Vaccino Sputnik V, studio su Lancet: cosa dicono Andreoni, Bassetti, Galli e Pregliasco


La notizia che il vaccino russo Sputnik protegge dalla morte come altri vaccini anti Covid, secondo uno studio argentino pubblicato su ‘Lancet’, ha richiamato l’attenzione degli esperti. Lo studio condotto nel mondo reale su oltre 1,2 milioni di vaccinati ha indicato per lo ‘scudo’ anti-Covid russo e per quello dell’azienda cinese Sinopharm, oltre che per il vaccino di AstraZeneca, un’alta protezione, specie contro il rischio di morte, paragonabile a quella offerta da altri prodotti. 

ANDREONI – “I vaccini anti-Covid a vettore virale hanno una buona efficacia immunogenica e di protezione sulla malattia grave. I dati ‘real life’ lo stavano dimostrando ma in Italia sono stati commessi errori di comunicazione sugli eventi avversi, spostando più volte l’età per la somministrazione di AstraZeneca. Insomma sono stati penalizzati” sottolinea all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. Per quanto riguarda Sputnik “è un vaccino con dati non particolarmente brillanti di immunogenicità ma è comunque valido – avverte – Con l’arrivo dei vaccini a mRna siamo stati abituati molto bene, ovvero si è pensato che un vaccino per funzionare deve avere un’efficacia del 90% ma non è così in medicina. Se questo dato fosse quello usato per validare un vaccino allora l’80% di quelli che usiamo dovremmo lasciarli nel cassetto – conclude Andreoni – I vaccini a vettore virale hanno una tecnologia valida e ben collaudata da anni”. 

BASSETTI – Sui vaccini anti Covid “abbiamo vissuto una fase, diciamo la prima fino a giugno-luglio 2021, che in Italia è stata governata dalla pancia e non dalla testa – dice all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova – Buona parte delle decisioni che sono state prese da parte del Cts hanno seguito la soddisfazione dell’opinione e il fatto che Sputnik fosse un buon vaccino lo dimostravano i primi dati pubblicati. Dopo di che oggi i dati argentini ci dicono che protegge dall’evento grave. I vaccini a vettore virale, come AstraZeneca e Sputnik, sono stati troppo presto derubricati forse anche sotto scacco di un’informazione influenzata dagli Usa. Non commettiamo più questi errori, il mondo scientifico non deve subire l’influenza dell’opinione pubblica”. Bassetti ricorda però che su Sputnik c’è stato anche qualche problema che forse ne ha influenzato il giudizio. “Sappiamo che sul vaccino russo sono stati registrati episodi rari di riattivazione dell’adenovirus dello scimpanzé sugli immunodepressi”, ricorda l’infettivologo. 

GALLI – Massimo Galli, ex direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, commenta: “I recenti dati sull’efficacia dello Sputnik sono arrivati un po’ in ritardo. Non so francamente a chi consiglierei, oggi, una strategia vaccinale basata su vettore virale che ha dei limiti, a partire dal fatto che è possibile somministrarne al massimo due dosi, mentre già si parla di quarta dose in questa fase della pandemia. Inoltre, è probabile che la durata della protezione sia minore, anche se, pure su questo, mancano dati precisi”. “Per lo Sputnik – continua Galli – ci sono due elementi, in particolare, ancora da conoscere. Uno è la durata della protezione, l’altro sono gli effetti collaterali che potrebbero non essere dissimili da quelli osservati da altri vaccini a vettore virale. Una buona parte di questi dati dovrebbero esserci già ma, di fatto, non li abbiamo. Con lo studio argentino abbiamo finalmente dei dati in più, ma non bastano e sono clamorosamente in ritardo”.  

PREGLIASCO – “Ben venga questo risultato” arrivato dall’Argentina e pubblicato su ‘The Lancet’. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano, la ritiene “una buona notizia dal punto di vista scientifico”, spiega all’Adnkronos Salute, ma anche sotto l’aspetto pratico in vista di future campagne vaccinali periodiche: se Sputnik e Sinopharm verranno approvati dall’Agenzia europea del farmaco Ema, infatti, “potremo utilizzare anche loro. Del resto – osserva l’esperto – anche contro l’influenza, non è che se un anno fai un marchio di vaccino, poi continui per forza a fare lo stesso anche gli anni dopo”. I risultati positivi emersi “ci stanno”, commenta il medico. “La stimolazione del sistema immunitario da parte di un vaccino induce una risposta dell’organismo, pur con percentuali diverse. Studi sarebbero da fare” secondo Pregliasco “in parallelo” con prodotti diversi “sulla stessa popolazione”, però “direi bene questi nuovi dati”. Ma Ema non ha ancora autorizzato i due prodotti. “Manca tutta una parte documentale – precisa il virologo – Negli studi scientifici si enuclea una parte dei risultati, mentre per arrivare alla registrazione è giusto che ci debbano essere anche altre informazioni”.  

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