Connect with us

Interviste

Intervista esclusiva ad Alejandra Meco: «Lavorare in Italia...

Published

on

Intervista esclusiva ad Alejandra Meco: «Lavorare in Italia per me sarebbe un sogno»

Sbircia la Notizia Magazine, sempre più international, sbarca ancora una volta in Spagna! Questa volta la nostra ospite è Alejandra Meco, un’attrice spagnola diventata popolare in Italia per la sua partecipazione nelle soap “Una Vita” nel 2016-2017 e ne “Il segreto” nel 2018-2019. Ha inoltre recitato anche nelle serie tv “Aída” e ne “El Caso“. Prima di scoprire la sua passione per la recitazione, ha studiato per 12 anni danza classica al Conservatorio di Madrid. Alejandra è innamorata del nostro Paese, parla benissimo la nostra lingua e il suo sogno è quello di poter lavorare, un giorno, in una produzione italiana. Per questo noi l’abbiamo incontrata e per l’occasione ci ha concesso una ricca intervista, raccontando un po’ di se e delle sue esperienze professionali. Buona lettura!

*Le foto pubblicate in questo articolo sono di: Jose Noise, Silvia de la Fuente, Carlos Villarejo e Pancho Portillo.

Ciao Alejandra, siamo felici di averti con noi oggi. Innanzitutto presentati un po’ ai nostri lettori: come ti descriveresti nella vita di tutti i giorni?

Mi considero una persona molto attiva, che non sa stare ferma: sono sempre in movimento. La verità è che ho appena il tempo di sdraiarmi sul divano, a volte mi propongo di passare una giornata tranquilla, ma faccio fatica!

Alejandra, nonostante tu sia spagnola stiamo realizzando questa intervista completamente in italiano. Tu lo parli benissimo, sappiamo che ami il nostro Paese e che hai vissuto per un anno a Milano. Cosa porti nel cuore maggiormente della tua permanenza in Italia?

Qualunque cosa! Le persone, l’architettura, i paesaggi, ma soprattutto il cibo! L’anno in cui ho vissuto in Italia è stato uno dei più belli della mia vita. Sono sempre stata legata in qualche modo all’Italia. Mia madre diceva sempre che questo Paese era fatto per me. E qualche tempo fa ho saputo che il mio bisnonno era italiano (umbro), penso che questo legame con l’Italia sia nel mio sangue.

Oltre Milano quali altre città hai visitato?

Vorrei aver visitato più città. Un’estate mi piacerebbe fare un bel giro dell’Italia e scoprire altri luoghi che non ho ancora il tempo di visitare. Speriamo che la situazione Covid migliori presto per poterlo fare. Conosco Roma, ci viaggio spesso, adoro questa città e perdermi per le sue strade passeggiando. Inoltre Firenze, Torino, Milano, Bergamo, Como, Venezia, Verona, Genova, Napoli e ho percorso la Sicilia.

“Una Vita” (Acacias 38) e “Il segreto” in Italia hanno avuto un gran successo e tu sei stata protagonista in entrambe le soap. Che ricordo hai della tua esperienza in Acacias 38 e qual è stata la tua reazione quando la produzione ti ha comunicato il tragico destino della tua Teresa?

È stata la mia prima grande opportunità seria come attrice. È stato un sogno… una scuola. All’inizio è stato molto difficile, ma mi ha fatto imparare molto sia personalmente che professionalmente. Quando ho saputo del finale di Teresa ero molto triste, l’ho saputo da un collega della casa di produzione che aveva letto le nuove sceneggiature. Per me è stato uno shock, non ne avevo idea. È accaduto quando avevo finito a “Il Segreto”, la stessa settimana. Molte emozioni mescolate… Avevo una piccola speranza che Teresa sarebbe ricomparsa ad un certo punto con Mauro o almeno nei ricordi dei personaggi sarebbero stati felici. È un personaggio che ha sofferto molto e che personalmente ho protetto e curato molto. Ma alla fine è finzione e le decisioni sono in mano agli sceneggiatori.

Anche “Il Segreto” ha rappresentato un tassello molto importante per la tua carriera. Cosa ricordi in particolare di questa tua esperienza e come si è evoluto il tuo personaggio?

In un certo senso, per me è stato come tornare a casa. Il Segreto è prodotto dallo stesso produttore di Acacias (Aurora Guerra), gli stessi creatori e sceneggiatori e per di più condividono un set. Quindi era tutto conosciuto ma nuovo allo stesso tempo. È stata un’ottima opportunità per continuare a imparare. Il mio personaggio fin dall’inizio si è presentato sofferente! Penso che, come Teresa in Una Vita, sia un personaggio molto buono, con un buon cuore e con valori molto nobili. Ho imparato molto da loro due.

Acacias 38 è ambientata tra il 1899 e 1920 e naturalmente anche il guardaroba è stato scelto facendo molta attenzione ai dettagli che, nelle serie storiche, sono fondamentali per la buona riuscita del prodotto. Come ti sei trovata a dover girare le scene in abiti un po’ diciamo “pesanti” e così diversi da quelli che si indossano ai giorni nostri?

Gli abiti erano stupendi, le costumiste hanno fatto un ottimo lavoro. Gli abiti mi hanno aiutato molto durante la creazione e la costruzione del personaggio. Faceva parte del rito: indossavo quei vestiti, mi pettinavo ed ero subito Teresa. Devo ammettere però che a volte gli abiti mi hanno creato anche qualche difficoltà. Soprattutto d’estate con tanti strati di vestiti (corsetto, sotto corsetto, camicia, sottogonna, gonna, calze e stivali sia d’estate che d’inverno), in piena estate era molto dura. Non si poteva accendere l’aria condizionata durante la registrazione perché era molto rumorosa. A volte la memoria faceva brutti scherzi a causa del caldo e dimenticavo qualche battuta. Lavoravo a lungo, quasi tutti i giorni a tempo pieno, registrando 12 ore al giorno. E la cosa peggiore che ho indossato è stato il corsetto. Lo odiavo! (ride, ndr) Anche se non l’avevamo stretto come all’epoca era difficile respirare bene. Un giorno che faceva molto caldo ho dovuto interrompere la registrazione perché non riuscivo a respirare con normalità e mi hanno aiutato a riprendermi. Nonostante tutto ciò, ne è valsa comunque la pena per il bellissimo risultato sullo schermo!

Oltre a queste due soap quali altre esperienze lavorative hanno contribuito alla tua crescita professionale e personale?

Ho fatto delle piccole apparizioni in “Aída” e ne “El Caso” In questo periodo ho avuto l’occasione di formarmi come attrice con maestri spagnoli e internazionali che ammiravo molto e il cui metodo ero curiosa di conoscere. Anche nel contesto del teatro, in cui non ho molta esperienza e nel quale mi piacerebbe lavorare. Per me è importante essere sempre formata come attrice, non si sa mai quando può arrivare una grande opportunità.

Cosa hai studiato per diventare attrice?

Diciamo che per diventare attrice mi ha aiutato non solo studiare recitazione durante i vari anni con diversi maestri, ma anche studiare danza, imparare lingue, fare dei viaggi, oltre naturalmente alla carriera universitaria, ma soprattutto le esperienze personali. Penso che anche le esperienze della vita aggiungano molta ricchezza all’attore.

Il Coronavirus ci ha colpiti l’anno scorso un po’ tutti alla sprovvista, abbiamo vissuto e stiamo tutt’ora vivendo un periodo piuttosto difficile. In qualche modo questa pandemia ha cambiato le vite di tutti, quale impatto ha avuto in particolare sulle tue abitudini?

