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Lavoro

Uil, Barbagallo: ‘E’ il più bel congresso, bene campagna su zero morti su lavoro’

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“Il sindacato è passione, di cui non si può fare a meno. La Uil oggi sta svolgendo un congresso così importante con un clima così socializzante, coeso, come non si era mai visto. E’ il più bel congresso che stiamo facendo a livello nazionale, e il merito va a Bombardieri, alla segreteria nazionale e a tutte le categorie. La Uil si sta distinguendo anche per la campagna zero morti sul lavoro e di questo anche dobbiamo fare atto a Pierpaolo Bombardieri”. Lo ha detto Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil pensionati e già leader della Uil, intervenendo al congresso nazionale della Uiltec a Bari.  

“Quando si rimuovono i dispositivi di sicurezza non è che delitto premeditato”, continua Barbagallo. “Il ministro Poletti ci aveva promesso 3mila rispettori del lavoro, ma ancora non si vedono, fanno ftica a fare i concorsi”, continua il leader sindacale. E sul lavoro che manca per i giovani Barbagallo sottolinea che “oggi stiamo facendo la formazione per gli altri Paesi europei in cui i nostri ragazzi si trasferiscono per trovare lavoro”, aggiunge ancora.  

E sul conflitto in Ucraina sottolinea: “bisogna fare in modo che ci sia la pace nel mondo e per questo serve cooperazione, la capacità di essere comunità e invece prevalgono le logiche del profitto”. Sui rapporti con le imprese Barbagallo racconta: “avevo detto all’allora leader di Confindustria, Squinzi, quando non voleva rinnovare i contratti, che era il peggiore presidente di Confindustria e mi sbagliavo: Bonomi era peggio”, conclude.  

 

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Lavoro

Pa, Cida: al tavolo Aran proposte per innovazione da smartworking a incarichi tempo determinato

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(Adnkronos) – Al via i lavori all’Aran per il rinnovo del ccnl dirigenza Area Funzioni centrali, per il triennio 2019/2021: si è aperta ieri la trattativa con le confederazioni e le organizzazioni sindacali rappresentative. La Cida, presente al tavolo con Cida funzione pubblica e Cida funzioni centrali, ha sottolineato l’enorme ritardo con il quale viene posta in discussione la posizione giuridica ed economica dei destinatari nel triennio 2019-2021. Ci troviamo, infatti, a triennio scaduto, quasi alla metà del successivo triennio 2022-2024, oltretutto con una disponibilità complessiva di risorse assegnate che non tiene assolutamente in conto dei più recenti effetti dell’inflazione sul reale potere d’acquisto dei salari, un motivo questo che evidenzia la necessità di sviluppare la trattativa con la dovuta serietà ma anche con la più grande urgenza. La Cida, con riferimento specifico al futuro ccnl, ha posto in particolare l’attenzione sull’opportunità di inserire nello stesso le medesime tutele previste per i dipendenti dal ccnl di comparto, oltre a proporre integrazioni migliorative su diverse clausole dei precedenti ccnl ed avanzare alcune proposte innovative confidando che trovino ampia condivisione all’interno del tavolo contrattuale.  

Più nello specifico: welfare integrativo, congedo dei genitori, assenze per malattie in caso di gravi patologie e coperture assicurative sono tra gli istituti di comparto migliorati nell’ultimo ccnl che si ritiene debbano essere riproposti anche per l’area funzioni centrali. Allo stesso modo diversi istituti previsti nelle relazioni sindacali vanno riaffermati e potenziati così come l’effettiva attivazione degli Opi nelle diverse amministrazioni. Anche il finanziamento della contrattazione integrativa, la definizione tempestiva dei contratti di secondo livello, gli incarichi ad interim e il trattamento economico dei distaccati sindacali potranno essere affrontati e migliorati con il nuovo ccnl. E’ stata poi ribadita la centralità della figura del dirigente nella gestione del lavoro agile, rammentando la peculiarità della prestazione dirigenziale caratterizzata da obbligazioni di risultato e non di presenza.  

Tra i temi su cui Cida focalizzerà l’attenzione c’è anche quello del sistema di conferimento degli incarichi dirigenziali a tempo determinato, in applicazione dell’articolo 19, comma 6, del d. lgs. 165/2001 che ha completamente travalicato il limite della costituzionalità consentendo oggi che alcune amministrazioni possano reclutare senza concorso tali figure nella misura del 60% dei posti in organico. Si ritiene quindi necessario ripristinare delle regole costituzionali inserendo “clausole di cornice, con le quali le amministrazioni pubbliche siano invitate a ‘preferire’ (solo la legge può sancire l’obbligo) una prova selettiva attivabile su tutti i manager pubblici e privati in possesso dei requisiti minimi previsti dalla disposizione da ultimo citata”. Cida fp e Cidafc con il contribuito delle organizzazioni aderenti predisporranno una piattaforma di proposte che saranno presentate in sede di trattativa nel prossimo incontro che il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ha già fissato per il 28 febbraio. 

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Fiere, Ieg: l’oreficeria italiana vola al Jgtd a Dubai

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(Adnkronos) – Trenta aziende venete, 22 toscane, 8 dalla Lombardia, 5 dal Piemonte e una dal Lazio. Queste le provenienze delle realtà italiane dell’oreficeria e dei macchinari per la lavorazione del gioiello che confermano l’interesse di mercato verso Jgtd – Jewellery, Gem & Technology in Dubai, l’evento business che Italian Exhibition Group (Ieg) organizza con il leader mondiale di settore Informa Markets in partnership con Dmcc-Dubai Multi Commodities Centre e che andrà in scena dal 12 al 14 febbraio al Dubai World Trade Centre per la sua seconda edizione con un’offerta ancora più ampia e internazionale.  

