Usa e UE: fronte comune per il commercio delle tecnologie emergenti


Biden raccoglie la pesante eredità del protezionismo e dei dazi nei confronti dell’Ue imposti dall’amministrazione Trump, sospesi temporaneamente a marzo, e cerca, con l’individuazione di un nemico comune, di rafforzare un’alleanza strategica che possa proiettare la partnership nel futuro. Nel cercare l’intesa con l’Unione Europea il presidente Usa ha ribadito “l’obbligo sacro” della reciproca difesa stabilito dall’articolo 5 del Trattato, rassicurando: “Voglio dire agli Europei che l’America c’è”. Che la Cina sia una preoccupazione collettiva non è un mistero. Lo stesso presidente del consiglio Draghi, nelle dichiarazioni a margine del summit NATO ha ribadito che “il tema politico dominante è stato quale atteggiamento debba avere il G7 nei confronti della Cina e in generale di tutte le autocrazie”. La linea di altri leader come Merkel e Macron è stata più soft, alla ricerca di un equilibrio, ma tutti hanno espresso preoccupazione per il rispetto dei diritti umani e l’impronta climatica delle azioni di Pechino. 

 

Preoccupazioni che sono confluite nell’annuncio dell’istituzione di un Consiglio USA-UE su Commercio e Tecnologia, che avrà, secondo le prime dichiarazioni, tre scopi principali. Prima di tutto stabilire un nuovo standard globale per il commercio di tecnologie emergenti. Poi la promozione e la difesa dei valori democratici anche online, e favorire la collaborazione tra Stati Uniti ed Europa nella ricerca e sviluppo più all’avanguardia. Tutto per costruire un “fronte comune democratico” e impedire che “la Cina o altre autocrazie possano scrivere le regole in questo settore per il Ventunesimo secolo” ha dichiarato Jake Sullivan, consigliere alla Casa Bianca per la sicurezza nazionale. Il nuovo consiglio Usa-Ue lavorerà anche su un coordinamento globale della regolamentazione delle piattaforme tech e degli standard richiesti per nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale e le biotecnologie. 

 

Nell’ultimo decennio la Cina ha portato avanti ingenti investimenti pubblici nel ramo tecnologico, con il risultato di avere un’economia digitale sviluppata ma controllata dallo stato. Internet non è il regno della libera espressione, ma un luogo dove è ben presente il pensiero governativo, non manca la censura, e i siti stranieri che rifiutano di sottostare alle regole possono essere bloccati. Non sono mancati anche interventi del governo di Pechino su società private tech locali per acquisirne forzatamente le tecnologie (pensiamo agli interventi con l’espediente delle sanzioni antitrust sul gigante dell’e-commerce Alibaba). Contro la minaccia cinese sembra essere alle porte una nuova era della cooperazione Usa-Ue, che aveva toccato i minimi storici sotto Trump, e che vede Biden mettere da parte, per il momento, il concetto di “autonomia strategica” dell’Unione Europea, definita in questi giorni dal presidente degli Stati Uniti come “un’entità incredibilmente forte e viva”, ma non per questo da lasciare sola a combattere le sue battaglie. Tanto più che da fronteggiare non c’è solo la Cina, ma occorre anche correre ai ripari da possibili alleanze con la Russia in un nuovo fronte orientale che ha un sapore nostalgico di Guerra Fredda. 

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