Ho vissuto il lockdown come un’esperienza tutto sommato positiva, anche se subito dopo ho preso il Covid. È stato un momento di sosta, tutti si sono fermati e tutto si è fermato. Credo che oltre alla parte drammatica, abbia portato cose buone, sia a livello ambientale che di coscienza. Nel mio caso è stato un momento per meditare e prendermi del tempo per me stessa. La parte difficile è stata essere separata dalle persone a cui voglio bene. Ancora oggi limito molto gli incontri sociali, li procrastino molto nel tempo, penso sia importante fare un piccolo sforzo, non si conoscono mai le conseguenze che possono avere sugli altri. In particolare, nel mio nucleo familiare ho persone a rischio e non voglio assumermi questa responsabilità di fare loro del male. È un piccolo sacrificio, ma non possiamo lamentarci. I nostri antenati hanno passato periodi molto più duri di quello che stiamo vivendo attualmente.

Ci sono attualmente nuovi progetti in cantiere? Ti rivedremo prossimamente ancora protagonista o stai dedicando un po’ di tempo a te stessa lontana dalla macchina da presa?

Magari! A causa del Covid le produzioni sono state sospese. Avevo un progetto teatrale che mi entusiasmava molto e alla fine non è potuto andare avanti. Sto aspettando di nuovo un’opportunità. Finora ho continuato a formarmi come attrice e a coltivare la pazienza. Purtroppo la vita dell’attore è fatta di tante pause tra i lavori, contrariamente a quanto si possa pensare, sono pochissimi gli attori (tranne quelli famosi) che agganciano un lavoro all’altro. Lo nostra quotidianità consiste nell’aspettare che squilli il telefono e nel tenere a bada la disperazione. Rimango ottimista, so che arriverà una bella opportunità e potrò fare ciò che mi piace di più al mondo: recitare.

Ti piacerebbe lavorare in Italia?

Sì! Sarebbe un sogno lavorare in Italia. Sono fan dei film e delle serie italiane. All’università ho studiato storia del cinema italiano e da allora mi piace seguire le produzioni che si fanno lì, penso che ci siano molte produzioni interessanti. Speriamo che un giorno si presenti l’occasione.

Ti sei laureata in danza classica al Real Conservatorio Profesional de danza di Madrid, poi però hai deciso di seguire un altro tuo sogno, ovvero quello di fare l’attrice. Oltre ad avere un fisico perfetto per una ballerina, hai anche le competenze necessarie per poter trasformare la tua passione in un lavoro. Attualmente ti stai dedicando alla danza? E quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Sì, da piccola volevo fare la ballerina. Quando avevo circa 8 anni, ricordo che andavo al cinema a vedere Harry Potter e imitavo Hermione a casa, con un’amica facevamo doppiaggio. Immagino che la spinta alla recitazione sia sempre esistita in me. Ma ero troppo timida per ammettere che volevo fare l’attrice. Negli ultimi anni della mia carriera come ballerina mia madre mi ha iscritto a un corso di recitazione e da allora ho capito che era lì che volevo che andasse il mio percorso. Ho terminato la mia carriera di ballerina e non ho più ballato. Ho passato un brutto momento, avevo una bassissima autostima, la disciplina del conservatorio era molto dura e mi ha fatto soffrire molto, avevo un’ idea negativa della danza. Qualche mese fa c’è stato un casting dove cercavano una ballerina classica e ho ricominciato ad allenarmi. Anche se non mi hanno preso, ho continuato con le lezioni. Continuo ancora e le amo. Lo vivo in modo diverso, mi diverto di più e mi giudico di meno, non ho la pressione di quegli anni. La danza mi ha insegnato cose buone come: disciplina, perseveranza ed educazione. Cose che penso siano molto necessarie nella mia professione. Non ho progetti per il futuro, penso che sia un lavoro in cui non si può pianificare molto. Nemmeno le vacanze! Da un momento all’altro può cambiarti la vita! Quindi preferisco essere sorpresa.

Quali sono i tuoi gusti musicali? Ascolti le canzoni italiane?

Mi piace molto la musica. I miei gusti musicali sono cambiati nel corso degli anni. Prima ascoltavo molto rock, adesso ascolto di tutto. E mi è sempre piaciuta la musica italiana! Quando ero adolescente ascoltavo, ovviamente, Laura Pausini, Tiziano Ferro, Zero Assoluto ecc. Adesso ascolto più Paolo Conte, Andrea Laszlo de Simone, Lucio Dalla, Galeffi, Caparezza, Ghali, ecc.

Quali sono i valori più importanti nella tua vita e a cosa non rinunceresti mai?

Ad essere una persona nobile, semplice, educata e rispettosa verso le persone e l’ambiente.

Con quale regista ti piacerebbe lavorare?

Mi piacerebbe lavorare con molti registi italiani che ammiro. Paolo Sorrentino è tra i miei preferiti: il suo stile è unico. Ma sarebbe un sogno recitare anche per Emanuele Crialese, Paolo Virzì, Matteo Garrone, Marco Bellocchio… ce ne sono tanti!

Con quale tuo collega hai legato maggiormente? Che rapporto c’è tra voi adesso che non lavorate più sullo stesso set?

Mi sono trovata molto bene con i miei compagni di set. Ho un’ottima amicizia con Mónica Portillo (Humildad in Una Vita) Marita Zafra (Casilda in Una Vita) José Gabriel (Onésimo in Il Segreto) E ovviamente Alessandro Bruni (Álvaro in Il Segreto) che è il mio compagno.

Alejandra, grazie per aver risposto alle nostre domande. In bocca al lupo per la tua carriera da parte mia e di tutta la redazione di Sbircia la Notizia Magazine!

Grazie a voi! Volevo anche ringraziare il sostegno del pubblico italiano che mi ha seguito in tutti questi anni. L’amore che ricevo è incredibile. Poco tempo fa è stato il mio compleanno e ho ricevuto un bellissimo bouquet da un fan italiana con una nota che mi ha fatto emozionare. Sono molto fortunata. Spero presto di poter visitare il vostro Paese e spero che sia a causa di una produzione italiana!

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma.

Animato da un’indomabile passione per il giornalismo, Junior ha trasceso il semplice ruolo di giornalista per intraprendere l’avventura di fondare la sua propria testata, Sbircia la Notizia Magazine, nel 2020. Oltre ad essere l’editore, riveste anche il ruolo cruciale di direttore responsabile, incarnando una visione editoriale innovativa e guidando una squadra di talenti verso il vertice del giornalismo. La sua capacità di indirizzare il dibattito pubblico e di influenzare l’opinione è un testamento alla sua leadership e al suo acume nel campo dei media.

Interviste

Sandro Giordano: il fotografo che racconta la caduta...

Published

on

A cura di Pierluigi PanciroliFoto di copertina: Ph. Fabrizio Massarelli

Sandro nasce a Roma il 6 ottobre 1972 e si appassiona alla scenografia, studiandola all’Istituto per la Cinematografia e la Televisione Roberto Rossellini. Dopo la laurea, si dedica alla tecnica del suono e delle luci nei teatri della capitale. Nel 1993, si cimenta nella recitazione, e frequenta una rinomata scuola privata romana; inizia, così, la sua carriera di attore. Sul palcoscenico lavora con registi di fama, come Luciano Melchionna e Giancarlo Cobelli, mentre al cinema condivide la scena con grandi nomi come Dario Argento, Davide Marengo, Carlo Verdone e ancora Melchionna.

Dal 2013, Sandro si immerge completamente nel suo progetto fotografico IN EXTREMIS (corpi senza rimpianto).

Le sue fotografie sono vere e proprie “storie brevi” che mostrano un mondo in declino.

