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Gaia, per la prima volta al Festival di Sanremo, in gara...

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Gaia, per la prima volta al Festival di Sanremo, in gara con il brano “Cuore amaro”

Questa sera, mercoledì 3 marzo 2021, GAIA salirà per la prima volta sul palco dell’Ariston in occasione della 71^ edizione del Festival di Sanremo. La cantautrice è in gara nella categoria “CAMPIONI” con il brano “CUORE AMARO” (Sony Music Italy) e sarà Daniele Dezi (in arte Orang3, del duo di producer multiplatino Frenetik&Orang3) ad accompagnare Gaia, in qualità di Direttore d’Orchestra, nell’arco delle quattro serate.

Il singolo sarà disponibile a partire dalla fine della serata su tutte le piattaforme digitali di streaming e download e in radio.

Musica e testo di “Cuore Amaro” sono di Gaia Gozzi, Orang3 (Daniele Dezi), Jacopo Ettorre e Giorgio Spedicato e la produzione di Machweo (Giorgio Spedicato) e Simon Says (Simone Privitera). 

Il “Cuore Amaro” è il cuore della cantautrice, è una canzone d’amore che ha dedicato a se stessa, un’autobiografia di immagini che raccontano i suoi primi traguardi, quelli che non ha mai celebrato, le sue conquiste e anche i tanti errori, che benedice ogni giorno perché sono quelli che le stanno insegnando a crescere e senza i quali non sarebbe qui, ora. Questa canzone accoglie tutte le sue anime, la sua nuova consapevolezza, il tempo e la perseveranza che la aiutano a stare in equilibrio, a non cadere, perché i suoi sogni hanno radici forti e profonde, ben piantate a terra. A livello sonoro c’è tutto il calore della sua America Latina, accompagnato da ritmiche asciutte e rigorose simili a grattacieli in mezzo alla giungla. Sono pochi minuti che raccontano mesi, anni, è l’afa amazzonica.

Disponibile dalla fine della puntata anche il videoclip ufficiale di “Cuore Amaro”un racconto del dualismo che caratterizza il brano e l’anima stessa di Gaia. Ci sono tutte le immagini, calde e casalinghe disseminate di indizi dal sapore brasiliano, i santini appesi alle pareti delle stanze, i “fita do bomfin” (nastrini portafortuna) legati alla chitarra, lo scapolario che pende sulla schiena del misterioso suonatore di chitarra. Ma ci sono anche tutti gli scorci urbani, sospesi tra sogno e realtà. Il video è un alternarsi incalzante di rassicuranti scene interne e improvvisi cambi esterni, tutti legati dal fil rouge del movimento del corpo. Gaia non balla, improvvisa seguendo la musica e il messaggio del brano, portando la comunicazione a un nuovo livello in cui suono e movimento si fondono in una sola cosa. Il video inizia con Gaia che si risveglia, che prende coscienza, che realizza che anche gli incubi possono risolversi portando a una nuova coscienza di sè. E la nuova coscienza arriva anche quando Gaia si svela, si scopre dal “velo di Maya”, mostra la vera sè. Si conclude con una voragine alle spalle di Gaia, che lei vede chiaramente, ma di cui non ha più paura, “Il mio cuore amaro è un ricordo lontano”.

Gaia sceglie il brand Salvatore Ferragamo per accompagnarla sull’iconico palcoscenico della 71ma edizione del Festival della Canzone Italiana. Per la cantante italo brasiliana, il Direttore Creativo Paul Andrew ha realizzato un guardaroba su misura per accompagnarla durante le serate del Festival: capi e accessori dall’appeal fresco e dirompente, caratterizzati da colori pieni e giochi di sovrapposizioni. Ispirati alla Collezione Winter 2021, look contemporanei, giovani e audaci, come la personalità di Gaia.

