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Welfare, Di Tommaso (Cgsa Inps): “Assegno unico...

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Welfare, Di Tommaso (Cgsa Inps): “Assegno unico universale muove numeri molto grandi”

"L'assegno unico universale muove numeri molto grandi e questa caratteristica e dato dal fatto che è universale e che va a sostituire una serie di misure per le famiglie. Ha raggiunto anche gli stranieri se in possesso dei requisiti richiesti". A dirlo Elisabetta Di Tommaso, coordinatrice Sistema informativo statistico Cgsa Inps, intervenendo al panel 'Famiglia e parità. Sostegno al reddito e politiche di genere', che si è svolto oggi in occasione della due giorni di 'Valore pubblico valore Inps' che si è aperta oggi nella direzione generale dell'istituto in via Ciro il Grande a Roma. Le celebrazioni del 125 anniversario dell'Inps si chiudono quindi con un'iniziativa di due giorni per approfondire temi e percorso dell'Inps nella generazione di benessere sociale, partendo dai valori identitari per progettare il cambiamento.

"Nel 2022 da marzo a dicembre - ricorda - sono stati raggiunti 5,7 milioni di nuclei familiari, nel 2023 per i primi 9 mesi ne abbiamo raggiunto 5,9, i figli sono 9,2 milioni nel 2022 e 9,4 milioni nel 2023. Siamo arrivati a 256 euro. L’assegno unico e universale è un sostegno economico per le famiglie con figli a carico attribuito per ogni figlio: fino al compimento dei 21 anni (al ricorrere di determinate condizioni); senza limiti di età per i figli disabili".

"L’importo dell’assegno - precisa - viene determinato in base all’Isee eventualmente presentato del nucleo familiare del figlio beneficiario, tenuto conto dell’età dei figli a carico e di numerosi altri elementi. analogamente a quanto accade per le pensioni, anche l’importo dell'assegno unico 2023 è stato rivalutato per adeguarlo all’inflazione. In particolare la percentuale di rivalutazione per gli importi 2023 è pari all'8,1%, e si applica sia sugli importi base che sulle maggiorazioni: questo vuol dire che l’importo-base per figli minorenni passa da 175 a 189 euro per quanto riguarda la soglia massima, mentre la soglia minima passa da 50 a 54 euro".

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Vino: Suavia, con ‘I luoghi’ il racconto di una...

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Le sorelle Tessari alla guida dell'azienda del Soava Classico, leader nella produzione di bianchi

Vino: Suavia, con 'I luoghi' il racconto di una famiglia e della sua terra

Si chiama 'I luoghi' la nuova linea lanciata dall'azienda veneta Suavia, che raccoglie tre vini speciali - Fittà, Castellaro e Tremenalto - ottenuti dalla selezione di uve garganega provenienti da tre vigneti, ciascuno caratterizzato da una storia unica, legata alla composizione del terreno, all'esposizione e al microclima, che hanno dato vita a tre prodotti molto diversi tra loro che raccontano la complessità di questa terra del Soave Classico.

Una storia di luoghi, infatti, quella della Cantina Suavia, che non può essere scissa da quella della famiglia Tessari, dedita da generazioni alla viticoltura e originaria delle terre del Soave, un’area rinomata e votata da sempre alla produzione di vini bianchi. In particolare, i terreni della famiglia sono ubicati nelle colline orientali, quelle di origine vulcanica. La storia della Cantina ha inizio nei primi anni del '900, quando i capostipiti della famiglia decidono di impiantare le vigne e cominciare a produrre uve da conferire alla cantina sociale del paese. La vera svolta nella storia della Cantina arriva nel 1982 quando Giovanni Tessari e la moglie Rosetta, consapevoli delle grandi potenzialità del territorio in cui risiedono, decidono di interrompere il conferimento delle uve alla cantina sociale per vinificarle in proprio. A simboleggiare il forte legame che unisce la famiglia Tessari alla tradizione e alla cultura di questo territorio, i coniugi decidono di chiamare la cantina 'Suavia', ovvero con il nome antico del paese di Soave.

