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Salute e Benessere

Il paziente al centro, le sfide della sanità di oggi nel...

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Il paziente al centro, le sfide della sanità di oggi nel convegno Adnkronos a Roma

Focus su prevenzione, nuove tecnologie, eccellenze e criticità del sistema salute

Il paziente al centro, le sfide della sanità di oggi nel convegno Adnkronos a Roma

Prevenzione, nuove tecnologie, eccellenze e criticità del sistema salute italiano, tenendo sempre a mente che al centro deve esserci il paziente. Questi i temi, attuali e complessi, che sono stati approfonditi durante il convegno ‘Salute e Sanità, una sfida condivisa’ , organizzata da Adnkronos presso il Palazzo dell’Informazione a Roma . Un incontro che si è incentrato su due direttrici: la gestione delle risorse, quindi di problemi quali le liste d’attesa e l’accesso ai pronto soccorso, e l’innovazione tecnologica, che richiede una costante formazione e un nuovo approccio al paziente. Sullo sfondo, una medicina che cambia.

Risorse e organizzazione, un binomio inscindibile

Si parte da un presupposto, messo subito in chiaro da Francesco Rocca, governatore della Regione Lazio: “Il sistema sanitario italiano è uno dei migliori del mondo”. Fondamentale è il suo universalismo, ha sottolineato Rocca: “Io credo nel servizio sanitario universale, perché ho conosciuto gli altri sistemi sanitari avendo girato il mondo in un’ottica di chi cerca di servire le persone più vulnerabili. E quindi in questo senso il mio servizio sanitario me lo tengo stretto e lo proteggo e faccio di tutto per rafforzarlo”

Cosa serve per mantenerlo a sua volta in salute e migliorarlo? Servono risorse ma, a monte, un’organizzazione adeguata, altrimenti diventa impossibile spendere bene i fondi di cui si dispone.

D’accordo il direttore generale del Policlinico romano Umberto I, Fabrizio D’Alba, intervenuto su Pronto soccorso e liste d’attesa e che ha sottolineato come il tema delle risorse non possa essere svincolato da quello dell’organizzazione, perché il sistema sanitario è a risorse ‘scarse’, ovvero definite, quindi da gestire al meglio: “Una risorsa è adeguata o meno anche in base a quello che si decide di offrire”. Tutto passa attraverso la definizione dell’offerta assistenziale perché o si adeguano e ottimizzano le risorse oppure si rimodula l’offerta.

Ma, ha precisato D’Alba, occorre anche lavorare sull’appropriatezza che condiziona l’accesso alle strutture e i percorsi assistenziali. Sulle liste d’attesa, “dobbiamo far capire ai cittadini che la risposta a un bisogno ambulatoriale deve darlo il sistema, non una struttura singola”.

Il sistema sanitario come pilastro della democrazia

Un altro aspetto evidenziato nella mattinata è stato il ruolo del sistema sanitario come pilastro della democrazia, secondo i principi fondanti di universalismo, equità e uguaglianza. “Se non è più così, perché non ce li si può più permettere, occorre pensare a strade alternative governandole politicamente”, ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe. “Ci illudiamo di poter avere la spesa sanitaria pro capite più bassa d’Europa e con un ampio paniere di servizi Lea. Risultato: metà del Paese non ha avuto servizi e il personale sanitario è stato mortificato, ora non li ricompri nemmeno coi soldi: la spesa per il personale andrebbe tolta dal deficit dei Paesi, che permetterebbe a tutti di investire adeguatamente nel personale”, ha chiarito il presidente che auspica “un patto sociale: ognuno deve rinunciare a un pezzo di privilegio, a regole immutate non se viene fuori”.

Inoltre, ha continuato Cartabellotta, occorre ridefinire i Lea, perché se ad esempio la diagnostica di bassa complessità ormai la fanno i privati, quindi i cittadini la pagano di tasca propria o attraverso le assicurazioni, “perché non levarla dai Lea”? Sicuramente, ha riconosciuto il presidente Fondazione Gimbe, si tratterebbe di una misura impopolare, ma è importante tenere a mente che “il livello di salute e benessere della popolazione condiziona la crescita economica del Paese”.

