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Cresce la spesa privata per farmaci mentre il ricorso agli equivalenti è ancora basso soprattutto al Sud. Un cittadino su tre ancora non si fida ma circa la metà è propenso all’acquisto

Cittadinanzattiva: “Puntare su una grande campagna di informazione e comunicazione istituzionale per superare resistenze e false credenze e incidere sul ricorso agli equivalenti”.

Roma, 22 maggio 2024.Quasi un cittadino su tre nutre ancora dubbi sul fatto che i farmaci equivalenti abbiano la stessa efficacia di quelli cosiddetti “di marca” e uno su cinque dichiara che il medico indica sul ricettario solo quest’ultima tipologia. Il 47% dei cittadini sarebbe predisposto ad acquistare l’equivalente, mentre resiste un 19% che prediligerebbe comunque il brand.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla indagine esclusiva realizzata da SWG, tra aprile e maggio, su un campione di 2500 cittadini maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana. La stessa è stata presentata stamattina presso il Ministero della Salute, nel corso dell’evento “Farmaci equivalenti: conoscere per scegliere” promosso da Cittadinanzattiva, nell’ambito della campagna Ioequivalgo, con il contributo non condizionato di Egualia.

Oltre alla indagine SWG, sono stati presentati i dati di una ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che per la prima volta ha scelto di introdurre tra gli indicatori di valutazione delle performance regionali ed aziendali anche il ricorso agli equivalenti e i dati sul differenziale di prezzo versato di tasca propria dai cittadini per ritirare in farmacia il brand invece degli equivalenti. Nel 2022 la spesa a carico dei cittadini, comprendente la quota della compartecipazione (ticket regionali e differenziale), l’acquisto privato dei medicinali di classe A e la spesa dei farmaci di classe C, è stata pari a 9,9 miliardi, con un aumento del 7,6% rispetto al 2021. Il tutto con una costante: la spesa per la compartecipazione risulta generalmente più elevata nelle Regioni a basso reddito.

La campagna Ioequivalgo avviata da Cittadinanzattiva dal 2016 ha raggiunto, nelle cinque edizioni che si sono susseguite, tutte le regioni d’Italia con i suoi villaggi allestiti nelle piazze e negli atenei dove le persone hanno potuto ricevere informazioni attraverso il colloquio diretto con professionisti della salute, attraverso i leaflet e il sito web http://www.ioequivalgo.it e soprattutto attraverso l’app, strumento prezioso e di facile utilizzo, costantemente aggiornato dal partner tecnico Farmadati. L’edizione attualmente in corso della campagna ha indagato le ragioni per cui al Sud, ed in particolare nelle regioni pilota Campania e Sicilia, il ricorso ai farmaci equivalenti sia così ridotto, a fronte di un reddito pro capite mediamente più basso rispetto alle Regioni del Nord, dove il consumo degli equivalenti è ormai pratica consolidata.

Come emerge infatti dall’ultimo Report realizzato dal Centro Studi di Egualia, nel 2023 i cittadini hanno versato di tasca propria 1.029 milioni di euro di differenziale di prezzo per ritirare il brand off patent - più costoso - invece che il generico-equivalente - a minor costo - interamente rimborsato dal SSN. Il ricorso alle cure equivalenti continua però ad essere privilegiato al Nord (rappresenta il 39,8% delle confezioni vendute) rispetto al Centro (29%) e al Sud (23,7%), a fronte di una media Italia del 32%. L’incidenza maggiore di consumo è nella P.A. di Trento (44,7%), in Friuli Venezia Giulia (41,9%), in Piemonte (40%). In coda per consumi di equivalenti sono Sicilia (22,7%), Campania (21,9%), Calabria (21,7%).

