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Guardare in rete, comprare in negozio: le abitudini di acquisto degli italiani

Nel panorama del consumo contemporaneo, caratterizzato da una crescente digitalizzazione e dall’inarrestabile ascesa del commercio online, emerge una tendenza peculiare che sfida le previsioni più ortodosse: l’affermazione del negozio fisico come punto di riferimento per gli acquisti. Nonostante la sempre maggiore presenza di piattaforme digitali e la comodità degli acquisti online, i consumatori europei sembrano mantenere un forte legame con l’esperienza offerta dai negozi tradizionali.

In questo contesto mutevole, il rapporto “The State of Shopping 2024”, condotto da ShopFully e Offerista Group, emerge come una radiografia accurata delle abitudini di acquisto dei consumatori in Europa, offrendo preziosi spunti di riflessione su come il settore retail stia affrontando le sfide dell’era digitale.

La situazione economica e i cambiamenti nei consumi

Il 2023 è stato un anno caratterizzato da turbolenze economiche in Europa, con l’aumento dell’inflazione che ha inciso pesantemente sui consumi. Questo scenario ha spinto i consumatori a cercare strategie di risparmio e a rivedere le proprie abitudini di spesa, concentrando gli acquisti sulle necessità primarie e limitando le spese superflue.

In Italia, il potere d’acquisto è diminuito significativamente, con il 25% della popolazione che si trova in difficoltà economica. Questo dato rappresenta un aumento del 15% rispetto all’inizio del 2022, evidenziando una situazione di crescente precarietà economica per molte famiglie italiane.

E le prospettive per il 2024 non sembrano essere particolarmente rosee agli occhi dei consumatori europei. Secondo il sondaggio, il 58% ritiene che il proprio potere d’acquisto non migliorerà nel corso dell’anno, mentre solo il 33% si dichiara ottimista e afferma di continuare comunque a risparmiare.

In questo contesto di incertezza economica, emerge chiaramente la necessità per i consumatori di adottare strategie di risparmio e di cercare convenienza nei propri acquisti.

Il ruolo della sostenibilità

Un altro aspetto chiave emerso dal sondaggio riguarda l’importanza crescente attribuita alla sostenibilità da parte dei consumatori europei. Sebbene il 53% degli italiani intervistati ritenga molto importante che i prodotti che acquista siano sostenibili, solo il 40% è disposto a pagare un prezzo più elevato per questo tipo di prodotti.

Questa discrepanza tra l’importanza attribuita alla sostenibilità e la disponibilità a investire in prodotti sostenibili riflette una delle sfide principali per il settore retail nel prossimo futuro: trovare un equilibrio tra offrire prodotti sostenibili e mantenere prezzi competitivi per soddisfare le esigenze dei consumatori.

Il ritorno al negozio fisico

Nonostante la crescente digitalizzazione del processo di acquisto, il negozio fisico rimane il preferito dai consumatori europei, con il 92% che lo predilige per l’esperienza sensoriale e la possibilità di toccare i prodotti prima dell’acquisto. In Italia è il 95% degli acquirenti che preferisce i negozi fisici, con una netta preferenza per categorie specifiche di prodotti come alimentari e bevande, cura del corpo e della casa e arredamento.

Tuttavia, nonostante la predilezione per il negozio fisico, il digitale gioca un ruolo sempre più importante nella fase di ricerca di informazioni pre-acquisto. L’83% dei consumatori europei utilizza canali digitali come i volantini online e i siti dei brand per informarsi sui prodotti e sulle promozioni prima di recarsi in negozio.

Le promozioni continuano a giocare un ruolo cruciale nel processo di acquisto dei consumatori europei, con il 94% che le considera un fattore determinante nella scelta di acquistare un prodotto. In Italia, la percentuale sale addirittura al 98%, evidenziando la grande importanza attribuita alle promozioni nella cultura degli acquisti italiani.

In un contesto economico in cui la convenienza è diventata una priorità per molti consumatori, le promozioni rappresentano un’opportunità per i retailer di attirare clienti e di incentivare gli acquisti, anche di prodotti nuovi o meno conosciuti.

