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Interviste

Intervista esclusiva a Cosimo Alberti: «Napoli è la mia...

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Intervista esclusiva a Cosimo Alberti: «Napoli è la mia casa, la mia patria, il mio cuore»

Cosimo Alberti, all’anagrafe Cosimo Pizzutolo, è un attore napoletano diventato famoso per il ruolo di Salvatore Cerruti, vigile nella celebre soap Rai “Un posto al Sole” in onda tutte le sere alle 20:45 su Rai3. Cosimo, del segno zodiacale dei Gemelli, nasce a Napoli nel quartiere Gianturco da genitori salentini negli anni 60, più precisamente il 15 giugno. Da loro eredita la passione per i balli popolari come tarantella e pizzica. Da qui la decisione di insegnare a suonare, ballare e cantare a persone di tutte le età, grazie anche alla realizzazione di laboratori creati ad hoc.

Il 13 settembre 2019 Cosimo Alberti si è unito in matrimonio con Cristian Luino. La coppia è stata unita in rito civile dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. La cerimonia ha visto la luce nel cuore della città partenopea al Maschio Angioino dove hanno presenziato amici, parenti e colleghi del cast della soap dell’attore. Noi di Sbircia la Notizia Magazine lo abbiamo incontrato ed ecco, in esclusiva, un’intervista molto interessante!

Ciao Cosimo, bentrovato. Iniziamo a parlare del tuo personaggio nella serie tv “Un Posto al Sole”. Quanto c’è in comune tra Cosimo e Salvatore Cerruti?

Ciao, bentrovati a voi. In comune c’è senza dubbio il modo di esprimersi e l’allegria nel rapportarsi con gli altri personaggi; infatti non faccio fatica a recitare con naturalezza le scene che gli autori scrivono per Cerruti in quanto il piu delle volte mi riconosco in lui. In altre invece devo studiarle con più attenzione perché alcuni peculiarità del mio personaggio sono lontane dal mio carattere come l’insicurezza nelle scelte d’amore e la sottomissione ai rapporti familiari e amicali.

Quanto è forte il legame con la tua Napoli? Ti va di raccontarci com’era Cosimo bambino?

Il rapporto con la mia città natale è molto forte. Napoli è la mia casa, la mia patria, il mio cuore. Da bambino ero molto vivace, estroverso, mi incuriosivano tante cose e sentivo la necessità di soddisfare queste curiosità che spesse volte mi mettevano nei guai con il mio papà che era severo.

Quando hai capito che “da grande” avresti fatto l’attore?

Mia madre ha sempre raccontato che da bambino per farmi stare buono non avevo bisogno di box e giocattoli ma bastava mettermi davanti alla televisione e restavo incantato per ore. Amavo tanti personaggi televisivi ma ho ancora indelebile il ricordo di quando vidi Corrado Mantoni in smoking in un programma del sabato sera, fu in quel preciso momento che capii che avrei fatto parte di quel mondo. A sei anni fui coinvolto nella messa in scena di commediole dell’oratorio del mio quartiere, da lì piano piano è cresciuta sempre più la mia passione per la recitazione.

Come nasce la passione per le danze popolari?

Ho sempre avuto una predisposizione naturale per il ballo. Da ragazzo animavo le feste che si facevano nelle case degli amici. Sono di origine salentina, ho sempre ballato la pizzica pizzica, il ballo tipico pugliese e le tammurriate campane. Un giorno la direttrice della Federazione Danza Storica di Napoli mi chiese di collaborare con la sua associazione e ora sono trascorsi quasi quindici anni che organizzo laboratori e seminari.

C’è un ruolo vorresti interpretare in futuro?

Assolutamente si! Vorrei interpretare ruoli drammatici che potessero darmi la possibilità di misurarmi con personaggi ricchi di spessore e dimostrare che non sono solo un attore brillante e comico.

Ti va di raccontarci il tuo primo giorno sul set di “Un posto al sole”?

Il mio primo giorno di set fu stracolmo di emozione. Avevo già un quarto di secolo di esperienze televisive e teatrali ma siccome avevo sempre desiderato entrare nel cast di Upas mi sentivo meravigliosamente confuso e sembravo un emergente al suo debutto. Posso raccontarvi un aneddoto simpatico: avevo imparato le scene nell’ordine sbagliato cosi quando Germano Bellavia e Lucio Allocca nella prima scena mi recitarono le loro battute io non riconoscendole in preda al panico risposi con le battute di un’altra scena che non avevano senso! Tutta la troupe scoppiò in una sonora risata, me compreso!

La soap parla di tematiche sociali molto importanti: secondo te cosa è necessario fare ancora per abbattere le barriere che ci circondano?

Caspita se c’è ancora bisogno di fare per abbattere le barriere circa le problematiche contemporanee. In questo caso sia gli autori, che la produzione e la rete Rai stessa fanno tanto per sensibilizzare le famiglie che guardano la soap perché è proprio da lì che bisogna incominciare: dalla famiglia. Mi sento di dire una cosa però, bisogna avere una punta di coraggio in più!

La tua passione per la danza è stata notata anche da Milly Carlucci che ti ha voluto a “Ballando on the road”. Ti va di raccontarci come hai vissuto quell’esperienza?

Fui chiamato da un autore della signora Carlucci che cercando in internet gruppi di danza da inserire nel loro spin off: “Ballando on the road” si imbatté nei miei video. Siccome era un affezionato spettatore di Upas riconobbe in me il “Vigile Sasà Cerruti” mi propose alla signora Carlucci che mi invitò al programma per conoscere più da vicino le danze popolari. Ne restò entusiasta e in sieme alla signora Carolyn Smith parlammo addirittura di creare insieme una federazione che ne potesse tutelare la continuità facendole conoscere ad un pubblico nazionale proprio come quello di Rai 1.

Come hai vissuto il periodo di pandemia che lentamente ci stiamo lasciando alle spalle?

All’inizio l’ho vissuta con paura, ci siamo trovati difronte ad una situazione che mai avremmo supposto di dover vivere. Poi però ho cercato di capire per affrontare al meglio questa emergenza. Ho scoperto quanto siamo vulnerabili e che la quotidianità non è affatto scontata. Di carattere io sono una persona che guarda sempre il bicchiere mezzo pieno, cerco di trarre il meglio da ogni cosa, mi accontento del necessario e l’avvento della pandemia non ha fatto altro che confermarmi che faccio bene!