L’appuntamento, infatti, porta in fiera circa 350 espositori da 25 diversi Paesi e regioni in sette padiglioni che si estendono su una superficie di 5.300 metri quadrati di spazio espositivo netto, in crescita del 46% rispetto all’edizione inaugurale dello scorso anno, attirando visitatori e buyer da 80 Paesi di tutto il mondo. Numeri che fanno di Jgtd uno dei maggiori eventi fieristici B2B di settore a livello mondiale, portando in esposizione tutte le diverse filiere del settore orafo e gioielliero: dai gioielli finiti alle pietre preziose, passando per i macchinari, le attrezzature e servizi ad alto valore aggiunto. La tre giorni si inserisce nella Jewellery Agenda di Ieg come punto di incontro globale per l’industria della gioielleria, posizionandosi in una piazza di business che unisce Oriente e Occidente e presidiando i mercati che si estendono dal Middle East all’Asia occidentale, dal subcontinente indiano all’Africa con un’offerta capace di valorizzare le eccellenze della filiera internazionale e, naturalmente, del made in Italy.  

Con una settantina di aziende presenti in fiera, infatti, l’Italia è il Paese più rappresentato dello show di Dubai , con una ricca offerta legata all’oreficeria – circa 50 espositori – e alle tecnologie applicate all’oro e ai gioielli. Prodotti che sono particolarmente apprezzati negli Emirati Arabi Uniti: basti pensare che in questo Stato, oreficeria e gioielleria rappresentano il primo settore di prodotti importati dall’Italia. Dalle catene di Arezzo alle creazioni preziose di Vicenza, dai brand di Milano all’oro di Valenza, la produzione orafa nazionale è presente all’appello di uno degli eventi B2B di settore più influenti dell’anno, che si posiziona già alla sua seconda edizione tra le manifestazioni fieristiche di gioielleria più frequentate da aziende italiane a livello globale. 

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Salov guida progetto Long Life Oil, tecnologie innovative per incrementare shelf life e qualità

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(Adnkronos) –
Salov spa gruppo industriale tra i principali player mondiali del settore oleario proprietaria dei marchi Filippo Berio e Sagra è capofila di Long Life Oil progetto di ricerca concepito in collaborazione con Sintecnica engineering srl Enertech bioclass srl il dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro ambientali dell’Università di Pisa e il Consorzio Polo Tecnologico Magona che si propone lo sviluppo di tecnologie innovative funzionali al prolungamento della durata del ciclo di vita degli oli di oliva con il mantenimento di un’elevata qualità organolettica nutraceutica e nutrizionale cofinanziato dalla Ue tramite la Regione Toscana nell’ambito del Por Fesr 2014 2020 Azione 1.1.5 Sub azione A 1 Bando N.1. 

Progetti strategici di ricerca e sviluppo e con la consulenza del prestigioso Lab Nest della Scuola Normale Superiore di Pisa Long Life Oil si propone una serie di obiettivi ambiziosi su tutta la filiera produttiva. Il progetto consiste nella pianificazione di un innovativo sistema di imbottigliamento, stoccaggio e commercializzazione del prodotto finito basato sulla sperimentazione di nuove soluzioni e materiali di packaging e sull’utilizzo di atmosfere controllate che ottimizzano le prestazioni del prodotto ( data di scadenza, stabilizzazione delle caratteristiche qualitative) coniugandole con i costi operativi.  

Long Life Oil inoltre punta allo sviluppo di un etichetta smart che consenta il monitoraggio dei parametri fondamentali per la conservazione dell’olio di oliva ((temperatura, luce) durante il trasporto e lo stoccaggio del prodotto. Alla prima fase sperimentale iniziata nel 2022 seguirà quella su scala industriale al cui termine verrà eseguito un o studio di fattibilità per il trasferimento delle innovazioni progettate sia in produzione che nella supply chain.  

Long Life Oil è un progetto di ricerca applicata fortemente voluto da Salov che si conferma tra le realtà industriali più attive nello sviluppo di innovazioni tecnologiche e di processo dirette a migliorare gli standard qualitativi di sicurezza alimentare e di sostenibilità dei propri prodotti. Salov, infatti, ha già all’attivo collaborazioni con partner industriali e accademici nell’ambito di altri progetti industriali come Innovoil o il Degommaggio enzimatico, oltre ad avere destinato il vasto oliveto di Villa Filippo Berio a ‘Laboratorio a cielo aperto’ per la sperimentazione in collaborazione con il Cnr di tecniche agricole sostenibili, di precisione e di resilienza a importanti agenti patogeni e parassiti dell’olivo. Il raggiungimento degli obiettivi di Long Life Oil offrirà a Salov la possibilità di immettere sul mercato globale di cui è già uno degli attori principali con il marchio Filippo Berio una nuova linea di prodotti con caratteristiche di conservabilità e qualità migliorate.  

Il prolungamento della shelf-life nei nuovi prodotti inoltre aprirà la strada a ulteriori vantaggi in termini di sostenibilità della supply chain soprattutto nella fornitura verso i mercati più distanti consentendo tempi di consegna meno stressanti e impattanti sull’ambiente e un minor spreco di prodotto.  

“Long Life Oil – commenta Fabio Maccari amministratore delegato di Salov spa – è un ulteriore passo in un percorso di innovazione e miglioramento costante delle performance aziendali e di brand che ci ha condotti a raggiungere risultati significativi in termini di efficienza del ciclo produttivo, con sempre maggior attenzione ai temi Esg. Con i nostri partner del progetto Long Life Oil ci siamo dati obiettivi sfidanti, ma il loro raggiungimento ci consentirà di proporre sui mercati internazionali una produzione di eccellenza e ulteriore garanzia di qualità costante nel tempo, elemento imprescindibile per noi di Salov”. 

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Sanremo, dal broadcast engineer all’artist manager i lavori del retropalco più famoso

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(Adnkronos) – Al via stasera la 73esima edizione del Festival di Sanremo, l’appuntamento musicale più atteso dagli italiani. Un evento che negli anni ha saputo mantenere il proprio fascino, unendo generazioni e stili musicali in una serie di serate dove protagonisti sono non solo gli artisti ma tutti coloro che, dietro le quinte, lavorano giorno e notte per rendere possibile lo spettacolo. 

