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Biennale, Bper Banca main sponsor Padiglione Venezia a esposizione arte

In occasione della 60° Biennale di Venezia, tra le principali e più prestigiose manifestazioni internazionali dedicate all’arte contemporanea

Biennale, Bper Banca main sponsor Padiglione Venezia a esposizione arte

In occasione della 60° Biennale di Venezia, tra le principali e più prestigiose manifestazioni internazionali dedicate all’arte contemporanea, Bper Banca sostiene, in qualità di main sponsor, il Padiglione Venezia che presenta la mostra “Sestante Domestico”.

Attraverso i linguaggi della poesia e della pittura, il percorso espositivo esplora la ricerca della propria identità e della propria completezza emotiva e sentimentale, fattori che prescindono da condizioni geografiche o di lingua.

“Il Padiglione Venezia presenta un progetto espositivo di alto profilo artistico e di grande valore: sottolineando la dimensione sociale ed emotiva della ricerca dell’identità trasmette valori quali l’inclusione e il rispetto, che in BPER sentiamo centrali e imprescindibili per un percorso di crescita sostenibile e condiviso con i nostri territori”, afferma Serena Morgagni, responsabile della Direzione Communication di BPER Banca. “Crediamo che l’arte e l’espressione creativa possano partecipare attivamente alla costruzione di una cultura orientata all’inclusione e alla riduzione delle disuguaglianze sociali. Supportare Fondaco è un modo per contribuire alla valorizzazione di questi temi centrali in questa edizione dell’Esposizione, intitolata ‘Stranieri Ovunque’”.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di BPER per la promozione della cultura, che include molteplici iniziative sul territorio nazionale volte non solo a valorizzare la ricchezza artistica e i talenti del Paese, ma anche a favorire coesione e responsabilità sociale, stimolando riflessioni su tematiche attuali e rilevanti, con una particolare attenzione alle nuove generazioni e alla sostenibilità ambientale.

Ne è un esempio La Galleria di BPER Banca, una delle maggiori corporate collection italiane, che valorizza, tutela e rende fruibile il patrimonio artistico e archivistico della Banca, attraverso mostre, iniziative aperte al pubblico, progetti formativi per le scuole e studi di approfondimento.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

Cultura

illy Art Collection firmata da 4 artisti emergenti...

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Porta lo stesso nome della Biennale Arte: "Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere"

illy Art Collection firmata da 4 artisti emergenti latino-americani

Le iconiche tazzine illy si sono trasformate ancora una volta in una tela bianca sulla quale la guatemalteca Paula Nicho, il peruviano Rember Yahuarcani López, il colombiano Aycoobo e il collettivo brasiliano Mahaku hanno potuto esprimere la loro creatività, saldamente radicata nelle tradizioni e nella cultura della loro terra. A Venezia illycaffè ha presentato la nuova illy Art Collection dedicata a Biennale Arte 2024, che porta lo stesso nome della manifestazione: "Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere".

Un sodalizio più che ventennale, quello con l'Esposizione Internazionale d'Arte, che si riconferma anche in occasione della 60/a edizione arricchendosi di una illy Art Collection firmata da quattro artisti emergenti latino-americani scelti dal curatore di Biennale Arte 2024 Adriano Pedrosa fra quelli che espongono all'interno della mostra.

"La nuova illy Art Collection, che riprende il tema della Biennale Arte 2024, è dedicata a chi è straniero o lontano e promuove, attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, le diverse forme di dialogo e di inclusione, che spaziano dal rispetto per le radici e la cultura di tutti i popoli all'importanza di vivere in equilibrio con la natura, valori che illycaffè appoggia lungo tutta la filiera, ponendo sempre la persona e l'ambiente al centro di ogni sua attività", ha detto Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè. 

"La nuova illy Art Collection, che riprende il tema della Biennale Arte 2024, è dedicata a chi è straniero o lontano e promuove, attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, le diverse forme di dialogo e di inclusione, che spaziano dal rispetto per le radici e la cultura di tutti i popoli all'importanza di vivere in equilibrio con la natura, valori che illycaffè appoggia lungo tutta la filiera, ponendo sempre la persona e l’ambiente al centro di ogni sua attività", ha detto Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè. 

