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Cronaca

Covid, contagi e morti in aumento nell’ultima...

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Covid, contagi e morti in aumento nell’ultima settimana: i dati

In crescita del 14% i casi (59.498 casi) e i decessi +5,5% (307) secondo il bollettino del ministero della Salute

Persone con mascherine - Fotogramma

Ancora in crescita tutti i dati Covid-19 in Italia. Nella settimana 30 novembre-6 dicembre si registrano 59.498 nuovi casi positivi, con una variazione di +14% rispetto alla settimana precedente (52.177), e 307 morti, il 5,5% in più rispetto alla settimana precedente (291). E' quanto emerge da bollettino settimanale del ministero della Salute.

Sono stati effettuati 284.806 tamponi, in aumento del 2,5% rispetto alla settimana precedente (277.938). Il tasso di positività sale al 20,9%, con un +2,1%.

Vaia: "Grazie a Regioni per open day vaccino"

In Italia "gli indicatori" Covid "sono in lieve crescita, sia per quanto riguarda il numero di nuovi positivi che per l'impatto sulle strutture ospedaliere, che resta tuttavia sotto controllo e non determina condizioni di criticità", sottolinea il direttore generale Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Francesco Vaia, commentando il bollettino.

"Le Regioni, che ringrazio per la loro pronta disponibilità, stanno organizzando in tutta Italia Open day e altre misure organizzative per facilitare l'accesso dei cittadini alla vaccinazione" anti-Covid, "senza alcuna prenotazione. Questa sinergia ministero-Regioni è la strada virtuosa per proteggere i fragili, che in questa fase sono le persone che maggiormente rischiano di sviluppare forme gravi della malattia".

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

Cronaca

Smog ‘veleno’ per il cervello, più segni...

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Le persone che abitano in zone con livelli maggiori di Pm2,5 presentano più placche amiloidi spia di malattia

Milano (Fotogramma)

Lo smog potrebbe avvelenare anche il cervello. Scienziati statunitensi hanno scoperto che le persone più esposte all'inquinamento atmosferico da polveri Pm2,5 hanno una probabilità maggiore di presentare a livello cerebrale alte quantità di placche amiloidi 'spia' di Alzheimer. Lo studio - pubblicato su 'Neurology', rivista ufficiale delll'Accademia americana di neurologia - non dimostra che lo smog causa la malattia neurodegenerativa, ma indica un'associazione da approfondire, precisano i ricercatori. "Questi risultati aggiungono una prova al fatto che il particolato fine derivante dall'inquinamento atmosferico legato al traffico influenza la quantità di placche amiloidi nel cervello. Sono necessari ulteriori studi per indagare i meccanismi alla base di questo collegamento", afferma Anke Huels della Emory University di Atlanta, autore del lavoro.

Gli scienziati hanno esaminato il tessuto cerebrale di 224 persone di età media 76 anni, per la maggior parte residenti nell'area metropolitana di Atlanta, che hanno accettato di donare il cervello dopo la morte per contribuire alla ricerca sulle demenze. Per ognuno di loro, in base all'indirizzo di casa al momento del decesso, i ricercatori hanno analizzato l'esposizione allo smog da traffico: il livello medio di esposizione all'inquinamento atmosferico era di 1,32 microgrammi per metro cubo (μg/m3) nell'anno precedente alla morte e di 1,35 µg/m3 nei 3 anni precedenti. Gli autori hanno quindi confrontato l'esposizione allo smog con la presenza di segni cerebrali dell'Alzheimer, come le placche amiloidi e i grovigli di proteina tau. Hanno così osservato che le persone più esposte all'inquinamento atmosferico uno e 3 anni prima del decesso avevano maggiori probabilità di presentare livelli più elevati di placche amiloidi nel cervello. Più precisamente, chi nell'anno precedente alla morte era stato esposto a livelli di Pm2,5 superiori a 1 µg/m3 aveva una probabilità quasi doppia di presentare più placche amiloidi cerebrali, mentre i più esposti allo smog nei 3 anni prima di morire avevano una probabilità dell'87% superiore di presentare una quantità maggiore di placche.

Gli scienziati si sono anche chiesti se la variante genetica principale associata all'Alzheimer, Apoe e4, avesse qualche effetto sulla relazione tra smog e spie cerebrali della malattia. L'analisi ha mostrato una relazione più forte tra inquinamento atmosferico e segni di Alzheimer nel cervello delle persone senza la variante Apoe e4. "Ciò suggerisce - spiega Huels - che fattori ambientali come lo smog potrebbero contribuire all'Alzheimer nei pazienti in cui la malattia non può essere spiegata dalla genetica".

