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Salute e Benessere

“Vitamina D migliora il decorso della malattia reumatica”

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“Molte malattie reumatiche, che ovviamente vanno trattate con i farmaci più innovativi e appropriati, possono beneficiare in termini di miglioramento dell’outcome”, con la “supplementazione di vitamina D” che “è in grado di influenzare il decorso della malattia”. Studi recenti, inoltre, rivelano che “la supplementazione di colecalciferolo, migliora sia gli outcome materni che quelli del neonato”. Così Andrea Giusti, responsabile struttura semplice dipartimentale (Ssd) Malattie Metaboliche ossee e prevenzione delle fratture nell’anziano Asl3 Genovese, intervenendo al 59.esimo Congresso della Società italiana di reumatologia (Sir) in corso a Rimini.  

“La carenza di vitamina D – ricorda lo specialista – è estremamente frequente nei malati reumatologici e pertanto, al di là dell’effetto che c’è sulla patologia di per sé, c’è sempre l’indicazione di supplementare con colecalciferolo in pazienti carenti e in cui la carenza può avere conseguenze scheletriche e reumatologiche”. I pareri sono unanimi nella sessione dedicata alle ‘Malattie metaboliche dello scheletro’ del congresso Sir: la vitamina D è in grado di ridurre l’incidenza di alcune malattie reumatiche come l’artrite reumatoide, ma ci sono importanti novità nell’area ostetrico ginecologica.  

“In particolare – prosegue – le madri che assumono supplementi di vitamina D, in particolare nel terzo trimestre, hanno un minor rischio di complicanze durante la gravidanza, mentre la supplementazione nel primo e nel terzo trimestre è in grado di influenzare la salute del neonato. Da studi inglesi, viene mostrato come avere buoni valori di vitamina D nel terzo trimestre influenza la densità minerale ossea a sei-nove anni nei bambini – aggiunge l’esperto – un impatto benefico che il bambino si porta avanti per tutto il periodo della vita. Questa è un’area molto complessa che interviene anche in un momento storico molto importante con la grande attenzione che si ha in alcuni paesi emergenti, in cui si sta studiando proprio questo aspetto. Noi crediamo che la vitamina D possa cambiare la salute pubblica – conclude Giusti – perchè interventi precoci riducono i rischi sul lungo termine”. 

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Nel progetto ‘Pink Positive’ due podcast su nutrizione e musicoterapia

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(Adnkronos) – In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra il 4 febbraio, il progetto ‘Pink Positive’ di Daiichi Sankyo Italia si arricchisce dicontributi multimediali e due podcast dedicati alla nutrizione e alla musicoterapia, grazie alla collaborazione di Smartfood – Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e del Fondo Edo ed Elvo Tempia.  

Nato nel 2020 come eBook gratuito in costante aggiornamento e dedicato in particolare alle donne che si trovano ad affrontare una diagnosi di cancro – spiega l’azienda in una nota – il sito Pinkpositive.it raccoglie oggi 26 capitoli scritti dai maggiori esperti italiani che esaminano i temi della quotidianità dei pazienti oncologici, dall’alimentazione, alla femminilità fino alla gestione del dolore e dell’ansia, sempre con uno sguardo rivolto al futuro e con l’obiettivo irremovibile di contrastare falsi miti e fake news.  

Proprio da due di questi capitoli sono nati i podcast ‘La voce della nutrizione’ e ‘Musicoterapia’, che mettono al centro del percorso di cura gli elementi di uno stile di vita salutare che non deve più essere considerato solo nel fondamentale ruolo che ricopre nella prevenzione primaria delle malattie, ma anche come grande alleato nelle fasi successive a una diagnosi, soprattutto quando riguarda una malattia oncologica, che non colpisce nel vivo solo il corpo, ma ogni sfera della vita di una persona. 

Nelle 12 puntate del podcast ‘La voce della nutrizione – Pink Positive Edition’, gli esperti di Smartfood Ieo, in partnership con la Fondazione Ieo-Monzino, fanno finalmente chiarezza sulle evidenze inerenti il rapporto tra alimentazione e cancro, questione ampiamente dibattuta negli ultimi anni in ambito scientifico, ma anche talvolta comunicate in modo confuso e impreciso, tanto da diventare spesso falsi miti o vere e proprie fake news.  

