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Cortei Pisa e Firenze, Salvini: “Giù le mani da forze...

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Cortei Pisa e Firenze, Salvini: “Giù le mani da forze dell’ordine”. Opposizioni all’attacco della maggioranza

Salvini: "Giù le mani da forze dell'ordine". Bonelli: "Meloni in silenzio, destra non raccoglie appello del Quirinale". Piantedosi: "Valuteremo eventuali errori"

Polizia (Fotogramma)

E' scontro tra maggioranza e opposizioni dopo quanto avvenuto due giorni fa ai cortei pro Palestina a Pisa e Firenze, con l'uso dei manganelli da parte della polizia. "E' giusto analizzare se si è fatto tutto quello che si doveva, anche i poliziotti non sono robot, sono uomini e donne, non è accettabile che le centinaia di migliaia di persone in divisa che garantiscono sicurezza e democrazia vengano tirate in ballo nella contesa politica. Giù le mani dalle forze dell'ordine", ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, parlando alla scuola di partito. "Non tirate in politica poliziotti e carabinieri", ha scandito.

Poi, a margine, a chi gli chiedeva un commento alla nota del Quirinale sulle cariche delle forze dell'ordine ai cortei degli studenti, Salvini ha risposto: "Le parole di Mattarella si leggono ma non si commentano". "Poliziotti e carabinieri sono quotidianamente vittime di violenza fisica e verbale - ha sottolineato - anche in quella piazza" e "se mio figlio andasse in strada a urlare 'sbirro coglione', poi se la dovrebbe vedere con me". "Chi mette le mani addosso a un poliziotto o un carabiniere è un delinquente", ha concluso il leader della Lega.

Poco dopo è intervenuto il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia: "Già ieri sera ho espresso il mio stupore per le parole dei due capigruppo della Lega. Pronunciate dopo le parole nette e chiare, che non si possono prestare a fraintendimenti, del Capo dello Stato. Questa mattina il leader della Lega e vice premier Matteo Salvini, esibendosi alla scuola di partito della Lega, quindi davanti ad una platea di giovani, afferma che chi mette le mani addosso ad un poliziotto è un delinquente. Le immagini che sono arrivate da Pisa sono inequivocabili: non sono stati certo i manifestanti a manganellare le forze dell’ordine. E questa mattina il ministro dell’Interno in una intervista si è detto amareggiato e ha ammesso che verranno verificati e valutati gli eccessi compiuti dalle forze dell’ordine. Io credo che la ricerca pretestuosa dello scontro politico rischia di aprire conflitti poi difficilmente sanabili. Trovo l’atteggiamento e le parole del leader e dei dirigenti della Lega al limite dell’irresponsabilità".

"Giorgia Meloni continua nel suo silenzio riguardo all'uso dei manganelli da parte della polizia agli studenti di Pisa, anche dopo la presa di posizione del Presidente della Repubblica Mattarella - scrive in una nota il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra Angelo Bonelli - Tuttavia, si esprime attraverso le parole del coordinatore di FDI Donzelli, che attacca i manifestanti anziché ascoltare chi chiede più saggezza e dialogo in alternativa all'uso dei manganelli, come suggerito dall’appello del presidente della Repubblica".

"Siamo di fronte a una strategia politica della destra che non risparmia neanche il Presidente della Repubblica Mattarella, dal quale il partito di Giorgia Meloni prende le distanze - aggiunge - Questo è un passaggio politico-istituzionale preoccupante che dovrebbe far riflettere seriamente sull'urgenza di unire l'opposizione in difesa delle istituzioni. La riforma del Premierato rappresenta un tassello fondamentale nella strategia della Premier, volta alla demolizione dell'istituzione della presidenza della Repubblica. Gli eventi di Pisa rappresentano un campanello d'allarme democratico, anche in relazione all'attacco che oggi la destra rivolge al capo dello Stato non raccogliendo l’appello di ieri del Quirinale".

"Al ministro dell'Interno abbiamo chiesto un'informativa urgente ma non vorrei scaricare sul singolo quella che è una responsabilità collettiva del governo, questo clima repressivo. E le dichiarazioni di esponenti di maggioranza lo confermano", ha detto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte in piazza a Roma dove era in corso la manifestazione degli studenti dopo i fatti di Pisa, Firenze e Catania.