Paula Nicho - è probabilmente la più importante artista Maya guatemalteca vivente. Ha iniziato a lavorare come tessitrice e oggi dipinge la fantasia degli abiti, che riproducono la natura in modo artistico, unico e speciale. Li considera la “mia seconda pelle”, che è anche il titolo dell’opera riprodotta nella tazzina, e rappresentano quella parte della sua storia in cui ha subito discriminazioni per aver indossato gli abiti tradizionali. Attraverso la raffigurazione di varie scene di vita, in cui ha catturato la forza delle donne che indossano i costumi caratteristici delle varie regioni del Guatemala, l’artista testimonia l'importanza degli abiti per il ripristino dell’autodeterminazione indigena.

Rember Yahuarcani López è un artista visivo, scrittore e attivista che appartiene al Clan Áimenɨ della Nazione Uitoto dell’Amazzonia settentrionale in Perù. Ogni dipinto è la voce vivente degli antenati e degli dèi, che si riflettono negli animali e nella natura, poiché a quei tempi non c’erano separazioni fra uomo e natura. Nella tazzina “gli esseri invisibili” l’artista riproduce creature nate migliaia di anni fa nei territori dell'Amazzonia. Nel corso dei secoli sono stati gli dèi indigeni a insegnare ai loro abitanti nuovi modi di relazionarsi con l'ambiente ed è attraverso miti e storie che continuano a trasmettere importanti conoscenze sulla medicina, l'edilizia, la piantumazione e la cura dell'ambiente.

Aycoobo (Wilson Rodríguez) è un artista colombiano che ha appreso l’arte dal padre, pittore ed esperto di piante. In molte delle sue opere affronta la relazione tra uomo e natura. Per lui l'arte è un modo per affinare le sue antiche radici e la sua vita come individuo nel mondo contemporaneo. La tazzina, che ricalca l’opera “il sogno dello sciamano”, rappresenta il modo in cui lo sciamano percepisce e sente la natura dal suo essere, connettendosi spiritualmente con le piante e gli animali, che sono i guardiani celesti del territorio, imparando da loro l'antica saggezza che vede ognuno svolgere un ruolo, una funzione condivisa e accettata perché ognuno porta la sua medicina per guarire l'umanità.

Mahku, il Movimento brasiliano degli Artisti dell'etnia Huni Kuin, usano l’arte per dare forma a storie raccontate nei canti huni meka, che considerano messaggi degli spiriti trasmessi al popolo Huni Kuin. Le loro opere raffigurano miti sulle origini del mondo e sulle relazioni tra esseri umani, animali, piante e spiriti. La tazzina narra il mito di kapewë pukeni (il ponte-alligatore): alcuni uomini dovevano passare dal continente asiatico a quello americano attraverso lo stretto di Bering. Un alligatore si offrì di portarli sulla schiena in cambio di cibo. Lungo il tragitto gli animali disponibili diventavano sempre più scarsi e gli uomini cacciarono un piccolo alligatore, tradendo la fiducia del grande alligatore, che si inabissò nel mare. Da qui ebbe origine la separazione tra popoli e luoghi diversi.

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Cultura

Buttafuoco: “In tempo di guerra Biennale è luogo di...

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Il neo presidente fa appello agli artisti, ai saggi e all'aristocrazia del pensiero per "far fronte alla catastrofe"

Buttafuoco:

(dall'inviato Paolo Martini)

"Questa non è solo la Biennale Arte. In tempo di guerra è necessario ed è urgente che i saggi, gli artisti, l'aristocrazia del pensiero facciano fronte alla catastrofe incontrandosi, parlandosi, misurandosi nella dialettica, io me ne assumo la responsabilità. E vi dico che questa Biennale è uno strumento di pace, è l'agone dove misurare la vicinanza tra i popoli, le culture, le religioni e le più irriducibili differenze. E la Biennale - me ne assumo la responsabilità - deve diventare il punto alto di intersezione dove concorrano i raggi di una stessa luce". E' nel segno della pace che il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha inaugurato la 60/a Esposizione Internazionale d'Arte dal titolo "Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere", a cura del brasiliano Adriano Pedrosa.

Il 'messaggio' delineato da Buttafuoco, con la Biennale "luogo e strumento di pace", ha incassato un lungo e caldo applauso: per lui tante strette di mano e complimenti al termine della conferenza di pre-apertura con la stampa internazionale. E oltre a far commuovere a tratti la platea di giornalisti con il racconto di alcuni apologhi, Buttafuoco è stato apprezzato anche per le citazioni che ha voluto riservare nel suo discorso ufficiale: il filosofo tedesco Ernst Jünger; il presidente francese François Mitterand e il cancelliere Helmut Kohl sancirono simbolicamente la fine della secolare ostilità bellica tra Francia e Germania; il gigante del pensiero illuminista Immanuel Kant, autore del saggio "Per la pace perpetua"; il deputato democristiano all'Assemblea Costituente Giorgio La Pira, "sindaco santo di Firenze" che durante la Guerra Fredda convocava nella sua città "I convegni per la pace nel mondo"; il parlamentare comunista Pio La Torre, tra i primi protagonisti nella lotta alla mafia in sede legislativa.