Proprio in quel periodo, in compagnia di Nina Soldano, è nato il progetto con dirette Instagram de “I solerti”. Come è nata questa idea? Avete pensato di esportarla al di fuori delle quattro mura e concretizzarla nei mesi successivi?

Tutto è nato per caso. Durante una diretta instagram di Nina mi sono inserito per salutarla e siccome Nina è una donna molto solare ci siamo messi a scambiare battute ridendo come matti divertendo tutti gli utenti che nel frattempo erano diventati migliaia. Nei giorni seguenti molti ci scrivevano per ripetere la diretta e cosi li abbiamo accontentati. Abbiamo anche creato un duo cybernetico: “I Solerti” giocando con i nostri cognomi molto seguito. Con una punta di orgoglio ti dico che abbiamo anche ricevuto un premio per aver donato sorrisi durante un periodo molto triste per la comunità che era chiusa in casa.

Quali sono le 3 caratteristiche che hanno in comune Cosimo Alberti e Salvatore Cerruti?  

Questa domanda mi spinge ad essere autocelebrativo ma lo faccio lo stesso:
1 La generosità; 2 La solarità; 3 La passione.

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma. Foto di Giuseppe D’Anna.

Animato da un’indomabile passione per il giornalismo, Junior ha trasceso il semplice ruolo di giornalista per intraprendere l’avventura di fondare la sua propria testata, Sbircia la Notizia Magazine, nel 2020. Oltre ad essere l’editore, riveste anche il ruolo cruciale di direttore responsabile, incarnando una visione editoriale innovativa e guidando una squadra di talenti verso il vertice del giornalismo. La sua capacità di indirizzare il dibattito pubblico e di influenzare l’opinione è un testamento alla sua leadership e al suo acume nel campo dei media.

Attualità

Intervista esclusiva a Francesca Bergesio, Miss Italia...

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Incontrare Francesca Bergesio è stato come assistere all’aurora di una nuova era nel mondo della bellezza e della cultura. Giovane, carismatica e sorprendentemente matura, Francesca incarna una sinfonia di qualità che trascendono il mero concetto di bellezza esteriore. Vincitrice del titolo di Miss Italia 2023, questa diciannovenne piemontese si è distinta non solo per la sua eleganza innata, ma anche per la sua intelligenza acuta e un’insaziabile sete di conoscenza.

In una conversazione esclusiva con noi di Sbircia la Notizia Magazine, Francesca ci ha aperto le porte del suo mondo, un mondo dove il fascino dello spettacolo e la rigorosità della scienza si intrecciano in un abbraccio armonioso. Con una passione ardente per la medicina e un animo artistico che si esprime attraverso la recitazione, Francesca ci racconta del suo percorso, delle sue aspirazioni e dei suoi sogni.

Ci immergeremo in un viaggio intrigante attraverso le sue sfide, conquiste e aspirazioni: un viaggio che sfida gli stereotipi e ci invita a riscoprire il vero significato di bellezza, talento e determinazione. Per il terzo anno consecutivo, siamo entusiasti della nostra collaborazione con Miss Italia ed ecco cosa ci ha raccontato Francesca, una Miss che non ha paura di sognare e di lavorare sodo per rendere quei sogni realtà.

Ciao Francesca, benvenuta su Sbircia la Notizia Magazine! Nell’ambito dello spettacolo, come pensi di poter fondere l’approccio scientifico e razionale, tipico della medicina, con la creatività e l’espressività dell’arte?

“La mia visione è che in ogni campo, compreso quello dello spettacolo, sia cruciale unire un pensiero razionale e scientifico con un elemento di creatività e arte. Nell’affrontare situazioni e nel compiere azioni, dobbiamo usare la mente per riflettere e pensare in modo analitico, ma è altrettanto importante impreziosire queste azioni con un tocco di creatività, per dare vita a qualcosa di veramente unico e magico.”

Qual è stato il momento decisivo che ti ha spinto verso la medicina, in particolare verso la cardiochirurgia?

“La passione per la medicina è nata in me fin da piccolissima e contrariamente a quanto molti potrebbero pensare, non ho medici in famiglia. Questo sogno mi ha accompagnato per tutta la vita, resistendo a qualsiasi altra influenza esterna. Dopo aver concluso il liceo classico, ho deciso con fermezza di perseguire questa strada. La scelta di specializzarmi in cardiochirurgia è piuttosto recente, nata dalla mia curiosità e dal desiderio di comprendere a fondo il funzionamento del cuore e il suo impatto vitale sul nostro organismo.”

Durante il tuo percorso a Miss Italia, quali ostacoli hai dovuto affrontare e come li hai trasformati in opportunità di crescita personale e professionale?

“Il mio viaggio verso Miss Italia è stato piuttosto tranquillo. Le difficoltà maggiori che ho incontrato riguardavano principalmente la mia autostima e sicurezza in determinati momenti. In quei casi, il supporto morale di mia madre è stato fondamentale. Tuttavia, le critiche sul ruolo di mio padre sono state una sfida difficile, soprattutto perché sono emerse proprio durante la fase finale, che sarebbe dovuta essere la più gioiosa. Con il sostegno dei miei genitori e una nuova forza interiore, sono riuscita a superare questi ostacoli e proseguire il mio cammino con maggiore determinazione.”

Il concetto di bellezza è in continua evoluzione, quale ruolo credi che concorsi come Miss Italia possano svolgere nel promuovere una visione più inclusiva e profonda della bellezza?

“Miss Italia è un concorso che celebra la bellezza delle donne in ogni sua forma. Ogni partecipante porta sul palcoscenico un’unicità sia estetica che personale. Questo ci offre l’opportunità di mostrare non solo il nostro aspetto fisico, ma anche il nostro carattere, le nostre abilità e la nostra forza interiore. È una vetrina che permette a molte ragazze di farsi conoscere e di esprimere le proprie qualità uniche.”

Oltre alla recitazione, quali altre forme artistiche ti ispirano e influenzano il tuo modo di esprimerti?