“Questo progetto – spiega la nutrizionista e ricercatrice Lucilla Titta, coordinatrice del progetto Smartfood dell’Ieo – incarna sempre di più l’animo di Pink Positive per la semplicità, utilità e completezza dei messaggi. Attraverso l’ascolto dei podcast, le pazienti possono ricevere informazioni chiare e affidabili su nutrizione e stile di vita in un contesto, quello della Rete, che spesso confonde. Il nostro intento è proprio quello di aiutare le pazienti a districarsi in questo ambito e a operare scelte salutari e consapevoli”. 

Nei podcast, inseriti nella sezione ‘Nutrizione’ del sito, gli esperti di Smartfood forniscono inoltre moltissimi consigli pratici, ad esempio su come leggere le etichette degli alimenti al momento della spesa e capire quali prodotti evitare, come consumare più alimenti di origine vegetale e mantenere in salute le ossa, come idratarsi meglio e le modalità con cui selezionare i grassi, ma soprattutto come cucinare in maniera salutare e concepire piatti ‘smart’ per l’intero arco della giornata, dalla colazione alla cena. Da metà febbraio questa sezione ospiterà anche diverse video-ricette per realizzare sani e gustosi piatti ‘smart.  

In ambito oncologico la musicoterapia, a cui è dedicato un intero capitolo dell’eBook – continua la nota aziendale – ha l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti, dei loro familiari e caregiver, nelle varie fasi della diagnosi e della cura, alleviando i sintomi e riducendo le emozioni negative, favorendo così resilienza e comunicazione. Nella sezione ‘Musica’ di Pink Positive è possibile ascoltare tre podcast in cui gli esperti musicoterapeuti della Fondazione Tempia spiegano la natura della musicoterapia: la sua nascita, le sue funzioni, le evidenze scientifiche e le applicazioni in campo clinico. Nella stessa sezione sono a disposizione anche 7 playlist costruite intorno a vari generi musicali e selezionate da musicisti ed esperti per donare benessere, a seconda della sensibilità musicale e dei gusti di ogni individuo. 

“In letteratura – sottolinea Francesca Crivelli, coordinatrice di ricerca clinica in oncologia e del Master di specializzazione per musicoterapisti promosso dalla Fondazione Tempia – è ampiamente dimostrato come l’ascolto musicale possa ridurre l’intensità del dolore oncologico, abbassare i livelli di pressione sanguigna, ridurre la frequenza cardiaca e i livelli di stress. La musica suscita infatti nel nostro cervello reazioni neurormonali, come la stimolazione del nucleo accumbens, centro cerebrale del piacere, o la produzione di prolattina e peptidi oppioidi endogeni, responsabili di un’azione anestetica, analgesica e anche consolatoria. E ricordiamoci anche che eventi mentali consci e inconsci, frutto di abitudini, stili di vita, esposizioni a diversi ambienti e comportamenti, possono modulare l’espressione genica nelle nostre cellule, attraverso diversi meccanismi di espressione epigenetica”.  

Il Fondo Edo Tempia, grazie al sostegno non condizionato di Daiichi Sankyo Italia, apre a tutti la possibilità di sperimentare virtualmente la musicoterapia, partecipando a un incontro online che si può prenotare via mail all’indirizzo musicoterapia.online@fondazionetempia.org.  

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A 101 anni operata d’urgenza al cuore a Empoli, sta bene

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(Adnkronos) – All’Ospedale di Empoli, in provincia di Firenze, è stato eseguito un intervento urgente di coronarografia e angioplastica con posizionamento di uno stent nell’arteria circonflessa in una paziente di 101 anni che aveva manifestato intenso dolore al petto e all’elettrocardiogramma, effettuato a domicilio da un medico dell’emergenza sanitaria, mostrava evidenti segni di infarto miocardico acuto. L’intervento è stato eseguito con successo da Benedetta Bellandi del reparto di Cardiologia diretto da Attilio Del Rosso. 

La procedura ha portato all’immediato ripristino della circolazione nella parete laterale del ventricolo sinistro, riferiscono i sanitari. Il decorso è stato regolare e la paziente è stata dimessa dopo 8 giorni di degenza in reparto cardiologico. E’ sempre stata vigile e alla visita di controllo, eseguita a distanza di un mese dall’intervento, è apparsa in buone condizioni generali. 

“L’angioplastica coronarica d’emergenza (angioplastica primaria) è attualmente la terapia immediata di prima scelta nell’infarto miocardico acuto ed è particolarmente sicura ed efficace soprattutto nei pazienti anziani. Anche a 100 anni, laddove le condizioni psicofisiche generali del paziente siano adeguate, la procedura può essere eseguita con buon successo immediato, precisa Del Rosso. 

