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Arabia Saudita dice sì agli alcolici: ma solo per...

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Arabia Saudita dice sì agli alcolici: ma solo per diplomatici

La legalizzazione ipotizzata dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman

L'Arabia Saudita apre agli alcolici, ma solo per i diplomatici non musulmani che si trovano nel Regno. Lo ha spiegato il Centro governativo di comunicazione internazionale in merito alle notizie circolate circa una prossima apertura del primo negozio a Riad per la vendita di liquori. La legalizzazione degli alcolici è stata ipotizzata dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nel suo processo di modernizzazione del Regno in chiave economica, per renderlo una meta più appettibile a un numero maggiore di visitatori.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Ucraina, Meloni porta in dote a Kiev accordo su sicurezza:...

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La presidente del Consiglio ha guidato il summit del G7 nella capitale ucraina

Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky (Fotogramma/Ipa)

Un accordo sulla sicurezza decennale, che spazia dal piano militare a quello umanitario, dalla cooperazione nell'industria della difesa al sostegno al bilancio. E' il 'dono' che la premier Giorgia Meloni ha portato a Kiev in occasione del secondo "doloroso" anniversario dell'invasione russa. Meloni, arrivata in treno dalla Polonia (ancora l'unica via per raggiungere dall'estero l'Ucraina a causa della chiusura dello spazio aereo), accompagnata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dal leader canadese Trudeau e da quello belga De Croo, ha portato un messaggio chiaro al presidente Volodymyr Zelensky: l'Italia e gli altri Paesi del G7 non lasceranno sola l'Ucraina e le rimarranno al fianco per tutto il tempo necessario. Insomma nessuna stanchezza né titubanza nel sostegno a Kiev è ammessa da parte delle cancellerie occidentali. "L'Ucraina può contare su tutte le nazioni del G7 e sull'Unione Europea. Non ci siamo mai tirati indietro e non intendiamo farlo adesso, nonostante quello che dice certa propaganda", ha insistito la premier durante il summit dei sette grandi, il primo sotto presidenza italiana, che ha presieduto da Kiev.

"Il messaggio che voglio inviare oggi a Volodymyr Zelensky e a tutto il popolo ucraino è che non sono soli. Voglio che voi sappiate che siamo profondamente grati a questo popolo perché continua a lottare per l'Europa e la nostra sicurezza perché banalmente la sicurezza dell'Ucraina e dell'Europa coincidono”, ha scandito la premier, ribadendo fermamente l'adesione alla linea euroatlantica di sostegno incondizionato a Kiev. Parole che assumono ancora più rilevanza se contestualizzata nella visita alla Casa Bianca da Joe Biden prevista il primo marzo.

Meloni: "L'Ucraina è un pezzo della nostra casa, la difenderemo"

Dopo un viaggio estenuante durato oltre 10 ore e iniziato dalla stazione di Przemysl, nel sud-est della Polonia, la visita di Meloni è iniziata con un incontro all'aeroporto cargo di Hostomel, uno dei primi obiettivi dei russi all'inizio dell'invasione e diventato un luogo altamente simbolico perché vide la Guardia nazionale ucraina riuscire strenuamente a respingere l'attacco. E mentre Zelensky ha premiato alcuni "eroi" sopravvissuti di quella battaglia, la leader di FdI ha ricordato che l'Ucraina "è un pezzo della nostra casa e faremo la nostra parte per difenderla". E l'accordo sulle garanzie di sicurezza, che ricalca a grandi linee quello già siglato da Parigi, Berlino e Londra, è un tassello importante di questa strategia.

Quella in cui è arrivata Meloni per la seconda volta da quando è premier, è una Kiev alla ricerca di una faticosa nuova normalità. Nel centro della capitale la vita sembra scorrere normalmente, ma è solo un'apparenza. Anche la scorsa notte Mosca è tornata ad attaccare con i suoi droni e per due volte sono scattate le sirene d'allarme. La minaccia dei famigerati missili ipersonici Khinzal è uno spauracchio che tiene sotto forte pressione psicologica gli abitanti della capitale.

E' dirigendosi verso la periferia che la guerra inizia a mostrare il suo volto. Cavalli di frisia ai lati delle strade. Cimiteri 'ingentiliti' da bandiere ucraine, checkpoint, un tetto di un supermercato sfondato. Un pulmino malandato sfreccia con a bordo qualche decina di militari in uniforme. Così fino a Hostomel, nel cui hangar giace con le sue enormi ali smontate la carlinga bruciata dell'aereo più grande del mondo, l'An-225 'Mriya', il cui restauro costerà più di 3 miliardi di dollari. "Questo posto è un simbolo del fallimento di Mosca e dell'orgoglio ucraino. Ci ricorda che c'è qualcosa più forte di missili e guerra, l'amore per la terra e la libertà", ha dichiarato Meloni.

