. La scelta di specializzarmi in cardiochirurgia è piuttosto recente, nata dalla mia curiosità e dal desiderio di comprendere a fondo il funzionamento del cuore e il suo impatto vitale sul nostro organismo.”

Durante il tuo percorso a Miss Italia, quali ostacoli hai dovuto affrontare e come li hai trasformati in opportunità di crescita personale e professionale?

“Il mio viaggio verso Miss Italia è stato piuttosto tranquillo. Le difficoltà maggiori che ho incontrato riguardavano principalmente la mia autostima e sicurezza in determinati momenti. In quei casi, il supporto morale di mia madre è stato fondamentale. Tuttavia, le critiche sul ruolo di mio padre sono state una sfida difficile, soprattutto perché sono emerse proprio durante la fase finale, che sarebbe dovuta essere la più gioiosa. Con il sostegno dei miei genitori e una nuova forza interiore, sono riuscita a superare questi ostacoli e proseguire il mio cammino con maggiore determinazione.”

Il concetto di bellezza è in continua evoluzione, quale ruolo credi che concorsi come Miss Italia possano svolgere nel promuovere una visione più inclusiva e profonda della bellezza?

“Miss Italia è un concorso che celebra la bellezza delle donne in ogni sua forma. Ogni partecipante porta sul palcoscenico un’unicità sia estetica che personale. Questo ci offre l’opportunità di mostrare non solo il nostro aspetto fisico, ma anche il nostro carattere, le nostre abilità e la nostra forza interiore. È una vetrina che permette a molte ragazze di farsi conoscere e di esprimere le proprie qualità uniche.”

Oltre alla recitazione, quali altre forme artistiche ti ispirano e influenzano il tuo modo di esprimerti?

“La musica è una grande fonte di ispirazione per me, nonostante non sia dotata nel canto. È una presenza costante nella mia vita e un modo per esprimere le mie emozioni, anche se in modo più privato. Cantare, per me, è un modo per liberare l’anima, che faccio spesso quando sono da sola o in compagnia di amici e familiari.”

Quali figure, sia nel campo della medicina che dello spettacolo, consideri come i tuoi principali ispiratori e quali insegnamenti trai dalle loro storie?

“Nel mondo della medicina, ammiro profondamente Elena Cattaneo per il suo lavoro sulle malattie neurodegenerative e per essere stata la più giovane donna a ottenere il titolo di senatrice a vita in Italia: lei è un modello di leadership femminile in un campo dominato tradizionalmente dagli uomini. Nel mondo dello spettacolo, Angelina Jolie mi ispira sia per il suo talento recitativo che per la sua presenza carismatica ed elegante, mentre Bianca Balti, per il suo coraggio nel parlare apertamente di argomenti considerati tabù, mostrando una forza e una chiarezza di cui abbiamo bisogno oggi.”

Come Miss Italia, quali iniziative di volontariato o progetti sociali ti piacerebbe promuovere o supportare, e perché?

“In quanto Miss Italia, sento una forte responsabilità verso il tema della violenza di genere. È un argomento che ho portato alla ribalta nella finale attraverso un monologo. Credo fermamente nell’importanza di aprire un dialogo su questi temi per sensibilizzare le nuove generazioni e creare un futuro basato sul rispetto e la comprensione. Anche se non posso influenzare direttamente le politiche, posso usare la mia voce per promuovere il cambiamento culturale e sociale.”

Con una vita così piena e diversificata, quali strategie adotti per bilanciare le tue aspirazioni professionali, accademiche e gli impegni personali?

“La determinazione è la mia forza trainante. Quando fisso un obiettivo, faccio tutto il possibile per raggiungerlo, anche se questo significa sacrificare il sonno e il tempo libero. Per bilanciare gli studi di medicina con gli impegni di Miss Italia, sto pianificando di utilizzare ogni momento libero, come i viaggi, per studiare e prepararmi per gli esami. Il mio obiettivo è non sprecare nemmeno un secondo del tempo a mia disposizione.”

Dove ti vedi tra dieci anni, sia a livello professionale che personale? Quali sogni e obiettivi desideri realizzare?

“Attualmente, mi sento attratta sia dalla medicina che dalla recitazione, ma la recitazione ha un fascino speciale per me. Quando recito, sento di trasformarmi, di brillare. Mi vedo come attrice perché è in quel momento che mi sento più viva. A livello personale, il mio desiderio più grande è quello di rimanere sempre felice e serena, continuando a fare ciò che mi fa stare bene.”

Quali consigli vorresti offrire alle giovani donne che, come te, aspirano a perseguire carriere impegnative in campi diversi, come il mondo dello spettacolo e la medicina?