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Tutti pazzi per il canto ma occhio a non stressare la voce, i consigli

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(Adnkronos) – Con Sanremo tutti pazzi per il canto. Ma che si tratti di big o di semplici amatori, non fa differenza. Gli otorinolaringoiatri avvertono: attenzione a non mettere la voce sotto stress. “Lo sanno bene gli artisti in gara al Festival” dei fiori, sottolineano gli esperti del gruppo MultiMedica, “quanto sia importante allenare la voce conciliando la migliore performance con la necessità di proteggere e mantenere in salute le proprie corde vocali. Cantanti amatoriali e semiprofessionali, che non dispongono della stessa formazione specifica, ma fanno comunque un uso intenso della propria voce, sono tra le categorie più a rischio di andare incontro a lesioni dell’apparato fonatorio”. Per tutti loro è “fondamentale saper ascoltare alcuni campanelli d’allarme”, così da capire se serve una vista specialistica. “I disturbi della voce andrebbero monitorati non solo nei cantanti, ma in tante altre categorie professionali, poiché coinvolgono circa il 20% della popolazione generale”, evidenziano i medici.  

“Ci sono alcuni campanelli d’allarme ai quali ogni cantante dovrebbe prestare attenzione perché spie del fatto che gli organi fonatori possono essere sotto stress – insegna Francesco Mozzanica, direttore dell’Unità operativa di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, gruppo MultiMedica e professore all’Università Statale del capoluogo lombardo – Primi fra tutti la disfonia, ossia un’alterata qualità della voce; la riduzione dell’estensione vocale: se prima si riusciva, ad esempio, a raggiungere una certa nota e ora non ci si riesce più o lo si fa con difficoltà; la comparsa di fatica fonatoria dopo aver cantato; la percezione di dolore al collo e di un senso di costrizione; la sensazione di fuga d’aria nella zona più acuta dell’estensione”. In presenza di uno o più di questi sintomi, “la prima regola da seguire è il riposo” ossia “smettere di cantare. In secondo luogo – suggerisce Mozzanica – bisogna evitare tutto ciò che potrebbe aumentare lo stato infiammatorio: contrariamente a quanto si creda, no alle bevande calde, come tisane e infusi, e ovviamente stop ad alcolici, fumo e cibi piccanti”.  

Se anche mettendo in atto questi comportamenti il disturbo persiste, allora diventa opportuno consultare un medico specialista, in primis otorinolaringoiatra e foniatra. L’otorino eseguirà una laringoscopia o laringostroboscopia, esame poco invasivo – spiegano da MultiMedica – che permette di vedere le corde vocali durante la fonazione e di visualizzare eventuali lesioni organiche come noduli, polipi, cisti e piccole cicatrici. Noduli ed edemi cordali sono i più diffusi tra i cantanti: i primi soprattutto fra le donne che impiegano voce gridata e iperacuta, i secondi legati allo sforzo per raggiungere una forte intensità senza le opportune tecniche di sostegno. Il foniatra conduce invece un’anamnesi volta a comprendere modalità di canto del paziente e sue abitudini di vita, per rintracciare le possibili cause che hanno portato alla formazione di queste lesioni, e indaga come la voce si produce, generando anche disfonie non dovute a lesioni organiche ma ad atteggiamenti anomali nella fonazione.  

Sarà poi impostato un percorso logopedico di tipo preventivo e abilitativo all’uso corretto della voce, se il problema è ancora allo stadio iniziale, o di tipo riabilitativo, specie nel caso in cui vi sia un danno strutturale alle corde, eventualmente coadiuvato da terapie farmacologiche e integrato da un percorso didattico di voce cantata con un maestro di canto. In alcuni casi – precisano gli esperti MultiMedica – può esserci l’indicazione all’intervento chirurgico, per asportare la lesione in microlaringoscopia.  

“Si stima che circa il 20% della popolazione generale vada incontro ad almeno un episodio di disfonia – ribadisce Mozzanica – Pertanto non solo le categorie artistiche, quali cantati, attori e speaker, dovrebbero avere a cuore lo stato di salute delle proprie corde vocali, ma anche tante altre: soprattutto insegnanti, personale di front-office, operatori di call-center, venditori, istruttori di corsi fitness. Pur essendo professionisti della voce, non ne sono consapevoli e spesso non fanno nulla per mantenere in salute il loro strumento di lavoro più importante”.  

