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Basilicata, Lacerenza si ritira: caos a sinistra, Pd e M5S...

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Basilicata, Lacerenza si ritira: caos a sinistra, Pd e M5S non escludono di andare soli

Lacerenza annuncia il no alla candidatura. Chiorazzo torna in pista: "Noi ci siamo". Italia Viva sostiene Bardi

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Caos totale nel centrosinistra in Basilicata in vista delle elezioni regionali 2024 in programma il 21 e 22 aprile. L'oculista Domenico Lacerenza ha rinunciato alla candidatura alla presidenza della Regione. A pochi giorni dalla chiusura delle liste, tutto viene rimesso in discussione. Pd e Movimento 5 Stelle tentano in extremis di trovare una quadra - i contatti sono in corso - ma "alla luce della situazione, non escludiamo di correre da soli", fanno sapere fonti di Campo Marzio. Una 'situazione' dovuta alle divisioni nel Pd, l'accusa dei pentastellati. "Lacerenza era la persona giusta ma è stato impallinato dai giochi di corrente locali", scandisce Giuseppe Conte.

Le ipotesi nel caos

Una presa di posizione che non depone a favore di una nuova soluzione unitaria. Ma nella maionese impazzita della Basilicata, a questo punto, nulla è più da escludere. Di certo, Conte ribadisce il no su Angelo Chiorazzo mentre è in atto un tentativo in atto di rimettere in pista la sua candidatura, già sostenuta da gran parte dei dem lucani - grande sponsor del 're delle coop bianche' è stato Roberto Speranza in questi mesi - si cui potrebbero convergere Azione e Verdi. "Avanti tutta su Chiorazzo", ha scritto il coordinatore lucano dei verdi, Giuseppe Digilio, sui social.

Ma Conte non ci sta. Angelo Chiorazzo è "una persona per bene" ma il ruolo di imprenditore nel campo della sanità, lo esporrebbe a un "conflitto d'interessi" se diventasse presidente di regione. E non se ne parla nemmeno di Marcello Pittella di Azione: "Non appoggeremo famiglie che governano la Basilicata da 40 anni".

Conte, insomma, la dice in chiaro. Dal Pd non arrivano prese di posizione pubbliche. Fonti dem lucane fanno sapere che c'è "la volontà di stare insieme". Nel tardo pomeriggio via social l'ex-presidente della provincia di Potenza, Piero Lacorazza del Pd, si fa avanti: "Vista la difficoltà del momento, siamo chiamati ad offrire disponibilità, a mettere a disposizioni idee e conoscenza del territorio. Mi metto al servizio di una comunità con la candidatura a Presidente della Regione. Confrontiamoci". Il suo sarebbe un nome su cui si potrebbero portare i 5 stelle, si spiega.

Il passo indietro di Lacerenza

"Avevo dato la mia disponibilità, ma non posso non registrare le reazioni che ci sono state in seguito", così Lacerenza ha annunciato il suo passo indietro. Le perplessità ascoltate di parte del centrosinistra lucane, manifestate anche ieri in una infruttuosa riunione anche con Pittella, hanno convinto l'oculista a farsi da parte. Nel caos lucano, Carlo Calenda affonda il coltello nella piaga. "Dilettanti allo sbaraglio. Altro capolavoro politico di Conte con Pd a rimorchio", twitta subito dopo la rinuncia di Lacerenza. E poi a margine di un'iniziativa a Mater: "Quello che mi sento di dire è che il Pd ritrovi un po' di orgoglio. Mandate a quel paese questo qualunquista che ha governato con Salvini, ha fatto i decreti sicurezza, si spaccia per progressista ma non sa scegliere tra Trump e Biden. Mandatelo a quel paese e si costruisca un'alternativa di governo seria che non può essere condizionata dai cialtroni".

Chiorazzo torna in pista: "Noi ci siamo"

"Per seminare occorre voltare pagina. Per questo, abbiamo deciso, insieme a Basilicata Casa Comune, di candidarci a rappresentare questo moto di popolo". Così Angelo Chiorazzo torna in pista per la presidenza della regione Basilicata. "Assieme a noi ci saranno altre liste civiche e chi vorrà sposare questo progetto. Ci ha convinto chi ci ha detto: ora o mai più. Noi ci siamo".

Chiorazzo ripercorre il percorso degli ultimi mesi, la sua candidatura che aveva "registrato la convergenza del Pd lucano, e di larga parte di militanti, simpatizzanti, parti significative di classe dirigente degli altri partiti e movimenti del centrosinistra, del Movimento 5 stelle, dei Verdi e di Italia viva, nonché di rappresentanti autorevoli della società civile".