Ogni immagine ritrae individui consumati, che in un improvviso collasso mentale e fisico, cadono senza alcuna speranza di salvezza. Questa impotenza è il risultato della stanchezza quotidiana nel fingere la vita, soffocati dal suo apparire anziché dal suo essere. In un’epoca degradata dalla chirurgia plastica, che produce immagini stereotipate al servizio di modelli di marketing imposti, Sandro Giordano rivendica la sua idea che la perfezione stia nell’imperfezione, nei contrasti forti, nella fragilità e nell’umanità che evidenzia l’unicità di ogni individuo. Il volto celato dei protagonisti nelle sue opere permette al loro corpo di diventare il testimone della loro esistenza. La caduta rappresenta il punto di non ritorno, un fondo che richiama il famoso detto: “bisogna toccare il fondo per ricominciare”. La CADUTA dei personaggi di Giordano è il loro fondo, oltre il quale il loro falso io raggiunge il suo limite. Ognuno di loro tiene stretto un oggetto, simbolo di questa menzogna.

La finzione, per Giordano

Non è solo espressa dagli oggetti, ma anche dai vestiti, dalle pettinature e dalla location. Tutto ciò che è visibile nella foto costituisce la loro finzione, mentre il CORPO spezzato rivela la VERITÀ, una verità che, per essere narrata, deve necessariamente crollare. Nelle sue opere, Giordano evita l’uso di manichini, preferendo attori professionisti capaci di esprimere ciò che sfugge allo sguardo, perché l’invisibile diventi visibile.

LA CADUTA raccontata con ironia

Fin da bambino, Giordano nutrì un amore per i film di Charlie Chaplin e Laurel e Hardy, fonte di risate e gioia. Nei loro film, i personaggi affrontano eventi terribili, gravi incidenti… LA CADUTA… L’istintiva reazione di stupore e imbarazzo di fronte alla sventura del protagonista si trasforma, però, in una risata liberatoria. Questo effetto è ciò che Giordano cerca di ricreare attraverso le sue fotografie: raccontare la tragedia con l’ironia. L’umanità in rovina, oggetto del suo affetto e attaccamento, non lo allontana, ma lo avvicina. È l’empatia che gli permette di non giudicare, ma di condividere storie con la speranza che una risata provocata nello spettatore sia un segno favorevole, una fiducia in un futuro migliore e più autentico. Infine, quella risata diventa una rivelazione.

Credit: My Worst Nightmare
Sono veramente entusiasta di poter intervistare Sandro Giordano, questo artista di grande talento ed esperienza che con la sua originalità c’incuriosisce.

– Sandro, grazie in tanto per aver accettato questa mia intervista. Non si può, certo non ridere guardando le tue opere. Come nasce l’idea di IN EXTREMIS e qual è il
messaggio che vuoi trasmettere con le tue fotografie? 

– Ciao, grazie a te per questo bell’incontro. IN EXTREMIS nasce come denuncia di un mondo che sta lentamente cadendo. Racconto in chiave tragicomica di persone comuni che si schiantano nella vita quotidiana, sopraffatte da un peso che non riescono più a sostenere. Quando ci facciamo
male c’è qualcosa nelle nostre vite che non sta andando per il verso giusto e abituati a vivere come se fossimo dentro a una centrifuga, non ce ne rendiamo conto. Cadere, farsi male, sbattere la faccia, appunto, è un campanello d’allarme che non possiamo sottovalutare e il nostro corpo ci costringe a riflettere su questo aspetto. Nel momento in cui siamo a “terra”, abbiamo la possibilità di scegliere se rimetterci in piedi o rimanere là e andare sempre più giù. Sta a noi, è una prova che la vita ci chiede di superare. 

– Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni di realizzare le tue opere, che richiedono la collaborazione di attori, scenografi e truccatori? 

– Vengo dal teatro e dal cinema. Concepisco le mie foto come fossero fotogrammi della pellicola di un film, quindi, immortalare quel momento richiede una grande lavorazione a livello scenografico. In quel frame devo metterci dentro tutto il necessario affinché il pubblico possa capire la dinamica dell’incidente e il background del personaggio. Attraverso gli oggetti, fondamentali per l’interpretazione, cerco di raccontare la sua vita e soprattutto il malessere che lo ha portato a “schiantarsi”. È un processo difficile e meticoloso di cui mi occupo personalmente. Realizzo tutto da solo. Sul set, spesso capita siamo solo in tre: io, il mio assistente e il modello. Lavoro principalmente con attori e ballerini perché sanno come gestire il corpo, posso chiedere loro di assumere posizioni che risulterebbero molto difficili ad altri.

Credit: Mea Maxima Culpa
– Come scegli le location e gli oggetti che accompagnano i tuoi personaggi caduti? C’è un significato simbolico o una storia dietro ogni scelta? 

– Dipende dalla storia che voglio raccontare. Effettivamente, trovare la location giusta è l’aspetto del progetto più complicato. Ho una quantità incredibile di idee, che a volte risiedono nella mia mente per anni, ma se non ho il luogo giusto, non posso fare la foto e questo mi innervosisce non poco, è molto frustrante. Superato questo step, tutto diventa più semplice. Solitamente scatto delle foto sul punto esatto dove successivamente verrà posizionato il corpo e da lì inizio a creare l’immagine dentro di me. Vedo chiara la posizione degli arti e la disposizione degli oggetti. Quando arriviamo sul set so esattamente cosa voglio perché lo scatto definitivo è già nella mia testa. 

– Quali sono i tuoi riferimenti artistici e culturali? C’è un fotografo, un regista o un attore che ti ha ispirato o influenzato nel tuo percorso? 

– Spesso mi accostano a David LaChapelle, forse per la quantità di colori che utilizzo nelle foto. Sicuramente, a livello inconscio, ha avuto una grande influenza su di me, ma non ho mai pensato a lui quando ho iniziato il progetto. Sono cresciuto con i film di Stanlio e Ollio e Charlie Chaplin. Ricordo che da bambino rimanevo impressionato dalla quantità di incidenti che capitavano ai personaggi dei loro film. Cadevano, sbattevano, ma poi si rimettevano subito in piedi come fossero pupazzi di gomma, incredibile! Questo sicuramente ha avuto un’influenza maggiore sulle mie scelte artistiche. E poi ci sono due sitcom alle quali sono davvero legato per via delle strepitose attrici comiche che le interpretavano: Laverne & Shirley e Absolutely Fabulous. La prima è una sitcom degli anni ’70, l’altra, anni ’90. Anche lì, tra cadute e porte sbattute in faccia penso di non aver mai riso tanto. SOBRIA, la foto della Fiat 500 gialla, forse la più iconica del mio progetto, è un chiaro omaggio alla scena di una puntata di Absolutely Fabulous, in cui una delle due protagoniste, alla guida di un’auto in stato di ebrezza, viene fermata da un agente di polizia, che aprendo la portiera per il controllo della patente, la vede rotolare giù come fosse un sacco di patate. Se non conosci questa serie, ti consiglio di recuperarla il prima possibile. 

– Come hai sviluppato il tuo stile fotografico, che mescola tragedia e ironia, realismo e finzione, bellezza e rovina? 

– È la vita stessa che mi ha portato a sviluppare questi aspetti. Non ho mai pensato razionalmente ad essi come canali giusti da seguire per esprimermi. Tutti gli “ingredienti” che hai appena elencato mi riguardano personalmente nel quotidiano, mi viene quindi naturale metterli nel progetto. Sono convinto che esista sempre un lato ironico nella tragedia, basta farlo uscire fuori. Cosa che spesso non facciamo per pudore della tragedia stessa, come a dire: è immorale e fuori luogo farci una risata di fronte a un fatto tragico. Ma è proprio quello il punto, riuscire a sdrammatizzare nei momenti peggiori della nostra vita, ridere di noi stessi. Certo, l’ironia è cosa sconosciuta a molti. Quella, o la possiedi o non credo tu la possa mai acquisire. 

– Quali sono le sfide e le opportunità di usare attori professionisti nelle tue opere, invece di manichini o modelli? 