Con il 2024 che si preannuncia come un anno di sfide economiche, il settore retail si trova a navigare tra tradizione e innovazione, con l’obiettivo di soddisfare le esigenze di un consumatore sempre più esigente e informato.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Giornata mondiale dei bambini, Padre Enzo Fortunato:...

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Il 25 e il 26 maggio Roma ospiterà la prima Giornata Mondiale dei Bambini, un evento straordinario che vedrà i bambini di tutto il mondo incontrare Papa Francesco. L’iniziativa, fortemente voluta dal Santo Padre, promette di essere una celebrazione unica e memorabile dedicata ai più piccoli. Patrocinata dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, la GMB è coordinata da padre Enzo Fortunato, in collaborazione con Aldo Cagnoli, la Comunità di Sant’Egidio e la Cooperativa Auxilium.

Perché una Giornata Mondiale dei Bambini?

Uno pensa che il futuro dell’umanità è nelle due punte: nei bambini e negli anziani. Quando si incontrano è una cosa bellissima. I nonni hanno un passato, i bambini un futuro. È molto importante aiutare i bambini a crescere“, afferma Papa Francesco. Il pontefice ha sottolineato l’importanza di coltivare una relazione di fiducia e amore con Dio, paragonandola all’amore incondizionato che un bambino prova nelle braccia della propria madre.

Demografia e denatalità: l’appello di Papa Francesco

Intanto Papa Francesco lancia accorati appelli riguardo alla crisi demografica che sta investendo l’Italia da ormai un decennio e non accenna a rallentare. “Sembra che le famiglie preferiscano avere dei cagnolini o dei gatti e non dei figli: è la cultura veterinaria” commenta il Pontefice, sottolineando come questa tendenza sia particolarmente evidente in Italia. “In Italia non si fanno figli, ed è grave. Abbiamo un’età media di 46 anni. Stiamo attenti a questo. È questa l’eredità che lasciamo?” ha chiesto retoricamente.

Il Papa esprime di sovente la sua preoccupazione per l’impatto a lungo termine di questa crisi, mettendo in evidenza come la denatalità possa minare il futuro stesso delle società: “È importante incontrarsi e lavorare insieme per promuovere la natalità con realismo, lungimiranza e coraggio” ed esprimendo chiaramente che la “vita umana è un dono, non un problema“.

In passato, ha osservato, “non sono mancati studi e teorie che mettevano in guardia sul numero degli abitanti della Terra, perché la nascita di troppi bambini avrebbe creato squilibri economici, mancanza di risorse e inquinamento. Mi ha sempre colpito constatare come queste tesi, ormai datate e superate da tempo, parlassero di esseri umani come se si trattasse di problemi. Ma la vita umana non è un problema, è un dono”.

Il problema – ha scandito Bergoglio – non è in quanti siamo al mondo, ma che mondo stiamo costruendo; non sono i figli, ma l’egoismo, che crea ingiustizie e strutture di peccato, fino a intrecciare malsane interdipendenze tra sistemi sociali, economici e politici. L’egoismo rende sordi alla voce di Dio, che ama per primo e insegna ad amare, e alla voce dei fratelli che ci stanno accanto; anestetizza il cuore, fa vivere di cose, senza più capire per cosa; induce ad avere tanti beni, senza più saper fare il bene. E le case si riempiono di oggetti e si svuotano di figli, diventando luoghi molto tristi. Non mancano cagnolini e gatti, questi non mancano, mancano i figli. Il problema del nostro mondo non sono i bambini che nascono: sono l’egoismo, il consumismo e l’individualismo, che rendono le persone sazie, sole e infelici“.

Poi l’affermazione del Papa, intervenendo anche sulla guerra e sulla quale non si sono risparmiate polemiche e discussioni: “La fabbrica delle armi e i contraccettivi sono gli investimenti con il maggior reddito“. Bergoglio, riferendo dei dati di un esperto in demografia, ha raccontato questo aspetto, aggiungendo: “la fabbrica di armi distrugge la vita, la contraccezione la impedisce“.