Ma insieme ad "attestati di stima" è arrivata anche "l’indicazione che il mio nome non consentiva l’unità del centrosinistra. Io non ho ancora ben capito le ragioni del veto personale, soprattutto perché accompagnate a una richiesta di restare in campo. Allo stesso tempo ho ritenuto che il tema dell’unità del centrosinistra avesse un valore maggiore rispetto al mio destino personale. Per questo -prosegue Chiorazzo- , mi sono detto disponibile a fare un passo di lato per individuare una figura che fosse più unificante, e che potesse trovare il consenso di tutti, ovviamente anche il nostro. Ho così ritenuto di dare il mio consenso alla figura del dottor Lacerenza".

"È avvenuto però un fatto che, onestamente, ci ha sorpreso nella sua portata: già nei primi minuti dopo la notizia della candidatura di Lacerenza, siamo stati letteralmente travolti da una rivolta che mi permetto di definire di popolo". Dunque sono proseguite "ore di riflessione, anche di tormento. È chiaro che ognuno ha sbagliato qualcosa. Tra questi, anche io. Domenico Lacerenza ha preso atto della contestazione e della condizione di estrema difficoltà elettorale determinatesi immediatamente alla ufficializzazione dell’intesa sul suo nome e ha fatto un passo indietro. È una scelta non scontata, di cui apprezzo l'onestà intellettuale. Segnala ancora una volta lo stile dell'uomo".

"Adesso, però, non c'è davvero più tempo da perdere. E non possiamo fare finta di niente. Anzi- sottolinea Chiorazzo- c'è da ripartire da quel moto popolare che denota rabbia verso la politica e allo stesso tempo un profondo desiderio di cambiamento. Non ha prevalso l'indifferenza e, considerando come sono andate le cose, è un mezzo miracolo. Per seminare occorre voltare pagina. Per questo, abbiamo deciso, insieme a Basilicata Casa Comune, di candidarci a rappresentare questo moto di popolo. Assieme a noi ci saranno altre liste civiche e chi vorrà sposare questo progetto".

"Chiediamo a tutte e tutti quelli che ci hanno sostenuto, e in questi giorni richiamato a gran voce, di starci accanto fino in fondo, di fare con noi la campagna elettorale. Non importa se hanno in tasca la tessera di una associazione, di un partito o di un movimento: vogliamo rimettere in gioco tutta quella energia e quell’entusiasmo che aveva attraversato la Basilicata nei mesi scorsi e che in questi giorni aveva lasciato spazio alla frustrazione. Lo vogliamo fare nella composizione delle liste, nella campagna elettorale, nella volontà di far voltare pagina alla nostra amata regione. Ci ha convinto chi ci ha detto: ora o mai più. Noi ci siamo"

Renzi con Bardi, in attesa dell'annuncio di Calenda

Oggi alle 10 a Potenza, Carlo Calenda dirà quale è la scelta di Azione per la Basilicata. Italia Viva l'ha già fatta: sarà a sostegno di Bardi. Dice la coordinatrice di Iv, Raffaella Paita, che Bardi "è un candidato moderato e Italia Viva, per il bene della Basilicata, sosterrà la sua candidatura alla presidenza della regione. Ci presentiamo nella sua lista per valorizzare l'area civica, centrista e moderata".

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Autonomia, alla Camera botte e sedie che volano: rissa e...

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Dalla 'X' del deputato della Lega Furgiuele al 'presente' del collega di Fratelli d'Italia Padovani, passando per una maxi rissa in Aula di cui si parlerà ancora a lungo

Un momento della giornata a Montecitorio

Dalla 'X' del deputato della Lega Furgiuele al 'presente' del collega di Fratelli d'Italia Padovani, passando per una maxi rissa in Aula di cui si parlerà ancora a lungo. A Montecitorio succede di tutto, in quella che può senza dubbio essere considerata la giornata più tesa da quando è iniziata la legislatura. Alla Camera si discute il disegno di legge sull'autonomia, fortemente voluto dalla Lega e dal suo ministro Roberto Calderoli (presente in Aula durante i lavori) e avversato con la medesima intensità dalle opposizioni. Le avvisaglie sul fatto che non sarebbe stata una seduta come le altre si erano avute nel pomeriggio durante la commemorazione di Silvio Berlusconi a un anno dalla scomparsa, con Forza Italia adirata per il duro discorso di Riccardo Ricciardi (M5S) al punto da abbandonare l'Aula. Ma è durante il dibattito sull ddl Calderoli che si scatena la bagarre.