L'accordo sulla sicurezza Roma-Kiev

I corposi cortei di auto si sono quindi diretti a Palazzo Mariinskij, fastosa residenza che ospita la presidenza ucraina. Qui c'è stato un punto stampa a cinque (Meloni, Zelensky, Von der Leyen, De Croo, Trudeau) e la firma dell'accordo sulle garanzie di sicurezza Roma-Kiev. Meloni ha incassato la soddisfazione dell'alleato ucraino. "I nostri incontri con la premier italiana Giorgia Meloni sono sempre significativi - ha rimarcato Zelensky - Questo documento stabilisce una base solida per la partnership di sicurezza a lungo termine tra i nostri Paesi".

La leader di Fdi si è quindi spostata alla Cattedrale di Santa Sofia da dove ha diretto il suo primo G7. Assente 'giustificato' il presidente francese, Emmanuel Macron, alle prese con gli agricoltori transalpini, che si è fatto rappresentare dal ministro degli Esteri, Stephane Sejourne. E ai maliziosi che guardavano all'assenza di Macron come uno 'sgarbo' a Meloni, la premier ha spiegato che l'assenza era stata "comunicata in anticipo" e ha inviato i saluti al presidente francese, impegnato in una "difficile giornata".

Il piano fallito di Putin di una guerra lampo

Nel suo intervento di introduzione al summit, Meloni ha insistito molto, come per altro già fatto in mattinata a Hostomel, sull'importanza di non cadere nei tranelli della propaganda russa. "Penso che dobbiamo fare molto meglio per spiegare che l'attuale situazione del conflitto è la nostra vittoria, una vittoria ucraina, e non una vittoria per la Russia come la sua propaganda cerca di affermare", ha messo in guardia. Per poi aggiungere un passaggio dedicato ai rischi, ancora tutti sul tavolo, di un'eventuale vittoria sul campo di Mosca per l'Europa e non solo: "Il piano di Putin era una guerra lampo che avrebbe dovuto far capitolare l'Ucraina in pochi giorni, probabilmente con l'obiettivo di rivolgere poi lo sguardo verso altri Stati vicini, non solo europei".

Ed è in questa lotta tra caos e diritto che il mondo si gioca il suo futuro in Ucraina, ha proseguito la premier, secondo cui "pochi trarrebbero vantaggio da un mondo senza regole, un mondo governato solo dalla forza militare e dove ogni Stato rischia di essere invaso dal suo vicino". L'Italia, ha chiosato, sta facendo a pieno la sua parte. "Siamo all'ottavo pacchetto di aiuti e stiamo facendo il massimo con i mezzi di cui disponiamo". E poi scommette sul futuro dell'Ucraina. L’Italia vuole avere un ruolo da “protagonista” anche in materia di ricostruzione dell’Ucraina. “Lo faremo con la presidenza del G7 e anche nel 2025 quando ospiteremo l’Ukraine recovery conference - ha concluso - Parlare di ricostruzione vuol dire scommettere sul futuro dell’Ucraina. Le imprese italiane sono pronte".

(dall'inviato Piero Spinucci)

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Esteri

Ucraina, G7: “Russia fermi subito guerra e paghi per...

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"Inammissibili minacce di Mosca su uso armi nucleari"

Giorgia Meloni, Volodymyr Zelensky e Ursula von der Leyen (Fotogramma)

La guerra tra l'Ucraina e la Russia al centro del G7 di oggi a Kiev, dove si è tenuto simbolicamente il primo summit a guida italiana. I leader del G7 chiedono "alla Russia di cessare immediatamente e totalmente la sua guerra di aggressione e di ritirare incondizionatamente le sue forze militari dal territorio internazionalmente riconosciuto dell'Ucraina". Nel documento finale del vertice si rivolgono, inoltre, "a tutti i Paesi", chiedendo, "di rispettare il diritto internazionale e di non convalidare o condonare in alcun modo i tentativi della Russia di acquisire territorio attraverso la forza". "Non riconosceremo mai - si legge ancora - le cosiddette 'elezioni', passate e future, tenute dalla Russia nei territori dell'Ucraina, né i loro risultati. L’intenzione dichiarata della Russia di far svolgere il voto per le elezioni presidenziali nelle regioni ucraine è un'oltraggiosa violazione della sovranità dell’Ucraina". "Non sta alla Russia - affermano ancora i leader - decidere se e quando pagare per i danni inflitti in Ucraina. Secondo i dati della Banca Mondiale questi danni superano ora i 486 miliardi di dollari. Gli obblighi della Russia ai sensi del diritto internazionale di pagare per i danni che sta causando sono chiari".