“Il mio consiglio principale è di lanciarsi e mettersi in gioco. Non importa quanto possa sembrare spaventoso, il primo passo è sempre il più importante. Devi credere in te stessa e nei tuoi sogni. Anche quando incontri ostacoli, devi trovare la forza interiore per superarli e rimanere fedele ai tuoi obiettivi. È una sfida, ma alla fine scoprirai che è la cosa più gratificante che tu possa fare per te stessa.”

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Intervista esclusiva a Rita Pavone: «Arroganza vuol dire...

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A cura di Pierluigi Panciroli

L’itinerario artistico di Rita Pavone si è prodigiosamente conformato nel corso delle sei decadi della sua ineguagliabile carriera a nuove mode e a nuovi stili. La carriera artistica di Rita Pavone si apre con umili esordi quale fenomeno adolescenziale nell’effervescente contesto musicale degli anni ’60 ma la giovanissima e carismatica Rita irrompe da subito nell’immaginario collettivo con brani intrisi di spensieratezza, come “La partita di pallone“.

La popolarità è presto tale da travalicare i confini nazionali e arrivare in Inghilterra e addirittura negli Stati Uniti. La grande abilità nell’interpretare brani in diverse lingue straniere conferma l’estrema versatilità artistica della Pavone.

Con l’arrivo degli anni ’70 si assiste ad una significativa maturità artistica. Il suo talento di Rita abbraccia così l’epicentro del pop italiano e delle forme più mature della musica cantautorale. La Pavone inizia pure a scrivere i propri testi e a plasmare gli arrangiamenti, attestando una crescente autonomia creativa.

Nei decenni successivi (anni ’80 e ’90) la sua evoluzione artistica sperimenta altre correnti musicali che ne arricchiscono il repertorio. Nel frattempo, il suo impegno nei programmi televisivi e teatrali consolida la sua posizione come artista versatile e ammirata ovunque. Il nuovo millennio vede la rinascita della carriera di Rita Pavone. Accolte con fervore, le sue performance suonano come un inno alla sua eredità artistica.

Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2021 le viene conferito il prestigioso “Leone D’Oro” col quale si intende onorare Rita Pavone come icona della musica italiana. Ed è proprio nel 2021 che l’artista celebra i 60 anni di carriera. Un momento di profonda riflessione sulla lunga strada percorsa e sull’eccezionale contributo dato alla musica italiana.

La nostra intervista esclusiva

Ciao Rita, è veramente un onore per noi che tua abbia accettato questa intervista. Quali sono gli artisti o i generi musicali che ti ispirano o che ti piacciono particolarmente oggi?

Ciao Pierluigi, grazie a te… Per me è un piacere. Chi ha ispirato la mia generazione e la mia vita musicale sono nomi del passato che hanno mostrato di saper fare di tutto. Nonostante sia stata la musica o la danza la loro passione principale, sono comunque riusciti a dimostrare che il talento, se ti appartiene, ti consente di saper fare al meglio anche il resto. I miei grandi amori sono quelli della generazione precedente alla mia e quelli che hanno preceduto solo di qualche anno la mia. Molti di loro, oltre che cantare, mostravano capacità incredibili anche come attori, come comici, come ballerini, musicisti e imitatori: Judy Garland, Tony Bennett, Frank Sinatra, Bobby Darin, Sammy Davis Jr., Aretha Franklin, Shirley Bassey, Barbra Streisand, Tina Turner, Timi Yuro erano i miei preferiti e nella danza; Ann Miller, Fred Astaire, Gene Kelly e Donald O’Connor che oltre a danzare cantavano meravigliosamente bene. Se in tempi più recenti ho amato molto la voce di Sinead O’Connor e Amy Winehouse, di oggi amo le voci di Adele e Lady Gaga. Quest’ultima poi ha dimostrato di possedere una capacità vocale altamente duttile da rivelarsi credibile in ogni genere musicale affrontato. E poi è anche una splendida attrice. Chapeau! È partita in un modo un poco equivoco – una Madonna molto più ” sfrontata ” (vedi l’abito di carne che indossò ad un evento importante) per poi rivelare delle sfaccettature impensabili: ballate, rock, swing – vedi i concerti con Tony Bennett… Ricordo ancora come rimasi di sasso quando, in occasione dei premi Oscar, lei fece un tributo a Julie Andrews cantando con una vocalità da soprano, brani come Sound of Music. Fu incredibile! Travolgente! Nell’Italia di allora, prima ancora dei miei inizi televisivi, ho invece amato tantissimo e amo tuttora, Caterina Valente, artista straordinaria e poliedrica – basta vedere un filmato americano in cui si esibisce accanto alla Fitzgerald e questa la guarda ammirata per capirne la grandezza, e poi Mina, Sergio Endrigo, Umberto Bindi. Mentre, tra le cantanti di oggi, amo le voci di Elisa, di Arisa (se ha i pezzi giusti Arisa può fare faville. Ha una vocalità unica ed è sempre intonatissima), poi Giorgia e Elodie. In campo maschile amo Mengoni, Diodato, Lazza, Irama, Ultimo e Alex, il ragazzo di “Amici Loro sono quelli che cantano cose che possono rimanere nel tempo. Adoro poi Il Volo e amo i Maneskin, i quali, anche se si rifanno alle grandi band statunitensi o britanniche del passato persino nei comportamenti e nell’abbigliamento, risultano comunque nuovi ed inediti per la generazione Millennials. E poi Damiano ha una vocalità pazzesca.