Opposizioni sventolano tricolore e cantano Inno Mameli e Bella ciao

I deputati dell'opposizione, da Pd a M5S e Avs, si alzano dai banchi e iniziano a sventolare bandiere tricolore, intonando l'Inno di Mameli come atto di protesta contro l'autonomia differenziata: "Difendiamo l'unità del nostro Paese". "Un bel momento di patriottismo, grazie", commenta ironicamente il presidente leghista della Camera, Lorenzo Fontana. Ma oltre all'inno italiano, dagli scranni del Pd parte un altro coro: è 'Bella ciao', la canzone dei partigiani (VIDEO). Il deputato della Lega Domenico Furgiuele non ci sta e con le braccia disegna una 'X' imitando il generale Vannacci nello spot per le europee ormai divenuto celebre. In Aula scoppia il parapiglia. "Ha fatto il simbolo della X Mas!", la denuncia che arriva dal Pd. Furgiuele viene espulso dall'Aula e Fontana annuncia un'istruttoria con i questori per fare luce sul caso. "Ma quale X Mas, il mio era solo un 'no' a Bella ciao... Come a X Factor", si giustifica Furgiuele parlando con i cronisti in Transatlantico.

Donno (M5S) finisce in infermeria

L'esponente calabrese del Carroccio non fa nemmeno in tempo a finire di parlare che dall'emiciclo giungono nuove urla. "Che succede?", "Hanno espulso Donno dei 5 Stelle", le voci che si rincorrono nel corridoio dei passi perduti. Medici e operatori sanitari fanno il loro ingresso in Aula: si vede anche una barella e una carrozzina, sulla quale uscirà, dopo pochi minuti, Leonardo Donno con la faccia stravolta, condotto in infermeria dai camici bianchi. Il deputato di Avs Marco Grimaldi si avvicina ai giornalisti e racconta la sua versione dei fatti: "Un deputato della Lega gli ha dato due pugni in testa". Le primissime indiscrezioni parlano di un coinvolgimento nella rissa del deputato della Lega Igori Iezzi; viene fatto anche il nome dell'esponente di Fratelli d'Italia Federico Mollicone. "E' squadrismo", attaccano all'unisono Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra.

Intanto iniziano a circolare nelle chat dei parlamentari i primi video della rissa. Nelle immagini si vede Donno avvicinarsi a Calderoli con il tricolore: il ministro non gradisce l'omaggio e prima che il deputato M5S possa portare a termine la 'consegna' intervengono i commessi, pronti a braccare Donno. Scoppia la bagarre, attorno a Donno si crea la ressa nella quale spuntano, tra gli altri, Federico Mollicone e Gimmi Cangiano di Fratelli d'Italia, ma anche Stefano Candiani e Igor Iezzi della Lega (quest'ultimo proverà a colpire Donno più volte, come si vede nitidamente dai video). A un certo punto Donno cade per terra "come corpo morto cade", direbbe il Poeta.

Più tardi il parlamentare grillino denuncia di aver ricevuto "un pugno fortissimo allo sterno" così forte da perdere il respiro. Dopo "7-8 elettrocardiogrammi" e un antidolorifico, Donno ritorna in Transatlantico e fa i nomi dei quattro parlamentari che lo avrebbero picchiato: Iezzi e Candiani della Lega, Cangiano e Amich di Fratelli d'Italia. "Ho il referto, denuncerò chi mi ha aggredito. Questi squadristi non devono entrare più in Parlamento", giura il pentastellato, che incassa la solidarietà del leader Giuseppe Conte ("non passeranno"), mentre la segretaria del Pd Elly Schlein parla di "fatti gravissimi" ed evoca nientemeno che il delitto Matteotti, di cui ricorre il centenario. Nella rissa - dove solo volate parolacce, spintoni e cazzotti - a farne le spese è anche un assistente parlamentare, colpito al volto e portato a braccio in infermeria.

Nel frattempo il Transatlantico della Camera si trasforma in una enorme sala 'var': i deputati in capannello visionano le immagini della rissa sui loro cellulari, commentando a mezza bocca quanto accaduto. Il responso della 'moviola' per i parlamentari del centrodestra è chiaro: simulazione grillina. "Donno si è buttato a terra e ha fatto una sceneggiata", accusa Mollicone di Fdi, puntando il dito contro il "gesto irrispettoso e oltraggioso di Donno" nei confronti di Calderoli. Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari derubrica tutto a "dinamiche parlamentari".