Oggi a condurre l'azienda di famiglia sono Meri, Alessandra e Valentina, tre sorelle che rappresentano la quarta generazione che ha deciso di raccogliere l’eredità di famiglia. "Il ricordo di nostro nonno è per me ancora molto nitido: ricordo il suo lavoro quotidiano meticoloso e appassionato: è proprio lui che ha trasmesso a me e alle mie sorelle l’amore per questo lavoro e i valori che ancora oggi ci guidano", racconta Meri Tessari.

Sotto la guida delle sorelle Tessari, la Cantina Suavia sta rivivendo negli ultimi anni una nuova primavera, che passa attraverso una modernizzazione volta a valorizzare la vera e primordiale essenza delle uve dei vitigni autoctoni di questo territorio. "Raccogliere questa eredità è stato naturale per noi e una volta adulte ci siamo imbarcate in questa impresa: dare vita a una nuova azienda, dando un’identità chiara alle nostre uve. Guidate dal senso di responsabilità e con il desiderio di dare il nostro contribuito, supportando i nostri genitori, siamo quindi entrate in azienda , specializzandoci in modo diverso in questo settore, con l’obiettivo di rimodernarla", afferma Meri Tessari.

Suavia si colloca nel punto più alto della zona Classica della denominazione del Soave, precisamente in località Fittà, nel comune di Soave, a un’altitudine di 296 metri sul livello del mare. La zona Classica è la più antica, delimitata per la prima volta nel 1931, e la più vocata alla produzione del Soave per il microclima collinare e per la tipologia di terreni che qui si possono trovare. I terreni di Suavia si concentrano prevalentemente nella parte vulcanica orientale. "La nostra azienda sorge su di un antico terreno, la cui formazione risale a circa 50 milioni di anni fa. Un tempo queste terre erano ricoperte dall’oceano e il clima era tropicale. Il fondale brulicava di vulcani sottomarini. La roccia madre, infatti, è di origine vulcanica e questa caratteristica rende i nostri terreni davvero speciali, differenziandoli molto rispetto ad altre tipologie di terreno lungo la penisola", spiega Valentina Tessari, enologa di Suavia.

I vigneti, con un’età media molto più alta rispetto alla zona allargata, rappresentano un patrimonio viticolo di grande valore. Meri, Valentina e Alessandra Tessari hanno scelto di onorare il legame con la loro terra d’origine specializzandosi nella produzione di Soave Classico, riscoprendo questo vino e facendolo diventare vera espressione del territorio. Nei 30 ettari di vigneto della Cantina vengono per questo allevate esclusivamente viti autoctone a bacca bianca: Garganega e Trebbiano di Soave.

È esclusivamente dalle uve di questi vitigni che le sorelle Tessari producono i vini di Suavia, attraverso metodi di coltivazione rispettosi del territorio, dell’ambiente e delle tradizioni, ma allo stesso tempo con uno sguardo volto ad affrontare le sfide del presente e del futuro con metodi innovativi e lungimiranti. Le viti vengono allevate esclusivamente con il sistema della Pergola, legato alla tradizione del veronese, che contraddistingue i paesaggi della zona del Soave.

"Al contrario di chi negli ultimi anni è passato al Guyot, la pergola veronese, anche nei nuovi impianti, rimane per noi il sistema migliore per la produzione delle nostre uve. Questo sistema di allevamento, oltre ad avere per noi un valore affettivo e culturale, è quello che garantisce un miglior microclima e una maggiore areazione della parete vegetativa, oltre che un miglior ombreggiamento del grappolo che non viene colpito dal sole in modo diretto", sottolinea Valentina Tessari.

Suavia è un’azienda certificata Biologica, come riporta il logo sulle etichette. La conversione, terminata ufficialmente nel 2019, è dimostrazione di impegno tangibile nei confronti dell’ambiente grazie a una gestione agronomica sostenibile. Attualmente, la cantina Suavia produce due Soave Classico Doc, due Bianco Veronese Igt, un Metodo Classico e un Recioto Docg. Un omaggio alle proprie radici che si riconosce anche nella bottiglia di Suavia, che strizza l’occhio alle nuove tecnologie e allo stesso tempo omaggia la tradizione. La sua forma, infatti, richiama quella tipica del fiasco di vino di queste zone, che il nonno delle sorelle Tessari, prima di ogni pasto, poneva sulla tavola insieme al pane.