Anche Paolo Petralia, vice presidente vicario Fiaso, ha parlato di patti e accordi. Medici, pazienti, stakeholders, politica, aziende dovrebbero mettersi insieme e trovare una sintesi: “E’ tempo di una grande alleanza per fare una grande riforma, culturale prima che organizzativa”, con alla base un pensiero sostenibile e condiviso “con il paziente, o meglio la persona, al centro, in una logica complessiva di tenuta”.

La medicina territoriale: medici, farmacie, Case della Comunità

Si è poi parlato di medicina territoriale: “E’ fondamentale – ha detto Rocca -, è uno dei temi che deve essere accompagnato con attenzione a riprendersi, perché comunque è stato trascurato troppo a lungo. È la presa in carico del paziente, l’accompagnamento dei nostri cittadini nel momento di cui hanno necessità di un’attenzione medica, quindi su questo c’è un grande investimento programmato sulle Case della salute, gli Ospedali di comunità. E poi, ovviamente, una buona medicina del territoriale è un ottimo filtro soprattutto per i nostri pronto soccorso cittadini”.

Il governatore della Regione Lazio ha fatto riferimento alle case di comunità, le nuove strutture socio-sanitarie che entreranno a far parte del Servizio Sanitario Nazionale per potenziare e sviluppare l’assistenza territoriale e che prevedono un modello di intervento multidisciplinare, riunendo specialisti di vari settori per garantire servizi correlati al bisogno di diagnosi e cure della popolazione.

Sul tema concorde Loreto Gesualdo, presidente Fism, per il quale anche le società scientifiche possono fare molto per mettere al cento il paziente e per il quale le case di comunità “devono fare multidisciplinarietà nello stesso posto, di concerto con RSA e ospedali”, perché spesso “il paziente è multidimensionale”, ha più patologie. Un tipo di organizzazione che, ha evidenziato, avrebbe ricasco sul decongestionamento dei Pronto soccorso e degli ospedali stessi.

E nel contesto della territorialità anche le farmacie possono avere un ruolo significativo come punti di riferimento di prossimità, quindi rimettendo al centro i bisogni del paziente. Ne ha parlato Marco Cossolo, presidente Federfarma, chiarendo che questo ruolo non è in alternativa a quello del medico di famiglia, bensì in team: le farmacie possono essere vicine alle persone non solo fisicamente ma anche come orari e professionalità. In particolare, gli ha fatto eco Sabrina De Camillis, head government affairs & communications GSK Italia, i pazienti più anziani che, tra le altre cose, potrebbero accedere alla prevenzione, quindi alle vaccinazioni, in un luogo conosciuto e di facile accesso.

Notevole anche il contributo che possono dare i medici di famiglia. Fiorenzo Corti, vice segretario nazionale Fimmg, oltre a sottolineare come non sempre sia garantito al cittadino il diritto di scegliere o cambiare il medico territoriale, ha spiegato anche il valore aggiunto di questa figura che potrebbe intervenire, tra le altre cose, nella gestione della patologia cronica e dell’assistenza domiciliare. O anche procedere a una diagnostica per immagine negli studi. Corti però ha tirato anche un po’ le orecchie ai pazienti, che devono cambiare il loro approccio e non vedere più il medico di famiglia solo come quello che fa le ricette.

Medicina difensiva e prevenzione, il ministro Schillaci

Corti è tornato poi su un tema caldo già sfiorato, quello dell’appropriatezza delle prestazioni: “Non è detto che aumentando l’offerta il sistema migliori il servizio, molte volte si fanno esami non si sa perché”.

Ed è stato il ministro Schillaci ad approfondire questo punto: in Italia si ricorre molto alla medicina difensiva che porta a “over prestazioni per 8-9 miliardi l’anno”. Invece, ha evidenziato Schillaci, “chi ha bisogno deve poter fare gli esami giusti nel momento giusto”. Ecco perché il ministero ha messo in piedi lo scudo penale per i medici, calcolando anche che nel 98% dei contenziosi non si ravvisa un illecito di questo tipo nel loro comportamento. Stando questo dato, diventa invece importante garantire agli operatori sanitari la serenità per poter svolgere il proprio lavoro.

Schillaci ha poi messo in luce la necessità di non abbandonare il paziente dopo la diagnosi o l’intervento, ma di realizzare un adeguato follow up: “Non lasciarlo solo”.