– Il mio progetto ha avuto molto successo proprio grazie al fatto io abbia usato esseri umani anziché manichini. La gente, per essere “schiaffeggiata”, deve identificarsi nei personaggi delle mie foto, e questo non accadrebbe se utilizzassi bambole di pezza. Dopo una giornata di shooting, lo scatto definitivo, quello che reputo migliore, è sempre uno degli ultimi, perché dopo diverse ore passate in quelle posizioni, il corpo dei modelli è stremato dalla stanchezza, e questo arriva dritto come un pugno nello stomaco quando guardi la foto. Si avverte subito. Per lo stesso motivo nascondo il loro volto. Non avere tratti somatici visibili, come punto di riferimento, permette di identificarti maggiormente. 

– Come ti rapporti con il tema della caduta, che è centrale nel tuo progetto IN EXTREMIS? C’è un’esperienza personale che ti ha ispirato o segnato in questo senso? 

– Si, pochi mesi prima di iniziare il progetto sono stato vittima di una brutta caduta in bici e stavo, guarda caso, attraversando uno dei momenti peggiori della mia vita. La cosa che mi inquietò molto di quell’incidente fu l’oggetto che avevo in mano, una barretta proteica, che anziché lasciare andare per tentare, quantomeno, di attutire il colpo, ho tenuto stretta per tutto il tempo. Pochi mesi dopo un mio amico si è rotto una gamba tra gli scogli al mare per salvare lo smartphone che gli stava scivolando dalle mani. A quel punto mi son detto: abbiamo un problema serio con i “beni” materiali, che pensiamo di possedere, ma che in realtà controllano le nostre vite. Ho voluto quindi mostrare anche quest’aspetto nel progetto. In quasi tutte le mie foto, infatti, i modelli tengono in mano un oggetto che non lasciano andare durante lo “schianto”, proprio per sottolinearne l’attaccamento tossico e ossessivo. 

– Come scegli i temi e le storie che vuoi raccontare con le tue fotografie? C’è un processo creativo che segui o ti lasci guidare dall’istinto e dall’ispirazione? 

– Nella maggior parte dei casi, prendo semplicemente spunto dalla vita di tutti i giorni. Mi piace osservare la gente, vedere come gesticola, come parla, come si veste e quello che fa. Intuire le loro nevrosi e le loro ossessioni, per poi esasperarle a modo mio. Raramente racconto storie che non conosco da vicino o che non ho vissuto personalmente.

Credit: La Pecorina
– Come vedi il ruolo del fotografo nella società̀ contemporanea, che è dominata dalle immagini digitali e dai social media? Qual è il tuo rapporto con queste piattaforme e con il tuo pubblico online? 

– I social network sono diventati vetrine nel mondo, per tutti. Anche il mio progetto è nato dieci anni fa su Instagram e da lì è esploso ovunque. È l’uso che ne facciamo di questi social che fa la differenza. Oramai, chiunque può improvvisarsi fotografo, me compreso. Ho fatto l’attore per vent’anni e pochi mesi dopo aver smesso è nato IN EXTREMIS, che ho iniziato con il mio vecchio iPhone 5, tra l’altro, per poi passare alle vere macchine fotografiche, ma non ho mai studiato fotografia. Posso dire di avere avuto una buona idea e che forse ho realizzato nel modo giusto. Ma l’idea è alla base di tutto. Il mezzo che utilizzi per realizzarla passa in secondo piano quando essa è vincente. 

– Quali sono i tuoi sogni e le tue aspirazioni come artista? C’è un progetto che vorresti realizzare ma che non hai ancora avuto l’occasione di fare? 

– Mi piacerebbe realizzare IN EXTREMIS con le celebrities. È già da un po’ di anni che ho in mente l’idea di un libro fotografico che racchiuda, attraverso le mie foto e i loro racconti, la personale esperienza con le cadute interiori. Scivolare o inciampare e cadere a terra, piuttosto che sbattere la faccia contro una porta a vetri, azzera di colpo il tuo stato sociale. Quando cadiamo siamo tutti uguali: goffi e inermi. Ecco, sarebbe bello scoprire le loro vulnerabilità e giocare insieme a renderle colorate e ironiche. 

– Mi propongo come modello per un tuo prossimo lavoro, cosa ne pensi?

– Per me va bene. Dipende solo da che rapporto hai con la tua cervicale 

– Grazie veramente tanto per averci fatto entrare nel tuo mondo.

– Grazie a te per avermi dato l’opportunità.

www.sandrogiordanoinextremis.it

Instagram: -remmidemmi.    Facebook: Sandro Giordano Remmidemmi

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma.

Continue Reading

Attualità

Intervista esclusiva a Francesca Bergesio, Miss Italia...

Published

on

Incontrare Francesca Bergesio è stato come assistere all’aurora di una nuova era nel mondo della bellezza e della cultura. Giovane, carismatica e sorprendentemente matura, Francesca incarna una sinfonia di qualità che trascendono il mero concetto di bellezza esteriore. Vincitrice del titolo di Miss Italia 2023, questa diciannovenne piemontese si è distinta non solo per la sua eleganza innata, ma anche per la sua intelligenza acuta e un’insaziabile sete di conoscenza.

In una conversazione esclusiva con noi di Sbircia la Notizia Magazine, Francesca ci ha aperto le porte del suo mondo, un mondo dove il fascino dello spettacolo e la rigorosità della scienza si intrecciano in un abbraccio armonioso. Con una passione ardente per la medicina e un animo artistico che si esprime attraverso la recitazione, Francesca ci racconta del suo percorso, delle sue aspirazioni e dei suoi sogni.

Ci immergeremo in un viaggio intrigante attraverso le sue sfide, conquiste e aspirazioni: un viaggio che sfida gli stereotipi e ci invita a riscoprire il vero significato di bellezza, talento e determinazione. Per il terzo anno consecutivo, siamo entusiasti della nostra collaborazione con Miss Italia ed ecco cosa ci ha raccontato Francesca, una Miss che non ha paura di sognare e di lavorare sodo per rendere quei sogni realtà.

Ciao Francesca, benvenuta su Sbircia la Notizia Magazine! Nell’ambito dello spettacolo, come pensi di poter fondere l’approccio scientifico e razionale, tipico della medicina, con la creatività e l’espressività dell’arte?

“La mia visione è che in ogni campo, compreso quello dello spettacolo, sia cruciale unire un pensiero razionale e scientifico con un elemento di creatività e arte. Nell’affrontare situazioni e nel compiere azioni, dobbiamo usare la mente per riflettere e pensare in modo analitico, ma è altrettanto importante impreziosire queste azioni con un tocco di creatività, per dare vita a qualcosa di veramente unico e magico.”

Qual è stato il momento decisivo che ti ha spinto verso la medicina, in particolare verso la cardiochirurgia?

“La passione per la medicina è nata in me fin da piccolissima e contrariamente a quanto molti potrebbero pensare, non ho medici in famiglia. Questo sogno mi ha accompagnato per tutta la vita, resistendo a qualsiasi altra influenza esterna. Dopo aver concluso il liceo classico, ho deciso con fermezza di perseguire questa strada. La scelta di specializzarmi in cardiochirurgia è piuttosto recente, nata dalla mia curiosità e dal desiderio di comprendere a fondo il funzionamento del cuore e il suo impatto vitale sul nostro organismo.”

Durante il tuo percorso a Miss Italia, quali ostacoli hai dovuto affrontare e come li hai trasformati in opportunità di crescita personale e professionale?

“Il mio viaggio verso Miss Italia è stato piuttosto tranquillo. Le difficoltà maggiori che ho incontrato riguardavano principalmente la mia autostima e sicurezza in determinati momenti. In quei casi, il supporto morale di mia madre è stato fondamentale. Tuttavia, le critiche sul ruolo di mio padre sono state una sfida difficile, soprattutto perché sono emerse proprio durante la fase finale, che sarebbe dovuta essere la più gioiosa. Con il sostegno dei miei genitori e una nuova forza interiore, sono riuscita a superare questi ostacoli e proseguire il mio cammino con maggiore determinazione.”