Poco dopo, in una nota, il partito di Matteo Salvini prova a fare chiarezza: "E' il deputato Donno del M5S ad aver aggredito il ministro Calderoli. Il parapiglia generatosi è la conseguenza del comportamento fortemente provocatorio del deputato Donno. Il video dimostra come si sono svolti realmente i fatti". Tutte le persone chiamate in causa da Donno respingono con forza le accuse: "Una sceneggiata, non l'ho colpito" (Iezzi), "Mi sono avvicinato solo per riprendere la bandiera, ero lontano da Donno" (Cangiano), "Sono intervenuto nel parapiglia per sedare" (Amich), "Donno fa la vittima quando invece è l'istigatore, vergogna" (Candiani).

Volano sedie e stampelle

Per qualche minuto torna la quiete alla Camera e i lavori riprendono. Ma l'illusione di assistere a un dibattito normale dura poco. "Stefano Bertacco, presente...", dice al termine del suo intervento il deputato di Fratelli d'Italia Marco Padovani rendendo omaggio all'ex senatore di Fdi Stefano Bertacco scomparso nel 2020. "Il richiamo al 'presente'? Ma come si fa...", gridano increduli quelli del Pd. Ed è subito bagarre, ancora una volta. Il dem Nico Stumpo viene espulso dal presidente di turno, Sergio Costa, per aver lanciato una sedia. Fabio Petrella di Fdi denuncia di aver ricevuto due "stampellate" sul petto da Toni Ricciardi (Pd).

La seduta è tolta, non ci sono più le condizioni per proseguire: i lavori riprenderanno oggi alle 9.30. Dalla Presidenza della Camera vengono acquisiti i filmati della rissa "per accertare nella loro interezza i fatti e adottare ulteriori provvedimenti". All'uscita dall'emiciclo Tommaso Foti, capogruppo di Fdi, accusa apertamente Pd e M5S di voler rovinare il G7 di Meloni e guardando Schlein - seduta su uno dei divanetti in Transatlantico - fa un gesto eloquente con la mano: così non si fa. Cala il sipario sul fight club Montecitorio. Ma c'è chi giura che è solo il primo round.

(di Antonio Atte)

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Politica

G7 al via tra Ucraina, Gaza e Cina: verso accordo su asset...

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Sul tavolo anche l’Intelligenza artificiale, Africa e migrazioni. Meloni già a Borgo Egnazia

Al via oggi G7 in Puglia - (Fotogramma)

Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, la Cina sempre più assertiva dal punto di vista economico e militare, Africa e migrazioni, Intelligenza artificiale. C'è tutto questo e molto altro nell'agenda del 50mo vertice del G7 che si apre oggi, giovedì 13 giugno, e si conclude sabato 15 a Borgo Egnazia in Puglia. Ad accogliere i leader una Giorgia Meloni rafforzata dal successo alle elezioni europee, che ha invece fiaccato Emmanuel Macron ed Olaf Scholz, mentre Joe Biden - che ripartirà già venerdì sera - è in piena campagna elettorale, così come Rishi Sunak, che difficilmente sarà ancora premier dopo il 4 luglio.

Programma e chi partecipa

La giornata di oggi sarà dedicata all'Ucraina, presente il presidente Volodymyr Zelensky, che con il presidente americano firmerà un accordo bilaterale sulla sicurezza e terrà una conferenza stampa congiunta. Mentre continuano serrati i negoziati degli sherpa, sembra raggiunto l'accordo sull'utilizzo dei profitti derivanti dagli asset congelati russi: lo dicono gli americani e lo dicono i francesi. In un briefing con i giornalisti, il portavoce del consiglio di Sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha assicurato che al vertice "ci sarà qualche annuncio" sulla possibilità di usare quei soldi per continuare ad armare l'Ucraina e anche per la ricostruzione, "penso che ci sarà l'unanimità".

E fonti dell'Eliseo affermano: "C’è un accordo e questo è molto significativo". Ma restano da definire i dettagli tecnici e su questo si continua a lavorare: il nodo rimane quello di come garantire il prestito da 50 miliardi di dollari che gli Stati Uniti emetterebbero e per il quale dovrebbero usati i profitti dei beni congelati presso la società belga Euroclear.