"Qui c'è poca tolleranza per il dissenso politico e per le manifestazioni di protesta. Si tratta di accertare singole responsabilità dei funzionari di polizia, ma non siamo qui per protestare contro le forze dell'ordine ma perché ritengo ci sia una responsabilità collettiva del governo che sta alimentando un clima repressivo - ha detto Conte - Fa specie il silenzio della premier Meloni che ha avuto già molte ore a disposizione dai fatti di Pisa per esprimere una posizione chiara che non ha ancora assunto".

Per la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro (Fdi), "gli incidenti di Pisa sono serviti solo ad una sinistra cui non è parso vero potere cavalcare una nuova polemica strumentale su un fantomatico rischio autoritarismo e su una presunta volontà del governo di reprimere il dissenso. Al contrario, ogni giorno si svolgono in tutte le città italiane decine di manifestazioni, anche radicali, senza che si verifichi alcun incidente, tantomeno tentativi di repressione, grazie soprattutto alla grande professionalità delle nostre forze dell’ordine e all’equilibrio e al senso di responsabilità con cui riescono a gestire le situazioni più critiche. E’ evidente che da parte del governo non può esserci alcun interesse a impedire manifestazioni di piazza, semmai le immagini delle manganellate sono una vera manna dal cielo per la propaganda di chi fa opposizione alimentando continuamente un clima di tensione, per questo bisogna stare attenti al ruolo di estremisti e provocatori che cercano sistematicamente lo scontro con le forze dell’ordine, senza remore nel trascinare in situazioni di rischio i manifestanti pacifici".

"Le immagini di Pisa sono sicuramente impressionanti, e se sono stati commessi degli errori nella gestione dell’ordine pubblico, con decisioni che vengono sempre adottate a livello locale e non certo determinate da indirizzi politici, questo sarà verificato con severità e trasparenza, come ha chiaramente annunciato il capo della Polizia Vittorio Pisani. Sono però inaccettabili sia i processi sommari verso gli appartenenti alle forze dell’ordine, troppo spesso vittime di aggressioni verbali e violenze fisiche da parte dei professionisti del disordine, sia i tentativi di attribuire al governo la volontà di comprimere il diritto al dissenso, che sono smentiti dal grande numero di manifestazioni che si svolgono ogni giorno senza incidenti di alcun tipo, grazie alla capacità delle forze dell’ordine di garantire la sicurezza dei cittadini e degli stessi manifestanti", conclude Ferro.

"Le Forze dell’ordine rappresentano lo Stato, non certamente una parte politica: sminuire il ruolo assolto dalle stesse, come tentato dalle sinistre in queste ore, significa volerle delegittimare, indicandole a bersaglio di chi oramai da mesi cerca in ogni modo di alzare il livello dello scontro, soprattutto nelle piazze. Si farà chiarezza sulle dinamiche degli incidenti di Pisa, anche accertando eventuali responsabilità di chi ha sbagliato - dichiara Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera - Ciò che non si può in alcun modo mettere in discussione è che chi rappresenta lo Stato e vigila per la sicurezza di tutti, debba essere additato come nemico di chi manifesta e, in quanto tale, divenirne bersaglio".

"Non solo, ma è ora di dire anche con chiarezza che le prescrizioni che vengono adottate in occasione di manifestazioni pubbliche, non comprimono i diritti di chi vi partecipa, ma sono dettate a tutela della libertà di tutti. Del resto, appaiono quantomeno viziate da difetto di memoria le prese di posizione di una certa sinistra che vorrebbe addebitare al Governo e al Ministro dell’Interno la responsabilità degli incidenti di Pisa, vergognosamente omettendo di ricordare che situazioni analoghe si sono verificate anche in un recente passato, con Governi di diverso colore dall’attuale, senza che alcuno facesse sentire la sua stonata voce", conclude Foti.

Piantedosi

"Vedere quelle immagini ha contrariato e amareggiato anche me - afferma in un'intervista al 'Corriere della Sera' il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi dopo gli scontri ai cortei a Pisa e Firenze - Quando si giunge al contatto fisico con ragazzi minorenni è in ogni caso doveroso svolgere ogni esame obiettivo su come siano andati i fatti. Ho chiesto di avere una dettagliata relazione sullo svolgimento degli eventi e su quale possibile attività di mediazione sia stata sviluppata per prevenire quegli incidenti che non fanno bene né ai manifestanti né agli operatori che erano sul campo. E nemmeno a tutti noi".

