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Ucraina, ufficio diritti umani: “donne vittime privilegiate russi”

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“Obiettivo dei rashisti è estinguere il popolo ucraino e cancellare l’Ucraina dalla faccia della terra con bombardamenti dei quartieri residenziali e stupri in massa di donne e ragazze. Per dimostrare che gli ucraini non hanno diritto di vivere”. E’ il report fornito all’Adnkronos dall’ufficio del Commissario per i diritti umani del Parlamento dell’Ucraina, Lyudmila Denisova, che comunica: “Ciò spiega in modo evidente la ragione per cui la categoria delle vittime privilegiate dai militari russi risulta essere quella delle donne, che donano la vita, e attraverso i bambini garantiscono il futuro del mondo”. “Dai sobborghi di Kiev, Chernhiv ed ora dai centri abitati di Kharkiv, Kherson, Zaporizhzhia in totale abbiamo ricevuto 900 denunce di stupri di guerra. In 135 casi ci sarà bisogno di sostegno psicologico a lungo termine”. “Ci aspettiamo un quadro ancor più brutale dopo la liberazione di Mariupol e Melitopol, adesso in mano ai russi”. 

Secondo l’ufficio della Denisova, ci sono testimonianze raccolte che denunciano militari russi, accusati di aver detto ad alcune donne e ragazze ucraine violentate “che le avrebbero stuprate al punto che non avrebbero più potuto avere rapporti con nessun altro uomo”. “L’obiettivo sotteso è impedire loro di procreare, mettere al mondo bambini ucraini. Perché la violenza sessuale è l’arma in arsenale della Federazione russa per eseguire il genocidio del nostro popolo”. Gli stupri, quasi sempre di massa, sono perpetrati oltre che contro le donne “anche su uomini, anziani e bambini piccoli”, si legge nella relazione dell’Ufficio del Commissario per i diritti umani. Un fatto “confermato dai dati in mano all’Ufficio del procuratore generale che tuttavia non è ancora in grado di stabilire il numero esatto delle vittime” poiché i territori occupati sono inaccessibili, le forze dell’ordine non possono raccogliere le prove sui luoghi del crimine e tra l’altro “molte persone che hanno subito una violenza sessuale da parte dei militari russi potrebbero essere state uccise durante l’occupazione”.  

A complicare le indagini, il procedimento ed il ‘censimento’ dei casi di stupro (di competenza delle forze dell’ordine, dell’ufficio del procuratore generale, del servizio di sicurezza dell’Ucraina, della polizia nazionale, disciplinati secondo l’art. 438 del Codice Penale dell’Ucraina – violazione delle usanze e tradizioni di guerra) è la reticenza di molte vittime. Secondo quanto si apprende, “la violenza sessuale è uno dei crimini più taciuti durante la guerra. Le vittime non parlano. Hanno paura e si vergognano di chiedere aiuto, figuriamoci rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare il crimine. Non vogliono che si sappia; temono i pettegolezzi e di essere in qualche modo stigmatizzate anche perché spesso semplicemente non credono che lo stupratore sia mai punito”. I casi di stupro e torture contro le donne ucraine si registrano dal 2014, ma “all’epoca il problema non è stato coperto in maniera massiccia dai media; le informazioni non sono state diffuse a sufficienza e per questo per molto tempo il fenomeno è rimasto invisibile. Oggi è necessario parlarne affinché le vittime si sentano al sicuro e capiscano che lo stato e la società si prenderanno cura di loro”.  

L’Ufficio del commissario sottolinea come sia assodato ormai che il recupero psicologico anche solo parziale delle vittime di stupro necessiti di tempo. “Ci aspettiamo infatti che il numero delle denunce dei casi di violenza sessuale aumenterà. Come già avvenuto a Kiev dopo la liberazione: sulla linea verde dedicata, che funziona dal 1 aprile con il sostegno di Unicef, arrivano le richieste dalle vittime o dai testimoni di violenze sessuali. Giorno dopo giorno il numero di queste chiamate aumenta”. E’ una dinamica che rende indispensabile, che “in conformità alla Convenzione europea come per i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra non ci siano termini di prescrizione – fa presente Denisova – In modo che le testimonianze di chi non è pronto a farlo subito, non perdano validità con il passare del tempo”. 