Un evento senza precedenti

La Giornata Mondiale dei Bambini si preannuncia come “la più grande riunione di bambini nella storia dell’umanità” secondo padre Enzo Fortunato. Con la partecipazione prevista di 72.000 bambini, provenienti da cento nazioni, allo Stadio Olimpico e un numero ancora maggiore atteso in Piazza San Pietro, questo evento si distingue per la sua portata e significato.

La Giornata Mondiale dei Bambini inizierà sabato 25 maggio allo Stadio Olimpico, con un evento caratterizzato da musica, sport, riflessioni e spiritualità. Il momento clou sarà una partita di calcio tra bambini e calciatori internazionali, capitanati da Gianluigi Buffon, con il Papa che darà il “calcio d’inizio”. Le celebrazioni si concluderanno domenica 26 maggio in Piazza San Pietro, con la messa presieduta dal Papa e il monologo di Roberto Benigni dopo il Regina Coeli.

Allo Stadio Olimpico, l’evento del 25 maggio sarà condotto da Carlo Conti. L’inno dell’evento sarà eseguito da don Marco Frisina, con esibizioni del Piccolo Coro dello Zecchino d’Oro e dei cori della Galassia. Parteciperanno anche artisti come Renato Zero, Al Bano, Orietta Berti e Carolina Bencivenga. Il ‘nonno d’Italia’, Lino Banfi, sarà presente insieme a Catherine Russell, direttore esecutivo di Unicef, e al regista Matteo Garrone, accompagnato da Seydou Sarr, protagonista del suo ultimo film “Io Capitano”.

Il Santo Padre ascolterà le conclusioni di esperti del settore, tra cui Mariella Enoch, già presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Jodie Williams, premio Nobel per la Pace nel 1997, Pia Lassmann Menniti, presidente di SWEA International, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, e Bruno Botta, rettore dell’Università degli Studi di Roma UnitelmaSapienza.

La GMB e le sfide dei bambini di oggi: 5 domande a Padre Enzo Fortunato

Padre Enzo Fortunato, coordinatore Giornata Mondiale dei Bambini

In un’intervista all’Adnkronos, Padre Enzo Fortunato ha condiviso la visione e le sfide della Giornata Mondiale dei Bambini:

Padre Enzo, può raccontarci com’è nata l’idea della Giornata Mondiale dei Bambini e la sua importanza per la Santa Sede?

“È stata un’intuizione profetica di Papa Francesco. Leggendo quello che avviene nel mondo, accogliendo il grido che arriva da ogni parte del globo vuole sottoporre all’attenzione mondiale le forti ingiustizie: bambini che non arrivano ad avere un po’ d’acqua e un pezzo di pane, bambini che vengono letteralmente schiavizzati, bambini che diventano le prime vittime sacrificali della guerra. Ecco allora la risposta di Papa Francesco: al buio del mondo la purezza della luce, attraverso lo sguardo innocente dei bambini“.

Quali sono le principali sfide che la Chiesa affronta oggi nella protezione e promozione del benessere dei bambini?

Papa Francesco, in comunione e in continuità con i papi che lo hanno preceduto, con determinazione e forza ha purificato l’iniquità presente anche nella Chiesa. E con serenità e sguardo lungimirante sta chiedendo alla stessa chiesa e agli uomini e alle donne di buona volontà di prenderci cura dei più fragili, di prenderci cura dei più piccoli e come Gesù ci ridice e ci propone i più bei gesti di Gesù con i bambini, mettendoli al centro: se non diventerete come questi bambini, non entrerete nel regno dei cieli, per indicare che la chiesa è fatta di servizio e amore e non di potere“.

Ci sono nuovi progetti o iniziative in cantiere per ampliare l’impatto di questa celebrazione?

Attenderemo il termine di questi due giorni per vedere cosa Papa Francesco annuncerà. E saranno quelle le iniziative e i lavori che porteremo avanti“.

Che messaggio vorrebbe inviare ai fedeli e alle famiglie in occasione di questa giornata speciale?

Vorrei dire ad ogni uomo e donna, ad ogni ragazzo e ragazza, ai nonni che prendersi cura dei più piccoli è l’esperienza più bella che possiamo vivere“.

Padre Enzo, c’è qualcos’altro che vorrebbe aggiungere o sottolineare riguardo alla Giornata Mondiale dei Bambini?

