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Esteri

Raid su Damasco, esperti Vaez e Marandi: “Iran non...

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Raid su Damasco, esperti Vaez e Marandi: “Iran non può non rispondere”

'Teheran ha esaurito la pazienza, ma vuole evitare scontro diretto'

Raid su Damasco, esperti Vaez e Marandi:

"L'Iran ha mostrato finora una pazienza strategica, ma questa situazione è giunta al termine. Ci sarà sicuramente una rappresaglia e probabilmente non dovremo aspettare a lungo". Lo afferma all'Adnkronos l'analista politico e capo del dipartimento di Studi americani all'Università di Teheran, Seyed Mohammad Marandi, commentando il raid israeliano che ha preso di mira il compound diplomatico dell'Iran a Damasco e causato la morte di un importante generale dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Reza Zahedi.

Marandi, che è anche consigliere del team iraniano di negoziatori sul nucleare, ritiene che quanto accaduto non modificherà la strategia della Repubblica islamica in Siria. "La strategia dell'Iran in Siria è stata quella di aiutare a sconfiggere l'Isis, Al-Qaeda e i loro affiliati. Ciò non cambierà", spiega, sottolineando che il raid israeliano su Damasco è stato possibile perché "l'Occidente permette al regime razzista di commettere qualsiasi crimine o atrocità", ma "il mondo è cambiato e non c'è più spazio per l'etno-suprematismo occidentale" nella regione. "L'Occidente - rimarca - si è rivelato privo di valori, moralità, linee rosse e decenza".

Anche secondo Ali Vaez, direttore dell' 'Iran Project' presso International Crisis Group (Icg), l'Iran non può non rispondere all'uccisione di Zahedi se non vuole perdere la sua 'presa' su Iraq, Siria e Libano, tuttavia, Teheran vuole evitare uno scontro diretto "con il suo nemico regionale molto più forte".

L'analista ritiene in un'intervista all'Adnkronos che la Repubblica islamica non abbia "né la capacità né la volontà di uccidere alti ufficiali militari israeliani" data anche la sua "riluttanza ad entrare in uno scontro militare diretto" con lo Stato ebraico. Ma, prosegue, "non può permettersi di non rispondere a questo attacco, che ha oltrepassato il limite prendendo di mira una struttura diplomatica iraniana". Secondo l'esperto dell'Icg, se Teheran non reagirà allora "non sarà più in grado di sostenere la sua presenza militare in Siria, Libano e Iraq. Non avrà un rifugio sicuro da nessuna parte".

Ma decidere come scatenare la rappresaglia per Teheran è un compito "difficile". Se da una parte, sostiene Vaez, dovrà servire a "ripristinare la deterrenza" nei confronti di Israele, dall'altra "non deve giustificare l'espansione della guerra". Lo Stato ebraico, conclude l'esperto, "probabilmente vede questa situazione come win-win: se l'Iran rispondesse, Israele sarebbe in grado di espandere la guerra e prolungare la durata politica dell'attuale governo. Se l'Iran non dovesse rispondere, sarà riuscito a infliggergli un danno significativo senza alcun costo", ma "prima o poi, indipendentemente da quanto siano calibrate le loro azioni, è probabile che le tensioni sfuggano al controllo".

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Israele Iran, Tel Aviv vuole che i Pasdaran siano...

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Israele Iran, Tel Aviv vuole che i Pasdaran siano riconosciuti come terroristi - Ascolta

Il comandante delle forze aeree dell'Esercito iraniano Hamid Vahedi ha annunciato che l'Aeronautica militare è pronta a colpire i suoi nemici con i caccia Sukhoi-24, i bombardieri tattici supersonici russi. Nel frattempo, il Ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, incontrando i suoi omologhi britannici e tedeschi in visita in Israele li ha esortati a riconoscere i Pasdaran come gruppo terroristico.

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Processo Trump, tanti giurati rinunciano: “Non siamo...

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Finora ne sono stati scelti 7: ecco chi sono

Donald Trump

Sono finora sette, quattro uomini e tre donne, i giurati scelti per il processo contro a Donald Trump per il caso Stormy Daniels. E non sono stati solo i procuratori e gli avvocati dell'ex presidente ad escludere potenziali giurati tra il centinaio di potenziali giurati convocati dal tribunale di New York: una metà di loro si sono autoesclusi, dichiarando di non sentirsi imparziali nei confronti di Trump.

