Vaccino Scanzi, pm chiede archiviazione ma Codacons si oppone: domani l’udienza


Caso vaccinazione Andrea Scanzi, si terrà domani 3 dicembre davanti al gup di Arezzo Giulia Soldini, l’udienza che deciderà sul futuro dell’inchiesta. Il sostituto procuratore Marco Dioni ha presentato una richiesta di archiviazione, a cui si è opposto il Codacons, parte offesa nel procedimento.  

In particolare, la procura, pur ravvisando che all’epoca in cui avvenne la somministrazione Scanzi non rientrava in alcuna categoria vaccinale e dunque non aveva diritto ad anticipare la prima dose, ritiene che dal punto di vista giuridico-legale non sia configurabile alcun reato, “trattandosi di fatti a base colposa e non sussistendo alcuna violazione di legge, ma solo di linee guida o raccomandazioni”. “Sulla scorta delle linee guida e delle raccomandazioni – si legge nella richiesta del pm – in realtà Scanzi non aveva diritto di essere vaccinato (non rientrando in alcuna delle categorie indicate nelle linee guida)”, ma, si sottolinea, “in quel momento la situazione era particolarmente confusa, posto che la vaccinazione Astrazeneca era stata sospesa temporaneamente, che la campagna vaccinale stentava a decollare e che poco prima il commissario straordinario aveva pubblicamente detto che si doveva evitare lo spreco di ogni singola dose e vaccinare chiunque fosse disponibile”.  

L’assenza di reato si evince anche, secondo la ricostruzione della procura, dal fatto che Evaristo Giglio, il medico della Usl di Arezzo che si occupò di trovare a Scanzi il posto per la vaccinazione il 19 marzo 2021, “sia in sede di indagine interna che di indagine conoscitiva della Procura della Repubblica, ha sostenuto di essere incorso in errore ritenendo che Scanzi appartenesse realmente alla categoria dei ‘caregiver’ (a tal proposito ha esibito una certificazione 104 a carico di soggetto che presenta omonimia con la madre di Scanzi, a dimostrazione del fatto di essere incorso in errore)”. Ad analoga conclusione il pm è arrivato per i medici che hanno deciso la somministrazione del vaccino a Scanzi e che sono stati ascoltati come persone informate sui fatti nel corso delle indagini: anche per loro non sono stati ravvisati illeciti penali. Da qui la richiesta di archiviazione del caso. 

La vicenda 

La vicenda risale al 19 marzo 2021, quando, nel tardo pomeriggio, Andrea Scanzi si vaccina con la prima dose di Astrazeneca presso l’hub vaccinale del Centro Affari e Fiere di Arezzo. Il caso è reso noto dallo stesso Scanzi qualche giorno dopo: “Ho fatto il panchinaro del vaccino”, scrive il giornalista in un post sui social, accompagnato da un video in cui racconta le circostanze dell’avvenuta inoculazione spiegando di averla effettuata in quanto ‘caregiver’, ovvero come assistente designato della madre malata e bisognosa di cure in base alla legge 104. 

L’annuncio social suscita immediate polemiche e critiche, con l’accusa al giornalista aretino di aver saltato la fila togliendo un posto a soggetti fragili con priorità ad essere tutelati dalla copertura vaccinale. Con il montare del clamore mediatico, Scanzi torna sulla vicenda in un post successivo sottolineando che “dopo l’ordinanza del generale Figliuolo, che ribadiva di dover usare a fine giornata tutte le dosi a qualsiasi costo e di non sprecarne neanche mezza, ho detto al mio medico di base la frase: ‘Se avanza una dose a fine giornata, non la vuole nessuno e la buttate via, io ci sono. Nel rispetto della legge e senza scavalcare nessuno (ci mancherebbe!)'”.  

In seguito alle polemiche, la Asl Toscana Sud Est, tramite il direttore generale Antonio D’Urso, consegna alla Procura i risultati dell’ispezione interna relativa alla vicenda. Dopo lo svolgimento di verifiche interne alla Asl, il successivo 22 marzo la Procura di Arezzo apre le indagini, pur senza iscrivere nessuno nel registro degli indagati. Dall’attività condotta dai carabinieri del comando provinciale aretino emerge che, all’epoca in cui è avvenuta la somministrazione a Scanzi, il giornalista non aveva effettivamente alcun diritto alla vaccinazione perché non rientrava nelle categorie per cui era aperta la campagna regionale, non essendoci ancora la possibilità di prenotare come ‘riserva’. Alla fine dell’indagine la procura ha chiuso il caso chiedendo l’archiviazione, domani la decisione.  

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