Queste giornate ci stanno dicendo: che bello chiedere scusa, che bello chiedere aiuto. Credo che poi una delle sfide che attendono famiglia, sport e chiesa è non sentirsi in pace pensando che i bambini con un cellulare in mano stiano buoni al proprio posto. Forse è necessaria la presenza”.

La voce dei bambini

Un aspetto fondamentale dell’evento sarà la possibilità per i bambini di far sentire la propria voce. Essi potranno porre domande e condividere le proprie esperienze direttamente con il Papa e con altre figure di rilievo, come il sindaco di New York Eric Leroy Adams e l’allenatore della Nazionale italiana di calcio Luciano Spalletti.

In quest’anno dedicato alla preghiera, in preparazione al Giubileo del 2025, Francesco chiama a raccolta i più piccoli. La Giornata Mondiale dei Bambini diventa, così, non solo un evento, ma un movimento che mira a creare un mondo più giusto e amorevole per i bambini di oggi e di domani.

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Anche il risparmio divide l’Italia, tra Nord e Sud c’è un...

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“Avéi a péixe a-a stàcca”. No, non siete capitati per errore su un sito straniero, è così che i genovesi indicano una persona tirchia, che infila la mano in tasca malvolentieri come se, invece dei soldi, ci fosse della pece. E se vi state chiedendo dove si risparmia di più in Italia, la risposta è Genova, ma a patto che se si considerino solo le grandi città metropolitane.
Se invece si considerano anche le città capoluogo di province più piccole, invece, Genova si piazza solo in undicesima posizione. Insomma, l’opinione popolare è ben riposta, a metà.

L’indagine dello Studio Tagliacarne che quantifica la propensione al risparmio delle famiglie a livello provinciale relativa al 2022 riporta che è Biella la provincia dove si risparmia di più, mentre il primato regionale spetta al Piemonte. La Liguria è al quarto posto.

Italia spaccata in due

Dai dati relativi alle province emerge che sono i biellesi il popolo più risparmiatore d’Italia, con una propensione al risparmio del 15,4% del proprio reddito disponibile nel 2022. Seguono le province di Vercelli (13,8%) e Asti (13,1%).
Bisogna sottolineare che propensione al risparmio e reddito vanno di pari passo: per chi arriva a stento a fine mese diventa impossibile mettere qualcosa da parte. Nel determinare le scelte di risparmio background culturale e situazione economica si intersecano fino a dare l’esito definitivo.

Non sorprende quindi che al Nord ovest la popolazione mostri una maggiore capacità di risparmio (10,8%), contro una media nazionale dell’8,4%, con picchi dell’11,1% in Piemonte, seguito a stretto giro dalla Lombardia (10,8%) e dall’Emilia Romagna (10,1%). Nel 2019 l’ultimo gradino del podio apparteneva alla Liguria, che è scivolata al quarto posto con una propensione anch’essa pari al 10,1% ma più bassa in termini assoluti.

Anche l’indagine del Centro Studi Tagliacarne disegna un’Italia spaccata in due.

Si passa dall’11,1% del Piemonte al 5,3% della Sicilia, per poco ultima in classifica dietro alla Sardegna (5,4%). Nelle Isole al Sud gli italiani fanno molta fatica ad accantonare qualcosa per il futuro, principalmente a causa delle minori entrate.
Nelle province di Ragusa, Crotone e Siracusa le famiglie riescono a mettere da parte solo il 4,6% del loro reddito. In molti casi, una spesa imprevista sarebbe ingestibile.

Nelle prime 20 posizioni della classifica provinciale ben 19 sono del Nord. Mentre sul fronte opposto di questa speciale classifica le province del Sud occupano 18 delle 20 posizioni più basse.
C’è però una nota positiva: 16 province del Sud hanno registrato un miglioramento nel ranking per propensione al risparmio rispetto al 2019. Tra i casi eccellenti spiccano le province di Bari e Matera, entrambe con un recupero di sette posizioni. Segno che qualcosa sta cambiando? Ancora presto per dirlo, anche se l’imprenditore e autore Alessandro Brunello è convinto che il futuro del Paese risieda nel Mezzogiorno (tanto che da milanese doc si è trasferito a Taranto).