Il ministro è intervenuto anche sulla prevenzione, sottolineando come in questo campo “non si spende ma si investe”. L’obiettivo è sì vivere di più, e l’Italia ha una delle aspettative di vita più alte del mondo, ma anche di invecchiare meglio e in salute, o oggi non è sempre così. Un obiettivo che parte da lontano, “dall’educazione ai corretti stili di vita fin dalle elementari”.

Un aspetto già toccato da De Camillis, per la quale “la prevenzione deve essere la star”, a cominciare dalle vaccinazioni che possono contribuire a mantenere in salute l’anziano e portare a un invecchiamento attivo. “Non servono più risorse ma una loro organizzazione più efficiente, usando anche le farmacie, ha affermato”. Anche perché maggiore salute significa anche meno esami e meno ricoveri quindi meno ingolfamento del sistema e liste di attesa più snelle. A vantaggio dei pazienti.

Il ruolo delle nuove tecnologie: un nuovo approccio per tutti

Infine, le nuove tecnologie sono fondamentali per mettere il paziente al centro: innovazioni che, ha sottolineato Francesco Gabrielli, professore di eHealth all’Università San Raffaele, stiamo imparando man mano ad usare: oggi abbiamo una serie di dati dall’interno del corpo umano che ci consente una visione molto diversa rispetto alla medicina ‘800 e ‘900esca. Servono però la sperimentazione clinica e un cambio di approccio, perché se continuiamo con i tempi di 50 o 100 anni fa abbiamo un sistema vecchio, non adatto alle esigenze attuali.

Anche per D’Alba il ruolo della tecnologia è fondamentale, perché “consente di regolare in modo alternativo la prestazione e rendere più snelli e trasparenti i percorsi di prenotazione”.

Paziente al centro anche attraverso la medicina predittiva, come ha rimarcato Gaetano Marrocco, Director of the Medical Engineering School  all’Università di Roma Tor Vergata, pensando da una parte al fenomeno della dematerializzazione del dispositivo medico che “diventa non più esterno ma spalmato sul corpo come una seconda pelle”, che fa analisi sui parametri vitali e trasmette i dati, e dall’altra alla digitalizzazione delle protesi, diffusissime (basi pensare alle capsule dentarie).

Innovazioni che portano a una migliore qualità della vita: la digitalizzazione del dispositivo medico “potrebbe rilevare la temperatura corretta e anche la pressione, più precisa, senza l’effetto camice bianco”, che la fa innalzare quando è il medico a misurarla. “Si tratta di un cambiamento epocale – ha concluso Marrocco – perché dà una visione completamente differente” della salute del singolo, “ma anche permette di applicare le cure in maniera più adeguata”.

In sintesi, il fil rouge tra i tanti interventi che si sono susseguiti durante i lavori è che per una sanità che metta al centro il paziente occorre la collaborazione di tutti: dalla politica alle aziende farmaceutiche, dalle società scientifiche ai medici e agli infermieri, fino alle farmacie sul territorio. Ma anche c’è bisogno del paziente stesso, perché, come ha sottolineato Pietro Giurdanella, consigliere Comitato centrale Fnopi (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche), in un’epoca digitale il cittadino non può più essere passivo ma deve svolgere un ruolo attivo.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

Salute e Benessere

“Fermate il Far West del ritocco”....

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"In Italia, se va bene, soltanto 1 operatore su 2 ha i titoli a posto", denuncia lo specialista. I controlli? "Latitano". E intanto anche il turismo estetico fa boom: "Una piaga, vediamo danni spaventosi"

Paolo Santanchè, chirurgo plastico

"Ormai siamo al Far West". Il chirurgo plastico Paolo Santanchè, "una vita dedicata alla professione", clientela "consolidata e fedele", torna a denunciare quello che "proprio non va" nel variegato mondo del ritocco di bellezza: "Gente che si proclama specialista e non lo è, sedicenti 'chirurghi dei Vip', millantatori da 'mille interventi l'anno' che neanche Pitanguy arrivava a fare, soggetti rifatti come caricature che si definiscono autodidatti 'perché tanto la specializzazione non serve', presunti 'guru' che pontificano e poi fanno disastri". In tutto questo "io non mi ci riconosco più", spiega in un'intervista all'Adnkronos Salute. "E non lo dico certo per paura che mi si faccia concorrenza", precisa. "Lo ripeto perché amo il mio lavoro, perché troppi pazienti ogni giorno rischiano la salute e vanno tutelati". Invece "in Italia chi dovrebbe controllare latita. Sulla carta le leggi esistono, ma nei fatti non vengono rispettate. Le segnalazioni? Le mie - riferisce - sono cadute nel vuoto".