Per il suo debutto all’Ariston ha scelto una maglia in pura seta finissima bianco sporco (parchment) con collo a lupetto e lunghe frange ai polsi indossata sotto a un corsetto dello stesso colore e pantaloni a zampa di seta in fil coupè sfrangiato jacquard con inserti di georgette negli spacchi dal ginocchio. Gaia scenderà la scalinata calzando un paio di sandali color bianco con look minimalista su tacco scultura, ispirato da un esclusivo disegno Ferragamo del 1956, con fibbia logata.

Dopo essere stata proclamata vincitrice di “Amici 19”, Gaia sta costruendo il suo percorso con alcuni successi tra cui “Chega” (doppio disco di Platino), il brano già hit radiofonica, tra i più ascoltati dell’estate 2020 seguito dall’uscita di “Coco Chanel” (disco d’Oro), il secondo singolo estratto dal suo album di inediti “NUOVA GENESI” già certificato disco d’Oro, entrato in vetta nella classifica di vendita e che ha superato i 150 milioni di streams.

Animato da un’indomabile passione per il giornalismo, Junior ha trasceso il semplice ruolo di giornalista per intraprendere l’avventura di fondare la sua propria testata, Sbircia la Notizia Magazine, nel 2020. Oltre ad essere l’editore, riveste anche il ruolo cruciale di direttore responsabile, incarnando una visione editoriale innovativa e guidando una squadra di talenti verso il vertice del giornalismo. La sua capacità di indirizzare il dibattito pubblico e di influenzare l’opinione è un testamento alla sua leadership e al suo acume nel campo dei media.

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MasterChef Italia 13, Eleonora Riso trionfa in finale

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La concorrente di 27 anni, cameriera a Firenze, vince nella stagione 2023-2024

Eleonora Riso - Immagine Sky

Eleonora Riso è la vincitrice di MasterChef Italia 13. La concorrente di 27 anni, cameriera a Firenze, è la trionfatrice della stagione 2023-2024 dello show. In finale, Eleonora trionfa superando Michela Morelli, personal trainer 44enne di Appiano sulla Strada del Vino (Bolzano), e Antonio Mazzola, 28 anni geometra che vive a Monaco di Baviera tenendo sempre nel cuore la sua Palermo. Ad annunciare la vincitrice, la viva voce di Bruno Barbieri. Lui e i due colleghi Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli hanno assaggiato i tre menù.

Al quarto posto si piazza Sara Bellinzona: impiegata di 24 anni di Montalto Pavese (Pavia), è stata eliminata dopo la Mystery Box e l’Invention Test per i quali è arrivato in cucina Andreas Caminada, vero genio della cucina mondiale che in carriera ha conquistato 3 stelle Michelin, 19 punti Gault Millau e, dal 2010, un posto nella classifica World’s 50 Best Restaurants con il suo ristorante Schloss Schauenstein.

Con la sua vittoria, Eleonora – favorita dai pronostici della vigilia – conquista 100.000 euro in gettoni d’oro e l’accesso a un prestigioso corso di alta formazione presso ALMA - La Scuola Internazionale di Cucina Italiana; in più, come da tradizione, conquista la possibilità di pubblicare il proprio primo libro di ricette grazie alla casa editrice Baldini+Castoldi: “Laboratorio di sapori”, in uscita l’8 marzo.

Chi è la vincitrice

Prima di partecipare a Masterchef, la concorrente si definiva una ragazza "fuori dagli schemi", quasi come i suoi capelli che negli anni hanno cambiato frequentemente lunghezza e colore: li ha avuti blu, verde, bianconeri, corti e lunghi, mentre nella gara culinaria di Sky si è presentata con taglio corto e un colore scuro.

Nata e cresciuta in provincia di Livorno, dopo aver vissuto a Pisa per l’università si è trasferita per due settimane in Francia a fare la vendemmia, quindi è tornata a Firenze dove ha deciso di vivere in mezzo alla natura, in una 'casa nel bosco' che è una sorta di comune.