Puoi condividere qualche aneddoto interessante o divertente legato alla tua esperienza sul palco?

Quello che sta accadendo adesso ai Maneskin nel mondo intero, per me ebbe inizio nell’estate del 1963, solo che allora io ero minorenne – la maggiore età in Italia si aveva a 21 anni e io ne avevo compiuti da poco 18. Allora non esistevano i social e quindi le notizie arrivavano molto in ritardo in Italia. Esattamente come i dischi stranieri. Per questo si facevano le cover. Perché quando quei brani diventavano un successo in Italia, nei Paesi di origine erano già dei pezzi dimenticati da tempo. A partire dalla metà del 1963, io cominciai ad essere presente non solo nelle chart italiane, dove mi sorpassavo da sola (verificare per credere) ma in tutte le classifiche del mondo. Europee e non. E persino in quelle U.S.A. Cinque volte ospite all’ Ed Sullivan Show, insieme ad artisti come The Animals, Beach Boys, Le Supremes etc. etc. e poi in tutte le reti americane: CBS, ABC, NBC…Alla mia terza apparizione all’ Ed Sullivan Show, sulla luminosa del teatro in Broadway, teatro che in seguito verrà intitolato al grande conduttore e famoso giornalista e luogo in cui si svolse per anni il David Letterman Show, nel marzo del 1965, qualche giorno prima  del mio concerto alla Carnegie Hall di N.Y. fissato per il 20 di marzo e già “sold out” da tempo, sulla luminosa, io mi trovai ad essere il terzo nome dopo Duke Ellington ed Ella Fitzgerald. Ed ecco l’aneddoto: A parte sentire cantare la Fitzgerald alle 9 del mattino ” Train “, con note basse da capogiro, ” scat ” e super acuti da sballo, dopo l’esibizione televisiva in diretta del pomeriggio, from Coast to Coast , non venne lei, la GRANDE SIGNORA DEL JAZZ, a bussare alla porta del mio camerino  per chiedermi una foto autografata per il figlio Philip? Ebbene sì! La Fitzgerald chiese un autografo a Rita PavoneDa rimanerci morta io per lo choc!

Come gestisci il bilanciamento tra la tua vita personale e la tua carriera artistica? Come hai gestito la fama?