Due i limiti principali dello studio: da un lato l'esposizione all'inquinamento atmosferico è stato misurato solo in base all'indirizzo di residenza al momento del decesso, il che potrebbe aver portato a una classificazione errata dell'esposizione stessa; dall'altro le osservazioni hanno riguardato principalmente persone bianche con un alto livello di istruzione, pertanto i risultati potrebbero non essere rappresentativi di altre popolazioni. Anche da qui la necessità, rimarcata dagli autori, di andare più a fondo con nuove ricerche per far luce sul link smog-Alzheimer.

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Cronaca

Pro Vita Famiglia: “In consiglio regionale presentato...

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Durante l'evento “Custodi del Domani”

Pro Vita Famiglia:

In difesa dei bambini e della famiglia, sempre più spesso - nella società odierna - bersagliati dalla cultura progressista, gender e del politicamente corretto. Di questo, come fanno sapere i promotori, si è parlato oggi pomeriggio nell’evento “Custodi del Domani”, presso il Consiglio regionale della Lombardia, nella Sala Gonfalone, in via Fabio Filzi 22 a Milano, e organizzato dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia con la collaborazione di Pro Vita & Famiglia onlus.

"Erroneamente molti credono che la libertà sia un fine, ma non è vero, perché essa è un mezzo che può essere usato tanto per far bene quanto per far male - ha spiegato Toni Brandi, presidente di 'Pro Vita & Famiglia onlus' nel corso del suo intervento - Questo propagarsi del mito della falsa libertà ha oggi come conseguenza drammatica che i nostri bambini sono vittime di una sessualizzazione precoce, del porno, della droga, dell’indottrinamento gender nelle scuole e sono spesso visti come un peso, un problema, se non addirittura considerati oggetti di compravendita mediante la fecondazione artificiale o la barbara pratica dell’utero in affitto".

"Se non si riconosce la dignità dei più piccoli - ha aggiunto - tutto è possibile: si può abusare di loro, si sdogana la pedofilia e la pedopornografia, si trascurano anche bambini e adolescenti scomparsi in Italia ogni anno (17.130 nel 2022), si ignorano i figlicidi (ogni due settimane un genitore uccide un figlio) e si finge di non sapere nulla delle migliaia di bambini uccisi nei conflitti di guerra. Dunque al centro del nostro impegno ci deve essere l’amore per i nostri figli ed è perciò che consiglio a tutti di leggere questo libro", ha continuato e il libro citato da Brandi è “Per Amore dei nostri Figli” (edito da SugarCo) di Francesca Romana Poleggi, direttore editoriale di Notizie Pro Vita & Famiglia, che è intervenuta nel corso dell’evento presentando il volume già disponibile su Amazon, online e in libreria.

"Noi adulti - ha spiegato - abbiamo il potere e il dovere di custodire il domani, di offrire un avvenire ai bambini e ai ragazzi, che sono il nostro futuro. Il malessere delle nuove generazioni è sotto gli occhi di tutti. I giovanissimi sono le prime vittime della propaganda edonista, nichilista e mortifera che vuole decostruire l'essere umano. Arginare questa deriva e anzi invertirne la tendenza - ha sottolineato Poleggi - è una precisa responsabilità di ciascuno di noi". Secondo l’autrice del libro, infatti, "bisogna ripartire dalla famiglia naturale, nel rispetto del principio di sussidiarietà e della legge naturale. E nella piena osservanza del principio di uguaglianza - che vuole che la legge tratti in modo diverso le situazioni diverse - io dico che la famiglia non va semplicemente aiutata, ma va privilegiata. Per un domani migliore per tutti e, soprattutto, 'per amore dei nostri figli'".

"Ed è proprio la famiglia, indebolita e bistrattata, il lumicino che in questo tempo drammatico di crisi, ci permette di guardare al futuro con speranza", ha aggiunto Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus. "La famiglia che accoglie la vita nascente, dove i figli sperimentano l’amore incondizionato, dove si educa all’accoglienza dell’alterità, dove si apprendono le regole che donano la libertà di riconoscere i propri limiti, e all’interno di questi di riconoscere il proprio sogno, di muoversi quindi per il bene proprio e di chi gli sta accanto. E’ per amore infatti - ha proseguito - che vogliamo difenderli dalla pornografia, dall’ipersessualizzazione, dall’utero in affitto, dalla negazione a tavolino ad un bambino della sua mamma o del suo papà, e dalla confusione pervasiva che sta diffondendo l’ideologia gender anche nelle scuole, per esempio con la carriera alias, e dall’approccio affermativo di genere. Quest’ultima è una pratica ideologica e sperimentale già fallita in tutti paesi pionieri, che dice ai nostri giovani in crisi che sono nati sbagliati e che devono bombardarsi di ormoni e menomarsi per essere accettati da loro stessi e dagli altri. Dobbiamo difenderci anche dall’utilitarismo nascosto dietro il pietismo che vorrebbe scartare malati e anziani".

