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Assalto sede Pro Vita, erano in 200: trovata anche una...

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Assalto sede Pro Vita, erano in 200: trovata anche una molotov. Indagini Digos

Il sopralluogo della polizia dopo il blitz messo a segno ieri dalle frange più estremiste - circa 200 persone, alcune a volto coperto - staccatesi dalla coda del corteo contro la violenza sulle donne. Trovate scritte minatorie come 'Bruciamo i pro vita'

(Fotogramma)

Assalto alla sede di Pro Vita e Famiglia a Roma: la Digos indaga sulla bottiglia con all'interno polvere pirica trovata questa mattina negli uffici di viale Manzoni, nel corso di un sopralluogo della polizia dopo il blitz messo a segno ieri dalle frange più estremiste - circa 200 persone, alcune a volto coperto - del corteo contro la violenza sulle donne. Da una prima ricostruzione la molotov sarebbe stata introdotta attraverso un vetro rotto nella parte superiore della saracinesca d'ingresso, proprio ieri nel corso del blitz. Sono in corso le indagini per identificare le persone che hanno partecipato al blitz e per capire chi abbia poi effettivamente introdotto l'ordigno esplosivo negli uffici. Già nelle prossime ore saranno svolti alcuni approfondimenti e analizzate le immagini registrate dalla polizia scientifica.

Sul posto questa mattina è intervenuta anche la polizia scientifica e gli artificieri che hanno messo in sicurezza l'ordigno e lo hanno sequestrato. Sulla sede di viale Manzoni sono state trovate diverse scritte come 'Aborto libero Acab', 'Morite scegliamo aborto libero', 'Bruciamo i pro vita'. Scritte realizzate ieri durante il blitz.

Da quanto ricostruito dalla polizia, ieri, quando la testa del corteo aveva già raggiunto piazza San Giovanni, circa duecento manifestanti che si trovavano in coda, alcuni anche a volto coperto, si sono staccati e hanno provato ripetutamente a forzare il blocco delle forze dell'ordine posto a protezione della sede di Pro Vita, cercando di arrivare allo scontro: hanno tolto le transenne e hanno iniziato a lanciare fumogeni e bottiglie di vetro contro l'edificio e le forze ordine. A quel punto sono stati respinti dagli agenti in tenuta anti sommossa. I manifestanti però nemmeno in quel caso hanno desistito e hanno continuato le pressioni finché, grazie a un'opera di mediazione da parte della polizia, si sono allontanati.

A far trapelare il ritrovamento dell'ordigno era stato Jacopo Coghe di Pro Vita e famiglia: "Oggi, nel recarci presso la nostra sede di @ProVitaFamiglia dopo i violenti e criminali attacchi transfemministi di ieri durante la manifestazione contro la violenza sulle donne di #nonunadimeno, abbiamo rinvenuto un piccolo ordigno esplosivo dentro i nostri uffici, fortunatamente non entrato in funzione. Siamo sconvolti da questo vero e proprio atto terroristico, volto a intimidirci", ha scritto Coghe sui social, aggiungendo: "Ancora più di ieri ci aspettiamo dal sindaco Roberto Gualtieri e dal segretario del Pd Elly Schlein, che hanno partecipato alla manifestazione contro la violenza sulle donne, di prendere le distanze e condannare questi atti violenti e criminali. Li invitiamo a venire a trovarci e a vedere con i loro occhi la furia ideologica che, incurante della presenza della polizia, ha prodotto danni ingenti e solo per caso non ha trovato i nostri collaboratori presenti all’interno, che altrimenti sarebbe stati in serio pericolo. Quanto successo è un attacco non solo a noi ma alla libertà di pensiero e alla democrazia stessa, per questo rimanere in silenzio e non condannare il gesto significherebbe essere complici e avallare i gesti di questi criminali". (di Giorgia Sodaro)

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Maltempo, pioggia e freddo: meteo cambia in Italia da oggi

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Temperature in discesa, su Alpi e Appennini torna la neve

Un'auto in una giornata di pioggia

La primavera va in pausa in Italia, il quadro meteo cambia da oggi con l'arrivo del maltempo tra freddo, pioggia, vento e grandine. Scatta l'allerta meteo gialla per temporali in diverse regioni.

