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Amiloidosi cardiaca, triplicati i casi dal 2019. I clinici:...

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Amiloidosi cardiaca, triplicati i casi dal 2019. I clinici: «Non è una malattia così rara, garantire un accesso equo alle nuove terapie è fondamentale»

Amiloidosi cardiaca, triplicati i casi dal 2019. I clinici: «Non è una malattia così rara, garantire un accesso equo alle nuove terapie è fondamentale»

Padova, 17 maggio 2024 – Un accumulo scorretto di proteina amiloide all’interno di numerosi organi e tessuti può essere la causa dell’insorgenza di un gruppo eterogeneo di malattie chiamate amiloidosi.Uno degli organi principalmente coinvolti è il cuore, provocando una condizione nota come “amiloidosi cardiaca”. Questa malattia si manifesta con una varietà di quadri di presentazione che includono aritmie e scompenso cardiaco, ma che può celarsi anche dietro a condizioni comuni come la stenosi aortica e l’ipertensione arteriosa. Se non curata, l’amiloidosi cardiaca può essere mortale, anche in breve tempo. Le forme più frequenti e significative sono l’amiloidosi AL (a catene leggere) e l’amiloidosi ATTR (da transtiretina), quest’ultima presente in una forma ereditaria (hATTR) o acquisita (wild-type ATTR).Dal punto di vista epidemiologico, l’amiloidosi cardiaca wtATTR,che interessa soprattutto gli uomini sopra i 70 anni, non sembra essere “una malattia così rara”, avendo registrato una vera e propria esplosione di casi, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Nonostante l’attenzione sulla patologia si sia recentemente accesa grazie alla disponibilità di terapie innovative efficaci in grado di prevenire, arrestare o riassorbire il deposito della sostanza amiloide, la sottodiagnosi e i costi elevati dei nuovi farmaci restano un problema aperto. Secondo gli esperti, considerando tutti i sottogruppi dell’amiloidosi cardiaca, il tempo medio tra il rilevamento dei sintomi e la diagnosi varia tra 6 e 30 mesi, per quanto riguarda la ATTR, meno del 50% dei pazienti riceve la diagnosi entro i 6 mesi dall’esordio, e visto il numero elevato dei casi l’accesso alle terapie deve essere garantito a tutti i pazienti.

A Padova si è fatto il punto con gli esperti nell’incontro organizzato da Motore Sanità dal titolo “Amiloidosi cardiaca in Regione Veneto. Innovazione terapeutica che spinge all’innovazione organizzativa, come omogeneizzare i percorsi?”,con il patrocinio dell’Associazione Amiloidosi italiana (A.AM.I.).

“Dal 2019-2020 si è registrato un aumento significativo dei pazienti in termini di prevalenza e di incidenza di amiloidosi cardiaca - ha spiegato il professore Alberto Cipriani del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari dell’AOU di Padova -:i casi sono triplicati, un fatto che mette in discussione che si tratti di una malattia rara. Presso il Centro di Riferimento dell’AOU di Padova prima del 2019 i pazienti in carico con amiloidosi cardiaca da transtiretina erano una ventina,attualmente sono oltre 200. Un aumento che va imputato all'avanzamento delle metodiche diagnostiche, molto più accessibili e non invasive, e alle nuove terapie che si sono rivelate efficaci nel rallentare la progressione della malattia e a ridurre la mortalità e le ospedalizzazioni.Il loro prezzo, però, è altissimo. Le cardiologie del Veneto sono in rete per assicurare il miglior percorso diagnostico; si auspica la nascita di una rete efficace anche tra le medicine interne, le geriatrie e la medicina generale, per combattere il sommerso, la sottodiagnosi e per sottolineare che l’amiloidosi cardiaca non è affatto una condizione rara”.

Snocciolando i numeri, Paola Facchin, Coordinatore Tavolo Interregionale delle Malattie rare, ha presentato l’epidemiologia dell’amiloidosi cardiaca senile tipo wild-type, spiegando che essa è, in modo impressionante, collegata alla disponibilità e diffusione dell’unico farmaco in indicazione finora esistente per trattare tale patologia. “La distribuzione dell’amiloidosi wild-type – ha spiegato la professoressa Facchin - ha un picco oltre i 75 anni e una distribuzione consistente di casi nel corso degli 80 anni e oltre. Le cardiopatie e gli scompensi cardiaci ad esso legati si sono confusi per molto tempo con una patologia multi-eziologica estremamente frequente nell’anziano e nel grande anziano. La patologia non era nota per molto tempo, è diagnosticabile con un percorso di conferma diagnostica complesso, indaginoso e invasivo. Per tutti questi motivi, la diagnosi di amiloidosi wild-type nell’anziano era del tutto episodica fino agli ultimi mesi del 2021 anche nella nostra Regione”.

