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Fedez in volo per Miami: “Finalmente parto con i miei...

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Fedez in volo per Miami: “Finalmente parto con i miei bimbi”

L'annuncio su Instagram: "Non vedevo l'ora"

Fedez sull'aereo con la figlia Vittoria - La foto postata su Instagram

"Finalmente parto con i miei bimbi, non vedevo l'ora". Fedez, dopo aver mostrato ieri gli avanzamenti nell'arredamento della nuova casa da separato, tra divani, tavolini, flipper e videogiochi d'annata, oggi ha annunciato sulle sue storie Instagram una vacanza a Miami con i figli Leo e Vittoria a Miami.

Poi ha postato foto e video dei figli (sempre senza riprendere i volti) con il padre Franco (e la madre Tatiana, che non si vede ma si sente parlare nei video postati) in aeroporto. "From Rozzangeles to Miami", ha scritto Fedez ironizzando su Rozzano, il comune dell'hinterland milanese dove è cresciuto. A chiudere la galleria di foto, una foto che ritrae il rapper in aereo con in braccio la figlia Vittoria.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Ucraina, c’è un piano segreto della Russia?

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Per il Washington Post prevederebbe l'idea di "sfruttare vulnerabilità interne di Stati Uniti e altri avversari"

Casa distrutta a Mykolaiv in Ucraina (Fotogramma)

Poco più di un anno dopo l'inizio della guerra in Ucraina, la Russia, in un documento segreto del ministero degli Esteri, tratteggiava piani per indebolire gli Stati Uniti e gli altri avversari occidentali, usando proprio la guerra con Kiev per forgiare un nuovo ordine globale libero da quella che veniva definita la dominazione americana.

Il documento del 2023

"Dobbiamo continuare a modulare il nostro approccio alle relazioni con gli stati non amici - si legge nel documento datato 11 aprile 2023 che il Washington Post ha ottenuto da un servizio di intelligence europeo - è importante creare un meccanismo per trovare punti vulnerabili delle loro politiche estere e interne e puntare a sviluppare misure concrete per indebolire chi si oppone alla Russia".

Tra queste misure il documento, che è un addendum secretato del rapporto pubblico sulla "Visione della politica estera della Federazione russa", cita "un'offensiva attraverso campagne di informazioni" e altre azioni "nelle sfere militari, politiche, economiche, commerciali e di psicologia dell'informazione" contro la "coalizione dei Paesi non amici" guidata dagli Stati Uniti.

Il documento, quindi, fornisce una conferma e anche delle linee guida di quella che ormai molti dell'élite di Mosca considera una guerra ibrida contro l'Occidente, in cui la Russia cerca di sovvertire il sostegno occidentale all'Ucraina creano tensioni nelle politiche interne di Usa e Paesi europei, attraverso campagne di propaganda a sostegno di politiche isolazioniste ed estremiste. Come dimostrano documenti del Cremlino rivelati nelle scorse settimane sempre dal Post. Il nuovo documento offre una cornice più ampia, in cui si afferma che gli Stati Uniti guidano la coalizione dei "Paesi non amici" per indebolire la Russia considerata "una minaccia all'egemonia globale occidentale". In questo quadro, il risultato della guerra in Ucraina "determinerà a un livello maggiore le linee del nuovo ordine mondiale".

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Economia

Clima, 38mila miliardi di danni ogni anno fino al 2050: lo...

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Pubblicato su Nature lo studio firmato da ricercatori del Potsdam Institute for Climate impacts Research

Terreno arido - FOTOGRAMMA

Anche se le emissioni di CO2 dovessero essere drasticamente ridotte a partire da oggi, l'economia mondiale è destinata a una riduzione del reddito del 19% fino al 2050 a causa dei cambiamenti climatici. In Italia il reddito medio si ridurrà del 15%, di più che in Francia (13%), ma meno che in Grecia (17%) e Spagna (18%). Complessivamente, i danni annuali globali sono stimati in 38mila miliardi di dollari. E' quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su 'Nature' firmato da tre ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impacts Research.

Questi danni - secondo lo studio - sono sei volte superiori ai costi di mitigazione necessari per limitare il riscaldamento globale a due gradi. Sulla base di dati empirici provenienti da oltre 1.600 regioni di tutto il mondo negli ultimi 40 anni, gli scienziati dell'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico (Pik) hanno valutato gli impatti futuri del cambiamento delle condizioni climatiche sulla crescita economica e sulla loro persistenza.