“Con i villaggi itineranti della campagna Ioequivalgo abbiamo fatto tappa in 22 città, toccando tutte le regioni d’Italia, e abbiamo coinvolto gli studenti di alcuni istituti in Campania, Lazio, Piemonte ed Umbria. Inoltre abbiamo sottoscritto singoli protocolli di intesa con alcune Regioni, Campania, Sicilia, Marche e Sardegna, per costruire alleanze volte a semplificare l’accesso ai farmaci equivalenti. Crediamo che a questo punto sia necessaria una grande campagna di informazione e comunicazione istituzionale rivolta alla cittadinanza e agli operatori sanitari (medici, farmacisti, infermieri), per superare le resistenze di tipo culturale ma anche gli ostacoli pratici nella domanda e nell’offerta di questi farmaci”, ha dichiarato Valeria Fava, responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva.

Cittadinanzattiva ha presentato alcune proposte concrete, in vari ambiti:

Sul piano della comunicazione e informazione occorre:

1. avviare indagini qualitative sulle preferenze degli utenti rispetto al consumo dei farmaci, analizzando i fattori associati ad eventuali pregiudizi sul farmaco equivalente, al fine di pianificare interventi specifici e personalizzati anche con il supporto delle organizzazioni civiche e delle associazioni di pazienti;

2. realizzare una campagna di informazione istituzionale rivolta ai cittadini e agli operatori sanitari (medici, farmacisti, infermieri), che punti sui diritti e sulla responsabilità di ognuno;

portare la formazione nelle scuole, creando un’integrazione tra sistema educativo e sistema sanitario; promuovere e favorire le attività ed il contributo che le associazioni di pazienti e le organizzazioni civiche possono dare attraverso momenti di informazione di prossimità alla cittadinanza.

Sotto il profilo della formazione del personale:

3. sviluppare piani formativi dedicati al tema dei farmaci equivalenti all’interno dei corsi di laurea in Farmacia, Medicina e chirurgia e infermieristica;

4. potenziare i corsi di formazione ECM sul valore dei farmaci equivalenti e gestione ottimale di questa risorsa come valore clinico ed economico per il cittadino e il SSN.

Dal punto di vista della gestione tecnica della prescrizione:

5. estendere l’utilizzo della ricetta elettronica ad ogni medico convenzionato con il SSN ed operante nei vari setting assistenziali pubblici e privati convenzionati;

6. rendere sistematico il monitoraggio sulle prescrizioni da parte dei professionisti sanitari e sull’appropriatezza nell’uso delle clausole di non sostituibilità, avviando un confronto a livello di Regioni sull’eventuale uso eccessivo o inappropriato della “non sostituibilità”

7. promuovere un Tavolo Tecnico a livello regionale con il coinvolgimento di medici, farmacisti, infermieri, Distretti sanitari, rappresentanti delle società scientifiche e delle organizzazioni civiche e di pazienti al fine di avviare azioni sinergiche per migliorare l’accesso ai farmaci equivalenti sul territorio a partire dai dati di monitoraggio/comportamento cittadini.

Indagine SWG: il rapporto tra italiani e farmaci equivalenti

Lo studio, presentato da Riccardo Grassi, aggiorna una precedente rilevazione del 2021 analizzando gli atteggiamenti generali verso la salute, il livello di informazione, la fiducia nei players, il rapporto con i farmaci, la conoscenza del farmaco generico/equivalente e i criteri d’acquisto.

Più o meno inalterato l’atteggiamento degli italiani rispetto alle questioni sanitarie: il 56% del campione si dichiara attento alla salute, il 52% fa regolamene esami di routine (61% over 64), la maggioranza dichiara di stare bene (44%) o molto bene (37%) ma tre italiani su cinque e lamentano stanchezza ed affaticamento, e quasi la metà dolori osteo-articolari e insonnia. Piccoli disturbi che hanno affrontato rivolgendosi al medico (31%), allo specialista (16%) al farmacista (10%) e acquistando farmacia da banco (31%).

Il 72% del campione è ben informato anche sui farmaci equivalenti, dichiarando di averne sentito parlare dal farmacista (58%) o dal medico (41%): l’83% del campione sa che l’equivalente contiene lo stesso principio attivo del brand, il 69% che contiene la stessa quantità di farmaco, ma per quasi un quarto della popolazione generici ed equivalenti non sono la stessa cosa. E quasi il 30% degli intervistati continua ad avere dubbi sul fatto che abbiano la stessa efficacia.