A chiudere le bottiglie Suavia c’è un tappo che spezza, invece, il legame con la tradizione, portando in scena l’innovazione contemporanea: il tappo a vite, ideato appositamente per garantire migliore conservabilità ai vini, facendoli giungere a destinazione esattamente come sono stati pensati e creati, per garantire la migliore esperienza degustativa anche a distanza di molti anni. Il tappo è progettato per regolare in modo ottimale la quantità d’aria in grado di penetrare all’interno della bottiglia. Permette la perfetta microssigenazione del vino esistendo diversi tipi di chiusura a seconda della quantità di ossigeno che conviene o si desidera far passare. Oltre a questo, offre molti altri vantaggi: ad esempio, la comodità e la praticità all’uso, essendo facilissimo da aprire e da chiudere. Un altro vantaggio è la sua composizione, interamente in allumino, un metallo duttile che può essere facilmente riciclato, e quindi sostenibile. Dunque, per Cantina Suavia, questo tappo è particolarmente indicato per i vini che hanno bisogno di lunghi affinamenti in bottiglia, in quanto garantisce la perfetta evoluzione e conservazione nel tempo.

Cantina Suavia ha fatto del Soave Classico il suo core business, diventando leader nella sua produzione. Le sorelle Tessari si considerano delle vere e proprie specialiste di questo vino, e il loro obiettivo è quello di affermarsi sui mercati italiani ed esteri come punto di riferimento assoluto. La scelta è stata, dunque, quella di un’espansione verticale, in controtendenza rispetto a molte realtà del vino italiane, che ha permesso a Suavia di andare in profondità, per realizzare vini che sono vera espressione ed essenza del territorio del Soave.

"Soave è tutto quello che facciamo. Le nostre radici affondano in questa terra nera che alimenta grandi uve bianche. Da questo contrasto, dall’armonia nata dall’unione dei contrari, nascono i nostri grandi vini”, conclude Alessandra Tessari.

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‘Un concerto per le feste’ all’Istituto...

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'Un concerto per le feste' all'Istituto Polacco di Roma

'Un concerto per le feste'. E' quello che si è tenuto, presso l'Istituto Polacco di Roma, per il consueto appuntamento benefico organizzato ogni anno dall'Inner Wheel Club Roma Eur Distretto 208° Italia - International Inner Wheel. Un viaggio, quest'anno, tra divertimenti, danze e serenate per raccontare con le note come la musica ha nei secoli accompagnato la gioia.

Al pianoforte la musicologa e pianista Gaia Vazzoler, che ha proposto, in un racconto fra parole e note, accompagnata dalla violinista Arianna D'Andrea, composizioni più famose e anche meno note dei più importanti musicisti che si sono cimentati in questo genere di accompagnamenti destinati a occasioni festose, tra le corti europee e le case borghesi, da Haydn a Mozart, da Clementi a Boccherini, fino a Schubert e Oginski. Quest'ultimo in omaggio alla Polonia e alla sede romana di Palazzo Blumenstihl dell'Istituto di cultura che ancora una volta ha concesso il suo salone affrescato per ospitare il concerto.

Nel saluto introduttivo, la presidente dell'Inner Wheel Club Roma Eur Distretto 208° Italia, Lia Cordella, ha voluto ringraziare proprio l'Istituto Polacco per la sua generosità, con la direttrice Adrianna Siennicka, la responsabile della sezione musicale, Magdalena Widlaek, e la responsabile della segreteria, Jolanta Chicheca.

A curare l'evento, come sempre, Tiziana Martino de Carles Marconi, past governatrice dell'Inner Wheel Club Roma Eur Distretto 208° Italia, che ha ideato la manifestazione 17 anni fa. Un itinerario musicale virtuale, come ha voluto ricordare salutando i presenti, iniziato con 'Roma di note', proseguito sulla via Francigena e tra borghi, castelli, piazze e salotti della Vecchia Europa, con soste per serate a tema, come 'Ciak si suona' per il grande cinema o 'Sì mi chiamano Mimì' per l'opera, o ancora un convenzionale compleanno di Chopin, l'omaggio a Morricone e la leggerezza dei fiori.