"Come siamo arrivati a questo punto? Non possiamo ignorare l'ospite silente che incombe nel cuore di tutti noi e la domanda è: come siamo arrivati a questo punto?", ha esordito Buttafuoco facendo riferimento alla guerra che è tornata a insanguinare l'Europa e il Medio Oriente. E ha offerto un fotogramma ben preciso, risalente al 22 settembre 1984, in occasione della cerimonia per il 70º anniversario dell'inizio della Prima guerra mondiale: Kohl e Mitterrand mano nella mano nella Foresta Nera che vanno a rendere omaggio all'ultimo soldato insignito della Croce di ferro, Ernst Jünger, "che è anche autore di un libro che è parola, viatico, futuro, e la parola è 'pace'. Ed è a lui che Kohl e Mitterrand consegnano il suggello di pacificazione di una guerra che non ha mai avuto fine tra i loro popoli - la Francia e la Germania - e sono mano nella mano entrambi per rendere onore all'ultimo soldato la cui parola di destino è pace".

Buttafuoco ha poi ricordato che "nel prossimo 2025 tutti noi saremo chiamati a segnare una distanza dal 1795. È l'anno di pubblicazione della 'Pace perpetua' di Kant, e chissà il prossimo anno dove saremo arrivati, chissà quale 'clausola salvatoria' - questo è quello che detta Kant - avrà modo di riparare i danni dell'ospite che oggi è in tutti noi. Noi non ci possiamo rassegnare di avere smarrito il dovere di pace quando, arrivando a questo punto, già sappiamo di non poter fare tesoro della fatica operosa di un Giorgio La Pira, quando nella sua Firenze convoca da tutto il mondo i nemici irriducibili per costringerli al dialogo. E quindi come siamo arrivati a questo punto se una persona come Pio La Torre, un martire, giustamente ricordato nel suo luogo, ovvero nel Parlamento della Repubblica Italiana, oggi di certo non avrebbe voce, sarebbe considerato, in virtù della sua battaglia di pace, un nemico, e quindi additato come un nemico interno al servizio dello straniero?"

"Noi non possiamo fare finta di niente - ha continuato Buttafuoco - e oggi che la 60/a edizione della Biennale d'Arte trova nel titolo 'Stranieri Ovunque' questa vertigine dell'ignoto e ci conduce ben oltre la contemporaneità, ci impone anche di dismettere definitivamente la dimensione internazionale, perché la contemporaneità cede nel qui e ora dell'accadimento che non è evento e quel che ci riguarda è il futuro. L’internazionale, questa parola, riflettiamoci, è come una sorta di centrino dimenticato nel tiretto di un mobile in disuso e tarlato, perché non c'è altro orizzonte che l'universale ed è l'esatta misura che Adriano Pedrosa ha chiamato a Venezia - città unica al mondo dove ogni straniero da sempre trova domicilio: le geografie dimenticate, il ritorno alla 'res extensa', il riverbero plurale di una bellezza altrimenti dimenticata, esclusa, cancellata".

Il presidente della Biennale di Venezia ha ringraziato Adriano Pedrosa perché "nel suo lavoro ha ritrovato la bussola che ci consente di interpretare il paradigma a cui siamo chiamati, che non è quella di un'epoca di cambiamento ma un cambiamento d'epoca. Pedrosa viene dal Sud America e conosce bene la collocazione dei punti cardinali e sa che queste forme, che sono simboli, si sono antropizzati. E lo sappiamo: il nord se ne sta in testa con tanto di cappello e il sud è possibilmente a piedi scalzi. È straniero dunque l'essere straniero tra gli stranieri, a piedi scalzi, è il viandante in cammino tra i percorsi più impervi, è il mendicante i cui stracci spesso servono a nascondere la presenza di un Dio ed è quel nume sconosciuto a se stesso da cui gemma da sempre il rinnovarsi delle stirpi".

Buttafuoco è poi planato sull'attualità più stringente, sul conflitto tra Israele e Palestina che si è allargato anche all'Iran: "Non possiamo fare finta che non sia successo niente. Il Padiglione di Israele che decide di non aprire, nell'assoluto della verità, capovolge l'atto estremo scelto dell'artista nel mettersi in opera della verità, il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi, e questo per dirlo con Magritte, non è un padiglione, è un fatto d'arte. È il genio dell'arte che sa trovare risposta".

