Ucraina, un attacco di Mosca? Non una nuova Crimea ma una estensione del Donbass


Nessun effetto sorpresa o annessione. Un eventuale attacco della Russia all’Ucraina adesso non replicherebbe le modalità dell’intervento del 2014 in Crimea. Con 100mila soldati ammassati alla frontiera, e un territorio esteso come quello ucraino, è impensabile anche una occupazione del Paese (Solo per fare operazioni di peacekeeping dopo gli accordi di Dayton del 1995, la Nato inviò in Bosnia 60mila unità).  

Un nuovo intervento di Mosca sarebbe più realisticamente articolato – secondo uno degli scenari ipotizzati con l’Adnkronos dagli analisti militari occidentali- in due diverse fasi. Alla prima, di ‘sfondamento’, una offensiva convenzionale massiccia della durata di pochi mesi, seguirebbe una seconda fase “per procura” di mantenimento: “Come nel Donbass, ma in una porzione molto più ampia di territorio”.  

I pianificatori di Mosca insomma punterebbero a estendere la porzione di Ucraina fuori dal controllo di Kiev, la zona grigia e instabile del Paese che ne affossa l’economia, la morale e le prospettive di sviluppo. Il disordine per procura non arriverebbe a Leopoli. E neanche a Kiev. Le città di riferimento di una nuova operazione sarebbero Kharkiv (a soli 30 chilometri dalla frontiera russa) e Odessa.  

L’Ucraina non è più il Paese che era nel 2014. Da allora ha riorganizzato la sua difesa. Questo non significa che non sia più vulnerabile, ma che lo è senz’altro di meno, si precisa. In caso di attacco, il sistema di comando e controllo non collasserebbe, come nel 2008 quello della Georgia. Kiev ha potenziato il suo apparato di difesa in tutti i comparti, con eccezione di qualche carenza, prima di tutto nella difesa aerea e nelle munizioni (a causa delle operazioni di Mosca contro i magazzini all’estero).  

L’Ucraina può contare sulla seconda flotta di carri armati dopo la Russia in Europa, mezzi che continua a modernizzare e su cui viene effettuata una manutenzione costante. “Sono in condizioni migliori di quelli russi”. Il complesso militare produce missili anti carro in quantità. Per ogni Javelin americano che viene importato, se ne sfornano dieci di produzione locale, infinitamente meno costosi e a gittata più lunga.  

Negli ultimi tre anni sono stati prodotti centinaia di lanciatori e migliaia di missili. Hanno anche i droni, che costituiscono un sistema di forza contro i ‘proxies’ che Mosca dispiegherebbe sul territorio. E poi, oltre alle forze regolari, esistono in Ucraina forze di volontari, a cui si aggiungono 50mila riservisti l’anno.  

Fra gli scenari ipotizzati in Occidente, si indica quindi un possibile inizio con azioni di sabotaggio (infrastrutture, dalle reti elettriche a quelle delle telecomunicazioni), bombardamenti aerei, e quindi da un intervento da terra. Gli ucraini sarebbero costretti a ritirare progressivamente la loro difesa per concentrarla nei centri abitati, costruiti con il cemento armato che resiste molto bene all’artiglieria.  

E’ a questo punto, dopo un intervento che potrebbe essere paragonato alla prima guerra del Golfo, quando in poche settimane i militari della coalizione a guida Usa sgominarono la Guardia repubblicana di Saddam, che inizierebbe la seconda fase.  

“Anche aggiungendo tutti gli irregolari su cui in effetti possono contare, i russi potrebbero sì avere la meglio, ma non mantenere questa posizione di superiorità a lungo. Sarebbero in grado di indebolire il Paese ma non di conquistarlo”, sottolineano gli analisti. Nelle città, soccomberebbero ai cecchini. Ma anche al flusso di armi che sicuramente arriverebbe dalle frontiere occidentali, centinaia di chilometri a ridosso di Paesi della Nato che non sarebbero in grado di sigillare.  

L’obiettivo di Mosca quindi potrebbe essere il modello sperimentato negli anni in Transnistria, Abkhazia e anche nel Donbass. Regioni di fatto controllate dai ‘proxies’ di cui l’Occidente, nel tempo, si dimentica. Quando potrebbe iniziare questo intervento? E’ vero che il disgelo rende il terreno acquitrinoso molto più difficile per i carri armati. Ma questo è un elemento importante, ma non considerato dirimente. Potrebbe esserci ancora tempo per la diplomazia.  

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