Questa è una domanda molto difficile la cui risposta è ancora più difficile.  In realtà si tratta di una duplice domanda. Io avrei voluto poter decidere di gestire la mia vita come desideravo fare, ma non mi fu possibile proprio a causa della mia minore età. E questo resta il mio più grande rimpianto. Io avrei voluto rimanere negli Stati Uniti per imparare il mestiere. New York poi, era ed è, il posto più magico, il posto più agognato e sognato per una ragazzina a cui piaceva farne parte, e quindi, cercando di imparare tutto quello che la parola show bussiness contiene in sé. Mi avevano portato a vedere la Streisand in teatro in “Funny Girl.” Straordinaria! Immensa! Avevo assistito nel mitico Copacabana al concerto di Sammy Davis Jr. Prodigioso! Incomparabile!  Sammy cantava divinamente, imitava, ballava la step dance, suonava la batteria e la tromba. 60/70 minuti di vero godimento.  Lui era un comico, un grandissimo attore e un incredibile showman! Guardandolo io mi resi conto che solo lì io avrei potuto imparare un sacco di cose che non conoscevo affatto. Una su tutte, la lingua inglese. In casa, noi figli dell’immediato dopoguerra, spendevamo quello che avevamo per la pagnotta quotidiana. La musica? Il ballo? L’imparare le lingue, non ci riempivano la pancia. Quindi io cantavo un inglese maccheronico.  You diventava “ IU’ “. Nelle interviste o nelle riunioni di lavoro la RCA Victor mi mise accanto una signora per tradurre tutto quello che io dicevo e quello che mi dicevano gli altri.  Allora il traduttore simultaneo in uso oggi non esisteva e quindi diventava complicato fare delle interviste televisive. Ciò nonostante, pur non parlando io una parola di inglese, entrai nelle chart di Billboard e CashBox, considerate le Bibbie della musica mondiale, e nei primi 20 posti con due brani ” Remember me ” e ” Just Once More “. Ottenni un contratto di management con la più grande agenzia di spettacolo mondiale, la William Morris Agency, nella cui scuderia c’ erano personaggi come Bennett, Sinatra, Streisand, Sammy Davis Jr., ed in più, firmai un contratto per 3 LP wide world per la RCA Victor. Io facevo dei “pienoni” ovunque. In Canada, a Toronto, al mio primissimo debutto che si tenne al Maple Leaf Garden, feci 21mila persone e fui la seconda artista dietro ai Beatles che ne fecero 23mila. Questo era un segnale importante, eppure i miei genitori si opposero a lasciarmi negli Stati Uniti con una governante che si prendesse cura di me 24 ore al giorno. Non mi permisero di rimanere negli States e mi riportarono in Italia sordi anche alle parole del capo della William Morris che disse loro: “Le state facendo perdere una grandissima occasione. Rita, dopo Modugno, è l’italiana più amata negli States e può fare splendide cose qui da noi. ” Le stesse cose che disse Ruggero Orlando al telegiornale RAI durante uno dei suoi commenti televisivi. “Rita Pavone è entrata in America dalla porta principale “, continuò. Ma non ci fu niente da fare. I miei mi riportarono a casa con mio grande dolore. Ma – e questo lo scoprirò solo più avanti- non fu perché temessero che la loro figlia potesse prendere una brutta strada o ” perdersi ” in una città così immensa e così piena di pericolosi tentacoli; oppure perché la mia lontananza evocava in loro una grande sofferenza, ma fu invece per un problema che riguardava la loro vita coniugale che stava precipitando, cosa questa di cui io venni, o meglio, venimmo tutti, Italia compresa, a scoprirne solo dopo la verità.  Ma fui io la sola a pagarne le conseguenze. A chi mi dice: ma l’Italia ti ha dato tanto e continua a darti tanto rispondo: Lo so bene, e le sono infinitamente grata all’Italia e agli italiani per tutto questo affetto che dura da ben 60 anni. Così come so che senza il successo italiano io NON avrei MAI raggiunto un successo internazionale, ma a me non è mai interessato il successo in sé, né tantomeno i guadagni. A me interessava imparare un mestiere che ho sempre amato profondamente e che avrei desiderato riuscire a fare. Comunque andassero le cose. Mi hanno anche spesso chiesto: Ma perché non ci sei tornata dopo? Bella domanda … Perché in America basta dare un calcio ad un sasso per trovare un diamante. La concorrenza è fortissima. Anche un semplice corista ha le carte per diventare un divo, e quindi tu devi sempre stare sul pezzo. Dopo tre anni di lontananza, pensare di ricominciare sarebbe stata una follia. Avrei perduto sia l’uno che l’altro. Resta  comunque il fatto che, malgrado io fossi ritornata in Italia, tanti e soprattutto i più grandi artisti stranieri, sanno chi sono, e quel poco o tanto che ho fatto nel mio periodo statunitense e britannico – “Heart- I hear you beatin’ ” brano che tanto piace a Morrissey, si piazzò nei primi venti posti e vi restò 12 settimane e idem per ” You only you – Tu solo tu” , due brani che mi spalancarono le porte dell’Inghilterra, tant’è che per me scrissero Sir Lloyd Webber e Tim Rice oggi i KISS parlano di me. Gene Simmons è un mio grande estimatore. Chiedetelo ad Alvin di Virgin Radio che lo ha intervistato con tanto di video. Chiedetelo a Morrissey. Non solo lui parla di me nelle sue interviste, ma persino nella sua biografia. Chiedetelo ad Agnetha degli Abba che, sul suo disco da solista, dice di essersi ispirata a Rita Pavone. Chiedetelo a Nina Hagen, la quale fece nel 1972 la cover della mia “Wenn Ich ein Junge wär”, il mio primo grandissimo successo in lingua tedesca. Più di 800 mila copie da me vendute in Germania nel 1963 e una decina di album in lingua tedesca pubblicati negli anni.  

Il bilancio quindi oserei dire che non solo è positivo, ma è ultra positivo! 

Nonostante il mio rimpianto per gli USA, io ho fatto un sacco di cose durante questi 60 anni di carriera. In televisione poi, di tutto e di più. Dagli shows di Falqui del sabato sera a ” Il Giornalino di Gian Burrasca ” con 3 dico 3! Premi Oscar alle spalle: Nino Rota che firmò l’intera colonna sonora, Lina Wertmuller, che ne era regista, sceneggiatrice e autrice di tutti i testi delle canzoni e infine gli arrangiamenti di Luis Bacalov. Tutti e tre premi Oscar! Non parliamo poi dei costumi e delle scenografie di Piero Tosi (Gattopardo e del cast, dove era presente il Gotha del teatro italiano. Poi tanti specials, come ” Stasera…Rita! ” E tanti altri ancora che seguirono nel tempo. Due Cantagiro vinti: nel 1965 con ” Lui ” e nel 1967 con ” Questo nostro amore “. Nel Cinema, il mio debutto avvenne in Francia inizio 1963 con “Clementine Cherie” il cui protagonista era nientemeno che Philippe Noiret. Poi con il grande Totò, e dopo con la regia di Lina Wertmuller, i NON musicarelli, come vengono erroneamente indicati, ma film musicali leggeri alla Doris Day: “Rita la Zanzara ” e il sequel insieme a Giancarlo Giannini, Giulietta Masina, Peppino De Filippo, Bice Valori, Gino Bramieri, etc. etc.; o ” Little Rita nel West ” con Terence Hill e Lucio Dalla. Teatro rivista: con Macario, Carlo Dapporto, Piero Mazzarella, Gaspare e Zuzzurro; Teatro classico con ” La XII Notte ” regia di e con Franco Branciaroli, Renzo Montagnani, Pino Micol, Marco Sciaccaluga, ed infine “La Strada ” di Fellini e Pinelli, con Fabio Testi, la regia di Filippo Crivelli e i costumi e le scenografie di Danilo Donati, lo scenografo preferito da Federico Fellini.