Ma qual è il percorso formativo dei professionisti che gravitano intorno alla macchina Sanremo, tra direttori artistici, fonici e tecnici del suono, direttori della fotografia, registi, operatori di ripresa, manager e direttori di produzione? A rispondere è Sae institute, accademia per la formazione nelle arti creative, da oltre 25 anni a Milano e con altri 29 campus in Europa, con una panoramica sulle professioni e i corsi da tenere in considerazione. 

Di fatto durante Sanremo avvengono due spettacoli, uno dentro l’Ariston e uno in televisione. Ecco perché sono necessarie alcune figure che consentono di capire quali situazioni gestire, e come, durante il live, tra la trasmissione in diretta e lo spettacolo in teatro. Tra le principali che popolano il ‘retropalco’ troviamo il broadcast engineer (tv & radio), che si occupa del segnale audio e di ottimizzare il tutto per la diretta televisiva (o radiofonica), e il live sound engineer, il fonico live che cura l’audio per la diffusione in teatro.  

Ma ci sono diversi fonici live durante il festival: per esempio, troviamo il fonico di palco, che si occupa degli ascolti per i musicisti e chi parla dal palco. Oltre a questi, quasi tutti gli artisti hanno il proprio fonico, che li affianca per assicurarsi che l’output del brano in sala e in tv sia il più fedele possibile a quello della versione registrata. Entrambe queste professioni possono essere frutto del percorso accademico in produzione audio, che in Sae dura 3 anni e prevede al termine un diploma accademico di primo livello. 

Si passa ora all’ambito video, con due professioni che spaziano dalla realizzazione alla ripresa dello spettacolo. Il direttore di produzione si occupa di organizzare e seguire la produzione dell’opera audiovisiva, facendosi carico di vari aspetti, dalla logistica alla parte più tecnica, e si assicura del suo regolare svolgimento, dalla pre-produzione all’effettiva realizzazione. Invece, l’operatore video è colui o colei che fisicamente riprende lo spettacolo con diversi tipi di camere. In questo caso, la formazione passa da un corso di produzione cine-televisiva e nuovi media, sempre della durata di 3 anni e con diploma accademico di primo livello. 

Nel campo del music business, tra le diverse figure professionali che si possono incontrare ne troviamo due principali che gravitano intorno all’artista. L’artist manager, che come suggerisce il nome è la figura di riferimento in tutte le fasi dello sviluppo della carriera, e che tiene le redini di tutti gli aspetti, da quello prettamente artistico a quello, per esempio, strategico. E il brand content manager, che si occupa invece di tutta la strategia digitale dell’artista, dall’elaborazione di campagne digitali sui social alla realizzazione delle stesse. In un evento come Sanremo, quest’ultimo è un ruolo fondamentale nella strategia di comunicazione dell’artista, trattandosi di un periodo di intenso hype e attenzione internazionale. Il corso di music business, in collaborazione con Music innovation hub e University of Hertfordshire, dura invece 2 anni e prevede il rilascio di un Bachelor of Arts (Hons.) o Bachelor of Science (Hons). 

“La grande sfida del nostro tempo – commenta Francesco De Giorgio, campus manager di Sae institute – è far combaciare la domanda del mercato, della industry, con la risposta che le nuove leve dell’universo creativo possono dare e che, in Sae institute, cerchiamo di formare con l’attitudine a mettere fin da subito le mani in pasta, alternando equamente teoria e pratica”.  

“Chi si approccia al mondo del lavoro creativo – fa notare – deve essere consapevole del fatto che si tratta di un impiego a tutti gli effetti, mentre le imprese devono rendersi conto che oggi sono spesso i lavoratori a scegliere con chi lavorare e la retention è minore, ecco perché bisogna trovare il modo di trattenere i talenti Infatti, ai nostri nuovi studenti auguro sempre che il loro primo giorno di corso possa ritenersi anche il loro primo giorno di lavoro, proprio perché già tra le mura del Sae possano muovere i primi passi verso quella che sarà la loro storia professionale fatta soprattutto di connessioni ed esperienze”.  

“Oggi – avverte – c’è una grande fame di nuove idee, sono i contenuti che una persona porta a fare davvero la differenza ed è fondamentale sapersi creare una propria rete di contatti che aiutino ad abbattere le barriere del mondo del lavoro”. 

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Imprese, Dallocchio (Sda Bocconi): “Best Performance Award per spingere crescita sostenibile”

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(Adnkronos) – Giunto alla sua sesta edizione, il ‘Best Performance Award’ di Sda Bocconi nasce con un’idea molto chiara: spingere le imprese a crescere, non solo da un punto di vista economico ma anche in termini di responsabilità nei confronti del proprio operato. La cerimonia di premiazione, per le cinque categorie, si terrà l’8 febbraio a Milano, presso la sede della Bocconi.  

“Il principale obiettivo del Best Performance Award -spiega ad Adnkronos/Labitalia Maurizio Dallocchio, professore di Finanza Aziendale di Sda Bocconi- è quello di spingere le imprese verso una crescita sostenibile. Se è vero, infatti, che le piccole e medie imprese rappresentano l’ossatura del nostro sistema economico, è altrettanto vero che sono tremendamente piccole e hanno scarsa capacità competitiva a livello internazionale con difficoltà a raggiungere economie di scala. La grande impresa è tendenzialmente un’impresa che innova, sensibile ai fattori Esg e che riesce a reagire meglio a crisi di portata globale come quelle che stiamo attraversando”, sottolinea.  

“La Sda Bocconi -spiega Dallocchio- che da sempre ha messo al centro del suo operato lo sviluppo economico e sociale e si pone come soggetto in grado di supportare le imprese italiane a crescere. Il ‘Best performance Award’, supportato da partner di assoluta eccellenza tra cui PwC partner storico che ci ha supportato fin della sua nascita, Eqt, Bureau Van Dijk, Havas pr a cui quest’anno, si sono aggiunti 3 nuovi partner, Fondazione Umberto Veronesi, Banca Mediolanum e Radio Deejay nasce proprio con l’obiettivo di selezionare e premiare le aziende eccellenti che sanno crescere e sanno farlo in modo sano ed equilibrato”. 