Al momento dell’acquisto quasi due italiani su tre (64%) si affidano alle indicazioni del medico, soprattutto tra gli over 64 e i residenti nel Nord-Est, ma c’è una certa fiducia anche nelle indicazioni del farmacista (23%), soprattutto tra i giovani. Focus anche sulle abitudini prescrittive dei medici: il 20% del campione dice che il medico in ricetta indica solo il farmaco di marca; il 36% che indica il principio attivo e il farmaco di marca; solo il 31% riferisce che il medico indica solo il principio attivo lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand. Il 47% del campione si dice comunque orientato ad acquistare un farmaco equivalente, il 34% il farmaco consigliato dal medico o dal farmacista e il 19% il farmaco di marca.

Il differenziale nel mirino del MeS nei dati elaborati dal S. Anna di Pisa

Ad accedere un riflettore in più sul tema degli equivalenti Milena Vainieri, docente di Management presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dove si occupa di valutazione della performance dei servizi sanitari e dove dal 2008 è attivo un network di regioni a confronto per un’analisi sistematica delle rispettive performance, sia a livello regionale che aziendale, con l’obiettivo di fornire un sistema di confronto di valutazione della performance sugli indicatori condivisi. Ad oggi fanno parte del Network 11 Regioni: un processo di condivisione interregionale ha portato alla selezione di numerosi indicatori di valutazione e osservazione, volti a descrivere e confrontare, tramite un processo di benchmarking, varie dimensioni della performance del sistema sanitario: lo stato di salute della popolazione, la capacità di perseguire le strategie regionali, la valutazione socio-sanitaria, la valutazione dell’esperienza dei cittadini e dei dipendenti, ed infine la valutazione della dinamica economico-finanziaria e dell’efficienza operativa. Da quest’anno a titolo sperimentale il S. Anna ha scelto di introdurre tra gli indicatori anche il ricorso agli equivalenti e i dati sul differenziale di prezzo versato di tasca propria dai cittadini per ritirare in farmacia il brand invece degli equivalenti. Motivo dell’interesse i dati della spesa sanitaria privata out of pocket in costante crescita. Dai dati della Ragioneria dello Stato nel 2021 - dopo il rallentamento registrato nel 2020 (pari a -11,6% vs il 2019) - la spesa sanitaria privata ha registrato in tutto il territorio nazionale una crescita significativa fino a toccare quota 37,16 mld (+20,7% sul 2020). I dati OCSE confermano per lo stesso anno che Italia la spesa privata (volontaria o out of pocket) sia pari al 26% delle spese sanitarie contro un 24% della media OCSE. Fra i motivi principali del ricorso alla spesa sanitaria privata vi sono: visite specialistiche ed interventi chirurgici, prevalentemente odontoiatriche (46,1%), farmaci (17%), ticket (7%) e altre spese. Stesso trend nel 2022 quando la spesa a carico dei cittadini, comprendente la quota della compartecipazione (ticket regionali e differenziale), l’acquisto privato dei medicinali di classe A e la spesa dei farmaci di classe C, è stata pari a 9,9 miliardi, con un aumento del 7,6% rispetto al 2021. Il tutto con una costante: la spesa per la compartecipazione risulta generalmente più elevata nelle Regioni a basso reddito.

I materiali e le slide sono disponibili sui siti web di Cittadinanzattiva e di Egualia.