In quell’anno, come ha spiegato la professoressa Facchin, si sono diagnosticati in tutto 8 nuovi casi. Al 31 dicembre 2023 i casi diagnosticati e certificati erano saliti a 227 con un picco di oltre 100 casi nuovamente diagnosticati nel primo semestre 2022, in concomitanza dell’immissione in commercio del farmaco specifico. Di contro, la forma di amiloidosi ereditaria da transtiretina, di gran lunga prevalente fino al 2021, è rimasta sostanzialmente stabile negli anni, nonostante la presenza di farmaci specifici in indicazione. I casi nel Veneto nel 2021 erano 21 e al dicembre 2023 sono 29. “Un andamento rilevante della diagnosi di forme wild-type sarebbe positivo se si aprissero realmente nuovi scenari terapeutici che possano migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita del paziente – ha proseguito Paola Facchin -. Il farmaco è utilizzabile in pazienti che non abbiano una compromissione già estremamente grave del cuore, quindi non in tutti i pazienti. Inoltre, la conoscenza dell’efficacia nel grande anziano è ancora molto labile. È quindi essenziale che ci sia, dopo la diagnosi, una corretta valutazione clinica complessiva del singolo paziente, per selezionare quelli in cui la terapia può costituire davvero una speranza di cambiamento rilevante dell’evoluzione della malattia. Valutando le percentuali dei pazienti che, una volta diagnosticati, sono stati immessi nella terapia, essi fluttuano da circa il 50% dei casi in alcuni Centri fino al 100% in altri. In linea di massima, più il Centro ha una casistica robusta, sia internamente alla Regione che esternamente ad essa, più la selezione dei pazienti da immettere nel trattamento è stretta. L’impatto nelle risorse del sistema sanitario che tale trattamento, molto costoso, induce, è già ora rilevante e tende naturalmente a crescere nel tempo, man mano che aumentano le nuove diagnosi e si stratificano i pazienti presenti. Si pone quindi un problema serio nel trovare un corretto bilanciamento tra il reale vantaggio clinico che l’utilizzo di questo farmaco dà nel grande anziano e le risorse che questo trattamento richiede, sottraendole ad altre necessità, anche espresse dallo stesso gruppo di popolazione. Monitoraggi di popolazione, come quelli in corso in Regione Veneto, potranno nel tempo aiutare a definire questo punto di equilibrio”.

Sui nuovi farmaci, la formazione degli specialisti e la creazione di team multidisciplinari, è intervenuto Giampaolo Pasquetto, Direttore dell’UOC di Cardiologia Cittadella (PD) e presidente dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO) del Veneto: “La recente disponibilità di farmaci per la terapia di questa cardiomiopatia, fino ad oggi considerata rara ed incurabile, ha modificato la storia naturale della malattia e migliorato la sopravvivenza dei pazienti affetti. È importante una linea guida regionale per evitare disparità e garantire un accesso equo ai trattamenti. Questo anche in considerazione del fatto che, ad inizio novembre 2024, l’unico farmaco che ad oggi ha l’indicazione per il trattamento dell’amiloidosi cardiaca wild-type, non sarà più rimborsato dal fondo nazionale farmaci innovativi. Inoltre, considerato l’ampio spettro di segni, sintomi ed alterazioni degli esami strumentali di primo livello che sono comuni ad altre numerose patologie, occorre che i cardiologi, gli internisti, i geriatri, in particolare quelli che agiscono sul territorio lontani dai centri di riferimento, siano adeguatamente formati per sospettare la presenza di questa condizione, a riconoscerne i segni ed i sintomi precocemente ed avviare gli opportuni processi diagnostici e di presa in carico. Oltre alla formazione ed alla costituzione di team multidisciplinari, ANMCO Veneto sta favorendo, come per altre cardiopatie rare, la collaborazione tra centri spoke e centri Hub per garantire un omogeneo trattamento per tutti i pazienti colpiti dalla malattia”.