Il magazziniere di giorno e cantante rock la sera, o l’impiegata dal lunedì al venerdì e performer di piano bar nel fine settimana, sono avvisati. A differenza dei loro ‘colleghi’ più celebri, molti dei quali sul palco del prossimo Festival di Sanremo possono contare su una formazione specifica e sul supporto di maestri e vocal coach che li aiutano a mantenere la voce ai massimi livelli, i cantanti semiprofessionali fanno più spesso i conti con disturbi che derivano da un uso improprio delle corde vocali, magari cercando di eseguire un repertorio al di sopra delle proprie capacità e competenze, mettendo eccessivamente sotto sforzo l’intero apparato fonatorio, oppure, per non mancare un’audizione o un ingaggio, cantando anche quando la loro voce è debilitata, affaticandola ulteriormente. Soprattutto a loro sono rivolti i consigli degli specialisti. 

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Coronavirus

Covid oggi Lazio, 630 contagi e 7 morti. A Roma 354 nuovi casi

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(Adnkronos) – Sono 630 i nuovi contagi da Coronavirus oggi, 3 febbraio 2023 nel Lazio, secondo i dati Covid dell’ultimo bollettino della Regione. Da ieri ci sono stati 7 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati processati 1.718 tamponi molecolari e 6.466 antigenici con un tasso di positività al 7,6%. I ricoverati sono 502 i ricoverati, 7 in meno di ieri, 19 le terapie intensive occupate, una in più di ieri e 894 i guariti. I casi a Roma città sono a quota 354. 

Nel dettaglio i contagi e i decessi nelle aziende sanitarie del Lazio. Asl Roma 1: sono 117 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 2: sono 143 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 3: sono 94 i nuovi casi e 5 i decessi; Asl Roma 4: sono 33 i nuovi casi; Asl Roma 5: sono 40 i nuovi casi; Asl Roma 6: sono 61 i nuovi casi. 

Nelle province si registrano 142 nuovi casi: Asl di Frosinone: sono 48 i nuovi casi; Asl di Latina: sono 66 i nuovi casi; Asl di Rieti: sono 11 i nuovi casi; Asl di Viterbo: sono 17 i nuovi casi. 

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Salute e Benessere

Da Roma a Napoli per operare l’ernia in un centro d’eccellenza ma l’équipe è stata trasferita

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(Adnkronos) – Nell’Italia che si avvia verso l’autonomia differenziata in sanità ci sono centri di eccellenza nel servizio pubblico al Sud che vengono scelti anche da pazienti fuori regione per la qualità della chirurgia messa in campo. Peccato che poi succeda che, al momento della chiamata per l’operazione all’ernia, “tutto venga rimandato di mesi perché l’équipe è trasferita in un ospedale più piccolo dove è difficile recuperare le liste d’attesa”. A raccontare all’Adnkronos Salute la sua “odissea sanitaria” è Benedetto Di Gasparro, residente nel Lazio, ma di origine napoletane, che ha scritto una lettera-appello al presidente della Campania De Luca: “Se si vuole che anche dal resto d’Italia i pazienti vengano in Campania, questi problemi vanno affrontati e risolti subito – chiede – invece di aggravarli, mettendo in gravi difficoltà le persone valide che abbiamo la fortuna di avere”. 

Ma partiamo dall’inizio. “Ho scoperto di avere un’ernia inguinale destra nel maggio 2022 – racconta Di Gasparro – ho cercato di informarmi su dove potermi operare e ho scoperto, con un certo orgoglio, che a Napoli il dottor Angelo Sorge e la sua équipe presso le strutture San Giovanni Bosco e Ospedale del Mare effettuavano questo tipo d’intervento senza ricorrere ai punti di sutura, annullando quindi, quasi del tutto, i rischi di dolore e anche di recidiva grazie a una rete autoassorbente da loro adattata. Ho letto commenti entusiastici da pazienti da tutta Italia che erano stati operati in Day surgery e che ritornavano a casa in giornata e potevano riprendere le loro attività nel giro di pochi giorni. Quindi prenoto la visita e il 13 settembre 2022 vengo visitato dal dottor Sorge che definisce la mia situazione clinica come ‘una bella ernia’. Mi viene detto che entro 2, massimo 3 mesi sarei stato chiamato”. 