Tra le regioni, Sicilia e Sardegna sono distaccate di circa un quasi punto percentuale dalla Calabria che registra una propensione al risparmio pari al 6,2% del reddito, il dato peggiore dopo quello delle due isole. A seguire troviamo la Puglia con il 6,5%.

Tirando le somme, partendo da una media nazionale dell’8,4%, la propensione media al risparmio varia molto in lungo e in largo per la penisola:

Nord-Ovest: 10,8% del reddito;
Nord-Est: 8,7%;
Centro: 7,4%;
Sud: 6,9%;
Isole: 5,3%

Dove si risparmia di più in Italia

“Tante realtà del Mezzogiorno si trovano nelle posizioni di fondo, ma occorre considerare che il reddito familiare al Sud è di circa il 32% inferiore a quello del Centro-Nord, il che si traduce anche in una necessaria maggiore propensione al consumo, in particolare di beni primari”, osserva Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne.

“Basti pensare – aggiunge – che dal 2014 al 2022 l’incidenza della spesa media mensile per prodotti alimentari nel Sud è passata dal 21,7 al 23,5% sul totale degli acquisti. E questo anche in virtù di una brusca accelerazione dei prezzi di questi beni che, dopo la pandemia, sono cresciuti in misura maggiore nel Mezzogiorno rispetto al complesso del Paese”. Il tutto in un contesto nazionale in cui l’inflazione è cresciuta a un ritmo decisamente più elevata degli stipendi, erodendo il potere d’acquisto (e di risparmio) delle famiglie italiane.

Si risparmia di più nelle piccole province

Il caro-vita è forse alla base di un trend evidenziato dalla ricerca: la propensione al risparmio è maggiore nelle province minori. La top ten è occupata, nell’ordine, da Biella, Vercelli (prime anche nell’analisi 2019), Asti, Modena, Varese, Alessandria, Pavia, Novara, Piacenza, Cremona, province che nella maggioranza dei casi non superano i 400.000 abitanti.

Un altro trend molto particolare emerso dall’indagine del Centro Studi Tagliacarne è che il risparmio aumenta nelle province con una rilevante presenza di nuclei familiari stranieri. Nelle 48 province che hanno una incidenza di famiglie composte unicamente da stranieri superiore a quella media nazionale, la propensione al risparmio si attesta al 9,1% contro il 7,5% del complesso delle altre province.

Per trovare la prima Città metropolitana per propensione a risparmiare, bisogna scendere fino all’undicesimo posto occupato da Genova, che precede la città metropolitana di Milano, in dodicesima posizione. Nonostante il recupero di quattro posizione rispetto all’analisi 2019, nel 2022 la Capitale si colloca in 60esima posizione per propensione al risparmio.

Gaetano Fusto Esposito spiega: “Se in valore assoluto le due ‘Capitali’ del Paese, Milano e Roma, concentrano il 18,4% del risparmio del Paese, molto diversa è la situazione rapportata al reddito delle famiglie che, invece, premia la provincia italiana. A testimonianza di un ruolo ancora forte di queste realtà più piccole di poter alimentare anche il processo di investimenti delle imprese familiari locali”.

I single risparmiano di più

C’è ancora un altro spunto interessante in chiave demografica. L’indagine del Centro Studi Tagliacarne dimostra che la propensione al risparmio è più alta nei single. Questo, nonostante altri studi dimostrino che le spese “obbligate” per chi non vive in coppia siano mediamente molto più alte degli altri nuclei che possono dividere il costo di bollette e simili.
Come si conciliano le due cose?

Innanzitutto, considerando che chi è single non necessariamente vive da solo (in città come Milano, Roma e Bologna sarebbe praticamente impossibile) e poi, ovviamente, considerando quanto sia costoso mantenere una famiglia.
Non a caso, le tre province salite sul podio per propensione al risparmio hanno tutte una quota di famiglie di single superiore alla media nazionale. Nelle 45 province nelle quali la quota di famiglie monocomponente supera la media nazionale la propensione al risparmio è del 9,1%, contro l’8,1% del dato nazionale.