E i risultati furono sempre: tanto pubblico e grandiose recensioni.

Come ho gestito la mia fama? Non ho dato di testa come molti fanno stupidamente per risvegliare la loro creatività assopita o mai esistita. La mia ” fama” l’ho vissuta come una grande opportunità che mi è stata data in dono. Era il sogno che si avverava e quindi bisognava saperla amministrare. Stare con i piedi ben piantati per terra e godere di quella grande cosa che significava avere notorietà, successo e denaro.  Mai stata interessata a droghe o a cose strane. La mia droga era e resta l’adrenalina che ho in corpo. Per essere in forma vocalmente, dormivo tantissimo, ovunque mi trovassi e soprattutto nei lunghi viaggi in aereo. Come vivo la “fama”? In maniera molto tranquilla. Oggi come allora, se non lavoro, faccio una vita più che normale. Vado spesso a fare la spesa di persona e a casa stiro e talvolta cucino come tante casalinghe. Il mio spirito guida resta Cincinnato: Quando non lavoro, taglio l’erba del prato!

Hai mai avuto l’opportunità di utilizzare la tua musica per sostenere una causa sociale o benefica che ti sta a cuore?

Faccio beneficenza e cerco sempre di aiutare coloro ai quali la vita ha riservato l’ultimo dei suoi pensieri. Non mi va di dire come e per chi, ma i bimbi sono spesso i miei referenti principali. La beneficenza deve rimanere solo tra chi la fa e chi la riceve. Mi piacerebbe però partecipare a qualche importante evento benefico televisivo, ma quello sembra essere un circolo chiuso. Ci sono sempre gli stessi nomi a condurlo e questo mi piace poco perché, anche non volendolo, si rischia di farlo diventare solo una autopromozione.

Quali sono i progetti futuri o le aspirazioni che hai per la tua carriera musicale? Cosa ti motiva oggi a far musica?

Ho in ballo dei grossi progetti, molto molto intriganti, soprattutto pensando che fra due anni ne avrò 80, ma sono scaramantica e dirò tutto solo quando firmerò i contratti. Faccio musica perché amo la musica e perché il fare musica mi rende felice. E rende felice moltissima gente che mi ama. Finché una sana energia mi sosterrà e la voce ci sarà -e per il momento c’è, eccome se c’è! mi creda – farò il lavoro per il quale sono nata e per il quale ringrazio tutti i giorni quel Signore che sta Lassù.   

Puoi condividere qualche consiglio o riflessione su come la musica può influenzare le emozioni e la vita delle persone sia sul piano sociale che politico?

Credo di essere la persona meno adatta per dare consigli. Preferisco ancora riceverli e farne tesoro, ma posso indicare coloro che di messaggi ne hanno dati tanti e importanti, ma che ahimè, visto come sta andando il mondo, disattesi dai più. Chi sono? Gaber, Fabrizio De Andrè, Battiato, Lauzi, Pierangelo Bertoli, Vecchioni, Proietti. E persino quelli che sembrano dei matti ma che ridendo ti sbattono in faccia la verità, come Elio e le Storie Tese. All’ estero Leonard Cohen, Bob Dylan, Patti Smith, George Michael…

Come descriveresti il tuo stile musicale in evoluzione nel corso degli anni? C ‘è una canzone o un album che hai registrato che ha un significato particolare per te?