In questo ambiente ha imparato a tagliare la legna, coltivare l’orto e raccogliere le uova delle galline, oltre ad apprendere anche i segreti dell’apicoltura. Nel capoluogo toscano si mantiene facendo la cameriera in un ristorante nel quale, racconta, "mi sono emozionata ad assaggiare un piatto tipico che fanno lì: una roba con le frattaglie, quando l’ho assaggiato ho pianto".

La cucina, una delle sue passioni, l'ha aiutata nel superare disturbi alimentari avuti negli anni. Da qualche tempo cucina perlopiù piatti vegani e vegetariani "per una questione etica e di salute", sposa pienamente la filosofia della cucina anti-spreco. La sua cucina è legata alla tradizione e ricca di sapori e spezie, ricerca gli ingredienti ed è attenta alle materie prime. Tra le sue altre passioni c'è "tutto quello che è arte", quindi ama musica, cinema, lettura e disegno. Eleonora si è iscritta a MasterChef Italia perché, diceva, "mi voglio divertire". Lo ha fatto in pieno.

Il menù vincente, i piatti della finale

In finale ha presentato un menù chiamato 'Ichigo Ichie - Quant’è bello leggere tra le righe', che descrive così: "Qualche anno fa ho letto un libricino che descriveva in modo semplice e comprensibile a noi occidentali il concetto giapponese di 'ichigo ichie'. Sintetizzando, stiamo parlando di un momento presente che va vissuto appieno, perché la vita è un susseguirsi di avvenimenti ognuno dei quali è unico e irripetibile: l’invito è quello di non rimandare, provando a fare cose mai fatte prima, cambiando le cose se non ci sentiamo bene, rincorrendo i momenti speciali e respirando".

"Ho cercato quindi di placare il caos che avevo dentro – spiega ancora Eleonora – è impulso ed emozione, ma può essere anche distruttivo. Mi sono accorta di non avere nessun altro vero obiettivo nella vita se non quello di ricercare un minimo di equilibrio. Così per il mio menù ho deciso di ispirarmi alla cucina giapponese, intrecciandola alle mie tradizioni e alle mie esperienze rendendo protagonisti gli ingredienti a cui sono affezionata, perché mi ricordano dei momenti importanti e significativi della mia vita. Il mio menù sarà semplice, giocoso ed equilibrato".

I piatti che ha portato all'assaggio sono stati: l'antipasto Nonno Umami, chips di carta di riso, con insalata russa” scomposta, concentrato di acciughe e vin santo, wasabi; Fiume Sacro, dei ravioli al vapore ripieni di patate aromatizzate al rosmarino, tartare di trota marinata, pompelmo, brodo dashi; Pelle Ribelle, anguilla in doppia cottura e laccata, salsa di albicocche e alloro, insalatina di sedano, cetriolo, mela verde, rafano e zenzero; infine, Mochi = Grande Fortuna, mochi ripieno di bavarese al cocco e cardamomo con frutta fresca, bubble tea con sfere al caffè e tè matcha. Un menù trionfale, da MasterChef.

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Paolo Taviani, il ricordo di Pupi Avati: “Era ancora...

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"Ci telefonavamo e ci confidavamo, ha subito molte ingiustizie ed emarginazioni nel suo lavoro"

Paolo Taviani, il ricordo di Pupi Avati:

"Io avevo una consuetudine telefonica con lui negli ultimi tempi. Era stato dimesso da poco, doveva incominciare a fare un film, era pieno di entusiasmo, io lo caricavo perché per lui, come per me, il lavoro era la vita, non ci sono alternative". A parlare all'Adnkronos è Pupi Avati che, raggiunto telefonicamente, ricorda commosso il collega regista Paolo Taviani scomparso oggi a 92 anni. "Erano telefonate nella prospettiva del futuro malgrado l'età che lui aveva e io ho -dice Avati- Voleva fare un film importante con le energie che gli stavano tornando. Forse chiamava me per questo, perché fra i colleghi ero quello più vicino a lui anagraficamente. Ho la sensazione che ci volessimo proprio bene, che ci confidassimo a livelli molto intimi e personali come prima non era mai accaduto".