“La musica è una grande fonte di ispirazione per me, nonostante non sia dotata nel canto. È una presenza costante nella mia vita e un modo per esprimere le mie emozioni, anche se in modo più privato. Cantare, per me, è un modo per liberare l’anima, che faccio spesso quando sono da sola o in compagnia di amici e familiari.”

Quali figure, sia nel campo della medicina che dello spettacolo, consideri come i tuoi principali ispiratori e quali insegnamenti trai dalle loro storie?

“Nel mondo della medicina, ammiro profondamente Elena Cattaneo per il suo lavoro sulle malattie neurodegenerative e per essere stata la più giovane donna a ottenere il titolo di senatrice a vita in Italia: lei è un modello di leadership femminile in un campo dominato tradizionalmente dagli uomini. Nel mondo dello spettacolo, Angelina Jolie mi ispira sia per il suo talento recitativo che per la sua presenza carismatica ed elegante, mentre Bianca Balti, per il suo coraggio nel parlare apertamente di argomenti considerati tabù, mostrando una forza e una chiarezza di cui abbiamo bisogno oggi.”

Come Miss Italia, quali iniziative di volontariato o progetti sociali ti piacerebbe promuovere o supportare, e perché?

“In quanto Miss Italia, sento una forte responsabilità verso il tema della violenza di genere. È un argomento che ho portato alla ribalta nella finale attraverso un monologo. Credo fermamente nell’importanza di aprire un dialogo su questi temi per sensibilizzare le nuove generazioni e creare un futuro basato sul rispetto e la comprensione. Anche se non posso influenzare direttamente le politiche, posso usare la mia voce per promuovere il cambiamento culturale e sociale.”

Con una vita così piena e diversificata, quali strategie adotti per bilanciare le tue aspirazioni professionali, accademiche e gli impegni personali?

“La determinazione è la mia forza trainante. Quando fisso un obiettivo, faccio tutto il possibile per raggiungerlo, anche se questo significa sacrificare il sonno e il tempo libero. Per bilanciare gli studi di medicina con gli impegni di Miss Italia, sto pianificando di utilizzare ogni momento libero, come i viaggi, per studiare e prepararmi per gli esami. Il mio obiettivo è non sprecare nemmeno un secondo del tempo a mia disposizione.”

Dove ti vedi tra dieci anni, sia a livello professionale che personale? Quali sogni e obiettivi desideri realizzare?

“Attualmente, mi sento attratta sia dalla medicina che dalla recitazione, ma la recitazione ha un fascino speciale per me. Quando recito, sento di trasformarmi, di brillare. Mi vedo come attrice perché è in quel momento che mi sento più viva. A livello personale, il mio desiderio più grande è quello di rimanere sempre felice e serena, continuando a fare ciò che mi fa stare bene.”

Quali consigli vorresti offrire alle giovani donne che, come te, aspirano a perseguire carriere impegnative in campi diversi, come il mondo dello spettacolo e la medicina?

“Il mio consiglio principale è di lanciarsi e mettersi in gioco. Non importa quanto possa sembrare spaventoso, il primo passo è sempre il più importante. Devi credere in te stessa e nei tuoi sogni. Anche quando incontri ostacoli, devi trovare la forza interiore per superarli e rimanere fedele ai tuoi obiettivi. È una sfida, ma alla fine scoprirai che è la cosa più gratificante che tu possa fare per te stessa.”

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Intervista esclusiva a Rita Pavone: «Arroganza vuol dire...

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A cura di Pierluigi Panciroli

L’itinerario artistico di Rita Pavone si è prodigiosamente conformato nel corso delle sei decadi della sua ineguagliabile carriera a nuove mode e a nuovi stili. La carriera artistica di Rita Pavone si apre con umili esordi quale fenomeno adolescenziale nell’effervescente contesto musicale degli anni ’60 ma la giovanissima e carismatica Rita irrompe da subito nell’immaginario collettivo con brani intrisi di spensieratezza, come “La partita di pallone“.

La popolarità è presto tale da travalicare i confini nazionali e arrivare in Inghilterra e addirittura negli Stati Uniti. La grande abilità nell’interpretare brani in diverse lingue straniere conferma l’estrema versatilità artistica della Pavone.

Con l’arrivo degli anni ’70 si assiste ad una significativa maturità artistica. Il suo talento di Rita abbraccia così l’epicentro del pop italiano e delle forme più mature della musica cantautorale. La Pavone inizia pure a scrivere i propri testi e a plasmare gli arrangiamenti, attestando una crescente autonomia creativa.

Nei decenni successivi (anni ’80 e ’90) la sua evoluzione artistica sperimenta altre correnti musicali che ne arricchiscono il repertorio. Nel frattempo, il suo impegno nei programmi televisivi e teatrali consolida la sua posizione come artista versatile e ammirata ovunque. Il nuovo millennio vede la rinascita della carriera di Rita Pavone. Accolte con fervore, le sue performance suonano come un inno alla sua eredità artistica.

Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2021 le viene conferito il prestigioso “Leone D’Oro” col quale si intende onorare Rita Pavone come icona della musica italiana. Ed è proprio nel 2021 che l’artista celebra i 60 anni di carriera. Un momento di profonda riflessione sulla lunga strada percorsa e sull’eccezionale contributo dato alla musica italiana.

La nostra intervista esclusiva

Ciao Rita, è veramente un onore per noi che tua abbia accettato questa intervista. Quali sono gli artisti o i generi musicali che ti ispirano o che ti piacciono particolarmente oggi?