Ho scoperto, intorno alla fine degli anni ’80, che avevo una netta propensione per lo scrivere. Fu così che dopo piccoli episodi fortunati in alcune canzoni, decisi che forse era ora di fare un album come autrice. Era il 1990. Fu un’autoproduzione la mia, perché ero certa che nessun discografico mi avrebbe mai dato una mano a realizzare quel disco se non dopo averlo ascoltato. Decisi di fare un disco tutto al femminile. Un disco sulle problematiche femminili. Nacque così “Gemma e le altre“. Testi miei e musiche di Carolain, una ragazza italoamericana molto in gamba. Venne fuori un disco grintoso, malinconico e stravagante insieme. Donne che si confrontano e raccontano di sé, dei loro malesseri, delle loro delusioni, delle loro aspettative, e senza peli sulla lingua. L’album ottenne delle recensioni fantastiche ma nessuno, o pochissimi, lo passarono per radio. Per i deejay, a 45 anni io ero già una boomer… E infatti quello fu uno dei miei dischi più belli ma meno conosciuti, tant’è che in Rai, alcuni mesi fa, durante un’intervista, quando mi chiesero cosa mi sarebbe piaciuto ascoltare di mio, io dissi ” Gemma “, che era il brano che dava il titolo all’album. Si guardarono tra loro smarriti, ma andarono a cercarlo e lo trovarono. Beh, era ancora intonso con tanto di cellophane…

 Qual è stato il momento più significativo della tua carriera musicale e perché?

Pur non essendo io una musicista, ho trovato ugualmente un escamotage e le giuste dinamiche per riuscire a comporre anche le musiche delle mie canzoni. Sono partita a 17 anni appena compiuti, con un genere musicale indicatomi da altri, che però ho cercato sempre di fare mio e di renderlo alla grande, e visto i 50 e passa milioni di dischi venduti nel mondo, direi che non li ho mai delusi, ma io amo il soul, il rock, le ballate e lo swing. Quindi il MIO disco di riferimento è certamente MASTERS, dove dentro c’è tutto questo. Un album grandioso da me ancora autoprodotto, il quale vede un mondo musicale di 15 brani stranieri cantati da me nella lingua originale + 15 cover degli stessi in lingua italiana. Brani che io ho molto amato nella mia adolescenza e i cui arrangiamenti, totalmente rimodernati ma non stravolti dal M° Enrico Cremonesi, giovane e straordinario arrangiatore, suonano alla grande, grazie anche all’apporto di due signori Grammy Awards.  Ebbene, questi brani, le cui versioni in lingua italiana sono firmate da Enrico Ruggeri, Franco Migliacci, Lina Wertmuller, Dario Gay e la sottoscritta – hanno altri arrangiamenti che li diversificano dalle versioni in lingua inglese. Quindi niente copia e incolla ma la conferma che, quando un brano ha una vera melodia, si può darne diverse letture, e stanne pur certo che ti daranno ugualmente enormi soddisfazioni. Uscito nel 2014 e distribuito dalla Sony, è entrato nelle chart italiane al 10° posto, ma anche questo disco, tranne un brano, ” I Want You With Me “, che lanciò nel ’55 Elvis Presley, ebbe pochissimi passaggi radiofonici. Un peccato perché si tratta veramente di un grandissimo disco. 

Qual è stata la lezione più importante che hai imparato nella tua carriera musicale?

La lezione che ho imparato? Di avere una profonda autostima per la mia persona. Sia come donna che come artista. E questa non è arroganza. Arroganza vuol dire sentirsi superiori a tutti. Autostima è non sentirsi inferiori a nessuno. Questa sono io. Questa è Rita Pavone.

Nella sua totale semplicità ed umiltà, Rita ci ha raccontato il suo percorso artistico che si contraddistingue per la sua costante abilità di adattamento e reinvenzione attraverso le varie epoche della musica pop, dallo straordinario debutto come prodigio giovanile fino alla profonda esplorazione di generi musicali più maturi, catturando così una versatilità e una longevità uniche nella storia della musica.

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Attualità

Intervista esclusiva a Carolina Vinci: «Tutto può succedere...

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Il Centro Congressi Multimediale del Crowne Plaza Rome – St. Peter’s è stato teatro di una notte irrisolvibile per Carolina Vinci. L’83esima edizione di Miss Italia, che si è svolta il 21 dicembre 2022, è stata ricca di glamour e talento nel cuore di Roma. La serata si è conclusa con l’incoronazione di Lavinia Abate con il titolo di Miss Italia 2022. Tra le finaliste, si è distinta Carolina Vinci: rappresentante della Sardegna, ottenendo il titolo di seconda classificata e il premio Miss Cinema.

Chi è Carolina Vinci?

Carolina Vinci nasce nel 1998 a Torino ma cresce ad Arzachena, Sardegna. Trasferitasi a Roma a 19 anni, Carolina frequenta l’Accademia Internazionale di Teatro dal 2017 al 2020, conseguendo una laurea in interpretazione. Attualmente residente nella capitale, è riconosciuta come una talentuosa attrice, con una profonda passione per il cinema e il mondo della moda. Dotata di un spirito resiliente, ha conseguito importanti risultati fin dai suoi primi anni di carriera.