Il concetto di bellezza è in continua evoluzione, quale ruolo credi che concorsi come Miss Italia possano svolgere nel promuovere una visione più inclusiva e profonda della bellezza?

“Miss Italia è un concorso che celebra la bellezza delle donne in ogni sua forma. Ogni partecipante porta sul palcoscenico un’unicità sia estetica che personale. Questo ci offre l’opportunità di mostrare non solo il nostro aspetto fisico, ma anche il nostro carattere, le nostre abilità e la nostra forza interiore. È una vetrina che permette a molte ragazze di farsi conoscere e di esprimere le proprie qualità uniche.”

Oltre alla recitazione, quali altre forme artistiche ti ispirano e influenzano il tuo modo di esprimerti?

“La musica è una grande fonte di ispirazione per me, nonostante non sia dotata nel canto. È una presenza costante nella mia vita e un modo per esprimere le mie emozioni, anche se in modo più privato. Cantare, per me, è un modo per liberare l’anima, che faccio spesso quando sono da sola o in compagnia di amici e familiari.”

Quali figure, sia nel campo della medicina che dello spettacolo, consideri come i tuoi principali ispiratori e quali insegnamenti trai dalle loro storie?

“Nel mondo della medicina, ammiro profondamente Elena Cattaneo per il suo lavoro sulle malattie neurodegenerative e per essere stata la più giovane donna a ottenere il titolo di senatrice a vita in Italia: lei è un modello di leadership femminile in un campo dominato tradizionalmente dagli uomini. Nel mondo dello spettacolo, Angelina Jolie mi ispira sia per il suo talento recitativo che per la sua presenza carismatica ed elegante, mentre Bianca Balti, per il suo coraggio nel parlare apertamente di argomenti considerati tabù, mostrando una forza e una chiarezza di cui abbiamo bisogno oggi.”

Come Miss Italia, quali iniziative di volontariato o progetti sociali ti piacerebbe promuovere o supportare, e perché?

“In quanto Miss Italia, sento una forte responsabilità verso il tema della violenza di genere. È un argomento che ho portato alla ribalta nella finale attraverso un monologo. Credo fermamente nell’importanza di aprire un dialogo su questi temi per sensibilizzare le nuove generazioni e creare un futuro basato sul rispetto e la comprensione. Anche se non posso influenzare direttamente le politiche, posso usare la mia voce per promuovere il cambiamento culturale e sociale.”

Con una vita così piena e diversificata, quali strategie adotti per bilanciare le tue aspirazioni professionali, accademiche e gli impegni personali?

“La determinazione è la mia forza trainante. Quando fisso un obiettivo, faccio tutto il possibile per raggiungerlo, anche se questo significa sacrificare il sonno e il tempo libero. Per bilanciare gli studi di medicina con gli impegni di Miss Italia, sto pianificando di utilizzare ogni momento libero, come i viaggi, per studiare e prepararmi per gli esami. Il mio obiettivo è non sprecare nemmeno un secondo del tempo a mia disposizione.”

Dove ti vedi tra dieci anni, sia a livello professionale che personale? Quali sogni e obiettivi desideri realizzare?

“Attualmente, mi sento attratta sia dalla medicina che dalla recitazione, ma la recitazione ha un fascino speciale per me. Quando recito, sento di trasformarmi, di brillare. Mi vedo come attrice perché è in quel momento che mi sento più viva. A livello personale, il mio desiderio più grande è quello di rimanere sempre felice e serena, continuando a fare ciò che mi fa stare bene.”

Quali consigli vorresti offrire alle giovani donne che, come te, aspirano a perseguire carriere impegnative in campi diversi, come il mondo dello spettacolo e la medicina?

“Il mio consiglio principale è di lanciarsi e mettersi in gioco. Non importa quanto possa sembrare spaventoso, il primo passo è sempre il più importante. Devi credere in te stessa e nei tuoi sogni. Anche quando incontri ostacoli, devi trovare la forza interiore per superarli e rimanere fedele ai tuoi obiettivi. È una sfida, ma alla fine scoprirai che è la cosa più gratificante che tu possa fare per te stessa.”

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma.

Continue Reading

Interviste

Intervista esclusiva a Rita Pavone: «Arroganza vuol dire...

Published

on

A cura di Pierluigi Panciroli

L’itinerario artistico di Rita Pavone si è prodigiosamente conformato nel corso delle sei decadi della sua ineguagliabile carriera a nuove mode e a nuovi stili. La carriera artistica di Rita Pavone si apre con umili esordi quale fenomeno adolescenziale nell’effervescente contesto musicale degli anni ’60 ma la giovanissima e carismatica Rita irrompe da subito nell’immaginario collettivo con brani intrisi di spensieratezza, come “La partita di pallone“.

La popolarità è presto tale da travalicare i confini nazionali e arrivare in Inghilterra e addirittura negli Stati Uniti. La grande abilità nell’interpretare brani in diverse lingue straniere conferma l’estrema versatilità artistica della Pavone.

Con l’arrivo degli anni ’70 si assiste ad una significativa maturità artistica. Il suo talento di Rita abbraccia così l’epicentro del pop italiano e delle forme più mature della musica cantautorale. La Pavone inizia pure a scrivere i propri testi e a plasmare gli arrangiamenti, attestando una crescente autonomia creativa.

Nei decenni successivi (anni ’80 e ’90) la sua evoluzione artistica sperimenta altre correnti musicali che ne arricchiscono il repertorio. Nel frattempo, il suo impegno nei programmi televisivi e teatrali consolida la sua posizione come artista versatile e ammirata ovunque. Il nuovo millennio vede la rinascita della carriera di Rita Pavone. Accolte con fervore, le sue performance suonano come un inno alla sua eredità artistica.

Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2021 le viene conferito il prestigioso “Leone D’Oro” col quale si intende onorare Rita Pavone come icona della musica italiana. Ed è proprio nel 2021 che l’artista celebra i 60 anni di carriera. Un momento di profonda riflessione sulla lunga strada percorsa e sull’eccezionale contributo dato alla musica italiana.

La nostra intervista esclusiva

Ciao Rita, è veramente un onore per noi che tua abbia accettato questa intervista. Quali sono gli artisti o i generi musicali che ti ispirano o che ti piacciono particolarmente oggi?

Ciao Pierluigi, grazie a te… Per me è un piacere. Chi ha ispirato la mia generazione e la mia vita musicale sono nomi del passato che hanno mostrato di saper fare di tutto. Nonostante sia stata la musica o la danza la loro passione principale, sono comunque riusciti a dimostrare che il talento, se ti appartiene, ti consente di saper fare al meglio anche il resto. I miei grandi amori sono quelli della generazione precedente alla mia e quelli che hanno preceduto solo di qualche anno la mia. Molti di loro, oltre che cantare, mostravano capacità incredibili anche come attori, come comici, come ballerini, musicisti e imitatori: Judy Garland, Tony Bennett, Frank Sinatra, Bobby Darin, Sammy Davis Jr., Aretha Franklin, Shirley Bassey, Barbra Streisand, Tina Turner, Timi Yuro erano i miei preferiti e nella danza; Ann Miller, Fred Astaire, Gene Kelly e Donald O’Connor che oltre a danzare cantavano meravigliosamente bene. Se in tempi più recenti ho amato molto la voce di Sinead O’Connor e Amy Winehouse, di oggi amo le voci di Adele e Lady Gaga. Quest’ultima poi ha dimostrato di possedere una capacità vocale altamente duttile da rivelarsi credibile in ogni genere musicale affrontato. E poi è anche una splendida attrice. Chapeau! È partita in un modo un poco equivoco – una Madonna molto più ” sfrontata ” (vedi l’abito di carne che indossò ad un evento importante) per poi rivelare delle sfaccettature impensabili: ballate, rock, swing – vedi i concerti con Tony Bennett… Ricordo ancora come rimasi di sasso quando, in occasione dei premi Oscar, lei fece un tributo a Julie Andrews cantando con una vocalità da soprano, brani come Sound of Music. Fu incredibile! Travolgente! Nell’Italia di allora, prima ancora dei miei inizi televisivi, ho invece amato tantissimo e amo tuttora, Caterina Valente, artista straordinaria e poliedrica – basta vedere un filmato americano in cui si esibisce accanto alla Fitzgerald e questa la guarda ammirata per capirne la grandezza, e poi Mina, Sergio Endrigo, Umberto Bindi. Mentre, tra le cantanti di oggi, amo le voci di Elisa, di Arisa (se ha i pezzi giusti Arisa può fare faville. Ha una vocalità unica ed è sempre intonatissima), poi Giorgia e Elodie. In campo maschile amo Mengoni, Diodato, Lazza, Irama, Ultimo e Alex, il ragazzo di “Amici Loro sono quelli che cantano cose che possono rimanere nel tempo. Adoro poi Il Volo e amo i Maneskin, i quali, anche se si rifanno alle grandi band statunitensi o britanniche del passato persino nei comportamenti e nell’abbigliamento, risultano comunque nuovi ed inediti per la generazione Millennials. E poi Damiano ha una vocalità pazzesca.