E per Dallocchio quello di sei anni di attività del Premio “è un bilancio assolutamente positivo con un’evoluzione straordinaria. Nella prima edizione siamo partiti con un numero significativo di imprese ma non enorme, quest’anno invece abbiamo censito circa 600mila aziende. Di queste ne abbiamo identificate 1400 che hanno delle caratteristiche positive e abbiamo fatto un’ulteriore selezione arrivando a 96. A questa lista di aziende abbiamo sottoposto dei questionari particolarmente articolati a cui i top manager hanno risposto, supportate dal team di Sda Bocconi e dai nostri partner, che ci aiutano poi anche nella verifica dei risultati”, spiega ancora l’esperto.  

Ma come vengono selezionate le imprese? “Il ‘Best Performance Awards’ -spiega Dallocchio- è strutturato su 3 pilastri: il primo è quello dimensionale. Premieremo le aziende delle tre categorie (piccole, medie e grandi imprese) che si sono contraddistinte nei loro rispettivi comparti per una crescita economica importante. Abbiamo selezionato quelle imprese che crescono dimensionalmente di più, che sono più profittevoli, generano maggiori risultati economici, che sono sotto il profilo dell’indebitamento più oculate cioè con un livello di indebitamento compatibile con l’attività che svolgono”, sottolinea.  

Ma non solo. “L’altro è il best performance of the year, dove viene identificata la migliore impresa dell’anno ed il terzo è dedicato a quello che chiamiamo ‘hot topic’, cioè un tema specifico che di anno in anno cambia. Il tema di quest’anno è il welfare, abbiamo quindi selezionato quelle imprese che si sono distinte nelle loro politiche a favore dei dipendenti. Il welfare è uno degli elementi portanti delle politiche Esg”, sottolinea.  

E il tema Esg è sempre più centrale per le aziende. “Mentre in passato la componente Esg era in gran parte utilizzata per rendere l’azienda interessante per clienti e investitori, oggi questi elementi rappresentano un asset determinante per la permanenza stessa delle aziende sul mercato. Molte ricerche dimostrano che il valore di un’impresa sensibile alle tematiche Esg è superiore rispetto a competitor della stessa categoria ma con una sensibilità inferiore. Consideriamo che il regolatore ha imposto anche nel nostro Paese l’obbligo di una comunicazione non di natura finanziaria”, rimarca.  

Per Dallocchio “sono tutti elementi che indicano che ci stiamo muovendo verso un’obbligatorietà. Anzi, io reputo che oggi essere Esg compliant non basti più. Le aziende sono chiamate ad una maggiore responsabilità, ad una visione di lungo termine e ad un più ampio rispetto verso l’ambiente, i propri collaboratori e le comunità all’interno delle quali operano. E con il ‘Best Performance Award’ ci stiamo muovendo proprio in questa direzione”, conclude Dallocchio.  

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Zaia: “Al via la super app per chi vive il Veneto”

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(Adnkronos) – “E’ su tutti gli store online la super app della Regione del Veneto che integra più di quaranta servizi digitali della pubblica amministrazione. Dalla sanità al turismo, dagli eventi culturali ai servizi amministrativi. Un’App sicura, veloce e gratis che, autenticandosi una sola volta con Spid o carta elettronica digitale, permette di fruire dei principali servizi digitali della nostra regione. E con ViviVeneto stiamo anticipando anche un fenomeno internazionale. Tra le dieci strategie tecnologiche emergenti del 2023 ci sono le ‘super app’, cioè le applicazioni mobili in grado di fornire molteplici servizi tra cui l’elaborazione di pagamenti, la ricezione di comunicazioni ed effettuare altre transazioni. Ancora una volta, anticipiamo i tempi con la nostra super app del Veneto”. Lo ha detto il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, presentando in conferenza stampa ‘ViviVeneto’, applicazione che nasce nell’ambito dell’Agenda Digitale del Veneto 2025 per semplificare la vita di chi vive il Veneto. 

L’app, progettata e sviluppata in collaborazione con Engineering, azienda specializzata nella digitalizzazione dei processi per aziende e pubblica amministrazione, è organizzata in tre aree verticali (servizi amministrativi, servizi sanitari e servizi turistici) e tre trasversali (messaggistica, portafoglio e suggerimenti/ segnalazioni). “Abbiamo centrato un importante risultato, ma non ci fermeremo qui. ViviVeneto è un’app che valorizza gli investimenti fatti in questi anni dalla regione in ambito digitale e li mette a sistema, creando benefici diretti per i cittadini e generando economie di scala”, ha precisato l’assessore Calzavara. “L’app è stata realizzata coinvolgendo ed ascoltando i cittadini, sia nella fase di progettazione sia di test e crescerà nel tempo. Infatti, tra le 16 schede del Pnrr regionale una è dedicata al potenziamento delle infrastrutture digitali e servizi per ViviVeneto, la Casa del Cittadino Veneto”, ha continuato. 

Nell’area Salute è possibile cercare e controllare l’affluenza nei pronto soccorso del Veneto, gestire i propri documenti sanitari (certificati, esami, visite), scegliere e cambiare il proprio medico di base. Servizi che prima richiedevano l’accesso tramite le App InfoPS, Sanità Km Zero Ricette e tramite il portale web regionale Sanità Km Zero Fascicolo. Nell’area Amministrativa è possibile fare tutto ciò che prima richiedeva l’accesso tramite web ai portali regionali MyPA, BolloAuto, ViviPass, come ad esempio gestire in completa autonomia tutto quello che riguarda il bollo per cittadini e imprese (pagare, controllare, prendere appuntamento, gestire avvisi di accertamento). Novità importante riguarda la gestione dei contrassegni e delle targhe per i disabili (Cude e Ztl), dal proprio smartphone anziché doversi recare in Comune; controllare gli avvisi degli enti interessati, fare e consultare le domande agli enti, interagire con il comune di residenza, prenotare appuntamenti nei Comuni aderenti al circuito regionale Myportal3. 