Sul ruolo della diagnosi tempestiva è intervenuta Paola Martire, Dirigente medico della Cardiologia di Treviso dell’ULSS 2 Marca Trevigiana: “Per trattare il paziente adeguatamente è necessaria una diagnosi specifica, precisa, eppure ancora oggi capita che i pazienti arrivano in ambulatorio senza avere fatto esami cruciali. Servono più formazione e incontri fra cardiologi ambulatoriali del territorio e i medici di base che potranno aiutare a costruire attorno al paziente un iter diagnostico più specifico e precoce possibile, in modo da trattare il paziente nei tempi e nelle modalità più corrette”.

Nel disegnare il percorso diagnostico e di cura più appropriato per il paziente, il medico di medicina generale potrebbe avere il ruolo “sentinella” sul territorio. “Laddove fosse possibile – ha spiegato Fabiola Talato, Medico di Medicina Generale di Padova -, il medico di famiglia ha la possibilità di estrarre dal suo software i pazienti a rischio per poi proporre loro analisi di laboratorio di primo livello; qualora i risultati degli esami fossero suggestivi di sospetta amiloidosi cardiaca, inviarli nei centri dedicati”.

Si ringrazia Pfizer per il contributo incondizionato.

Ufficio stampa Motore Sanità

comunicazione@motoresanita.it

Laura Avalle - 320 0981950

Liliana Carbone - 347 2642114

www.motoresanita.it

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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“Manifesto per la Nuova Economia”,

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Perugia, 21 giugno 2024. Un evento che ha messo insieme, per la prima volta, accademici, studenti e imprenditori virtuosi, per la presentazione del “Manifesto per la Nuova Economia”. Questo è stato il convegno internazionale “Manifesto e frontiere della ricerca per un Rinascimento economico”, che si è tenuto al Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia. La Conferenza – organizzata da Dipartimento di Economia dell'Università di Perugia, Federcasse BCC, Confcooperative e NeXt Economia, con il sostegno di Fondosviluppo e il contributo di Assimoco, Fondazione Giorgio Fuà, Fondazione Perugia e Gioosto e con il patrocinio di Sites, Sied, Siecon, Aissec – è stata una tappa fondamentale di avvicinamento alla 6ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, in programma a Firenze dal 3 al 6 ottobre 2024. (VIDEO)

Leonardo Becchetti (Direttore Festival Nazionale Economia Civile e Co-fondatore NeXt Economia) ha dichiarato: «Ci sono tanti eventi culturali in Italia, ma quello che abbiamo fatto in questi due giorni è stato qualcosa di veramente nuovo. Siamo, infatti, riusciti a mettere insieme accademici, menti scientifiche, studenti, e imprenditori sostenibili, oltre che appassionati nel coniugare etica e profitto. Questa comunità che è nata dal percorso sull’economia civile e sostenibilità integrale avviato con NeXt Economia a Firenze e qui da Perugia rilancia la sua componente internazionale, vuole lavorare per avere sempre più impatto e risolvere quelli che sono i problemi di questo Paese».

Marcello Signorelli (Direttore del Dipartimento di Economia e professore ordinario di politica economica all’Università di Perugia) ha invece sottolineato: «In questi due giorni abbiamo scoperto che si può essere più virtuosi, lavorando insieme. Noi economisti, per primi, dobbiamo aiutare a non essere riduzionisti su noi stessi, coinvolgendo non solo gli imprenditori, ma tutta la società civile. Dobbiamo fare di più e meglio, per vivere meglio e insieme. Ma con i fatti, non solo in termini astratti».

Per Fabiola Di Loreto (Direttore Generale Confcooperative) «queste due giornate sono state fondamentali, perché hanno impresso un cambiamento nella visione economica del Paese. Ci auguriamo, però, che questo messaggio venga percepito soprattutto dalle forze politiche, dai cittadini e dall’opinione pubblica. Deve essere chiaro che una sola economia di capitale non può essere sufficiente per gestire le criticità e i disagi che il mondo sta vivendo. Ci sono delle disparità che solo un’economia cooperativa che è in grado di mettere al centro la persona e le comunità può risolvere. Non può esistere una sola economia che prevede esclusivamente la centralità dei capitali».

Claudia Benedetti (Responsabile Segreteria Generale e Sviluppo Mutualità di Federcasse-BCC): «Qui a Perugia si sono riuniti rappresentati di diverse discipline attorno all’idea del Manifesto per una Nuova Economia. Attualmente è stato sottoscritto da più di 300 economisti, ma ci auguriamo che il numero possa crescere, per dare un segnale forte di condivisione su una maniera diversa di vedere l’economia.