Poi la sorpresa. “Sono passati 5 mesi e, siccome la mia ernia è quasi triplicata, ho ricontattato lo staff di Sorge, che mi informa che sono 91esimo nella lista d’attesa, dopo 5 mesi – rimarca il paziente – Non solo mi viene detto che ci sono circa 400 pazienti in attesa, ma cosa ancora più grave che l’équipe da lunedì prossimo (6 febbraio) sarà costretta a ritornare al San Giovanni dove i lavori di ristrutturazione non sono stati completati e questo costringerà a ridurre ancora di più i giorni d’intervento, allungando ulteriormente i tempi per smaltire la lunga lista d’attesa. Mi chiedo – denuncia Di Gasparro – per quale motivo si riduce l’operatività di questa équipe rimandandola nell’ospedale dove i lavori non sono stati effettuati?”.  

Per il paziente ora il problema è se potrà aspettare o se peggiorerà e dovrà recarsi in un pronto soccorso. “Sono un cittadino come tanti altri che ha pagato le tasse per una vita – continua Di Gasparro – ho 70 anni, ho il diritto di essere curato nel pubblico e nei tempi stabiliti, inoltre vengo da Roma da una altra regione. Se si vuole che anche dal resto d’Italia i pazienti vengano in Campania, questi problemi vanno affrontati e risolti subito invece di aggravarli mettendo in gravi difficoltà le persone valide che abbiamo la fortuna di avere”.  

“Il governatore De Luca – conclude il paziente – non si deve poi lamentare se i campani vanno a operarsi in altre regioni, oppure si devono svenare nel privato. Perché non fornire il personale e le strutture? Chiedo a De Luca di non trasferire l’équipe del dottor Sorge al San Giovanni prima che si siano completati i lavori. E di metterla in grado, piuttosto, di aumentare i giorni d’intervento per poter smaltire questa vergognosa lista d’attesa”.  

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Cancro raro di 2 chili nel torace, intervento d’urgenza a Palermo

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(Adnkronos) – Un tumore raro di oltre 30 centimetri e del peso di circa 2 chili – ancora più eccezionale considerando che a ospitarlo era una donna di appena 35 kg – è stato asportato con un intervento d’urgenza eseguito agli Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo su una paziente di 70 anni. La neoplasia, un cosiddetto tumore fibroso solitario della pleura, di origine mesenchimale, le occupava per intero la cavità pleurica destra, comprimendole il polmone. Per questo la signora è arrivata da un altro ospedale siciliano con una grave insufficienza respiratoria, è stata trasferita in Rianimazione e operata il mese scorso dall’équipe di Chirurgia toracica del Villa Sofia-Cervello, diretta da Giuseppe Agneta, con la collaborazione dei dirigenti medici Fabio Lupo e Mariano Di Martino.  

Dall’ospedale raccontano di “un risultato frutto di una sinergia di squadra e che ha evidenziato ulteriormente – soprattutto nell’ambito di casistiche operatorie di altissima complessità, complicate come in questa circostanza da una delicata condizione cardiorespiratoria della paziente – il ruolo fondamentale anche dei medici anestesisti-rianimatori”. L’équipe anestesiologica in sala era costituita da Giovanni Milone e da giovani assistenti in formazione, si legge in una nota. L’immediato post-operatorio è stato gestito dall’Unità operativa complessa di Rianimazione del presidio Villa Sofia, diretta da Paolino Savatteri, e un secondo step ha visto l’impegno dell’Uoc di Lungodegenza diretta da Isabella Nardi, che ha ultimato il percorso di “recupero pieno delle funzioni metaboliche e motorie” della donna, garantendole “una dimissione a 25 giorni dall’intervento con la ripresa di una piena autonomia”. 

“La patologia neoplastica in oggetto – spiega Agneta – ha un’incidenza inferiore al 2% delle patologie pleuriche ed è caratterizzata da un andamento subdolo poiché paucisintomatica. Viene infatti svelata generalmente quando comincia a causare disturbi di tipo respiratorio con affanno e facile affaticamento, ovvero dolore gravativo (caratterizzato da un senso di peso doloroso) dell’emitorace interessato. Solo in pochissimi casi si apprezza con diagnosi precoce e spesso il riscontro è occasionale, ovvero connesso a indagini radiologiche eseguite per altre ragioni”.  

