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“Putin prepara guerra alla Nato, Germania in allerta”: il documento segreto

Il ministero della Difesa tedesco delinea lo scenario, con l'ipotesi di escalation alla fine del 2024

Vladimir Putin

Un attacco della Russia alla Nato nella fase 2 della guerra. E' lo scenario che la Germania non scarta e, anzi, illustra in un documento segreto diffuso dalla Bild. Mentre l'Ucraina punta ad un vertice al più alto livello sul suo piano di pace, con il presidente Volodymyr Zelensky in queste ore a Davos, il presidente russo Vladimir Putin potrebbe muoversi nella direzione opposta, con una escalation pianificata a cui si fa riferimento in un piano di risposta delle forze armate messo a punto dal ministero della Difesa tedesco. Nel documento, viene contemplata l'ipotesi di un attacco ibrido che Mosca potrebbe preparare un attacco ibrido alla Nato.

Nel file riservato, il ministero della Difesa tedesco delinea in dettaglio la potenziale "Via al conflitto" tra la Russia e l'alleanza di difesa occidentale. Mese dopo mese, vengono descritte sia le azioni russe sia quelle occidentali. Tra le altre cose, la Bundeswehr - che raggruppa le forze armate della repubblica federale tedesca - prevede la mobilitazione di centinaia di migliaia di soldati della Nato.

L'escalation

La Russia vuole richiamare altri 200mila uomini per sferrare una nuova offensiva contro l'Ucraina a partire dalla primavera. Nei mesi estivi, Mosca inizierebbe poi - secondo questi scenari - attacchi sempre più aperti contro l'Occidente, a partire da seri attacchi informatici.

L'inizio della manovra su larga scala con 50mila soldati nella Russia occidentale e in Bielorussia è previsto per settembre. Alla fine dell'anno, ci sarebbe un'invasione russa delle aree dell'Ucraina orientale, dopodiché la Nato dovrebbe schierare circa 300mila soldati sul fianco orientale dell'Ucraina.

Il ministero della Difesa di Berlino si è rifiutato di rilasciare commenti. "Fondamentalmente, posso dirvi che la valutazione di diversi scenari - anche estremamente improbabili - fa parte dell'attività militare quotidiana, soprattutto nell'addestramento", ha dichiarato un portavoce alla Bild.

La scorsa settimana, esperti di sicurezza svedesi avevano avvertito del pericolo di una guerra con la Russia. "Molti l'hanno detto prima di me, ma lasciatemelo dire in virtù del mio incarico: potrebbe esserci una guerra in Svezia", ha detto Carl-Oskar Bohlin, ministro svedese della Protezione civile. "Tutti devono prepararsi allo scenario peggiore, come una guerra con la Russia, prima che sia troppo tardi", ha aggiunto.

La risposta di Mosca

Il Cremlino afferma di non voler commentare l'articolo della Bild secondo cui la Germania valuta lo scenario di un possibile conflitto tra Russia e Nato. "Non commenterò su questa notizia della Bild", ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in dichiarazioni riportate dall'agenzia russa Tass. "Di recente - ha anche accusato - questo giornale si è spesso abbassato a pubblicare diverse fake news e fandonie". La questione è stata liquidata in poche parole, riportate dalla stessa Tass, dal ministero degli Esteri di Mosca. Per la portavoce Maria Zakharova, è "l'oroscopo dell'anno passato".

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Politica

Forza Italia, il Congresso incorona Tajani: “Tutti al...

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L'assise azzurra elegge il segretario per acclamazione. Via libera anche ai quattro vice: Cirio, Occhiuto, Bergamini e Benigni

 Antonio Tajani eletto segretario nazionale di Forza Italia (Fotogramma)

"Io ce la metterò tutta, grazie Forza Italia. Ora mandiamo un forte applauso a Silvio Berlusconi che ci ascolta da lassù". Conclude così il suo intervento da neo-eletto segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, dal palco dell'Eur di Roma, tra l'inno azzurro e un Lucio Battisti d'annata che assicura che "non sarà un'avventura". Sono da poco passate le 18 di sabato e il vicepremier, ora ufficialmente leader di Fi, dopo aver incassato il via libera degli oltre mille delegati che hanno sventolato alti i loro cartellini nella grande sala del Palazzo dei congressi all'Eur, può festeggiare il suo successo.