Le conversazioni fra i due maestri del cinema abbracciavano tanti temi. "Le sue telefonate erano veramente uno scambio di rassicurazione reciproca", ricorda commosso il regista bolognese. Che tiene a sottolineare: "Voglio ricordare le ingiustizie che ha patito, le emarginazioni che ha subito nel suo lavoro, 'Leonora Addio' è un film meraviglioso che non ha preso nessun riconoscimento e la cosa mi scandalizzò".

"Era considerato una persona che ormai non faceva più parte del circolo attivo del cinema italiano, invece aveva una prospettiva nitida e tanti progetti. Il rammarico è enorme, non ci posso credere. Mi mancherà moltissimo", conclude Avati.

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E’ morto Paolo Taviani, il regista aveva 92 anni

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Con il fratello Vittorio ha formato la coppia più celebre del cinema italiano del secondo Dopoguerra. Il ministro della Cultura Sangiuliano: "Era un maestro del cinema e un narratore di qualità". Pupi Avati: "Era ancora pieno di entusiasmo, mi mancherà". Giancarlo Giannini: "Persona di rara gentilezza"

Paolo Taviani (Fotogramma/Ipa)

E' morto il regista e sceneggiatore Paolo Taviani, che con il fratello Vittorio ha formato la coppia più impegnata e importante del cinema italiano del secondo dopoguerra. Si è spento nella clinica Villa Pia a Roma a 92 anni, dopo una breve malattia. Accanto a lui fino all'ultimo la moglie Lina Nerli, costumista di fiducia dei due fratelli registi e di tanti altri film, e i figli Ermanno e Valentina. Lunedì 4 marzo si terrà la cerimonia laica funebre alla Promototeca del Campidoglio dalle 10 alle 13.

Paolo Taviani, chi era

Era nato a San Miniato l'8 novembre 1931 nel pisano ed era di poco più di due anni più grande di Vittorio, scomparso all'età di 88 anni il 15 aprile 2018. 'I fratelli Taviani' sono diventati nel tempo un vero e proprio 'marchio cinematografico'. Nel 1967 iniziarono un'attività autonoma, dirigendo, da allora sempre insieme. Il primo film fu 'I sovversivi'. Coerenti interpreti di un cinema civilmente impegnato, nella seconda fase della loro carriera, pur continuando a rappresentare la necessità e il rimpianto dell'utopia, si sono dedicati soprattutto alla rievocazione del passato e alla trascrizione filmica di opere letterarie.

I film di maggior successo

Tra i film di maggior successo dei fratelli Taviani figurano: 'Sotto il segno dello Scorpione' (1969); 'San Michele aveva un gallo' (1971); 'Allonsanfàn' (1974); 'La notte di San Lorenzo' (1982); 'Kaos' (1984), ispirato alle novelle di Luigi Pirandello; 'Fiorile' (1993); 'Le affinità elettive' (1996) dall'originale romanzo omonimo di Goethe; 'Tu ridi' (1998). Nella loro filmografia spicca 'Padre padrone' (1977), dal libro-simbolo dello scrittore sardo Gavino Ledda, vincitore della Palma d'Oro e del Premio della Critica al Festival di Cannes con Roberto Rossellini presidente della giuria. La pellicola ottenne anche il Gran Prix al Festival di Berlino, il David di Donatello speciale e il Nastro d'Argento per la miglior regia.