Nell'ambito dei lavori del G7, a quanto si apprende, il presidente Meloni ha inviato i saluti al presidente francese Emmanuel Macron, assente perché impegnato con una "difficile giornata". Al suo posto, come è stato "comunicato in anticipo" ha partecipato il ministro degli Esteri francese, Stephane Sejourne.

"Inammissibili minacce di Mosca su uso armi nucleari"

"L'irresponsabile retorica nucleare della Russia, il suo atteggiamento di intimidazione strategica e l'azione volta ad indebolire i regimi di controllo degli armamenti è inaccettabile" si legge nel documento finale del vertice. "Minacce da parte della Russia di far uso di armi nucleari, per non parlare di qualsiasi uso di armi nucleari da parte della Russia, nel contesto della guerra di aggressione contro l’Ucraina, sono inammissibili", affermano ancora.

"Continuiamo a supportare l'Ucraina e ci impegnamo a sostenere una pace globale, giusta e duratura, coerente con i principi della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e rispettosa della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina" si legge nella dichiarazione congiunta in cui si ribadisce "mentre l’Ucraina entra nel terzo anno di questa guerra implacabile, il suo governo e il suo popolo possono contare sul sostegno del G7 per tutto il tempo necessario".

I leader del G7 si sono riuniti oggi con il presidente ucraino Zelenskyy per "riaffermare" il "fermo sostegno" all'Ucraina" e "ancora una volta" per un tributo "al coraggio e alla resilienza del popolo ucraino che lotta instancabilmente per la libertà e il futuro democratico dell'Ucraina". Gli ucraini "hanno resistito per due anni all'invasione illegale, ingiustificabile e non provocata della Russia che costituisce una violazione palese della Carta delle Nazioni Unite - afferma la dichiarazione finale del vertice in videocollegamento -. Hanno dimostrato la loro volontà di sconfiggere la macchina da guerra del presidente Putin, ripristinare l'integrità territoriale della loro Nazione e difendere la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina". Putin "non ha raggiunto il suo obiettivo strategico di soggiogare l'Ucraina". Il presidente russo "invece sta costringendo la sua stessa gente a pagare ogni giorno un prezzo pesante per le azioni sconsiderate del suo governo. Ha prosciugato le risorse della Russia per finanziare una guerra non necessaria, ha diviso famiglie russe e causato centinaia di migliaia di vittime russe", prosegue la dichiarazione. "Rimaniamo convinti - si legge - di poter garantire che la popolazione dell'Ucraina prevalga nella battaglia per il suo futuro e per contribuire a stabilire una pace globale, giusta e duratura".

"La ricostruzione dell'Ucraina resta una priorità"

"La ricostruzione dell'Ucraina, a partire dalle misure iniziali di ripresa, resta una priorità" per i leader del G7 che continueranno a "lavorare, con le autorità ucraine e con le istituzioni finanziarie internazionali attraverso la piattaforma multiagenzia di coordinamento dei donatori", facendo leva su investimenti privati. La dichiarazione congiunta al termine della riunione del G7 in video conferenza plaude all'allargamento della piattaforma a Corea del Sud, Norvegia, Svezia e Olanda, nell'attesa delle Conferenze che si terranno quest'anno a Berlino e nel 2025 a Roma sulla ricostruzione.

"Beni russi restano congelati"

Il G7 "ribadisce che, in linea con i nostri rispettivi sistemi giuridici, i beni sovrani della Russia nelle nostre giurisdizioni rimarranno immobilizzati" finché Mosca "non risarcirà i danni causati all'Ucraina". Nel documento "si accoglie con favore l'adozione degli atti giuridici dell'Ue riguardanti i ricavi straordinari" derivati dagli asset russi congelati "si incoraggiano ulteriori passi per consentirne l'utilizzo, in linea con gli obblighi contrattuali applicabili e in conformità con le leggi". I membri del G7 chiedono "ai nostri ministri di continuare il loro lavoro e aggiornare prima del vertice della Puglia su tutte le possibili strade attraverso le quali i beni sovrani russi immobilizzati potrebbero essere utilizzati per sostenere l’Ucraina".