La giornata di mercoledì 17 aprile, come hanno indicato le previsioni, segna un'inversione di tendenza dopo l'ultimo weekend caratterizzato da sole e caldo. Da oggi, temperature in discesa con un calo particolarmente evidente al Nord e al Centro. Contemporaneamente, arriva anche il maltempo che progressivamente si sposterà verso Sud e arriverà anche su Campania, Calabria e Puglia.

Il trend proseguirà durante la giornata di giovedì 18 aprile, complice l'azione dei venti freddi che lasceranno il segno in particolare al Centro. La situazione migliorerà gradualmente sul fronte nordorientale. Il calo delle temperature, abbinato al maltempo, ripropone la neve su Alpi e Appennini anche a quote relativamente basse, attorno ai 1000 metri. La situazione rimarrà instabile anche in avvio di weekend, in particolare al Centro-Sud. Il fine settimana continuerà a proporre temperature basse per il periodo, in particolare durante la notte.

Allerta meteo gialla per temporali

La Protezione Civile segnala l'allerta meteo gialla per temporali in zone della Basilicata, della Calabria, della Campania, dell'Emilia Romagna, del Molise e della Puglia.

In Calabria, scatta l'allerta gialla per rischio idraulico e idrogeologico. Quest'ultima indicazione riguarda anche Puglia e Molise.

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Attacco Iran, Usa: Israele sceglie risposta ma no escalation

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Il messaggio di Washington recapitato da Blinken. Erdogan contro Netanyahu: "Tutta colpa sua"

I resti di un missile iraniano - Afp

Israele deciderà se e come rispondere all'attacco dell'Iran. Gli Stati Uniti, però, non vogliono un'escalation nella regione. E' il messaggio che Washington ha inviato al governo del premier Benjamin Netanyahu. A recapitarlo è stato, nelle ultime ore, il segretario di Stato Antony Blinken. Il numero 1 della diplomazia americana ha parlato con Benny Gantz, ministro del Gabinetto di guerra israeliano, e ha "messo in chiaro che non vogliamo vedere un'escalation nella regione".

Blinken, come ha chiarito in ogni caso il Dipartimento di Stato, ha comunque sottolineato che quella dell'eventuale risposta all'Iran è una decisione deve prendere come stato sovrano. Israele, in tal senso, non ha passato nessuna informazione a riguardo agli Usa.

Israele, d'altra parte, ha come obiettivo quello di costringere l'Iran ad una snervante attesa. L'orientamento è stato confermato dal gabinetto di guerra, che è tornato a riunirsi. "Lasciamo che si preoccupino", hanno detto le fonti interpellate dal Times of Israel, riferendosi agli iraniani, aggiungendo che la risposta di Israele potrà essere "all'interno o all'esterno dell'Iran". Israele potrebbe quindi colpire il territorio di Teheran o prendere di mira un partner della repubblica islamica.

L'Iran non può pensare di uscire "indenne" dalla situazione, dice Daniel Hagari, portavoce delle forze di difesa israeliane, alla base militare di Julis, dove ai media viene mostrato ciò che resta di un missile balistico iraniano.

Italia in pressing su Israele

Sulla scena internazionale, molti paesi - Italia compresa - sono all'opera per evitare un'escalation drammatica nella regione. "Ho avuto un lungo colloquio con il ministro degli Esteri israeliano al quale ho espresso la solidarietà dell'Italia ed ho invitato Israele, visto che ha avuto una vittoria militare perché il 99% dei proiettili partiti da zone controllate dall'Iran non ha avuto effetto, alla prudenza e cercare di evitare un'escalation non solo con un'azione contro l'Iran ma anche per quanto riguarda l'attacco a Rafah", dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato da Bruno Vespa a "Cinque Minuti" su Raiuno.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro della Difesa di Israele Yoav Gallant hanno avuto, una lunga conversazione telefonica in cui il ministro italiano ha sottolineato che "l'Italia è amica di Israele; lo è stata quando ha subito il barbaro attentato terroristico da parte di Hamas e lo è in questo momento di crescente instabilità nell’area mediorientale, culminato sabato notte con l’attacco gravissimo condotto dall’Iran, con il lancio di centinaia di droni e missili sul territorio israeliano. Un attacco senza precedenti i cui danni, per fortuna, sono stati limitati, grazie all’efficacia della difesa aerea e anti missile israeliana, e al supporto ricevuto da alcuni paesi, che hanno contribuito alla sua difesa". "Nel manifestare al ministro Gallant la mia amicizia ho ribadito anche le mie preoccupazioni per la possibile evoluzione nella regione medio orientale, già duramente provata", aggiunge Crosetto.