Nell’area Turismo è possibile cercare e informarsi su eventi, spettacoli, attività, beni e luoghi del Veneto, scoprire i sentieri pedonali, ciclabili, equestri e quelli dedicati agli sport invernali, ma anche cercare le strutture ricettive per programmare le proprie vacanze e trovare notizie sul territorio, sui prodotti locali e sul meteo. Notizie che si trovano nell’App Cultura Veneto, in Veneto Outdoor, nel portale Veneto Cultura, e in quelli Veneto.eu e Unionmare. Tutto questo è disponibile anche in lingua inglese. I servizi trasversali presenti sono quelli di messaggistica (con la possibilità di attivare notifiche push) specialmente su attività, prevalentemente culturali, così come è previsto l’invio di messaggi personalizzati “uno a uno”. 

Infine, il servizio Portafoglio, con cui è possibile accedere al sito regionale dei pagamenti digitali (usando la piattaforma MyPay), permette di effettuare tutti i pagamenti riguardanti i servizi della pubblica amministrazione (tributi regionali e comunali, ticket di prestazioni sanitarie, ecc.), ma anche visualizzare eventuali posizioni debitorie aperte e lo storico dei pagamenti effettuati. 

Spiega Maximo Ibarra, ceo di Engineering “uno dei primi obiettivi della tecnologia è semplificare la vita dei cittadini, rendendo l’accesso ai servizi delle amministrazioni sempre più facile, veloce e inclusivo. Con la App ViviVeneto Engineering, che da oltre 30 anni supporta la PA nel suo percorso di digitalizzazione, ha messo a fattore comune con la Regione una profonda conoscenza di tutti i processi amministrativi e della Sanità e una grande esperienza nella progettazione di digital experience usabili e multicanali. Questo ha permesso di realizzare un’applicazione disegnata come un vero ecosistema digitale, in grado di creare un unico punto di accesso a tutti i servizi pubblici rivolti ai cittadini che vivono il territorio regionale”, ha concluso.  

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Lavoro

Federlegnoarredo, Italia al terzo posto in Europa nella produzione di case in legno

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(Adnkronos) – L’Italia diventa il terzo produttore di soluzioni abitative in legno dopo Germania e Svezia, registrando nel 2021 un turnover per una produzione di edilizia in legno di 1,795 miliardi di euro. Un ottimo risultato per un comparto industriale che conferma una grande vitalità. 

Lo dimostrano i dati del ‘7° Rapporto edilizia in legno’, accurata analisi di mercato sviluppata dal centro studi FederlegnoArrredo, che ogni anno fotografa la filiera delle costruzioni in legno in Italia. Infatti sono più di 3.400 le nuove unità abitative realizzate, con una tendenza verso la realizzazione di opere caratterizzate da una complessità ingegneristica crescente. 

I risultati del rapporto si basano sull’indagine annuale condotta presso le aziende associate ad Assolegno di FederlegnoArredo, che operano nel settore della realizzazione di edifici a struttura portante in legno, coinvolgendo nell’analisi statistica i maggiori players del mercato e raggiungendo una rappresentatività di circa l’80% del fatturato generato. Le regioni dove si concentrano il maggior numero di realizzazioni sono Lombardia (prima per numero di aziende con 70 imprese) Trentino, Veneto, Emilia Romagna e Marche; allo stesso tempo i maggiori players si concentrano nelle provincie autonome di Trento e Bolzano (con un peso del 34% sul valore della produzione del settore). 

“Registriamo con soddisfazione l’apprezzamento da parte del consumatore, che evidenzia la competitività delle nostre tecnologie costruttive”, spiega Assolegno di FederlegnoArredo, associazione nazionale che rappresenta il settore e che promuove un utilizzo razionale del materiale legno quale elemento strutturale. 

“Circa 1 casa su 13 è costruita in bioedilizia in legno, raggiungendo oggi una percentuale sul complessivo dei permessi di costruire che è superiore al 7,3%. Aumenta anche il valore costruito al metro quadro e la dimensione media delle costruzioni, dati che riflettono la capacità dell’edilizia in legno di rivolgersi anche a realizzazioni sempre più complesse”, continua l’associazione.  

“Si sta quindi sviluppando un trend positivo che coinvolge anche la realizzazione di edifici multipiano e che, per maggior parte delle opere, abbraccia all’interno del nostro circuito urbano, complessi realizzativi aventi 4-5 piani fuori terra. Questa tipologia costruttiva, intesa come nuova foresta urbana, può sicuramente contribuire a un sviluppo sostenibile del segmento edile, riuscendo di fatto ad essere un magazzino di carbonio e mitigando gli effetti del cambiamento climatico”, conclude l’associazione di categoria.  

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Coronavirus

Izzo (Ga.Fi): “Nel 2022 1.500 interventi a supporto pmi, generato credito per oltre 200 mln di euro”

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(Adnkronos) – “L’anno appena trascorso per Ga.Fi è stato un anno di consolidamento di tutte le attività che portiamo avanti. Ormai le imprese sempre più ricorrono a noi anche per l’immediata capacità di interpretare i loro bisogni. Nel 2022 abbiamo assicurato oltre 1500 interventi che hanno generato credito per le imprese per oltre 200 milioni di euro. Abbiamo chiuso il bilancio in attivo con una forte attenzione alla qualità del portafoglio, con un indice di capitalizzane di oltre il 43% -tra i più solidi d’Italia- e un grado di copertura delle partite deteriorate di oltre l’84%. Insomma, un modello che si conferma vincente e sempre più richiesto della nostra platea associativa in continua crescita e che ad oggi conta oltre 4.000 aziende”. Così, in un’intervista ad Adnkronos/Labitalia, Michele Izzo, direttore generale di Garanzia Fidi Scpa (Ga.fi), Confidi iscritto nell’elenco degli intermediari finanziari vigilati da Banca d’Italia ai sensi dell’art. 106 del nuovo Testo Unico Bancari, sull’attività portata avanti a supporto delle imprese.  