Riguardo alle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Piantedosi afferma: "Ho parlato con il presidente. Condivido le sue parole come le condividono tutti i poliziotti. Tutti noi auspichiamo sempre che le manifestazioni pubbliche si svolgano pacificamente e senza incidenti. Fondamentale in tale senso è anche la collaborazione degli stessi manifestanti".

Il ministro osserva che "da più di un anno le manifestazioni pubbliche gestite dalle forze dell’ordine sono state oltre 13mila, e di queste solo una minima parte ha fatto registrare incidenti, peraltro con una prevalenza di feriti tra le forze dell’ordine rispetto ai manifestanti. Dal riacutizzarsi del conflitto israeliano-palestinese l’impegno è notevolmente accresciuto. Dal 7 ottobre scorso sono state più di mille le manifestazioni e soltanto nel 3% dei casi si sono registrati incidenti".

"Le nostre forze dell’ordine sono tra le migliori al mondo anche proprio dal punto di vista della gestione democratica delle manifestazioni di libero dissenso. Potrei invitarla ad una comparazione con quanto ricorrentemente avviene nel corso di analoghe situazioni in altri Paesi a noi vicini. In questa professionalità rientra anche la capacità di fare autocritica e di trarre insegnamento dagli errori eventualmente commessi, valutazioni alle quali anche questa volta non ci sottrarremo - precisa il ministro - Ma non può non essere sottolineato che il compito delle Forze di polizia in questi scenari complessi vada anche sostenuto con fiducia e senza pregiudizi: preavvisare le manifestazioni, rispettare le prescrizioni e gli accordi intercorsi con le autorità di pubblica sicurezza e, più in generale, rispettare la legge, sicuramente aiuta tutti a concorrere a quella complessa ricerca del punto di equilibrio tra libera manifestazione del pensiero, diritto alla pacifica riunione ed altrettanto doverosa salvaguardia della sicurezza pubblica".

Le regole decise dopo il G8 di Genova prevedono un contatto tra manifestanti e forze dell’ordine solo in casi estremi e il ministro assicura: "Il governo non ha cambiato le regole della gestione dell’ordine pubblico. Dunque non è cambiato nulla di quel principio. Semmai si è ancor più rafforzato".

Coisp scrive al Quirinale: "Anche forze di Polizia hanno bisogno di sostegno"

''Con profonda apprensione ma anche con grande speranza scriviamo a fronte delle sue parole che hanno fatto seguito ai recenti scontri tra giovani manifestanti e forze dell’ordine. Lo facciamo in quanto rappresentanti di migliaia di appartenenti alla Polizia di Stato, ma anche come cittadini, che nelle Sue affermazioni colgono un forte e condivisibile messaggio”. Lo sottolinea Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, in una lettera inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella spiegando che anche le forze di Polizia hanno bisogno di sostegno. “Abbiamo grande fiducia del fatto che le sue parole verranno accolte non soltanto trasversalmente da tutta la politica, ma anche dai tanti che si rendono artefici di organizzare e guidare le manifestazioni di pubblico dissenso che uno Stato democratico come il nostro ammette pienamente”, prosegue Pianese.

Tuttavia, si legge nel testo, alcune di queste manifestazioni sono “non preavvisate e non autorizzate: spesso accade. E in questi casi è lo Stato a doverne garantire lo svolgimento, nel rispetto delle regole e delle prescrizioni dettate dall’esigenza di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica di tutti”.

È su quest’ultimo aspetto difatti, prosegue Pianese, “che sono chiamati a svolgere i propri compiti le decine di migliaia di appartenenti alle forze di Polizia. Noi, fintanto che ci verrà imposto dalle leggi dello Stato, interveniamo per garantire il rispetto delle norme, delle prescrizioni e della sicurezza di chiunque…e lo facciamo a prescindere dalle opinioni personali, dal colore politico dei manifestanti e dalle motivazioni di qualsivoglia dissenso pubblico''.

''Nessun appartenente alle forze dell’ordine va in servizio con il desiderio di ‘manganellare’ qualcuno - scrive Pianese - ne sono la testimonianza le migliaia di donne e uomini in divisa che restano feriti o che hanno sacrificato la propria vita per difendere i cittadini e salvaguardare le istituzioni democratiche del nostro Paese. Leggi e prescrizioni, infatti, impongono che una manifestazione debba circoscriversi entro certi limiti di spazio; ma a volte capita che gli agenti vengano pericolosamente schiacciati dai manifestanti e in quel caso, proprio per non farsi calpestare dalla folla consentendo così ai manifestanti di raggiungere gli obiettivi sensibili posti sotto controllo delle Forze di Polizia, respingono anche con la forza quella che in quel momento è diventata una violenza nei loro confronti e soprattutto nei confronti dello Stato”.