Puoi condividere qualche aneddoto interessante o divertente legato alla tua esperienza sul palco?

Quello che sta accadendo adesso ai Maneskin nel mondo intero, per me ebbe inizio nell’estate del 1963, solo che allora io ero minorenne – la maggiore età in Italia si aveva a 21 anni e io ne avevo compiuti da poco 18. Allora non esistevano i social e quindi le notizie arrivavano molto in ritardo in Italia. Esattamente come i dischi stranieri. Per questo si facevano le cover. Perché quando quei brani diventavano un successo in Italia, nei Paesi di origine erano già dei pezzi dimenticati da tempo. A partire dalla metà del 1963, io cominciai ad essere presente non solo nelle chart italiane, dove mi sorpassavo da sola (verificare per credere) ma in tutte le classifiche del mondo. Europee e non. E persino in quelle U.S.A. Cinque volte ospite all’ Ed Sullivan Show, insieme ad artisti come The Animals, Beach Boys, Le Supremes etc. etc. e poi in tutte le reti americane: CBS, ABC, NBC…Alla mia terza apparizione all’ Ed Sullivan Show, sulla luminosa del teatro in Broadway, teatro che in seguito verrà intitolato al grande conduttore e famoso giornalista e luogo in cui si svolse per anni il David Letterman Show, nel marzo del 1965, qualche giorno prima  del mio concerto alla Carnegie Hall di N.Y. fissato per il 20 di marzo e già “sold out” da tempo, sulla luminosa, io mi trovai ad essere il terzo nome dopo Duke Ellington ed Ella Fitzgerald. Ed ecco l’aneddoto: A parte sentire cantare la Fitzgerald alle 9 del mattino ” Train “, con note basse da capogiro, ” scat ” e super acuti da sballo, dopo l’esibizione televisiva in diretta del pomeriggio, from Coast to Coast , non venne lei, la GRANDE SIGNORA DEL JAZZ, a bussare alla porta del mio camerino  per chiedermi una foto autografata per il figlio Philip? Ebbene sì! La Fitzgerald chiese un autografo a Rita PavoneDa rimanerci morta io per lo choc!

Come gestisci il bilanciamento tra la tua vita personale e la tua carriera artistica? Come hai gestito la fama?

Questa è una domanda molto difficile la cui risposta è ancora più difficile.  In realtà si tratta di una duplice domanda. Io avrei voluto poter decidere di gestire la mia vita come desideravo fare, ma non mi fu possibile proprio a causa della mia minore età. E questo resta il mio più grande rimpianto. Io avrei voluto rimanere negli Stati Uniti per imparare il mestiere. New York poi, era ed è, il posto più magico, il posto più agognato e sognato per una ragazzina a cui piaceva farne parte, e quindi, cercando di imparare tutto quello che la parola show bussiness contiene in sé. Mi avevano portato a vedere la Streisand in teatro in “Funny Girl.” Straordinaria! Immensa! Avevo assistito nel mitico Copacabana al concerto di Sammy Davis Jr. Prodigioso! Incomparabile!  Sammy cantava divinamente, imitava, ballava la step dance, suonava la batteria e la tromba. 60/70 minuti di vero godimento.  Lui era un comico, un grandissimo attore e un incredibile showman! Guardandolo io mi resi conto che solo lì io avrei potuto imparare un sacco di cose che non conoscevo affatto. Una su tutte, la lingua inglese. In casa, noi figli dell’immediato dopoguerra, spendevamo quello che avevamo per la pagnotta quotidiana. La musica? Il ballo? L’imparare le lingue, non ci riempivano la pancia. Quindi io cantavo un inglese maccheronico.  You diventava “ IU’ “. Nelle interviste o nelle riunioni di lavoro la RCA Victor mi mise accanto una signora per tradurre tutto quello che io dicevo e quello che mi dicevano gli altri.  Allora il traduttore simultaneo in uso oggi non esisteva e quindi diventava complicato fare delle interviste televisive. Ciò nonostante, pur non parlando io una parola di inglese, entrai nelle chart di Billboard e CashBox, considerate le Bibbie della musica mondiale, e nei primi 20 posti con due brani ” Remember me ” e ” Just Once More “. Ottenni un contratto di management con la più grande agenzia di spettacolo mondiale, la William Morris Agency, nella cui scuderia c’ erano personaggi come Bennett, Sinatra, Streisand, Sammy Davis Jr., ed in più, firmai un contratto per 3 LP wide world per la RCA Victor. Io facevo dei “pienoni” ovunque. In Canada, a Toronto, al mio primissimo debutto che si tenne al Maple Leaf Garden, feci 21mila persone e fui la seconda artista dietro ai Beatles che ne fecero 23mila. Questo era un segnale importante, eppure i miei genitori si opposero a lasciarmi negli Stati Uniti con una governante che si prendesse cura di me 24 ore al giorno. Non mi permisero di rimanere negli States e mi riportarono in Italia sordi anche alle parole del capo della William Morris che disse loro: “Le state facendo perdere una grandissima occasione. Rita, dopo Modugno, è l’italiana più amata negli States e può fare splendide cose qui da noi. ” Le stesse cose che disse Ruggero Orlando al telegiornale RAI durante uno dei suoi commenti televisivi. “Rita Pavone è entrata in America dalla porta principale “, continuò. Ma non ci fu niente da fare. I miei mi riportarono a casa con mio grande dolore. Ma – e questo lo scoprirò solo più avanti- non fu perché temessero che la loro figlia potesse prendere una brutta strada o ” perdersi ” in una città così immensa e così piena di pericolosi tentacoli; oppure perché la mia lontananza evocava in loro una grande sofferenza, ma fu invece per un problema che riguardava la loro vita coniugale che stava precipitando, cosa questa di cui io venni, o meglio, venimmo tutti, Italia compresa, a scoprirne solo dopo la verità.  Ma fui io la sola a pagarne le conseguenze. A chi mi dice: ma l’Italia ti ha dato tanto e continua a darti tanto rispondo: Lo so bene, e le sono infinitamente grata all’Italia e agli italiani per tutto questo affetto che dura da ben 60 anni. Così come so che senza il successo italiano io NON avrei MAI raggiunto un successo internazionale, ma a me non è mai interessato il successo in sé, né tantomeno i guadagni. A me interessava imparare un mestiere che ho sempre amato profondamente e che avrei desiderato riuscire a fare. Comunque andassero le cose. Mi hanno anche spesso chiesto: Ma perché non ci sei tornata dopo? Bella domanda … Perché in America basta dare un calcio ad un sasso per trovare un diamante. La concorrenza è fortissima. Anche un semplice corista ha le carte per diventare un divo, e quindi tu devi sempre stare sul pezzo. Dopo tre anni di lontananza, pensare di ricominciare sarebbe stata una follia. Avrei perduto sia l’uno che l’altro. Resta  comunque il fatto che, malgrado io fossi ritornata in Italia, tanti e soprattutto i più grandi artisti stranieri, sanno chi sono, e quel poco o tanto che ho fatto nel mio periodo statunitense e britannico – “Heart- I hear you beatin’ ” brano che tanto piace a Morrissey, si piazzò nei primi venti posti e vi restò 12 settimane e idem per ” You only you – Tu solo tu” , due brani che mi spalancarono le porte dell’Inghilterra, tant’è che per me scrissero Sir Lloyd Webber e Tim Rice oggi i KISS parlano di me. Gene Simmons è un mio grande estimatore. Chiedetelo ad Alvin di Virgin Radio che lo ha intervistato con tanto di video. Chiedetelo a Morrissey. Non solo lui parla di me nelle sue interviste, ma persino nella sua biografia. Chiedetelo ad Agnetha degli Abba che, sul suo disco da solista, dice di essersi ispirata a Rita Pavone. Chiedetelo a Nina Hagen, la quale fece nel 1972 la cover della mia “Wenn Ich ein Junge wär”, il mio primo grandissimo successo in lingua tedesca. Più di 800 mila copie da me vendute in Germania nel 1963 e una decina di album in lingua tedesca pubblicati negli anni.  