Ciao Pierluigi, grazie a te… Per me è un piacere. Chi ha ispirato la mia generazione e la mia vita musicale sono nomi del passato che hanno mostrato di saper fare di tutto. Nonostante sia stata la musica o la danza la loro passione principale, sono comunque riusciti a dimostrare che il talento, se ti appartiene, ti consente di saper fare al meglio anche il resto. I miei grandi amori sono quelli della generazione precedente alla mia e quelli che hanno preceduto solo di qualche anno la mia. Molti di loro, oltre che cantare, mostravano capacità incredibili anche come attori, come comici, come ballerini, musicisti e imitatori: Judy Garland, Tony Bennett, Frank Sinatra, Bobby Darin, Sammy Davis Jr., Aretha Franklin, Shirley Bassey, Barbra Streisand, Tina Turner, Timi Yuro erano i miei preferiti e nella danza; Ann Miller, Fred Astaire, Gene Kelly e Donald O’Connor che oltre a danzare cantavano meravigliosamente bene. Se in tempi più recenti ho amato molto la voce di Sinead O’Connor e Amy Winehouse, di oggi amo le voci di Adele e Lady Gaga. Quest’ultima poi ha dimostrato di possedere una capacità vocale altamente duttile da rivelarsi credibile in ogni genere musicale affrontato. E poi è anche una splendida attrice. Chapeau! È partita in un modo un poco equivoco – una Madonna molto più ” sfrontata ” (vedi l’abito di carne che indossò ad un evento importante) per poi rivelare delle sfaccettature impensabili: ballate, rock, swing – vedi i concerti con Tony Bennett… Ricordo ancora come rimasi di sasso quando, in occasione dei premi Oscar, lei fece un tributo a Julie Andrews cantando con una vocalità da soprano, brani come Sound of Music. Fu incredibile! Travolgente! Nell’Italia di allora, prima ancora dei miei inizi televisivi, ho invece amato tantissimo e amo tuttora, Caterina Valente, artista straordinaria e poliedrica – basta vedere un filmato americano in cui si esibisce accanto alla Fitzgerald e questa la guarda ammirata per capirne la grandezza, e poi Mina, Sergio Endrigo, Umberto Bindi. Mentre, tra le cantanti di oggi, amo le voci di Elisa, di Arisa (se ha i pezzi giusti Arisa può fare faville. Ha una vocalità unica ed è sempre intonatissima), poi Giorgia e Elodie. In campo maschile amo Mengoni, Diodato, Lazza, Irama, Ultimo e Alex, il ragazzo di “Amici Loro sono quelli che cantano cose che possono rimanere nel tempo. Adoro poi Il Volo e amo i Maneskin, i quali, anche se si rifanno alle grandi band statunitensi o britanniche del passato persino nei comportamenti e nell’abbigliamento, risultano comunque nuovi ed inediti per la generazione Millennials. E poi Damiano ha una vocalità pazzesca.

Puoi condividere qualche aneddoto interessante o divertente legato alla tua esperienza sul palco?

Quello che sta accadendo adesso ai Maneskin nel mondo intero, per me ebbe inizio nell’estate del 1963, solo che allora io ero minorenne – la maggiore età in Italia si aveva a 21 anni e io ne avevo compiuti da poco 18. Allora non esistevano i social e quindi le notizie arrivavano molto in ritardo in Italia. Esattamente come i dischi stranieri. Per questo si facevano le cover. Perché quando quei brani diventavano un successo in Italia, nei Paesi di origine erano già dei pezzi dimenticati da tempo. A partire dalla metà del 1963, io cominciai ad essere presente non solo nelle chart italiane, dove mi sorpassavo da sola (verificare per credere) ma in tutte le classifiche del mondo. Europee e non. E persino in quelle U.S.A. Cinque volte ospite all’ Ed Sullivan Show, insieme ad artisti come The Animals, Beach Boys, Le Supremes etc. etc. e poi in tutte le reti americane: CBS, ABC, NBC…Alla mia terza apparizione all’ Ed Sullivan Show, sulla luminosa del teatro in Broadway, teatro che in seguito verrà intitolato al grande conduttore e famoso giornalista e luogo in cui si svolse per anni il David Letterman Show, nel marzo del 1965, qualche giorno prima  del mio concerto alla Carnegie Hall di N.Y. fissato per il 20 di marzo e già “sold out” da tempo, sulla luminosa, io mi trovai ad essere il terzo nome dopo Duke Ellington ed Ella Fitzgerald. Ed ecco l’aneddoto: A parte sentire cantare la Fitzgerald alle 9 del mattino ” Train “, con note basse da capogiro, ” scat ” e super acuti da sballo, dopo l’esibizione televisiva in diretta del pomeriggio, from Coast to Coast , non venne lei, la GRANDE SIGNORA DEL JAZZ, a bussare alla porta del mio camerino  per chiedermi una foto autografata per il figlio Philip? Ebbene sì! La Fitzgerald chiese un autografo a Rita PavoneDa rimanerci morta io per lo choc!

Come gestisci il bilanciamento tra la tua vita personale e la tua carriera artistica? Come hai gestito la fama?

