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Una salsa di pomodoro per combattere il “Caporalato”


Intorno alla straordinaria città di Lecce, in Puglia, è stata creata una cooperativa agricola per garantire condizioni di lavoro legali ai migranti privi di documenti ed ai giovani italiani precari.

I datori di lavoro senza scrupoli, i “Caporali” approfittano dei migranti privi di documenti per sfruttarli. Mussa, originario del Sudan, lavora in campagna per due euro l’ora. Attorno alla mirabile città di Lecce, in Puglia, che tradizionalmente vuole essere tollerante e accogliente, i giovani hanno creato una cooperativa di solidarietà per permettere ai dipendenti di raccogliere i giusti frutti del proprio sudato lavoro.


“Stavo lavorando sedici ore al giorno sotto il sole cocente, senza contratto e senza diritti” , ha detto Mussa Siliman, membro dell’associazione Diritti al Sud. “Così abbiamo insieme creato questa cooperativa agricola per combattere la schiavitù”. Per vendere il loro raccolto, i giovani di “Rights in the South” hanno avuto l’idea di offrire una salsa di pomodoro etichettata etica.

Accanto a ogni faccia, sempre la stessa menzione: “Libero”
Dopo aver raccolto questi bellissimi pomodori nel rispetto delle leggi sociali, i giovani vendono la produzione a Lecce raccontando le storie dei dipendenti della Coperativa. “Vi abbiamo portato il nostro sugo che combatte lo sfruttamento dei migranti”, spiega ad un cliente la Presidente dell’organizzazione, Rosa Vaglio. “C’è un volto su ogni etichetta: giovani italiani e stranieri precari”.


Come altri dipendenti, Mussa ha il suo ritratto fotografico sui barattoli di salsa di pomodoro venduti in questa magnifica città barocca che si distingue per il suo senso onorevole senso
di ospitalità, da ricordare che più di duecento famiglie aprono i loro cuori e le loro case ai migranti per il pranzo. Ed oggi anche il sugo con una foto, accanto a ogni faccia, sempre la stessa menzione: “Libero”.

Tutti gli uomini, di tutte le epoche e, ancora oggi, si dividono in schiavi e liberi…Perché chi non dispone di due terzi della sua giornata è uno schiavo, qualunque cosa sia per il resto: uomo di stato, commerciante, impiegato statale, studioso o altro…” (Friedrich Nietzsche)


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