Cittadinanzattiva APS - Ufficio stampa

Aurora Avenoso: +39 348 3347603

Salvatore Zuccarello: +39 344 0422130

stampa@cittadinanzattiva.it - www.cittadinanzattiva.it

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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“Manifesto per la Nuova Economia”,

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Perugia, 21 giugno 2024. Un evento che ha messo insieme, per la prima volta, accademici, studenti e imprenditori virtuosi, per la presentazione del “Manifesto per la Nuova Economia”. Questo è stato il convegno internazionale “Manifesto e frontiere della ricerca per un Rinascimento economico”, che si è tenuto al Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia. La Conferenza – organizzata da Dipartimento di Economia dell'Università di Perugia, Federcasse BCC, Confcooperative e NeXt Economia, con il sostegno di Fondosviluppo e il contributo di Assimoco, Fondazione Giorgio Fuà, Fondazione Perugia e Gioosto e con il patrocinio di Sites, Sied, Siecon, Aissec – è stata una tappa fondamentale di avvicinamento alla 6ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, in programma a Firenze dal 3 al 6 ottobre 2024. (VIDEO)

Leonardo Becchetti (Direttore Festival Nazionale Economia Civile e Co-fondatore NeXt Economia) ha dichiarato: «Ci sono tanti eventi culturali in Italia, ma quello che abbiamo fatto in questi due giorni è stato qualcosa di veramente nuovo. Siamo, infatti, riusciti a mettere insieme accademici, menti scientifiche, studenti, e imprenditori sostenibili, oltre che appassionati nel coniugare etica e profitto. Questa comunità che è nata dal percorso sull’economia civile e sostenibilità integrale avviato con NeXt Economia a Firenze e qui da Perugia rilancia la sua componente internazionale, vuole lavorare per avere sempre più impatto e risolvere quelli che sono i problemi di questo Paese».

Marcello Signorelli (Direttore del Dipartimento di Economia e professore ordinario di politica economica all’Università di Perugia) ha invece sottolineato: «In questi due giorni abbiamo scoperto che si può essere più virtuosi, lavorando insieme. Noi economisti, per primi, dobbiamo aiutare a non essere riduzionisti su noi stessi, coinvolgendo non solo gli imprenditori, ma tutta la società civile. Dobbiamo fare di più e meglio, per vivere meglio e insieme. Ma con i fatti, non solo in termini astratti».

Per Fabiola Di Loreto (Direttore Generale Confcooperative) «queste due giornate sono state fondamentali, perché hanno impresso un cambiamento nella visione economica del Paese. Ci auguriamo, però, che questo messaggio venga percepito soprattutto dalle forze politiche, dai cittadini e dall’opinione pubblica. Deve essere chiaro che una sola economia di capitale non può essere sufficiente per gestire le criticità e i disagi che il mondo sta vivendo. Ci sono delle disparità che solo un’economia cooperativa che è in grado di mettere al centro la persona e le comunità può risolvere. Non può esistere una sola economia che prevede esclusivamente la centralità dei capitali».

Claudia Benedetti (Responsabile Segreteria Generale e Sviluppo Mutualità di Federcasse-BCC): «Qui a Perugia si sono riuniti rappresentati di diverse discipline attorno all’idea del Manifesto per una Nuova Economia. Attualmente è stato sottoscritto da più di 300 economisti, ma ci auguriamo che il numero possa crescere, per dare un segnale forte di condivisione su una maniera diversa di vedere l’economia.

Nel Manifesto e nella visione diversa dell’economia, c’è l’intento di impegnarsi singolarmente ma anche di mettersi insieme per rappresentare un’idea. Quindi, di fatto, si riconosce quello che già succede nei nostri territori, ma che non è abbastanza conosciuto.

L’economia civile – che è l’origine dell’economia stessa – è racchiuso il concetto di cooperazione di credito. Attualmente in Italia sono presenti 200 banche di credito cooperative, con più di 4.000 sportelli in oltre 2.500 comuni. Da qui dobbiamo ripartire: dai territori. La cittadinanza economica, infatti, è veicolo di cittadinanza civile».

Commenti entusiastici per la riuscita dell’evento sono arrivati anche da due studenti perugini. Elena Menaguale ha dichiarato: «I temi dell’economia civile e in generale quello di una nuova economia sono molto importanti, ma purtroppo poco trattati all’interno del mondo universitario. Per noi studenti, invece, dovrebbero essere affrontati molto di più e con una certa importanza e urgenza ed è per questo che abbiamo partecipato con entusiasmo a questo convegno».