Le felicitazioni di Marina e Pier Silvio

"I primi messaggi che mi sono arrivati sul cellulare - dice subito - sono della famiglia di Berlusconi, di Marina e Pier Silvio". "Il sostegno della famiglia Berlusconi non è mai mancato" rivendica con la mano sul cuore. Ringrazia tutti Tajani, e promette solo un giorno di vacanza: "Domenica ci riposiamo - avvisa - poi al lavoro per il voto, perché non possiamo deludere l'Europa". Con un messaggio rivolto anche all'interno del partito, dove oggi si respira "un clima di grande unità e amicizia": "Non possiamo permetterci di avere un postificio, non possiamo permetterci di dividerci per piccole questioni, per interessi personali, lo dobbiamo per rispetto a Berlusconi". Lo sguardo è proiettato al voto di giugno alle europee, e oltre, perché "dalla vittoria dipende la sopravvivenza del nostro movimento politico nei prossimi trent'anni".

Comincia l'era Tajani

In Forza Italia con questi impegni inizia l'era Tajani. Il testimone di Silvio Berlusconi passa ora nelle mani del titolare della Farnesina. Nella due giorni del congresso azzurro (il primo senza Berlusconi) che sancisce il nuovo corso non c'è spazio per divisioni e distinguo, come dimostra l'abbraccio a favore di telecamere tra Licia Ronzulli e Antonio Tajani: "Hai il sostegno di tutti noi", scandisce la vicepresidente del Senato, la quale non manca di ricordare che "si vince e si perde tutti insieme".

Il clima di ritrovata concordia è certificato anche dalla scelta di procedere con l'elezione per semplice alzata di mano, evitando 'conte' interne, anche dei quattro vicesegretari (Deborah Bergamini, Alberto Cirio, Stefano Benigni - fedelissimo di Marta Fascina, assente anche oggi al congresso - e Roberto Occhiuto). Toni distesi pure sulle casse azzurre: Tajani assicura che la situazione è ormai sotto controllo "grazie al lavoro del tesoriere, e alla donazioni che, legalmente, riceviamo". La stagione dei 'morosi', ovvero dei parlamentari indietro con i versamenti al partito, afferma il neo-segretario, è alle spalle.

L'elogio di Metsola

Tutti d'accordo anche sul programma da qui al voto europeo dell'8 e 9 giugno: testa bassa pedalare per portare il movimento azzurro più in alto possibile. Il capogruppo alla Camera Paolo Barelli punta per il futuro a un risultato di 'coalizione' pari al 60-70%. I delegati invece si 'accontentano' di quanto promesso dal neosegretario, che in vista della consultazione Ue si tiene più cauto ribadendo l'obiettivo del 10%. Europa sugli scudi del congresso, perché la bandiera di Forza Italia oggi è quella europeista, senza se e senza ma. Dopo la 'benedizione' di Ursula von der Leyen e Manfred Weber di ieri, questa volta la testimonial del vecchio continente al congresso azzurro è un'altra esponente di spicco del Ppe - famiglia politica europea a cui Fi "orgogliosamente" appartiene -, ovvero la presidente del Parlamento Ue, la maltese Roberta Metsola, la quale incassa il sostegno di Fi anche per la guida del prossimo Europarlamento. "Tu Antonio sei una guida, che da sempre si batte per una Europa più forte", l'elogio a Tajani di Metsola, che non manca di ricordare Berlusconi: "Il vostro fondatore, che ha fatto la storia dell'Italia e dell'Europa degli ultimi 30 anni e sarebbe fiero di voi, ha avuto la lungimiranza di capire che il futuro di Forza Italia era nel Ppe".

Il giorno più lungo di Tajani scorre con gli interventi dei delegati, degli amministratori locali e degli ospiti europei, che garantiscono appoggio al vicepresidente del Consiglio, definito punto di riferimento anche dal segretario generale dell'Internazionale democratica di centro Antonio Lopez. Lui incassa felice, spiegando che però qualcosa sull'attualità italiana la deve dire. Sugli scontri tra polizia e manifestanti difende le forze dell'ordine: "Nessuno le tocchi, se qualcuno ha sbagliato pagherà, ma per uno o due che hanno sbagliato non possiamo attaccare chi ci difende per quattro soldi...". A proposito dei manifestanti di Milano, identificati dalla Digos, stessa linea: "Il ministro Piantedosi prenderà i necessari provvedimenti" ma "non vedo il problema a essere identificati, sotto casa mia ci sono le forze dell'ordine che a volte identificano mio figlio o il fidanzato di mia figlia". La chiusura dell'intervento del segretario di Forza Italia è dedicata a Meloni e Salvini: "I nostri alleati non hanno nulla da temere da noi, ma nessuno può chiederci di rinunciare alla nostra identità". Poi la festa sul palco, tutti a cantare e ballare: perché non sarà solo un'avventura, come insegna appunto Battisti.