"Si prevedono forti riduzioni del reddito per la maggior parte delle regioni, tra cui il Nord America e l'Europa. L'Asia meridionale e l'Africa saranno le più colpite. Le riduzioni sono causate dall'impatto del cambiamento climatico su vari aspetti rilevanti per la crescita economica, come le rese agricole, la produttività del lavoro o le infrastrutture", afferma Maximilian Kotz, scienziato del Pik e primo autore dello studio. Complessivamente, i danni annuali globali sono stimati in 38mila miliardi di dollari, con una probabile forbice tra 19-59mila miliardi di dollari nel 2050. Questi danni derivano principalmente dall'aumento delle temperature, ma anche da cambiamenti nelle precipitazioni e nella variabilità delle temperature. La considerazione di altri fenomeni meteorologici estremi, come tempeste o incendi, potrebbe farli aumentare ulteriormente.

"La nostra analisi mostra che il cambiamento climatico causerà ingenti danni economici entro i prossimi 25 anni in quasi tutti i Paesi del mondo, anche in quelli altamente sviluppati come Germania, Francia e Stati Uniti - afferma Leonie Wenz, scienziata del Pik che ha guidato lo studio - Questi danni a breve termine sono il risultato delle nostre emissioni passate. Avremo bisogno di maggiori sforzi di adattamento se vogliamo evitare almeno alcuni di questi danni. E dobbiamo ridurre drasticamente e immediatamente le nostre emissioni: in caso contrario, le perdite economiche diventeranno ancora più ingenti nella seconda metà del secolo, fino a raggiungere il 60% in media globale entro il 2100. Questo dimostra chiaramente che proteggere il nostro clima è molto più conveniente che non farlo, e questo senza nemmeno considerare gli impatti non economici come la perdita di vite umane o di biodiversità".

Ad oggi, le proiezioni globali dei danni economici causati dai cambiamenti climatici si concentrano tipicamente sugli impatti nazionali delle temperature medie annuali su orizzonti temporali lunghi. Includendo le più recenti scoperte empiriche sull'impatto del clima sulla crescita economica in più di 1.600 regioni subnazionali in tutto il mondo negli ultimi 40 anni e concentrandosi sui prossimi 26 anni, i ricercatori sono stati in grado di proiettare i danni subnazionali derivanti dai cambiamenti di temperatura e di precipitazioni in modo molto dettagliato nel tempo e nello spazio, riducendo al contempo le grandi incertezze associate alle proiezioni a lungo termine. Gli scienziati hanno combinato modelli empirici con simulazioni climatiche all'avanguardia (Cmip-6). Inoltre, hanno valutato e tenuto conto della persistenza degli impatti climatici sull'economia in passato.

"Il nostro studio evidenzia la notevole iniquità degli impatti climatici: Troviamo danni quasi ovunque, ma i Paesi dei tropici saranno quelli che soffriranno di più perché sono già più caldi. Un ulteriore aumento della temperatura sarà quindi più dannoso in questi Paesi. Si prevede che i Paesi meno responsabili del cambiamento climatico subiranno una perdita di reddito del 60% superiore a quella dei Paesi a più alto reddito e del 40% superiore a quella dei Paesi a più alte emissioni. Sono anche quelli che hanno meno risorse per adattarsi ai suoi impatti. Spetta a noi decidere: un cambiamento strutturale verso un sistema di energia rinnovabile è necessario per la nostra sicurezza e ci farà risparmiare. Rimanere sulla strada che stiamo percorrendo porterà a conseguenze catastrofiche. La temperatura del pianeta può essere stabilizzata solo se smettiamo di bruciare petrolio, gas e carbone", afferma Anders Levermann, capo del dipartimento di ricerca Complexity Science del Potsdam Institute e coautore dello studio.

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Clima, 38mila miliardi di danni ogni anno fino al 2050: lo...

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Pubblicato su Nature lo studio firmato da ricercatori del Potsdam Institute for Climate impacts Research

Terreno arido - FOTOGRAMMA

Anche se le emissioni di CO2 dovessero essere drasticamente ridotte a partire da oggi, l'economia mondiale è destinata a una riduzione del reddito del 19% fino al 2050 a causa dei cambiamenti climatici. In Italia il reddito medio si ridurrà del 15%, di più che in Francia (13%), ma meno che in Grecia (17%) e Spagna (18%). Complessivamente, i danni annuali globali sono stimati in 38mila miliardi di dollari. E' quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su 'Nature' firmato da tre ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impacts Research.