Il bilancio quindi oserei dire che non solo è positivo, ma è ultra positivo! 

Nonostante il mio rimpianto per gli USA, io ho fatto un sacco di cose durante questi 60 anni di carriera. In televisione poi, di tutto e di più. Dagli shows di Falqui del sabato sera a ” Il Giornalino di Gian Burrasca ” con 3 dico 3! Premi Oscar alle spalle: Nino Rota che firmò l’intera colonna sonora, Lina Wertmuller, che ne era regista, sceneggiatrice e autrice di tutti i testi delle canzoni e infine gli arrangiamenti di Luis Bacalov. Tutti e tre premi Oscar! Non parliamo poi dei costumi e delle scenografie di Piero Tosi (Gattopardo e del cast, dove era presente il Gotha del teatro italiano. Poi tanti specials, come ” Stasera…Rita! ” E tanti altri ancora che seguirono nel tempo. Due Cantagiro vinti: nel 1965 con ” Lui ” e nel 1967 con ” Questo nostro amore “. Nel Cinema, il mio debutto avvenne in Francia inizio 1963 con “Clementine Cherie” il cui protagonista era nientemeno che Philippe Noiret. Poi con il grande Totò, e dopo con la regia di Lina Wertmuller, i NON musicarelli, come vengono erroneamente indicati, ma film musicali leggeri alla Doris Day: “Rita la Zanzara ” e il sequel insieme a Giancarlo Giannini, Giulietta Masina, Peppino De Filippo, Bice Valori, Gino Bramieri, etc. etc.; o ” Little Rita nel West ” con Terence Hill e Lucio Dalla. Teatro rivista: con Macario, Carlo Dapporto, Piero Mazzarella, Gaspare e Zuzzurro; Teatro classico con ” La XII Notte ” regia di e con Franco Branciaroli, Renzo Montagnani, Pino Micol, Marco Sciaccaluga, ed infine “La Strada ” di Fellini e Pinelli, con Fabio Testi, la regia di Filippo Crivelli e i costumi e le scenografie di Danilo Donati, lo scenografo preferito da Federico Fellini.

E i risultati furono sempre: tanto pubblico e grandiose recensioni.

Come ho gestito la mia fama? Non ho dato di testa come molti fanno stupidamente per risvegliare la loro creatività assopita o mai esistita. La mia ” fama” l’ho vissuta come una grande opportunità che mi è stata data in dono. Era il sogno che si avverava e quindi bisognava saperla amministrare. Stare con i piedi ben piantati per terra e godere di quella grande cosa che significava avere notorietà, successo e denaro.  Mai stata interessata a droghe o a cose strane. La mia droga era e resta l’adrenalina che ho in corpo. Per essere in forma vocalmente, dormivo tantissimo, ovunque mi trovassi e soprattutto nei lunghi viaggi in aereo. Come vivo la “fama”? In maniera molto tranquilla. Oggi come allora, se non lavoro, faccio una vita più che normale. Vado spesso a fare la spesa di persona e a casa stiro e talvolta cucino come tante casalinghe. Il mio spirito guida resta Cincinnato: Quando non lavoro, taglio l’erba del prato!

Hai mai avuto l’opportunità di utilizzare la tua musica per sostenere una causa sociale o benefica che ti sta a cuore?

Faccio beneficenza e cerco sempre di aiutare coloro ai quali la vita ha riservato l’ultimo dei suoi pensieri. Non mi va di dire come e per chi, ma i bimbi sono spesso i miei referenti principali. La beneficenza deve rimanere solo tra chi la fa e chi la riceve. Mi piacerebbe però partecipare a qualche importante evento benefico televisivo, ma quello sembra essere un circolo chiuso. Ci sono sempre gli stessi nomi a condurlo e questo mi piace poco perché, anche non volendolo, si rischia di farlo diventare solo una autopromozione.

Quali sono i progetti futuri o le aspirazioni che hai per la tua carriera musicale? Cosa ti motiva oggi a far musica?

Ho in ballo dei grossi progetti, molto molto intriganti, soprattutto pensando che fra due anni ne avrò 80, ma sono scaramantica e dirò tutto solo quando firmerò i contratti. Faccio musica perché amo la musica e perché il fare musica mi rende felice. E rende felice moltissima gente che mi ama. Finché una sana energia mi sosterrà e la voce ci sarà -e per il momento c’è, eccome se c’è! mi creda – farò il lavoro per il quale sono nata e per il quale ringrazio tutti i giorni quel Signore che sta Lassù.   

Puoi condividere qualche consiglio o riflessione su come la musica può influenzare le emozioni e la vita delle persone sia sul piano sociale che politico?

Credo di essere la persona meno adatta per dare consigli. Preferisco ancora riceverli e farne tesoro, ma posso indicare coloro che di messaggi ne hanno dati tanti e importanti, ma che ahimè, visto come sta andando il mondo, disattesi dai più. Chi sono? Gaber, Fabrizio De Andrè, Battiato, Lauzi, Pierangelo Bertoli, Vecchioni, Proietti. E persino quelli che sembrano dei matti ma che ridendo ti sbattono in faccia la verità, come Elio e le Storie Tese. All’ estero Leonard Cohen, Bob Dylan, Patti Smith, George Michael…

Come descriveresti il tuo stile musicale in evoluzione nel corso degli anni? C ‘è una canzone o un album che hai registrato che ha un significato particolare per te?

Ho scoperto, intorno alla fine degli anni ’80, che avevo una netta propensione per lo scrivere. Fu così che dopo piccoli episodi fortunati in alcune canzoni, decisi che forse era ora di fare un album come autrice. Era il 1990. Fu un’autoproduzione la mia, perché ero certa che nessun discografico mi avrebbe mai dato una mano a realizzare quel disco se non dopo averlo ascoltato. Decisi di fare un disco tutto al femminile. Un disco sulle problematiche femminili. Nacque così “Gemma e le altre“. Testi miei e musiche di Carolain, una ragazza italoamericana molto in gamba. Venne fuori un disco grintoso, malinconico e stravagante insieme. Donne che si confrontano e raccontano di sé, dei loro malesseri, delle loro delusioni, delle loro aspettative, e senza peli sulla lingua. L’album ottenne delle recensioni fantastiche ma nessuno, o pochissimi, lo passarono per radio. Per i deejay, a 45 anni io ero già una boomer… E infatti quello fu uno dei miei dischi più belli ma meno conosciuti, tant’è che in Rai, alcuni mesi fa, durante un’intervista, quando mi chiesero cosa mi sarebbe piaciuto ascoltare di mio, io dissi ” Gemma “, che era il brano che dava il titolo all’album. Si guardarono tra loro smarriti, ma andarono a cercarlo e lo trovarono. Beh, era ancora intonso con tanto di cellophane…

 Qual è stato il momento più significativo della tua carriera musicale e perché?