Questa è una domanda molto difficile la cui risposta è ancora più difficile.  In realtà si tratta di una duplice domanda. Io avrei voluto poter decidere di gestire la mia vita come desideravo fare, ma non mi fu possibile proprio a causa della mia minore età. E questo resta il mio più grande rimpianto. Io avrei voluto rimanere negli Stati Uniti per imparare il mestiere. New York poi, era ed è, il posto più magico, il posto più agognato e sognato per una ragazzina a cui piaceva farne parte, e quindi, cercando di imparare tutto quello che la parola show bussiness contiene in sé. Mi avevano portato a vedere la Streisand in teatro in “Funny Girl.” Straordinaria! Immensa! Avevo assistito nel mitico Copacabana al concerto di Sammy Davis Jr. Prodigioso! Incomparabile!  Sammy cantava divinamente, imitava, ballava la step dance, suonava la batteria e la tromba. 60/70 minuti di vero godimento.  Lui era un comico, un grandissimo attore e un incredibile showman! Guardandolo io mi resi conto che solo lì io avrei potuto imparare un sacco di cose che non conoscevo affatto. Una su tutte, la lingua inglese. In casa, noi figli dell’immediato dopoguerra, spendevamo quello che avevamo per la pagnotta quotidiana. La musica? Il ballo? L’imparare le lingue, non ci riempivano la pancia. Quindi io cantavo un inglese maccheronico.  You diventava “ IU’ “. Nelle interviste o nelle riunioni di lavoro la RCA Victor mi mise accanto una signora per tradurre tutto quello che io dicevo e quello che mi dicevano gli altri.  Allora il traduttore simultaneo in uso oggi non esisteva e quindi diventava complicato fare delle interviste televisive. Ciò nonostante, pur non parlando io una parola di inglese, entrai nelle chart di Billboard e CashBox, considerate le Bibbie della musica mondiale, e nei primi 20 posti con due brani ” Remember me ” e ” Just Once More “. Ottenni un contratto di management con la più grande agenzia di spettacolo mondiale, la William Morris Agency, nella cui scuderia c’ erano personaggi come Bennett, Sinatra, Streisand, Sammy Davis Jr., ed in più, firmai un contratto per 3 LP wide world per la RCA Victor. Io facevo dei “pienoni” ovunque. In Canada, a Toronto, al mio primissimo debutto che si tenne al Maple Leaf Garden, feci 21mila persone e fui la seconda artista dietro ai Beatles che ne fecero 23mila. Questo era un segnale importante, eppure i miei genitori si opposero a lasciarmi negli Stati Uniti con una governante che si prendesse cura di me 24 ore al giorno. Non mi permisero di rimanere negli States e mi riportarono in Italia sordi anche alle parole del capo della William Morris che disse loro: “Le state facendo perdere una grandissima occasione. Rita, dopo Modugno, è l’italiana più amata negli States e può fare splendide cose qui da noi. ” Le stesse cose che disse Ruggero Orlando al telegiornale RAI durante uno dei suoi commenti televisivi. “Rita Pavone è entrata in America dalla porta principale “, continuò. Ma non ci fu niente da fare. I miei mi riportarono a casa con mio grande dolore. Ma – e questo lo scoprirò solo più avanti- non fu perché temessero che la loro figlia potesse prendere una brutta strada o ” perdersi ” in una città così immensa e così piena di pericolosi tentacoli; oppure perché la mia lontananza evocava in loro una grande sofferenza, ma fu invece per un problema che riguardava la loro vita coniugale che stava precipitando, cosa questa di cui io venni, o meglio, venimmo tutti, Italia compresa, a scoprirne solo dopo la verità.  Ma fui io la sola a pagarne le conseguenze. A chi mi dice: ma l’Italia ti ha dato tanto e continua a darti tanto rispondo: Lo so bene, e le sono infinitamente grata all’Italia e agli italiani per tutto questo affetto che dura da ben 60 anni. Così come so che senza il successo italiano io NON avrei MAI raggiunto un successo internazionale, ma a me non è mai interessato il successo in sé, né tantomeno i guadagni. A me interessava imparare un mestiere che ho sempre amato profondamente e che avrei desiderato riuscire a fare. Comunque andassero le cose. Mi hanno anche spesso chiesto: Ma perché non ci sei tornata dopo? Bella domanda … Perché in America basta dare un calcio ad un sasso per trovare un diamante. La concorrenza è fortissima. Anche un semplice corista ha le carte per diventare un divo, e quindi tu devi sempre stare sul pezzo. Dopo tre anni di lontananza, pensare di ricominciare sarebbe stata una follia. Avrei perduto sia l’uno che l’altro. Resta  comunque il fatto che, malgrado io fossi ritornata in Italia, tanti e soprattutto i più grandi artisti stranieri, sanno chi sono, e quel poco o tanto che ho fatto nel mio periodo statunitense e britannico – “Heart- I hear you beatin’ ” brano che tanto piace a Morrissey, si piazzò nei primi venti posti e vi restò 12 settimane e idem per ” You only you – Tu solo tu” , due brani che mi spalancarono le porte dell’Inghilterra, tant’è che per me scrissero Sir Lloyd Webber e Tim Rice oggi i KISS parlano di me. Gene Simmons è un mio grande estimatore. Chiedetelo ad Alvin di Virgin Radio che lo ha intervistato con tanto di video. Chiedetelo a Morrissey. Non solo lui parla di me nelle sue interviste, ma persino nella sua biografia. Chiedetelo ad Agnetha degli Abba che, sul suo disco da solista, dice di essersi ispirata a Rita Pavone. Chiedetelo a Nina Hagen, la quale fece nel 1972 la cover della mia “Wenn Ich ein Junge wär”, il mio primo grandissimo successo in lingua tedesca. Più di 800 mila copie da me vendute in Germania nel 1963 e una decina di album in lingua tedesca pubblicati negli anni.  

Il bilancio quindi oserei dire che non solo è positivo, ma è ultra positivo! 

Nonostante il mio rimpianto per gli USA, io ho fatto un sacco di cose durante questi 60 anni di carriera. In televisione poi, di tutto e di più. Dagli shows di Falqui del sabato sera a ” Il Giornalino di Gian Burrasca ” con 3 dico 3! Premi Oscar alle spalle: Nino Rota che firmò l’intera colonna sonora, Lina Wertmuller, che ne era regista, sceneggiatrice e autrice di tutti i testi delle canzoni e infine gli arrangiamenti di Luis Bacalov. Tutti e tre premi Oscar! Non parliamo poi dei costumi e delle scenografie di Piero Tosi (Gattopardo e del cast, dove era presente il Gotha del teatro italiano. Poi tanti specials, come ” Stasera…Rita! ” E tanti altri ancora che seguirono nel tempo. Due Cantagiro vinti: nel 1965 con ” Lui ” e nel 1967 con ” Questo nostro amore “. Nel Cinema, il mio debutto avvenne in Francia inizio 1963 con “Clementine Cherie” il cui protagonista era nientemeno che Philippe Noiret. Poi con il grande Totò, e dopo con la regia di Lina Wertmuller, i NON musicarelli, come vengono erroneamente indicati, ma film musicali leggeri alla Doris Day: “Rita la Zanzara ” e il sequel insieme a Giancarlo Giannini, Giulietta Masina, Peppino De Filippo, Bice Valori, Gino Bramieri, etc. etc.; o ” Little Rita nel West ” con Terence Hill e Lucio Dalla. Teatro rivista: con Macario, Carlo Dapporto, Piero Mazzarella, Gaspare e Zuzzurro; Teatro classico con ” La XII Notte ” regia di e con Franco Branciaroli, Renzo Montagnani, Pino Micol, Marco Sciaccaluga, ed infine “La Strada ” di Fellini e Pinelli, con Fabio Testi, la regia di Filippo Crivelli e i costumi e le scenografie di Danilo Donati, lo scenografo preferito da Federico Fellini.