Non si può certo affermare che gli italiani vivano un momento di grande splendore economico. Basti pensare che, un italiano su tre spenderà tra 500 e 1.000 euro per godersi le tante attese vacanze estive. Qualcuno si concederà pure qualcosa che non può permettersi, perché se non si può diventare ricchi per sempre, si può almeno fingere per qualche giorno.

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4 italiani su 10 soffrono di “notriphobia”, la paura per...

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“Nessuna persona ha bisogno di una vacanza quanto una che ci è appena stata”. Forse Elbert Hubbard non sa quanto la desideri chi soffre di “notriphobia”, ovvero la paura di non partire per le vacanze estive. L’etimologia è a metà tra l’inglese (“no trip”) e il greco (“fobia”)

Nel giro di quattro anni, dal Covid ad oggi, siamo passati dalla paura di fare le vacanze ed essere contagiati, alla paura di non andarci proprio in vacanza, nell’estate 2024. Lo sostiene l’Osservatorio sui trend dell’estate 2024 realizzato da PiratinViaggio, secondo cui il 40% degli italiani soffre di “notriphobia”.

I più colpiti da questa paura sono i giovani della Gen Z (chi l’avrebbe detto?) che vivono già una situazione di perenne ansia sociale, con diversi rischi per la salute mentale. Prenotare un viaggio, a volte anche solo cercarlo, genera invece delle sensazioni piacevoli e opposte all’ansia. Entusiasmo e felicità sono i sentimenti più comuni dopo aver prenotato le vacanze, come confermano il 67% e il 60% di preferenze riconosciuto dagli intervistati.

Di riflesso, non aver ancora prenotato le vacanze estive mentre si avvicina giugno crea ansia, o meglio “notriphobia”, appunto. Una paura che non impedirà, comunque, di andare in vacanza, come faranno nove italiani su dieci, secondo quanto emerge dal sondaggio.

Vacanze in coppia o da soli?

Nel sondaggio di PiratinViaggio, 6 su 10 affermano di vedere il viaggio come una priorità, tanto da aver taglio altre spese come cene al ristorante o shopping di vario tipo.

Chi rinuncia alle vacanze estive, invece, spiega che la rinuncia è motivata dai costi troppo elevati. Chiaramente, il peso di una vacanza aumenta esponenzialmente per le famiglie e le coppie con figli. Il 75% degli intervistati dichiara che viaggerà con la famiglia (o con il partner), il 17% con gli amici.

Sempre meno persone optano per una vacanza in solitaria o tramite gruppi organizzati. Un po’ a sorpresa, gli adulti risultano più pronti a partire da soli rispetto ai giovani. Per il 66% degli intervistati i costi andrebbero divisi equamente tra i partner a prescindere dal reddito.

Quando partono gli italiani

A proposito di reddito: non sempre però c’è bisogno di rinunciare alle vacanze. Per alcuni, basta non farle in piena alta stagione. In base alla risposte date al sondaggio, comunque l’87% degli italiani andrà in vacanza tra giugno e settembre. Il mese preferito è agosto (38%), seguito da luglio (22%) e settembre (16%). Solo il 13% opta per uno spacchettamento lungo tutta l’estate in una sorta di “vacanza a puntate”.
Ma quanto durano queste puntate o le vacanze?

La maggior parte degli intervistati preferisce soggiorni di una settimana (40%). Se si considera una durata di sette-dieci giorni, la percentuale sale al 60% degli intervistati. Solo due su dieci fanno vacanze più brevi di una settimana o di almeno due settimane.

Forse perché abituati al torpore della burocrazia, gli italiani si confermano turisti previdenti che prenotano con circa tre mesi di anticipo rispetto alla data di partenza. Tra chi non lo ha ancora fatto, invece, molti soffrono di “notrophobia” temendo che ormai sia troppo tardi.

La prudenza non è mai troppa per quasi uno su tre che blinda il viaggio tra i tre e i sei mesi prima, mentre solo il 6% si ridurrebbe all’ultimo minuto per prenotare le vacanze estive. Insomma, le vacanze last minute hanno perso appeal. A voler prenotare con largo anticipo sono in particolare i Baby Boomers, la generazione nata tra il 1946 e il 1964.