Del 2007 è 'La masseria delle allodole', tratto dall'omonimo bestseller della scrittrice Antonia Arslan che racconta il genocidio del popolo armeno durante la prima guerra mondiale, mentre nel 2012 i due registi hanno diretto 'Cesare deve morire', dramma carcerario ambientato a Rebibbia che nello stesso anno è stato insignito dell'Orso d'oro al Festival di Berlino ed è valso ai Taviani i due maggiori premi ai David di Donatello, quelli di miglior film e di migliore regista.

Nel 2015 i fratelli sono tornati alla regia con 'Maraviglioso Boccaccio', liberamente ispirato al Decamerone, cui ha fatto seguito nel 2017 'Una questione privata'. Nel 2016 hanno ricevuto il David di Donatello Speciale per il 60° anniversario della cerimonia.

Figli di un avvocato che sotto la dittatura fascista aveva incontrato le ostilità del regime per le sue idee politiche, in gioventù Paolo e Vittorio, assieme a un amico partigiano, Valentino Orsini, organizzarono degli spettacoli e delle proiezioni cinematografiche a Pisa e Livorno, dando presto vita al Cineclub di Pisa. I tre amici inseparabili nel 1954 iniziarono a realizzare una serie di documentari a sfondo sociale, largamente ispirati al Neorealismo e in particolar modo alla pellicola di Roberto Rossellini 'Paisà', come 'San Miniato, luglio '44' (1954) con la collaborazione di Cesare Zavattini, e 'L'Italia non è un paese povero' (1960) di Joris Ivens.

Con Valentino Orsini i fratelli Taviani firmarono i film 'Un uomo da bruciare' (1962) e 'I fuorilegge del matrimonio' (1963). Il primo film autonomo dei Taviani fu 'I sovversivi' (1967), con il quale anticipavano gli avvenimenti del '68. Con Gian Maria Volonté raggiunsero il grande successo con 'Sotto il segno dello scorpione' (1969) in cui s'avvertono gli echi di Brecht, Pasolini e Godard. Era l'inizio di una filmografia più unica che rara del cinema italiano.

La tematica della rivoluzione è poi presente sia in 'San Michele aveva un gallo' (1972), adattamento del racconto di Lev Tolstoj 'Il divino e l'umano', film molto apprezzato dalla critica, vincitore del premio Interfilm a Berlino, che nel film sulla Restaurazione 'Allonsanfàn' (1974) in cui si rilegge l'epoca attraverso la lente di una differente coscienza storica per segnalare il tradimento della classe proletaria: protagonista è Marcello Mastroianni, attorniato da Laura Betti e Lea Massari. In entrambe le pellicole sono presenti i loro attori feticcio Giulio Brogi e Renato Scarpa.

Ma è con 'Padre padrone', autobiografia di Gavino Ledda, ex pastore sardo diventato scrittore e filologo, che nel 1977 i fratelli Taviani guadagnarono fama internazionale grazie alla Palma d'Oro e al Premio della Critica al Festival di Cannes.

La filmografia dei Taviani è continua con 'Il prato' (1979), in cui si riscontrano echi neorealistici, e 'La notte di San Lorenzo' (1982) che ha aggiunto un attore feticcio in più alla loro lista: Omero Antonutti che ben si è destreggiato nella storia di un gruppo di uomini e donne che fuggono dai tedeschi nel tentativo di raggiungere una zona occupata dagli alleati. La musica di Nicola Piovani accompagnava questo film sulla speranza e profondamente antibellico che fruttò alla coppia di registi il Gran Premio della Giuria a Cannes, nonché i conseguenti David e Nastri d'Argento per la regia e sceneggiatura.

Membri della giuria al Festival di Venezia nel 1984, quello stesso anno i fratelli Taviani adatteranno quattro novelle di Luigi Pirandello in 'Kaos' (1984), vincendo il David di Donatello e il Nastro d'Argento per la sceneggiatura, scritta a sei mani con Tonino Guerra.