Nel 2023 “il nostro piano industriale non trascura affatto la nostra attività core di ‘garanti’, con l’obiettivo di venire incontro alle esigenze delle imprese durante questo delicatissimo momento. A ciò aggiungiamo una sempre più intensa e qualificata attività di ‘consulenza alle imprese’ con nuovi prodotti e servizi anche nel campo della ‘finanza agevolata’ per accompagnare le imprese negli investimenti da effettuare mediante la realizzazione di idonei e qualificati business plan”.  

“Prevediamo una più forte e incisiva ‘erogazione diretta’ di finanziamenti di importo compreso tra i 50 e i 250 mila euro, valorizzando così -ribadisce- il nostro un ruolo di soggetti finanziari complementari alle banche. In materia di servizi tecnologici rafforzeremo l’operatività digitale, il cui principale punto di forza è la velocità di erogazione. Dulcis in fundo, la nostra grande novità per il 2023 sarà l’integrazione dei fattori Esg negli obiettivi aziendali e nella nostra Pef. Infatti, deve maturare la consapevolezza che i parametri Esg diventeranno centrali nelle scelte allocative di tutti gli istituti finanziari e quindi le imprese piccole o grandi che siano non possono più girarsi dall’altra parte di fronte a queste tematiche”, sottolinea.  

La ‘via’ per il futuro è tracciata. “Pertanto, Ga.Fi. grazie al proprio know-how, intende configurarsi come advisor per accompagnare le imprese verso scelte efficaci per la loro competitività e coerenti con la possibilità di ottenere un rating Esg utile per essere considerati attori credibili sul mercato”.  

Per il futuro dei Confidi una sinergia pubblico-privato, sottolinea Izzo, “è fondamentale. Ga.Fi., già da tempo è gestore di alcune risorse pubbliche (Mise, Mef, Cdp, Regione Campania, Cciaa) e di misure regionali destinate a garantire la concessione di finanziamenti in favore di aziende situate nelle aree di crisi della regione Campania e che effettuano investimenti. Mentre, a livello nazionale, negli ultimi mesi abbiamo ricevuto segnali incoraggianti dalla Politica che sta dimostrando di comprendere l’importanza del ruolo che possono giocare i Confidi in questo delicato momento”, rimarca.  

“Inoltre, come rimarcato anche dal nostro presidente Rosario Caputo, urge -ribadisce Izzo- una nuova legge quadro per i Confidi, siccome quella attuale tanto attuale più non è, visto che risale al 2003, ovvero venti anni fa. A livello locale, auspico una maggiore sensibilità delle Istituzioni verso lo ‘strumento Confidi’ che opera da oltre 50 anni nell’interesse delle pmi”, continua. “Appare necessario assicurare degli interventi per massimizzare l’efficacia di integrazione tra sistema privato e sistema pubblico della garanzia, anche attraverso la costituzione di una sezione speciale presso il Fondo di Garanzia con operatività in riassicurazione il cui effetto moltiplicatore aumenta, assumendosi i Confidi una parte del rischio”, aggiunge ancora. 

E Izzo ricorda che “L’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle ci ha consegnato un Paese che sembrava poter uscire, grazie ad un Pil che viaggiava a doppia cifra, dalla più grave crisi dal Secondo Dopoguerra, ovvero quella generata dalla pandemia da Covid-19, ma che si è ritrovato a fare i conti con un’altra crisi ancora più grave, quella energetica derivante dal conflitto tuttora in corso tra Russia e Ucraina, che di fatto ha annullato ogni sforzo che le imprese avevano fatto, mostrando una resilienza straordinaria. Tuttavia, grazie all’apporto delle misure emergenziali statali, le imprese hanno potuto superare brillantemente il periodo più buio degli ultimi 70 anni. Ma ora è il momento di ritornare alla normalità, agli investimenti e fronteggiare i cambiamenti”, ribadisce.  

Una ‘strada’ in cui è centrale il ruolo dei Confidi. “I Confidi negli ultimi anni -sottolinea Izzo- hanno profondamente cambiato pelle. Hanno rivestito un ruolo cruciale nell’affiancamento alle imprese, soprattutto a quelle più piccole, le quali rischiavano di essere tagliate fuori dal mercato del credito. Se il loro ruolo di garanti ha perso interesse per il massiccio intervento della garanzia pubblica del Fondo di Garanzia, i Confidi hanno, di contro, sviluppato competenze e professionalità nella consulenza, nella finanzia agevolata, nel credito diretto, nell’utilizzo di piattaforme digitali, nell’attività di tutor per l‘accesso al capitale di rischio, ecc. divenendo strumento di grande efficacia per la crescita del sistema produttivo”, aggiunge ancora.  

E nel supporto alle pmi “l’evoluzione del nostro sistema, fa sì che oggi il ruolo dei Confidi non è in competizione, bensì complementare al canale bancario, come dimostrato anche da alcuni rilevanti interventi introdotti dalla Politica, che in modo trasversale hanno compreso bene le ulteriori potenzialità del sistema Confidi, quali intermediari finanziari che svolgono una funzione mutualistica, caratterizzata da radicamento territoriale e capacità di valutare il merito qualitativo delle singole imprese e quindi le loro reali esigenze di credito”, sottolinea. 

Chiare le direttrici del rapporto tra sistema bancario e un Confidi vigilato come Ga.fi. “in questi anni la nostra collaborazione con il sistema bancario si è rafforzata per effetto proprio del nostro ruolo complementare. Sempre di più le banche ci consultano sia per la nostra conoscenza delle Imprese che per richiedere i nostri servizi consulenziali ritenuti di grande valore. Oggi le banche sono sempre più distanti dai territori con personale in continua contrazione e quindi il nostro ruolo viene valorizzato in piena sinergia anche per utilizzare meglio i vantaggi della garanzia pubblica”, continua. Secondo Izzo, “le nostre attività si sono sempre più specializzate con evoluti e complessi strumenti di consulenza aziendale, volti ad accrescere nelle Pmi la consapevolezza e la conoscenza della propria situazione finanziaria, con l’obiettivo di favorire la ricerca e l’accesso alle migliori fonti di finanziamento. E questo è molto apprezzato dalle banche nostre partner”, conclude.  