Agghiacciante il capitolo bambini e minorenni vittime di violenza sessuale: “un lavoro meticoloso e complicato fisicamente e psicologicamente – fa presente l’Ufficio legislativo – ci sono già procedimenti pregiudiziali in corso condotti dalla polizia nazionale che verifica dettagliatamente le notifiche di violenza sessuale compiuta dai militari russi sui minorenni e bambini sotto i 14 anni d’età, pubblicate sui media, on line, inclusi i canali ufficiali della Denisova”. Gli impiegati delle forze dell’ordine studiano ogni crimine registrato. Stabiliscono quale divisione militare si trovava nel centro abitato al momento dei fatti, chi era il comandante, chi ripartiva gli ordini e anche le generalità di ogni soldato. Nel farlo, sono coadiuvati dagli addetti alla perizia medico-giudiziaria per l’identificazione dello stupratore”.  

Una campagna di informazione diffusa dagli organi statali, dai media, dalle organizzazioni non governative, unitamente a centri di sostegno psicologico e terapie farmacologiche apposite sono gli interventi immediati messi a punto dal governo ucraino per gestire le vittime di violenza sessuale. Questo si legge nella relazione consegnata all’Adnkronos dall’Ufficio del Commissario del Parlamento Ucraino, Lyudmila Denisova che aggiunge: “Il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan ha annunciato ‘zero tolleranza per qualsiasi crimine a sfondo sessuale o gender’ nell’inchiesta dei crimini di guerra russi in Ucraina. E l’Ucraina, con il sostegno della comunità internazionale, farà tutto il possibile e impossibile affinché la dirigenza politica e militare russa e ogni militare russo coinvolto direttamente risponda di ciò che ha commesso. Nessuno sfuggirà alla sua responsabilità”. 

“Il dovere dello stato e dei legali è ascoltare, registrare quotidianamente e inviare due volte al giorno le informazioni delle vittime di crimini di guerra anche a sfondo sessuale al vaglio delle istituzioni penali internazionali”, si legge nella Relazione. “Il Governo ha anche firmato un Memorandum di collaborazione con l’Onu per quanto riguarda la prevenzione e le modalità operative di reazione alle denunce di violenza sessuale durante la guerra – si ricorda – Inoltre lo scorso 3 maggio sono state approvate una serie di modifiche all’articolo 14 della legge dell’Ucraina di ‘aiuto legale gratuito’, in base a cui tra i soggetti aventi diritto sono state incluse le vittime di violenza sessuale, torture e comportamento brutale durante le azioni belliche o conflitto armato”. 

di Roberta Lanzara 

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Ucraina, Orsini: “Se Russia perde guerra rischia autodistruzione”

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(Adnkronos) – “Una sconfitta in Ucraina potrebbe innescare la dissoluzione della federazione russa. Una sconfitta innescherebbe un processo di autodistruzione, ecco perché dico che questa guerra per la Russia è una questione esistenziale”. Sono le parole del professor Alessandro Orsini che, a Cartabianca, si esprime così sulla guerra tra Ucraina e Russia. 

“Se gli ucraini potessero, lancerebbero qualsiasi missile verso Mosca, com’è comprensibile che sia. Evidentemente hanno sviluppato droni in grado di penetrare per 650 km nel territorio della Russia. Non so quanto siano contenti gli Stati Uniti. Penso che dopo l’attacco in territorio nazionale russo i consensi attorno a Putin siano destinati a crescere. Questa guerra potrebbe durare molti anni, potrebbe crearsi una situazione simile a quella che c’è tra Corea del Nord e Corea del Sud”, dice il docente di sociologia del terrorismo internazionale. 

