Varianti Covid, Silvestri: “No panico, facciamoci guidare da scienza”


No al panico sulle varianti Covid. Lo rimarca il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, per il quale “lo studio delle varianti è fondamentale per monitorarle, capirne la funzione e se necessario preparare nuovi vaccini ‘teleguidati’ contro di esse (Moderna e Pfizer lo stanno già facendo), senza però farsi prendere dal panico ma facendosi guidare dalle informazioni che vengono dalla scienza”.  

Il virologo spiega in un post su Facebook i meccanismi alla base della formazione di varianti di Sars-Cov-2. “Le varianti che vediamo (UK, Sudafrica, Brasile, eccetera) e quelle che vedremo in futuro, perché ne vedremo di nuove di sicuro – scrive Silvestri – sono fondamentalmente il risultato della selezione di virus che cercano di diffondersi in una popolazione in cui è sempre più alto il livello di persone che hanno già ‘visto’ il virus (immunità naturale) o che sono state vaccinate (immunità da vaccino). In questo senso, il virus lavora letteralmente tra l’incudine ed il martello”.  

“L’incudine è rappresentata dalla necessità di legarsi al recettore cellulare Ace2, e qui alcune mutazioni come la N501y sono tentativi di aumentare l’affinità di questo legame. Il martello invece è rappresentato dalla necessità di sfuggire agli anticorpi indotti dall’infezione o dal vaccino, e qui alcune mutazioni come la E484K rappresentano tentativi di ‘resistenza’. Quello che sarebbe importante capire, e che io cerco di ripetere ad oltranza, come un disco rotto – sottolinea – è che il virus, costretto tra questa incudine e questo martello, non può mutare all’infinito, ma deve selezionare le varianti di volta in volta più efficaci in un certo contesto epidemiologico. In questa complessa interazione tra virus ed ospite, mutazioni che aumentano la capacità di legare Ace2 possono aumentare la sensibilità agli anticorpi, e mutazioni che inducono resistenza agli anticorpi possono ridurre la capacità del virus di trasmettersi. Mentre al momento non ci sono indicazioni – chiosa – che queste varianti rendano il virus più pericoloso dal punto di vista clinico”. 

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