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Lavoro

Lavoro, Contini (Lavazza): “Crediamo in modello ibrido, smartworking lanciato già pre-pandemia

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(Adnkronos) – Lo smart working “è stato uno strumento di gestione del periodo pandemico efficace. Al termine della situazione emergenziale abbiamo proseguito nello sviluppo del nostro ‘modello ibrido’ in cui crediamo fortemente, anche grazie all’esperienza accumulata in questi anni. Il modello ad oggi prevede un totale di 10 giorni di smartworking al mese (anche consecutivi) per i dipendenti del Centro Direzionale e 2 giorni a settimana per i dipendenti degli stabilimenti, sempre per i reparti e le funzioni in cui è possibile applicarlo in considerazione delle attività richieste”. Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Enrico Contini, chief human resources del Gruppo Lavazza, sull’organizzazione del lavoro post-pandemica nel Gruppo. Lavazza, fondata a Torino nel 1895, è un’azienda italiana produttrice di caffè di proprietà dell’omonima famiglia da quattro generazioni.   

Il Gruppo è oggi tra i principali protagonisti nello scenario globale del caffè, con un fatturato di oltre 2,3 miliardi di euro. È attivo in tutti i segmenti di business, presente in 140 mercati, con 9 stabilimenti produttivi in 6 Paesi e oltre 4.200 collaboratori in tutto il mondo.   

E il lavoro agile ha fatto ingresso in Lavazza ben prima della pandemia. “La nostra azienda -racconta Contini- è stata notevolmente avvantaggiata in quanto era già stato introdotto in anticipo e non soltanto come semplice risposta all’emergenza. Infatti è stato introdotto per la prima volta alla fine del 2018 presso il Centro Direzionale Lavazza e alcuni mesi dopo è stato esteso anche ai collaboratori degli stabilimenti italiani, laddove era organizzativamente possibile applicarlo. Inizialmente, la possibilità di lavorare in smart working era prevista per un giorno la settimana, ma il nostro obiettivo iniziale era quello di aumentarne la frequenza, dopo le valutazioni della prima fase del 2019”, sottolinea.  

E oggi ‘la strada’ è tracciata con il modello ibrido. “Il nostro modello si basa molto sulla responsabilità individuale e di team. Le persone concordano le giornate di smart working e quelle di lavoro in presenza con i propri responsabili e i loro team di appartenenza, per poter garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati”, sottolinea. 

E i risultati non sono mancati. “In questi anni -spiega Contini- lo smart working ha senz’altro spinto e in certa misura anche favorito le diverse modalità di gestione dei processi aziendali. Ad esempio, i giorni trascorsi in ufficio ora vengono dedicati ai progetti interfunzionali, ai momenti di comunicazione, a riunioni di team allargati, in cui la presenza fisica è uno stimolo importante per l’innovazione e lo scambio delle idee e delle esperienze”, spiega Contini.  

Sul welfare aziendale il Gruppo ha puntato e punta molto anche per il futuro. “Con la recente firma del contratto integrativo, oltre al già menzionato ampliamento dello smart working, per il Centro Direzionale sono stati introdotti -spiega Contini- i ‘venerdì brevi’ da maggio a settembre, con un utilizzo ottimizzato delle riduzioni orario e, infine, è stato esteso anche il welfare aziendale. Tra i principali interventi possono essere citati: il miglioramento delle polizze sanitarie integrative, i permessi caregiving per poter accompagnare i propri cari alle visite mediche e per poter portare gli animali domestici dal veterinario, l’estensione del congedo di paternità con ulteriori 5 giorni a carico dell’azienda. Inoltre, ai collaboratori è stato riconosciuto un supporto aggiuntivo per poter affrontare le difficoltà legate al caro vita, con l’erogazione di buoni benzina o rimborso bollette”, rimarca.  

Secondo Contini “il welfare ha da sempre avuto un ruolo importante per Lavazza e in coerenza con la ‘Responsability’, uno dei nostri 4 valori. La nostra azienda ha una lunga storia di welfare aziendale, partendo dall’organizzazione dei campi estivi e dal conseguimento delle borse di studio per i figli dei dipendenti, iniziative tuttora molto apprezzate, nonostante possano apparire più ‘tradizionali'”. 

E per il futuro la strada è tracciata. “Per il biennio 2023/2024 stiamo per lanciare un programma rinnovato ‘Time to Care’, portando avanti un approccio comune anche all’estero, dove si trovano la maggior parte dei nostri collaboratori. Il programma in Italia è basato su 4 aree: il benessere fisico, emotivo, sociale e finanziario”, sottolinea Contini. “Le priorità e le azioni -continua- sono state identificate anche attraverso l’ascolto dei bisogni delle persone, ad esempio per l’area che riguarda il benessere fisico si punterà su salute e sul miglioramento degli stili di vita, con attività di formazione e di prevenzione in collaborazione con dei medici competenti e vari esperti del settore come i nutrizionisti, creando la sinergia con la nostra palestra aziendale e la ristorazione interna. Verrà introdotto, in via sperimentale, anche il servizio di Telemedicina”, sottolinea Contini.  

E la crescita professionale dei collaboratori è centrale nella filosofia dell’azienda. “In Lavazza supportiamo le persone nel loro sviluppo professionale e personale, fornendo opportunità di apprendimento per crescere all’interno dell’organizzazione. Entrando nella nostra azienda, le persone vengono prima di tutto accolte attraverso i percorsi di onboarding sui nostri prodotti e processi aziendali, sulla storia dell’azienda e i suoi valori”, sottolinea Contini.  