E i risultati furono sempre: tanto pubblico e grandiose recensioni.

Come ho gestito la mia fama? Non ho dato di testa come molti fanno stupidamente per risvegliare la loro creatività assopita o mai esistita. La mia ” fama” l’ho vissuta come una grande opportunità che mi è stata data in dono. Era il sogno che si avverava e quindi bisognava saperla amministrare. Stare con i piedi ben piantati per terra e godere di quella grande cosa che significava avere notorietà, successo e denaro.  Mai stata interessata a droghe o a cose strane. La mia droga era e resta l’adrenalina che ho in corpo. Per essere in forma vocalmente, dormivo tantissimo, ovunque mi trovassi e soprattutto nei lunghi viaggi in aereo. Come vivo la “fama”? In maniera molto tranquilla. Oggi come allora, se non lavoro, faccio una vita più che normale. Vado spesso a fare la spesa di persona e a casa stiro e talvolta cucino come tante casalinghe. Il mio spirito guida resta Cincinnato: Quando non lavoro, taglio l’erba del prato!

Hai mai avuto l’opportunità di utilizzare la tua musica per sostenere una causa sociale o benefica che ti sta a cuore?

Faccio beneficenza e cerco sempre di aiutare coloro ai quali la vita ha riservato l’ultimo dei suoi pensieri. Non mi va di dire come e per chi, ma i bimbi sono spesso i miei referenti principali. La beneficenza deve rimanere solo tra chi la fa e chi la riceve. Mi piacerebbe però partecipare a qualche importante evento benefico televisivo, ma quello sembra essere un circolo chiuso. Ci sono sempre gli stessi nomi a condurlo e questo mi piace poco perché, anche non volendolo, si rischia di farlo diventare solo una autopromozione.

Quali sono i progetti futuri o le aspirazioni che hai per la tua carriera musicale? Cosa ti motiva oggi a far musica?

Ho in ballo dei grossi progetti, molto molto intriganti, soprattutto pensando che fra due anni ne avrò 80, ma sono scaramantica e dirò tutto solo quando firmerò i contratti. Faccio musica perché amo la musica e perché il fare musica mi rende felice. E rende felice moltissima gente che mi ama. Finché una sana energia mi sosterrà e la voce ci sarà -e per il momento c’è, eccome se c’è! mi creda – farò il lavoro per il quale sono nata e per il quale ringrazio tutti i giorni quel Signore che sta Lassù.   

Puoi condividere qualche consiglio o riflessione su come la musica può influenzare le emozioni e la vita delle persone sia sul piano sociale che politico?

Credo di essere la persona meno adatta per dare consigli. Preferisco ancora riceverli e farne tesoro, ma posso indicare coloro che di messaggi ne hanno dati tanti e importanti, ma che ahimè, visto come sta andando il mondo, disattesi dai più. Chi sono? Gaber, Fabrizio De Andrè, Battiato, Lauzi, Pierangelo Bertoli, Vecchioni, Proietti. E persino quelli che sembrano dei matti ma che ridendo ti sbattono in faccia la verità, come Elio e le Storie Tese. All’ estero Leonard Cohen, Bob Dylan, Patti Smith, George Michael…

Come descriveresti il tuo stile musicale in evoluzione nel corso degli anni? C ‘è una canzone o un album che hai registrato che ha un significato particolare per te?

Ho scoperto, intorno alla fine degli anni ’80, che avevo una netta propensione per lo scrivere. Fu così che dopo piccoli episodi fortunati in alcune canzoni, decisi che forse era ora di fare un album come autrice. Era il 1990. Fu un’autoproduzione la mia, perché ero certa che nessun discografico mi avrebbe mai dato una mano a realizzare quel disco se non dopo averlo ascoltato. Decisi di fare un disco tutto al femminile. Un disco sulle problematiche femminili. Nacque così “Gemma e le altre“. Testi miei e musiche di Carolain, una ragazza italoamericana molto in gamba. Venne fuori un disco grintoso, malinconico e stravagante insieme. Donne che si confrontano e raccontano di sé, dei loro malesseri, delle loro delusioni, delle loro aspettative, e senza peli sulla lingua. L’album ottenne delle recensioni fantastiche ma nessuno, o pochissimi, lo passarono per radio. Per i deejay, a 45 anni io ero già una boomer… E infatti quello fu uno dei miei dischi più belli ma meno conosciuti, tant’è che in Rai, alcuni mesi fa, durante un’intervista, quando mi chiesero cosa mi sarebbe piaciuto ascoltare di mio, io dissi ” Gemma “, che era il brano che dava il titolo all’album. Si guardarono tra loro smarriti, ma andarono a cercarlo e lo trovarono. Beh, era ancora intonso con tanto di cellophane…

 Qual è stato il momento più significativo della tua carriera musicale e perché?

Pur non essendo io una musicista, ho trovato ugualmente un escamotage e le giuste dinamiche per riuscire a comporre anche le musiche delle mie canzoni. Sono partita a 17 anni appena compiuti, con un genere musicale indicatomi da altri, che però ho cercato sempre di fare mio e di renderlo alla grande, e visto i 50 e passa milioni di dischi venduti nel mondo, direi che non li ho mai delusi, ma io amo il soul, il rock, le ballate e lo swing. Quindi il MIO disco di riferimento è certamente MASTERS, dove dentro c’è tutto questo. Un album grandioso da me ancora autoprodotto, il quale vede un mondo musicale di 15 brani stranieri cantati da me nella lingua originale + 15 cover degli stessi in lingua italiana. Brani che io ho molto amato nella mia adolescenza e i cui arrangiamenti, totalmente rimodernati ma non stravolti dal M° Enrico Cremonesi, giovane e straordinario arrangiatore, suonano alla grande, grazie anche all’apporto di due signori Grammy Awards.  Ebbene, questi brani, le cui versioni in lingua italiana sono firmate da Enrico Ruggeri, Franco Migliacci, Lina Wertmuller, Dario Gay e la sottoscritta – hanno altri arrangiamenti che li diversificano dalle versioni in lingua inglese. Quindi niente copia e incolla ma la conferma che, quando un brano ha una vera melodia, si può darne diverse letture, e stanne pur certo che ti daranno ugualmente enormi soddisfazioni. Uscito nel 2014 e distribuito dalla Sony, è entrato nelle chart italiane al 10° posto, ma anche questo disco, tranne un brano, ” I Want You With Me “, che lanciò nel ’55 Elvis Presley, ebbe pochissimi passaggi radiofonici. Un peccato perché si tratta veramente di un grandissimo disco. 