Per Alessandro Parroccini «il concetto di economia civile è molto importante per noi studenti. Durante gli studi economici, infatti, osserviamo l’uomo che ci viene presentato come se fosse semplicemente una costante e non un protagonista del sistema in cui si trova. Nel manifesto che è stato presentato in questi giorni a Perugia, invece, la persona è vista come il protagonista principale, essendo posizionato al centro di questo cambio di paradigma economico».

https://www.festivalnazionaleeconomiacivile.it/manifesto-per-una-nuova-economia/

La foto e il video sono liberi da diritti e concessi dall’Ufficio stampa

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Ecco la ricetta di un ristorante rinato, La Forchetta di...

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Ecco la ricetta di un ristorante rinato, La Forchetta di Parma

Roma, 21 giugno 2024. Stimolare i sensi. Questo l'obiettivo che si pone lo chef del ristorante La Forchetta che sorge nel cuore di Parma. Gestito da Natalia e da suo marito Angelo, con alle spalle un'importante carriera nel mondo della gastronomia, sorge sulle ceneri di una gestione risultata poi fallimentare: "Abbiamo deciso di scommettere sulle nostre competenze -spiega Natalia- e sulla grande passione che ci ha permesso di stare qui da ormai tredici anni. Quella passione che porta mio marito a fare la spesa personalmente per scegliere i prodotti migliori. Teniamo molto a quello che offriamo ai nostri clienti ma pensiamo che il tutto funziona solo se alla buona cucina si accompagnano due elementi importanti come l'ambiente e l'accoglienza".

Far stare i propri clienti a proprio agio, una filosofia che risulta vincente: "Ai miei collaboratori -aggiunge Natalia- dico sempre che non sono semplici camerieri ma persone che interpretano il concetto di ristorazione che vogliamo fare emergere. Un buon piatto lo si fa scegliendo prodotti di qualità, ma i nostri clienti sono coccolati, vogliamo che si sentano a casa. Ne è nata così una clientela affezionata che viene da noi volentieri. Alla quale si affiancano tanti stranieri che, a volte, sono tornati a Parma appositamente per venire a mangiare da noi. Ricordo una signora, non ricordo la sua nazionalità, che per la forte emozione piangeva mentre degustava i Maltagliati verdi ai frutti di mare".

Ma cosa si mangia al ristorante La Forchetta: "La nostra -commenta Natalia- è una cucina semplice ma nello stesso tempo molto curata, segnalata peraltro nella guida Michelin. La materia prima è sempre di qualità e questo è il primo elemento importante. I nostri piatti la esaltano, poi naturalmente va cucinata e qui la bravura di mio marito risulta fondamentale. Ai piatti tradizionali, abbiamo aggiunto il pesce che sembrerebbe una decisione stonata per il luogo in cui ci troviamo. E invece la scelta è stata molto apprezzata dai clienti, a tal punto che, nel giro di pochi anni, hanno aperto tanti posti nel cuore di Parma con la cucina di pesce. Ma ovviamente non ci fermiamo qui. Vogliamo puntare sulla nostra sala per organizzare eventi di carattere gastronomico. Il nostro obiettivo è organizzare corsi regalando sempre più emozioni a chi ci vuole far visita".

Per informazioni

https://laforchettaparma.it/

Borgo San Biagio 6/D

Parma Italy

+39 0521 208812

+393928340922

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Gender Gap: HR Women in collaborazione con Human Hall,...

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Gender Gap: HR Women in collaborazione con Human Hall, Manageritalia e Comune di Milano portano 15 “Ambasciatori della Parità di Genere” nelle Scuole superiori milanesi

Quindici ambasciatori/ci tra 18 e 30 anni pronti a diffondere, presso i giovani studenti milanesi,la cultura del rispetto di genere contro la discriminazione

Milano, 21 giugno 2024 – Sensibilizzare le nuove generazioni sul tema delle pari opportunità, promuovere l’affermarsi di una nuova cultura di genere che premi l’inclusività e il rispetto, oltre a favorire la partecipazione e la cittadinanza attiva nelle nuove generazioni. Sono questi i messaggi che gli“Ambasciatori e le Ambasciatrici delle Pari Opportunità”diffonderanno nelle scuole superiori milanesi in occasione del prossimo anno scolastico 2024/25.