Tra i suoi principali riferimenti nel mondo della recitazione figurano Sofia Loren, Paola Cortellesi e Alessandro Borghi. Carolina è fluente in inglese, ha occhi verdi e capelli castani, è alta 1,74 m ed è apprezzata per la sua eleganza naturale. Oltre alla recitazione, ha praticato anche danza classica e moderna. È una sportiva poliedrica e coltiva un amore per il tennis, che pratica a livello agonistico, oltre a ginnastica, pallavolo e nuoto. Durante il concorso di bellezza, ha stretto un forte legame con Anita Lucenti, Miss Sicilia, legate dal comune retaggio insulare.

Anche con Lavinia Abate, Miss Italia, è nata una forte amicizia: grazie alla magica atmosfera del concorso e agli indimenticabili momenti condivisi, come la loro partecipazione all’80ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, hanno scoperto un’affinità profonda che va oltre i riflettori e le passerelle.

Carriera

Carolina Vinci ha iniziato la sua carriera nel mondo della recitazione sin da giovanissima. A soli 8 anni, fu notata da un direttore del casting francese durante una performance di danza. La sua determinazione e ottimismo, come lei stessa ha sottolineato in diverse interviste, hanno contraddistinto la sua carriera.

Nel 2005, debutta nel cinema con un cameo nel film francese “Les Bronzes 3”, diretto da Patrice Leconte. L’anno seguente, nel 2006, ricopre il ruolo di Antonia nella serie Rai “L’Onore e il rispetto”, diretta da Salvatore Samperi, dove recita al fianco di Gabriel Garko.

Nel 2007, è la protagonista in “Sotto il cielo” di Michele Salimbeni, e l’anno successivo debutta sul palco teatrale interpretando il ruolo principale in “Ipotesi”, una rivisitazione dell’Orestea di Eschilo, sempre sotto la regia di Salimbeni.

Nel 2015, prende parte alla fiction Rai “Non Uccidere”, diretta da Giuseppe Gagliardi, e nel 2018 ha un ruolo di rilievo nel film “La Lupa”, noto anche come “La louve”, di Michele Salimbeni.

Sebbene le siano state proposte numerosissime opportunità, tra cui un ruolo nella popolare serie televisiva “I Cesaroni”, Carolina ha sempre dato priorità ai suoi impegni accademici, dimostrando un forte impegno professionale.

La nostra intervista esclusiva

Ciao Carolina, benvenuta su Sbircia la Notizia Magazine e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande! Raccontaci un po’ della tua infanzia. Ci sono momenti o esperienze particolari che ritieni abbiano influenzato la tua carriera?

Ciao Junior, grazie a te per avermi invitata e per avermi dato l’opportunità di raccontare un po’ di me. Ritengo che la vita sia fatta di scelte e di esperienze e sicuramente la mia è stata mossa da queste. Sono nata a Torino ma ho vissuto fino ai 18 anni in Sardegna. La mia infanzia è stata guidata dall’amore della mia famiglia che seguendomi passo dopo passo mi ha permesso di poter scegliere. Protagonisti indiscussi i miei fratelli, le colonne portanti della mia vita. Ero una bambina che sognava ad occhi aperti, questa sfumatura tende ad emergere ancora adesso, forse perché sono dell’idea che senza i sogni nulla ha senso. Frequentavo un corso di danza, e un giorno per puro caso si avvicinò una casting director, da quel momento ho scoperto un nuovo mondo, quello che ancora adesso frequento e sogno in grande, il mondo della recitazione. Avevo 8 anni e quel giorno è stato determinante per il mio futuro.

Carolina, c’è un sogno o un obiettivo che ti tieni stretto e che speri di realizzare nel mondo dello spettacolo?

Uno dei più grandi è sicuramente quello di potermi confrontare con grandi attori, poterci lavorare insieme, condividere idee. Questo lavoro è per me fatto di scambi, di condivisione. Quindi si mi tengo stretta l’idea che un giorno tutto questo possa realizzarsi. Vorrei condividere una frase che rappresenta a pieno il mio desiderio più grande: ‘Voglio vivere di quello che amo, di arte, di emozioni e di sorrisi’.

Dalla tua prospettiva, quali sono state le qualità che hanno permesso a Lavinia Abate di aggiudicarsi il titolo di Miss Italia 2022?

Essere se stessa. Lavinia è una ragazza meravigliosa. In questo anno ho avuto modo di conoscerla meglio, direi che ci siamo trovate. Siamo molto simili, tutte e due abbiamo dei sogni e ci impegniamo per raggiungerli al meglio. Ci piace l’arte e non è scontato trovare una persona che possa condividere con te l’amore per questo mondo. Lavinia ha vinto portando niente di più che la sua essenza.

Quando rifletti sulla tua vita, quali sono le priorità che emergono chiaramente?

Rispetto, gentilezza e determinazione 3 aggettivi che mi accompagnano da sempre, possiamo fare tanto da soli, ma con gli altri ancora di più se sei gentile e rispettoso le cose belle ti tornano indietro, certo non sempre ma per me il 90 percento delle volte si.

Parlaci del tuo percorso di crescita ad Arzachena. È stato difficile coltivare il sogno di diventare un’attrice in una località così specifica?