“Se questa guerra andrà avanti molti anni, l’Italia deve rivedere le proprie politiche nel Mediterraneo e fare un investimento molto grosso nella marina militare. La sicurezza dell’Italia è molto esposta nel Mediterraneo: la Russia è molto insidiosa in Libia e Algeria. Non penso che la Russia si sia messa in un vicolo cieco. All’angolo c’è l’Ucraina. La Russia ha mantenuto i rapporti con Cina e India”, aggiunge. “Sono assolutamente certo che in una condizione disperata la Russia userebbe l’arma nucleare tattica, ma vedo più lontano questo periodo nei prossimi mesi: Putin fa grande affidamento sui 300mila soldati che sta per inviare al fronte e pensa di poter centrare gli obiettivi in modo convenzionale”. 

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Copasir, fumata bianca su Guerini presidente. Ora attesa per Vigilanza Rai

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(Adnkronos) – Nonostante i rumors su un nuovo rinvio, dopo quello della scorsa settimana, si siano rincorsi fino a lunedì, alla fine la quadra è stata trovata e nella riunione del Copasir di ieri pomeriggio è arrivata la fumata bianca: il deputato dem Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa e già al vertice del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica nella scorsa legislatura, è stato eletto presidente, il deputato Fdi Giovanni Donzelli vice e il deputato Iv Ettore Rosato segretario. Sembra reggere l’accordo Pd-M5s sugli organismi di garanzia e, dopo l’elezione di Guerini, ora gli occhi sono ora puntati sulla Commissione di Vigilanza Rai, rivendicata dai pentastellati con Riccardo Ricciardi, ma ancora in attesa della nomina dei componenti. 

“C’è stata un’espressione netta del Comitato, a larga maggioranza, sull’ufficio di presidenza. Ora iniziamo a lavorare”, ha detto Donzelli lasciando Palazzo San Macuto assicurando un “clima serenissimo” durante la riunione. “Finalmente si è insediato il Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Ne faccio nuovamente parte, con l’incarico di segretario. Il tempo che stiamo vivendo ci vedrà impegnati in cose molto delicate. Me ne occuperò con impegno e attenzione”, ha commentato il neo segretario Rosato.  

Dieci in tutto i componenti, per la metà senatori e per la metà deputati. Per FdI, oltre a Donzelli, ci sono il senatore Andrea Augello e il deputato Angelo Rossi, per la Lega il senatore Claudio Borghi, per Fi Licia Ronzulli, per il M5s, il deputato Marco Pellegrini e il senatore Roberto Scarpinato, per il Terzo Polo, appunto, Rosato e per il Pd, oltre al presidente Guerini, il senatore Enrico Borghi. Proprio quest’ultimo, che era stato l’altro ‘papabile’ candidato alla guida dell’organismo, si è tolto un sassolino dalla scarpa: “Auguri a Lorenzo Guerini, nuovo presidente del Copasir. Farà bene, e l’ho votato perché nei partiti seri si fa così. Con oggi, mi appunto sul petto la medaglia al valore virtuale conferitami dall’ostracismo di Conte nei miei confronti”, ha scritto in un tweet.  

Tra gli auguri di buon lavoro sono arrivati anche quelli del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ex presidente del Copasir. “Sono certo che Lorenzo Guerini saprà svolgere al meglio il suo ruolo con equilibrio e competenza nell’interesse dell’Italia e degli italiani, come ha già fatto nel suo precedente mandato – ha detto – A lui e al vicepresidente Giovanni Donzelli rivolgo i migliori auguri di buon lavoro pienamente consapevole di quanto importante sia l’organo parlamentare nel garantire la sicurezza nazionale”. Dagli aggiornamenti sul conflitto in Ucraina ad eventuali nuovi invii di armi in aiuto di Kiev sono diversi i temi ‘caldi’ presto sul tavolo del Comitato.  