“Le dimensioni e il peso del caso trattato presentano un aspetto di eccezionale riscontro in senso assoluto – sottolinea il chirurgo – e ancor più in senso relativo in relazione alle caratteristiche antropomorfiche della paziente: estremamente magra, con un peso corporeo di circa 35 kg. Oggi questa persona è tornata alla sua vita, ma questo risultato evidenzia anche l’importanza di centri altamente qualificati e attrezzati con dotazioni chirurgiche adeguate e team multidisciplinari idonei al trattamento e alla gestione appropriata del management post-operatorio, che è delicatissimo soprattutto nelle prima fasi, almeno quanto lo è quello strettamente chirurgico di questi pazienti”. 

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Alimentazione, chi segue una dieta sana spreca meno cibo

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(Adnkronos) – Chi segue le linee guida per una sana alimentazione butta via meno cibo e aiuta il pianeta, oltre a mangiare meglio. E’ quanto emerge dai risultati del progetto Fao Waste, finanziato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase), ideato e coordinato dall’Osservatorio su eccedenze, recuperi e sprechi alimentari (Oersa) del Crea Alimenti e Nutrizione, con un’indagine-studio sul rapporto tra gli indicatori Aidgi (Adherence to Italian Dietary Guidelines Index, un indice che misura quanto vengono seguite le raccomandazioni nutrizionali) e Hfwbs (Household Food Waste Behaviours, un indice che misura quanto i comportamenti dei consumatori sono attenti alla riduzione e prevenzione dello spreco alimentare).  

Dai risultati dello studio, condotto dalle ricercatrici del Crea Laura Rossi e Federica Grant su un campione di 2.869 maggiorenni in leggera maggioranza femminile (52%), è emerso che circa il 30% degli italiani mostra una scarsa adesione alle raccomandazioni nutrizionali, il 21,5% medio-bassa, il 25,5% bassa e il 24% elevata. Tra i sottogruppi di popolazione, una bassa aderenza è stata riscontrata tra gli uomini (34,4), i giovani (40%) e chi vive in famiglie numerose (42,3%), mentre un’alta aderenza tra le donne (29,6%), i più anziani (34,9%) e chi vive in famiglie con due componenti (29,3%).  

Una successiva analisi più approfondita ha stabilito che esiste un rapporto direttamente proporzionale tra un’elevata conformità alle raccomandazioni (alto Aidgi) e una positiva propensione dei consumatori ad attuare comportamenti che mirano a una riduzione dello spreco alimentare (alto Hfwb). In particolare, circa il 35-40% del campione con maggiore adesione alle raccomandazioni sembra avere anche elevate abilità nel programmare la spesa e l’utilizzo del cibo, nel valutare bene le quantità da cucinare, nell’evitare acquisti di impulso e nel riciclare gli avanzi, prolungando la shelf-life di un prodotto mediante una cucina creativa. Al contrario, chi ha dimostrato di seguire poco o nulla le raccomandazioni sembra non aver ricevuto alcun tipo di educazione a prevenire lo spreco alimentare.  

“Dai dati risulta evidente che chi ha a cuore la sostenibilità alimentare e le raccomandazioni nutrizionali è attento anche a quella ambientale e sociale”, commenta Rossi, coordinatrice del progetto, dirigente di ricerca del Crea Alimenti e Nutrizione.  

“Ma nel prossimo futuro è necessario identificare i sottogruppi di popolazione con minore attenzione a questi temi e pensare a campagne di sensibilizzazione tarate ad hoc su di loro – propone – per accrescere il tasso di adesione a stili di vita più sani e aumentare la consapevolezza in termini generali di sostenibilità”. 

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Sondaggio, per 1 italiano su 2 il cancro verrà sconfitto entro il 2050

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(Adnkronos) – Quasi un italiano su due è convinto che il cancro sarà vinto entro il 2050. E’ un sentimento di fiducia verso la ricerca e l’innovazione scientifica quello che emerge da un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione adulta del nostro Paese, condotto da Ipsos per conto di Janssen Italia, azienda farmaceutica del gruppo americano Johnson & Johnson, in occasione del World Cancer Day che si celebra il 4 febbraio. Il 47% degli italiani pensa che in 24 anni si potranno sconfiggere i tumori, seconda causa di morte a livello globale per l’Organizzazione mondiale della sanità. L’indagine mostra però quanto ci sia ancora da fare sul fronte prevenzione: ancora in troppi non aderiscono alle campagne di screening. 

