Variante Omicron covid, Oms: “E’ in almeno 23 Paesi”


“L’emergere della variante Omicron” del covid “ha comprensibilmente catturato l’attenzione globale. Almeno 23 paesi di cinque delle sei regioni dell’Organizzazione mondiale della sanità hanno ora segnalato casi di questa variante e prevediamo che il numero cresca”. A dirlo è stato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, oggi durante il consueto aggiornamento sulla situazione Covid nel mondo. “L’Oms – ha assicurato – prende questi sviluppi estremamente sul serio, e così dovrebbe fare ogni Paese. Ma tutto questo non dovrebbe sorprenderci. Questo è ciò che fanno i virus. Ed è ciò che questo virus continuerà a fare, finché gli permettiamo di continuare a diffondersi”.  

L’Oms, spiega il Dg Tedros, “continua a chiedere di ottimizzare la misure sociali e di sanità pubblica e di garantire che le persone ad alto rischio e vulnerabili in tutti i Paesi siano immediatamente vaccinate. Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che abbiamo già a che fare con una variante altamente trasmissibile e pericolosa: la variante Delta, che attualmente rappresenta quasi tutti i casi a livello globale. Dobbiamo usare gli strumenti che già abbiamo per prevenire la trasmissione e salvare vite da Delta. E se lo facciamo, impediremo anche la trasmissione e salveremo vite da Omicron”. Chi non lo farà “non fermerà nemmeno Omicron”. 

E nemmeno “i divieti di viaggio generalizzati non impediranno la diffusione internazionale di Omicron e rappresentano un pesante fardello sulle vite e sui mezzi di sussistenza”, continua. 

Il Dg Oms ha ringraziato nuovamente il Botswana e il Sudafrica “per aver rilevato, sequenziato e segnalato questa variante così rapidamente. È profondamente preoccupante per me – ha affermato – che quei Paesi siano ora penalizzati da altri per aver fatto la cosa giusta. Chiediamo a tutti i Paesi di adottare misure di riduzione del rischio razionali e proporzionate, in linea con il Regolamento sanitario internazionale. Ciò include misure per ritardare o ridurre la diffusione della nuova variante, come lo screening dei passeggeri prima del viaggio e/o all’arrivo, o l’applicazione della quarantena ai viaggiatori internazionali”. 

 

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