(di Antonio Atte e Francesco Saita)

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Esteri

Ucraina, Meloni porta in dote a Kiev accordo su sicurezza:...

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La presidente del Consiglio ha guidato il summit del G7 nella capitale ucraina

Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky (Fotogramma/Ipa)

Un accordo sulla sicurezza decennale, che spazia dal piano militare a quello umanitario, dalla cooperazione nell'industria della difesa al sostegno al bilancio. E' il 'dono' che la premier Giorgia Meloni ha portato a Kiev in occasione del secondo "doloroso" anniversario dell'invasione russa. Meloni, arrivata in treno dalla Polonia (ancora l'unica via per raggiungere dall'estero l'Ucraina a causa della chiusura dello spazio aereo), accompagnata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dal leader canadese Trudeau e da quello belga De Croo, ha portato un messaggio chiaro al presidente Volodymyr Zelensky: l'Italia e gli altri Paesi del G7 non lasceranno sola l'Ucraina e le rimarranno al fianco per tutto il tempo necessario. Insomma nessuna stanchezza né titubanza nel sostegno a Kiev è ammessa da parte delle cancellerie occidentali. "L'Ucraina può contare su tutte le nazioni del G7 e sull'Unione Europea. Non ci siamo mai tirati indietro e non intendiamo farlo adesso, nonostante quello che dice certa propaganda", ha insistito la premier durante il summit dei sette grandi, il primo sotto presidenza italiana, che ha presieduto da Kiev.

"Il messaggio che voglio inviare oggi a Volodymyr Zelensky e a tutto il popolo ucraino è che non sono soli. Voglio che voi sappiate che siamo profondamente grati a questo popolo perché continua a lottare per l'Europa e la nostra sicurezza perché banalmente la sicurezza dell'Ucraina e dell'Europa coincidono”, ha scandito la premier, ribadendo fermamente l'adesione alla linea euroatlantica di sostegno incondizionato a Kiev. Parole che assumono ancora più rilevanza se contestualizzata nella visita alla Casa Bianca da Joe Biden prevista il primo marzo.

Meloni: "L'Ucraina è un pezzo della nostra casa, la difenderemo"

Dopo un viaggio estenuante durato oltre 10 ore e iniziato dalla stazione di Przemysl, nel sud-est della Polonia, la visita di Meloni è iniziata con un incontro all'aeroporto cargo di Hostomel, uno dei primi obiettivi dei russi all'inizio dell'invasione e diventato un luogo altamente simbolico perché vide la Guardia nazionale ucraina riuscire strenuamente a respingere l'attacco. E mentre Zelensky ha premiato alcuni "eroi" sopravvissuti di quella battaglia, la leader di FdI ha ricordato che l'Ucraina "è un pezzo della nostra casa e faremo la nostra parte per difenderla". E l'accordo sulle garanzie di sicurezza, che ricalca a grandi linee quello già siglato da Parigi, Berlino e Londra, è un tassello importante di questa strategia.

Quella in cui è arrivata Meloni per la seconda volta da quando è premier, è una Kiev alla ricerca di una faticosa nuova normalità. Nel centro della capitale la vita sembra scorrere normalmente, ma è solo un'apparenza. Anche la scorsa notte Mosca è tornata ad attaccare con i suoi droni e per due volte sono scattate le sirene d'allarme. La minaccia dei famigerati missili ipersonici Khinzal è uno spauracchio che tiene sotto forte pressione psicologica gli abitanti della capitale.

E' dirigendosi verso la periferia che la guerra inizia a mostrare il suo volto. Cavalli di frisia ai lati delle strade. Cimiteri 'ingentiliti' da bandiere ucraine, checkpoint, un tetto di un supermercato sfondato. Un pulmino malandato sfreccia con a bordo qualche decina di militari in uniforme. Così fino a Hostomel, nel cui hangar giace con le sue enormi ali smontate la carlinga bruciata dell'aereo più grande del mondo, l'An-225 'Mriya', il cui restauro costerà più di 3 miliardi di dollari. "Questo posto è un simbolo del fallimento di Mosca e dell'orgoglio ucraino. Ci ricorda che c'è qualcosa più forte di missili e guerra, l'amore per la terra e la libertà", ha dichiarato Meloni.