Qual è stata la lezione più importante che hai imparato nella tua carriera musicale?

La lezione che ho imparato? Di avere una profonda autostima per la mia persona. Sia come donna che come artista. E questa non è arroganza. Arroganza vuol dire sentirsi superiori a tutti. Autostima è non sentirsi inferiori a nessuno. Questa sono io. Questa è Rita Pavone.

Nella sua totale semplicità ed umiltà, Rita ci ha raccontato il suo percorso artistico che si contraddistingue per la sua costante abilità di adattamento e reinvenzione attraverso le varie epoche della musica pop, dallo straordinario debutto come prodigio giovanile fino alla profonda esplorazione di generi musicali più maturi, catturando così una versatilità e una longevità uniche nella storia della musica.

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Attualità

Intervista esclusiva a Carolina Vinci: «Tutto può succedere...

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Il Centro Congressi Multimediale del Crowne Plaza Rome – St. Peter’s è stato teatro di una notte irrisolvibile per Carolina Vinci. L’83esima edizione di Miss Italia, che si è svolta il 21 dicembre 2022, è stata ricca di glamour e talento nel cuore di Roma. La serata si è conclusa con l’incoronazione di Lavinia Abate con il titolo di Miss Italia 2022. Tra le finaliste, si è distinta Carolina Vinci: rappresentante della Sardegna, ottenendo il titolo di seconda classificata e il premio Miss Cinema.

Chi è Carolina Vinci?

Carolina Vinci nasce nel 1998 a Torino ma cresce ad Arzachena, Sardegna. Trasferitasi a Roma a 19 anni, Carolina frequenta l’Accademia Internazionale di Teatro dal 2017 al 2020, conseguendo una laurea in interpretazione. Attualmente residente nella capitale, è riconosciuta come una talentuosa attrice, con una profonda passione per il cinema e il mondo della moda. Dotata di un spirito resiliente, ha conseguito importanti risultati fin dai suoi primi anni di carriera.

Tra i suoi principali riferimenti nel mondo della recitazione figurano Sofia Loren, Paola Cortellesi e Alessandro Borghi. Carolina è fluente in inglese, ha occhi verdi e capelli castani, è alta 1,74 m ed è apprezzata per la sua eleganza naturale. Oltre alla recitazione, ha praticato anche danza classica e moderna. È una sportiva poliedrica e coltiva un amore per il tennis, che pratica a livello agonistico, oltre a ginnastica, pallavolo e nuoto. Durante il concorso di bellezza, ha stretto un forte legame con Anita Lucenti, Miss Sicilia, legate dal comune retaggio insulare.

Anche con Lavinia Abate, Miss Italia, è nata una forte amicizia: grazie alla magica atmosfera del concorso e agli indimenticabili momenti condivisi, come la loro partecipazione all’80ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, hanno scoperto un’affinità profonda che va oltre i riflettori e le passerelle.

Carriera

Carolina Vinci ha iniziato la sua carriera nel mondo della recitazione sin da giovanissima. A soli 8 anni, fu notata da un direttore del casting francese durante una performance di danza. La sua determinazione e ottimismo, come lei stessa ha sottolineato in diverse interviste, hanno contraddistinto la sua carriera.

Nel 2005, debutta nel cinema con un cameo nel film francese “Les Bronzes 3”, diretto da Patrice Leconte. L’anno seguente, nel 2006, ricopre il ruolo di Antonia nella serie Rai “L’Onore e il rispetto”, diretta da Salvatore Samperi, dove recita al fianco di Gabriel Garko.

Nel 2007, è la protagonista in “Sotto il cielo” di Michele Salimbeni, e l’anno successivo debutta sul palco teatrale interpretando il ruolo principale in “Ipotesi”, una rivisitazione dell’Orestea di Eschilo, sempre sotto la regia di Salimbeni.

Nel 2015, prende parte alla fiction Rai “Non Uccidere”, diretta da Giuseppe Gagliardi, e nel 2018 ha un ruolo di rilievo nel film “La Lupa”, noto anche come “La louve”, di Michele Salimbeni.

Sebbene le siano state proposte numerosissime opportunità, tra cui un ruolo nella popolare serie televisiva “I Cesaroni”, Carolina ha sempre dato priorità ai suoi impegni accademici, dimostrando un forte impegno professionale.

La nostra intervista esclusiva

Ciao Carolina, benvenuta su Sbircia la Notizia Magazine e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande! Raccontaci un po’ della tua infanzia. Ci sono momenti o esperienze particolari che ritieni abbiano influenzato la tua carriera?

Ciao Junior, grazie a te per avermi invitata e per avermi dato l’opportunità di raccontare un po’ di me. Ritengo che la vita sia fatta di scelte e di esperienze e sicuramente la mia è stata mossa da queste. Sono nata a Torino ma ho vissuto fino ai 18 anni in Sardegna. La mia infanzia è stata guidata dall’amore della mia famiglia che seguendomi passo dopo passo mi ha permesso di poter scegliere. Protagonisti indiscussi i miei fratelli, le colonne portanti della mia vita. Ero una bambina che sognava ad occhi aperti, questa sfumatura tende ad emergere ancora adesso, forse perché sono dell’idea che senza i sogni nulla ha senso. Frequentavo un corso di danza, e un giorno per puro caso si avvicinò una casting director, da quel momento ho scoperto un nuovo mondo, quello che ancora adesso frequento e sogno in grande, il mondo della recitazione. Avevo 8 anni e quel giorno è stato determinante per il mio futuro.

Carolina, c’è un sogno o un obiettivo che ti tieni stretto e che speri di realizzare nel mondo dello spettacolo?

