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Politica

Guido Crosetto dimesso dall’ospedale

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Il ministro della Difesa ha lasciato ieri sera il nosocomio dove era ricoverato da martedì

Guido Crosetto - (Fotogramma/Ipa)

Il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato dimesso dall'ospedale San Carlo di Nancy, dove era ricoverato da martedì scorso. Crosetto ha lasciato ieri la struttura sanitaria.

"Gli accertamenti clinici hanno confermato che si è trattato di un nuovo episodio di pericardite presentatosi in forma molto più dolorosa rispetto all’episodio precedente e, come allora, senza implicazioni cardiache. Passata la fase acuta di dolore, la pericardite viene trattata come una normale infezione, con terapia anti infiammatoria" ha dichiarato il primario di cardiochirurgia del San Carlo di Nancy, prof. Giuseppe Speziale, all'indomani del ricovero.

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Politica

Elezioni Europee, Follini: “Misura forza Meloni sarà...

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Il punto di vista di Marco Follini per Adnkronos

Giorgia Meloni - (Afp)

"Il duca di Wellington, dopo aver sconfitto Napoleone, commentò con mesta saggezza che non c’era sentimento più triste di quello che si prova all’indomani delle battaglie vinte. A parte ovviamente, aggiunse, di quello che si prova all’indomani delle battaglie perse.

Ora, non è ancora dato di capire fino in fondo quali siano i sentimenti politici nascosti nell’animo dei protagonisti della battaglia che s’è appena combattuta sul fronte delle elezioni europee. Vincitori e vinti sono infatti lì, in bella evidenza. Ma le conseguenze di tutte queste vittorie e sconfitte debbono ancora dipanarsi. Ed è assai probabile che ci vorrà un certo tempo prima di venire a capo di alcuni dei dilemmi che il voto ha consegnato a protagonisti e comprimari.

Meloni detta Giorgia, in particolare, può festeggiare numeri mai così favorevoli. E anche quanti sono critici verso la sua impostazione politica (il sottoscritto tra questi) non possono però non riconoscere la portata del consenso che si è guadagnata in questi primi mesi. Certo, verranno poi le difficoltà dell’economia, e non saranno poche né di poco conto. E non sarà facile neppure districarsi nel labirinto europeo, laddove i numeri non fanno prevedere un cambiamento della coalizione che governa l’unione ma la sconfitta della leadership franco-tedesca a sua volta non potrà non avere qualche conseguenza.

Dunque ci sarà subito un primo, impegnativo banco di prova da affrontare da parte del governo italiano. Che non ha nessuna ragione al mondo per isolarsi. Ma che non potrà neppure sovvertire del tutto -per sua fortuna, viene da dire- la grande coalizione che governa i destini europei. Finora la Meloni ha avuto l’accortezza di barcamenarsi, tenendo insieme le sue alleanze a destra e la collaborazione con la popolare Von dar Leyen. Impresa che ora diventa più difficile, ancorché forse più necessaria.

Come sempre si tratterà di trovare la misura giusta. E’ prevedibile infatti che Meloni vorrà tener fede, per quanto possibile, alle sue alleanze storiche. Ma la sua priorità principale sarà soprattutto quella di non farsi isolare. E sull’altare di questa priorità ci sarà inevitabilmente qualche rinuncia da fare. Vista da lontano, la cosa appare come un rompicapo. Risolvibile, certo. Ma a patto di pagare qualche prezzo in più per entrare nella 'stanza dei bottoni' della nuova governance europea.

E poi ci sarà, subito dopo, un altro banco di prova non meno impegnativo. E cioè decidere come portare avanti quel disegno riformatore (premierato più autonomia regionale) su cui finora Meloni sembra propensa a giocarsi il suo destino italiano. Ora, la premier può anche pensare che il voto europeo sia un lasciapassare per andare avanti così, indifferente alle critiche e alle insidie. Ma sbaglierebbe. E proprio ora che ha vinto e ha il vento in poppa dovrebbe cogliere questa occasione per cercare di stemperare le tensioni più forti che si addensano intorno a questi due traguardi.

Si può discutere, certo, l’elezione del premier. Ma pretendere di farla passare così com’è, senza por mano alla legge elettorale e senza studiare bene i contrappesi che possono rendere quella riforma digeribile anche per i custodi del vecchio ordine politico appare come un’imprudenza. Tanto più mentre la curva del non voto ha appena superato -per la prima volta- la maggioranza assoluta. Non era mai successo che restasse a casa il 51 per cento dei votanti. Argomento a doppio taglio, si dirà. Che può essere usato dai fautori della riforma per procedere più speditamente e dai critici per tirare il freno. Ma che almeno dovrebbe convincere tutti dell’utilità di uscire, per quanto possibile, dalle trincee della contrapposizione.

Quanto all’autonomia differenziata, il voto del Mezzogiorno sembra avvisare il governo e il partito meloniano del diffondersi di un certo numero di apprensioni a questo riguardo. Con una differenza, però. Che in questo caso la quadratura del cerchio sembra quasi impossibile, tra il nord che cavalca l’argomento e il sud che se ne sente minacciato. La virulenza del 'confronto' parlamentare dei giorni scorsi certifica, assieme, l’inciviltà di alcune frange (soprattutto) di destra e il carattere pressoché esplosivo della materia.

