Vaccino e trombosi, Johnson & Johnson come AstraZeneca?


Sul vaccino Johnson & Johnson, trombosi rare e stop precauzionale, “quello che stiamo vedendo negli Stati Uniti non è una cosa diversa da quel che è successo in Europa la settimana scorsa” con AstraZeneca. Il virologo Massimo Clementi commenta così all’Adnkronos Salute le notizie arrivate oggi dagli Usa riguardo al prodotto scudo J&J che in questi giorni era in distribuzione anche in Europa. “C’è qualche sospetto che ci siano alcune seppur rarissime trombosi profonde anche con altri vaccini che si basano più o meno sulla stessa tecnologia, e quando si passa dagli studi valutativi a numeri più alti” della vita reale “il dubbio viene. Penso che la Fda abbia la possibilità di valutare fino in fondo questa cosa. A questo punto è importante che ci sia una risposta conclusiva”, spiega il virologo. 

L’azienda farmaceutica ha fatto sapere di aver preso la decisione di ritardare proattivamente il lancio nel Vecchio continente, mentre è in corso l’esame di questi casi anche con le autorità sanitarie europee. Clementi riflette sulla situazione attuale. “C’è ovviamente il timore” che la mossa Usa abbia “un riverbero, un impatto anche sul fronte europeo – osserva il direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano e docente all’università Vita-Salute – Quello che abbiamo visto con AstraZeneca potrebbe ripetersi”.  

Quanto ai casi sotto la lente negli Usa, “sono eventi molto rari, e vediamo di nuovo una caratterizzazione al femminile. La storia si ripete, e potrebbe suggerire che è nel vettore che andrebbe indagato, ma è difficilissimo farlo – fa presente Clementi -. Non ci sono altre situazioni se non la vaccinazione anti-Covid che includano così tante persone. Essendo quello sotto valutazione un evento rarissimo, lo si vede solo nei grossi numeri”.  

“Sul fronte efficacia, invece, si pensi anche alle dichiarazioni cinesi che in qualche modo sembrano tagliare fuori i vaccini fatti con modalità convenzionali, cioè con virus ucciso e in un caso frammentato. Alla fine il rischio è che il cerchio si stringa sempre di più. In questo momento i vaccini a mRna, che inizialmente assorbivano tutte le perplessità in quanto novità, sembrano non aver dato problemi grossi di sicurezza e efficacia. Ora mi auguro che ci possa essere da parte della Fda una valutazione che ci dica chiaramente se si tratta di fenomeno importante o meno e, se è un effetto appena rilevabile, che si possa riprendere la vaccinazione con J&J. A questo punto però, ribadisco, è importante una risposta conclusiva”, conclude il virologo. 

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