“Durante il percorso professionale offriamo loro le iniziative formative di cittadinanza aziendale e le opportunità di auto-sviluppo su competenze specifiche, sia manageriali, sia più tecniche, sulla base delle priorità aziendali e sulle necessità individuali concordate, ad esempio durante il processo di performance management”, spiega ancora Contini. 

“Abbiamo un catalogo aziendale -spiega- a cui attingere ed a cui vengono affiancati anche i programmi esterni. L’offerta formativa è disponibile in modalità online (abbiamo investito significativamente sull’e-learning negli ultimi due anni) ma anche in presenza, per poter essere adattata alle esigenze dei nostri collaboratori in modo più flessibile”, aggiunge ancora.  

Non solo welfare e formazione ma anche attenzione alla parità di genere. “Abbiamo deciso di abbracciare il ‘Goal 5 – Parità di genere’ come uno dei nostri obiettivi di Sviluppo Sostenibile prioritari e lo abbiamo declinato attraverso il programma ‘Gap Free’, avviato nel 2020, intraprendendo un percorso di trasformazione culturale per la promozione delle pari opportunità e la valorizzazione dell’unicità di tutte le nostre persone”, spiega Contini.  

“Con il Manifesto D&I’ abbiamo definito -aggiunge- anche obiettivi e impegni precisi: il conseguimento della certificazione Edge, (il primo livello lo abbiamo ottenuto proprio in questi giorni); il raggiungimento di almeno il 40% di donne nei ruoli dirigenziali e la parità di salario nel nostro Gruppo entro il 2030; l’adozione del programma internazionale Ciyo dell’Ashland Institute per il potenziamento della leadership femminile”. 

“Il nostro impegno per la diversità, equità e inclusione riguarda non solo le nostre collaboratrici e i nostri collaboratori, ma anche le comunità in cui operiamo – l’inclusione e l’emancipazione delle donne e delle generazioni più giovani sono tra gli obiettivi chiave dei progetti promossi dalla nostra Fondazione nei paesi produttori di caffè”, conclude. 

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Lavoro

Sicilia: a Catania due startup gestite da migranti per dire no al caporalato

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(Adnkronos) – Status irregolare e lavoro nero costituiscono l’humus sul quale attecchiscono varie forme di sfruttamento dei lavoratori. Un progetto finanziato dall’ufficio speciale immigrazione dell’assessorato regionale della Sicilia al Lavoro e alla Famiglia è in controtendenza, e sta mettendo radici a Catania per contrastare la diffusione di economia sommersa, lavoro nero, discriminazione. L’iniziativa etnea è innovativa perché genera contemporaneamente imprenditorialità, accoglienza e inclusione socio-lavorativa di persone provenienti da paesi terzi. 

È così che in mezzo ettaro di orto sociale, tra il litorale della Plaia e la zona industriale di Catania, sta crescendo il futuro di alcuni migranti. Nella terra messa a disposizione dall’Istituto tecnico agrario Eredia saranno loro stessi a pianificare lo sviluppo virtuoso di due nuove realtà produttive. Come in un giro di boa, stanno vivendo un riscatto dalle precedenti esperienze di caporalato. Nei prossimi mesi gestiranno due start-up, il loro obiettivo è farle crescere in autonomia e a lungo termine. 

“Abbiamo proposto di realizzare questa attività alla Regione Sicilia nel 2021: è stata approvata dall’allora assessore regionale Antonio Scavone e si è concretizzata con la collaborazione della dirigente Rita Vitaliti del CPIA e della dirigente Giusy Lo Bianco dell’Istituto Eredia -spiega Francesco Cauchi, coordinatore dell’iniziativa finanziata dalla Regione Siciliana con i fondi FSE PON Inclusione 2014/2020- è un progetto che non avrà una fine e che rappresenta l’inizio di molte altre opportunità di accoglienza a Catania. Questo luogo, infatti, può diventare un punto di riferimento e accogliere altri migranti con regolare permesso di soggiorno motivati a far nascere altre imprese sociali in co-housing e co-produzione”.  

Nel 2021, dopo l’emanazione della legge 199/2016 contro il caporalato, erano 260 le inchieste giudiziarie aperte dalle procure italiane. Cresce l’impulso dei migranti di lavorare in proprio per salvaguardare la situazione occupazionale e creare valore nel territorio che li ospita. Tanto che a fine 2020 le imprese gestite da lavoratori di origine straniera in Italia hanno raggiunto quota 631.157 con un incremento del 2,5%. 

In questa specifica iniziativa il gruppo già attivo ha avuto l’opportunità di essere formato per entrare a far parte di una rete forte e qualificata costituita da partner pubblici e privati: al loro fianco ci sono istituzioni educative come il Centro per l’istruzione degli adulti Catania 2 Cpia – che è soggetto capofila – l’Istituto tecnico agrario Eredia, l’organizzazione sindacale Cisl, la Coldiretti, la cooperativa dei salesiani COL, il Consiglio italiano per i rifugiati Cir. Le farm in via di sviluppo oggi contano 10 mila cespi tra lattughe, broccoli, sedano, cavoli, ai quali si aggiungono un campo di piselli e fave e una coltivazione che, in condizioni metereologiche favorevoli, dovrebbe produrre complessivamente 12 quintali di patate. Saranno recuperate prossimamente anche delle serre che al momento versano in stato di abbandono. 

Il progetto è stato ‘seminato’ a marzo del 2022. Il primo raccolto è previsto per l’inizio della prossima primavera. Il gruppo operoso, giorno dopo giorno, sta scoprendo i diritti del lavoro, le tecniche agrarie, le normative del settore, le logiche di gestione dei budget per la produzione e la commercializzazione di ortofrutta. Sarà costituita una cooperativa che offrirà ulteriore lavoro e concorrerà all’assegnazione dei fondi previsti dai bandi pubblici regionali, nazionali ed europei. Con il supporto di Coldiretti i prodotti raccolti entreranno nei mercati a chilometro zero della città di Catania. 

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