E quindi, aggiunge il segretario del Coisp: “È vero che ‘Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento’ ma è pur vero che stiamo assistendo al fallimento di una cultura della legalità che sta portando alcuni a ritenere che vi sia bisogno di violare le norme e i regolamenti per affermare le proprie idee”. “Illustrissimo Presidente - conclude Pianese - La preghiamo di non far mai mancare la Sua vicinanza alle Forze di Polizia, perché del Suo sostegno ne abbiamo bisogno anche noi”.

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Natalità, Meloni: “Decrescita non è mai felice, se...

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La premier durante il suo intervento all'incontro "Per un'Europa giovane. Transizione demografica, ambiente, futuro": "Invertire drammatica tendenza che compromette sviluppo"

(Fotogramma)

"La decrescita non è mai felice e se la applichi alla natalità e alla demografia rischia di compromettere qualsiasi futuro possibile, di compromettere le fondamenta su cui si regge il nostro welfare". Così la premier Giorgia Meloni, in un passaggio del suo intervento all'incontro "Per un'Europa giovane. Transizione demografica, ambiente, futuro" presso il Tempio di Adriano. "Potevamo assecondare questo pensiero dominante e buttarci anche noi nel precipizio della glaciazione demografica oppure potevamo ribadire che il declino non è mai un destino, che è sempre una scelta. E' una scelta che si può ribaltare, rimboccandosi le maniche", ha rimarcato Meloni.

"Considero un cambio di passo fondamentale -continua la premier- l'approccio con cui questo governo affronta queste tematiche rispetto al passato": la natalità e la demografia sono "sfide prioritarie che devono essere trasversali rispetto all'azione di tutto il governo". "Era ora ci fosse un governo con il coraggio di dire che noi possiamo fare per l'Italia le migliori riforme possibili, possiamo fare scelte importanti ma tutto questo non porta a nulla se a monte non invertiamo la drammatica tendenza della denatalità che compromette ogni possibile sviluppo positivo per la nostra nazione e non solo", ha proseguito la presidente del Consiglio.

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Famiglia, Mattarella: “Carta richiede sostegno,...

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Il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica alla ministra per Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, in occasione della conferenza dal titolo “Per un’Europa giovane: transizione demografica, ambiente, futuro”

(Afp)

"Il futuro del Paese si misura sulla capacità di dare risposte alle giovani generazioni. Occorre che le Istituzioni ne prendano coscienza, per attuare politiche attive che permettano alle giovani coppie di realizzare il loro progetto di vita, superando le difficoltà di carattere materiale e di accesso ai servizi che rendono ardua la strada della genitorialità". Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato alla ministra per Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, in occasione della conferenza dal titolo “Per un’Europa giovane: transizione demografica, ambiente, futuro”, organizzata da Global thinking foundation.

"Si tratta -ricorda il Capo dello Stato- di dare attuazione al dettato costituzionale che, all’articolo 31, richiama la Repubblica ad agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”. Proteggendo 'la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo'. Politiche abitative, fiscali e sociali appropriate, conciliazione dell’equilibrio tra vita e lavoro, pari opportunità, sono questioni fondamentali".

"Il tema demografico -afferma ancora il Presidente della Repubblica- sfida in particolare i Paesi sviluppati, influenzando i diversi aspetti della struttura sociale. L’Italia non fa eccezione. Gli eccellenti risultati ottenuti in materia di tutela della condizione degli anziani, le nuove dinamiche fortemente unifamiliari, il calo delle nascite, impongono una riflessione al fine di soddisfare le nuove esigenze emergenti, per garantire la necessaria coesione sociale". "Le trasformazioni della demografia incidono fortemente sulla struttura territoriale del Paese e sulla sostenibilità dei centri abitati, in particolare delle zone montane, interne, rurali, aggravando la crisi e non permettendo di conseguire l’obiettivo dell’eguaglianza dei cittadini. La crescita abnorme delle aree metropolitane con le conseguenti diseconomie e disagi, basata, un tempo, sull’addensamento occupazionale e la disponibilità di servizi, deve lasciare il posto -conclude Mattarella- a un approccio integrato che includa interventi per promuovere lo sviluppo economico locale, investendo sui servizi del territorio per sostenere la vitalità delle nostre comunità".