"Il superamento di una precisa linea rossa, con l'attacco diretto a Israele, sul suo territorio, inquieta cionondimeno proprio ora occorre maturità e agire secondo le regole del diritto internazionale per evitare di alimentare la spirale di violenza che ci vedrebbe tutti sconfitti. L'Italia continuerà a fornire aiuti umanitari alla popolazione palestinese e favorire in ogni modo le condizioni per tornare a un tavolo dei colloqui", conclude Crosetto.

Erdogan contro Netanyahu: "Tutta colpa sua"

In un quadro ad altissima tensione, spiccano le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan che punta il dito contro Netanyahu. ''Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e la leadership di Israele sono gli unici responsabili della recente escalation delle tensioni in Medio Oriente e dell'attacco lanciato dall'Iran'', dice Erdoga. ''Israele cerca di diffondere il conflitto nella regione attraverso provocazioni'', prosegue Erdogan contestando ai Paesi occidentali la mancata condanna degli atti provocatori israeliani che minacciano la stabilità regionale.

Citato dal Daily Sabah, Erdogan dice anche che la Turchia non ha permesso la vendita di materiale che potesse essere utilizzato per scopi militari da Israele già molto prima dei massacri di Gaza.

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Economia

Illycaffè, Brussa: “Per noi sostenibilità va di pari...

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Illycaffè, Brussa: "Per noi sostenibilità va di pari passo con qualità"

Illycaffè, Brussa:

"Qualità e sostenibilità sono due facce della stessa medaglia. Per fare un caffè espresso si usano 50 chicchi che devono essere perfetti. Già all'inizio degli anni '90 abbiamo iniziato ad andare a ricercare questa qualità col produttore ma dovevamo dare loro una sostenibilità economica: negli anni ‘90 il caffè veniva usato per asfaltare le strade, valeva meno della ghiaia. Quindi abbiamo capito qual era il contesto, i costi di produzione, abbiamo formato i produttori e iniziato da allora a pagare per il valore di un prodotto di qualità. Questa sostenibilità economica si è portata immediatamente con sé la sostenibilità sociale, perché abbiamo migliorato le condizioni di vita lungo le supply chain, di fatto abbiamo tagliato gran parte dell'intermediazione per andare direttamente dai produttori o dal primo anello della catena di fornitura”. Così David Brussa, Total Quality Director and Sustainability Illycaffè, intervenendo all’appuntamento di Adnkronos Q&A ‘Le nuove strade della sostenibilità’ presso il Palazzo dell’Informazione.

Questa economia più “sostenibile e sociale, che va dalla gestione del terreno a quella dell'acqua e quindi tratta tutto l'aspetto ambientale, di forza è entrato a far parte di questo contesto – sottolinea Brussa - Quindi una sostenibilità che noi chiamiamo qualità sostenibile, di fatto poi si poggia su tre gambe: qualità; regole e norme dei Paesi produttori e dei Paesi utilizzatori e il rispetto dei diritti umani; formazione e cultura”. Tra gli obiettivi di Illycaffè "vogliamo raggiungere la Carbon Neutrality nel 2033. È dal 2018 che stiamo lavorando incessantemente verso questo obiettivo, con l’avvio di misure dirette sui campi delle piantagioni e la revisione dei modelli di calcolo della 'carbon footprint' della nostra organizzazione" ha poi concluso.

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