"Questa crisi è un'opportunità: una nuova primavera è possibile se riusciremo ad essere testimoni credibili della bellezza della vita di ciascuno, unica, preziosa, e irripetibile - ha sottolineato - Per questo, per amore dei nostri figli, come si intitola il libro di Francesca Romana Poleggi, è necessario un vero e proprio piano Mattei per la famiglia, perché non esiste investimento migliore per il futuro, come antidoto ad una società sempre più individualista e narcisista".

"La vita e la famiglia sono i due capisaldi della nostra società ed è necessario riaffermarlo con forza oggi in Italia e in un Occidente ripiegati su sé stessi, sterili e mortificati da ideologie mortifere e relativiste", ha invece affermato Massimo Gandolfini, presidente dell’associazione Family Day, in un messaggio inviato ai partecipanti. "L’inverno demografico - ha scritto - sfilaccia il tessuto sociale e la solidarietà intergenerazionale. Presto avremo un Paese più povero, composto da persone più sole e in preda a desideri scambiati per diritti. Per questo oltre che alle politiche di sostegno alla natalità e alla vita dal concepimento alla morte naturale, il nostro impegno è rivolto a una grande azione culturale, che promuova la bellezza della famiglia e della genitorialità e il diritto della libertà educativa, e che contrasti la deriva che vuole mercificare persino la maternità, tramite l’utero in affitto".

"L’evento di oggi - ha concluso Gandolfini - è una tappa importante nel dialogo con le istituzioni chiamate a fare decisive scelte di campo che determineranno l’antropologia umana e il perseguimento del vero bene comune. Tutti, in ogni ambito, siamo chiamati a custodire il domani, perché le scelte di oggi avranno effetti sulla vita delle prossime generazioni".

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La mototerapia e il taxi galeotto, l’inventore:...

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L'idea 14 anni fa dopo un incontro su una vecchia auto sudicia a Mosca. "Ho capito che volevo donare la mia passione agli altri"

Il campione di freestyle motocross, Vanni Oddera (Foto dal profilo Facebook)

"Alcune settimane fa sono stato all'ospedale Gaslini di Genova. C'era una bimba, Azzurra di 5 anni. Sì, le è piaciuto andare in moto, però il suo sogno sono gli unicorni. La settimana dopo, con dei miei amici che vanno a cavallo e una mia amica che ha il maneggio, le abbiamo fatto una sorpresa: l'ospedale l'ha fatta uscire e lei ha trovato un 'unicorno' vero nel bosco. Ognuno di noi ha da regalare esperienze uniche a chi ha bisogno. La mototerapia è questo". Lo spiega così Vanni Oddera, 43 anni, campione di freestyle motocross, inventore della mototerapia. Oggi la Camera ha dato il via libera a una legge per il riconoscimento e la promozione di questa realtà nata da una sua idea, ormai più di 14 anni fa, provvedimento che ora passa all'esame del Senato. Un via libera su cui c'è chi ha espresso preoccupazione, come il capogruppo di Italia Viva alla Camera, Giuseppe Faraone, per il fatto - ha detto - che in Parlamento "si discuta una proposta di legge su un'iniziativa non validata dall'Istituto superiore di sanità".

Che valore aggiunto può dare la mototerapia? "Per tanti bimbi, per tante disabilità, la moto è un grandissimo ostacolo - sottolinea Oddera all'Adnkronos Salute - ma riuscire a salire" in sella "e correre via vuol dire superare questo ostacolo. E questo offre maggiori certezze di poter riuscire a fare nella vita tante più cose di quelle che si pensavano. Poi la moto è adrenalina, genera endorfine, ti fa star bene - sorride - come tante altre cose nella vita. Quello che noi vediamo è che quando entriamo negli ospedali con le moto, si trasforma tutto l'ospedale: non è più un luogo di cura, diventa un 'circo' per tutti, ci si diverte e i bimbi ritornano ad essere bimbi, non più pazienti. Anche le famiglie si staccano da quella cruda e dura realtà e gli stessi medici e infermieri".