Buttafuoco poi ha fatto salire una stupita emozione nel Teatro dell'Arsenale raccontando l'apologo del gelato, non prima di aver detto: "Senza dimenticare che in questa città, presso la meritoria Fondazione Cini nell'isola di San Giorgio, sovietici e americani si incontravano per scongiurare quella guerra che a farla oggi, immaginarla oggi, è soltanto catastrofe. E non dimentichiamo la vergogna delle università dove è stato censurato il corso di Paolo Nori dedicato a Dostoevskij, perché qui si apre, si riapre, qui non si boicotta nessuno".

Questo il racconto del gelato recitato con trasporto emotivo dal presidente della Biennale: "In Libano, a Beirut, predicava un tempo l'Imam Musa al-Sadr, ascoltato, adorato, una sorta di Gandhi. Dove arrivava raccoglieva la vibrante presenza di quello spirito e sentimento che è pace: era quello il momento di una guerra terribile che è ancora oggi presente, che non possiamo ignorare e sono giorni in cui, accanto ai combattimenti e ai massacri, si scatena una epidemia. A Beirut era molto amato un gelataio, un gelataio cristiano, amato da tutti, faceva gelati squisiti, ma sapete com'è l'odio, la menzogna, sapete come funziona quello che abbiamo ancora addosso oggi, la propaganda. Comincia a spargersi la voce che sia lui ad aver diffuso l’epidemia, che sia lui l’untore e quindi serpeggia quel sentimento pericoloso per le comunità e per gli stranieri, per lui che è straniero: a poco a poco c'è una tensione così alta che in un venerdì di preghiera l'Imam Musa al-Sadr, ovviamente fatto sparire, sequestrato e cancellato da questa terra, nella sua predica del venerdì infiamma tutti i cuori di amore, di pace, di benedizione, lancia il suo monito e quando alla fine sono tutti presi di vibrante commozione per questa parola 'su di lui la pace', al termine del suo sermone, invitando tutti dice 'e adesso andiamo a prendere tutti un gelato', e li conduce tutti dal gelataio consegnando a lui, con il suo gesto, l’atto riparatore, la conferma e la consapevolezza che quello straniero trova domicilio nella comunità di tutti nel segno del gelato. E adesso andiamo a prendere tutti il gelato".

Prima di concludere il suo discorso, Pietrangelo Buttafuoco ha fornito un accenno di quella che sarà la sua Biennale facendo riferimento al suo predecessore: "Il mio grazie va al mio complice, amico, nonché maestro, Roberto Cicutto, della cui semina nel gemmare di tutto io faccio raccolta senza nulla disperdere. Grazie a tutta la squadra della Fondazione la Biennale di Venezia che è innanzitutto per me cattedra di spirito critico, di immaginazione ed è potenza di vivo segno".

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Cultura

Sophie Kinsella rivela: “Ho un cancro al cervello,...

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La diagnosi di glioblastoma per la scrittrice britannica è arrivata a fine 2022: "Ma solo ora ho avuto la forza di condividere questa notizia"

Sophie Kinsella - (Fotogramma)

La scrittrice britannica Sophie Kinsella ha rivelato di avere un tumore al cervello, di essersi sottoposta a un intervento chirurgico, a successive cure e di essere ancora sotto chemioterapia. "Volevo condividere con voi da molto tempo un aggiornamento sulla mia salute ma aspettavo di avere la forza per farlo", ha scritto l'autrice 54enne ai suoi follower sui social, raccontando: "Alla fine del 2022, mi è stato diagnosticato un glioblastoma, una forma di cancro al cervello aggressivo. Non ho rivelato prima questa notizia - confessa - perché volevo assicurarmi che i miei figli fossero in grado elaborarla in privato e adattarsi a questa nostra 'nuova normalità'".

Kinsella, il cui vero nome è Madeleine Sophie Wickham, ha raggiunto il successo con la serie dei libri 'Shopaholic', ha poi riferito di essere stata "curata dall'eccellente team dell'University College Hospital di Londra", e di essere stata sottoposta "a un intervento chirurgico con successo e alla successiva radioterapia e chemioterapia, che è ancora in corso". La scrittrice ha poi precisato che le sue condizioni sono "stabili", che si sente "in generale bene" anche se è "molto stanca" e la sua memoria "è peggiore di prima".

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