Intervista esclusiva a Cosimo Alberti: «Napoli è la mia casa, la mia patria, il mio cuore»
Cosimo Alberti, all’anagrafe Cosimo Pizzutolo, è un attore napoletano diventato famoso per il ruolo di Salvatore Cerruti, vigile nella celebre soap Rai “Un posto al Sole” in onda tutte le sere alle 20:45 su Rai3. Cosimo, del segno zodiacale dei Gemelli, nasce a Napoli nel quartiere Gianturco da genitori salentini negli anni 60, più precisamente il 15 giugno. Da loro eredita la passione per i balli popolari come tarantella e pizzica. Da qui la decisione di insegnare a suonare, ballare e cantare a persone di tutte le età, grazie anche alla realizzazione di laboratori creati ad hoc.
Il 13 settembre 2019 Cosimo Alberti si è unito in matrimonio con Cristian Luino. La coppia è stata unita in rito civile dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. La cerimonia ha visto la luce nel cuore della città partenopea al Maschio Angioino dove hanno presenziato amici, parenti e colleghi del cast della soap dell’attore. Noi di Sbircia la Notizia Magazine lo abbiamo incontrato ed ecco, in esclusiva, un’intervista molto interessante!
Ciao Cosimo, bentrovato. Iniziamo a parlare del tuo personaggio nella serie tv “Un Posto al Sole”. Quanto c’è in comune tra Cosimo e Salvatore Cerruti?
Ciao, bentrovati a voi. In comune c’è senza dubbio il modo di esprimersi e l’allegria nel rapportarsi con gli altri personaggi; infatti non faccio fatica a recitare con naturalezza le scene che gli autori scrivono per Cerruti in quanto il piu delle volte mi riconosco in lui. In altre invece devo studiarle con più attenzione perché alcuni peculiarità del mio personaggio sono lontane dal mio carattere come l’insicurezza nelle scelte d’amore e la sottomissione ai rapporti familiari e amicali.
Quanto è forte il legame con la tua Napoli? Ti va di raccontarci com’era Cosimo bambino?
Il rapporto con la mia città natale è molto forte. Napoli è la mia casa, la mia patria, il mio cuore. Da bambino ero molto vivace, estroverso, mi incuriosivano tante cose e sentivo la necessità di soddisfare queste curiosità che spesse volte mi mettevano nei guai con il mio papà che era severo.
Quando hai capito che “da grande” avresti fatto l’attore?
Mia madre ha sempre raccontato che da bambino per farmi stare buono non avevo bisogno di box e giocattoli ma bastava mettermi davanti alla televisione e restavo incantato per ore. Amavo tanti personaggi televisivi ma ho ancora indelebile il ricordo di quando vidi Corrado Mantoni in smoking in un programma del sabato sera, fu in quel preciso momento che capii che avrei fatto parte di quel mondo. A sei anni fui coinvolto nella messa in scena di commediole dell’oratorio del mio quartiere, da lì piano piano è cresciuta sempre più la mia passione per la recitazione.
Come nasce la passione per le danze popolari?
Ho sempre avuto una predisposizione naturale per il ballo. Da ragazzo animavo le feste che si facevano nelle case degli amici. Sono di origine salentina, ho sempre ballato la pizzica pizzica, il ballo tipico pugliese e le tammurriate campane. Un giorno la direttrice della Federazione Danza Storica di Napoli mi chiese di collaborare con la sua associazione e ora sono trascorsi quasi quindici anni che organizzo laboratori e seminari.
C’è un ruolo vorresti interpretare in futuro?
Assolutamente si! Vorrei interpretare ruoli drammatici che potessero darmi la possibilità di misurarmi con personaggi ricchi di spessore e dimostrare che non sono solo un attore brillante e comico.
Ti va di raccontarci il tuo primo giorno sul set di “Un posto al sole”?
Il mio primo giorno di set fu stracolmo di emozione. Avevo già un quarto di secolo di esperienze televisive e teatrali ma siccome avevo sempre desiderato entrare nel cast di Upas mi sentivo meravigliosamente confuso e sembravo un emergente al suo debutto. Posso raccontarvi un aneddoto simpatico: avevo imparato le scene nell’ordine sbagliato cosi quando Germano Bellavia e Lucio Allocca nella prima scena mi recitarono le loro battute io non riconoscendole in preda al panico risposi con le battute di un’altra scena che non avevano senso! Tutta la troupe scoppiò in una sonora risata, me compreso!
La soap parla di tematiche sociali molto importanti: secondo te cosa è necessario fare ancora per abbattere le barriere che ci circondano?
Caspita se c’è ancora bisogno di fare per abbattere le barriere circa le problematiche contemporanee. In questo caso sia gli autori, che la produzione e la rete Rai stessa fanno tanto per sensibilizzare le famiglie che guardano la soap perché è proprio da lì che bisogna incominciare: dalla famiglia. Mi sento di dire una cosa però, bisogna avere una punta di coraggio in più!
La tua passione per la danza è stata notata anche da Milly Carlucci che ti ha voluto a “Ballando on the road”. Ti va di raccontarci come hai vissuto quell’esperienza?
Fui chiamato da un autore della signora Carlucci che cercando in internet gruppi di danza da inserire nel loro spin off: “Ballando on the road” si imbatté nei miei video. Siccome era un affezionato spettatore di Upas riconobbe in me il “Vigile Sasà Cerruti” mi propose alla signora Carlucci che mi invitò al programma per conoscere più da vicino le danze popolari. Ne restò entusiasta e in sieme alla signora Carolyn Smith parlammo addirittura di creare insieme una federazione che ne potesse tutelare la continuità facendole conoscere ad un pubblico nazionale proprio come quello di Rai 1.
Come hai vissuto il periodo di pandemia che lentamente ci stiamo lasciando alle spalle?
All’inizio l’ho vissuta con paura, ci siamo trovati difronte ad una situazione che mai avremmo supposto di dover vivere. Poi però ho cercato di capire per affrontare al meglio questa emergenza. Ho scoperto quanto siamo vulnerabili e che la quotidianità non è affatto scontata. Di carattere io sono una persona che guarda sempre il bicchiere mezzo pieno, cerco di trarre il meglio da ogni cosa, mi accontento del necessario e l’avvento della pandemia non ha fatto altro che confermarmi che faccio bene!
Proprio in quel periodo, in compagnia di Nina Soldano, è nato il progetto con dirette Instagram de “I solerti”. Come è nata questa idea? Avete pensato di esportarla al di fuori delle quattro mura e concretizzarla nei mesi successivi?
Tutto è nato per caso. Durante una diretta instagram di Nina mi sono inserito per salutarla e siccome Nina è una donna molto solare ci siamo messi a scambiare battute ridendo come matti divertendo tutti gli utenti che nel frattempo erano diventati migliaia. Nei giorni seguenti molti ci scrivevano per ripetere la diretta e cosi li abbiamo accontentati. Abbiamo anche creato un duo cybernetico: “I Solerti” giocando con i nostri cognomi molto seguito. Con una punta di orgoglio ti dico che abbiamo anche ricevuto un premio per aver donato sorrisi durante un periodo molto triste per la comunità che era chiusa in casa.
Quali sono le 3 caratteristiche che hanno in comune Cosimo Alberti e Salvatore Cerruti?
Questa domanda mi spinge ad essere autocelebrativo ma lo faccio lo stesso:
1 La generosità; 2 La solarità; 3 La passione.
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