Benché il 69% del campione sia consapevole che il 40% dei casi di cancro e il 50% delle morti oncologiche potrebbero essere evitati intervenendo sulla riduzione dell’esposizione ai fattori di rischio, sull’adozione di stili di vita sani e sull’adesione ai programmi per la diagnosi precoce, la maggioranza degli intervistati si rivolge ai medici solo in presenza di sintomi e non aderisce alle campagne di screening. In particolare, sono le persone dai 46 ai 59 anni che risultano in proporzione meno attente alla propria salute: soltanto il 46%, contro una media nazionale del 52%, si è sottoposta a un check-up medico nell’ultimo anno.  

“Leggendo questi dati, solo un italiano su due si è sottoposto a un controllo medico nel corso degli ultimi 12 mesi e ancora in minor misura nel caso di screening oncologico (14%) – afferma Alessandra Baldini, direttore medico di Janssen Italia – Si rende necessario pertanto un percorso in stretta collaborazione con partner scientifici di eccellenza, le istituzioni, le associazioni dei pazienti e i mezzi di informazione, per promuovere, oltre il 4 febbraio, nuovi programmi di screening oncologici e campagne di informazione sull’importanza della prevenzione”. 

Sempre secondo il campione intervistato, oggi solo il 45% delle persone con un tumore sopravvive in media a 5 anni dalla diagnosi. Il dato indica una paura ancora grande nei confronti del cancro, considerando che nella realtà, grazie alla disponibilità di terapie sempre più avanzate ed efficaci, la sopravvivenza a 5 anni è del 65%.  

“Il timore per la propria salute e per quella dei propri cari, con gli inevitabili effetti economici, risente anche dell’attuale complessa situazione economica che il Paese vive – osservano i promotori del sondaggio – Infatti l’indagine mostra che il carovita e l’inflazione sono considerati preoccupanti quanto un eventuale peggioramento del proprio stato di salute: quasi quattro italiani su 10 hanno più paura rispetto a qualche anno fa di potersi ammalare di tumore e, al contempo, la stessa percentuale teme maggiormente l’eventualità di dover fronteggiare una spesa imprevista e quindi di non potersi permettere le cure mediche necessarie per sé o per un proprio familiare”. 

La fotografia scattata da Ipsos permette di stilare una classifica degli aspetti che gli italiani ritengono prioritari nella vita: al primo posto c’è la salute, sia fisica per l’86% sia mentale per l’87%; seguono altri aspetti quali la famiglia (83%), l’amore (70%), il lavoro (69%), il benessere economico (65%), il divertimento (44%) e da ultimo il successo, importante solo per il 27% degli intervistati. “La pandemia – si legge in una nota Janssen – è stata sicuramente complice nel rafforzare la centralità del sistema salute e delle tematiche correlate negli aspetti della vita delle persone: l’82% delle persone dice di avere piena fiducia nella scienza e nella sua applicazione in campo medico, seppure si riscontrino carenze e aree da migliorare, tra cui la riduzione dei tempi di attesa per sottoporsi a visite e esami a livello regionale”. 

Quello che vede gli italiani confidare in una prossima sconfitta del cancro è per Baldini “un dato interessante che conferma una grande fiducia nei progressi della ricerca e nei nuovi trattamenti in fase di sviluppo in ambito onco-ematologico”. Tuttavia, come ricorda il tema di questa Giornata mondiale contro il cancro ossia ‘Close the Care Gap’, “tutti meritano di aver accesso ai programmi di prevenzione, assistenza e di cura del cancro e per questo motivo – sottolinea l’azienda – è fondamentale insistere su iniziative e progetti di sensibilizzazione e sull’importanza della prevenzione, parlando anche ai giovani, come si propone di fare il progetto ‘Fattore J’, promosso da Janssen Italia e Fondazione Mondo digitale e rivolto alle scuole superiori di tutta Italia”. 

“Creare un futuro migliore in cui le malattie siano un ricordo del passato è la missione di Janssen – dichiara ancora Baldini – una direzione ambiziosa verso traguardi eccezionali che i progressi scientifici sanno raggiungere. Pensiamo ad esempio allo sviluppo nelle terapie avanzate e innovative, come le Car-T o la terapia genica. Il nostro impegno nella ricerca di farmaci innovativi per il trattamento dei tumori solidi e del sangue va avanti da oltre 30 anni con l’obiettivo di arrivare a processi di intercettazione precoce della malattia e a poter avere in campo oncologico terapie sempre più mirate ed efficaci”. 