Estate 2024, quali sono le mete preferite degli italiani

Dall’Osservatorio di PiratinViaggio emerge chiaramente un risultato: anche per l’estate 2024 gli italiani preferiscono le località di mare che hanno ottenuto il 68% delle preferenze. In pratica, due intervistati su tre. Se invece fai parte del “team montagna”, devi sapere che il Trentino Alto Adige è la regione preferita dagli altri italiani che preferiscono l’estate bianca dei monti a quella blu delle coste.

E non è detto che si tratti di mare e montagne italiane dato che, in base al sondaggio, per l’estate 2024 gli italiani preferiranno andare all’estero. Anche qui la preferenza è netta: due vacanzieri su tre (65%) usciranno dal Belpaese per godersi le vacanze estive. Fuori, ma non troppo dato che il 49% sceglierà Paesi europei del Mediterraneo come Grecia, Spagna, Portogallo e Croazia. Anche se si va all’estero, dunque, vince il mare.

Il 16%, invece, andrà in giro per il mondo con Asia, Africa e America sul podio delle mete extraeuropee preferite dagli italiani.

Quanti restano in Italia?

Poco più di un italiano su tre, invece, trascorrerà l’estate 2024 nel Belpaese. La netta preferenza per il mare dà dei risultati quasi scontati, in termini di preferenze regionali: quelle più gettonate sono Sicilia, Puglia, Sardegna e Toscana. Sono per lo più gli adulti a restare nella penisola, mentre oltre il 70% dei GenZ è pronto a volare all’estero.

Usiamo questo verbo non a caso, dato che il 66% degli intervistati dichiara che prenderà l’aereo per spostarsi. Restano indietro auto, nave, treno e (per i più avventurosi) camper.

Cosa spinge alla scelta

La preferenza per l’estero fa il paio con le motivazioni che spingono gli italiani a scegliere una meta piuttosto che un’altra. Per il 71% degli intervistati, infatti, la prima motivazione nello scegliere il luogo delle vacanze è la curiosità di conoscere luoghi, scenari e culture mai viste.

La curiosità che muove gli italiani nella scelta delle mete di viaggio è legata alla lettura di articoli (42%), a post sui social media (65% soprattutto tra i giovani) dove svolgono un ruolo fondamentale i content creator, ai propri hobby e interessi (44%), al passaparola (34%), alla voglia di imparare un nuova lingua (6%) e alla pubblicità (6%). Emerge poi una curiosa tendenza figlia dei tempi: il 7% degli intervistati ha affermato di scegliere dove passare le vacanze estive in base luoghi in cui sono ambientate le serie tv.

Una volta decisa la meta, il 72% degli italiani si informa sulle attrazioni culturali, il 61% su cibo e ristoranti e il 52% sulle mete meno battute.

Estate 2024, quanto spenderanno gli italiani

Prima di passare all’ultima parte, quella più venale, proviamo a disegnare il viaggiatore italiano tipico, per quanto visto finora:

parte in piena estate, tra luglio e agosto;
preferisce le località di mare alla montagna o all’avventura;
preferisce l’estero all’Italia (e usa l’aereo);
viaggia in compagnia (del partner, della famiglia o di amici) anche per dividere le spese;
opta per soggiorni di una settimana.

Detto questo, quanto spenderanno gli italiani per le vacanze estive 2024?

In base ai risultati del sondaggio, la previsione di spesa non è mai elevata, specie se paragonata ad altri Paesi europei. Esattamente come gli stipendi italiani rispetto agli altri Paesi europei.

Il 32% degli italiani per la settimana estiva di vacanza spende tra 500 e 1.000 euro, il 17% spenderà tra i 1.000 e i 1.500 euro mentre il 14% spenderà meno di 500 euro.
Nonostante le difficoltà economiche, il 13% è pronto a concedersi un lusso, optando per soggiorni in una camera di livello superiore al proprio budget o pagando per esperienze di benessere.

D’altronde una settimana finisce presto, occorre puntare sulla qualità.

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Il difensore azzurro, ex Juve, disputerà oggi la sua ultima gara da professionista E' arrivato il momento anche per Leonardo...