Non solo: Kirby ha anticipato che "questa settimana annunceremo anche nuove sanzioni" contro la Russia e "azioni di controllo delle esportazioni di grande impatto". Nel mirino anche la Cina e la fornitura di tecnologia duale che Mosca usa nella guerra contro Kiev, secondo la bozza di dichiarazione circolata nelle ultime ore. E il 'dossier' cinese sarà sul tavolo anche per la questione della cosidetta 'sovraccapacità' dell'industria, delle accuse di distorsione del mercato e di concorrenza sleale, che Pechino contesta, come anche oggi, dopo che l'Ue ha deciso l'imposizione di dazi contro le sue auto elettriche.

Fonti: Biden e Zelensky firmeranno accordo sicurezza a margine vertice

Il presidente americano Joe Biden e il presidente ucraino Zelensky firmeranno un accordo bilaterale di sicurezza a margine del G7 , hanno riferito diverse fonti alla Cnn, secondo cui il patto dovrebbe fissare il percorso per una relazione di lungo termine sulla sicurezza tra Washington e Kiev, che potrebbe però essere annullato dalle future amministrazioni. L'accordo arriva al termine di mesi di negoziati tra Stati Uniti e Ucraina e dovrebbe impegnare Washington all'addestramento delle forze armate di Kiev, ad una maggiore cooperazione nella produzione di armi ed equipaggiamento militare, alla fornitura di assistenza militare e ad una maggiore condivisione di intelligence per un periodo di dieci anni.

Secondo le fonti citate dall'emittente, si tratterebbe di un "accordo esecutivo", quindi qualcosa di meno formale rispetto a un trattato e non necessariamente vincolante per le future amministrazioni. Il testo, che non contiene indicazioni di cifre, sarà firmato in occasione del bilaterale che avranno domani pomeriggio Biden e Zelensky.

Presente anche Papa Francesco

Altro tema che la premier ha voluto inserire fortemente in agenda quello dell'Intelligenza artificiale, sessione nella quale interverrà il Papa, atteso in presenza in Puglia venerdì, primo Pontefice a partecipare a un vertice nella storia del G7. Obiettivo della presidenza è di proporre un approccio bilanciato e centrato sull’uomo, mantenendo alta l’attenzione sull’impatto dell’Ia sull’occupazione.

Premier Meloni già a Borgo Egnazia

La premier Giorgia Meloni è già in 'ritiro' da martedì a Borgo Egnazia, per concedersi un po' di relax con la figlia Ginevra dopo giorni intensi, ma soprattutto dove è intenta a dedicarsi allo studio dei dossier sul tavolo del summit. Un incontro, dove la presidente del Consiglio arriva forte di un risultato elettorale che l'ha vista primeggiare tra i governi europei. Una buona carta da calare già nel buon retiro pugliese, dove la premier - potenziale 'queenmaker' sul tavolo delle trattative europee, ufficialmente al via dalla cena informale del 17 giugno a Bruxelles - vedrà il Cancelliere Olaf Scholz e il presidente Emmanuel Macron, usciti con le 'ossa rotta' dalla urne, ma anche la spitzenkandidat Ursula Von der Leyen, che potrebbe invece finire per essere rafforzata dal voto europeo.

Sul tavolo di Meloni e gli sherpa - tra questi la coordinatrice del summit Elisabetta Belloni - il documento conclusivo del summit, circa 30 pagine da definire e limare, con vari 'XXX', spazi aperti da scrivere dopo aver chiuso un accordo con gli altri leader. Tra i nodi da scogliere e su cui più sono puntati i riflettori, il possibile accordo sulla questione degli asset russi congelati. Gli americani hanno proposto un prestito da 50 miliardi, che dovrebbe essere garantito con i proventi dei fondi russi congelati presso Euroclear, la società belga che detiene la maggior parte degli asset immobilizzati: il nodo adesso è trovare un meccanismo per legare gli impegni presi a livello di G7 con quelli a livello Ue, tenendo conto anche di una serie di questioni tecniche, come i dubbi sulla possibilità di garantire un prestito con asset congelati di sei mesi in sei mesi sulla base di una decisione del Consiglio europeo. L'auspicio è che attraverso "la burocrazia diplomatica" si riesca a trovare la quadra, un obiettivo che la presidente del Consiglio spera di centrare e che le garantirebbe un pieno successo del summit.

 

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Politica

G7, Meloni vicina ad accordo storico su asset Russia ma...