A presentare a stampa e operatori i nuovi“Ambasciatori delle Pari Opportunità” (quattordici ragazze e un ragazzo), oltre ai contenuti del progetto”Young Academy for Gender Policies - Generiamo nuova cultura di genere” realizzato da HR WoMen (think tank dedicato all’empowerment femminile per il successo della gender equality), in collaborazione con Human Hall (hub per l’innovazione, l’inclusione e la tutela dei diritti dell’Università̀ degli Studi di Milano” e Manageritalia, con il patrocinio del Tribunale di Milano e del Comune di Milano, sono stati: Alessia Cappello, Assessora alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano - Vincenzo Scuotto, fondatore di HR WoMen- Fabio Roia, Presidente del Tribunale di Milano - Marilisa D’Amico Prorettrice con delega a Legalità, Trasparenza e Parità di diritti dell’Università Statale di Milano – Maria Pia Abbracchio Prorettrice vicaria dell’Università Statale di Milano e Luisa Quarta,coordinatrice Gruppo Donne Manager Manageritalia.

Secondo i dati raccolti da un’indagine Ipsos per Manageritalia, su un campione di oltre 547 manager, sui temi della cultura di genere,per il 78% (93% donne - 68% uomini) la mancanza di parità di genere è un problema reale nella società italiana e spesso anche nell’azienda in cui si lavora.Tre intervistati su quattro hanno inoltre dichiarato di viverla come un reale problema da risolvere, con misure urgenti per il 26% degli intervistati.Opinioni che, seppur con pesi diversi, si confermano anche negli spaccati uomo/donna: il gender gap è un problema per il 68% degli uomini e per il 93% delle donne e richiede un’attenzione urgente per il 18% degli uomini e per il 38% delle donne (vedi Tab. 1). La ricerca di un’autentica parità di genere viene sentita come un’urgenza, in maniera inversamente proporzionale rispetto all’età, segno di una mutata consapevolezza, soprattutto da parte delle donne più giovani (vedi Tab. 2). L’indagine evidenzia inoltre il permanere nella nostra società di alcuni stereotipi di genere duri da abbattere (vedi Tab.3).Il 40% del campione ritiene ancora che gli uomini siano più portati,rispetto alle donne, a ricoprire ruoli di alto livello (36% per gli uomini e 46% per le donne). Per il 26% del campione “Le donne tendono a sminuirsi e non pensare di essere all’altezza” (16% per uomini e 39% per donne).Infine,le donne richiedono meno spesso, rispetto agli uomini,aumenti di stipendio e/o avanzamenti di ruolo.

Per Alessia Cappello, Assessora alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano: “Il gender gap è ancora una sfida significativa in Italia, come evidenzia la classifica del World Economic Forum: forti disparità di genere persistono in partecipazione economica, istruzione e salute, con un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d'Europa. Servono riforme strutturali e ancora di più un cambiamento culturale per riconoscere le differenze come un valore. Un progetto come questo, in cui i giovani parlano ai giovani, è importante, mala scarsa partecipazione maschile alla chiamata racconta quanta strada ci sia ancora da fare”.

Per Vincenzo Scuotto, fondatore di HR WoMen: “È un progetto nato a Milano da un dibattito informale tra leader di Istituzioni, Associazioni internazionali di direzione del personale e AIESEC (organizzazione giovanile più grande al Mondo).Un DNA intergenerazionale ed interdisciplinare per rilanciare il dialogo, la conoscenza e i valori delle pari opportunità. L’impatto dell’organizzazione è concentrato sull’empowerment femminile, ma il dialogo e la partnership con gli uomini diviene una “conditio sine qua non” per il successo della gender equality rendendo così HR WoMen assolutamente innovativa ed inedita quanto a DNA”.