Nel Manifesto e nella visione diversa dell’economia, c’è l’intento di impegnarsi singolarmente ma anche di mettersi insieme per rappresentare un’idea. Quindi, di fatto, si riconosce quello che già succede nei nostri territori, ma che non è abbastanza conosciuto.

L’economia civile – che è l’origine dell’economia stessa – è racchiuso il concetto di cooperazione di credito. Attualmente in Italia sono presenti 200 banche di credito cooperative, con più di 4.000 sportelli in oltre 2.500 comuni. Da qui dobbiamo ripartire: dai territori. La cittadinanza economica, infatti, è veicolo di cittadinanza civile».

Commenti entusiastici per la riuscita dell’evento sono arrivati anche da due studenti perugini. Elena Menaguale ha dichiarato: «I temi dell’economia civile e in generale quello di una nuova economia sono molto importanti, ma purtroppo poco trattati all’interno del mondo universitario. Per noi studenti, invece, dovrebbero essere affrontati molto di più e con una certa importanza e urgenza ed è per questo che abbiamo partecipato con entusiasmo a questo convegno».

Per Alessandro Parroccini «il concetto di economia civile è molto importante per noi studenti. Durante gli studi economici, infatti, osserviamo l’uomo che ci viene presentato come se fosse semplicemente una costante e non un protagonista del sistema in cui si trova. Nel manifesto che è stato presentato in questi giorni a Perugia, invece, la persona è vista come il protagonista principale, essendo posizionato al centro di questo cambio di paradigma economico».

https://www.festivalnazionaleeconomiacivile.it/manifesto-per-una-nuova-economia/

La foto e il video sono liberi da diritti e concessi dall’Ufficio stampa

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Ecco la ricetta di un ristorante rinato, La Forchetta di...

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Ecco la ricetta di un ristorante rinato, La Forchetta di Parma

Roma, 21 giugno 2024. Stimolare i sensi. Questo l'obiettivo che si pone lo chef del ristorante La Forchetta che sorge nel cuore di Parma. Gestito da Natalia e da suo marito Angelo, con alle spalle un'importante carriera nel mondo della gastronomia, sorge sulle ceneri di una gestione risultata poi fallimentare: "Abbiamo deciso di scommettere sulle nostre competenze -spiega Natalia- e sulla grande passione che ci ha permesso di stare qui da ormai tredici anni. Quella passione che porta mio marito a fare la spesa personalmente per scegliere i prodotti migliori. Teniamo molto a quello che offriamo ai nostri clienti ma pensiamo che il tutto funziona solo se alla buona cucina si accompagnano due elementi importanti come l'ambiente e l'accoglienza".

Far stare i propri clienti a proprio agio, una filosofia che risulta vincente: "Ai miei collaboratori -aggiunge Natalia- dico sempre che non sono semplici camerieri ma persone che interpretano il concetto di ristorazione che vogliamo fare emergere. Un buon piatto lo si fa scegliendo prodotti di qualità, ma i nostri clienti sono coccolati, vogliamo che si sentano a casa. Ne è nata così una clientela affezionata che viene da noi volentieri. Alla quale si affiancano tanti stranieri che, a volte, sono tornati a Parma appositamente per venire a mangiare da noi. Ricordo una signora, non ricordo la sua nazionalità, che per la forte emozione piangeva mentre degustava i Maltagliati verdi ai frutti di mare".

Ma cosa si mangia al ristorante La Forchetta: "La nostra -commenta Natalia- è una cucina semplice ma nello stesso tempo molto curata, segnalata peraltro nella guida Michelin. La materia prima è sempre di qualità e questo è il primo elemento importante. I nostri piatti la esaltano, poi naturalmente va cucinata e qui la bravura di mio marito risulta fondamentale. Ai piatti tradizionali, abbiamo aggiunto il pesce che sembrerebbe una decisione stonata per il luogo in cui ci troviamo. E invece la scelta è stata molto apprezzata dai clienti, a tal punto che, nel giro di pochi anni, hanno aperto tanti posti nel cuore di Parma con la cucina di pesce. Ma ovviamente non ci fermiamo qui. Vogliamo puntare sulla nostra sala per organizzare eventi di carattere gastronomico. Il nostro obiettivo è organizzare corsi regalando sempre più emozioni a chi ci vuole far visita".

Per informazioni

https://laforchettaparma.it/

Borgo San Biagio 6/D

Parma Italy

+39 0521 208812

+393928340922

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Gender Gap: HR Women in collaborazione con Human Hall,...