Uno dei più grandi è sicuramente quello di potermi confrontare con grandi attori, poterci lavorare insieme, condividere idee. Questo lavoro è per me fatto di scambi, di condivisione. Quindi si mi tengo stretta l’idea che un giorno tutto questo possa realizzarsi. Vorrei condividere una frase che rappresenta a pieno il mio desiderio più grande: ‘Voglio vivere di quello che amo, di arte, di emozioni e di sorrisi’.

Dalla tua prospettiva, quali sono state le qualità che hanno permesso a Lavinia Abate di aggiudicarsi il titolo di Miss Italia 2022?

Essere se stessa. Lavinia è una ragazza meravigliosa. In questo anno ho avuto modo di conoscerla meglio, direi che ci siamo trovate. Siamo molto simili, tutte e due abbiamo dei sogni e ci impegniamo per raggiungerli al meglio. Ci piace l’arte e non è scontato trovare una persona che possa condividere con te l’amore per questo mondo. Lavinia ha vinto portando niente di più che la sua essenza.

Quando rifletti sulla tua vita, quali sono le priorità che emergono chiaramente?

Rispetto, gentilezza e determinazione 3 aggettivi che mi accompagnano da sempre, possiamo fare tanto da soli, ma con gli altri ancora di più se sei gentile e rispettoso le cose belle ti tornano indietro, certo non sempre ma per me il 90 percento delle volte si.

Parlaci del tuo percorso di crescita ad Arzachena. È stato difficile coltivare il sogno di diventare un’attrice in una località così specifica?

Sono felice di essere cresciuta ad Arzachena, certo per il mio futuro sapevo che mi sarei dovuta spostare perché soprattutto nel mio ambito le possibilità sono ridotte, ma sono contenta del mio passato. L’arte si trova ovunque anche e soprattutto dove le possibilità vengono meno. Frequentavo un corso di teatro al liceo, guardavo film a casa, nel mio piccolo cercavo di portare avanti la mia passione.

Puoi condividere con noi come hai fatto il tuo debutto nel mondo del cinema? Quali emozioni hai provato?

Come ho già accennato prima ho scoperto il mondo del cinema da bambina, il mio primo ruolo l’ho avuto poco dopo per una serie Rai “L’onore e il Rispetto”. Era un gioco, molto serio ma pur sempre un gioco. Amavo stare sul set, soprattutto perché la mattina presto portavano la focaccia calda. Non capivo bene, ma la sensazione era di serenità totale. Quando stavo lì, davanti a una cinepresa, stavo bene. Sensazione che spero di portarmi dietro per tutta la vita.

Ci sono state occasioni in cui hai dovuto declinare offerte di lavoro significative nel mondo dello spettacolo?

Si, non direttamente io ma i miei genitori, essendo minorenne tutto doveva passare da loro. C’è stata un’offerta per un ruolo che mi obbligava a trasferirmi per molti anni. Questo implica lasciare casa, la tua famiglia e i tuoi amici. Ammetto che non ci ha spaventato questo, a casa siamo sempre stati molto aperti ai cambiamenti, ma ci sono delle priorità che vanno rispettate. Semplicemente in quel momento particolare non poteva avvenire. Con il senno di poi credo che abbiamo preso la decisione più giusta per me e per la mia carriera. D’altronde la vita è fatta di scelte. Al momento sembra sempre difficile decidere, non si capisce mai se sia la cosa giusta o sbagliata da fare ma il tempo porta consiglio e ti aiuta a capire che spesso è meglio dire di no.

Tra tutti i personaggi che hai interpretato finora, c’è uno con cui ti sei particolarmente identificata?

Questa domanda mi fa molto ridere. Io in realtà ho sempre interpretato nel mio piccolo, personaggi particolari, finisco sempre per essere rapita o uccisa. Quindi a meno che non vogliate sentirvi dire “la morta” direi che no, forse deve ancora arrivare un personaggio che possa sentire davvero mio.

Con quali colleghi, sia attrici che attori, ritieni di aver condiviso una sinergia particolarmente forte sul set?

Ricordo con il sorriso Cosima Coppola, interpretava mia madre nell’ Onore e il rispetto. La adoravo, fuori dal set stavo spesso con lei e anche dentro dato che interpretava mia madre.

Qual è stata l’ispirazione o la motivazione che ti ha spinto a partecipare a Miss Italia 2022?

Mia madre mi parlava di Miss Italia da un po’ ‘di tempo. Tutti abbiamo dei pregiudizi e spesso sbagliamo soprattutto quando si tratta di mondi che pensiamo di conoscere ma in realtà non è cosi. Per questo non mi volevo iscrivere. Poi un giorno ho pensato che potesse essere comunque divertente, mi piace mettermi in gioco e così ho aperto la pagina per iscriversi e da lì è iniziato tutto.

Oltre al concorso in sé, quali lezioni preziose hai appreso durante la tua esperienza a Miss Italia?

Partecipare a Miss Italia mi è servito molto personalmente. Ti aiuta a credere in te, a sentirti bella e apprezzata. Non si tratta di bellezza solo estetica ma di bellezza interiore. Ho conosciuto davvero ragazze carinissime. Miss Italia mi ha fatto riscoprire me stessa, non pensavo di arrivare fino alla fine, la fascia di Miss Cinema era il mio obiettivo e quando l’ho raggiunto nemmeno io ci credevo. Sono partita dalla Sardegna, andavo alle selezioni a quattro ore di macchina da dove vivo d’estate, tornavo a casa la sera stessa perché la mattina seguente lavoravo in un negozio di abbigliamento, così per un bel po’ di tempo. E’ stato davvero un sacrificio, fino alla finale regionale non sapevo se sarei partita per le prefinali nazionali, perché non avevo preso nessuna fascia che mi permettesse di partire. Alla finale però ce l’ho fatta. Ora penso a quanto sia importante crederci anche quando sembra che nulla stia andando bene. La determinazione e la perseveranza mi hanno aiutato a capire che tutto può succedere se ci credi veramente.

Al di là della tua carriera, qual è il tuo sogno più profondo e personale?

Sogno una famiglia, una grande famiglia, una casa mia, dei figli. Sogno di poter tornare a casa, magari dopo una giornata di set e vedere la mia famiglia li. Mi auguro tanta felicità e amore. Nient’altro.

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