Il Leone d'Oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia nel 1986 li invogliò a continuare il loro percorso artistico con 'Good Morning, Babilonia' (1988), con Vincent Spano e Joaquin De Almeida, 'Il sole anche di notte' (1990), 'Fiorile' (1993) e 'Le affinità elettive' (1996). Due anni più tardi, i fratelli Taviani realizzano 'Tu ridi' (1998), film a episodi con Antonio Albanese e Sabrina Ferilli, successivamente seguito, nel 2001, dalle miniserie televisiva 'Resurrezione', con Stefania Rocca, e Luisa Sanfelice (2004) con Laetitia Casta e Adriano Giannini, mentre nel 2007 continuarono a parlare dell'uomo e della sua esistenza, fra violenza e innocenza ne 'La masseria delle allodole' (2007) con Paz Vega, Angela Molina e Alessandro Preziosi, tratto dall'omonimo romanzo di Antonia Arslan.

Ancora attivissimi, nonostante l'età avanzata, Vittorio e Paolo hanno vinto l'Orso d'Oro a Berlino 2012 per 'Cesare deve morire'. Il film racconta la preparazione e la messa in scena dell'opera di William Shakespeare da parte di alcuni detenuti nel carcere di Rebibbia. Ancora una volta i fratelli trionfarono nell'impegno sociale e nella qualità cinematografica, ottenendo anche il David di Donatello per il miglior film e il David di Donatello per il miglior regista.

Nel 2017 sono tornati al cinema, per l'ultima volta in coppia, con il film 'Una questione privata', tratto dal romanzo omonimo di Beppe Fenoglio, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma. Dopo la morte del fratello Vittorio, Paolo ha scritto e diretto da solo "Leonora addio" (2022), ispirato da una novella di Luigi Pirandello.

Nel 1996 la città natale di San Miniato, in provincia di Pisa aveva intitolato ai due fratelli un centro di cultura cinematografica: il Centro Cinema Paolo e Vittorio Taviani.

Un film sull'Italia del Covid, l'ultimo progetto incompiuto

Il regista Paolo Taviani aveva annunciato di recente il progetto di un nuovo film dal titolo 'Il canto delle meduse' con Kasia Smutniak come attrice protagonista. Ambientato in uno dei periodi della storia recente più bui, la trama intreccia quattro racconti legati alla traiettoria narrativa della pandemia del 2020. Tra le vicende raccontate spicca quella di Valeria, una donna che, prima di morire a causa del Covid-19, esprime alle sue amiche il forte desiderio di essere sepolta da sola, e non nella tomba di famiglia insieme al marito che odia da sempre.

Sangiuliano: "Maestro del cinema e un narratore di qualità"

"Con la morte di Paolo Taviani perdiamo un maestro del cinema e un narratore di qualità, protagonista assoluto, fino alla fine, della settima arte" dichiara il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. "Alla sua famiglia e ai suoi cari le mie più sentite condoglianze".

Borgonzoni: "Talento e passione, ha dato lustro al cinema italiano nel mondo"

"Dopo Vittorio, perdiamo anche Paolo. Saremo sempre riconoscenti ai Fratelli Taviani per aver dato lustro nel mondo al cinema italiano con il loro talento e la loro passione, regalandoci film entrati nella storia" ha detto il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni. "Mi stringo ai suoi familiari, le mie più sentite condoglianze".

Giani: "Ha dipinto l'Italia con toni di autenticità e profonda umanità"

"La Toscana piange la scomparsa del grande regista Paolo Taviani, figlio della nostra amata San Miniato e sempre legato con passione e talento alla Toscana" ha detto Eugenio Giani, il presidente della Regione Toscana. "Lascia un vuoto incolmabile non solo nel mondo del cinema, ma nel cuore di tutti noi che abbiamo condiviso con lui le origini, ma anche l'amore per questa terra, le sue tradizioni e la sua gente. Paolo, insieme a suo fratello Vittorio, ha dipinto il nostro paese con toni di autenticità e profonda umanità. La tua arte e il tuo spirito continueranno a guidarci, come faro di creatività e passione, che la terra ti sia lieve Paolo".