Pur non essendo io una musicista, ho trovato ugualmente un escamotage e le giuste dinamiche per riuscire a comporre anche le musiche delle mie canzoni. Sono partita a 17 anni appena compiuti, con un genere musicale indicatomi da altri, che però ho cercato sempre di fare mio e di renderlo alla grande, e visto i 50 e passa milioni di dischi venduti nel mondo, direi che non li ho mai delusi, ma io amo il soul, il rock, le ballate e lo swing. Quindi il MIO disco di riferimento è certamente MASTERS, dove dentro c’è tutto questo. Un album grandioso da me ancora autoprodotto, il quale vede un mondo musicale di 15 brani stranieri cantati da me nella lingua originale + 15 cover degli stessi in lingua italiana. Brani che io ho molto amato nella mia adolescenza e i cui arrangiamenti, totalmente rimodernati ma non stravolti dal M° Enrico Cremonesi, giovane e straordinario arrangiatore, suonano alla grande, grazie anche all’apporto di due signori Grammy Awards.  Ebbene, questi brani, le cui versioni in lingua italiana sono firmate da Enrico Ruggeri, Franco Migliacci, Lina Wertmuller, Dario Gay e la sottoscritta – hanno altri arrangiamenti che li diversificano dalle versioni in lingua inglese. Quindi niente copia e incolla ma la conferma che, quando un brano ha una vera melodia, si può darne diverse letture, e stanne pur certo che ti daranno ugualmente enormi soddisfazioni. Uscito nel 2014 e distribuito dalla Sony, è entrato nelle chart italiane al 10° posto, ma anche questo disco, tranne un brano, ” I Want You With Me “, che lanciò nel ’55 Elvis Presley, ebbe pochissimi passaggi radiofonici. Un peccato perché si tratta veramente di un grandissimo disco. 

Qual è stata la lezione più importante che hai imparato nella tua carriera musicale?

La lezione che ho imparato? Di avere una profonda autostima per la mia persona. Sia come donna che come artista. E questa non è arroganza. Arroganza vuol dire sentirsi superiori a tutti. Autostima è non sentirsi inferiori a nessuno. Questa sono io. Questa è Rita Pavone.

Nella sua totale semplicità ed umiltà, Rita ci ha raccontato il suo percorso artistico che si contraddistingue per la sua costante abilità di adattamento e reinvenzione attraverso le varie epoche della musica pop, dallo straordinario debutto come prodigio giovanile fino alla profonda esplorazione di generi musicali più maturi, catturando così una versatilità e una longevità uniche nella storia della musica.

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma.

Continue Reading

Ultime notizie

Cronaca2 ore ago

Scuola, tornano i giudizi e il pediatra boccia...

Farnetani: "Troviamo un'altra formula" Il ritorno dei giudizi 'classici' - come ottimo, buono e così via - nella pagella delle...

Immediapress2 ore ago

…And the Oscar goes to: Oppenheimer! La pellicola di Nolan...

Roma, 28 febbraio 2024–La Notte degli Oscar si avvicina e, aspettando di poter rivedere per la quarta volta sul palco...

Politica2 ore ago

Sardegna, Tenores di Bitti: “Buon lavoro a Todde,...

"Speriamo ci sia confronto e ascolto con chi opera nel mondo della cultura, e per quanti ci riguarda della arti...

Politica2 ore ago

Giorgia Meloni, la compagna di scuola: “Amava Michael...

"Bravissima in tutte le materie, non faceva troppo copiare i compiti in classe…" "Eravamo sempre all'ultimo banco, lei era bravissima...

Esteri2 ore ago

Ferrari tra Sainz e Hamilton, con Gp Bahrain parte staffetta

Ultimo Mondiale in rosso per lo spagnolo, nel 2025 arriva l'inglese Carlos Sainz sta per iniziare l'ultimo Mondiale di Formula...

Economia2 ore ago

LOGiCO: “Legge determina già entità del fondo,...

Per Moreno Marasco, presidente della Lega Operatori di Gioco su Canale Online, "La vicenda si chiude con una secca bocciatura"...

Sport3 ore ago

Juve, ansia Chiesa: nuovo infortunio?

Scontro in allenamento con Alex Sandro C'è apprensione in casa Juventus per le condizioni di Federico Chiesa. L'attaccante ha dovuto...

Spettacolo3 ore ago

Musica: Cidim fa volare all’estero il jazz di Ionata...

Oltre 30 concerti tra Svizzera, Germania, Francia, Giappone, Etiopia e Kazakistan Si chiama 'Suono Italiano - Jazz Session' ed è...

Economia3 ore ago

Agnelli, Berlusconi, Del Vecchio: cosa si muove nelle...

Storie diverse, stesso complesso intreccio di interessi, denaro e potere Storie diverse, stesso intreccio di interessi, denaro e potere. Le...

Cronaca3 ore ago

Cybersicurezza, National Security Hub lancia primo podcast

Esperti di sicurezza e innovazione mettono a disposizione know-how per affrontare sfide e opportunità Per affrontare le nuove sfide della...

Sostenibilità3 ore ago

Produrre legname senza abbattere gli alberi: come funziona...

Pro e contro della tecnica di potatura giapponese, un esempio di coltura sostenibile Creare legname senza abbattere alberi: questa è...

Economia3 ore ago

Everli, Jonathan Hannestad è il nuovo Ceo e Floridi...

Nomine sono il primo passo del piano di rafforzamento, riorganizzazione e rilancio dell'azienda messo in atto da Palella Holdings che...

Economia3 ore ago

Errore umano e scarsa manutenzione, le principali cause dei...

Ogni anno si verificano più di 1.000 casi I danni all'ambiente rappresentano una grave minaccia per le risorse naturali, la...

Economia3 ore ago

‘Tenga il resto’, progetto contro lo spreco...

Promosso da Roma Capitale con Cial, Fipe Confcommercio, Fiepet-Confesercenti e Slow Food Contrastare lo spreco alimentare promuovendo le buone pratiche...

Sostenibilità3 ore ago

Rinnovabili, in Sicilia arriva il più grande parco...

A realizzarlo sarà la spagnola Iberdola: energia verde pari al fabbisogno di 140.000 famiglie Senza investimenti, non si va da...

Sport3 ore ago

Juve, stop per Chiesa: scontro con Alex Sandro in...

L'attaccante si ferma dopo un colpo alla caviglia Ancora problemi per Federico Chiesa. L'attaccante della Juventus ha preso una botta...

Economia3 ore ago

Da rottamazione quater a certificazione unica, le scadenze...

Cosa e entro quando pagare: l'agenda del mese ricca di appuntamenti Rottamazione quater, acconto irpef e adempimenti. E' ricco di...

Lavoro3 ore ago

Cida: “Politica si faccia carico del ceto medio, il...

Open day per la petizione 'Salviamo il ceto medio' Giornata di mobilitazione nazionale "L’erosione della classe media rischia di sommergere...

Immediapress3 ore ago

Kaspersky: oltre 36 milioni di credenziali AI e gaming...

Milano, 28 febbraio 2024 Una quantità enorme di credenziali di accesso rubate è stata scoperta dagli esperti di Kaspersky Digital...

Sport3 ore ago

1000 Miglia, un’altra tappa verso il traguardo della...

Bureau Veritas Italia ha verificato la conformità della carbon footprint di 1000 Miglia srl Lo spirito audace e innovativo è...