Occorrerà molta pazienza, insomma, per sciogliere tutti questi nodi. Il calendario politico istituzionale sta segnalando a tutti che si dovrebbe aprire una nuova stagione. E magari sta consigliando alla Meloni di fare l’uso più prudente e più accorto dei molti consensi che s’è appena guadagnata. Laddove questa volta la misura della sua forza sarà più nella sua saggezza che nel suo impeto". (di Marco Follini)

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Politica

Schlein al Pride: “Al G7 persa altra occasione ma noi...

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La segretaria Dem: "Possono cancellare qualche parola ma non possono cancellare i nostri corpi, continueremo a lottare perché l'amore non si discrimina"

Elly Schlein al Roma Pride - Adnkronos

"Una straordinaria partecipazione al Pride 2024 di Roma, ne seguiranno altri in tutta Italia. Noi continueremo a difendere i diritti delle persone lgbtqia+ nonostante il governo abbia perso un'altra occasione durante questo G7 dove sono sparite alcune parole: aborto, identità di genere, orientamento sessuale. Possono cancellare qualche parola ma non possono cancellare i nostri corpi, la nostra lotta per la libertà e l'uguaglianza di tutte le persone”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein partecipando oggi al Roma Pride.

“Noi come Partito democratico continueremo a lottare per il matrimonio egualitario per una legge contro l'odio e l'omobilesbotransfobia e per i diritti dei figli di tutti e tutte le coppie omogenitoriali. È una vergogna che dopo un anno e mezzo di questo governo Meloni, l'Italia sia scivolata alla 36esima posizione su 48 in Europa, più in basso dell'Ungheria, sui diritti delle persone lgbtqia+. Continueremo a lottare perché l'amore non si discrimina”, conclude.

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Politica

Dalla suggestione del ritorno in campo al gran rifiuto, i...

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L'ex sindaco di Roma festeggia oggi il compleanno

Francesco Rutelli - Fotogramma

"Io di nuovo in campo? No, tocca a una nuova generazione". Anche oggi non si fa tirare per la giacchetta Francesco Rutelli, già enfant prodige della politica italiana, a 26 anni, era il 1980, segretario nazionale del partito Radicale di Pannella, a meno di 40 sindaco di Roma, poi ministro e vicepremier. L'intervista con 'La Stampa' riporta dell'ennesimo 'no, grazie a tutti' dell'ex leader della Margherita in risposta a chi gli chiede un ritorno alla politica attiva. Oggi, 14 giugno, intanto si gode la festa per i 70 anni.

Sposato con Barbara Palombelli, giornalista e conduttrice televisiva, Rutelli, quattro figli e quattro nipoti, ieri sera con gli amici di sempre, tra cui il manager Chicco Testa, Paolo Gentiloni, commissario Ue, Miguel Gotor, assessore alla Cultura di Roma, Svetlana Celli, presidente dell'assemblea capitolina e il consigliere regionale Luciano Nobili, era al Gianicolo, per una passeggiata culturale, terminata poi con una cena nei dintorni. Momento conviviale, quasi anticipazione del brindisi, a due passi dal monumento equestre di Anita Garibaldi, realizzato proprio da Mario Rutelli, bisnonno di Francesco, nel '32. Una statua appena restaurata, collocata a poca distanza dal busto di uno degli eroi del '48, quel Paolo Narducci, morto 19enne per la difesa di Roma -guarda il caso- tra gli antenati della Palombelli.

Sono passati oltre dieci anni, era il 2013, da quando un neanche 60enne Rutelli chiuse la porta della politica attiva: "Ha scelto -si legge sul suo profilo internet- di non avere incarichi politico-istituzionali e di svolgere attività, sia su basi professionali, che di volontariato, nei campi in cui ha maggiormente sviluppato competenze ed esercitato la propria passione civile come l’ambiente e la sostenibilità, la cultura, la promozione internazionale dell’Italia". Ecco, appunto, Rutelli si muove nella sua seconda vita, mentre attraversa il traguardo delle settanta primavere, tra professione e volontariato, con i temi che restano quelli di sempre, memore delle battaglie 'radicali' della fine degli anni '80 per il verde pubblico, e per i diritti delle persone.

Oppure quelli di sostegno al modo della cultura, cinema e non solo, lui che riveste dal 2016 la carica di presidente di Anica, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche, Audiovisive, Digitali. Qui corre il ricordo a quanto fatto da ministro per i Beni culturali del governo Prodi: sua fu la riforma del Codice dei beni culturali e del paesaggio e le misure per sostenere il settore cinematografico. Tra gli impegni e le iniziative di Rutelli il Soft Power Club lanciato nel 2020 a Venezia. Il Club, che vanta tra i soci nomi internazionali come il principe di Giordania El Hassan, punta a definire ogni anno messaggi inclusivi e obiettivi pragmatici, ponendosi come forum per un multilateralismo rinnovato ed efficace.

Dal Collegio Romano Rutelli firmò le intese con prestigiosi musei statunitensi, dal Museum of Fine Arts di Boston al Getty Museum di Los Angeles: obiettivo il ritorno in Italia di tesori archeologici e culturali trafugati all'estero, per riavere indietro il Cratere di Eufronio, il Ritratto di Vibia Sabina, la Dea di Morgantina, tra gli altri. Molti oggi vorrebbero l'ex sindaco di Roma, il primo votato dai cittadini, novello federatore delle forze di centrosinistra, lui già capace di riunire tante anime diverse sotto l'insegna della Margherita. Un ritorno che però pare un po' meno semplice di quello andato a buon fine -non era scontato- con le opere d'arte trafugate al paese.

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