Ne è passato di tempo da quel 2009, quando tutto è cominciato. "Avevo appena finito una gara internazionale a Mosca, ero arrivato sul podio e mi aspettava la festa - racconta - Ho preso il primo taxi sotto l'hotel, un taxi molto scassato e arrugginito. Appena dentro, ho sentito una forte puzza di piscio. Anche in maniera sgarbata ho detto al conducente: dai, veloce. Lui si è girato, ho visto nei suoi occhi un uomo come me. La differenza era che io avevo avuto molta più fortuna nella vita, lui meno. Era un uomo senza gambe, aveva questi comandi rudimentali al volante. Quella notte diedi la mia vincita al tassista e me ne tornai in hotel. Lì ho iniziato a chiedermi cosa avrei potuto fare per cambiare il mondo intorno a me in meglio. Ho pensato di regalare la mia passione agli altri. Sono tornato a casa, nel mio campo di allenamento, ho cominciato a invitare le associazioni disabili della zona. Non mi allenavo più solo per me stesso, ma per gli altri. Poi un bimbo mi chiese di salire sulla moto. Appena partiti mi disse: che bello sentire il vento in faccia anche quando non c'è. Mi si è aperto un mondo".

Per questo, pensando al via libera della Camera, Oddera ha scritto su Facebook che sperava di "vivere una giornata potente" come quella di oggi, da quando il primo bimbo della mototerapia è salito con lui sulla sua moto. Che magie si possono creare? Per spiegarlo l'atleta torna agli aneddoti: "Un po' di anni fa eravamo andati in Sicilia. Faceva molto caldo. Su una macchina, talmente vecchia e arrugginita che si scrostava la vernice al sole, c'erano un papà, una mamma e tre bimbi, tutti e tre autistici. Ho provato a farli salire in moto con me, con il terzo di loro ci ho impiegato quasi un'ora e mezzo, ma una volta in sella si è proprio liberato. Il giorno dopo la mamma mi ha detto che la notte stessa il ragazzino ha iniziato a dormire da solo. Quando trovi la chiave di lettura riesci a far fare un sacco di cose ai ragazzi con queste tipologie di malattie".

E la 'famiglia' della mototerapia continua a crescere. "Noi ogni fine settimana abbiamo gare o eventi o demo sportive di freestyle motocross. Da anni, quando andiamo a fare queste demo sportive dedichiamo mezza giornata alla mototerapia, chiamiamo le associazioni, chiamiamo i ragazzi, ci organizziamo prima. Li facciamo venire lì, 'saltiamo' per loro, e poi li portiamo in moto. Riusciamo a raggiungere praticamente tutta l'Italia. In Italia siamo noi del team di freestyle motocross DaBoot che stiamo portando avanti questa cosa da 14 anni. Però adesso abbiamo creato una rete intorno di centinaia di persone in tutta Italia, che non sono piloti, ma persone che fanno lavori differenti, chi il commercialista, chi il muratore, chi il falegname. Perché comunque la mototerapia vuole lanciare questo messaggio: donare il proprio tempo di qualità, la propria passione che si ha agli altri. Non sempre deve essere la moto, non devi fare i 'salti mortali' per far stare bene gli altri", chiarisce.

La volontà del campione, "oltre ad abbattere barriere", è stata infine anche quella di superare i confini geografici: "Ho scelto anche dei gruppi di piloti in tutto il mondo. E loro ora stanno portando avanti la mototerapia in Spagna, in Russia, in Sudamerica, in Francia", conclude.

UNA LEGGE SULLA MOTOTERAPIA - "Il fatto che possa nascere una legge sulla mototerapia è una grandissima soddisfazione. L'idea è che serva per tutelare intanto la mototerapia, che deve essere una 'terapia complementare' gratuita. Per tutti quelli che ne vogliono usufruire: ragazzi con disabilità, bimbi malati oncologici, ospedali. E' la cosa che mi preme di più". Lo ripete più volte Oddera.

La gratuità è uno dei punti, evidenzia. "E poi - continua - far sì che chi vuole iniziare questo percorso per fare mototerapia segua dei corsi, sia formato nel tempo. E quando diventerà pilota per portare i ragazzi con disabilità, dia però anche continuità al progetto. Perché adesso, purtroppo, ci sono tanti emulatori che lo fanno non in sicurezza e in più lo fanno una o due volte e poi lasciano stare. Questo può comportare una crisi, magari, in bimbi o pazienti che la provano una volta, vorrebbero rifarlo, e poi non possono più. Bisogna dare continuità al progetto. E una legge deve fare questo: anche con la federazione italiana del motociclismo cercare di regolamentare bene, ad hoc, quella che è la mototerapia".

Il sì della Camera al provvedimento "è una grandissima soddisfazione. Una legge sarebbe un gran bel 'finale' per aprire un nuovo futuro a livello sociale sulla disabilità - riflette Oddera - Perché la mototerapia, nata nel 2009 da una mia idea, è stata un po' una testa d'ariete, una cosa nuova che ha iniziato ad abbattere un sacco di barriere. E' giusto che tutte le cose belle che troviamo noi nella vita siano alla portata di tutti. La moto, per esempio, a me regala grandi emozioni e non è giusto privare i ragazzi con disabilità di questo oggetto di libertà che è la moto".

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