La condanna delle armi alla Russia

I leader del G7 condannano con forza "le esportazioni della Corea del Nord e l'acquisizione russa di missili balistici della Corea del Nord in diretta violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite" e chiedono lo stop "immediato di queste attività". La richiesta all'Iran è di "fermare l'assistenza ai militari russi e alla loro guerra in Ucraina". "Preoccupazione" viene espressa nella dichiarazione al termine della riunione in videoconferenza del G7 "per i trasferimenti alla Russia da aziende nella Repubblica popolare cinese di materiali dual-use e componenti per armi ed equipaggiamento per la produzione militare". "Continueremo ad agire contro attori di Paesi terzi che sostengono materialmente la guerra della Russia, anche imponendo ulteriori misure", si legge nel testo con la sollecitazione alle istituzioni finanziarie ad astenersi dal "sostenere la macchina da guerra russa". "Le istituzioni finanziarie e altre entità che facilitano l'acquisizione da parte della Russia di prodotti o equipaggiamento per la sua base industriale della difesa sostengono - prosegue la dichiarazione - azioni che minano l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina".

Il messaggio al Congresso Usa

Il G7, dopo avere ricordato tutte le misure economiche di sostegno adottate nei confronti di Kiev, dall'Unione Europea a Giappone e Canada, "sollecita l’approvazione di un sostegno aggiuntivo per colmare il restante gap di bilancio dell’Ucraina per il 2024". Si tratta di un implicito messaggio al Congresso Usa, dove i repubblica bloccano nuovi interventi di sostegno all'Ucraina, quello che si legge nella dichiarazione ufficiale del G7.

"Mosca chiarisca circostanze morte di Navalny"

I leader del G7 chiedono "al governo russo di chiarire completamente le circostanze della morte" dell'oppositore russo Alexei Navalny, deceduto in carcere in Russia all'età di 47 anni. La morte è stata annunciata il 16 febbraio scorso, ma la salma di Navalny è stata restituita solo oggi alla madre dell'oppositore, come annunciato da Kyra Yarmish che per anni è stata la portavoce di Navalny. "Chiediamo allo stesso modo al governo russo di liberare tutti i prigionieri ingiustamente detenuti e di fermare le persecuzioni dell'opposizione politica e la repressione sistematica dei diritti e delle libertà dei russi", si legge nella dichiarazione finale che rende omaggio "al coraggio straordinario di Alexei Navalny" e assicura vicinanza alla "moglie, ai suoi figli e ai suoi cari".

"Ha sacrificato la sua vita combattendo contro la corruzione del Cremlino e per elezioni libere e giuste in Russia - affermano -. Chiameremo a rispondere i responsabili della morte di Navalny, anche continuando a imporre misure restrittive in risposta alle violazioni dei diritti umani e degli abusi in Russia e con altre azioni".

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Navalny, il corpo consegnato alla madre

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Non è chiaro se saranno consentiti funerali come vorrebbe la famiglia

Un cartello raffigurante Navalny

Il corpo di Alexei Navalny è stato restituito alla madre dell'oppositore russo. Lo ha confermato via X Kira Yarmysh che per anni è stata la portavoce di Navalny. "La salma di Alexei è stata consegnata a sua madre. Grazie a tutti coloro che hanno chiesto questo con noi", ha scritto.

"Lyudmila Ivanovna è ancora a Salekhard", aggiunge Yarmysh, senza informazioni certe sui funerali di Navalny. "Non sappiamo se le autorità interferiranno per procedere come vuole la famiglia e come merita Alexei", prosegue, promettendo informazioni appena possibile. La morte di Navalny, in carcere all'età di 47 anni, è stata annunciata lo scorso 16 febbraio.

La madre di Navalny ha ottenuto la restituzione del feretro dopo circa una settimana, nella quale si è scontrata con l'atteggiamento ostruzionistico e minatorio delle autorità russe. La donna ha dovuto attendere giorni per vedere il corpo e ha dovuto fare i conti con minacce esplicite, con il rischio di finire al centro di un procedimento giudiziario.

Ad oggi, le uniche informazioni sulla causa della morte di Navalny sono quelle fornite dalle autorità carcerarie, con una serie di versioni che nel corso degli ultimi giorni si sono susseguite tra cambiamenti e contraddizioni. Il corpo non è stato sottoposto ad un'autopsia indipendente.

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