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Fonti dell'Italia precisano: "Nessuna richiesta di eliminare il punto sul diritto alla garanzia dell'interruzione di gravidanza"

Giorgia Meloni - (Fotogramma)

E' l'obiettivo dominus del G7 a guida italiana. Il traguardo da tagliare per far sì che il summit a Borgo Egnazia venga ricordato come un indubbio successo. E sembra di ora in ora più vicino. Fonti americane e fonti dell'Eliseo lasciano intendere che il prestito di 50 miliardi di dollari a Kiev sarebbe a un passo, l'uso degli asset russi congelati per aiutare l'Ucraina sempre più a portata di mano: "C'è un accordo" per renderlo possibile entro la fine del 2024.

Gli sherpa sono al lavoro, gli italiani -capitanati da Elisabetta Belloni - incassano i complimenti dei francesi per la capacità di mediare, di cercare soluzioni, di arrivare a una sintesi. Perché il nodo da sbrogliare è tutt'altro che semplice, legato a una serie di incognite sul fondo di solidarietà proposto dagli americani per tendere la mano all'Ucraina.

Si lavora per superare gli scogli tecnici, perché il problema delle garanzie continua a gettare ombre sull'intesa. A cominciare dal rischio che i tassi possano scendere generando minori extraprofitti; per non parlare di un cambio nell'amministrazione americana, con l'incognita Trump che aleggia nell'aria. La possibilità che prima o poi si arrivi a un accordo di pace, inoltre, porterebbe con sé paradossalmente un problema: uno stop alle sanzioni con il prestito ancora in piedi. Intanto non passa inosservata la fuga in avanti dell'Eliseo. Che, da fonti italiane che lavorano al dossier, viene letta come "un segno di debolezza", in un momento particolarmente delicato per il Presidente francese Emmanuel Macron. Anche se, viene fatto notare con una certa amarezza, "il G7 non dovrebbe essere utilizzato per fare campagna elettorale, tanto più in mezzo a due guerre".

La grana aborto e la precisazione

Alla vigilia del summit, a Borgo Egnazia scoppia una nuova grana. Mentre gli sherpa lavorano alle conclusioni, rimbalzano indiscrezioni circa l'elimazione, nella bozza, di un passaggio volto a rimarcare l'importanza di garantire "un accesso effettivo e sicuro all'aborto", tra i punti inseriti nel vertice di Hiroshima. Alcuni Stati, tra i quali la Francia, avrebbero chiesto di 'rafforzare' il concetto, rendendolo più incisivo. Una richiesta che avrebbe generato un impasse, tanto da spingere la presidenza del G7 a guida italiana a precisare che "nessuno Stato ha chiesto di eliminare il riferimento alle questioni relative all’aborto dalla bozza delle conclusioni del vertice G7, così come riportato da alcuni organi di stampa in una fase in cui le dinamiche negoziali sono ancora in corso. Tutto quello che entrerà nel documento conclusivo - si puntualizza - sarà un punto di caduta finale frutto di un negoziato fra i membri G7". Vale a dire che la questione è ancora aperta, la quadra da trovare.

A Borgo Egnazia, dove la premier è arrivata lunedì in compagnia della figlia Ginevra, fervono i preparativi per l'arrivo dei leader: alle 10.30 il summit avrà inizio con la tradizionale foto di famiglia, poi si parte con le sessioni di lavoro. Nel piccolo borgo, dove il cerimoniale continua a lavorare incessantemente, sono arrivate anche le bici elettriche, per consentire ai Grandi o alle loro consorti di muoversi pedalando tra i vicoli di pietra bianca. Apprezzando le bellezze italiane ma anche l'eccellenza della cucina made in Italy; per loro, uno chef di eccezione: Massimo Bottura ha studiato per il summit un 'tour d'Italia' gastronomico, con specialità di tutti i nostri territori.

Per le first ladies, nonché per il first husband Heiko von der Leyen, un programma che va dalla visita al Museo archeologico di Borgo Egnazia, fuori dalle mura di cinta dell'antica città di Egnathia, alla visita ad Alberobello, tra i vicoli punteggiati dai trulli. Per loro due giorni di svago e bellezza, mentre i partner saranno alle prese con dossier annosi, questioni complesse da dirimere. Non da ultima, per gli europei al vertice, il sodoku dei nuovi equilibri Ue, dopo una tornata elettorale che ha letteralmente travolto l'Europa a trazione franco-tedesca. Perché a Borgo Egnazia, per forza di cose, si parlerà anche di questo, mentre c'è chi, al lavoro sui dossier, trova anche lo spazio per una battuta: "Meloni? E' di ottimo umore, non vede l'ora di vedere Macron...".

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