Il problema numero 1 sono "i falsi specialisti"

Confrontando il numero degli iscritti a organismi di categoria come la Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica) o l'Aicpe (Associazione italiana chirurgia plastica estetica) con le dimensioni della "pletora di operatori offrono prestazioni nel settore in questo Paese", Santanchè calcola che "gli specialisti, quelli con tutti i titoli a posto, se va bene saranno forse la metà". Le trappole scattano via social: "Vado su Instagram e mi imbatto nelle pubblicità di chirurgia estetica. Ne vedo tante", assicura il medico. A parte "il disgusto per il modo in cui molti si pubblicizzano, atteniamoci alla legge: se ti definisci chirurgo plastico o chirurgo estetico - avverte - devi avere la specializzazione in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. Non ci sono equipollenze che tengano, devi averla punto, devi esserti guadagnato quel titolo. Invece vai a verificare sul sito della Fnomceo", la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, "e scopri che buona parte di questi signori non sono specialisti in niente o lo sono in una disciplina che non c'entra nulla. Quanto può essere affidabile uno che si già si presenta mentendo sui titoli che ha?".

"Io una volta ci ho provato a fare una segnalazione all'Ordine dei medici - racconta Santanchè - però non è successo niente, il vuoto. Gli Ordini dovrebbero tutelare i medici, in questo caso gli specialisti dai cialtroni. E soprattutto dovrebbero proteggere i pazienti, mentre la mia impressione è che nessuno pensa a tutelarli. Se non ha gli strumenti per difendersi da solo, il paziente legge e ci crede. Il problema è serio", insiste l'esperto. "Qui non parliamo di marachelle, parliamo di reati perseguibili secondo il Codice deontologico e secondo la legge. Parliamo di azioni punibili con l'espulsione dall'Ordine dei medici e dai tribunali", incalza il chirurgo. "Anche il Garante della pubblicità, dov'è? Siamo di fronte a una pubblicità illegale e immorale, tutto il contrario dell'etica professionale, e nessuno che fa niente. Bisogna fermare tutto questo", è l'appello.

"La chirurgia estetica è una branca della medicina - chiarisce Santanchè - è una cosa delicata, non puoi lasciarla in mano a chiunque, a gente senza titoli e senza scrupoli che pubblicizza impunita trattamenti che non stanno né in cielo né in terra. Un'altra cosa che anche i pazienti dovrebbero capire, e provo sempre a trasmetterla quando ci parlo, è che al di là della capacità e della preparazione c'è pure un discorso etico da fare. Attenzione a chi ne fa un business", ammonisce lo specialista, a "quelli che magari hanno decine di studi in tutte le regioni. Il chirurgo, più è commerciale, meno facilmente è professionale. Quando opero un paziente, come lo seguo se subito dopo sono a chilometri di distanza a intervenire su un altro? Se io sono un bravo chirurgo, le persone da me ci arrivano da sole. Se invece devo andare in giro per l'Italia a cercarmi i pazienti, forse è perché tutta questa bravura non ce l'ho", riflette l'esperto.

"'Non si fa più il lifting', dicono altri, molti di quelli che fanno medicina estetica. Ma ragioniamo un attimo", invita lo specialista: "Nel momento in cui effettivamente viene inventata una tecnica che davvero può sostituire una determinata chirurgia, in quello stesso istante, automaticamente, la chirurgia in quel campo smette di aver senso di esistere. E' accaduto ad esempio con il lifting delle rughe della fronte, che da quando è arrivato il botulino ovviamente non si fa più. E' la dimostrazione che non si vuole ingannare il paziente operandolo a tutti i costi. Non è che il chirurgo per forza vuole fare la chirurgia, se c'è un trattamento sicuro più semplice e più comodo. Se invece la vuole fare, se continua a proporla come la via migliore - chiosa Santanchè - è perché l'alternativa ancora non c'è".