L'accordo sulla sicurezza Roma-Kiev

I corposi cortei di auto si sono quindi diretti a Palazzo Mariinskij, fastosa residenza che ospita la presidenza ucraina. Qui c'è stato un punto stampa a cinque (Meloni, Zelensky, Von der Leyen, De Croo, Trudeau) e la firma dell'accordo sulle garanzie di sicurezza Roma-Kiev. Meloni ha incassato la soddisfazione dell'alleato ucraino. "I nostri incontri con la premier italiana Giorgia Meloni sono sempre significativi - ha rimarcato Zelensky - Questo documento stabilisce una base solida per la partnership di sicurezza a lungo termine tra i nostri Paesi".

La leader di Fdi si è quindi spostata alla Cattedrale di Santa Sofia da dove ha diretto il suo primo G7. Assente 'giustificato' il presidente francese, Emmanuel Macron, alle prese con gli agricoltori transalpini, che si è fatto rappresentare dal ministro degli Esteri, Stephane Sejourne. E ai maliziosi che guardavano all'assenza di Macron come uno 'sgarbo' a Meloni, la premier ha spiegato che l'assenza era stata "comunicata in anticipo" e ha inviato i saluti al presidente francese, impegnato in una "difficile giornata".

Il piano fallito di Putin di una guerra lampo

Nel suo intervento di introduzione al summit, Meloni ha insistito molto, come per altro già fatto in mattinata a Hostomel, sull'importanza di non cadere nei tranelli della propaganda russa. "Penso che dobbiamo fare molto meglio per spiegare che l'attuale situazione del conflitto è la nostra vittoria, una vittoria ucraina, e non una vittoria per la Russia come la sua propaganda cerca di affermare", ha messo in guardia. Per poi aggiungere un passaggio dedicato ai rischi, ancora tutti sul tavolo, di un'eventuale vittoria sul campo di Mosca per l'Europa e non solo: "Il piano di Putin era una guerra lampo che avrebbe dovuto far capitolare l'Ucraina in pochi giorni, probabilmente con l'obiettivo di rivolgere poi lo sguardo verso altri Stati vicini, non solo europei".

Ed è in questa lotta tra caos e diritto che il mondo si gioca il suo futuro in Ucraina, ha proseguito la premier, secondo cui "pochi trarrebbero vantaggio da un mondo senza regole, un mondo governato solo dalla forza militare e dove ogni Stato rischia di essere invaso dal suo vicino". L'Italia, ha chiosato, sta facendo a pieno la sua parte. "Siamo all'ottavo pacchetto di aiuti e stiamo facendo il massimo con i mezzi di cui disponiamo". E poi scommette sul futuro dell'Ucraina. L’Italia vuole avere un ruolo da “protagonista” anche in materia di ricostruzione dell’Ucraina. “Lo faremo con la presidenza del G7 e anche nel 2025 quando ospiteremo l’Ukraine recovery conference - ha concluso - Parlare di ricostruzione vuol dire scommettere sul futuro dell’Ucraina. Le imprese italiane sono pronte".

(dall'inviato Piero Spinucci)

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Sport

Odermatt da record, vince ancora a Palisades e blinda la...

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E' la 35esima vittoria della sua carriera

Marco Odermatt (Fotogramma)

Nuova impresa dello sciatore svizzero Marco Odermatt che ha vinto il decimo slalom gigante consecutivo sabato sulle nevi di Palisades Tahoe, un successo che gli assicura la terza Coppa del Mondo assoluta consecutiva. Con la vittoria di oggi - la 35ma della sua carriera - Odermatt ha portato a 1001 punti il suo vantaggio su Manuel Feller diventando così irraggiungibile nonostante manchino ancora 10 gare alla fine della stagione. La sua serie di vittorie consecutive è la seconda più lunga nella storia dello sci alpino maschile.

Il record di 14 vittorie consecutive di Ingemar Stenmark nello slalom gigante è ora nel mirino dello svizzero che può anche assicurarsi un altro globo di cristallo della disciplina il prossimo fine settimana ad Aspen e guidare anche la classifica di discesa libera e superG. Il 26enne svizzero potrebbe addirittura battere il suo stesso record di punti complessivi della scorsa stagione. Nella gara di oggi Odermatt ha distaccato il norvegese Henrik Kristoffersen di 12 centesimi, terzo l'americano River Radamus per il primo podio in Coppa del Mondo.

Domani nuova gara maschile con uno slalom in Sierra Nevada mentre le donne gareggeranno in Val di Fassa, per un superG femminile dopo l'annullamento della gara odierna per troppa neve fresca.

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