"Il tema demografico -afferma ancora il Presidente della Repubblica- sfida in particolare i Paesi sviluppati, influenzando i diversi aspetti della struttura sociale. L’Italia non fa eccezione. Gli eccellenti risultati ottenuti in materia di tutela della condizione degli anziani, le nuove dinamiche fortemente unifamiliari, il calo delle nascite, impongono una riflessione al fine di soddisfare le nuove esigenze emergenti, per garantire la necessaria coesione sociale".

"Le trasformazioni della demografia incidono fortemente sulla struttura territoriale del Paese e sulla sostenibilità dei centri abitati, in particolare delle zone montane, interne, rurali, aggravando la crisi e non permettendo di conseguire l’obiettivo dell’eguaglianza dei cittadini. La crescita abnorme delle aree metropolitane con le conseguenti diseconomie e disagi, basata, un tempo, sull’addensamento occupazionale e la disponibilità di servizi, deve lasciare il posto -conclude Mattarella- a un approccio integrato che includa interventi per promuovere lo sviluppo economico locale, investendo sui servizi del territorio per sostenere la vitalità delle nostre comunità".

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Lega, 40 anni fa nasceva il partito di Bossi: dal governo...

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Il Carroccio fondato dal Senatur il 12 aprile 1984. La storia dagli inizi e la secessione alla svolta nazionalista

Umberto Bossi - Fotogramma

La Lega compie 40 anni. All'inizio ci fu l'obiettivo unico dell'indipendenza padana, benedetta da Gianfranco Miglio e dal mito del federalismo. Lo slogan era 'lontani da Roma e vicini all'Europa', i nemici per Umberto Bossi - fondatore di quel movimento che giurò guerra ai Palazzi della Capitale - erano, ad esempio, Ciriaco De Mita e i falsi invalidi campani o Bettino Craxi, rifugiatosi ad Hammamet. Tutto ebbe inizio il 12 aprile del 1984, in piena Prima Repubblica, quando un piccolo editore, una maestra elementare, un rappresentante di commercio, un commerciante, un odontotecnico e un architetto si misero d'accordo per dare vita a una piccola formazione locale, da cui prenderà piede la Lega, oggi il partito più longevo del parlamento italiano.

Umberto Bossi era l'editore, quella che sarà sua moglie, Manuela Marrone, la maestra elementare, Marino Moroni, Pierangelo Brivio, Emilio Sogliaghi e Giuseppe Leoni, cliente del notaio Bellorini di Varese, erano gli altri padani che si diedero da fare per registrare l'associazione 'Lega Lombarda Autonomista', che poi si unirà alla 'Liga Veneta' e alla 'Lega Piemont', creando la Lega Nord. Fu proprio Bossi a scrivere di suo pugno lo statuto federalista-autonomista, scegliendo il simbolo di Alberto da Giussano per il movimento.

Bossi il 'Senatur' e l'alleanza con Berlusconi

Nel frattempo Umberto girava il nord con una vecchia Citroen. Secchielli di colla, vernice e tanti slogan da attaccare ai muri. 'No al colonialismo terrone', 'Fratelli sul libero suol', 'Basta con le rapine del fisco', 'Alt all'invio di mafiosi in Lombardia', 'Al Nord giudici del Nord'. Proselitismo che dà i suoi frutti: Bossi arriva nell'87 in Senato. Il suo diventa, di colpo, il quarto partito della Repubblica. "Ora -chiese in tv, magro, coi capelli ricci, l'uomo che diventava il Senatur - vogliamo che i posti di lavoro vengano assegnati dando la precedenza ai residenti in Lombardia da almeno cinque anni". Poi l'impegno "all'abolizione del soggiorno obbligato e la lotta alla mafia".

Bossi vuole far pesare la sua forza elettorale e rompe gli indugi nel '94, si allea con Silvio Berlusconi, appena sceso in campo. Al Carroccio vanno l'8,4% dei voti e 180 parlamentari. Bossi manda 5 ministri al governo, tra cui Maroni. Ma con il Cavaliere si rompe presto, con reciproche accuse su pensioni e federalismo. Arriva così il 'patto delle sardine', con D'Alema e Buttiglione. Bossi fa nascere, con il leader del Pds e con il popolare, il governo tecnico guidato da Lamberto Dini. E riprende la battaglia secessionista. A Venezia ammaina il tricolore, sostituendolo col 'sole delle Alpi'. Nel mezzo convoca i suoi a Pontida, che negli anni sarà l'appuntamento clou dei militanti, e si inventa riti come l'ampolla del Po, o anche il Parlamento padano con sede a Villa Riva Berni di Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova, dimora poi distrutta da un incendio nel 2019.