Cresce il business del turismo estetico: "Una piaga"

Un biglietto aereo andata e ritorno e in mezzo, tutto compreso, insieme al soggiorno in hotel e alle visite guidate alla scoperta del territorio, anche il ritocco di bellezza dei sogni. Viso ringiovanito, seno nuovo, pancia e glutei scolpiti, chioma e denti perfetti. "Poi però si arriva a casa e sono dolori". Fra i pendolari del turismo estetico all'estero "osserviamo sempre più spesso complicanze spaventose", racconta il chirurgo. "Arrivano con necrosi alla mammella o sull'addome, protesi fuori sede, infezioni del cuoio capelluto", elenca lo specialista "solo per citarne alcune". Il fenomeno dei pacchetti-vacanza con interventi low cost - in questi giorni sotto i riflettori Oltremanica dove le autorità Uk garanti per la pubblicità hanno lanciato alert, avviato monitoraggi e fissato regole, come riferito dal 'Guardian' - in Italia pure "negli ultimi tempi sta assolutamente crescendo e sta diventando una piaga", segnala il medico.

"Lo vediamo ogni giorno - spiega - confrontandoci fra specialisti: i danni assurdi per i quali ci chiedono aiuto si moltiplicano". Dall'Albania alla Turchia, fino a mete più esotiche che vanno dal Messico alla Colombia o alla Thailandia, sono tanti i Paesi in cui agenzie dedicate alimentano un business sempre più florido. "Se uno partisse e tornasse felice - ragiona Santanché - sarebbe al limite un fatto sgradevole per chi lavora qui, ma finirebbe lì. Il problema, invece, è che anche all'estero ci sono i 'buoni' e i 'cattivi'". E così capita di rientrare alla base, quando va bene, "con risultati non soddisfacenti che obbligano a rioperarsi finendo per pagare due volte", ma quando va male "con complicanze che comportano rischi seri per la salute, cose per cui si finisce in pronto soccorso, a gravare sul Servizio sanitario nazionale che mi pare non abbia bisogno anche di questo".

"Si parla di normare la pubblicità degli influencer? Bene, si sappia allora - fa notare il chirurgo - che sui social è pieno di personaggi che sono andati a rifarsi il naso, le labbra o altro in Turchia, in Albania o altrove, e che fanno pubblicità". Quello del turismo estetico "è un fenomeno che ha un sacco di sfaccettature e che necessita di controlli mirati, perché alla fine - ammonisce Santanchè - la protezione del paziente è interesse di tutti".

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Salute e Benessere

Minacce a Bassetti sui social, arriva la prima condanna

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Il professore: "Ne arriveranno altre, si preparino a pagare penalmente e civilmente"

Matteo Bassetti

"La giustizia arriva e arriverà contro tutti quelli che hanno deciso di usare violenza, anche a parole, sui social nei confronti miei e della mia famiglia". Così su X l'infettivologo Matteo Bassetti, da sempre in prima linea contro chi ha minacciato lui e la sua famiglia durante e dopo l'emergenza Covid per le sue posizioni contro i no-vax. "Ho deciso di pubblicare il dispositivo completo di una sentenza odierna. Uno dei tanti personaggi che mi ha minacciato e insultato tramite post di Facebook: la giustizia è arrivata inesorabile, soprattutto per una difesa che aveva dell'inverosimile: 'L'ho minacciato perché sono stato moralmente sequestrato', quindi sono giustificato".

"Meno male che nelle aule di giustizia non si fanno prendere in giro. Sono ancora tantissimi - sottolinea - quelli che ho denunciato tramite il mio avvocato Rachele De Stefanis. Si preparino a pagare penalmente e civilmente", avverte. "Avevamo promesso che saremo andati fino in fondo e stiamo mantenendo le promesse. Ne vedremo ancora tanti condannati", conclude.

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Salute e Benessere

Farmaci, asma eosinofilico grave: studio conferma efficacia...

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Condotto dai ricercatori del Careggi di Firenze è stato presentato a Milano, anticorpo monoclonale indicato per quattro patologie legate a eosinofili

Farmaci, asma eosinofilico grave: studio conferma efficacia mepolizumab

Un nuovo studio condotto da un team multidisciplinare composto da immunologi e otorini dell'Ospedale Careggi di Firenze ha investigato il ruolo degli eosinofili infiammatori nella severità clinica dell'asma grave eosinofilico, rilevando che il trattamento con l'anticorpo monoclonale mepolizumab ripristina il bilanciamento fisiologico fra i sottofenotipi di eosinofili, riportando i livelli di eosinofili 'buoni' e 'cattivi' a quelli osservati nei soggetti sani e spiegando così come il farmaco possa consentire di controllare una patologia così severa ed impattante.