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Gender Gap: HR Women in collaborazione con Human Hall, Manageritalia e Comune di Milano portano 15 “Ambasciatori della Parità di Genere” nelle Scuole superiori milanesi

Quindici ambasciatori/ci tra 18 e 30 anni pronti a diffondere, presso i giovani studenti milanesi,la cultura del rispetto di genere contro la discriminazione

Milano, 21 giugno 2024 – Sensibilizzare le nuove generazioni sul tema delle pari opportunità, promuovere l’affermarsi di una nuova cultura di genere che premi l’inclusività e il rispetto, oltre a favorire la partecipazione e la cittadinanza attiva nelle nuove generazioni. Sono questi i messaggi che gli“Ambasciatori e le Ambasciatrici delle Pari Opportunità”diffonderanno nelle scuole superiori milanesi in occasione del prossimo anno scolastico 2024/25.

A presentare a stampa e operatori i nuovi“Ambasciatori delle Pari Opportunità” (quattordici ragazze e un ragazzo), oltre ai contenuti del progetto”Young Academy for Gender Policies - Generiamo nuova cultura di genere” realizzato da HR WoMen (think tank dedicato all’empowerment femminile per il successo della gender equality), in collaborazione con Human Hall (hub per l’innovazione, l’inclusione e la tutela dei diritti dell’Università̀ degli Studi di Milano” e Manageritalia, con il patrocinio del Tribunale di Milano e del Comune di Milano, sono stati: Alessia Cappello, Assessora alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano - Vincenzo Scuotto, fondatore di HR WoMen- Fabio Roia, Presidente del Tribunale di Milano - Marilisa D’Amico Prorettrice con delega a Legalità, Trasparenza e Parità di diritti dell’Università Statale di Milano – Maria Pia Abbracchio Prorettrice vicaria dell’Università Statale di Milano e Luisa Quarta,coordinatrice Gruppo Donne Manager Manageritalia.

Secondo i dati raccolti da un’indagine Ipsos per Manageritalia, su un campione di oltre 547 manager, sui temi della cultura di genere,per il 78% (93% donne - 68% uomini) la mancanza di parità di genere è un problema reale nella società italiana e spesso anche nell’azienda in cui si lavora.Tre intervistati su quattro hanno inoltre dichiarato di viverla come un reale problema da risolvere, con misure urgenti per il 26% degli intervistati.Opinioni che, seppur con pesi diversi, si confermano anche negli spaccati uomo/donna: il gender gap è un problema per il 68% degli uomini e per il 93% delle donne e richiede un’attenzione urgente per il 18% degli uomini e per il 38% delle donne (vedi Tab. 1). La ricerca di un’autentica parità di genere viene sentita come un’urgenza, in maniera inversamente proporzionale rispetto all’età, segno di una mutata consapevolezza, soprattutto da parte delle donne più giovani (vedi Tab. 2). L’indagine evidenzia inoltre il permanere nella nostra società di alcuni stereotipi di genere duri da abbattere (vedi Tab.3).Il 40% del campione ritiene ancora che gli uomini siano più portati,rispetto alle donne, a ricoprire ruoli di alto livello (36% per gli uomini e 46% per le donne). Per il 26% del campione “Le donne tendono a sminuirsi e non pensare di essere all’altezza” (16% per uomini e 39% per donne).Infine,le donne richiedono meno spesso, rispetto agli uomini,aumenti di stipendio e/o avanzamenti di ruolo.

Per Alessia Cappello, Assessora alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano: “Il gender gap è ancora una sfida significativa in Italia, come evidenzia la classifica del World Economic Forum: forti disparità di genere persistono in partecipazione economica, istruzione e salute, con un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d'Europa. Servono riforme strutturali e ancora di più un cambiamento culturale per riconoscere le differenze come un valore. Un progetto come questo, in cui i giovani parlano ai giovani, è importante, mala scarsa partecipazione maschile alla chiamata racconta quanta strada ci sia ancora da fare”.

Per Vincenzo Scuotto, fondatore di HR WoMen: “È un progetto nato a Milano da un dibattito informale tra leader di Istituzioni, Associazioni internazionali di direzione del personale e AIESEC (organizzazione giovanile più grande al Mondo).Un DNA intergenerazionale ed interdisciplinare per rilanciare il dialogo, la conoscenza e i valori delle pari opportunità. L’impatto dell’organizzazione è concentrato sull’empowerment femminile, ma il dialogo e la partnership con gli uomini diviene una “conditio sine qua non” per il successo della gender equality rendendo così HR WoMen assolutamente innovativa ed inedita quanto a DNA”.