Pupi Avati: "Era ancora pieno di entusiasmo e progetti, mi mancherà"

"Io avevo una consuetudine telefonica con lui negli ultimi tempi. Era stato dimesso da poco, doveva incominciare a fare un film, era pieno di entusiasmo, io lo caricavo perché per lui, come per me, il lavoro era la vita, non ci sono alternative". A parlare all'Adnkronos è Pupi Avati che, raggiunto telefonicamente, ricorda commosso il collega regista Paolo Taviani scomparso oggi a 92 anni. "Erano telefonate nella prospettiva del futuro malgrado l'età che lui aveva e io ho -dice Avati- Voleva fare un film importante con le energie che gli stavano tornando. Forse chiamava me per questo, perché fra i colleghi ero quello più vicino a lui anagraficamente. Ho la sensazione che ci volessimo proprio bene, che ci confidassimo a livelli molto intimi e personali come prima non era mai accaduto". Le conversazioni fra i due maestri del cinema abbracciavano tanti temi. "Le sue telefonate erano veramente uno scambio di rassicurazione reciproca", ricorda commosso il regista bolognese. Che tiene a sottolineare: "Voglio ricordare le ingiustizie che ha patito, le emarginazioni che ha subito nel suo lavoro, 'Leonora Addio' è un film meraviglioso che non ha preso nessun riconoscimento e la cosa mi scandalizzò".

"Era considerato una persona che ormai non faceva più parte del circolo attivo del cinema italiano, invece aveva una prospettiva nitida e tanti progetti. Il rammarico è enorme, non ci posso credere. Mi mancherà moltissimo", conclude Avati.

Giancarlo Giannini: "Grande regista e persona di rara gentilezza"

"Sono davvero molto dispiaciuto. Avevo lavorato con lui al doppiaggio di un film, 'Le Affinità Elettive'. Lo ricordo non solo come un regista che ha fatto dei film bellissimi insieme al fratello Vittorio, ma anche come una persona di rara gentilezza" dice all'Adnkronos Giancarlo Giannini che aveva prestato la voce come narratore in 'Le affinità Elettive' del 1996.

Mazzeo: "Con il fratello ha segnato la storia del cinema italiano"

"Paolo Taviani insieme al fratello Vittorio ha segnato la storia del cinema italiano" scrive sui social Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale della Toscana. "La sua scomparsa è una grande perdita per tutti il mondo della cultura. Alla moglie Lina, ai figli Ermanno e Valentina, le più sentite condoglianze a nome mio e del Consiglio regionale della Toscana. Paolo e Vittorio hanno mantenuto sempre un profondo legame con la Toscana e con la loro San Miniato".

Gualtieri: "Ha firmato film indimenticabili"

"Con Paolo Taviani ci lascia un grande Maestro del cinema italiano" scrive su X il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. "Insieme al fratello Vittorio, ha firmato film indimenticabili, profondi, impegnati, che hanno saputo entrare nell’immaginario collettivo e nella Storia del cinema. Un abbraccio affettuoso alla famiglia".

Comune di Sciara: "Orgogliosi di aver ospitato il loro primo film"

"Con la morte del maestro Paolo Taviani si chiude una pagina importantissima della storia del cinema mondiale" afferma l'Amministrazione Comunale di Sciara nel palermitano, dove nel 1962 fu girato "Un uomo da bruciare", il primo film diretto da Valentino Orsini insieme ai fratelli Taviani, liberamente ispirato alla vita del sindacalista socialista Salvatore Carnevale. "Siamo orgogliosi del fatto che i fratelli Paolo e Vittorio scelsero Sciara come location del loro primo film per raccontare la storia del nostro Salvatore Carnevale. Il loro ricordo rimarrà sempre vivo nella memoria storica, e nei cuori di tutti noi sciaresi. Tutti noi, porgiamo le nostre più sentite condoglianze ai figli e alla famiglia".