Lo studio pubblicato dalla rivista 'Allergy' - presentato ieri a Milano - fornisce nuove evidenze circa un ambito di ricerca che aveva permesso già nel 2022 di pubblicare un articolo estremamente innovativo. Era stata infatti dimostrata la presenza di due tipologie di eosinofili con funzioni differenti, ossia omeostatica o infiammatoria. Nel recente articolo su Allergy - riporta una nota - gli autori hanno confermato e approfondito questi risultati in una popolazione asmatica totale di 74 pazienti, di cui circa l'85% presentava anche rinosinute cronica con poliposi nasale, dimostrando che la quantità di eosinofili infiammatori è collegata con la gravità della malattia e suggerendone un ruolo causale nelle patologie eosinofilo mediate. Infine, lo studio dimostra come mepolizumab sia in grado non solo di contrastare questi eosinofili infiammatori, ma possa anche ristabilire un equilibrio con gli eosinofili non infiammatori simile a quello di persone sane.

"Lo studio - afferma Alessandra Vultaggio, ricercatrice del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell'Università degli Studi di Firenze, Sod Immunoallergologia Aou Careggi - evidenzia quindi come la presenza di eosinofili infiammatori, in patologie marcatamente eosinofilo-mediate, potrebbe rappresentare il biomarker di severità della malattia e di risposta clinica al trattamento con mepolizumab".

Lo studio sottolinea anche un aspetto importante dell'asma grave, cioè quello di essere nella maggioranza dei casi accompagnata da altre patologie eosinofile importanti come la rinosinusite cronica con poliposi nasale. Sapere questo può consentire una diagnosi più precoce della malattia, seguita da un trattamento più mirato. Sono diversi infatti i pazienti con una scarsa qualità di vita, impossibilitati a lavorare e a condurre una vita normale a causa di riacutizzazioni, sintomi o trattamenti con alti dosaggi di corticosteroidi con relativi effetti collaterali.

"Siamo di fronte ad una patologia invalidante spesso aggravata da altre comorbidità come la rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP) - spiega Andrea Matucci, dirigente I° livello Sod Immunoallergologia Aou Careggi - Binomio, questo, che ancora oggi vede purtroppo l'uso frequente dei corticosteroidi orali, anche a elevati dosaggi, che non consentono di raggiungere un controllo adeguato a lungo termine dei sintomi invalidanti, a differenza di quanto dimostrato con la terapia biologica come mepolizumab ad esempio". Entrambi gli esperti concordano quindi che mepolizumab, come emerso dallo studio, bloccando la funzione dell'interleuchina-5 (IL-5) è in grado non soltanto di migliorare gli outcome clinici, ma anche di riequilibrare il rapporto tra eosinofili infiammatori e residenti riportandolo alla condizione osservata su soggetti sani.

Gli eosinofili - ricorda la nota - sono dei globuli bianchi che possono essere più elevati nel sangue quando c'è un'infiammazione in corso poiché concorrono alla risposta immunitaria contro allergeni ed infezioni parassitarie. Alcuni fattori, tra cui ad esempio i farmaci corticosteroidi di cui spesso fanno uso i pazienti con asma eosinofilico severo, possono alterare o mascherare la quantità di eosinofili nel sangue. Per questo è molto importante una corretta diagnosi per valutare la presenza di infiammazione eosinofila, così da stabilire il corretto percorso terapeutico. Mepolizumab è un anticorpo monoclonale che agisce sull'IL-5, la molecola principalmente responsabile per la crescita e la differenziazione, il reclutamento, l'attivazione e la sopravvivenza degli eosinofili. Mepolizumab blocca il legame di IL-5 alla superficie delle cellule degli eosinofili, e di conseguenza inibisce l'azione dell'IL-5 e riduce la produzione e la sopravvivenza degli eosinofili. Attualmente è indicato per il trattamento dell'asma eosinofilico severo, della rinosinusite cronica con poliposi nasale, della granulomatosi eosinofilica con poliangite (Egpa) e della sindrome ipereosinofila (Hes).

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