Prosegue Luisa Quarta,coordinatrice gruppo donne manager Manageritalia:“Con il suo Gruppo Donne Manager, Manageritalia opera da sempre a favore della valorizzazione del contributo femminile nella società e nel lavoro. Dalla legge per le dirigenti, a quella per contrastare il gender pay-gap, alle iniziative per promuovere la genitorialità condivisa, sono molti i progetti realizzati per una società più equa e giusta. Con questo progetto però per la prima volta, associazioni, istituzioni e un’organizzazione studentesca si mettono insieme per ridurre il gender gap partendo dai giovani e portando grazie a loro l’educazione di genere nelle scuole”.

Per le professoresse Marilisa D’Amico e Maria Pia Abbracchio,dell’Università degli Studi di Mi lano:“Una piena parità di genere è ancora lontana dall'essere raggiunta. Tra noi e una reale equità si frappongono dei veri e propri bias cognitivi radicati profondamente nella società, sono pregiudizi a volte invisibili che continuano ad essere veicolati anche tramite i media e le istituzioni. La mancanza di consapevolezza dell’impatto di questi stereotipi e, ancora prima, il loro riconoscimento e l’adozione di strumenti di contrasto rappresentano sicuramente l’ostacolo più grande. Un approccio integrato e multidisciplinare - come quello adottato grazie a ricercatrici e ricercatori, dottorandi e dottorande di Human Hall e dell’Università degli Studi di Milano per questo progetto - è l’unico strumento che possa avvicinarci ad affrontarli in modo adeguato ed efficace, superare le difficoltà che ostacolano le carriere delle ragazze in settori considerati ancora tipicamente maschili”.

Secondo Fabio Roia,Presidente del Tribunale di Milano:“Per il raggiungimento di un’effettiva parità di genere occorre necessariamente un effetto di contaminazione sociale, nel senso che la cultura del rispetto e della promozione della parità deve far parte di una quotidianità integrata.L’individuazione di giovani come ambasciatrici e ambasciatori costituisce una forma di realizzazione positiva, che deve fornire un veicolo di traino sociale e rappresentare il consolidamento di una cultura che, soprattutto nelle realtà aziendali, deve trovare un’effettiva estrinsecazione. Per questo il Tribunale di Milano ha intenzione di supportare una iniziativa nuova e meritoria”.

I 15Ambasciatori/trici delle Pari Opportunità, del progetto“Young Academy for Gender Policies - Generiamo nuova cultura di genere”, sono stati selezionati tra i numerosi candidati, tra i 18 e 30 anni, che lo scorso mese di marzo hanno risposto alla call lanciata da HR WoMen e Manageritalia per individuare giovani interessati e interessate a partecipare alla formazione e a svolgere, a titolo gratuito, il ruolo di formatori e formatrici sui temi delle pari opportunità, della cultura di genere, del volontariato e del diritto antidiscriminatorio. Significativo che tra chi ha fatto domanda di partecipazione, solo il 15% è rappresentato da ragazzi.

I selezionati hanno avuto la possibilità di accede a uno specifico corso formativo di 10 ore in 5 lezioni in cui sono stati accompagnati dai ricercatori e dalle ricercatrici dell’Università degli Studi di Milano ad approfondire le competenze sulla normativa delle pari opportunità, declinando il tema anche sulla disparità di genere nel mondo del lavoro, sulla violenza di genere e di linguaggio. Hanno imparato, così, a riconoscere gli stereotipi più diffusi, i comportamenti discriminatori e sviluppato adeguate competenze pedagogiche, comunicative e relazionali da utilizzare presso le scuole superiori che verranno coinvolte.Durante il corso, e successivamente, i ragazzi hanno avuto la possibilità di essere affiancati e guidati nello sviluppo del loro percorso professionale e accademico da un vero e proprio “mentor”tra manager, professori universitari e professionisti pronti a consigliarli, ispirarli e motivarli nel segno di un proficuo scambio intergenerazionale.

Il progetto“Young Academy for Gender Policies - Generiamo nuova cultura di genere”, partirà da settembre nelle scuole superiori milanesi per il prossimo anno scolastico per diffondersi successivamente in altri istituti da nord a sud del Paese.

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