Sono felice di essere cresciuta ad Arzachena, certo per il mio futuro sapevo che mi sarei dovuta spostare perché soprattutto nel mio ambito le possibilità sono ridotte, ma sono contenta del mio passato. L’arte si trova ovunque anche e soprattutto dove le possibilità vengono meno. Frequentavo un corso di teatro al liceo, guardavo film a casa, nel mio piccolo cercavo di portare avanti la mia passione.

Puoi condividere con noi come hai fatto il tuo debutto nel mondo del cinema? Quali emozioni hai provato?

Come ho già accennato prima ho scoperto il mondo del cinema da bambina, il mio primo ruolo l’ho avuto poco dopo per una serie Rai “L’onore e il Rispetto”. Era un gioco, molto serio ma pur sempre un gioco. Amavo stare sul set, soprattutto perché la mattina presto portavano la focaccia calda. Non capivo bene, ma la sensazione era di serenità totale. Quando stavo lì, davanti a una cinepresa, stavo bene. Sensazione che spero di portarmi dietro per tutta la vita.

Ci sono state occasioni in cui hai dovuto declinare offerte di lavoro significative nel mondo dello spettacolo?

Si, non direttamente io ma i miei genitori, essendo minorenne tutto doveva passare da loro. C’è stata un’offerta per un ruolo che mi obbligava a trasferirmi per molti anni. Questo implica lasciare casa, la tua famiglia e i tuoi amici. Ammetto che non ci ha spaventato questo, a casa siamo sempre stati molto aperti ai cambiamenti, ma ci sono delle priorità che vanno rispettate. Semplicemente in quel momento particolare non poteva avvenire. Con il senno di poi credo che abbiamo preso la decisione più giusta per me e per la mia carriera. D’altronde la vita è fatta di scelte. Al momento sembra sempre difficile decidere, non si capisce mai se sia la cosa giusta o sbagliata da fare ma il tempo porta consiglio e ti aiuta a capire che spesso è meglio dire di no.

Tra tutti i personaggi che hai interpretato finora, c’è uno con cui ti sei particolarmente identificata?

Questa domanda mi fa molto ridere. Io in realtà ho sempre interpretato nel mio piccolo, personaggi particolari, finisco sempre per essere rapita o uccisa. Quindi a meno che non vogliate sentirvi dire “la morta” direi che no, forse deve ancora arrivare un personaggio che possa sentire davvero mio.

Con quali colleghi, sia attrici che attori, ritieni di aver condiviso una sinergia particolarmente forte sul set?

Ricordo con il sorriso Cosima Coppola, interpretava mia madre nell’ Onore e il rispetto. La adoravo, fuori dal set stavo spesso con lei e anche dentro dato che interpretava mia madre.

Qual è stata l’ispirazione o la motivazione che ti ha spinto a partecipare a Miss Italia 2022?

Mia madre mi parlava di Miss Italia da un po’ ‘di tempo. Tutti abbiamo dei pregiudizi e spesso sbagliamo soprattutto quando si tratta di mondi che pensiamo di conoscere ma in realtà non è cosi. Per questo non mi volevo iscrivere. Poi un giorno ho pensato che potesse essere comunque divertente, mi piace mettermi in gioco e così ho aperto la pagina per iscriversi e da lì è iniziato tutto.

Oltre al concorso in sé, quali lezioni preziose hai appreso durante la tua esperienza a Miss Italia?

Partecipare a Miss Italia mi è servito molto personalmente. Ti aiuta a credere in te, a sentirti bella e apprezzata. Non si tratta di bellezza solo estetica ma di bellezza interiore. Ho conosciuto davvero ragazze carinissime. Miss Italia mi ha fatto riscoprire me stessa, non pensavo di arrivare fino alla fine, la fascia di Miss Cinema era il mio obiettivo e quando l’ho raggiunto nemmeno io ci credevo. Sono partita dalla Sardegna, andavo alle selezioni a quattro ore di macchina da dove vivo d’estate, tornavo a casa la sera stessa perché la mattina seguente lavoravo in un negozio di abbigliamento, così per un bel po’ di tempo. E’ stato davvero un sacrificio, fino alla finale regionale non sapevo se sarei partita per le prefinali nazionali, perché non avevo preso nessuna fascia che mi permettesse di partire. Alla finale però ce l’ho fatta. Ora penso a quanto sia importante crederci anche quando sembra che nulla stia andando bene. La determinazione e la perseveranza mi hanno aiutato a capire che tutto può succedere se ci credi veramente.

Al di là della tua carriera, qual è il tuo sogno più profondo e personale?

Sogno una famiglia, una grande famiglia, una casa mia, dei figli. Sogno di poter tornare a casa, magari dopo una giornata di set e vedere la mia famiglia li. Mi auguro tanta felicità e amore. Nient’altro.

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