Questi danni - secondo lo studio - sono sei volte superiori ai costi di mitigazione necessari per limitare il riscaldamento globale a due gradi. Sulla base di dati empirici provenienti da oltre 1.600 regioni di tutto il mondo negli ultimi 40 anni, gli scienziati dell'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico (Pik) hanno valutato gli impatti futuri del cambiamento delle condizioni climatiche sulla crescita economica e sulla loro persistenza.

"Si prevedono forti riduzioni del reddito per la maggior parte delle regioni, tra cui il Nord America e l'Europa. L'Asia meridionale e l'Africa saranno le più colpite. Le riduzioni sono causate dall'impatto del cambiamento climatico su vari aspetti rilevanti per la crescita economica, come le rese agricole, la produttività del lavoro o le infrastrutture", afferma Maximilian Kotz, scienziato del Pik e primo autore dello studio. Complessivamente, i danni annuali globali sono stimati in 38mila miliardi di dollari, con una probabile forbice tra 19-59mila miliardi di dollari nel 2050. Questi danni derivano principalmente dall'aumento delle temperature, ma anche da cambiamenti nelle precipitazioni e nella variabilità delle temperature. La considerazione di altri fenomeni meteorologici estremi, come tempeste o incendi, potrebbe farli aumentare ulteriormente.

"La nostra analisi mostra che il cambiamento climatico causerà ingenti danni economici entro i prossimi 25 anni in quasi tutti i Paesi del mondo, anche in quelli altamente sviluppati come Germania, Francia e Stati Uniti - afferma Leonie Wenz, scienziata del Pik che ha guidato lo studio - Questi danni a breve termine sono il risultato delle nostre emissioni passate. Avremo bisogno di maggiori sforzi di adattamento se vogliamo evitare almeno alcuni di questi danni. E dobbiamo ridurre drasticamente e immediatamente le nostre emissioni: in caso contrario, le perdite economiche diventeranno ancora più ingenti nella seconda metà del secolo, fino a raggiungere il 60% in media globale entro il 2100. Questo dimostra chiaramente che proteggere il nostro clima è molto più conveniente che non farlo, e questo senza nemmeno considerare gli impatti non economici come la perdita di vite umane o di biodiversità".

Ad oggi, le proiezioni globali dei danni economici causati dai cambiamenti climatici si concentrano tipicamente sugli impatti nazionali delle temperature medie annuali su orizzonti temporali lunghi. Includendo le più recenti scoperte empiriche sull'impatto del clima sulla crescita economica in più di 1.600 regioni subnazionali in tutto il mondo negli ultimi 40 anni e concentrandosi sui prossimi 26 anni, i ricercatori sono stati in grado di proiettare i danni subnazionali derivanti dai cambiamenti di temperatura e di precipitazioni in modo molto dettagliato nel tempo e nello spazio, riducendo al contempo le grandi incertezze associate alle proiezioni a lungo termine. Gli scienziati hanno combinato modelli empirici con simulazioni climatiche all'avanguardia (Cmip-6). Inoltre, hanno valutato e tenuto conto della persistenza degli impatti climatici sull'economia in passato.

"Il nostro studio evidenzia la notevole iniquità degli impatti climatici: Troviamo danni quasi ovunque, ma i Paesi dei tropici saranno quelli che soffriranno di più perché sono già più caldi. Un ulteriore aumento della temperatura sarà quindi più dannoso in questi Paesi. Si prevede che i Paesi meno responsabili del cambiamento climatico subiranno una perdita di reddito del 60% superiore a quella dei Paesi a più alto reddito e del 40% superiore a quella dei Paesi a più alte emissioni. Sono anche quelli che hanno meno risorse per adattarsi ai suoi impatti. Spetta a noi decidere: un cambiamento strutturale verso un sistema di energia rinnovabile è necessario per la nostra sicurezza e ci farà risparmiare. Rimanere sulla strada che stiamo percorrendo porterà a conseguenze catastrofiche. La temperatura del pianeta può essere stabilizzata solo se smettiamo di bruciare petrolio, gas e carbone", afferma Anders Levermann, capo del dipartimento di ricerca Complexity Science del Potsdam Institute e coautore dello studio.

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