Prosegue Luisa Quarta,coordinatrice gruppo donne manager Manageritalia:“Con il suo Gruppo Donne Manager, Manageritalia opera da sempre a favore della valorizzazione del contributo femminile nella società e nel lavoro. Dalla legge per le dirigenti, a quella per contrastare il gender pay-gap, alle iniziative per promuovere la genitorialità condivisa, sono molti i progetti realizzati per una società più equa e giusta. Con questo progetto però per la prima volta, associazioni, istituzioni e un’organizzazione studentesca si mettono insieme per ridurre il gender gap partendo dai giovani e portando grazie a loro l’educazione di genere nelle scuole”.

Per le professoresse Marilisa D’Amico e Maria Pia Abbracchio,dell’Università degli Studi di Mi lano:“Una piena parità di genere è ancora lontana dall'essere raggiunta. Tra noi e una reale equità si frappongono dei veri e propri bias cognitivi radicati profondamente nella società, sono pregiudizi a volte invisibili che continuano ad essere veicolati anche tramite i media e le istituzioni. La mancanza di consapevolezza dell’impatto di questi stereotipi e, ancora prima, il loro riconoscimento e l’adozione di strumenti di contrasto rappresentano sicuramente l’ostacolo più grande. Un approccio integrato e multidisciplinare - come quello adottato grazie a ricercatrici e ricercatori, dottorandi e dottorande di Human Hall e dell’Università degli Studi di Milano per questo progetto - è l’unico strumento che possa avvicinarci ad affrontarli in modo adeguato ed efficace, superare le difficoltà che ostacolano le carriere delle ragazze in settori considerati ancora tipicamente maschili”.

Secondo Fabio Roia,Presidente del Tribunale di Milano:“Per il raggiungimento di un’effettiva parità di genere occorre necessariamente un effetto di contaminazione sociale, nel senso che la cultura del rispetto e della promozione della parità deve far parte di una quotidianità integrata.L’individuazione di giovani come ambasciatrici e ambasciatori costituisce una forma di realizzazione positiva, che deve fornire un veicolo di traino sociale e rappresentare il consolidamento di una cultura che, soprattutto nelle realtà aziendali, deve trovare un’effettiva estrinsecazione. Per questo il Tribunale di Milano ha intenzione di supportare una iniziativa nuova e meritoria”.

I 15Ambasciatori/trici delle Pari Opportunità, del progetto“Young Academy for Gender Policies - Generiamo nuova cultura di genere”, sono stati selezionati tra i numerosi candidati, tra i 18 e 30 anni, che lo scorso mese di marzo hanno risposto alla call lanciata da HR WoMen e Manageritalia per individuare giovani interessati e interessate a partecipare alla formazione e a svolgere, a titolo gratuito, il ruolo di formatori e formatrici sui temi delle pari opportunità, della cultura di genere, del volontariato e del diritto antidiscriminatorio. Significativo che tra chi ha fatto domanda di partecipazione, solo il 15% è rappresentato da ragazzi.

I selezionati hanno avuto la possibilità di accede a uno specifico corso formativo di 10 ore in 5 lezioni in cui sono stati accompagnati dai ricercatori e dalle ricercatrici dell’Università degli Studi di Milano ad approfondire le competenze sulla normativa delle pari opportunità, declinando il tema anche sulla disparità di genere nel mondo del lavoro, sulla violenza di genere e di linguaggio. Hanno imparato, così, a riconoscere gli stereotipi più diffusi, i comportamenti discriminatori e sviluppato adeguate competenze pedagogiche, comunicative e relazionali da utilizzare presso le scuole superiori che verranno coinvolte.Durante il corso, e successivamente, i ragazzi hanno avuto la possibilità di essere affiancati e guidati nello sviluppo del loro percorso professionale e accademico da un vero e proprio “mentor”tra manager, professori universitari e professionisti pronti a consigliarli, ispirarli e motivarli nel segno di un proficuo scambio intergenerazionale.

Il progetto“Young Academy for Gender Policies - Generiamo nuova cultura di genere”, partirà da settembre nelle scuole superiori milanesi per il prossimo anno scolastico per diffondersi successivamente in altri istituti da nord a sud del Paese.

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