Quelli che sono rimasti hanno dovuto passare il severo vaglio, soprattutto dei legali di Trump che hanno presentato vecchi post sui social media o amici dei possibili giurati a dimostrazione di una non ammessa animosità nei confronti dell'ex presidente. Comunque alla fine della giornata ne sono stati scelti 7 su 12, a cui devono essere aggiunti i 6 sostituti, che dovranno comporre la giuria. Sembra quindi che verrà rispettato il calendario fissato dal giudice Juan Merchan, che prevede di completare entro la fine della settimana la selezione dei giurati, per avviare dalla prossima il processo vero e proprio.

Tra i giurati selezionati, di cui ovviamente non sono note le identità ma solo il profilo, è stato già individuato il 'foreman', vale a dire il portavoce, un uomo di mezza età, originario dell'Irlanda, che si occupa di vendite e vive a West Harlem, secondo quanto riportano i media americani. Quando gli è stato chiesto se fosse al corrente degli altri casi giudiziari di Trump ha risposto: "Ho sentito qualcosa".

La seconda giurata è una donna che lavora come infermiera oncologica in un importante ospedale newyorkese, vive nell'Upper East Side, ed ha detto che quando ha ricevuto la convocazione come potenziale giurata non aveva capito che si trattava del processo contro Trump. Il terzo è un avvocato di una corporation che si è trasferito dall'Oregon a New York cinque anni fa.

Il quarto, originario di Puerto Rico, è un consulente di It che vive nel Lower East Side ed ha detto di trovare l'ex presidente "affascinante e misterioso: entra in una stanza e provoca una reazione in un senso o in un altro, trovo questo molto interessante". La quinta giurata è l'unica che ha alzato la mano quando è stato chiesto chi fosse al corrente degli altri problemi giudiziari di Trump. "Il presidente Trump dice quello che pensa", ha detto la giurata che insegna in una scuola e vive ad Harlem.

La sesta giurata è un'informatica che lavora per la Walt Disney Company, vive a Chelsea e promette che sarà "giusta e imparziale". Il settimo è un altro avvocato di una corporation, che vive con la famiglia nell'Upper East Side, è la prima volta che partecipa ad una giuria ed afferma di aver appoggiato alcune delle politiche del presidente Trump e contrastato altre.

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Dietro l’alluvione di Dubai c’è la mano umana?...

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La tecnica del cloud-seeding potrebbe essere all'origine delle piogge record che hanno devastato la città degli Emirati Arabi Uniti

Dietro l'alluvione di Dubai c'è la mano umana? I sospetti trovano conferme

Un'ondata di piogge senza precedenti ha trasformato le strade di Dubai in fiumi urbani, causando una crisi senza precedenti nella nazione desertica nota per il suo clima arido. Ma ora c'è chi ha dei sospetti sulla possibile causa delle devastanti inondazioni: il cloud-seeding, una tecnologia meteorologica ampiamente adottata nel paese.

Negli Emirati Arabi Uniti, dove le temperature possono raggiungere livelli insostenibili, il cloud-seeding (o "inseminazione delle nuvole") è considerata una soluzione innovativa per incrementare le scarse precipitazioni e rifornire le riserve d'acqua sotterranee. Questa tecnica implica l'uso di aerei che disperdono particelle di sale nelle nuvole per stimolare la pioggia. Analisi dei dati di tracciamento dei voli, condotte dall'Associated Press, indicano che un aereo solitamente usato in queste operazioni ha sorvolato il paese proprio nei giorni scorsi.

La situazione meteorologica ha preso una piega drammatica nella notte di lunedì, con piogge che hanno raggiunto il record storico: la media annuale sono 9,5 cm di pioggia, solo martedì ne sono stati scaricati 14,2 cm in 24 ore.

Il Centro Nazionale di Meteorologia degli Emirati (NCM), citato dal britannico "Daily Mail", ha inizialmente negato operazioni di cloud-seeding immediatamente prima della tempesta, pur confermando attività nella giornata di domenica e lunedì. Questo ha alimentato speculazioni e dibattiti su quanto la mano umana possa aver contribuito al disastro. Esperti nel campo sostengono che, benché il cloud-seeding possa aumentare le precipitazioni stagionali del 10-30%, non sia sufficiente per giustificare tali alluvioni.

Critici e commentatori hanno invece puntato il dito contro le inadeguate infrastrutture di drenaggio della metropoli. Nonostante gli investimenti in tecnologie avanzate, Dubai si è trovata impreparata a gestire un tale volume d'acqua, evidenziando una vulnerabilità significativa nel tessuto urbano della città.

Le ripercussioni delle inondazioni sono state immediate e severe: l'aeroporto internazionale di Dubai, un fulcro cruciale per il traffico aereo globale, è stato costretto a chiudere temporaneamente. I passeggeri sono rimasti bloccati, con voli cancellati o ritardati e il traffico aereo in tilt.

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