Ogni anno un tema dedicato, sviluppato dalla madrina Tiziana Martino de Carles Marconi insieme con Gaia Vazzoler, che, dopo una puntuale illustrazione, si esibisce al pianoforte accompagnata da un secondo strumento ogni volta diverso, suonato da allievi e giovani musicisti, non necessariamente esordienti, per dare loro un'opportunità in più per farsi apprezzare dal pubblico. E ogni anno il ricavato della serata viene devoluto a iniziative benefiche: questo del 2024 è stato destinato alla Cooperativa agricola 'Giuseppe Garibaldi', impegnata per favorire il diritto all'inclusione delle persone autistiche e con disabilità intellettiva.

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Libri: networking per costruire il futuro, esce ‘Il...

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Il volume dell'esperto di risorse umane e networking

Marco Vigini

La nostra rete di relazioni è da sempre lo strumento più efficace per individuare nuove opportunità personali e professionali, ma oggi lo è sempre di più anche per il nostro successo e benessere. Con un click ci si può teoricamente collegare con chiunque nel mondo e rimanere connessi tutta la vita: se i biglietti da visita invecchiano, le relazioni online e di persona sono sempre attive e piene di evoluzioni. Per questo, spiega Marco Vigini, esperto di risorse umane e networking, occorre cominciare da giovani a coltivare il nostro 'giardino' di rapporti diretti e indiretti e continuare a farlo per tutta la vita.

E Vigini lo spiega nel suo libro 'Il Potere delle relazioni. Il networking come competenza di vita per il successo e il benessere', appena uscito nelle librerie, edito da Mondadori per Bur Rizzoli. Con consigli pratici e le preziose testimonianze delle più importanti università e Business School italiane e di professionisti di successo che, con le loro storie ed esperienze, arricchiscono, ispirano e 'contaminano' questo affascinante viaggio. Perché l’attenzione e la creazione di valore per noi stessi e per gli altri è una strategia a prova di futuro.

Una competenza complessa da apprendere e da rendere fruttuosa, nel lavoro come nell’esperienza quotidiana, che l’autore conduce passo passo a sviluppare con profondità e metodo. Dalla straordinaria piazza conversazionale di LinkedIn ai temi della comunità e dell’appartenenza, dalla scuola all’università fino al valore della gentilezza, della gratitudine e della spiritualità, dallo storytelling al branding per arrivare all’innovativo colloquio di networking, il libro accompagna il lettore nella costruzione quotidiana della propria “tribù” fiduciaria, condizione di benessere, sostegno e piena realizzazione di sé.

“Le relazioni umane sono come fili di un tessuto: tessere legami solidi e duraturi ci consente di creare una trama fitta e resistente in grado di sorreggere qualsiasi peso, resistere alle avversità della vita e creare un impatto duraturo e significativo nel mondo. Il libro abilita comportamenti quotidiani che favoriscono maggiore consapevolezza del proprio capitale, generando connessioni umane autentiche e migliorando il proprio benessere. Un testo che tratta il networking in modo nuovo, ispirato, come meta-competenza da coltivare e sviluppare fin dai banchi di scuola”, spiega Vigini.

Marco Vigini è founder di BNet2Connect, un innovativo hub di servizi sul networking caratterizzato da differenti formati per diversi tipi di pubblico. Ha registrato la proprietà̀ dell’innovativa Networking Gym (palestra di networking per aziende e manager) e Networking Date (palestra sul colloquio di networking). È direttore del servizio welfare BnetYoung creato in partnership con Orienta per creare un ponte tra scuola, giovani e mondo del lavoro grazie al capitale relazionale. È vicepresidente nazionale dell’Associazione italiana direzione del personale e docente e consulente di networking in prestigiose aziende e università come SDA Bocconi, PoliMiGsom e Università̀ Cattolica. Laurea in giurisprudenza, master in analisi transazionale e diploma di counselor, vanta un’esperienza di oltre 30 anni in diversi contesti aziendali. Dopo Networking e Lavoro (Hoepli 2016) questo è il suo secondo libro.

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