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Meloni difende la manovra: “E’ ben fatta, da Bankitalia no critiche sostanziali”

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(Adnkronos) – Il premier Giorgia Meloni difende la manovra 2023. Al termine del vertice Ue-Balcani a Tirana tocca il tema dei rilievi di Palazzo Koch alla legge di bilancio del suo esecutivo “La notizia per il governo è che sulle grandi voci non ci fossero critiche sostanziali da parte di Bankitalia”, ha sottolineato, rivendicando che “dal mio punto di vista questo vuol dire che la manovra è ben fatta e dà segnali importanti nella situazione nella quale ci troviamo e soprattutto con un tempo che non era scontato”. “Penso che abbiamo fatto un buon lavoro”, ha ribadito il premier. 

Sull’appello alla responsabilità sul Pnrr, ha detto ancora Meloni, “condivido le parole del presidente Mattarella: il governo dall’inizio del suo mandato sta lavorando in maniera incessante sul tema del Piano nazionale di resistenza e resilienza”.. “Sono risorse importanti in particolare in questa fase ed è importante che arrivino a terra”, ha affermato il premier, ribadendo che “ci sono delle questioni aperte a partire dall’aumento dei costi delle materie prime. Con 120 mld di investimenti e l’aumento delle materie al 35% un problema c’è”. Per questo, ha aggiunto, “abbiamo dal primo giorno riconvocato la cabina di regia e stiamo lavorando con molta concentrazione perché è uno strumento molto importante nella fase difficile in cui ci troviamo”. 

Al termine del vertice, il premier è poi intervenuto sulla “materia” dei costi dell’energia facendo sapere di aver avuto un bilaterale con il cancelliere tedesco, incentrato sul tema dell’energia, in vista del prossimo Consiglio europeo, ma anche tenendo in considerazione un ruolo che l’Italia può giocare, in una fase molto difficile, sul tema dell’approvvigionamento energetico”. L’Italia può giocare “un ruolo centrale e strategico”, ha detto Meloni. Sulle misure per l’energia “attualmente la proposta della Commissione europea non mi pare sufficiente, lavoriamo per migliorarla”, ha ribadito. 

Un altro punto caldo toccato da Meloni è stato quello dei migranti. “Noi come Italia ci troviamo in una tenaglia” tra gli arrivi di migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale e lungo la rotta balcanica, ha sottolineato il premier, rispondendo a chi le chiedeva se sia preoccupata che l’Europa presti maggiore attenzione alla rotta balcanica. “No, non lo temo”, ha scandito Meloni, rispondendo alla domanda se sia preoccupata da un calo di attenzione nei confronti della rotta mediterranea. Tra l’altro, ha sottolineato la premier, “per la prima volta la Commissione europea, all’indomani anche di alcune posizioni che ha assunto l’Italia, ha messo il tema della rotta del Mediterraneo centrale come un tema prioritario. Questo non era mai accaduto. Oggi si'”. 

Meloni ha sostenuto di ritenere che questo “accada” anche “perché l’Italia ha posto il problema. Era una questione sulla quale l’Italia si era battuta, con una forza alterna, in passato. Ma non era mai stata considerata prioritaria. Oggi viene considerata prioritaria la difesa dei confini esterni dell’Unione e io considero che questo accada anche grazie al fatto che l’Italia ha posto il problema”. Per la premier, bisogna “passare dal tema della redistribuzione che non risolve il problema al tema della difesa dei confini esterni dell’Ue”. 

Con il presidente francese Emmanuel Macron “non abbiamo avuto ìl tempo di un bilaterale, ma come sapete nei prossimi giorni ci saranno molte occasioni di incontro”, ha sottolineato. “Con la Francia i rapporti continuano. Al di là del racconto che ne fa la stampa, segnalo che ci sono fior fior di bilaterali tra i ministri e che anche la questione migratoria, al di la’ della famosa vicenda, va avanti, l’Europa finalmente fa dei tavoli, delle riunioni per capire come si possa cambiare prospettiva. E quindi mi pare che le cose vadano bene”, ha affermato ancora il premier. 

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