Uova veg, l’ultima frontiera del Food Tech


Il Giappone è il secondo consumatore al mondo di uova, subito dopo il Messico, ed era da tempo alla ricerca di un’alternativa più sostenibile sia in termini etici che ambientali. Ora la food tech Next Meats ha annunciato l’arrivo di Next Egg 1.0, uova a base vegetale, che saranno presto disponibili sui canali B2B dell’azienda in Giappone, per poi arrivare ai consumatori e, se le uova vegane supereranno il test del pubblico, anche in altri Paesi. La produzione di 1 kg di uova “tradizionali” genera quasi 5 kg di CO2 e l’allevamento di galline ovaiole produce una serie di problemi a livello di inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria circostanti. In più l’allevamento è spesso intensivo, con galline costrette in spazi angusti e sfruttate per la produzione per tempi brevi (circa due anni) prima di essere macellate. “Con il lancio di questo nuovo prodotto vogliamo contribuire a sensibilizzare sull’argomento”, ha spiegato il CEO di Next Meat Rho Shirai “e speriamo di dare un contributo a ridurre la carbon footprint del settore offrendo un’alternativa sostenibile”. 

 

Non solo: l’uovo vegano è una valida alternativa per chi soffre di allergie e intolleranze, che finora non ha trovato molti sostituti validi che replichino gusto e consistenza dell’uovo. Un’altra food tech che lo propone è la Californiana Just Eggs, che dichiara di utilizzare per i suoi prodotti il 98% in meno di acqua e di produrre il 93% di gas serra in meno rispetto all’equivalente animale, con le stesse caratteristiche nutrizionali e organolettiche. Anche qui il sostituto vegano è frutto di anni di ricerche ad alta tecnologia, è a base di fagiolo mungo lavorato in modo che le proteine si comportino come quelle dell’uovo in cottura, e il colore giallo deriva dalla curcuma. Le uova sono l’ultima frontiera della ricerca di sostituti veg alle proteine animali. Sulla carne sono in molti a lavorare da tempo, ma la sfida non è solo quella del valore nutrizionale, quanto quella di una consistenza e di un sapore che possano rivaleggiare con il prodotto originale. 

 

La startup indiana PlantMade ha raccolto la sfida con un piatto tradizionale, gli spiedini di agnello che proprio in questi giorni arrivano sugli scaffali dei supermercati di Nuova Dehli, per poi allargarsi a Bangalore, Mumbai e Goa nelle prossime settimane. L’occhio è al mercato locale, per superare la concorrenza di “carne vegetariana” di aziende straniere che propongono prodotti in formati più globali. Il cofondatore di PlantMade ha spiegato di essersi ispirato ai suoi seekh kabab preferiti, quelli di uno specifico ristorante di Nuova Dehli, con l’obiettivo di replicarne esattamente il sapore. Anche in Francia il settore è in fermento. La food tech Umiami ha lanciato un round di investimenti per la creazione di tagli di carne vegani di grandi dimensioni che riproducano la consistenza del muscolo nella sua interezza. Per far questo la startup parigina già ideato un nuovo metodo di produzioni, differente dalla tradizione estrusione utilizzata nell’industria, chiamato “umizazzione”. La loro scommessa ha portato a raccogliere 2,3 milioni di euro per portare a dimensioni scalabili la loro tecnologia e non puntare solo al mercato dei vegetariani e vegani, ma anche di tutti coloro che, definendosi “flexitariani”, sono alla ricerca di alternative più salutari e sostenibili ai prodotti animali ma non hanno intenzione di rinunciare completamente alla carne. Lo stesso target che ha in mente la britannica Quorn, che ha appena annunciato di essere alle fasi finali di una nuova tecnica di estrusione mirata in modo specifico a replicare esattamente consistenza e gusto del pollo “per dare ai nostri clienti un’esperienza alimentare che non sia un compromesso”. 

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