La Lega punta in quegli anni dritto alla secessione, il suo messaggio più forte, sempre sbandierato ma mai raggiunto. Il centrosinistra va al governo e approva una riforma del titolo V della Costituzione, modificando il regionalismo italiano, cercando di frenare le spinte separatiste. Alla fine degli anni '90, la Lega si riorganizza e si allea nuovamente con 'Berlusconi nella 'casa delle libertà'. Bossi torna al governo, diviene ministro per le riforme istituzionali e per la devoluzione.

L'ictus, i problemi giudiziari, le dimissioni, il Carroccio in caduta libera

Poi il primo marzo del 2004 l'ictus colpisce il Senatur. Intanto si arriva al referendum confermativo sulla devolution, che attribuisce nuovi poteri alle regioni, referendum che blocca di fatto, nel 2006, il progetto leghista.

Nel 2008 la Lega bossiana rifà parte del governo: Berlusconi è di nuovo premier, nella maggioranza tiene banco lo scontro con Fini, poi a novembre del 2011 la crisi economica e le fibrillazioni dei mercati, portano il Cavaliere alle dimissioni. Bossi è l'unico a dire no al governo tecnico di Monti, voluto dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, mentre si profilano i problemi giudiziari per il fondatore della Lega, con la tesoreria Belsito, tra scandali per investimenti oscuri all'estero e rendicontazioni poco chiare dei rimborsi elettorali. Il vecchio capo, stanco e malato, deve lasciare e si dimette. E' il 5 aprile del 2012. Le immagini che corrono alla mente sono quelle della 'notte delle scope', quella del 10 aprile a Bergamo, con i militanti che chiedono rinnovamento, accorrendo con le scope per 'pulire il pollaio'. E' la manifestazione dell''orgoglio leghista'. "Chi sbaglia paga, senza guardare in faccia nessuno e chi ha preso i soldi della Lega li dovrà restituire fino all'ultimo centesimo. Umberto Bossi, non un pirla qualsiasi, si è dimesso con un gesto da vero leghista", dice Roberto Maroni. Nelle successive tornate elettorali il partito, che viene poi affidato proprio a Maroni, è in caduta libera, fino al 4,8%.

L'ascesa di Salvini, la svolta nazionalista

Il 7 dicembre 2013, alle primarie Matteo Salvini lancia la sua scalata alla Lega e sfida Bossi, ottenendo l'81,66% dei voti, mentre il fondatore resta fermo al 18,34%. Inizia l'ascesa di Salvini, che nel giro di cinque anni, porterà di nuovo la Lega al governo, con il M5S stavolta, divenendo vicepremier e ministro dell'Interno. Con Conte, premier pentastellato, però finisce male, ad agosto del 2019 c'è lo strappo del Papeete. Poi la storia recente, con la Lega Nord che nel frattempo viene 'clonata' nel nuovo partito 'Lega per Salvini premier', anche per tenere botta alla vicenda della condanna alla restituzione di 49 milioni di euro sottratti in modo illecito allo Stato, tra il 2008 e il 2010, inflitta dal tribunale di Genova al partito. Dopo la rottura del governo gialloverde, Salvini resta all'opposizione del Conte 2, ma poi schiera la Lega con Draghi, quando l'ex governatore della Bce viene chiamato dal presidente Mattarella a formare il governo, a febbraio del 2021.

Salvini negli anni costruisce la sua di Lega, firma la svolta sovranista e nazionalista, scegliendo il Tricolore, dimenticando la secessione e varcando i confini del nord. Il partito nato nel Varesotto ha ormai cambiato pelle, passando pure per il congresso del 2019 a Milano della vecchia Lega Nord, commissariata e affidata a un fedelissimo di Salvini, il deputato milanese Igor Iezzi, di fatto liquidata. Il 'Capitano', mai 'digerito' da Bossi, si rivela leader in grado di portare al massimo storico gli ex lumbard e alle ultime elezioni europee, a maggio del 2019, raggiunge un clamoroso 34,3%. Da quel momento Salvini però sembra avere perso il suo tocco magico, arrivando a un modesto 8,9% alle ultime politiche, ormai distantissimo dall'alleata premier Giorgia Meloni, e a rischio sorpasso nei consensi da parte di Forza Italia, che tallona da vicino la Lega.

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