Sbarigia (Cinecittà): "Paolo e Vittorio sodalizio unico del cinema mondiale"

"Apprendo con commozione la notizia della scomparsa di Paolo Taviani, che con il fratello Vittorio ha costituito un sodalizio unico del nostro cinema, e del cinema mondiale". Lo dichiara Chiara Sbarigia, Presidente di Cinecittà. "Un’opera tra le più impegnate, riconosciute e premiate in Europa, che ha saputo scrivere il romanzo intimo della nostra storia -prosegue Sbarigia- Voglio ricordare due momenti recenti: l’ultimo film di Paolo Taviani, 'Leonora addio', girato anche nei nostri Studi di Cinecittà, una prova da maestro di toccante lucidità dall’amato Pirandello, premiata a Berlino; e il recentissimo straordinario omaggio del British Film Institute, in collaborazione con Cinecittà, alla carriera dei Fratelli". "Paolo Taviani assieme a Vittorio Taviani ha raccontato e fatto la storia del nostro cinema; sappiamo che il futuro riserva loro un posto privilegiato nelle teste e nei cuori degli spettatori", conclude il presidente di Cinecittà.

Il paese natale San Miniato: "Siamo orfani"

"La scomparsa di Paolo Taviani rende San Miniato orfana. Con il fratello Vittorio, ha portato nel mondo il nome della nostra Città e raccontato le loro origini, che sono anche le nostre. Con Paolo si chiude definitivamente un pezzo di quell'arte che solo una città straordinaria come la nostra può concepire". Lo affermano, in una nota congiunta, il sindaco Simone Giglioli e l'assessore alla cultura Loredano Arzilli di San Miniato (Pisa), il comune dove i fratelli Taviani erano nati e a cui hanno dedicato il film 'La notte di San Lorenzo' (1982). "Ho ancora vivo nella mente il ricordo dell'ultima volta che è venuto nella Città della Rocca, nel settembre scorso, la prima dopo la scomparsa di Vittorio, cinque anni fa, per la consegna del premio dedicato proprio al fratello, quando l'amministrazione - ricorda il sindaco Giglioli - ha inaugurato la statua dell'artista Marcello Scarselli, 'Cecilia', installata nella piazzetta Mazzini, per rendere omaggio ai 40 anni dall'uscita de 'La notte di San Lorenzo'. Nel 2015 l'amministrazione comunale volle, con entusiasmo, conferire ai fratelli Taviani la cittadinanza onoraria, un tributo doveroso che sancisce il profondo ed inscindibile legame con questa terra e con la nostra comunità. Emozionante fu anche nel 2022, durante il Palio di San Rocco, quando fu organizzata la proiezione dell'ultimo film di Paolo Taviani, il primo che lo vedeva da solo alla regia, 'Leonora addio', in una piazza Buonaparte gremita di concittadini e amici, durante la quale ci collegammo con lui dalla sua casa di Roma, e rimase colpito dalla grande testimonianza di affetto che San Miniato ebbe ed ha ancora per questi due maestri del cinema italiano".

"San Miniato oggi piange la scomparsa di Paolo e si stringe commossa alla moglie Lina, ai figli Ermanno e Valentina. Ciao Paolo, riabbraccia Vittorio e grazie per tutto quello che ci avete regalato, San Miniato vi porterà per sempre nel cuore e terrà vivo il vostro ricordo", concludono il sindaco Giglioli e l'assessore Arzilli.

Marti: "Cordoglio per scomparsa Taviani, perdiamo un grande maestro"

"Con la scomparsa di Paolo Taviani, perdiamo un grande maestro del cinema italiano" ha detto il senatore della Lega Roberto Marti, presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama. "Esprimo il mio cordoglio e mi stringo al dolore della sua famiglia e di tutti i suoi cari".

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