“In Janssen – conclude il direttore medico – riteniamo fondamentale la cooperazione con le istituzioni, a livello nazionale e regionale, per favorire un accesso sempre più equo alle cure su tutto il territorio italiano e per questo ci adoperiamo con tutti gli interlocutori del sistema, dagli enti pubblici a quelli privati, per mantenere alti gli investimenti nel settore e nel Paese, in ricerca e in innovazione tecnologica, per porre le basi per un futuro migliore e sostenibile per le nuove generazioni”. 

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Salute e Benessere

Disuguaglianze killer, il 32% morti per cancro in Europa sono poveri e poco istruiti

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(Adnkronos) – In Europa il 32% delle morti per cancro negli uomini e il 16% nelle donne sono legati alle disuguaglianze socioeconomiche, in particolare a bassi livelli di istruzione e reddito. Le persone meno istruite e più povere, infatti, adottano stili di vita scorretti, eseguono con scarsa frequenza gli screening, non accedono ai sistemi sanitari e troppo spesso arrivano alla diagnosi di tumore in fase già avanzata. Queste disparità, però, sono meno evidenti nei Paesi che presentano sistemi sanitari universalistici come il nostro, in grado di garantire le cure a tutti. A tracciare il quadro è l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) durante il convegno ‘Close the Care Gap’, evento organizzato a Roma alla vigilia della Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra domani proprio per sensibilizzare i cittadini sulle differenze nell’accesso alle cure.  

“In tutto il pianeta, ogni anno, si stimano 18 milioni di nuovi casi di tumore e sono quasi 10 milioni i decessi”, afferma Saverio Cinieri, presidente Aiom. E il rischio di morire di cancro aumenta progressivamente al diminuire del livello socioeconomico. “Le neoplasie che più risentono del gradiente sociale – evidenzia – sono quelle a polmone, stomaco e cervice uterina. Più si comprendono i processi biologici, i fattori di rischio e i determinanti della salute che favoriscono l’insorgere dei tumori, più efficaci diventano la prevenzione, la diagnosi e il trattamento. Vanno contrastati i principali fattori di rischio, tenendo conto di tutti i determinanti della salute, tra cui istruzione e status socioeconomico. Serve una visione a 360 gradi – sottolinea Cinieri – che includa anche le condizioni di disagio dei cittadini, per non lasciare indietro nessuno”.  

E se, in generale, in Europa circa un terzo delle morti per tumore negli uomini è associato a disuguaglianze socioeconomiche, si arriva a quasi la metà nell’Europa dell’Est. E per le donne questa proporzione passa da una a sei a una su quattro nell’Europa dell’Est. 

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Coronavirus

Covid oggi Italia, Cerberus quasi al 40%: in crescita Kraken e Orthrus

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(Adnkronos) – La variante Omicron di Sars-CoV-2 rappresenta la quasi totalità (99,97%) dei sequenziamenti. Il restante 0,03% è da attribuire a un ricombinante Delta/Omicron. BA.5 risulta predominante (87%), con 138 differenti sottolignaggi identificati (incluso il lignaggio parentale). Tra questi, BQ.1.1, ribattezzata Cerberus, ha raggiunto una frequenza del 38,9% (era 30,8% del precedente rapporto).  

Si continua a osservare un incremento, sebbene moderato, nella proporzione di sequenziamenti attribuibili ai sottolignaggi CH.1.1 (Orthrus) e XBB.1.5 (Kraken). E’ la fotografia scattata dal rapporto ‘Prevalenza e distribuzione delle varianti di Sars-CoV-2 di interesse per la sanità pubblica in Italia’ dell’Istituto superiore di sanità, con i dati di sequenziamento depositati in I-Co-Gen nelle ultime 6 settimane (19 dicembre 2022-29 gennaio 2023).  

“Nell’attuale scenario è necessario continuare a monitorare, in coerenza con le raccomandazioni nazionali ed internazionali, la diffusione delle varianti virali circolanti nel Paese attraverso il sequenziamento dei campioni positivi per Covid-19”, rimarca l’Iss.  

Kraken e Orthrus, dunque, in Italia al momento sembrano non decollare. La proporzione di sequenziamenti attribuibili ai sottolignaggi CH.1.1 è pari al 2,2%, rispetto allo 0,6% del precedente bollettino, mentre la quota XBB.1.5 è dell’1,1% contro lo 0,05%. 

 

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